9 agosto 2010

Heinrich Heine: "I tessitori della Slesia"


La miseria dei tessitori di Slesia - silografia di Kubitz
Illustrazione: Wege zur deutschen Literatur


Questa poesia nacque in seguito alla rivolta dei tessitori della Slesia a Peterswaldau nel giugno 1844. In preda alla disperazione dopo anni di progressivo impovirimento a fronte della concorrenza internazionale e tecnologica, quegli artigiani, un tempo ricchi e indipendenti, presero d'assalto i cotonifici del posto. Ovunque, in Slesia e in Boemia, rivolte come quella scoppiarono man mano che "la questione sociale" - il tema centrale della povertà e dello sfruttamento come conseguenze dell'industrializzazione - iniziava a monopolizzare il dibattito pubblico. I tessitori della Slesia, in particolare, raggiunsero una certa fama grazie alla triste poesia omonima di Heine. Mentre gli operai cantano il lamento funebre per la "vecchia Germania", tessono il sudario per una società che sta scomparendo, la loro. [Tristram Hunt - La vita rivoluzionaria di Friedrich Engels - Isbn Edizioni, 2010, p. 126] Heine voleva far conoscere la tragica condizione di sfruttamento dei tessitori. In quel periodo Heine era in stretto contatto con Marx e Engels. Le loro idee influenzarono la sua lirica, caratterizzata dall'impegno sociale. Questa poesia fu subito stampata come volantino e pubblicata in giornali stranieri. In Germania era vietata dalla polizia.


Heinrich Heine: "I tessitori della Slesia"
La traduzione è di Giosuè Carducci



Non han ne gli sbarrati occhi una lacrima,
Ma digrignano i denti e a' telai stanno.
Tessiam, Germania, il tuo lenzuolo funebre,
E tre maledizion l'ordito fanno -
Tessiam, tessiam, tessiamo!


Maledetto il buon Dio! Noi lo pregammo
Ne le misere fami, a i freddi inverni:
Lo pregammo, e sperammo, ed aspettammo:
Egli, il buon Dio, ci saziò di scherni.
Tessiam, tessiam, tessiamo!


E maledetto il re! de i gentiluomini,
De i ricchi il re, che viscere non ha:
Ei ci ha spremuto infin l'ultimo picciolo,
Or come cani mitragliar ci fa.
Tessiam, tessiam, tessiamo!


Maledetta la patria, ove alta solo
Cresce l'infamia e l'abominazione!
Ovo ogni gentil fiore è pesto al suolo,
E i vermi ingrassa la corruzione.
Tessiam, tessiam, tessiamo!


Vola la spola ed il telaio scricchiola,
Noi tessiamo affannosi e notte e dì:
Tessiam, vecchia Germania, il lenzuol funebre
Tuo, che di tre maledizion s'ordì.
Tessiam, tessiam, tessiamo!


Heinrich Heine, 1831
Ritratto di Moritz Daniel Oppenheim


Heinrich Heine: Die schlesischen Weber (1844)


Im düstern Auge keine Träne
Sie sitzen am Webstuhl und fletschen die Zähne:
Deutschland, wir weben dein Leichentuch,
Wir weben hinein den dreifachen Fluch -
Wir weben, wir weben!

Ein Fluch dem Gotte, zu dem wir gebeten
In Winterskälte und Hungersnöten;
Wir haben vergebens gehofft und geharrt -
Er hat uns geäfft, gefoppt und genarrt -
Wir weben, wir weben!

Ein Fluch dem König, dem König der Reichen,
Den unser Elend nicht konnte erweichen
Der den letzten Groschen von uns erpreßt
Und uns wie Hunde erschiessen läßt -
Wir weben, wir weben!

Ein Fluch dem falschen Vaterlande,
Wo nur gedeihen Schmach und Schande,
Wo jede Blume früh geknickt,
Wo Fäulnis und Moder den Wurm erquickt -
Wir weben, wir weben!

Das Schiffchen fliegt, der Webstuhl kracht,
Wir weben emsig Tag und Nacht -
Altdeutschland, wir weben dein Leichentuch,
Wir weben hinein den dreifachen Fluch,
Wir weben, wir weben!

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Il testo in questa pagina è preso da:


Wege zur deutschen Literatur - neu , 2 volumi,
di Luisa Martinelli Stelzer
Firenze, Bulgarini-Innocenti, 2001
Copyright by Editrice Innocenti - Trento

 
Heinrich Heine
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
http://it.wikipedia.org/wiki/Heinrich_Heine



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