17 dicembre 2013

Si può parlare di eco compatibilità nelle fibre sintetiche?


Ogni fibra ha la sua ragione di essere nel mondo incredibilmente vasto del tessile: ragioni estetiche, funzionali, economiche. E spesso le fibre naturali convivono con le sintetiche nello stesso manufatto apportandovi ognuna le caratteristiche peculiari di cui è dotata per aumentare il confort, potenziare gli aspetti performanti, migliorare la mano, ecc.   



Le man-made fibres, cioè le fibre fabbricate dall'uomo,sono sotto accusa per la loro origine petrolifera e per la lunghezza dei tempi di degradazione (anche 3 secoli per un tessuto sintetico).


Le fibre sintetiche
nel mondo


62,6%
quota fibre man made
prodotte nel 2009

0,4%
quota annua di petrolio
estratto destinato
al mercato tessile

Le fibre man.made rappresentono ben il 62,6 dei 70 milioni di tonnellate di fibre tessili prodotte nel 2009 nel mondo. Dal loro ingresso sul mercato, nel dopoguerra, la loro è stata una crescita costante. Il trend positivo è sostenuto dalla versatilità dei materiali, l'impossibilità di coprire tutta la domanda di tessile con le sole fibre naturali su cui gravano effetti climatici, scelte di politica agricola e di destinazione dei fondi e delle colture, la crescita dei tessili tecnici. Le nuove tecnologie hanno consentito al tessile di acquisire spazi in ambiti di cui fino a pochi anni fa era escluso (trasporti, geotessile, edilizia). E' quindi evidente che serve disporre di materiali che non richiedano ettari ed ettari di terra per essere prodotti e che siano inoltre dotati di performances tecniche adeguate a questi contesti applicativi: la tenacità, la leggerezza, l'infiammabilità, di essere antibatterici, ecc. 

Che le fibre man-made siano prodotte in regime di sostenibilità ambientale e sociale diventa quindi fondamentale per l'ambiente: si tratta di quantità importanti di filati e tessuti, in produzione continua , che si aggiungono a quelli già presenti nel nostro pianeta, in uso o in fase di lento smaltimento.


Allora come fare?

Sappiamo che tutto ciò che è naturale non può essere automaticamente e per definizione ecologico(anche se l'opinione pubblica, non fatta dagli adetti ai lavori, ha una immagine piacevolmente bucolica e quindi ecocompatibili di un campo di cotone mentre associa un impianto di estrusione del poliestere a visioni di inquinamento e pericolosità ambientale). Si consideri inoltre che ormai la filiera dei filati man-made parla prevalentemente cinese (o comunque area asiatica).


Molto si è fatto dalle Aziende italiane ed europee, con applicazione di normative di rispetto ambientale ed a norme di sicurezza. E' altrettanto vero che le fibre sintetiche comportano solo lo 0,4% del consumo di petrolio [1] per produrre qualcosa destinato a durare per molto tempo mentre invece sono ben altri i consumi di petrolio per illuminare, viaggiare, scaldare gli ambienti. E' bene ricordare che oggi disponiamo di norme di certificazione ambientale UN ISO 14000 ed in particolare il 14001, che identifica il sistema di gestione ambientale di qualsiasi organizzazione. Ben sappiamo che tale certificazione non essendo obbligatoria non ha valore prescrittivo. E' comunque un primo "Capitolato" di riferimento, anche se questo strumento ha dei limiti in quanto identifica degli standard di controllo e di gestione dell'impatto ambientale facendo solamente riferimento a come tale sistema di gestione venga messo in atto dalle organizzazioni ottemperando ai criteri relativi all'adeguatezza, all'efficacia ed al miglioramento continuo.   
  

E' indispensabile misurare quanto costa all'ambiente la produzione di una tonnellata di poliammide (nylon) e quanto ne costa una di cotone  conteggiando acqua, energia, emissioni, sostanze chimiche di processo, trasporti; si tratta certamente di una operazione complicata ma è indispensabile per uscire da valutazioni (troppe volte ascoltate) più ideologiche che di sostanza. Quando analizziamo un prodotto per definire la sua eco sostenibilità, usando al meglio la risorsa petrolio, dobbiamo però anche considerare il suo ciclo di vita. Apparentemente un fazzoletto di cotone è più ecologico di uno di carta, in fondo si tratta di due prodotti a base cellulosica, ma domandiamoci quanto incide ad esempio l'energia destinata a lavare e stirare quel fazzoletto?    

Bisogna chiedere alle Aziende una green policies con una modalità di azione che sia sostenibile con un progetto che sia di ampio respiro (e non solo un impegno generico, che molte volte è poco più di un green marketing), uno sforzo di comprensione delle proprie criticità ambientali e sociali per ridimensionare l'impatto, davvero difficile da gestire per il pianeta, rendendo sempre più ecocompatibile i manufatti tessili sia che siano in fibre  sintetiche e/o naturali (lavorando sui processi di lavorazione, consumo di energia, riciclo delle acque, ecc.). Detto ciò anche le Istituzioni debbono fare la loro parte dando sussidi ed incentivi a quelle Aziende che attuano quelle politiche, perché le stesse  richiedono ingenti finanziamenti (che certo offrono anche delle opportunità, anche in termini occupazionali). Conoscere i propri impatti ambientali e controllarli (il che vuol dire migliorarli) è già una rivoluzione culturale. Arrivare ad una condivisa classificazione di requisiti dei prodotti/processi "più verdi", così come dei modelli di consumo meno inquinanti, è una sfida per tutti, dai consumatori (che sono anche i produttori) ai designers,agli enti di regolazione!, ect.     

La buona notizia è che stanno inoltre arrivando sul mercato nuovi prodotti (fili da Pet) di sintesi ma riciclati, riciclabili ed ecosostenibili. Vi sono già comunque dei poliesteri riciclati. Fra questi vi è il PLA che è un biopolimero che viene prodotto con processi di fermentazione e distillazione a partire principalmente da amido di mais.

Atri tipi di poliestere con fibre riciclate sono prod
otti da decenni. Gli standard qualitativi di questo tipo di prodotti sono ormai molto elevati e possono avere varie applicazioni sia nel campo dello sport (vela, sci, alpinismo, etc.), nel tempo libero e sono usati anche nelle forze armate di molti Paesi. Lo sviluppo delle ultime tecnologie ha fatto sì che alcuni prodotti innovativi abbiano fibre riciclate di diametro molto ridotto rispetto alle precedenti. Ciò ha consentito di ottenere tessuti morbidi al contatto consentendo la traspirazione della pelle a livelli mai raggiunti prima e possono inoltre assorbire il sudore in modo costante e ottimale. Questi tessuti possono arrivare a incorporare almeno il 50 per cento di poliestere riciclato. Mediante uso di tecnologie opportune diventano poi riciclabili al 100 per cento, permettendo quindi di riconvertire il capo usato di nuovo in poliestere.

Altri tessuti sempre innovativi sono realizzati con una miscela di poliestere e lana.

Le fibre di poliestere riciclato in passato erano più costose del poliestere vergine con molte difficoltà di lavorazione e con qualità nettamente inferiori. Attualmente queste differenze sono state pressoché superate e gli standard di sicurezza tra il poliestere riciclato e vergine sono simili.



[1]I dati sono stati forniti da Assofibre-Cirf Italia, l'associazione che rappresenta le imprese produttrici. E' previsto una crescita della produzione mondiale di fibre sintetiche di qui al 2020 a un tasso superiore a quello degli ultimi 10 anni, e pari al 4% annuo.   


CONTRIBUTI ESTERNI

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Bibliografia


Rames Gaiba
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