30 marzo 2011

Ricordando i bachi (Arcurdend i bagaret)


Distacco bachi
immagine tratta dal sito del Museo del Baco da Seta di Vittorio Veneto
il mondo contadino I contadini ed il baco La raccolta



Ricordando i bachi


Svegliandomi una mattina, da bambino,
nella camera vidi qualcosa di bello,
le fascine, intorno sparse
di fiocchi di neve erano tutte adorne.

Non era la neve che era caduta giù,
ma i bachi che andavano su.
Nati, covati sul seno delle donne, dal suo calore;
era cresciuti mangiando foglie di gelso.

Tanti giovani, non vi dico nulla di nuovo,
sognavano di essere un uovo di baco.
Noi bambini non avevamo tanta voglia
di aiutare la mamma a raccogliere la foglia di gelso.

Attendavamo curiosi di nuovo il miracolo
di vedere i bachi sparire nel bozzolo
e alla sveglia tutte le mattine di vedere
coperti di fiori bianchi tutte le fascine.

I bozzoli raccolti e messi in un paniere,
si portavano alla filanda per fare il suo giro.
Da Meldola, che era un centro per la seta,
nelle fabbriche per farne una fitta rete.

Una rete fatta di diversi colori,
era usata solo dai signori,
si diceva, una volta, che i bachi
erano, fra l'altro, la fortuna dei poveri.


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e questa è l'originale di questa poesia, in dialetto romagnolo .


Arcurdend i bagaret


Svigendum una maténa, da burdèl,
In tla cambra ai avdet qualcosa ad bèl,
al fascèni a lè intorna sparpaiédi
ad fioc ad neva agli era toti urnédi.

Un n'era la neva cla era avnuda zò
ma i bagarèt che i andeva so
Ned, cuvè in te pét dal doni, da e su calor
i s'era svilupè magnènd dal foi ad mor.

Tent zuvan, a nuv deg gninta ad nov,
i sugneva ad èsar di bagaret un ov.
Nò burdel an' avema ténta voia
d'aiutè la ma a coi di mur la foia.

Aspitéma curius d' arnov e mirècul
d' avdè i bagaret sparì in te bozul
e a la svègia avdéma tot al maténi
cuperti ad fiur biénch tot al fascéni.

I bozul racult e mes in ti panir,
is purteva a la filanda par fè e su zir.
Da Medla, cl' era un centar par la seda,
in tal fabrichi par fèn una feta reda

Una reda fata ad parec culur,
la era druveda sol dai sgnur.
Us geva una volta che i bagarèt
l'era fra l' ètar, la furtona di purét.


Giampietro Mambelli


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