7 gennaio 2016

LA TESSITRICE, di Giovanni Pascoli




 
 
LA TESSITRICE
di Giovanni Pascoli



Mi son seduto su la panchetta
come una volta ... quanti anni fa?
Ella, come una volta, s'e' stretta
su la panchetta.


E non il suono d'una parola;
solo un sorriso tutto pieta'.
La bianca mano lascia la spola.


Piango, e le dico: Come ho potuto,
dolce mio bene, partir da te?
Piange, e mi dice d'un cenno muto:
Come hai potuto?

Con un sospiro quindi la cassa
tira del muto pettine a se'.
Muta la spola passa e ripassa.

Piango, e le chiedo: Perche' non suona
dunque l'arguto pettine piu'?
Ella mi fissa timida e buona:
Perche' non suona?

E piange, e piange — Mio dolce amore,
non t'hanno detto? non lo sai tu?
Io non son viva che nel tuo cuore.

Morta! Si', morta! Se tesso, tesso
per te soltanto; come, non so;
in questa tela, sotto il cipresso,
accanto alfine ti dormiro'.


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Parafrasi

Mi sono seduto sulla panchetta (davanti al telaio) come facevo una volta, quanti anni fa? Ella come faceva una volta s'è stretta (per lasciarmi un pò di posto). Ma la ragazza non parla, mostra soltanto un sorriso pietoso (pietà perché il poeta non si è accorto che la ragazza è morta), la mano della ragazza lascia la spola (pezzo di telaio). Piango e le dico, come ho potuto amore mio allontanarmi da te? Piange la ragazza e mi dice pur non parlando. Tira a se la cassa (riprende a tessere tirando a se un pezzo di telaio) del silenzioso pettine (pezzo telaio) e anche la spola passa e ripassa silenziosa. Piango e le chiedo, perché (viene usato Arguto per una questione di musicalità) l'intelligente pettine non emette nessun suono? Ella mi fissa timida e buona, "Perché non suona?" (la voce della ragazza è l'eco del poeta). E continua a piangere, mio dolce amore, non te l'hanno detto, non lo sai? Io vivo solo nei tuoi ricordi, morta, sono morta, se tesso è per te soltanto.


Analisi dei contenuti

La lirica è inserita nella sezione finale dei "Canti di Castelvecchio" (1), intitolata "Il ritorno a San Mauro". Nel terzo canto, "La tessitrice", Pascoli immagina di sedersi su una panchetta vicino ad una spola. E qui immagina lo venga a trovare un suo lontano amore (l'aspetto immateriale del personaggio sconsiglia ogni tentativo di identificazione biografica, più o meno interessata) (2), la quale gli dice vive solo nel cuore del poeta. 
Rappresenta una sorta di ritorno alla fanciullezza e alla giovinezza, infrante dall’esperienza sconvolgente della morte. I defunti, che il poeta per tutta la vita ha portato in sè, riaffiorano dai gorghi dell’anima: il padre, la madre, il suo io fanciullo e la tessitrice, la giovane per la quale, un tempo, visse in sogno un amore giovanile. Ma questi morti non sono ritorno nostalgico e dolce della giovinezza; sono una presenza, ombre esili, dipinte di un vago pallore di fantasmi, di un colore evanescente eppur quasi fisico di morte: segno di un’angoscia ancora non consumata. Così nella lirica, il dialogo, che in realtà è un monologo, del poeta con la tessitrice, si conclude con un’immagine funerea.

E' una poesia particolare, perché per la prima volta compare una figura femminile che non è quella della madre o quella della sorella morte. In essa è presente la poesia della memoria è perché probabilmente il poeta ricorda un'esperienza sentimentale vissuta a San Mauro di Romagna; è presente anche il tema della morte, intesa qui come costante contatto del poeta con il mondo dell'oltre tomba.
La poesia non è altro che un sogno, un'allucinazione che il poeta s'illude di vivere come fosse realtà. La ragazza, un'umile tessisitrice che Pascoli crede di tornare a visitare dopo tanti anni e alla quale confida il rimpianto d'averla abbandonata non è un fantasma.
Alcuni particolari come la mano bianca, il sorriso pietoso, la mancanza d'ogni suono, fanno capire al lettoreche il poeta sta vivendo un sogno, dal quale sarà svegliato dalla stessa ragazza che gli svela di essere morta. Ella ormai si è trasformata in una parca che tesse per il poeta quel poco di vita che gli resta.
In realtà la tessitrice è morta da tanti anni e vive nel cuore soltanto del poeta. La giovane tessitrice tesse il funebre sudario, nel quale dormirà con lui un sonno eterno. La rimembranza d'amore culmina quindi in una fantasia desolata di morte; la vita appare un brillare effimero. La giovane tessitrice evocata in questa lirica rappresenta il simbolo dell'amore perduto e, allo stesso tempo, della morte, promessa come un riposo e un rifugio.
La giovane tessitrice evocata in questa lirica è per Pascoli, con la sua evanescente figura, il simbolo dell’amore perduto e, allo stesso tempo, della morte, promessa come un riposo e un rifugio. E’ inoltre il simbolo della Parca, che fila la trama della vita del poeta: essa vivrà fino a che il poeta la terrà in vita con il suo ricordo, ma quando essa morirà, si concluderà anche la vita del poeta. Nei due versi iniziali Pascoli rievoca quella "panchetta" sulla quale sedette accanto alla fanciulla.
In seguito poi riaffiora, dal fondo dell’anima del poeta, il fantasma della fanciulla nei gesti che denotano la sua dolce e pudica femminilità. Egli le rivolge alcune domande ed alla sua voce si contrappone quella "immaginaria" della tessitrice che suona come un’eco silenziosa.
Nelle ultime due strofe dunque, la giovane cerca di "svegliare" il poeta, informandolo del fatto che lei è viva solo nel suo ricordo, ma in realtà è morta. E tesse, tesse soltanto grazie a lui e lo rassicura dicendo che, quando anche egli morirà, dormiranno insieme sotto il cipresso.

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(1) I "Canti di Castelvecchio" furono pubblicati per la prima volta nel 1903, e la seconda edizione è dell'agosto dello stesso anno.

(2) Si è voluto fare il nome di una fanciulla di San Mauro, Erminia Tognacci, morta prematuramente a Rimini il 9 aprile del 1878.
      

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