31 gennaio 2010

Tessere è umano (di Patrizia Cavalli)




S'intesse qui per voi letttori un dramma
- Isabella Ducrot l'ha concepito -
che ha per personaggi Trama e Ordito.
(A dire il vero ho sbagliato la sequenza,
perché è l'Ordito che ha la precedenza
di fatto e di diritto sulla Trama
al punto che può starsene da solo,
anche se poi da solo che combina?
Occupa annoiatissimo la scena
col suo parallelismo muscoloso.
Questo è il motivo per cui ogni Ordito smania
d'incontrarsi al più presto con la Trama,
la quale ne ha un bisogno disperato
perchè lei no, lei mai può stare sola,
da sola, non ha nome né creanza,
cadrebbe molle e inerte la grassona).

Affidate le parti, chiarite le funzioni
dei detti personaggi, adesso basta
con questi versi orditi in solitario:
ne avrete certo avvertito la scansione
poveramente aspra che procede
tutta in orizzontale e non si allaccia
a quello che lo segue o lo precede.
Era il mio Ordito, aspetto anch'io la Trama
che sinuosa m'infasci le durezze.

Ecco s'incontrano. O meglio, lui
è già steso che l'aspetta quando
mostrando il capo lei compare - la porta
una navetta: dramma marino
dunque, forse nordico, onde da navigare
ostili o morbide. Ma tralasciamo
il mare. L'unica cosa certa
è che una volta insieme, se non arriva forbice
o lametta, nessuno li potrà più separare.

La Trama subito voracemente
a lui allacciandosi ne penetra
ogni disposto vuoto, da sopra e poi da sotto
lo scopre e lo nasconde, veloce lo percorre
soddisfatta di poter fare tutto questo
avanti e indietro. Ma a volte nell'ebrezza
restando in superficie lo tralascia
con certe lunghe scivolose corse: si dice
in questi casi che "raseggia" (lo conoscete, no,
il rassegiar del raso?). Di solito però
non perde un colpo. Ah, le infinite volte
che s'incontrano!
Lei l'incontra per lasciarlo
ma lasciandolo l'incontra,
lui subisce, non ha colpa,
e al suo posto resta saldo.
Qualcosa insomma che a lungo andare
stanca. E poi come si fa a considerarlo
un dramma, se a muoversi e a decidere è la Trama,
mentre l'Ordito (lui andrebbe fatto santo)
sta lì buono ed ubbidiente? Ma no, questa è soltanto
passività apparente che nasconde
una smodata sete di comando.

O ingenua Trama, sognatrice intraprendente
che alacre procedi ma non vedi
che per quanto tu lo stringa e lo impannucci
lui con spavalda fibra saprà sempre
infine prevalere: sia che finga
certe lasche improvvise svogliatezze
che t'impaniano la corsa, sia che davvero
stranito si risenta mostrandosi nei nervi
ostile e scabro. E poi comunque
questo doversi sempre intersecare
non è già questo un dramma, il dramma appunto
dello stato coniugale?

Straccio o broccato,
ogni tessuto è dunque il risultato
di questo stringersi costretti insieme
da un progetto il cui concepimento è dato
solo all'ingegno umano: un matrimonio
che mai in natura potrebbe avere luogo.
Prendete il ragno, poveraccio. Imbroglia.
Il ragno mica tesse, il ragno incolla.

-----
poesia inedita di Patrizia Cavalli
pubblicata nel libro:
LA MATASSA PRIMORDIALE
Autore: Isabella Ducrot
Editore: nottetempo

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti non potranno essere utilizzati a fini pubblicitari di vendita prodotti.
Non è accettata la condivisione del post a fini pubblicitari.
Il linguaggio deve essere corretto, non offensivo per le persone e per le loro idee.
La responsabilità per quanto scritto nell'area Discussioni rimane dei singoli.

Grazie per l'attenzione.

Rames GAIBA
Email: rames.gaiba@gmail.com

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.