17 dicembre 2013

Moda, non commedia


L'industria dell'abbigliamento pare oggi una commedia sofisticata, che ha come tema centrale il piacere dei singoli in rapporto alla confusione dei valori, tipica dei tempi che stiamo vivendo. Tutto è confusione: l'informazione, la politica, le pensioni, la finanza, la borsa, il lavoro, le guerre, l'ambiente. L'obiettivo della moda, invece, è chiaro: un netto rifiuto della noia. Ma non è così semplice; bisogna affilare le armi, criticare il costume, soddisfare il mercato. Del resto, la confezione è un mestiere che bisogna saper fare. È sbagliato dire che siamo in un'epoca berlusconiana e quindi "fare e disfare è sempre lavorare". Nel tessile/abbigliamento si va sempre a cicli, e il ciclo della moda più indossabile, più attenta al benessere fisico, e al portafoglio, è tornato. C'è stato un cambiamento di costumi, di linguaggi, di tecnologia, e la moda si nutre di queste novità. Mi piace ricordare che proprio nei momenti di maggiore insofferenza, e quindi di crisi, la moda italiana rinasce dal basso e rispunta dignitosa e graffiante. Tant'è che ha saputo mantenere costanti, se non intatte, la forza, l'operosità e la qualità del suo prodotto. È la storia, non la commedia, della "consacrazione" pubblica di un importante comparto industriale, sorretto da una tensione artistica che non si allenta mai.




Rames Gaiba
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Rames GAIBA
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