30 marzo 2017

Suits of Lights (Traje de luce) - Il toro fedele di Ernest Hemingway




Dettaglio spalle e schiena di vari "Suits delle luci", come indossati da Toreros professionali in Spagna, Francia e Sud America.

E' anche detto "Traje de luce".
E' l'abbigliamento tradizionale dei toreri spagnoli (Toreros, Picadors o Picadores, Rejoneadors) che indossano nell'arena. Il termine deriva dalle paillettes e 2fili riflettenti" di oro e argento. Queste Trajes si basano sui costumi sgargianti dei dandy del 18° sec. e showmen coinvolti nella tauromachia, che in seguito divenne esclusiva per il rituale della corrida.


La tradizione della corrida si diffuse in Messico con l'occupazione spagnola nel 16° secolo. Il tradizionale Suits of lights o "vestito di luci" è rimasto invariato per quasi duecento anni, ed è composto da pantaloni fino al ginocchio, gilet, giacca, cravatta, calze rosse e mantellina. Questi abiti (completi) sono piuttosto costosi e richiedono fino ad un mese per essere realizzati, con sarte che lavorano in gruppo. I più tradizionali sono fittamente ricamati con filati intrecciati in oro e argento metalizzato, perline e paillettes.














Costume da Matador (foto 1)
XIX secolo, messicano (probabilmente),
seta, metallo, vetro.
  The Metropolitan Museum of Art, New York.


Costume da Matador (foto 2)
XIX secolo, messicano (probabilmente),
seta, metallo, vetro



















IL TORO FEDELE
di Ernest Hemingway


C'era una volta un toro che non si chiamava Ferdinando e al quale non importava niente dei fiori. Gli piaceva battersi e si batteva con tutti i tori della sua età e di qualsiasi età, ed era un campione.
Le sue corna erano solide come legno e appuntite come aculei di porcospini. Gli facevano male, alla base, quando si batteva, ma non gliene importava niente. I muscoli del suo collo si sollevavano in una grande protuberanza che in spagnolo si chiamo morillo e questo morillo diventava alto come una collina quando lui era pronto a battersi. Lui era sempre pronto a battersi e il suo manto era nero e lucente e i suoi occhi erano chiati.
Ogni cosa gli faceva venir voglia di battersi e si batteva con estrema serietà, proprio come certe persone leggono o mangiano o vanno in chiesa. Ogni volta che si batteva, si batteva per uccidere e gli altri tori non avevano paura di lui perché erano di buona razza e non avevano paura. Ma non volevano provocarlo. Né volevano battersi con lui.
Non era un prepotente e non era malvagio, ma gli piaceva battersi come agli uomini può piacere cantare o diventare re o presidente. Non ci pensava mai. Battersi era il suo obbligo e il suo dovere e la sua gioia.
Si batteva sull'altopiano pietroso. Si batteva sotto le querce del sughero e si batteva nei buoni pascoli in riva al fiume. Faceva ogni giorno venticinque chilometri a piedi dal fiume all'altopiano pietroso e si batteva con tutti i tori che lo guardavano. Tuttavia non si arrabbiava mai.
E poi cosa gli successe? L'uomo a cui apparteneva, ammesso che un animale simile possa appartenere a qualcuno, sapeva che era un grande toro, ma nello stesso tempo era preoccupato perché questo toro gli costava tanto denaro a forza di battersi con altri tori. Ogni toro valeva più di mille dollari e tutti, dopo essersi battuti col grande toro, non ne valevano più nemmeno duecento, e a volte anche meno.
Così l'uomo, che era un brav'uomo, decise di tenere il sangue del suo toro in tutto il suo bestiame anziché mandarlo nell'arena a farsi amazzare. Lo scelse dunque per far razza.
Ma questo toro era uno strano toro. La prima volta che lo lasciarono libero nel pascolo con le vacche d'allevamento, ne vide una che era giovane e bella e più snella e più muscolosa e più splendente e più amabile di ogni altra. Così, non potendo battersi, si innamorò di lei e non prestò la minima attenzione a nessun'altra. Voleva stare solo con lei e le altre per lui non significavano niente.
L'uomo a cui apparteneva l'allevamento di tori sperava che il toro cambiasse, o imparasse, o fosse diverso da ciò che era. Ma il toro rimaneva sempre lo stesso e amava quella che amava e nessun'altra. Voleva solo stare con lei e le altre per lui non significavano niente.
allora l'uomo lo mandò con altri cinque tori a farsi ammazzare nell'arena, e lì almeno il toro poté battersi, benché fosse fedele. Si batté splendidamente e tutti lo ammirarono e più di tutti  lo ammirò l'uomo che lo uccise. Ma alla fine la giubba da combattimento dell'uomo che lo uccise e che viene chiamato il matador era tutta zuppa e la sua bocca era molto secca.
«Que toro más bravo» disse il matador mentre porgeva la spada al suo assistente. Gliela porse con l'elsa in alto e la lama gocciolante del sangue del cuore del toro coraggioso che non aveva più problemi di nessun genere e che quattro cavalli stavano trascinando fuori dall'arena.«Sì. Era quello di cui il Marqués di Villamayor ha dovuto sbarazzrsi perché era fedele» disse l'assistente, che sapeva tutto.«Forse dovremmo essere tutti fedeli» disse il matador.


(Ernest Hemingway)

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