19 marzo 2017

L'ABITO FA IL MONACO?... (l'opinione di Oliviero Toscani e Gioachino Belli)


Oliviero Toscani
L'abito fa il monaco, il metalmeccanico, l'avvocato, il rapper, il banchiere, la signora alla moda, il fantino, il nusicista, il cuoco, il marinaio, la prostituta, il poliziotto, il medico, il portiere, il giudice, il minatore. I nostri abiti sono l'immagine e la sicurezza di ciò che siamo e facciamo.

L'uomo nudo non ha mai fatto cultura. Quando ha cominciato ad avere consapevolezza dei pregi e dei difetti della propria condizione, come primo abito ha indossato la foglia di fico. Il sesso, forse, è stato il primo problema dal quale si è voluto difendere; il problema più evidente e tuttora il meno risolto.

La prima protezione che abbiamo ricercato come esseri umani non è stata quella fisica, ma quella della pudicità, della privacy, del complesso di essere fragili. Ci vestiamo condizionati dalle nostre paure, dalle nostre sicurezze e insicurezze.

L'abito è la corazza della condizione fisica, sociale, morale e culturale. E' la speranza, più o meno fondata, che ognuno di noi nutre verso se stesso, e allo stesso tempo è la misura, l'immagine e il valore dei rapporti interpersonali.

L'abito ci protegge dal pericolo, psicologico e pratico. Ci esenta dal rischio di non avere sufficiente autorevolezza, preserva la nostra incolumità fisica, il nostro eventuale carisma e la nostra presenza sociale.

Un abito da sera è sicuro se rende avvenente il corpo, quello da lavoro lo è se lo protegge. Entrambi gli abiti fungono da corazze.

"L'abito fa l'uomo", diceva Mark Twain. Se vogliamo difendere la nostra incolumità, dobbiamo avere l'intelligenza di non dimenticare mai che siamo vulnerabili.
Di corpo e di mente.


Oliviero Toscani 


Mi viene da pensare al sonetto 1407 (ed. Vigolo) del 26.XII.1834 di Giuseppe Gioachino Belli:

L'abbito nun fa er monico? Eh, sse vede! 
Pròvete intanto una sorvorta sola
de presentatte ar Papa in camisciola

e ppoi sappime a ddì come t'agnede.


Belli appoggiato alla balaustra di Ponte Quattro Capi (Ponte Fabricio)
lungotevere, Roma 
La statua è dello scultore Michele Tripisciano (1860-1913) 


[...]

Cqua er merito se tajja dar zartore.
Cqua la vertù in giacchetta è un gran dilitto.
Una farda ppiù o mmeno, ecco l'onore.

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