15 aprile 2016

Blu postcards

Indigo postcards



Com'è docile, com'è disciplinato! Il blu* è un colore giudizioso, che si mimetizza, che non vuol farsi notare. Per molto tempo è rimasto in secondo piano, disdegnato, perfino disprezzato nell'antichità. Poi, da abile cortigiano, ha saputo imporsi, piano piano, senza sgomitare... Eccolo oggi canonizzato, ufficializzato. Diventato, in Occidente, garante dei conformismi, regna sui jeans (il tessuto più globale del mondo). Gli hanno perfino affidato l'Europa e l'ONU... per dire quanto piace! Questo morigerato ha ancora molte risorse, e segreti...

L'associazione più frequente, dopo quella fra blu e cielo, è quella fra blu e mare. E forse per la solidità di tale associazione fra gli uomini del cielo (aviatori, hostess, stewards) e quelli del mare (marinai) hanno, generalmente, entrami divise blu.
Se il blu è il colore del mare, lo è anche della madre, dato lo stretto legame simbolico che intercorre fra acqua e madre, un legame che la lingua francese rende evidente attraverso un'identità fonetica e di genere femminile nel binomio mer-mére (mare-madre).

La tonalità emotiva di fondo di questo colore è la calma (Lüscher), la quiete (Kandinsky), il benessere (Steiner) e non è probabilmente un caso che «sereno» sia attributo tanto dello stato d'animo che del cielo, così come «quieto» è attributo appropriato sia per lo stato emotivo che per lo stato del mare.

* Il termine blu viene qui utilizzato come corrispondente del tedesco blau e dell'inglese blue, con riferimento all'intera gamma degli azzurri e non è specificamente circoscritto alla gradazione più scura di questa.

“BLU

Dal francese bleu (turchino scuro) sono nati in Italia blu e ble. Ble è rimasto nella parlata delle regioni centro-meridionali. Blu ha varcato le soglie della letteratura. (D'ANNUNZIO: Un poco d'oro, un poco di blu...; lo stesso: Il lustro nero blu della sua capellatura...; BONTEMPELLI: Grassoccio, sempre vestito di blu scuro...; PAPINI: Il cielo s'era parato d'un turchino blu pendente al nero...). Un vasto spreco di blu è poi stato fatto dagli autori di canzonette, i quali da tempo hanno scoperto che gli occhi blu favoriscono le fatali rime in «mai più, sempre tu, ciò che fu, tu per tu, la tua virtù». E intanto, col blu, col bleu e con tutte le combinazioni di bleu (bleu acier, bleu horizon, bleu ciel, bleu marin, bleu gendarme, bleu indigo, bleu outremer, bleu paon, bleu saphir, bleu jade, bleu électrique, ecc.) siamo arrivati a dimenticare i cento nomi italiani dei cento turchini di cui la moda approfitta: e sono tutti nomi esatti, puri, armoniosi, inconfondibili, quali (citando a caso) oltremare, indaco, zaffiro, azzurro, azzurrino, celeste, biadetto, glauco, verdazzurro, grigiazzurro, ardesia, cobalto, cilestrino, cerulo, ceruleo; e ancora: azzurro notte, azzurro porcellana, celeste pastello, azzurro giada, turchino cupo, turchino stoviglia, celeste lunare, azzurro Madonna, (NOVARO: La rustica borràgine... lasci pendere le sue stelle a cinque punte color del manto della Madonna...), e infine: turchiniccio, turchinello, fiordilino, fioraliso, e chi sa quanti altri ancora, che non ricordiamo. (Si vedano le varie voci relative). Ma che diremo del blù scritto con tanto d'accento? Peggio dell'accento su qui e qua: croci scarlatte sui compiti di terza elementare.”

[Voce tratta da "Commentario Dizionario Italiano della MODA, di Cesare Meano, edito da Ente Nazionale della Moda; 1936 - XIV]

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti non potranno essere utilizzati a fini pubblicitari di vendita prodotti.
Non è accettata la condivisione del post a fini pubblicitari.
Il linguaggio deve essere corretto, non offensivo per le persone e per le loro idee.
La responsabilità per quanto scritto nell'area Discussioni rimane dei singoli.

Grazie per l'attenzione.

Rames GAIBA
Email: rames.gaiba@gmail.com

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.