17 gennaio 2017

Baggy pants: la vita bassa per essere qualcuno

La nascita di questa moda, come la nascita di qualunque altra moda/stile, è dovuta a tanti fattori, uno dei quali è riconducibile al carcere: ai galeotti americani venne proibito l’uso delle cinte (ottenendo l’effetto pantalone calato) per evitare che questi le usassero come armi o peggio ancora per impiccarsi; l’altro fattore documentabile che può essere individuato come precursore di questa moda sta nell’abitudine tipica dei bambini dei ghetti americani di indossare gli abiti dei fratelli maggiori.

Questa moda ha preso piede anche fuori dalle carceri verso la metà degli anni ’90, propagandata dalla cultura hip hop, che si ispira allo stile ribelle della popolazione nera che abita le carceri. La cultura nera giovanile ha cominciato a contrapporre i baggy pants, per affermare la propria diversità, al più classico jeans a taglio stretto, sopravvissuto indisturbato dagli anni ‘70.



I rapper americani hanno voluto in questo modo stringere solidarietà con i loro fratelli detenuti, portando anche loro i pantaloni senza cinture scesi sui fianchi ed è diventata così una moda in tutto il mondo. Questa moda divenne popolare  negli USA, In Canada e in Gran Bretagna, e nel nostro tempo è diffusa anche in Europa continentale e America latina. Oggi, camminando, per le nostre strade se ne vedono migliaia: chiari, scuri, colorati o a fantasia, di due o tre taglie più grandi, tutti rigorosamente calati, anzi calatissimi, in modo da consentire a boxer o slip (e non solo) di spuntare prepotentemente fuori. Da simbolo di ribellione, di identità razziale e sottoculturale, ad una delle identificazioni, strumento-oggetto, della globalizzazione.

Marek Wahleberg aka
Marky Mark  nel 1990

Non a caso, i baggy pants sono divenuti celebri grazie ad artisti e personaggi del star-system. Ad esempio, grazie all’attore Mark Wahlberb, quando all’inizio della sua carriera vestiva i panni, molto calati, del rapper Marky Mark. Poi sono stati celebrati e cavalcati anche dalle grandi firme della moda, come Calvin Klein e Tommy Hilfiger.

I pantaloni a vita bassa non rappresentano, come molti vogliono farci credere, una moda neutrale, una sorta di ribellione senza bandiera, ma, come i capelli lunghi dei giovani degli anni sessanta, esprimono una cultura, quel naturale desiderio di emulazione che è tipico degli adolescenti. Seguire una moda e scegliere di vestire come la maggior parte dei propri coetanei aiuta a sentirsi integrati in un gruppo. Nella vita si realizza solo chi ha successo, e per alcuni giovani la vita è ridotta al puro apparire, e a chi il caso non riserva la possibilità di farlo in televisione o in un concerto o allo stadio non resta altro che tentare la sorte con un paio di jeans a vita bassa! Ecco, allora, che si comprano delle mutande con quei nomi di griffe della moda stampati sull'elastico che deve occhieggiare bene in vista fuori dai pantaloni a vita bassa.



Rames Gaiba
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Rames GAIBA
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