3 maggio 2017

IL SARTO





Una volta c'era un Sarto che aveva una moglie chiamata Donna Grazia. Il marito si chiamava Don Giuseppe e, siccome faceva il sarto, si guadagnava il pane tagliando abiti su misura. Un bel giorno lo chiamò il Re, per tagliare gli abiti a Palazzo. La casa di Don Giuseppe aveva un muro in comune col palazzo del Re e dalla parte del sarto c'era un buco che dava proprio nella casa del Re. la moglie, quando il marito si attardava a casa del Re, si sporgeva dal buco per vedere che cosa faceva. Poi un giorno scese di sotto e cominciò a chiamare il marito, dicendogli che aveva bisogno di lui. Don Giuseppe non poté fare a meno di chiedere permesso al Re di andare un momento a vedere che cosa voleva la moglie. il re glielo concesse e lui andò. Entrato a casa, Don Giuseppe si mise a chiamare la moglie e lei gli rispose: «Che cosa volete? Sono qua! Salite». Lui salì e lei gli chiese come gli sembrava la casa del Re, al che il marito, seccato di quella chiamata senza motivo, se ne tornò dal Re; ma in quello stesso istante, la moglie s'infilò dentro il buco nel muro e da allora cominciò ad amoreggiare col Re. Don Giuseppe, intanto, riprese a tagliare abiti come al solito. Quando finiva il lavoro, tornava a casa e chiamava: «Donna Grazia!» e lei (infilandosi di nuovo nel buco) rispondeva: «Don Giuseppe, che volete? Sto filando, non vedete?». Don Giuseppe si tranquillizzava e tornava a lavoro e intanto Donna Grazia passava come al solito dall'altra parte del muro. Il re impazziva d'amore per lei, tanto che decise di sposarsela e di farle l'abito per il matrimonio. Comprò la stoffa e poi, essendo Don Giuseppe il miglior sarto del regno, decise di farlo tagliare proprio a lui. Quando mandarono a chiamare Don Giuseppe, la moglie si fece trovare a Palazzo. Il Re, impassibile, ordinò al sarto di prendere le misure alla sua fidanzata lì presente. Ma quando vide la donna, Don Giuseppe non se la sentiva di prenderle le misure, perché gli pareva proprio sua moglie. Cominciò a fare la faccia storta e gli tremavano le mani, finché gli venne in mente d'inventarsi che s'era scordato il gesso. Allora si frugò nelle tasche e disse: «Maestà, vorrei una grazia!». «Di che si tratta?». «Ho dimenticato il gesso a casa e devo andare a prenderlo». «Andate pure, ma fate presto». «Torno subito» gli disse Don Giuseppe. Andò a casa e si mise a chiamare la moglie, perché stava in pensiero. La moglie lo sentì dalla casa del Re e subito lo raggiunse, dicendogli: «Che avete? Siete di nuovo qua, mannaggia! Non fate che cercare scuse per tornare! Ma andate piuttosto a buscarvi il pane. E non vi azzardate a tornare, se no finisce male!». Tranquillizzato, il sarto tornò a Palazzo. Appena lo vide, il Re gli disse: «Vediamo adesso quale altra scusa troverete, Don Giuseppe! Quale altra grazia vi serve?». «Per ora nessuna» rispose lui. Donna Grazia, come al solito, si fece trovare là e Don Giuseppe cominciò a prendere le misure. Mentre la guardava, però, si mise a tremare e si agitò. Al che prese un'altra scusa e disse al Re: «Maestà, una grazia!». «Che volete?». «Ho dimenticato le forbici, vado solo un minuto a prenderle». «Ancora per questa volta ve lo concedo, ma vi avverto che se ve ne andrete di nuovo, perderete la testa». Il sarto tornò a casa e in quell'istante la fidanzata del Re si spogliò in tutta fretta e s'infilò i vestiti di casa, facendosi trovare intenta a filare. Appena entrò, lui si sentì sollevato di vederla, mentre Donna Grazia gli fece una partaccia e gli disse che per quella gelosia avrebbe finito col perdere il lavoro. Ma lui si trattenne un momento a raccontarle che la fidanzata del Re somigliava tale e quale a lei. Poi se ne andò di nuovo ma appena ricominciò a prendere le misure per l'abito, guardando la donna tornò ad agitarsi. Così disse al Re: «Maestà, una grazia! Ho un male allo stomaco che è più forte di me. Devo fare un bisogno che non posso trattenere». Il Re, mangiata la foglia, non voleva dargli il permesso, ma messo alle strette, glielo concesse. Il sarto se ne andò e Donna Grazia si fece trovare di nuovo a casa: «Che strazio! - disse lei. - Siete di nuovo qua, così vi perdete il pane!». «E che ci posso fare se, quando vado a prendere le misure a quella donna, mi sembrate voi!». «Ma se la chiave di casa ve la portate appresso e mi tenete sempre chiusa qua! Come faccio a essere qua e là allo stesso tempo? Andatevene tranquillo e non dubitate più! Sapete una cosa? Se vi comportate bene, può darsi che m'invitano  al matrimonio del Re e quando gli sposi partono in villeggiatura, forse mi partono con loro! Non fa niente se voi rimanete solo qualche giorno; anzi così potete fare la guardia alla casa e nel frattempo io torno con tanti doni di ricompensa!». Don Giuseppe si convinse e tornò a Palazzo. Lui tagliò gli abiti, poi fecero preparare i documenti e fissarono il giorno delle nozze. Il re disse a Don Giuseppe che, appena sposati, sarebbero partiti tutti quanti per la villeggiatura. Così la sera si sposarono e subito Don Giuseppe  andò ad avvisare la moglie: «Il Re mi vuole portare in villeggiatura. Ti lascio per qualche giorno. Quando partiamo, tu affacciati alla finestra e, una volta che ci vedi passare, torna dentro. Mi raccomando, affacciati ben coperta e non ti fare vedere da nessuno». Poi si salutarono e la moglie gli raccomandò di stare tranquillo e di non preoccuparsi.
Lui tornò a casa del Re e subito Donna Grazia si procurò una bella zucca, l'avvolse in uno scialle e la mise alla finestra.
appena il marito partì col re, la sposa e tutto il seguito, l'unico pensiero di Don Giuseppe fu di guardare la sua finestra per vedere se la moglie s'era affacciata. Vedendola lì, gli fece segno di ritirarsi, ma quella non si muoveva (perché era una zucca) e il sarto si disperava: «Quella stupida non vuole saperne di tornare dentro!». Cammina, cammina, il sarto non riuscì più a resistere al pensiero della moglie, così si girò con tutto il cavallo e senza dire niente al Re tornò a casa a vedere se la moglie era ancora affacciata. Mentre tornava, continuava a farle segno da lontano, ma quella non si muoveva.
allora affrettò il passo e, furibondo, andò a vedere perché la moglie non si muoveva, con l'intenzione di prenderla a legnate. Ma rimase come un fesso, quando vide la zucca tutta avvolta nello scialle! Subito si mise a gridare: «Tradimento! Tradimento! Ecco perché mi chiamava sempre il Re! Ecco gli inganni di mia moglie!»
E così dicendo, impazzì.


Raccolta da
Vincenzo Gianlongo


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Giuseppe Pitrè
Il pozzo delle meraviglie
300 fiabe, novelle e racconti popolari siciliani
Ed. Donzelli, 2013

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