29 giugno 2011

Idilio fra le camicie (Jean-Louis Philippe)


Domenico Gnoli - Giro di collo 15 ½, 1966 


IDILIO FRA LE CAMICIAIE

"Eccomi qui. Vi avevo promesso di venire".
Entrò. poi, giacché non c'é porta che alla fine non si pensi di chiudere, si trovarono tutti e due nella stanza.
Era naturale che a un certo punto egli dicesse:
"Ah, voi guardate sul cimitero di Montparnasse!"
Ma la macchina da cucire era piazzata davanti alla finestra, e questa fu per Angèle l'occasione di riprendersi e dare la famosa risposta:
"No, io guardo sulla macchina da cucire".
"Aspettate", disse lei, "ora libero una sedia per farvi sedere".
E mentre si dava da fare, proprio come aveva detto, Claude notò che c'erano altri oggetti oltre una donna in quella stanza. Quanto al letto, c'era poco da meditare, era solo un letto. C'erano due sedie, c'erano due tavoli; e il secondo era in certo senso superfluo. Ma i mobili non obbedivano affatto al loro scopo naturale; di solito, un letto è un letto semplicemente vuoto in attesa della notte.
Sul letto di Angèle si vedevano rotoli di tela, pezzi di tela, confezioni di tela; e, in seguito, Claude apprese che quella che egli chiamava tela poteva essere cretonne o calicot. Il letto dei poveri si adopera come ripostiglio. E la tela non stava solamente sul letto; c'era tela anche vicino a lei; il cretonne invadeva perfino il tavolo e il calicot era posato sul caminetto. C'era una piccola stufa e sopra tondi, quadrati, triangoli, strisce di tela divisi per forma e per specie, s'allineavano ordinatamente perché l'occhio e la mano dovessero solo guardare e prendere. Neanche la stufa serviva da stufa. E assieme a cose bianche, c'erano cose colorate.
"Ma è un laboratorio!" esclamò Claude.
Lei fece:
"Sì".
Lui chiese:
"Cosa sono queste?"
"Camicie già fatte".
"E quelle?"
"Camicie che sto facendo".
"E quelle altre?"
"Camicie da fare".
"Allora siete una camiciaia, egli disse. "Non lo sapevo. Pensavo che foste una donnina...".
Lei arrossì un poco. Lui allora si pentì di aver parlato così, e per ricompensarla, aggiunse:
"Ebbene, ascoltate, io non voglio affatto recarvi disturbo. Continuate a lavorare in mia presenza".


Jean-Louis Philippe, Croquignole
trad. di Giacinto Spagnoletti



Jean-Louis Philippe - Scrittore francese (Allier, 1874 - Parigi, 1909); la sua opera narrativa risente della personale esperienza di dolore e povertà. Il ronanzo Croquignole è del 1906, traduzione in italiano del 1945. Il libro ha avuto varie edizioni in Italia: Guanda del 1951 con prefazione di Giuseppe Prezzolini; un edizione della Feltrinelli del 1962; una di Garzanti del 1966. 

26 giugno 2011

Il Casentino. Impressioni e ricordi (G. Gatteschi)


Panno casentino, nel tipico colore arancione
LANIFICIO di STIA - Museo dell'Arte della Lana



IMPRESSIONI E RICORDI


A piè del monte in cui nasce e zampilla
L'acqua d'Arno ...
Sorgono le case di gentil paese.
Della piazza la silice a pendio
Non risuona al rumor di passo ozioso;
Né sotto gli archi echeggia il chiaccherio
Di vagabondo popolo cencioso.
Salve, paese, ove di festa ride
tra i caseggiati delle bianche vie
Il buonumore, che nell'alma incide
Il proficuo lavor delle corsie
Dove il rumor de' cardi e de' telai
La morale del popolo tien desta, 
Dove il pane guadagnan gli operai
E' l'allegria per la prossima festa.


Gattesco Gatteschi
da: Il Casentino. Impressioni e ricordi
Città di Castello, 1884


Gattesco Gatteschi nacque a Castel San Nicccolò, nel Casentino (alta valle dell'Arno) nel 1854 o 1855. Autore drammatico, giornalista, novelliere. Morì a Firenze il 26 aprile 1918.

19 giugno 2011

Hermann Nitsch "Schuttbild" e "Orgien Mysterien Theater"


Hermann Nitsch - Schuttbild, 1990
olio su tela e abito,  cm 200 x 300
Mart,  Rovereto (TN)


Questa opera utilizza materiali non convenzionali, schizzi di sangue su tela in un lavoro che ha un senso del profano e sacro. E' un quadro che esprime la ricerca dell'artista sull'uso del colore. Il rosso, in questo caso, manifesta i primordiali istinti umani. Ricorda Nitsch: "Il rosso è il colore della carne, del sangue, delle interiora, è il colore dell'estasi, delle vittime del sacrificio, della pasione". 


Hermann Nitsch - Senza titolo, 1989
acrilico su tela, cm 200 x 300



Hermann Nitsch
foto, Nitsch mentre dipinge 


Hermann Nitsch nasce a Vienna in Austria nel 1938. Dal 1957 Hermann Nitsch si dedica alla concezione del suo “Orgien Mysterien Theater” (OTM), il teatro delle orge e dei misteri; l’OMT è una nuova forma di arte totale (Gesamtkunstwerk) che coinvolge tutti e cinque i sensi, in cui, con intenti freudianamente liberatori, gli elementi profondi sensoriali-pulsionali affiorano attraverso uno stato di eccitazione psico-fisica.

Forte è il rapporto dell’Orgien Mysterien Theater con le cerimonie rituali e religiose dei popoli arcaici durante le quali si sacrificavano animali e si spargeva il loro sangue e le loro interiora; una violenza senza freni che consentiva di liberare l’energia interiore, passaggio necessario per arrivare alla purificazione e alla redenzione.

Nel 1961, con Günter Brus e Otto Müehl, a cui si aggiungerà Rudolf Schwarzkogler, forma il gruppo artistico del “Wiener Aktionismus”, importando in Austria le tematiche della pittura gestuale.

 
Hermann Nitsch - Camicia, relitto di una azione, gioco di 3 giorni, 1984
sangue su stoffa, in armadietto di legno, cm 158 x 160
proprietà privata, Lussemburgo



Nell’ Aktionstheater (Teatro d’Azione) l’artista viennese introduce sostanze organiche come la carne dei corpi di vitelli e pecore sventrati, liquidi corporali come il sangue e l’urina e paramenti liturgici come mitre cardinalizie, pianete, cotte, ostensori e croci.

“La televisione, i film ci propongono ogni giorno centinaia di morti. Ma come pura immagine, come qualcosa che non ci riguarda. Noi abbiamo inventato la morte pulita. Nel mio Teatro, invece, la morte torna a essere un’esperienza concreta: il sangue ha un odore e un colore, le viscere degli animali hanno una forma, sono sporche. Se io provoco scandalo è solo perché presento una verità, perché cerco sull’esempio di ogni grande artista del passato di lacerare l’ottusità, di raggiungere una consapevolezza. Il senso profondo del mio lavoro è questo: la presa di coscienza di verità antiche e la liberazione della paura attraverso la catarsi”. (Hermann Nitsch)


Hermann Nitsch - Berarbeitetes Relikt 123, 2007
collage, cm 230 x 340


«Le opere d’arte più antiche sono nate, com’è noto, al servizio di un rituale, dapprima magico, poi religioso» (Walter Benjamin).

 
Hermann Nitsch - Senza titolo, 2008
tecnica mista su tela, cm 200 x 150
Pubblicato sul catalogo della mostra "Dietro l'altare di Hermann Nitsch" a cura di Danilo Eccher



Nitsch fonda un ordine e ne redige le regole ne Il leitmotiv mitico del Teatro delle Orge e dei Misteri (Das Mythische des Orgien Mysterien-Theaters), così elencando i referenti mitologici e religiosi:

«L’eccesso fondamentale sadomasochistico / L’uccisione dell’animale-totem e la sua consumazione rituale / Il regicidio rituale / L’evirazione di Attis / L’uccisione di Adone / L’uccisione di Orfeo / La castrazione rituale/L’accecamento di Edipo / Lo sbranamento di Dioniso / La crocefissione di Gesù Cristo / L’eucarestia».

“Tutta la mia arte è una preghiera. Non solo a Dio, ma alla natura, all’essere, al cosmo intero. Io sono profondamente religioso, anche se non sposo nessuna particolare confessione. Il mio lavoro e il mio teatro sono un modo estetico di pregare, una via contemporanea alla preghiera. Gli stessi simboli che uso sono simboli presenti in tutte le religioni: il vino, il sangue, il sacrificio. La differenza è che non sono metaforici, ma veri, reali.” (Hermann Nitsch)

Nel 1971 acquista come luogo cultuale delle sue Azioni il castello di Prinzendorf an der Zaya a sessanta chilometri da Vienna.
L'artista ha combinato la propria attività performativa con esposizioni, conferenze e concerti in Europa, America e Asia. Sue opere sono incluse in prestigiose collezioni, tra cui quelle dello Stedelijk Museum di Amsterdam, della Tate Gallery di Londra, del Guggenheim Museum di New York. Ha esposto presso il Museum Moderner Kunst Stiftung di Vienna nel 1978, 1999, 2002 e 2004, alla Stadtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco nel 1988, al Konsthallen Göteborg nel 1997. Ha inoltre partecipato a Documenta V e VII a Kassel e alla Biennale di Sydney nel 1988. Nel 2007 viene fondato a Mistelbach, a nord di Vienna, l'Hermann Nitsch Museum.



Per saperne di più su questo artista:

17 giugno 2011

GONNE CORTE (da: L'almanacco della moda" - 1926)


L'allungamento delle gonne è sempre stato un tema discusso nella moda, e ve ne do qui credito sulle ironiche rime comparse nel «Modalmanacco» ovverossia «L'almanacco della moda», Roma, 1926.


Corriere delle Dame, 1844
Moda di Parigi


Gonne corte


Salve o gonne
delle donne!
Non le stupide gonnelle
d'irte stoffe
grandi e goffe
come quelle
che servivano soltanto
per coprir le gambe storte...
Questo canto
vuol cantar le gonne corte
svolazzanti onduleggianti
dietro e avanti
fluttuanti in guise strambe
tra le gambe, su le gambe
mobilissime colonne
dei bei torsi delle donne...
Salve, o gonne!
Gonne corte siete voi come stupende
lievi tende
su le porte
del miraggio,
siete il breve cortinaggio
svelto morbido leggero
che nasconde
l'aree fonde
del mistero
dove annidasi la sorte
dominante il mondo intero,
gonne corte!
Gonne corte che d'impacci
non coprite
le caviglie, ma salite
sopra i liberi polpacci
quasi a mettersi sott'occhio
per carezza
la snellezza
d'un ginocchio.
Via le gonne
fuor di moda, senza estetica, pesanti,
con la coda,
ricadenti ed abbondanti
come il pelo d'Assalonne!
Via le gonne veterane,
veri scempi
delle smilze figurine,
via le orribili sottane
d'altri tempi,
via panieri e crinoline,
sacche, tònache e campane,
vecchie linee, mode morte
col morir dell'ottocento!
Gonne corte, sbarazzine
vuole il lesto novecento,
gonne corte in movimento,
gioca il vento
tra le pieghe e par che adunghi
quando lieve e quando forte...
Gonne corte,
che nessun mai più v'allunghi
ma il progresso in fogge accorte
vi racconti con due sbalzi,
vi rialzi
vi riduca ancor più corte
finché poi non v'abolisca...
Giù la sciocca moda prisca
delle nonne!
Sempre in alto, o gonne corte,
gonne corte delle donne!


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