4 maggio 2016

Gonna versus pantalone


La donna non si metterà un indumento da uomo né l'uomo indosserà una veste da donna; perché chiunque fa tali cose è in abominio al Signore tuo Dio.

Deuteronomio 22,5



(Frida Kahlo - "Frida e Diego", 1931) 


Il titolo è preso dal capitolo del libro "Manifesto della destra divina" di Camillo Langone - ed. Vallecchi (2009), di cui riporto l'incipit del capitolo:


"Naturalmente qui voglio parlare di abbigliamento femminile, il kilt mi piace molto però addosso agli scozzesi. Ho notato che l'orribile  parola unisex non si usa praticamente più. Sembrerebbe una buona notizia ma non lo è: semplicemente la cosa che descriveva è ormai talmente scontata che non c'è più bisogno di rimarcarla. (...) Se i jeans riempiono gli armadi  del 90 per cento delle donne non sono più una frontiera ma una retroguardia dell'indifferentismo sessuale, che non è una moda innocua bensì una folle ribellione contro Dio che "maschio e femmina li creò". Il mai sufficientemente compianto cardinale Siri, a messa, non voleva vedere signore e signorine in pantaloni: "Alterano la psicologia, tendono a viziare i rapporti tra la donna e l'altro sesso". Il sant'uomo (come mai non l'hanno ancora beatificato?) aveva capito tutto. Si comincia col vestire nello stesso modo e si finisce col comportarsi nello stesso modo: gli uomini si femminilizzano, le femmine si mascolinizzano. Dio creò la donna, Levi Strauss ha inventato la uoma."

**** --- **** ---- ****

Non mi intendo di Chiesa, ma ho conosciuto quel sant'uomo dell' Arcivescovo Giuseppe Siri (per molti decenni pastore a Genova, che fu considerato uno dei prelati più conservatori) e quindi non voglio metterrmi contro la Sua opinione. Non faccio Crociate (sono pur sempre "robe" appartenute alla Chiesa) su quale tipo di vestiario debbono portare le femmine; conosco il romanzo, con una forte matrice biografica "Volevo i pantaloni" di Lara Cardella, che quando uscì nel 1989 fece molto discutere perchè raccontava la situazione di una adolescente, costretta nelle restrizioni mentali e culturali della Sicilia di quegli anni. Ben venga quindi che le femmine possano vestirsi come meglio gli pare, anche se questa rivoluzione di costume, purtroppo, non le ha ancora portate a conseguire quella parità di diritti con l'uomo. Certo trovo le femmine, o qui è forse meglio dire le ragazze e le donne, esteriormente (per quanto sò che la cosa è effimera, e che sono altri i valori che esse rappresentano), più femminile con un abito, con una gonna che con i pantaloni.

Voi cosa ne pensate ?

Rames Gaiba

2 commenti:

  1. beh, la parola 'femmina' mi fa pensare ad una connotazione sessuale e mi infastidisce. Le donne in altre culture, proprio per pudore e per seguire i dictat religiosi i pantaloni se li mettono e ci mettono sopra una lunga casacca (in India, guai a mostrare la caviglia, figuriamoci il polpaccio!)
    In Ghana guai ad entrare in un tempio con le spalle coperte: davanti a Dio bisogna essere il meno coperti di orpelli possibile!
    Insomma in ogni parte del mondo c'è qualcuno che dice a donne (e qualche volta anche ad uomini) cosa devono indossare e cosa no. Non trovo necessariamente più acconcia od elegante una gonna strettissima con spacchetto di quanto non sia un comodo pantalone di cachemere... Greta Garbo (forse non l'ideale oggetto sessuale) era magnifica con i suoi pantaloni ampi, negli anni '30. L'eleganza e la femminilità non dipendono dal fatto che si porti un capo chiuso al cavallo o meno!

    RispondiElimina
  2. Fiumi d'inchiostro sono stati scritti sull'argomento: speriamo che prendano piede: non a capire il motivo per il quale ad un uomo sia negato il comfort di una gonna o di un abito a foggia di tunica, indumenti storicamente apparsi prima di altri ed oggi, a torto (si pensi agli ovvi motivi di dimensioni esterne) ritenuti di esclusiva pertinenza femminile.
    Va altresì detto che molti capi, dal design sobrio ed elegante potrebbero essere portati indifferentemente dalluno o dallaltro sesso, anche in occasioni formali od assimilabili, senza modificazione alcuna, così come già accaduto nel senso opposto, quando non vi era lesigenza della comodità, ma quella della praticità duso e dellagilità nel compiere certe manovre (come il montare a cavallo).
    Quanto al problema delle gambe totalmente o parzialmente a vista, non capisco perché il problema non sussista con i calzoni corti, mentre si pone con le gonne o con gli abiti a foggia di tunica, lunghi o corti essi siano.Da tempo, una donna con i pantaloni ed i calzini non è bollata con epiteti ingiuriosi, perché un uomo con la gonna ed i collants o gli stivali dovrebbe esserlo?
    Tra laltro, alcuni, ancora troppo pochi, per la verità, hanno già cominciato ad indossare la gonna: visto che erano insieme alla loro donna, si suppone che non siano omosessuali e si spera che questa patente incomoda sparisca presto.
    A mio personalissimo parere, linerzia è probabilmente dovuta ad un necessario adeguamento delle industrie: non tanto per listituzione di linee e modelli diversi (ce nè già una tale abbondanza che è possibile scegliere un capo a proprio gusto nella produzione attuale), bensì per il raddoppio della produzione dei capi di tipo cosiddetto femminile e la riduzione di un terzo della produzione di calzoni. Infatti, se una donna attualmente possiede il 50% di calzoni ed il restante 50% fra gonne ed abiti a tunica, un uomo possiede il 100% di calzoni: supponendo la composizione del guardaroba sia indipendente dal sesso, si ottengono i risultati di cui sopra. Tra laltro, cercando in rete, si trovano molti siti e discussioni dalle quli emerge un numero molto elevato di maschi che vorrebbero indossare capi diversi dalla solita divisa, anche in occasioni formali e non lo fanno per paura di essere etichettati malamente o, forse, perche nessuno ha ancora dato il La in maniera convincente e, nelle sfilate, non è ancora stato dato un segnale di svolta decisiva, in modo tale da permettere anche al sesso maschile di abbigliarsi secondo il proprio gusto, anziché per stereotipi cui, volente o nolente, è ancora costretto ad aderire.

    RispondiElimina

I commenti non potranno essere utilizzati a fini pubblicitari di vendita prodotti.
Il linguaggio deve essere corretto, non offensivo per le persone e per le loro idee.
La responsabilità per quanto scritto nell'area Discussioni rimane dei singoli.

Non è accettata la condivisione del post a fini pubblicitari.
Grazie per l'attenzione.

Rames GAIBA
Email: rames.gaiba@gmail.com

-. -. -. -.

Comments can not be used for selling advertising products.
The language needs to be corrected, not offensive for people and their ideas.
The responsibility for what is written in the discussions remains of individuals.

It has accepted the post sharing for marketing purposes.
Thanks for the attention.

Rames GAIBA
Email: rames.gaiba@gmail.com