26 ottobre 2017

Vicolo dei Lavandai - Milano


C'è a Milano una città nella città; angoli talvolta defilati, che vogliono il piacere della scoperta.
Sono "cartoline" che una volta ritrovate si rivelano inaspettate meraviglie. Adoro questo posto nascosto in un anfratto del Naviglio Grande.




Questo post è dedicato alle donne ("Donn" in dialetto milanese) che si recavano al lavatoio (o ai lavatoi che vi sono in tanti paesi, soprattutto in montagna) per mestiere, per necessità, curve sulla pietra a fregare e risciaquare, l'odore del sapone. Mi ricorda in montagna anche mia madre, in villeggiatura, che ad uno di questi lavatoi si recava ad andare a lavare i panni; un "piccolo" spiazzo rettangolare, con una unica grande vasca con acqua corrente, che ha trovato un suo "dolce" spazio nella mia memoria.

In quel luogo, me le immagino, nelle giornate buone con il sole, anche per respirare un pò di frescura, mentre si raccontavano e cantavano; le giovani manifestano le loro esuberanze e le più anziane sciorinavano consigli. Me le immagino nelle giornate fredde, quando le mani diventavano violacee e il vento tagliava la pelle dei viso e la voglia di parlare veniva meno e i rancori uscivano più violenti, allora al posto dei canti, le maledizioni, gli insulti e qualche volta gli accapagliamenti per futili motivi, per il posto migliore, o per ragioni di cuore.

Mi è venuto in mente un detto milanese: "Ona lavada ona sügada e la par nanca duprada" (una lavata e un'asciugata e pare come nuova)... forse perché più genuino di quella "Milano da bere" [1] con cui, molti hanno identificato la metropoli lombarda nel pieno del rampantismo arrivista nei ceti sociali emergenti e dall'immagine alla moda degli anni '80.





Vicolo dei Lavandai prende il nome da un lavatoio che fino alla fine degli anni ’50 era usato dalle donne per lavare indumenti e biancheria. Il ruscelletto ("el fossett" in dialetto milanese) prende le acque direttamente dalla Darsena di Porta Ticinese. 

Sotto la tettoia si possono ancora vedere le tipiche pietre inclinate per strofinare energicamente i panni.

 



È curioso notare come il vicolo sia intitolato ai lavandai, non alle lavandaie! Questo perché durante dalla fine dell’Ottocento erano "I lavandee" gli uomini (e in seguito le donne) a svolgere il lavoro di pulizia e lavaggio, che ne ricavavano una vera e propria attività al servizio delle famiglie benestanti.

Questi lavoratori sin dal Settecento si erano perfino riuniti in una confraternita: la Confraternita dei Lavandai. Sant'Antonio da Padova è il loro protettore e a lui è dedicato un altare nella chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio, ubicata a 100 metri circa dal Vicolo dei Lavandai, lungo l'Alzaia Naviglio Grande.

Al numero 6 del Vicolo dei Lavandai si trova inoltre una centrifuga dei primi del 1900, quando ancora non esistevano la lavatrici.  

In origine era detto "Vicol di bugandee" (da bugada, bucato). Inginocchiate su cassette di legno dette "brellin" spesso contenente un cuscino rivestito di cuoio, le donne strofinavano i panni sugli stalli di pietra ancora visibili.





Oggi i locali della vecchia drogheria che vendeva sapone e candeggina alle donne impegnate al lavatoio ospitano il Ristorante "El Brellin" che, con i camini e i soffitti a cassettoni, ha mantenuto intatta l'atmosfera del luogo.


La drogheria, che vendeva il sapone alle lavandaie 





Georges Simenon a Milano nel 1957
presso il Vicolo dei Lavandai

Spesso questo vicolo è stato una location di film o sceneggiati televisivi.


MILANO ODIA: La polizia non può sparare (1974)


Squadra volante Ligera (2007)

La presenza del Naviglio con i suoi caseggiati limitrofi, con la varietà di epoche e stili e destinazioni d'uso delle abitazioni, hanno fatto si attratto molti studi ed atelier per artisti di arti figurative nonché locali attrezzati ad ospitare la "movida" notturna dei milanesi, rendendo unica ed affascinante questa parte della città.




La zona è facilmente raggiungibile col il Metrò - Linea 2 (fermata Porta Genova)


[1] La definizione è tratta dal celebre slogan pubblicitario dell'Amaro Ramazzotti, ideato nel 1985 da Marco Mignani.



Soul vicolo lavandai
Luciano Allievi
El vicol di lavandaee

“…In del vicol di lavandee
el Navili el fa la gibigianna
sora i sò prej sguraa
coi genoeucc e i socchett tutt bagnaa


Sòtta el sò pontesell
la corrent la se ferma a fiadà
per ninnà ‘sto canton tanto bell
e la medega ‘sti prej consumaa…”


Giannina Pizzamiglio 



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 Rames Gaiba 
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