6 aprile 2018

PROVERBI - MODI DI DIRE ... con parole della moda


Qui ho raccolto dei “Proverbi”, che ha diverse parole usate come sinonimi (Adagia, Detto, Modo di dire, Aforisma, Sentenza) che all'interno utilizzano parole che sono del “linguaggio della moda”. Dove non indicato un'area geografica tutti i proverbi sono dell'Italia.

La parola proverbio deriva dal latino proverbǐu(m), derivato da vĕrbum «parola».

Lo studio dei proverbi si chiama «paremiologia» e in genere si studiano e si raccolgono in quanto rappresentano un vero e proprio patrimonio culturale nonché la testimonianza di epoche passate.  


Il proverbio è un detto popolare che in sé ha il senso di un'antica saggezza: seppure il tono o la forma paiono superati dal tempo, il tempo ne ha portato con sé la sostanza, che oggi è viva come viva è la gente. Non è quindi né anacronistico né futile parlare di proverbi. Lontano da noi, poi, indietro nei secoli, il proverbio ha svolto molte importanti funzioni: è stato norma di comportamento civile, giuridica, regola medicale, insegnamento scientifico.   È stato anche motivo di espressione artistica, letteraria o figurativa. I proverbi parlano anche di oggetti (in questo caso capi d'abbigliamento) caduti in disuso; racchiudono spesso storie di gesti o abitudini oggi perse, ma che continuano ad essere attuali attraverso questi "pezzetti" di saggezza popolare. 
Chiedo scusa ai lettori se vi sono citazioni un po' sboccate, ma anche pittoresche e soprattutto indicative dell'oggetto di questa ricerca.

Le illustrazioni sono tutte di Domenico Gnoli (Roma, 1933 - New York, 1970), pittore, illustratore, che si dedicò allo studio ed alla riproduzione fedele di oggetti quotidiani (il suo universo dei dettagli come le trame di un tessuto, cravatte, tasche, scarpe, maniche, bottoni, capi di vestiario.


Per i libri consultati per questo repertorio di Proverbi, Massime e Modi di dire si rimanda alla bibliografia.

In verde sono i rimandi (link) a voci specifiche del Commentario illustrato della moda. Altre voci si possono trovare attraverso l'indice generale dei termini dizionario.

ABITO

L'abito qui è inteso non tanto come indumento, ma come apparenza e atteggiamento esteriore. Sono riportate due serie di proverbi che si contraddicono. 

→ Vedi anche, qui, Veste / Vestito.
  • [A1] Abito di seta e ventre smilzo.
  • [A2] L'abito non fa il monaco - È la traduzione del proverbio medioevale [A3] cuchullus non facit monachum ("Il cappuccio non fa il monaco"). Questo modo di dire deriva dall'uso in passato di offrire gratuitamente vitto e alloggio ai monaci. Molti si fingevano frati per ottenere gratuitamente cibi, bevande e un letto dove dormire. Proverbio, particolarmente vivo e diffuso, ripetuto per ricordare che l'apparenza molte volte non corrisponde alla realtà; perciò bisogna essere cauti nel giudicare gli altri. Per quanto uno assume un atteggiamento nascondendo la sua vera personalità e fingendo di essere ciò che non è, inevitabilmente col tempo, viene scoperto nella sua vera natura. Vi sono molte varianti da [A4]Il velo non fa la monaca” a [A5]La veste non fa il dottore”, che traduce il latino [A6]In vestimentis non est sapientia mentis”.
  • [A7] L'abito non fa il monaco e la tonsura non fa il prete. Riprende il proverbio latino [A8] Non tonsura facit monachum, sed virtus animi.” [A9] Non è la tosatura a fare il monaco, ma la virtù dell'animo. Noto detto di Sant'Anselmo.
  • [A10] L'abito fa il monaco - È il contrario del primo proverbio. Indossando un abito che qualifica uno status la persona acquista dignità e prestigio. Nel significato simile a “I panni rifanno le stanghe”.
  • [A11] Chi fa onore agli abiti, gli abiti fanno onore a lui. Se l’uomo si presenta in un abito prestigioso e i suoi atti sono conformi alla dignità, l’abito conferma ed esalta il valore e l’autorità della persona. In senso ironico si dice anche di chi è malvestito e villano.
  • [A12] All'uomo sempre si addice la scelta di un abito semplice. - Proverbio latino, riportato da Seneca nelle Epistole – 92, 11 [A13]Mundae vestis electio adptenda est homini”.
  • [A14] Un abito santo non lava un anima lorda. 
  • [A15] Non si può mutare la natura di un uomo mutandolo d'abito. (Proverbio della Cina).
  • [A16] L'abito della vedova mostra il passato, gli occhi piangono il presente, e il cuore va cercando l'avvenire
  • [A17] È meglio andar in paradiso stracciato, che all'inferno in abito ricamato
  • [A18] Impiega più tempo una donna a cambiarsi d'abito che il tempo ad annuvolarsi.
  • [A19] La verità ha una buona faccia, ma cattivi abiti.
  • [A20] L'abito e il riso manifestano l'uomo. Da alcuni elementi si può riconoscere una persona: a quale condizione appartenga, quali siano il suo animo e la sua educazione. L’abito rivela la condizione, il gusto e l’educazione della famiglia; il riso la natura dell’uomo: è proprio degli uomini volgari ridere sguaiatamente, dei perfidi sogghignare, degli sciocchi ridere continuamente.
  • [A21] L'abito rubato non tiene caldo. Le cose che provengono da attività illecite non danno frutti, non possono essere godute. In analogia a “La farina del diavolo va in crusca”.
  • [A22] Caldo di abiti non fece mai danno. È sempre opportuno tenere il corpo ben coperto. 
Uomo visto da due prospettive (1964)

AGO

  • [A23] Ago infilato, guaio già passato. (superstizione popolare). Trovare un ago (non infilato) portava disgrazia.  
  • [A24] Cercare un ago in un pagliaio. L'ago è talmente piccolo che si perde in una cosa enorme come è il pagliaio. Con lo stesso significato del modo di dire È più facile che un cammello passi per la cruna d'un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”. (piccolo grande). Per analogia, si usa l'iperbole proverbiale riguardante una cosa cercata scrupolosamente [A25] Avresti trovato anche un ago”. L'ago, a causa della sua piccolezza, sfugge facilmente agli occhi di chi lo cerca.   
  • [A26] Chi non ha voglia di lavorare perde l'ago e il ditale. Più propriamente riferito al lavoro.
  • [A27] Dove non si mette l'ago, si mette il capo. Bisogna intervenire in tempo. 
  • [A28] È più facile che un cammello passi per la cruna d'un ago che un ricco entri nel regno dei cieli. Dal latino: [A29] Facilius est camelum per foramen acus transire quam divitem intrare in regnum caelorum”. Così Matteo nel capitolo XIX del suo Vangelo riferisce le parole di Gesù. Poiché l'immagine di un cammello che cerca di passare per la cruna di un ago è inverosimile, si ritiene trattarsi di un errore di traduzione dal greco al latino della Bibbia: il sostantivo kamilos (grossa fune o canapo, gomena di nave) è stato scambiato per kamelos, cammello. Comunque sia, il detto sta a significare quanto sia difficile, a chi la possiede, adoperare la ricchezza per  compiere opere buone da meritare il Paradiso. (grande piccolo). Per analogia, con lo stesso significato, (Dante, Inferno - canto XX, 121-123), il Poeta è pronto a descrivere la nuova pena dei nuovi dannati. [A.30] «Vedi le triste che lasciaron l'ago, la spuola e 'l fuso, e fecersi 'ndivine; fecer malie con erbe e con imago»
  • [A31] Fare la punta agli aghi. Essere eccessivamente preciso e meticoloso.
  • [A32] Hai tessuto un filo, e ora hai bisogno di un ago. Quando vogliamo diche che l'aver cominciato non è sufficiente se non lo porti a termine con uguale operosità.  
  • [A33] L'ago e la pezzetta mantien la poveretta. Son l'ago e la pezzuola che mantengono unita la camiciola. Cioè: è l'opera minuta e paziente che conserva ogni altra cosa. Altra variante è: [A34] L'ago, il refe e la toppa, mantengono la famiglia” (cioè, l’economia).
  • [A35] L'amore si nasconde dietro la cruna dell'ago.
  • [A36] Piccolo ago scioglie stretto nodo.

ARCOLAIO

L'arcolaio è un piccolo strumento domestico che serve per svolgere le matasse e ridurle in gomitoli o bobine per la tessitura o lavoro a maglia. 

  • [A37] Andare come un arcolaio. Modo di dire del Trentino. Camminare spedito, molto veloce. 

ASPO

  • [A38] Annaspare. Confondersi, imbrogliarsi nel parlare, agitarsi; usato anche da chi non nuota bene. Simile al [A39] Annaspare la vista. Confonderla, offuscarla. In senso transitivo il verbo annaspare vuol dire avvolgere sull'aspo per fare la matassa.  

BACHI

  • [B1] Chi ha bachi non dorma.

BERRETTO / BERRETTA

  • [B2] All'uomo ricco berretto torto.
  • [B3] O merda, o berretta rossa. Cioè: da una decisione coraggiosa può la rovina o la berretta cardinalizia.

BIANCO

È un luogo comune sentire dire: «Il bianco? Ma non è un colore!». 
  • [B4] Il bianco si conosce meglio accanto al nero. Il contrasto esalta i valori delle cose contrapposte. Ha valore morale: la virtù si apprezza quando si contrappone al vizio, il bene quando combatte con il male.
  • [B5] Sopra il bianco non c'è colore, sopra il nero non c'è tintura. Non c'è colore che possa gareggiare in luminosità col bianco e non c'è  tintura che possa prevalere sopra il nero. Probabilmente si riferisce all'uso frequente un tempo di tingere i tessuti in casa.  

BLU

Il blu  è un colore disciplinato e giudizioso.
  • [B6] L'ora blu. Designa in Inghilterra e negli Stati Uniti (the blue hour) il periodo di uscita dagli uffici a fine pomeriggio, quando gli uomini (e talvolta le donne) invece di rincasare direttamente, vanno a trascorrere un'ora in un bar per bere e, forse, dimenticare così le loro preoccupazioni o porsi alle spalle i problemi di lavoro.
  • [B7] Un tessuto senza blu è come l'Africa senza palme di cocco. (Proverbio del Ghana). Il colore per antonomasia dell'Africa è il blu indaco del cielo.  

BORSA

  • [B8] Avere e dover dare borsa vuota. Chi possiede e deve dare è come se non avesse niente.
  • [B9] Chi ha quattro e spende sette, non ha bisogno di borsette
  • [B10] Mettere mano alla borsa. Pagare qualcosa (il denaro si tiene in borsa).

Borsetta da donna (1969)

BOTTONE 

  • [B11] Attaccare un bottone a qualcuno. Obbligarlo ad ascoltare un discorso lungo e noioso, privo di interesse per lui. Non è nota l'origine della locazione, che però sembra derivare dal gergo dei soldati chiusi nelle trincee della prima guerra mondiale. L'attività di cucire i bottoni con ago e filo era ritenuta tediosa, ed il tempo trascorso in questa attività era riempito con chiacchere di scarso o nulla interesse per l'altra persona. L'immagine suggerita potrebbe anche essere quella del seccatore che, quasi afferrando fisicamente per la giacca il riluttante interlocutore, non lo molla finché non abbia finito di ricucirgli un immaginario bottone.   
  • [B12] Bottone che luccica, bottone che brucia
  • [B13] Il bottone non può stare senza occhiello. Quando due cose sono in funzione l'una dell'altra, non hanno senso prese da sole: in particolare l'uomo non può stare senza la donna.
  • [B14] Il nido all'uccello e al bottone l'occhiello. Il doppio senso è evidente.
  • [B15] Per attaccare un bottone tutti i fili sono buoni. Di uso solo figurato: per mettersi a chiaccherare vanno bene tutti gli argomenti. Similare nel significato al modo di dire: "Attaccare un bottone", che significa trattenere una persona con discorsi che non finiscono mai.
  • [B16] Per aver cucito un bottone non si diventa sarti. Non basta aver eseguito un piccolo particolare, un'operazione da nulla, per affermare di sapere fare il mestiere che richiede un complesso di conoscenze. Non basta un solo elemento per qualificare un complesso di cose.
  • [B17] Per aver trovato un bottone non si fa un vestito. Spesso una piccola fortuna, per poter essere sfruttata, richiede un costo tale che in conclusione porta più spese che guadagni.
  • [B18] Sei come l'ultimo bottone della brachetta. Nei pantaloni, l'ultimo bottone della brachetta, quello più in basso, veniva tenuto sempre abbottonato; per questo motivo veniva considerato poco utile e poco importante. Venivano paragonati a questo bottone gli uomini senza carattere e di poco conto.  
  • [B19] Senza asola il bottone ciondola. 
  • [B20] Stanza dei bottoni. Centro direzionale, luogo dove si prendono le decisioni importanti. Questa metafora (la metafora consiste nel trasferire a uno o più vocaboli il significato di altri) si è diffusa con i primi voli spaziali ma soprattutto con le riprese televisive che ne mostravano i grandi apparati per la raccolta dati e di controllo, con gli operatori che premevano pulsanti in forma di grandi bottoni luminosi. il primo a parlare di “stanza dei bottoni” come centro di decisioni politiche fu, nell'autunno 1962, Pietro Nenni, allora leader socialista di fama mondiale. Nenni usò in un discorso questa fortunata metafora perché proprio mesi prima gli americani (era in corso la gara fra USA e URSS per la conquista dello spazio: il primo volo orbitale era stato compiuto dal russo Yuri Gagarin il 12 aprile 1961) avevano effettuato i loro voli spaziali con Alan Shepard e John Glenn e le relative riprese televisive avevano avuto un enorme impatto sull'opinione pubblica. 
  • [B21] Tanti occhielli, tanti bottoni. Usato con doppio senso.

Bottone (1969)

BRACHE

Le brache o braghe (la parola è usata al plurale) in origine indicò un indumento maschile simile ai calzoni lunghi fino al ginocchio, ma più corto e meno ampio, già in uso presso i popoli antichi e poi nel medioevo, e da cui nel 16° secolo, ebbero origine le mutande. Oggi questa parola sopravvive solo nell'uso regionale (dialetti) o scherzoso come sinonimo di pantaloni, e meno di mutande.   
  • [B22] Ai magri cadano le breghe
  • [B23] All'uscita, brache e camicia; e all'entrata, la rocca è inconocchiata.
  • [B24] Braghe di tela. I pantaloni di tela sono un indumento poco costoso, quindi usato da chi non ha grandi disponibilità economiche. Usato in senso  figurato come locuzione [B25] Aver le brache alle ginocchia”. Scoraggiarsi, perdersi d'animo, sentirsi impotenti. Anche nel significato di essere dei novellini, essere molto giovani, soprattutto nel senso di mancare d'esperienza (l'immagine è quella di un ragazzino che porta ancora i calzoni corti); [B26] Calare (o calarsi) le braghe”. Sottomettersi, cedere vilmente per paura, arrendersi con poca dignità; [B27] Farsi cascare le brache”, spaventarsi, intimorirsi; [B28] Restare in brache di tela”. Restare privi di risorse, materiali o meno, a causa di un raggiro, un imprevisto, un errore di valutazione. [B29] Sorprendere con le brache in mano”, cogliere in un momento molto delicato (l'origine si riallaccia all'impaccio di chi è impedito nei movimenti dai pantaloni che si sta infilando).
  • [B30] I denari son come le brache degli stufaioli; coprono le vergogne. 
  • [B31] Il più furbo ha perso le brache. Anche i più furbi possono sbagliare.

CALZA

  • [C1] Chi prima si alza, si calza. Molte erano le famiglie numerose e non sempre si aveva la disponibilità di poter comprare gli indumenti, e, nel caso di cui al proverbio, le scarpe per i figli. Poteva accadere che, chi si alzava prima, calzasse durante il giorno le scarpe.

CALZONI

→ Vedi anche, qui, Pantaloni o Brache. 
  • [C2] Farsi togliere i calzoni. Espressione che equivale a perdere l'autorità nei confronti della donna e della famiglia. Simile al più completo proverbio di Bologna [C3] Guai al marito che dà i calzoni alla moglie. Che cede il comando alla moglie. 
  • [C4] I calzoni stretti grattano il culo. Gli abiti finalizzati a far bella figura, a mettere in risalto le doti fisiche non sono comodi, anzi tormentano e danno fastidio. 
  • [C5] Non ci sono scuse e non ci sono ragioni per farsi togliere brache e calzoni. L'uomo non ha scuse quando abdica alla sua posizione di capofamiglia. L'espressione brache e calzoni  va intesa come un rafforzativo: farsi togliere proprio tutto, ben oltre i calzoni.
  • [C6] Se la sottana non vuole i calzoni non possono. Quando la donna non vuole l'uomo è nell'impossibilità di agire. Si riferisce alla dinamica interna del matrimonio in cui, allorché la moglie si oppone a una determinata decisione, raramente il marito riesce a imporre la propria. Di rado con riferimento alla sfera sessuale.

CAMICIA

  • [C7] Avere la camicia di Nesso. Significa essere in una situazione grave e dolorosa, che può portare anche alla morte. L'origine di questa espressione viene dalla mitologia greca. Eracle per avere in sposa Deianira sfidò e sconfisse il dio fluviale Archeloo. Dopo il matrimonio, durante il trasferimento in Tessaglia, giunsero presso la sponda del fiume Eveno, allora in piena. Deianira era titubante, mentre Eracle era certo di poter superare l'ostacolo senza difficoltà. In quel mentre giunse un centauro chiamato Nesso, che spiegò di essere autorizzato dagli dei a traghettare le persone sulla riva opposta, e quindi si offrì di caricarsi Deianira in groppa, mentre Eracle avrebbe nuotato. Nesso galoppò nella direzione opposta con Deianira fra le braccia; poi la gettò a terra e cercò di farle violenza. Deianira gridò invocando aiuto ed Eracle prese accuratamente la mira e trapassò il petto di Nesso con una freccia avvelenata con il sangue dell'Idra. Morendo, Nesso diede a Deianira una droga nella quale vi era il sangue colato dalla sua ferita, dicendo che era un filtro d'amore e di conservarlo, poiché se un giorno Eracle non l'avesse più amata, con quel filtro sarebbe stato in grado di riconquistarlo. Da Deinira, Eracle aveva già avuto Illo, Ctesippo, Gleno e Odite; e inoltre la sua unica figlia, Macaira. Deianira, che viveva tranquillamente a Trachine, si era ormai rassegnata all'idea che Eracle si prendesse delle amanti e quando riconobbe in Iole l'ultima di costoro, provò pietà più che rancore. Le parve tuttavia intollerabile che Eracle pretendesse di farla vivere con Iole sotto lo stesso tetto. Poiché non era più giovane, Deianira decise allora di servirsi del supposto talismano d'amore datole da Nesso per assicurarsi l'affetto del marito. Tinse una tunica bagnata con la droga datole da Nesso e la mandò a Eracle. Appena l'eroe indossò la tunica, si lasciò sfuggire un grido, come se fosse stato morso da un serpente. Il veleno contenuto nel sangue di Nesso si diffuse sulle membra di Eracle corrodendogli la carne. Ben presto il dolore divenne lanciante e insopportabile. Cercò di strapparsi la tunica di dosso, ma questa aderiva alla sua pelle così tenacemente che lacerandosi mise a nudo le sue ossa. Eracle chiamò Illo e chiese di essere portato sul più alto picco del monte Eta, e di essere bruciato, senza lamentazioni, su una pira di legno di quercia e di tronchi di oleastro. Deianira, atterrita dalla notizia, si impiccò o, altri dicono, si trafisse con una spada sul letto nuziale.         
  • [C8] Chi ha la camicia sporca, la tien coperta. Equivale a: chi ha la casa di vetro ha paura delle sassate.
  • [C9] Chi ha una camicia sola la lava spesso. Chi possiede un abito soltano lo deve lavare continuamente e quindi deve averne molta cura. Rileva come coloro che hanno poco sanno valorizzarlo e lo tengono sempre  in perfetta efficienza a differenza di chi ha molte disponibilità. Suona anche ironico verso chi cura con eccesivo scrupolo il poco che ha.
  • [C10] Chi lavora ha una camicia, chi non lavora ne ha due
  • [C11] Gli preme più la camicia che il giubbone. Tiene più conto delle cose da poco, che di quelle importanti. Similare nel significato, che fa riferimento ai legami di parentela,  al proverbio [C12]  Stringe più la camicia che la gonnella. La parentela del marito (camicia) prevale su quella della moglie (gonnella) nei favori, nei testamenti, ecc. in quanto la camicia è più vicina, più aderente, alla carne della gonna. Oggi, in tempo di parità fra i due sessi, non è più vero, ma u n tempo quando la donna entrava nella casa del marito, era la famiglia dell'uomo, che veniva privilegiata e che rappresentava la continuità anche nel cognome. I parenti della moglie avevano minore importanza. Ciò è anche vero nelle società tradizionali. La camicia era un tempo regolarmente indossata dall'uomo. 
  • [C13] Guardati dal villano, quando ha la camicia bianca.   
  • [C14] Il culo che non ha mai avuto una camicia, la prima volta che ne vede una, si meraviglia
  • [C15] La camicia dei guai non si consuma mai. I guai sono costantemente presenti, come una camicia che si porta sempre. 
  • [C16] La camicia il culo non gli tocca. Si dice per chi per troppa contentezza e vanagloria fa la ruota come un pavone, tanto che, a furia di gonfiarsi, gli si accorciano i panni di dosso, e si rende altrui ridicolo.   
  • [C17] Nato con la camicia. Indica un uomo particolarmente fortunato, destinato ad una vita fortunata, con molte occasioni di successi. L'espressione, come molte altre simili quali [C18] Nascere con la cuffia. Simili ai “Nascere di domenica”, “Nascere sotto una buona stella” e altre così volgari (da risultare impubblicabili) deriva dall'antica credenza che fossero destinati a grandi cose quelli che nascevano ancora fasciati dalla membrana amniotica (è la vernice caseosa, ossia quello strato biancastro che alla nascita ricopre l'epidermide dei neonati, e che appare un po' più abbondante nel caso di parti prematuri); il suo scopo è la protezione del feto dal liquido amniotico, che potrebbe macerarne la cute. È un caso molto raro, ecco perché nel linguaggio quotidiano questa espressione viene usata per indicare una persona molto fortunata. Il bambino che nasceva avvolto dalla membrana amniotica era considerato diverso dagli altri, e caro agli dei. La cosa veniva interpretata come segno di vita fortunata, e segno di capacità divinatorie. Esistono però anche altre versioni: una indica nella camicia il simbolo del corredino; perché, in epoche dove non si aveva nulla, possedere un corredino era simbolo di agiatezza, quindi di vita fortunata. In occasione della nascita di un bambino nelle famiglie abbienti si preparava una "camicia" da far indossare al neonato subito dopo il parto, che per le sue caratteristiche di morbidezza e delicatezza avrebbe dato al piccolo comodità e protezione. Tale indumento non era invece utilizzato dalle famiglie povere, per cui "nascere con la camicia" voleva dire essere figlio di signori e avere fortuna a livello economico. Un indumento simile viene proposto spesso nei negozi di puericoltura col nome di "camicino della fortuna". Questo modo di dire viene anche usato con invia e spesso con ironia. Non a caso un gioco di carte, che consiste nel togliere la quantità maggiore all'avversario, si chiama in Veneto "cava camisa".          
  • [C19] Pancia piena canta, non camicia bianca. Meglio essere sazio che avere una bella camicia ed essere a digiuno.  
  • [C20] Per l'ultimo viaggio basta una camicia. Si rivolge a chi accumula ricchezza, ovvero spende molto in abiti sfarzosi, sottolineando che per andare al camposanto basta un abbigliamento sommario.
  • [C21] Preme più la camicia che la giubba. Di uso metaforico: quello che sta più a cuore è ciò che sta più vicino, come la camicia aderisce di più alla pelle rispetto ad un soprabito. Le cose che ci toccano da vicino sono quelle che ci premano di più: i fatti propri e non quelli degli altri.
  • [C22] Rimasto in camicia. Come ultimo bene del povero , a testimonianza di come essa sia stata, per gli uomini di ogni tempo, l'ultimo bene, prima della rovina; la sua mancanza diventa sinonimo di totale indigenza. È chiaramente in contrapposizione al detto → "Nato con la camicia". 
  • [C23] Si cambia più spesso di pensiero che di camicia.
  • [C24] Sono culo e camicia. Il riferimento è all'epoca in cui le culottes, le mutande, non erano molto diffuse nel volgo, e la camicia restava a diretto contatto con le parti intime. Si dice di due persone che sono perfettamente in sintonia fra loro. Sta a significare una amicizia stretta ed intrigante fra due persone che se la intendono.  
  • [C25] Sudare sette camicie. Esprime la fatica per ottenere un qualsivoglia risultato. Già nel Cinquecento l'espressione [x] camicie veniva adoperata in questo senso (vedi ad esempio questo verso di Francesco Berni [Rime, 1, 5], [C26]: Sudaron tre camicie ed un farsetto”. Il numero sette viene spesso usato in locazioni di origine proverbiale: forse è qui una reminiscenza biblica dei sette giorni in cui Dio lavorò per creare il mondo (ma in effetti la Genesi ricorda che il settimo giorno Dio si riposò).
  • [C27] Vale di più un paio di maniche oggi, che una camicia domani. Parafrasando il noto proverbio: «Meglio un uovo oggi che una gallina domani».

Girocollo 15 ½ (1966)

CANAPA

La canapa è una fibra tessile vegetale che non richiede diserbanti né pesticidi, e non esaurisce le risorse del terreno.
  • [C28] Canapa, lino, lenta (lenticchia) prima semenza (prima semina primaverile). Il proverbio è relativo alla Valdinarco, Perugia
  • [C29] Disse la canapa al lino: quando ti consumi, io mi affino.
  • [C30] Quando la canapa si comincia a tagliare la pecora è buona da mangiare. 

CANGIANTE

Tessuto che, visto sotto diverse angolature, assume diverso aspetto e coloritura diventando iridescente.
  • [C31] Più cangiante di un'idra. Si dice delle persone astute ed ingannevoli, poiché l'idra è un serpente picchiettato di macchioline multicolori. L'espressione si usa a tono per le persone ambigue, mutevoli e volubili. 

CAPPELLO

  • [C32] A chi ha la testa, non manca il cappello. Si sa approvecciare, non gli manca il bisognevole: ma capello anticamente significava corona o altro segno d'onore.
  • [C33] Appendere il cappello. Quando l'uomo entra non solo eufemisticamente nella casa della moglie. 
  • [C34] Far di cappello. Codifica l'uso del galateo che l'inferiore si scopra davanti al suo superiore, e l'uomo comunque davanti ad una signora.
  • [C35] Misera quella casa in cui non entra un cappello. Sventurata quella casa che non ha un capofamiglia.
  • [C36] Piuttosto cappello in mano, che mano alla borsa.
  • [C37] Prendere cappello. Offendersi, come di persona che in seguito a una offesa si accomiata bruscamente, prendendo appunto il suo cappello.
  • [C38] Se vai con il cappello sbagliato, meglio che il proprietario non sia troppo grosso. (Proverbio dell'Irlanda).
  • [C39] Tanto di cappello. Riconoscere i meriti altrui.

CAPPOTTO

  • [C40] Chi dimentica il pane e il cappotto, becca solo malanni. Proverbio della Puglia.
  • [C41] Chi perde il cappotto e recupera il manto non perde tanto. Proverbio della Calabria. 
  • [C42] Fare cappotto. Usato nel gergo del Palio di Siena, col significato di vincere entrambi i Palii, quello di luglio e quello di agosto.
  • [C43] Meglio vedere un lupo mannaro che un uomo senza cappotto di gennaro. La sensazione di disagio e di pena che suscita l'incontro di un uomo senza cappotto nel freddo invernale è più sgradevole addirittura dell'apparizione di un licantropo ululante alla luna piena e magari anche con le sembianze di lupo. Esagerazione imposta dalla rima.
  • [C44] Subire cappotto. Nel gioco del Tresette nel gergo "cappotto" è la mano in cui tutti punti siano fatti da una sola delle due squadre. In questo caso si dice quando è riferito alla squadra che non ha fatto punti. 

CARDARE

  • [C45] Cardare le nuvole. Si impiega per colui che si impegna invano in un atto insensato o che non si può fare. Diogeniano (grammatico greco, fine I secolo d.C. ? - dopo il 138 a.C. ?) cita questa espressione che si suppone sia derivata da colui che disse che le nuvole sono «lana distesa», come se debbono  essere cardate allo stesso modo. 

CENCI

Per cencio si intende un tessuto logoro, straccio. Riferito agli abiti, indica un vestito di poco pregio, vecchio o consunto. 
  • [C46] Cenci dice mal di straccio. A proposito di chi trova in altri, sparlandone, difetti che potrebbero essere imputati a lui stesso.
  • [C47] I cenci sudici vanno lavati in casa. Non è bene far sapere agli altri le miserie o le vergogne di casa propria.
  • [C48] Sono i cenci che vanno all'aria. Sono sempre i poveri, i deboli a buscarle.
  • [C49] Tutti i cenci vanno in bucato.

CINTA

Nell'abbigliamento la cinta o cintola sta per quella dei pantaloni.
  • [C50] Essere incinta. Che ha concepito. Tale espressione, che letteralmente significa senza la cinta, deriva dall'uso delle donne dell'Antica Roma di togliere la fascia che portavano abitualmente sotto il seno quando erano in attesa di un figlio.    

COLLETTI

  • [C51] Colletti bianchi. Gli impiegati. La definizione è entrata in uso in Italia nel 1950. Fu copiata dall'inglese "White collar".

COLORI

I colori non esistono nel mondo fisico ma sono una nostra sensazione. 
  • [C52] Farne di tutti i colori. [C53] Sentirne di tutti i colori. [C54] Vederne di tutti i colori. Questi tre modi di dire sono alcune delle molte espressioni legate a questa parola. Significa vedere, sentire, fare azioni di ogni sorta o avvenimenti inusitati, negativi, sorprendenti.  

CONOCCHIA

La conocchia è un arnese per filare a mano, a una cui estremità ingrossata si avvolge il pennecchio di lana, lino, canapa, e che, girando su se stesso, avvolge il filo.  
  • [C55] A marzo la conocchia nell'arca. Con l'arrivo della buona stagione cominciano i lavori nei campi e non si fila più fino a ottobre, riponendo nella casa la rocca e il fuso.
  • [C56] Il tempo passa come una saetta, i mesi e i giorni si srotolano come i fili da una conocchia. (Proverbio della Cina).
  • [C57] La conocchia vicino al fuoco resta sana solo per poco. La conocchia è facilmente infiammabile (generalmente è in legno). Allude alla vicinanza di un ragazzo con un giovanotto.   

COPRICAPO

  • [C58] Le tovaglie (copricapo) sono diventate stracci e gli stracci son divenuti tovaglie. Proverbio della Calabria. L’espressione viene usata per sottolineare i repentini cambiamenti che spesso si registrono nella vita (economica, sociale, ecc.); equivalente all’altra: “dalle stelle alle stalle” (e viceversa).

COTONE

Il cotone è la fibra tessile vegetale più importante.
  • [C59] D'estate il rigatino (cotone) d'inverno la raschia (lana).
  • [C60] Se vuoi far vita sana sotto il cotone e sopra la lana. A contatto della pelle si consiglia il cotone, anche perché un tempo gli indumenti di lana grossolanamente filata erano ruvidi ed irritanti.  

CRAVATTA

  • [C61] È come mettere una cravatta al maiale. Dare un qualcosa ad un qualcuno che dimostra di non capirla, di non apprezzarla. 


Cravatta (1969)

CUCIRE

  • [C62] Ben tagliato e mal cucito non stanno insieme. Un vestito ben tagliato e cucito male si nota particolarmente perché ha qualcosa di disarmonico e stridente che disturba. Non ha senso rovinare un lavoro iniziato bene completando l'opera alla bell'e meglio. Nella confezione di un abito tagliare è l'operazione più difficile.  
  • [C63] Caca cazzi e cuce. Si dice a Napoli di chi è infuriato al punto che si chiude nel suo lavoro senza parlare e senza rispondere a nessuno. 
  • [C64] Chi cuce e scuce non perde tempo mai. Proverbio della Calabria, con anche una variante dell'Umbria.
  • [C65] Chi cuce infila pidocchi. Proverbio della Calabria. Nel significato di chi guadagna poco.
  • [C66] Chi sa cucire coll'ago vecchio sa cucire con il nuovo. Chi sa il mestiere con i vecchi sistemi, servendosi dei vecchi arnesi non ha difficoltà ad adeguarsi a quelli nuovi, che anzi sono molto più funzionali e pratici.
  • [C67] Chi si cuce i panni addosso in capo a tre giorni si trova nel fosso. Una vecchia superstizione considera di malaugurio ricucire gli abiti quando li abbiamo addosso. Cucire i panni addosso a uno significa criticarlo, dirne male; per cui chi dice male di se stesso fa una brutta fine.   
  • [C68] Chi taglia, taglia e chi cuce ragguaglia. Chi taglia un vestito si occupa della forma e della linea, mentre chi cuce deve pensare ai dettagli, a rifinire, a mettere correttamente insieme le parti. Si riferisce ad una antica questione viva tra le donne fino a che i vestiti sono stati fatti o in casao dal sarto, dove si poteva intervenire con le prove e la messa a puntosul manufatto in opera: se per la buona riuscita, per la bella linea di un capofosse più importanteil taglio o la cucitura. Il problema non ha mai avuto soluzione; i sarti si dividevano sempre tra quelli che sapevano tagliare e quelli che sapevano cucire: rara avis quello che sapeva fare tutte e due le cose. Il proverbio intende dire che chi taglia guarda alla linea in generale (o alla moda) pensando in astratto, ma chi cuce mette addosso il capo alla persona, fa i conti con le sue forme che non sono sempre ideali, elimina le discrepanze e modifica secondo la necessità. Quindi, chi progetta in generale, o in astratto, non incontra i problemi di chi opera al momento della realizzazione.
  • [C69] Ha una bocca che taglia e che cuce.
  • [C70] Quando non cuci, non fili e non tessi come fai a fare il gomitolo così grosso? Vi sono spesso delle ricchezze inspiegabili; questo proverbio si domanda come mai alcuni, senza operare, riescono ad accumulare ricchezze.   
  • [C71] Ricucire. Riallacciare i rapporti.
  • [C72] Taglia lungo, e cuci stretto.

CUFFIA

  • [C73] Dove vive la cuffia, i berretti vanno e vengono. Proverbio della Corsica.
  • [C74] Ogni cuffia per la notte è buona. Qualsiasi donna va bene per passarci una notte. 
  • [C75] Val più una berretta (cappello) che cento cuffie. Ragiona più un uomo che cento donne. Il copricapo, berretta e cuffia,mette l'accento sulla testa, sul pensiero e l'intelligenza, quindi il proverbio riguarda l'intelletto e non la forza fisica. I due copricapo sono stati per secoli quelli tipici dell'abbigliamento domestico e notturno nelle case popolari, e non solo.
  • [C76] Uscire (salvarsi) per il rotto della cuffia. Cavarsela da un pericolo, da una situazione imbrogliata, con poco danno. Nell'armatura antica, parte della cotta di maglia indossata sotto l'elmo o la cervelliera. Copricapo di cuoio o pelle imbottita indossato sotto la celata. "Uscire per il rotto della cuffia" (fig.), cavarsela alla meglio, a malapena (probabilmente perché nelle giostre medioevali i colpi assestati sulla cuffia del concorrente erano ritenuti nulli). Plausibilmente l'espressione deriva dal gioco medioevale cavalleresco del saracino o della quintana. Esiste un'altra interpretazione che fa riferimento ad un altro senso della parola cuffia "parte della cinta di una città", quindi [C77] Passare per il rotto della cuffia” coinciderebbe a "passare attraverso una piccola breccia aperta nelle mura". Questa spiegazione sembra avvalorata da un verso delle Satire dell'Ariosto in cui viene utilizzata la stessa locuzione con la sostituzione però della parola cuffia con la parola muro: «Un asino fu già, ch'ogni osso e nervo / Mostrava, di magrezza; e entrò, pe 'l rotto / Del muro, ove di grano era un acervo; / E tanto ne mangiò che l'epa, sotto, / Si fece più d'una gran botte grossa» (Satire 1. 247-251). Oppure, la cuffia è la parte terminale della rete a strascico, a maglia più stretta, ove si raccoglie il pesce al momento di issarlo a bordo. "Salvarsi per il rotto della cuffia" come per un  pesce che riesce a salvarsi da un foro della rete.  

DIPANATOIO

  • [D1] Il dipanatoio non vuole superiori. L'operazione deve essere fatta con molta cura e senza interruzioni. 

DITALE

  • [D2] Cade il ditale, cade la voglia di lavorare. Cioè: chi lascia cadere i ferri del mestiere, lavora senza entusiasmo.

FERRO DA STIRO

  • [F1] Il ferro da stiro è il ruffiano del sarto. Perché riesce a far apparire presentabili indumenti sciupati.

FIBRA

  • [F2] Avere una forte fibra. Essere di costituzione sana e robusta.

FILA / FILAVA

  • [F3] Al tempo in cui Berta filava. Un giorno si presentò a Berta di Savoia, sposa di Enrico IV, re di Francia, una vecchia che le fece affettuoso omaggio del suo fuso dicendo che era tutto quello che possedeva. La Regina, come era naturale, ne fu commossa e ordinò che alla donna fosse dato tanto terreno quanto se ne poteva misurare, in lungo e largo, con il filo del suo fuso. La notizia si diffuse rapidamente e giovani e vecchie accorsero ad offrire alla Regina fusi e rocche con molto filo. Ma la Regina rifiutò i doni - che erano espressione di omaggio interessato - dicendo: “Grazie, non mi servono: è passato il tempo che Berta filava”. L'espressione si usa per dire che è passato il buon tempo antico, quando i doni venivano fatti col cuore e senza calcolo di ricompensa. È un detto che viene usato tutte le volte che si vogliono evidenziare la semplicità dei costumi e il tenore dei tempi antichi rispetto a quelli moderni, che hanno maggiori esigenze.   
  • [F4] Chi fila e fa filare buona massaia si fa chiamare.
  • [F5] Chi fila grosso, si vuol maritar tosto; chi fila sottile vuol maritar d'aprile.  
  • [F6] Chi fila ha una camicia e chi non fila ne ha due.
  • [F7] Di San Silvestro non si fila e non si tesse, non si mette il filo all'ago e neanche si pettina il capo.
  • [F8] Donna specchiante, poco filante.
  • [F9] Fila buolla (buona) tela chi allatta il suo figliolo.
  • [F10] Il Diavolo è sottile, e fila grosso.
  • [F11] Madre che fila poco, i suoi figlioli mostrano il culo. Cioè, non hanno vestito addosso.
  • [F12] Quando è sera, la matita fila. Cioè: solo la luce del giorno è fatta per il lavoro.
  • [F13] Se vuoi vedere una buona massaia, guardala quando fila al lume di candela. Proverbio della Calabria. È chiaramente una variante di altri proverbi  “Né donna né tela a lume di candela”; “Al lume di candela non si giudica né donna né tela”.

FILARE / FILANDO / FILATA

  • [F14] A filar fine il cul se ne ride, a filar grosso si riempie il dosso.
  • [F15] Dal dire al fare, è come dal tosare al filare. Proverbio della Corsica.
  • [F16] Filare. Amoreggiare.
  • [F17] La giovane com'è allevata, la stoppa com'è filata. La ragazza si nota per la sua educazione e la stoppa per la sua filatura.
  • [F18] Piglia casa con focolare, e donna che sappia filare.
  • [F19] Più vale una savia donna filando, che cento triste vegliando.

FILARINO

  • [F20] Filarino. Chi intrattiene un rapporto amoroso non troppo approfondito. È difficile non collegare questi significati con la situazione del filare; si svolgeva spesso nelle stalle dove si radunavano donne e uomini nelle lunghe serate invernali; le une propriamente per filare, gli altri per giocare a carte o conversare. era sicuramente una occasione di incontro che favoriva lo sbocciare di relazioni amorose.

FILO

  • [F21] A filo. Significa trovarsi sul bordo, al limite, in condizione di pericolo o rischio continuo.
  • [F22] Andare a filo. Similare, nell'essere precisi, a [F23] Di filo. Operare senza interruzioni, di cui l'avverbio Difilato” che ha il significato di andare, venire diritto e celermente. Analogo, anche, a [F24] Per filo e per segno. Con continuità di svolgimento e precisione di dettagli.  
  • [F25] Annodare i fili. È il tentativo di costruire una relazione, un rapporto.
  • [F26] Chi ha più filo da tessere, tesserà.
  • [F27] Chi segue il filo trova il gomitolo. Chi vuol trovare una cosa deve seguire le tracce che essa lascia.
  • [F28] Con i fili si fanno le corde - Analogo al proverbio [F29]  Tre fili fanno uno spago Questi due proverbi hanno un significato analogo. La corda o lo spago sono fatti di tanti fili attorcigliati fra loro. L'insieme di cose deboli fa una cosa forte. Con il poco si fa l'assai.
  • [F30] Fare il filo. Dimostrare attenzione, fare la corte ( filarino)
  • [F31] Filo di Arianna. Ai tempi della Mitologia viveva un uomo, il quale si chiamava Dedalo, che era ingegnoso e sapeva fabbricare varie cose, fra cui immaginò e realizzò anche un labirinto, come se ne vedono in certi giardini; vale a dire una specie di luogo rinserrato, corso e rincorso nell'interno da molti piccoli viottoli tutti fiancheggiati da alte spalliere di siepe; i quali viottoli giravano, rigiravano, andavano avanti, tornavano indietro, svoltavano a secco e s'incrociavano fra di loro in modo che quando una persona aveva fatto in modo d'entrarvi dentro, non c'era verso che ritrovasse da sé la strada per tornarsene via. In questo labirinto, fabbricato da Dedalo (che assume quindi il significato di abilmente concepito ed eseguito, ingegnoso, geniale), venne rinchiuso il Minotauro, spaventoso mostro, mezzo uomo e mezzo toro, che si cibava di carne umana. A essere mangiato vivo da questo mostro fu condannato in quel tempo un certo Teseo, valoroso giovane greco; ma la bella Arianna (figlia di Minosse e quindi sorella, per via di madre, del Minotauro) innamorata dell'eroe che uccise il mostro per liberare la città di Atene da un sanguinoso tributo umano impostele da Minosse, fiduciosa che Teseo sarebbe riuscita ad uccidere il Minotauro, gli dette un gomitolo di filo perché potesse ritrovare la via d'uscita. Allora Teseo, appena entrato nel labirinto, cominciò a sgomitolare il filo e così, quando ebbe ucciso il mostro, bastò che andasse indietro al filo che aveva sgomitolato per ritrovare la strada da uscir fuori. Ecco la ragione perché, anche oggi, quando si parla di gineprai (faccende intricate, di difficile soluzione), di matasse arruffate, aggrovigliate (che in senso figurativo sta per questione complicata, di difficile soluzione), di case piene di andirivieni, di girigogoli o di scalette segrete, viene fatto naturale di dire: “ci vorrebbe il filo di Arianna”.    
  • [F32] Filo da torcere. Difficoltà, grattacapo. Per esempio "quell'uomo mi dà filo da torcere", significa "mi crea problemi, mi dà molte seccature". Torcere il filo, per conferire al filato la necessaria resistenza mediante la torsione delle fibre, era una operazione molto complicata, quando veniva fatta a mano. Ora la torcitura è una operazione fatta dalle macchine tessili. 
  • [F33] Filo di voce. Quando si ha poca voce o si deve parlare a bassa voce. Similare nell'uso di quel "poco", al [F34]  Filo di speranza. Avere pochissime speranze. 
  • [F35] Gli amici hanno la borsa legata con un filo di ragnatela.   
  • [F36] Il filo segue l'ago - Uno è costretto ad andare dove lo porta colui che è più forte al quale è legato. Il piccolo segue il grande, il debole segue il forte.
  • [F37] Il filo si rompe dal lato più debole. Ogni cosa cede là dove è il punto di maggiore debolezza. Se si vuole vincere una resistenza si deve colpire là dove il sistema è più debole. La stessa cosa si dice della catena. 
  • [F38] Incrociare i fili. Significa fare un pasticcio.
  • [F39] La mala vicina dà l'ago senza il filo.  
  • [F40] La vita appesa ad un filo. Si dice di una vita che può spezzarsi da un momento all'altro. 
  • [F41] Legato a doppio filo con qualcuno. Si dice quando si ha un legame molto stretto.
  • [F42] Non tirare il filo. Non superare i limiti.
  • [F43] Può dipanarsi il filo d'un vestito, ma non il pensiero di un uomo. (Proverbio della Nuova Zelanda).
  • [F44] Quando il filo è in istanga, non tenere il culo in panca
  • [F45] Rompere il filo. Interrompere qualcosa di iniziato.
  • [F46] Si può riannodare un filo rotto ma ci sarà sempre un nodo nel mezzo. (Proverbio della Persia ora Iran).
  • [F47] Sottil(e) filo cuce bene.
  • [F48] Sul filo del rasoio. Similare al [F49]  Sul filo di lana. In entrambi i modi di dire col senso di rischiare molto. Nelle prime gare di velocità sul traguardo veniva tirato un filo di lana, teso tra due paletti ai lati della linea di arrivo, per avere visivamente la prova di chi era arrivato primo: quando c'erano dei dubbi sul vincitore, risultava tale chi nello sprint portava via con sé nello sprint questo filo. Negli anni '60 è stato sostituito dal termine "fotofinish" (fotogramma tratto dalla ripresa automatica della fase finale di una gara di velocità, che viene analizzato per stabilire l'esatto ordine di arrivo degli atleti).    
  • [F50] Trovare il filo. Riuscire a trovare la via per risolvere una questione intricata.   

FUSAIOLO

  • [F51] Il fusaiolo è d'argento, e fa donne sufficienti.

FLANELLA

  • [F52] Fare flanella. Nel senso di perdere tempo. Proviene dall'abitudine del dandy e del flâneur di passeggiare per le vie chic della città, o nei parchi. Scambiarsi effusioni amorose (e cioè carezze, coccole e moine) senza spingersi oltre. Prima era un comportamento attribuito a chi frequentava una casa di tolleranza (dove si esercitava la prostituzione con il consenso della Legge e delle autorità) ma solo per intrattenersi con le ragazze senza compiere atti sessuali e quindi senza pagare. Le case di tolleranza sono state chiuse in Italia a metà del secolo scorso. 

FUSO

Nell'economia domestica il fuso è un piccolo arnese che serve a filare (conferendo torsione al filato) e sul quale viene avvolto il filo stesso.  
  • [F53] Andarsene diritto come un fuso. Difilato, senza esitazione. 
  • [F54] Bisogna lasciare il fuso a chi ne è esperto. Proverbio della Corsica.
  • [F55] Dritto come un fuso. Impettito, che si porta bene (di persona), dal portamento eretto; diritto in modo regolare (albero, strada, ecc.). Nel mondo contadino dove oggetti ed attrezzi erano spesso "tagliati con l'accetta", il fuso, fatto al tornio di un artigiano, si distingueva per una perfezione di tipo meccanico. In questo senso si può pensare che venisse preso a modello di un modo di stare e di una linea perfettamente dritta. 
  • [F56] Il rocchetto del fuso, da solo non è sufficiente per fare le calze. Proverbio della Calabria. (Naturalmente c’è bisogno anche del filo).
  • [F57] Le comperai la rocca e il fuso ma non la vidi filare mai. Proverbio della Calabria.
  • [F58] Non entri tra fuso e rocca, chi non vuole essere filato.
  • [F59] Piede alla culla e mano al fuso, mostrano la buona massaia

GABBANO / GABBANA

La gabbana è un ampio mantello usato dagli uomini del '500, dalla linea e dal tessuto grossolani, indossato ancora oggi da contadini e pastori per ripararsi dal freddo.
  • [G1] Essere un voltagabbana. Chi cambia opinione in modo spregiudicato, con leggerezza, per opportunismo e convenienza. Anche come epiteto ingiurioso. Significa essere una persona che cambia con molta disinvoltura idea e convincimento non per motivi veri tangibili e indubbi ma per convenienza. Questa espressione, però, come tante altre, deriva dalla cultura popolare, dagli usi di tempi meno floridi di oggi, da situazioni particolari. La gabbana poteva essere indossata anche a rovescio e, appunto [G2] Voltare la gabbana” significava indossarla a rovescio e questo era un sistema molto usato dai militari che facevano i disertori e che durante la fuga per non essere riconosciuti e denunciati o arrestati indossavano la gabbana a rovescio.  
  • [G3] L'acqua di maggio inganna il villano, par che non piova e si bagno il gabbano (ampio mantello). Il villano impegnerebbe il gabbano, per mangiare uova, formaggio e pane. Proverbio di Bologna.

GARZUOLO

Il garzuolo è la canapa cardata e pulita. 
  • [G4] Garzuolo filato, figlia educata. Proverbio di Bologna. È il meglio che si richiede alla canapa, e alla ragazza da marito. 
  • [G5] Sarebbe capace di dormire su un pettine da un garzuolo. Essendo il garzuolo una sottilissima fibra di canapa o lino, il pettine aveva denti sottili ed acuminati. Dormirvi sopra era certamente difficile.

GIACCA

  • [G6] È con i punti che si fanno le giacche. Proverbio della Val di Non, Trentino. Sono le piccole cose a permettere di realizzarne di grandi, ogni piccolo punto di cucito è importante per realizzare una giacca.    
  • [G7] Tirare per la giacchetta. Sollecitare qualcuno affinché si venga ascoltati e si faccia qualcosa; anche invitare a prendere una decisione. Nel Lazio (regione dell'Italia) la locuzione aveva il significato primitivo di "avere creditori alla calcagna".
      
Giacca a doppiopetto (1965)

GONNA / GONNELLA

Ha gli stessi significati di gonna (senza un proprio valore diminutivo), sia per indicare l'indumento femminile odierno sia con riferimento all'abito medioevale per ambo i sessi differenziato esclusivamente dalla lunghezza dell'orlo.  
  • [G8] Correre dietro alle gonnelle. Essere un donnaiolo, prediligere la compagnia femminile, corteggiare tutte le donne.
  • [G9] Donna savia e bella, è preziosa anche in gonnella.
  • [G10] In gonnella. Detto di professionisti tipicamente maschili, in versione femminile. 
  • [G11] Stare sempre attaccato alla gonnella (di una figura femminile). Dipendere psicologicamente dalla figura materna, della moglie; non allontanarsi mai da esse. 

GREMBIULE

  • [G12] L'uomo con il carro e la donna con il grembiule e la casa se ne va al fiume. Chi da molto e spende molto, manda la casa in rovina.
  • [G13] Prima di parlar male bisogna guardare il proprio grembiule. Proverbio della Val di Non, Trentino. Prima di parlare male di qualcuno altro sarebbe bene guardare a se stessi. 

GUANTO

  • [G14] Gatta coi guanti non prese mai topo. Altra variante è [G15] Mai si prendono le pulci con i guanti. Per entrambi i proverbi significa che per affrontare situazioni particolari bisogna accantonare le formalità.  
  • [G16] Gettare il guanto della sfida. Provocare qualcuno.
  • [G17] L'amicizia (L'amore) passa il guanto. Frase scherzosa con la quale s’invita a non fare troppi complimenti tra amici, in particolare fra il saluto, in cui non occorre togliersi il guanto per dare la mano, in quanto l’affetto và oltre certe convenzioni.
  • [G18] Mano (Pugno) di ferro in guanto di velluto. Imporre una disciplina ferrea con modi in apparenza miti; comportamento deciso che guarda alla sostanza, ma rispettoso nelle forme. Consiglio su come procedere nel condurre un certo affare, soprattutto se difficile e complesso: usare sempre la dolcezza dei modi, la disponibilità sui particolari e gli aspetti meno importanti e tenere fermissimo il fine da raggiungere, non cedere minimamente nelle cose sostanziali. Fu il motto adottato di fatto nel procedere dei Gesuiti e comunque a loro attribuito. In ambito colto si usa anche la versione latina: Fortiter in re, suaviter in modo (Inflessibile sulla sostanza, disponibile nell'atteggiamento); frase più consona al linguaggio della Compagnia di Gesù, perché meno violenta nel tono, più insinuante. 
  • [G19] Occorre trattarlo coi guanti. Altra variante [G20] Trattare con i guanti bianchi. In entrambi i modi di dire significa trattare qualcuno con estrema gentilezza, cortesia e attenzione o aver riguardo per qualcosa che potrebbe rivelarsi fragile o pericoloso. Deriva probabilmente dal fatto che in tempi lontani la servitù indossava sempre guanti di stoffa di colore bianco; più sottili e fini per i servizi in tavola o per aiutare a vestirsi, più robusti ma sempre morbidi per certe pulizie, come la lucidatura degli argenti o il lavaggio / spolvero di delicatissimi oggetti quali cristalli e porcellane, manovre durante le quali statuine, bicchieri e affini venivano maneggiati con estrema delicata cautela per evitare di romperli.       
  • [G21] Per tutti i Santi, manicotto e guanti. Significa che dal 1° novembre arriva il freddo invernale e si comincia ad usare gli abiti invernali. [G22]  A San Simone il ventaglio si ripone; a Ognissanti manicotto e guanti. È chiaramente una variante più completa del precedente. (San Simone nel calendario è al 28 ottobre, mentre Ognissanti è al 1° novembre.
  • [G23] Scarpe, guanti e berretti meglio più larghi che stretti. Stretti costituiscono un supplizio... ma il successivo proverbio avverte [G24] Guanti e berretti van bene larghi e stretti. L'importante è che riparino. 
Il guanto (1967)

GUGLIATA

La gugliata è il tratto di filo che si introduce nella cruna di un ago; è detta così anche la quantità di un filo necessaria per un lavoro, ovvero quella che esce da una filatura.
  • [G25] Chi non fa il nodo alla gugliata perde il punto e la tirata. La gugliata si sfila dalla stoffa e la cucitura non tiene. La gugliata senza nodo in fondo è detta [G26] gugliata del diavolo”. Con lo stesso significato del proverbio   “Chi non fa il nodo perde il punto”.
  • [G27] Donna sgarbata (mal sgarbata) tira lunga la gugliata.
  • [G28] Gugliata lunga, cucitrice pazza. Simile al proverbio [G29]: Il sarto matto ha più lunga la gugliata del braccio.  Per un buon lavoro di cucito la gugliata deve essere corta. 
  • [G30] La gugliata ha il passo corto. La gugliata deve essere corta se si vuole che il lavoro venga bene ed ordinato. Il significato è confermato da un altro proverbio [G31]: Lungo filaccio, tristo sartaccio.
  • [G32] La gugliata di filo troppo sottile spesso si rompe. Le trame troppo sottili, le astuzie troppo ingegnose finiscono per non avere effetto.
  • [G33] Lunga gugliata, maestra sguaiata (sgarbata).
  • [G34] Quando s'allunga la giornata s'accorcia la gugliata; quando s'accorcia la giornata s'allunga la gugliata. Più lungo è il giorno, più si lavora nei campi, più corto è il filato; e viceversa.

INDOSSA / INDOSSARE

  • [I1] Chi indossa roba nuova a Capodanno, ne indossa tutto l'anno.

LANA

La lana è una fibra tessile di origine animale che si ricava dal vello degli ovini e di alcune capre e camelidi. 
  • [L1] Cattiva è quella lana che non si può tingere
  • [L2] Chi non lana non lava.
  • [L3] Chi ha lana carda e chi ha lino pettina. Secondo quello che uno si ritrova sceglie il comportamento. La lana, per districarla e renderla soffice, richiede la cardatura, un'operazione energica, con un attrezzo composto da due tavolette a denti uncinati contrapposti; il lino si pettina con pettinia denti di ferro per renderlo uniforme e pulirlo. Ambedue i verbi hanno nel linguaggio popolare un senso metaforico: cardare significa, soprattutto nelle parlate toscane, dare una lezione energica, di rabbuffi e di percosse a un ragazzo discolo o a una persona che ha commesso una grave mancanza; pettinare significa la stessa cosa, ma l'azione è attenuata. Dunque: secondo con chi si ha a che fare si prendono misure diverse.
  • [L4] Chi sdegna la lana spesso giace sulla paglia. Chi rifiuta una buona soluzione spesso deve accontentarsi di una peggiore. Per molti secolisi è dormito su sacconi che erano fatti di paglia, di cartocci di granoturco, o su materassi di crine o di lana. Questi ultimi erano i migliori e rifiutare il meglio è naturalmente una sciocchezza.
  • [L5] Cielo a lana, acqua entro la settimana
  • [L6] Dall'asino non cercar la lana. Similare al proverbio [L7] Morta la pecora, finita la lana. Venuta meno la fonte che fornisce un bene, una rendita, scompaiono anche i benefici. In analogia a questo proverbio 
  • [L8] Della tribù gli uomini sono la lana, ma sono le donne a tesserne la trama. Proverbio degli Emirati Arabi.
  • [L9] È meglio dar (donar) la lana che la pecora. In analogia al precedente proverbio. [L10] È meglio perder la lana che la pecora. Se il dono è obbligato è meglio cedere il bene di minor valore. Dovendo scegliere è meglio subire la perdita meno gravosa. 
  • [L11] L'amore si trova tanto sotto la lana che sotto la seta.
  • [L12] Lanuto. Con molti capelli.
  • [L13] Lana sulla pelle, cavoli nell'orto e brodo nelle budelle.  Simile al [L14] Lana addosso, erba in orto, brodo in corpo. Ogni cosa ha la propria destinazione: la lana addosso come protezione dal freddo, i cavoli o le verdure dell'orto a disposizione, e un brodo come alimento. Ecco quanto è necessario per superare l'inverno. 
  • [L15] Non si tosa dove non è lana. Dove non c'è nulla è inutile cercare. 
  • [L16] Pretendi lana da un asino. Si riferisce a chi chiede scioccamente cose che non esistono da nessuna parte. Con il medesimo significato si dice [L17] Tosi un asino”. Si riferisce a chi intraprende una cosa assurda ed inutile, poiché a causa dei suoi peli l'asino non si può né pettinare, né, non avendo esso lana, lo si può tosare.    
  • [L18] Quando il cielo è a falde di lana, certo l'acqua è poco lontana.
  • [L19] Questioni di lana caprina. Discutere di cosa da nulla; non risolvibile.
  • [L20] Rendere morbida la lana degli altri. Non avere niente da fare in casa propria.

  • [L21] Uomo senza roba è una pecora senza lana. Nel senso di mancanza di “averi”.

LAVA / LAVATA

  • [L22] Acqua torba non lava.
  • [L23] Chi lava il capo all'asino, perde il ranno e il sapone.
  • [L24] Ogni lavata una stracciata. Il panno perde consistenza via via che si lava: diviene pian piano straccio.

LILLA

  • [L25] Lilla, amor che brilla. È questo il significato che tradizionalmente si dà al colore: amore vivo, forte. 

LINO

Il lino è una pianta erbacea, la cui coltivazione interessa i climi delle zone temperate e umide. 
  • [L26] Anno di lino, anno di vino.
  • [L27] Di qui a cent'anni, tanto varrà il lino quanto la stoppa.
  • Il lino è come il maiale, al maiale si gettano le unghie, del lino si getta la corteccia. 
  • [L28] Non si può avere il lino e il culo caldo. Non si può beneficiare di due cose incompatibili fra loro: infatti il lino tiene freschi. Analogo nel significato al conosciutissimo proverbio “la botte piena e la moglie ubriaca”.
  • [L29] Per una vita sana lino, cotone e lana. Sono i tessuti migliori, che giovano alla salute. 
  • [L30] Possa tu subire il trattamento che subisce il lino. Proverbio della Calabria. 

LODEN

Il loden è un tessuto di lana, prevalentemente utilizzato per cappotti, mantelli.
  • [L31] Con la pioggia e con il vento se ho il loden non mi spavento.

MANICA

  • [M1] L'asso della manica. Tenere nascosto l'elemento decisivo per mostrarlo al momento giusto; avere una soluzione vincente ancora non svelata ma soprattutto molto inaspettata. L'asso, infatti, in parecchi giochi di carte è la carta con il maggiore valore. In passato i bari erano soliti nascondere un asso all'interno delle maniche per barare in maniera più nascosta.
  • [M2] Essere di maniche larghe. Modo di dire inteso ad evidenziare l'indulgenza non comune di comportamento che qualcuno ha nei confronti degli altri. Deriva dall'uso medioevale di indossare maniche ampie da parte dei nobili che all'epoca si autoconsideravano gli unici ad avere nobiltà d'animo e clemenza verso gli altri.   
  • [M3] È tutto un altro paio di maniche. Questo modo di dire deriva dall'uso di utilizzare maniche staccabili dall'abito, e quindi intercambiabili, fino al Rinascimento. Cambiando le maniche, che arrivavano a costare di più dell'abito stesso, si aveva l'impressione che il vestito, coperto da una sopravveste, fosse sempre diverso (anche se in realtà il vestito era sempre lo stesso), da cui il significato di uno stato di cose totalmente diverso. Questa espressione può anche derivare dall'uso medioevale di "scambiarsi le maniche" tra fidanzati come pegno d'amore. I cavalieri legavano alle proprie spalle le maniche ricevute dalle loro dame. Da qui deriva anche la parola mancia, con il significato in senso lato di dono e oggi il sovrappiù dato a chi presta un servizio.  
  • [M4] Quel che non va nelle maniche va nei gheroni. Il gherone è un triangolo di panno che si pone sui fianchi della camicia per darle maggiore ampiezza. In un lavoro, in una faccenda, una data quantità di materia, o di denaro viene impiegata risparmiando qua e abbandonando là: comunque viene impiegata tutta. Quello che si perde da una parte si ritrova nell'altra.
  • [M5] Secondo l'abito si fa la manica. Le componenti minori si calcolano, si misurano, in funzione della parte principaledell'insieme. L'appendice deve essere armonizzata con il tutto. 

Orologio da polso (1969)

MANTELLO

Soprabito maschile senza maniche.  
  • [M6] Chi ruba il mantello al (del) suo prossimo, di (per) solito muore senza camicia Proverbio che Carlo Collodi nel Capitolo XXXVI, ed ultimo, del Pinocchio fa dire allo stesso che si rivolge alla Volpe ed al Gatto “Addio, mascherine! Ricordatevi del proverbio …”.
  • [M7] Da un mantello non sei riuscito a ricavare nemmeno un cappello.
  • [M8] Il mantello copre il brutto e il bello. Il mantello, la veste, la coperta, nascondono quello che si vuole tenere segreto, sia la bruttezza che la bellezza. Con il mantello si coprono le qualità e i difetti, si diventa anonimi. Si dice quando ci si mette addosso qualcosa per coprire un vestito poco presentabile.     
  • [M9] Il mantello preso in prestito non tiene caldo. Quando si usa un bene che ci è stato prestato, non se ne trae lo stesso piacere che si proverebbe se esso ci appartenesse. Infatti il pensiero che non è nostro e quindi che non può durare quanto vorremmo, non fa godere a pieno il benessere e i vantaggi che offre.
  • [M10] Il mantello si taglia secondo il panno. Bisogna essere pratici: ogni cosa va misurata, tagliata e realizzata secondo il materiale che si ha a disposizione e non secondo il progetto che si ha in testa. 
  • [M11] Il pane e il mantello pesano, ma non troppo. Le cose indispensabili non pesano. 
  • [M12] L'avveduto ha un mantello per ogni tempo
  • [M13] Né d'estate né d'inverno non lasciare il tuo mantello.
  • [M14] Non si fa mantello per un'acqua sola.
  • [M15] Ognuno vede il mantello, nessuno vede il budello. Tutti vedono l'esteriorità, l'apparenza, nessuno vede quello che è dentro una persona, quello che pensa. Di senso affine al più diffuso proverbio   "L'abito fa il monaco".   
  • [M16] Quando fa bello prendi il mantello. Il mantello va preso non solo quando è brutto tempo, ma anche quando, pur essendoci il sole, si prevede che piova o faccia freddo.
  • [M17] Strappare il mantello di dosso. Invitare un ospite a trattenersi con grande insistenza e premura, perché chi fa questo afferrando il suo mantello è come se lo costringesse a viva forza a restare. 

MATASSA

  • [M18] Chi ha arruffato la matassa la strigli.
  • [M19] La matassa quando è più arruffata e meglio s'accomoda.
  • [M20] Tira più un pelo in salita che una matassa in discesa. Uno solo può fare più di tante persone.

MISURE / MISURARE

  • [M21] Misura sette volte e taglia una volta sola. Nelle botteghe dei sarti si trovavano spesso esposte scritte del genere, con le quali si invitavano i praticanti e gli apprendisti a misurare precisamente la stoffa prima di tagliarla. Era un detto tipico degli artigiani di ogni tipo, ma estende il suo valore a tutte le azioni nelle quali si richiedono precisione e prudenza. 
  • [M22] Ti prendo le misure

MODA

  • [M23] La moda va e viene. Le mode arrivano improvvisamente e subito scompaiono; quindi non si deve adeguare il proprio stile di vita alle mode che sono labili e passeggere.

  • [M24] Se lo vuoi la moda le scimmie vanno in zoccoli. Per la moda si fanno le cose più bislacche e strampalate.

MUTANDE

  • [M25] A un buon cavallo basta poco cibo, così come a una buona donna un paio di mutande. Proverbio della Turchia, di altra epoca, di una società maschilista.

NERO

Il nero nella natura (mondo vegetale) non esiste.  
  • [N1] Anche il nero è un colore. Anche negare di scegliere è una scelta. Anche sottrarsi a ogni possibilità è una possibilità. Il nero propriamente non è un colore, ma l'assenza di ogni colore; comunque è come se lo fosse in quanto compare in mezzo ai colori come una possibilità. 
  • [N2] Nero con nero non tinge. Il nero non può tingere un altro colore nero. Simile nel significato al proverbio [N3]: Oltre nero non è colore, sopra Dio non è signore. Oltre il nero non si può precedere in tonalità e colori come oltre la potenza di Dio non vi è altra forza.  

NAVETTA

La navetta è un elemento in cui è alloggiata la spola, e che nei telai per tessere di una volta faceva la spola inserendo con un moto di va e vieni il filo di trama attraverso il passo dei fili di ordito. 
  • [N4] Navetta spaziale. Shuttle. In analogia all'altro modo di dire: [N5] Treno navetta. Treno che fa la "spola" fra due stazioni. 

NODO

  • [N6] Chi cuce senza far nodo al filo perde filo e sospiro. Perde il filo e sospira inutilmente perché è colpa sua se la cucitura deve essere rifatta. 
  • [N7] Chi non fa il nodo, perde il punto. Simile nel significato al proverbio [N8]: Chi cuce senza fare il nodo perde tre punti o all'altro proverbio  “Chi non fa il nodo alla gugliata perde il punto e la tirata”. Nel cucire chi non fa il nodo in fondo alla gugliata, perde parte della cucitura perché il filo non si ferma sul tessuto e tutto si allenta. Prima di iniziare un'impresa è necessario assicurarsi di aver ottemperato a tutte le operazioni preliminari.
  • [N9] Tutti i nodi vengono al pettine. Si riferisce ai fili di ordito, che quando vengono al pettine (del telaio per tessitura) creano difficoltà al tessitore, con la rottura del filo quando il pettine batte. Infatti nell’orditura quando si devono giuntare due fili non si possono annodare nel mezzo dell’ordito, bisogna farlo ad un capo in modo che il tessitore non corra il rischio di ritrovarsi la sorpresa del nodo quando svolge l’ordito. Ogni mala azione ha il suo castigo. Ma vuole anche dire che ogni difficoltà o vizio d’una qualunque faccenda si manifestano alla fine.

OCCHIELLO

L'occhiello è un foro variamente orlato, destinato ad accogliere un elemento complementare di unione o di chiusura.  
  • [O1] Essere il fiore all'occhiello. Ciò che costituisce motivo di vanto. Si dice di qualcosa che rappresenta motivo di orgoglio, e che è il completamento ideale di un disegno o progetto. deriva dall'uso maschile di mettere un fiore all'occhiello della giacca in occasioni molto importanti come ad esempio il matrimonio.  

OMBRELLO

  • [O2]  Chi presta l'ombrello non ce l'ha quando piove e ce l'ha quando è bello. Chi prende in prestito un ombrello tarda a restituirlo, per cui chi lo ha prestato quando piove non ce l'ha. Può valere come invito generico a non prestare cose che possono improvvisamente tornare utili. E con una nota di malizia in più si dice: [O3] Donne e ombrelli non si prestano neanche ai fratelli
  • [O4] Non comprare ombrelli quando piove. Perché quando tutti ne hanno bisogno il loro prezzo aumenta. Lo stesso vale per altre cose, per cui il senso del detto è: provvedi per tempo alla necessità.
  • [O5] Un ombrello non serve per una pioggia sola. L'ombrello si adopera in molte occasioni, non solo appena si è comperato. Si dice delle cose che si è indecisi a comperare temendo che siano di scarsa utilità.  

ORDITO

L'ordito è l'insieme dei fili, nel senso della lunghezza del telaio, che formano la parte longitudinale del tessuto.  
  • [O6] Chi vuol lavorar gentile, ordisca grosso e trami sottile

PANNO

  • [P1] Arcobaleno di mattina, attingi alle fontane. Arcobaleno di sera, stendi i panni. Proverbio della Corsica.
  • [P2] Chi ha del panno, può menar la coda. Perché la ricopre sotto all'ampiezza delle vesti. 
  • [P3] Dio manda il freddo secondo i panni. 
  • [P4] Il panno al colore, il vino al sapore. Il panno si giudica dal colore e il vino dal sapore.

  • [P5] In panno fino sta la tarma.
  • [P6] I panni rifanno le stanghe. Proverbio che nel significato è identico a “L'abito fa il monaco”.
  • [P7] I panni sporchi si lavano in famiglia. Proverbio inteso a segnalare l’inopportunità di portare a conoscenza di estranei tutto ciò che potrebbe esporci alle loro critiche ed anche a disonorarci.
  • [P8] Panno fatto, sole attende. Il panno lavato attende il sole.
  • [P9] Poche parole e caldo di panni non fanno mai danno. Parlare poco è sempre positivo. 
  • [P10] Stai nei tuoi panni. Motto latino di Orazio, in Sermoni [P11] Propria in pelle quiesce”, citato anche da Dante nella Divina Commedia - Purgatorio.
  • [P12] Tagliare i panni addosso. Il detto viene riferito a chi, nei confronti degli altri, usa maldicenza e malignità, mettendo a nudo situazioni e stati d'animo intimi e segreti. L'espressione deriva dalle botteghe dei sarti. Per realizzare un abito è prima necessario prendere le misure, tracciare i segni del taglio sulla stoffa, tagliare ed imbastire l'abito, poi la persona è chiamata per provare l'abito ed apportare eventuali modifiche su possibili difetti. Ma mentre il sarto intende togliere o mascherare i difetti, il maldicente li vuole esaltare.        

PANTALONI

  • [P13] Chi guadagna per la prima volta, se ne va con i pantaloni in mano. Proverbio della Corsica.
  • [P14] È meglio avere i pantaloni rotti nel culo che il culo rotto nei pantaloni.
  • [P15] Levare i pantaloni a uno. Modo di dire del Trentino. Cioè, mungerlo e spogliarlo di tutti i suoi averi. Simile nel significato a  
  • [P16] Una scorreggia per quanto forte non lacera il pantalone. Proverbio del Congo.
Pantaloni a righe (1969)

PELO

  • [P17] Degno di pelo. Si dice per persone degne di nulla di buono, poiché nulla è più indegno di un pelo.
  • [P18] Fare pelo e contropelo. È un detto che ha lo stesso significato del detto "tagliare i panni addosso" e sta ad indicare chi ha la brutta abitudine di denigrare, cioè di usare maldicenza spicciola e inesistente, nei riguardi del merito e reputazione altrui. 
  • [P19] Non mi importa un pelo. Negli autori latini è frequente questa iperbole: «non più di un pelo», quando vogliono intendere un qualcosa di minimo valore. Lo scarso valore di un pelo anche in greco fu un adagio. Di qui il modo di dire [P20] «degno di un pelo», per un uomo degno di nulla. Quanto più incisiva sarà la traduzione, tanto più sarà elegante. Infatti, [P21] «non mi importa un pelo» senza iperbole non ha quasi nulla di figurato. Invece, [P22] «non più dotto di un pelo», [P23] «non più sgradevole di un pelo», [P24] «non più stimato di un pelo» e questo tipo di frasi, poiché si allontanano abbastanza da un semplice enunciato, acquistano una maggiore grazia.              

PEZZE

  • [P25] Avere le pezze al culo. Simile al "prendere per i fondelli". Una volta ai sarti veniva, dalla gente povera, richiesto di riparare e mettere - non per moda - toppe ai gomiti delle giacche, alle ginocchia ed alle natiche dei pantaloni; per quest'ultime alle volte, invece di chiudere i buchi con le pezze, si effettuava la sostituzione di tutto il fondo realizzando un fondello con stoffa quanto più possibile simile all'originale.
  • [P26] I mercanti si riconoscono nel levar le pezze. Basta vedere l'inizio di un lavoro per giudicare l'abilità dell'artigiano.

PIANELLA

  • [P27] Gli uomini vanno veduti in pianelle, e le donne in cuffia

PIEGA

  • [P28] Prendere una brutta piega. Assumere un andamento sfavorevole. 

PUNTO

  • [P29] Punti lunghi e ben tirati, oggi cuciti e domani strappati

RAMMENDO / RATTOPPA

  • [R1] È peggio il rammendo che il buco nel vestito. Proverbio di Modena. Significa che se fai un brutto rammendo si nota di più di un buco nel vestito.
  • [R2] Il ricco strappa ed il povero rattoppa. Il ricco si può permettere tutto quello che vuole, mentre il povero si deve accontentare.

ROSSO

Il rosso è un colore ambizioso, pieno d'ambizione e assetato di potere, un colore che vuole essere visto e che è ben deciso ad imporsi su tutti gli altri.    
  • [R3] Abito rosso è un coglion chi ce l'ha addosso. Similare al proverbio [R4]: Chi di rosso si veste di coglione si tinge. Il rosso per un uomo è assai impegnativo e vistoso; chi indossa un abito di questo colore sfida gli occhi e la derisione del prossimo.
  • [R5] Chi vuol vedere un diavolo vero metta insieme il rosso con il nero. Simile al proverbio [R6]: Di rosso e nero si veste il diavolo. Rosso e nero sono due colori di difficile abbinamento, comune, tuttavia, negli abiti dei prelati. Sono considerati i colori dell'inferno, del diavolo e del menagramo, per questo si tende a evitarli. 
  • [R7] Donna vestita di rosso puttana fino all'osso. La donna che si veste tutta di rosso, a meno che non lo faccia per partecipare a una parata o a una festa, ha tutte le intenzioni di mettersi al centro dell'attenzione, con poco riguardo alla modestia.
  • [R8] Pelo rosso cattiva lana.
  • [R9] Rosso e verde sono i colori del pazzo. Ossia di chi ha poco sale in zucca oppure vuole farsi notare in ogni modo. Sono anche colori tipici dei giocolieri.
Colletto rosso (1969)

SARTO

  • [S1] Al sarto povero gli si torce l'ago.
  • [S2] Il sarto fa il mantello secondo il panno.

SCARPA

  • [S3] Adattare a un bambino i calzari di Ercole. Dal motto [S4]: «Herculis cothurnos aptare infanti» (Erasmo). Si applica quando uno con grandi frasi e con sublime stile volesse ingrandire un tenue e basso argomento.
  • [S5] Appendere le scarpe al chiodo. L'espressione, usata spesso in ambito sportivo, significa "ritirarsi dall'attività agonistica". Può essere anche estesa al membro di una qualsiasi categoria professionale che decide di ritirarsi. Le "scarpe" in questo caso sono sostituite da un analogo "ferro del mestiere": ad esempio, un ciclista appenderà la bicicletta al chiodo; un pattinatore appenderà i pattini, ecc.      
  • [S6] Chi cammina non consuma scarpe. Una persona che cammina guadagna.  
  • [S7] Chi ha le scarpe ignora la sofferenza di chi cammina a piedi nudi. Proverbio della Cina.
  • [S8] Contadino (e montanino) scarpe grosse e cervello fino. Proverbio usato per indicare che l'apparenza rude e gli scarponi poco eleganti dei montanari e dei campagnoli spesso celano buon senso e furberia. 
  • [S9] Di marzo chi non ha scarpe vada scalzo.
  • [S10] Ero scontento di non avere scarpe finché ho visto uno senza piedi. (Proverbio ebraico). 
  • [S11] Fare le scarpe. Sostituire qualcuno in un incarico di lavoro più importante di quello che si ha, ricorrendo a mezzi sleali e fingendosi molto amico della persona danneggiata. Il significato originario e quello di mettere i piedi nelle scarpe di un altro, cioè prendere il suo posto.  
  • [S12] Il calzolaio non giudichi oltre la scarpa. Traduzione del detto latino [S13] «Ne sutor supra crepidam». La frase è attribuita a Plinio il Giovane. Indica, oggi, coloro che vogliono vantarsi parlando di cose delle quali non sono competenti. Equivale al proverbio “Ognuno faccia il suo mestiere”.       
  • [S14] I parenti sono come le scarpe, più strette ti vanno più male ti fanno. Indica quanto pericolosi possono essere i parenti impiccioni e intriganti. La partecipazione alla vita famigliare dei parenti più stretti, suscita sovente incomprensioni e gelosie, tanto che, alcune esternazioni, a volte, fanno male come le scarpe quando sono strette.
  • [S15] Mi sento come le scarpe piene di piedi. Indica quanto sia difficile pensare ad altre cose quando la mente è piena di problemi che completano il quotidiano essere. 
  • [S16] Non esiste bella scarpa che non diventi una ciabatta. La bellezza svanisce. [S17] Non (ci) fu mai sì bella scarpa, che non (diventasse) diventi una (brutta) ciabatta Invecchiando il corpo va in rovina e tutti finiscono allo stesso modo. (Sono due varianti del primo proverbio, che hanno riscontri in vari dialetti regionali italiani.
  • [S18] Non giudicare il tuo vicino finché non avrai camminato per due lune nelle sue scarpe. Proverbio degli Indiani d'America, con lo stesso significato del proverbio → "Prima di giudicare una persona cammina nei suoi mocassini per tre lune".
  • [S19] Ogni bella scarpa prima o poi diventerà uno scarpone malridotto.
  • [S20] Prima di giudicare una persona cammina nei suoi mocassini per tre lune. Proverbio degli Indiani d'America.
  • [S21] Solo chi ha le scarpe ai piedi sa dov'è che fanno male. Proverbio dell'Inghilterra.
  • [S22] Sopra le scarpe nuove, prima o poi ci piove.
  • [S23] Stai con i piedi in una scarpa. Indica il sapersi comportare bene.
  • [S24] Tenere i piedi in due scarpe. Indica la posizione di chi sta contemporaneamente con una parte e con quella avversa.

Le scarpe (1967-68)

SETA

La seta è una fibra tessile di origine animale prodotta da un bruco, detto filugello o baco da seta (Bombix mori). 
  • [S25] Anche se una scimmia si veste di seta, resta una scimmia. Proverbio Spagna. È equivalente al proverbio “L'abito non fa il monaco”. 
  • [S26] Chi vuol vedere Dio si vesta di seta.
  • [S27] Col tempo una foglia di gelso diventa di seta.
  • [S28] Il pecoraro anche se si veste di seta, puzza sempre di siero. Proverbio della Calabria
  • [S29] La seta non tiene il nodo. Dicesi, in senso figurato, di quei che sfoggiano sopra le forze, e la roba sguscia via facendo sfumare la ricchezza. 
  • [S30] Ne ha combinato quanto la seta. Proverbio della Calabria
  • [S31] Se non puoi portare la seta, porta la lana.

  • [S32] Seta e raso, spengono il fuoco in cucina (casa). Similare al proverbio [S33] Seta e raso chiudono cucina e latrina”. Entrambi i proverbi con lo stesso significato di chi fa troppo lusso nel vestire mangia poi male. Con lo stesso significato dei proverbi "Belle vesti spengono il focolare" e "Vestito di velluto e tavola spoglia".
  • [S34] Velluto ai servitori e seta ai gentiluomini. La casa ricca si vedeva dalle livree di velluto dei servi e dagli abiti di seta dei signori.

SPAGO

  • [S35] Chi ha spago, aggomitoli

SPOLA

  • [S36] Fare la spola. Viaggiare da una parte all'altra. ( Navetta). 

SPILLO

  • [S37] Lo spillo gareggiando con l'ago s'accorse d'avere il capo grosso. Similare al proverbio [S38]  Lo spillo volendo fare a cucir con l'ago, s'avvide che egli aveva il capo grosso”. Chi si confronta con chi è migliore spesso scopre i suoi difetti, i propri limiti. Lo spillo vide dal confronto con l’ago di avere la capocchia.

STOFFA


  • [S39] Avere della stoffa. Avere una forte personalità, notevoli attitudini, capacità. 

STRACCI

  • [S40] Gli stracci medicano le ferite. La povertà fa dimenticare ogni male.
  • [S41] Gli stracci (o i cenci) vanno all'aria. Cioè: meglio aver a che fare con gente ricca che con gente povera.
  • [S42] Per allevare un figlio, occorre un carro di stracci.  
  • [S43] Tutti gli stracci vogliono andare in bucato. Gli schiocchi e i presuntuosi vogliono sempre intervenire in ciò che non sanno e non li riguarda.

STOPPA

La stoppa è il cascame della pettinatura della canapa e del lino. 
  • [S44] La ragazza com'è educata e la stoppa come è filata. La ragazza si nota per la sua educazione e la stoppa per la sua filatura. 

TASCHE

  • [T1] L'avidità ha le tasche piene di cotone per cacciarlo nelle orecchie della coscienza

Tasca dei pantaloni (1969)

TELA

La tela è l'armatura più semplice che si può impiegare nella fabbricazione di tessuti. 
  • [T2] A lume di candela anche la burazzina (o solidente) sembra tela. Proverbio dell'area di Bologna. Il solidente era un particolare tessuto di canapa molto rado e grossolano che serviva per asciugapiatti e cose simili, ben diverso quindi dalla tela usata per il corredo ottenuta con il filo più bello e con la tessitura più accurata. Simile nel significato al proverbio della Corsica [T3]: A lume di candela uno straccio sembra tela. Altra variante [T4]: A lume di candela il solino pare tela. Cioè occorre sempre vederci chiaro.
  • [T5] A lume di candela, non prendere moglie e non comperare tela. Prima di farlo guardaci bene. Simile nel significato al proverbio [T6]: Né donna né tela a lume di candela. Anche, in un significato più esplicito, [T7]: Al lume di candela non si giudica né donna né tela. In una situazione poco chiara, apparire migliori di quello che si è.  
  • [T8] Andavo cercando la tela fine e ho trovato la grossa trama.  
  • [T9] A tela ordita Dio manda il filo.
  • [T10] Chi tanta tela, chi senza camicia. Nella vita c'è chi ha tanto e chi, invece, non ha niente. 
  • [T11] Chi vuole buona tela di lino ordisca grosso e trami fino. Per avere una buona tela di lino, che sia fine e resistente occorre fare l'ordito con filo grosso e la trama con filo sottile. Simile nel significato al proverbio  “Chi vuol lavorare gentile, ordisca grosso e trami sottile”. 
  • [T12] Chi vuol la tela, tessa. Chi vuole una cosa se la procuri con il lavoro, si dia da fare per ottenerla.
  • [T13] Chi vuole tela semini il lino
  • [T14] Da nubile tessevo le tele e le telette, ma ora che ho preso marito non voglio più muovere un dito. Proverbio della Calabria. 
  • [T15] D'ogni tela non si fa vela. Per le vele era necessaria una tela resistentissima e molto fitta. Non tutte le cose sono adatte per fare un certo lavoro: anche fra le cose simili bisogna segliere quelle più adatte.
  • [T16] Fare la tela. Svignarsela. 
  • [T17] Quando la donna ordisce la tela fa degli intrecci che non si capiscono
  • [T18] Tale il filo, tale la tela. Una cosa si giudica dal materiale che è stato usato per fabbricarla. Il prodotto che si ottiene da una lavorazione non può essere di qualità superiore agli ingredienti usati. Così in ogni altra operazione].
  • [T19] Tela del ragno. Preparare un inganno.
  • [T20] Tela di Penelope. Com'è raccontato nell'Odissea attribuita ad Omero [T21. «... Finché il giorno splendea tessea la tela / Superba, e poi la distessea la notte...», (Canto secondo, 90 e segg. - Il viaggio di Telemaco). Nel corso dell'Odissea  la storia della tela è raccontata anche da Penelope - Canto diciannovesimo, 130 e segg. e non è utilizzata a fondo, ossia i pretendenti non si fanno forti della promessa, come potrebbero, per costringere Penelope a cedere. È uno dei temi folcloristici che spesso nell'Odissea sono accennati ma non svolti. Penelope, moglie di Ulisse, re d'Itaca, mentre aveva il marito all'assedio di Troia, si trovò circondata da un nuvolo di corteggiatori, che l'annoiavano dalla mattina alla sera per sapere chi fosse fra loro tutti il preferito. Ma la furba Penelope, per non avere seccature, rispondeva sempre che non l'avrebbe mai detto, se prima non avesse terminato una tela che stava tessendo. E perché questa tela non avesse mai a fine disfaceva di notte la poca tela tessuta di giorno; e con questo ripiego la tela andò tanto in lungo, che Ulisse ebbe il tempo di ritornare dall'assedio. Ecco perché, in relazione a ciò, il detto  [T22] È come la tela di Penelope” per indicare qualcosa che non fa prevedere la fine. Se poi si vuol accennare a qualche persona che, per irrequietezza di carattere o altro, sia solita, dopo aver fatto una cosa, di disfarla, per poi tornare a rifarla daccapo, allora si suol dire, [T23] Quella persona lì fa come Penelope”. Non si può inoltre non citare il motto latino: [T24] Quasi Penelope telam retexens” (Cicerone, Academia, 2,95) che in italiano è [T25] “Ritessere la tela di Penelope”. - Tela di Penelope, com'è raccontato tra Odissea e nell'arte.
  • [T26] Tela grossa copre l'ossa. La tela spessa ripara dal freddo.
  • [T27] Tessere la tela dei ragni. Cioè ricevere un travaglio infinito e affannoso per una faccenda da nulla e priva di frutto. Anche riferito da Diogene Laerzio, nella vita di Zenone [7, 161], un filosofo diceva che i ragionamenti dialettici sono simili alle tele dei ragni, che, pur vantando qualcosa di laborioso e perfetto, sono tuttavia risibili e deboli. E un altro paragonava alle tele di ragno le leggi, che facilmente recise dai grandi uccelli, intrappolano solamente le mosche.

TELAIO / TESSERE

  • [T28] A telaio bell'e pronto (avviato), tesse anche la capra. Analogo al [T29]  La tela avviata la tesse anche la capra”. Proverbio della Calabria. Una volta impostata la tela sul telaio è relativamente facile poi continuare a tessere. In ogni attività complessa si richiede una mente che preveda, organizzi e disponga le varie funzioni secondo le fasi del procedimento. Fatta questa impostazione (che corrisponde nel proverbio alla fase preparatoria della tessitura con la predisposizione del disegno) il lavoro può essere eseguito meccanicamente, anche senza la necessità di particolari competenze. Il proverbio valorizza in particolare la fase creativa dell'attività nei confronti della pura esecuzione. La capra, per la sua bizzarria, è considerato un animale stupido.
  • [T30] Dall'apparire all'essere, è come dall'ordire al tessere. Proverbio della Corsica.
  • [T31] È il battente del telaio che non batte pari
  • [T32] L'uomo ordisce, e la fortuna tesse. Chi non è sazio, paziente e forte, si lamenti di sé e non della sorte. 
  • [T33] Panno fino telaio poverino. Tessere di fino costa molta fatica e procura poco guadagno. 
  • [T34] Parere e non essere, è come filare e non tessere
  • [T35] Telaio non vuole rabbia, né stizza, né pancia vizza. Per tessere bene ci vuole calma, tranquillità e occorre aver mangiato bene. Analogo nel significato al proverbio [T36] Tessere non vuole né rabbia né fretta. Per tessere ci vuole calma, tempo e animo sereno.
  • [T37] Una cosa è filare e un'altra tessere. Tra un mestiere e l'altro c'è molta differenza e chi ne sa far bene uno non ne sa fare un altro.
  • [T38] Uno ordisce la tela, l'altro la tesse. In certe situazioni c'è chi predispone e prepara tutto, ma è poi un altro a portare a compimento l'impresa e a prendersene il merito.    

TUTA

  • [T39] Tute blu. Gli operai, perché specialmente nelle grandi fabbriche indossano tute di colore blu, adatte a lasciare grande libertà di movimento. Si chiamano anche “Colletti blu” in contrapposizione con   “Colletti bianchi”.

VELO

  • [V1] Il velo non fa la monaca. Si rivolge in particolare ad atteggiamenti femminili di pietà e di innocenza che tentano di mascherare una diversa personalità. Per analogia di significato al più noto proverbio  “L'abito non fa il monaco”. Per analogia “la chierica non fa il frate”, “La libreria non fa l’uomo dotto”, “La barba non fa il filosofo”, ecc. .
  • [V2] Senza velo. Nella totale nudità e realtà; dire tutto quello che si pensa.
  • [V3] Stendere un velo pietoso. Portare all'oblio, attenuare gli aspetti più spiacevoli.
  • [V4] Velo di tristezza. Malinconia.  

VELLUTO

  • [V5] Di stoppa non si fa il velluto.
  • [V6] Mani di velluto. Abilità.  

VENTAGLIO

  • [V7] Farsi vento con un ventaglio non sarà mai come il vento che soffia spontaneamente Proverbio della Cina.

VERDE

Il verde è archetipo della vita vegetativa. 
  • [V8] Chi di verde veste di sua beltà si fida. Il verde è un colore difficile ad indossare e non a tutti è permesso, senza correre il rischio di scapitarci.
  • [V9] Il verde e il caffè fan brutta chi non è. Il color verde e il color caffè deprimono la bellezza di chi li indossa.
  • [V10] Il verde non piace nemmeno nelle tasche. Difatti vi è il modo di dire [V11] Essere al verde. Indica non avere più soldi, o comunque aver esaurito qualcosa.
Camicetta verde (1967)

VESTE / VESTITO

  • [V12] Al gatto la veste color zafferano. Va sottinteso «tu dai», oppure «tu metti». Si usa per i casi in cui si danno cariche a chi non è degno e non è tagliato per esse.; oppure quando si fa un regalo a chi non sa che farsene (per esempio: un dono di un libro bellissimo a chi è completamente estraneo agli studi umanistici). Il crocoton (veste color zafferano) è un tipo di veste simmetrica e orlata di frange, che indossavano le ricche matrone.   
  • [V13] Anche sotto una sordida veste spesso sta la sapienza. Cecilio Stazio, in Cicerone  Saepe est etiam sub palliolo sordido sapientia”. 
  • [V14] A veste logorata, poca fede vien prestata. Riprende il proverbio latino [V15]In vili veste nemo tractatur honeste”, che tradotto è [V16]Chi è mal vestito, da nessuno è onorato.
  • [V17] Ben vestito anche un palo sembra un Cardinale. Una piccola variante di questo proverbio è [V18] Vesti un palo, e sembra un Cardinale. Anche similare al [V19] Vesti una contadina, sembra una regina; [V20] I vestiti rendono presentabile anche un asino; [V21] Un bel vestito rifà la persona. L'apparenza la fa da padrona è il significato di questi quattro proverbi.
  • [V22] Chi di vecchio si veste, gode poco e presto n'esce.
  • [V23] Chi fa tutte le feste, povero si veste. Rimane povero, e non ha poi da rifarsi il vestito.
  • [V24] Chi ha poco panno, porti il vestito corto
  • [V25] Chi veste di mal panno, si riveste due volte all'anno
  • [V26] Chi veste il domenicale, o bene bene, o male male. Cioè, o non ha altri panni, o può consumarne quanti vuole. (Il domenicale è l’abito delle feste).
  • [V27] Chi dei panni altrui si veste, presto si spoglia. Similare al proverbio [V28]  Chi si veste con la roba degli altri presto si veste e presto si spoglia. Significa che chi si veste con la roba degli altri deve poi restituirla.
  • [V29] Come una casa ha bisogno di essere abitata da almeno una persona, così una persona ha bisogno di vestiti per essere dignitosa. Proverbio della Cina. 
  • [V30] Culo nudo, e budelle vestite di velluto. Proverbio di Bologna. Piuttosto mal vestiti che affamati.  
  • [V31] I vestiti il primo anno si portano per amore e il secondo per forza
  • [V32] La bella veste nobilita anche lo stolto. Proverbio latino medioevale [V33] Nobilitat stultum vestis honesta virum”.
  • [V34] La mamma con la figlia è onesta; la mamma si spoglia e la figlia si veste. Una mamma si sacrifica sempre per la figlia. 
  • [V35] La veste copre gran difetti
  • [V36] La veste dei dottori è foderata dell'ostinazione de' clienti
  • [V37] La veste non fa il dottore. Per analogia al più noto “L'abito non fa il monaco”. I medici ed anche i dottori nelle varie materie, avevano nei secoli passati una veste particolare che li distingueva: mantello, cappello, e altri elementi dell’abito.
  • [V38] L'ultimo vestito ce lo fanno senza tascheÈ similare nel significato al proverbio "Per l'ultimo viaggio basta una camicia".
  • [V39] Mangia a gusto tuo e vesti a gusto degli altri. Badare alle apparenze.
  • [V40] Non è il vestito bello che fa il signore, ma è piuttosto il vestito pulito. Carlo Collodi - Le avventure di Pinocchio - cap. VIII.
  • [V41] Quando incontri un uomo, lo giudichi dai vestiti; quando te ne separi, lo giudichi dal cuore. Proverbio Russia.

  • [V42] Quando ti vesti, ricorda il tessitore; quando ti cibi, ricorda il contadino; quando bevi al ruscello, ricorda la sorgente. Proverbio Cina.
  • [V43] Quando la balza del vestito tocca i piedi si impara a camminare.
  • [V44] Spogliati quando lo zizzolo si veste. Lo “zizzolo” è il giuggiolo, una pianta che germoglia tardiva.   
  • [V45] Stracciarsi le vesti. Difendere qualcosa o qualcuno. Dare segno di indignazione, talvolta non autentica.
  • [V46] Togliere i vestiti a chi è nudo. Cioè sperare inutilmente in un profitto da uno al quale non v'è nulla da portare via. Apuleio, nel primo libro dell'Asino d'oro [Met. 1, 15] scrisse: «un uomo nudo non può essere spogliato nemmeno da dieci lottatori».
  • [V47] Una famiglia povera è come un vestito lavato troppe volte, una famiglia ricca ha l'aspetto di un abito nuovo di zecca. Proverbio cinese.
  • [V48]Un attore, anche se vestito della tunica imperiale, non diventa per questo un imperatore. Proverbio Cina.
  • [V49] Una scimmia vestita di porpora. Questo proverbio si adatta a varie situazioni, ma specialmente a quelli che, pur essendo magnificamente vestiti e adornati, tuttavia tradiscono, dal volto e dai costumi, qual è la loro indole; o coloro che ostentano una posizione importante, di cui non sono degni; o quando si camuffa una cosa di per sé turpe con ornamenti esteriori e posticci. Che cosa infatti è una scimmia che indossa una veste purpurea? [V50] Una scimmia è una scimmia, anche se indossa ornamenti d'oro. Questo adagio corrisponde al precedente, ricordando che gli ornamenti messi a disposizione dalla sorte non cambiano l'indole dell'uomo.  
  • [V51] Vestito di tutto punto. Proverbio Sardegna. Vestito perfettamente, molto accuratamente, in ogni particolare.  
  • [V52] Vestiti villano che sembri un barone. L'abito cambia l'aspetto di una persona, ed è molto importante, e può far sembrare molto più di ciò che si è.

VESTIRE

  • [V53] Da quattro cose l'uomo si fa capire: dal parlare, mangiare, bere e vestire.
  • [V54] È meglio vestir cencio con leanza che broccato con disonoranza.
  • [V55] Essere ben vestiti in un giorno di festa non significa essere ricchi. Proverbio Kenya.
  • [V56] Il bel vestire sono tre N: nero, nuovo, netto.
  • [V57] La verità vuol vestita. Cioè la verità nuda e cruda offende.



Rames Gaiba
 
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