1 maggio 2018

Tela di Penelope, com'è raccontato tra Odissea e nell'arte




Tela di Penelope - Com’è raccontato nell’Odissea attribuita a Omero:  


“…Finchè il giorno splendea, tessea la tela / Superba, e poi la distessea la notte…” (Canto secondo, 90 e segg. - Il viaggio di Telemaco). [1] Nel corso dell'Odissea la storia della tela è raccontata anche da Penelope - Canto dicianovesimo, 130 e segg. e non è utilizzata a fondo, ossia i pretendenti non si fanno forti della promessa, come potrebbero, per costringere Penelope a cedere. È uno dei temi folcloristici che spesso nell'Odissea sono accennati ma non svolti.

Il ritorno di Ulisse [Penelope al telaio], (1508- 1509) [2]
Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio (Perugia, 1454 - Siena, 1513)
affresco, cm. 125 x 152

proveniente dal Salone del palazzo del Magnifico, residenza di Pandolfo Petrucci - Siena
National Gallery - Londra
 

Penelope [3], moglie di Ulisse (o Odisseo), re d’Itaca, mentre aveva il marito all’assedio di Troia (era in ritardo di dieci anni mentre tornava a casa), si trovò circondata da un nuvolo di corteggiatori, che l’annoiavano dalla mattina alla sera per sapere chi fosse fra loro tutti il preferito per sposarla. Per ritardare la risposta, la furba Penelope,  rispondeva sempre che non l’avrebbe mai detto, se prima non avesse finito di tessere un sudario per il padre di Odisseo, Laerte. E perché quella tela non venisse mai a fine disfaceva di notte la poca tela tessuta di giorno. Dopo tre anni di rinvii di successo, una delle sua ancelle, Melanto [4] rivelò il suo inganno, e i pretendenti impazienti chiesero con rabbia di sceglierne uno come suo marito immediatamente. Su suggerimento di Atena, Penelope disse che avrebbe sposato l'uomo che avrebbe potuto stringere l'arco di Odisseo e scoccare una freccia attraverso dodici asce. Guadagnano tutto questo tempo Odisseo ebbe  il tempo di ritornare segretamente, travestito da mendicante; superò la prova dell'arco e poi procedette a massacrare i pretendenti che avevano tormentato sua moglie.
Ecco perché, in relazione a ciò, il detto È come la tela di Penelope per indicare qualcosa che non fa prevedere la fine. Se poi si vuol accennare a qualche persona che, per irrequietezza di carattere o altro, sia solita, dopo aver fatto una cosa, di disfarla, per poi tornare a rifarla daccapo, allora si suol dire quella persona lì fa come Penelope


Penelope al telaio (1580 circa)
Cesare Nebbia [attribuito], (Orvieto, 1536-1614)
affresco
Torre San Severo, Villa Simoncelli - Orvieto

Penelope al telaio (1575-1585)  
Leandro Bassano (1557-1622)
olio su tela, cm. 92 x 85
Musée des Beaux-Arts - Rennes, Francia [5]



Odisseo (Ulisse) viaggia tra i propri sogni, ed il principale dei sogni è la donna che aspetta, la donna che non conosce la misura dell’assenza, perché ne ha fatto misura dell’amore eterno, del per sempre. Una donna che tessendo scrive la sua stessa storia, per poi scucirla e ritesserla ancora. In un’isola lontana, contemporaneamente, Odisseo racconta di sé, si inventa, e diventa perciò il primo poeta conosciuto dell’ Occidente. L’Odissea è il viaggio nel non-luogo e nel non-tempo, perché è il viaggio di un uomo tra le sue paure, tra i suoi morti ed il suo passato, tra le sue nostalgie, tra i suoi desideri irrealizzati, verso un futuro che non conosce e le sue pericolose seduzioni.



Penelope (1864)
John Roddam Spencer Stanhope (1829-1908)

olio su tela, cm. 107 x 81
Stanhope dipinge Penelope pensosa e malinconica con un filo in mano.
L'ancella accanto a lei è Melanto, che nel racconto del mito la tradisce
rivelando il trucco della tela ai Proci.



Penelope e i pretendenti (1912)
John Wiliam Waterhouse (1849-1917)
olio su tela, cm. 188 x 130
Aberdeen Art Gallery & Museums - Aberdeen, Scozia



Il telaio che storicamente la tradizione figurativa riporta accanto a Penelope è un telaio a pesi. Quest’ultimo fu il primo tipo di telaio inventato dall’uomo, nel periodo neolitico, e rimase in uso presso popoli antichi del Mediterraneo fin dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente. È un telaio molto semplice che ha la caratteristica di cominciare a costruire il tessuto, contrariamente ai telai moderni, nella sua parte alta.



Pittura vascolare su "skyphos" (bicchiere a due manici)
Attica a figure rosse (440 a.C. circa)
Penelope è rappresentata al telaio verticale in compagnia del figlio Telemaco.
Chiusi, Siena - Museo Archeologico Nazionale 

Costruito con pali di legno legati con lacci di cuoio o fibre vegetali, la sua struttura è basata su una cornice fissa di forma rettangolare a cui vengono appesi i fili dell’ordito, mantenuti in tensione da pesi. Due rami a forcella, che sporgono perpendicolarmente dai montanti, possono creare i supporti per il bastone dei licci. Il telaio è completato da un paio di stecche (per tener in ordine i fili) e un legnetto con il filo arrotolato come navetta.


«Le fonti iconografiche sono utili per comprendere la forma e le caratteristiche estetiche di determinati telai od oggetti, ma sono altresì limitate e non descrivono pedissequamente la funzione tecnica e scientifica di questi strumenti. Gli artisti di tali rappresentazioni, infatti, avevano lo scopo di raffigurare un oggetto o una scena nell'immediato, essere più diretti possibile, e non avevano alcun scopo didattico o scientifico. Nel telaio di Telemaco e Penelope, ad esempio, per ogni peso da telaio è raffigurato un solo filo d'ordito; in realtà ad ogni peso andava legato un gruppo di fili in base alla grammatura di entrambi gli elementi.»  (Valentina Cutaia Atzeni - Tesi di laurea “Il ciclo produttivo della tessitura: analisi diagnostiche e indicatori archeologici”, op. cit., p. 6)


« [...], un altro elemento di particolare rilevanza è la presenza di una trave girevole posta in orizzontale nella parte alta della struttura, sulla quale era possibile avvolgere la stoffa appena tessuta; si otteneva in questo modo un panno più lungo rispetto alle dimensioni del telaio, le quali al contrario, limiterebbero la lunghezza totale della stoffa. [...] In questa raffigurazione è possibile notare un'abbondante porzione di stoffa già tessuta e avvolta sulla trave superiore del telaio. [...] Nel telaio con Penelope e Telemaco, ad esempio, nonostante sia apparentemente realistico, ciascun singolo filo dell'ordito presenta un solo peso; questo dettaglio, secondo l'autorevole parere di Marta Hoffmann [6], sarebbe in realtà impossibile, in quanto si arriverebbe al disfacimento del filo [7]. Ad ogni peso, infatti, erano legati insieme un totale di fili stabiliti in base al peso effettivo d'ogni pesetto e tenendo conto dei grammi e della resistenza del filo utilizzato.» [8] (Valentina Cutaia Atzeni - Tesi di laurea “Il ciclo produttivo della tessitura: analisi diagnostiche e indicatori archeologici”, op. cit., pp. 16-18)






[1] Tela sottile, tela grande, immensa, / A oprar si mise, […] Intanto, / Finchè il giorno splendea, tessea la tela
Superba; e poi la distessea la notte / Al complice chiaror di mute faci. ... / Così un triennio la sua frode ascose,
E deluse gli Achei. […] Omero - II libro dell’Odissea (vv. 121-139).
 
[2] Penelope lavora la sua tela anacronisticamente su un telaio orizzontale a pedali, a licci (il giovane in primo piano è Telemaco, seguito dai Proci, mentre Ulisse resta sulla soglia).
[3] Penelope era figlia di Icaro e cugina di primo grado di Elena di Troia. 
[4] Melanto era la sorella del capraio Melanzio e una delle ancelle (serve) di Penelope, che l'aveva cresciuta fin da piccola. Tuttavia si schierò dalla parte dei pretendenti e fu l'amante di Eurimaco ("divino" viene definito in più di un'occasione, che fu tra quelli che tentarono di tendere l'arco di Odisseo, e venne ucciso per mano di quest'ultimo), che era uno dei capi, fra i più ricchi e belli, dei Proci che tentavano di ottenere la mano di Penelope. Fu fra le ancelle la più prepotente e per questo venne impiccata sotto ordine di Telemaco insieme alle altre serve infedeli dopo il massacro dei pretendenti (Odissea, Canto XXII, vv. 461-473).  
[5] Il quadro di Bassano mostra Penelope davanti ad un telaio (il telaio è in senso inverso, con il tessuto già fatto) che al lume di una lucerna, disfa la tela nottetempo. Vi è un'altra versione di Penelope al telaio, sempre di Leandro Bassano, che si trova al Museo civico "Bailo" di Treviso.
[6] Hoffman, The Warp-Weighted Loom, Oslo: Universitetsforlaget, 1964
[7] Broudy, The Book of Looms: A History of the Handloom From Ancient Times to the Present, UPNE, University Press of New England, 1993, pp. 25-26
[8] Broudy, The Book of Looms: A History of the Handloom From Ancient Times to the Present, UPNE, University Press of New England, 1993, p. 25



Non si può inoltre non citare il motto latino:
  • Quasi Penelope telam retexens (Cicerone, Academ., 2, 95) [Ritessere la tela di Penelope]. 


BIBLIOGRAFIA

  • Valentina Cutaia Atzeni - Tesi di laurea “Il ciclo produttivo della tessitura: analisi diagnostiche e indicatori archeologici”, Università di Cagliari - Facoltà di Studi umanistici, 2013-2014





Rames Gaiba
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