16 gennaio 2018

ACCAPPATOIO

Accappatoio - il nome deriva da cappa.

1. Capo unisex in tessuto di spugna, in ciniglia o in cotone a nido d'ape, tutti materiali che hanno la proprietà di avere un facile assorbimento dell'acqua e di asciugare perfettamente la pelle. Dal taglio semplice e confortevole, può essere lungo alla caviglia o corto al ginocchio o alla coscia; è aperto sul davanti, con le due parti che si sovrappongono e sono chiuse da una cintura legata in vita a fiocco, con maniche lunghe. Può avere tasche applicate, con o senza cappuccio ed in tal caso con collo a scialle. Si indossa generalmente dopo il bagno, anche al mare. 

    

Francese: sortie de bain - Inglese: bath-robe; bath-wrap - Tedesco: bademantel - Spagnolo: salida de baño


STORIA - Se ne ha notizia la prima volta nell'elenco della raccolta dotale di Bianca Maria di Savoia, sposa nel 1512 di Massimiliano Sforza: i suoi accappatoi erano ricamati in oro.

2. Mantello di mussola bianca, che una volta, le donne indossavano per acconciarsi i cappelli.
   


Rames Gaiba
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15 gennaio 2018

SALOPETTE

Salopette - voce francese da salopèt, di provenienza norvegese, che significa "tuta".

Pantaloni lunghi e larghi che continuano in una pettorina (a volte con una seconda parallela nel mezzo del di dietro) sostenuta da →bretelle, che s'incrociano sulla schiena per agganciarsi sul dietro dei calzoni, fermate da bottoni o fibbie con bottone a pressione, o con corpetto senza maniche. Tasche sulla pettorina e sui pantaloni. È un capo d'abbigliamento, comunque, diverso dalla tuta.  

Indumento unisex, originariamente da lavoro, utilizzato (anche nell'abbigliamento per l'infanzia) dalle versioni sportive in denim o altri tessuti o imbottite per lo sci, a quelle decisamente più eleganti. Capo preferito dalla moda pre-maman.  


Italiano: salopette - Inglese: overall; dungaree - Tedescoübungsanzug - Spagnolo: chandal. Il termine, oggi, è appartenente al linguaggio internazionale dell'abbigliamento.  

Il corrispondente termine inglese, dungaree, viene dall'hindi dungri, una grezza tela di cotone calicò.

STORIA - All'inizio del ventesimo secolo la salopette nasce come indumento da lavoro, Fu adottata dalle donne durante le due guerre mondiali. Alla fine degli anni '40 e all'inizio degli anni '50 venne di moda quella confezionata in denim. Passa alla moda casual e sportiva verso gli anni '60, dove il vestire informale diventa simbolo di libertà, per arrivare ad oggi nelle versioni più diverse.






Rames Gaiba
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12 gennaio 2018

SFILATA

Sfilata - da sfilare, da fila.

Nella terminologia della moda è la sfilata attraverso cui avviene la presentazione dei modelli di una Casa di moda o sartoria; essa è al tempo stesso uno strumento di comunicazione in quanto, suo tramite, mercato ed addetti ai lavori (licenziatari, buyers e i media) vengono informati su una collezione, ma anche di promozione visto che viene data la possibilità ai compratori di convincersi per i loro acquisti. L'ambiente, la coreografia, la scenografia, la musica, il casting, la regia, la presentazione, l'organizzazione, le modelle e i modelli, i capi presentati sono tutti aspetti che supportano in maniera determinante questo veicolo comunicazionale-promozionale; è appunto sfilata dopo sfilata che stilisti ed imprese costruiscono la loro immagine presso il pubblico e si conquistano spazi nel mercato della moda.

Tradizionalmente le sfilate di moda avvengono due volte all'anno, in quanto la loro funzione principale è aprire, con circa sei mesi di anticipo, il nuovo ciclo stagionale: le collezioni per l'autunno/inverno si presentano a gennaio/febbraio, le collezioni per la primavera/estate si presentano a settembre/ottobre prima l'uomo e poi l donna; con questi tempi di presentazione delle collezioni i clienti avranno la possibilità di ordinarle, le imprese di produrle e consegnarle ai punti vendita, i consumatori d' acquistare.

Le sfilate normalmente vengono fatte in punti vendita, in alberghi, in appositi spazi durante le fiere o in occasione di riprese televisive, negli stessi showroom.

Si usa anche il corrispondente francese →defilé.

Francese
: defilé de mode; Inglese: fashion show; Tedesco: modenschau; Spagnolo: desfile de moda

défilé de moda à Hangzhou, Cina


STORIA - Nel 1858 Charles Frédéric Worth, sarto inglese trasferitosi a Parigi, sarà il primo a mostrare alle sue clienti abiti già pronti, facendoli indossare da giovani ragazze chiamate "sosie", sono le prime indossatrici. 






Rames Gaiba
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11 gennaio 2018

YVES SAINT LAURENT ED I SUOI CARTONCINI DI AUGURI "LOVE"

Questi sono i carte de vœux disegnati da Yves Saint Laurent (Orano, Marocco, 1936 - Parigi, Francia, 2008), che furono realizzati in gran parte in Marocco, in quello che è stato uno dei suoi grandi amori.

Questi cartoncini di auguri li inviava ai suoi famigliari e amici, a partire dal 1970 fino al 2007 e lo ha fatto, continuando a diffondere l'amore, ogni anno per più di 30 anni. Solo nel 1978 e nel 1993, ha smesso di inviarli; quegli anni sono stati indicati come “gli anni senza amore”.

Per Saint Laurent, il concetto di amore e il suo simbolo, il cuore, erano sempre essenziali. Una delle sue frasi era “senza un'eleganza del cuore, non c'è eleganza”. In tutte le carte ci sono due elementi fissi, l'anno in cui sono stati inviati e la parola Amore.  

Art déco, ispirazione Matisse o Warhol, disegnati con la tecnica del collage, colorati e dalla grafica ardita: i poster Love racchiudono gli oggetti vicini e cari allo stilista, come il suo bulldog Mugik (1991 e 2002) e il sole (1972 e 1994) e le palme (1986).




In questo primo del 1976 uno studio sulle iniziali YSL in cui la S è sostituita da un serpente e la L diventa l'espediente della scritta Love.

    
 




Questo del 1972 rappresenta perfettamente la forza del sole del Nord Africa insieme alla arte psichedelica hippy vissuta in quel periodo.












In quello del 1977 una figura femminile dai tratti orientali è semi-nascosta dietro un paravento firmato Love, che si trasforma in una figura coperta da uno chador. 






L'uso di uno stile minimalista e astratto in queste carte degli anni '80 è notevole. 













Quello del 1986 è realizzato in forma di collage, in una grafica molto semplice, ma allo stesso tempo molto riconoscibile. È la rappresentazione della fontana del Jardin Majorelle, con il blu cobalto e il giallo penetrante del sole. Yves e Pierre Bergé acquistarono questa proprietà nel 1980.  





































Tutte le foto sono © Fondation Pierre Bergé - Yves Saint Laurent, Parigi 



Rames Gaiba
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28 dicembre 2017

COTONE

Cotone - dall'arabo qutun. Il nome spagnolo algodon conserva addirittura l'articolo arabo al. Il francese ha coton simile all'italiano. Il tedesco invece ha baumvolle che significa "lana arborea", utilizzando un'immagine che era stata del mondo classico. Il vocabolo “cotone” è una parola abbastanza moderna. Nel Medioevo e, documentato ancora nel Settecento in Italia, il cotone si chiamava  bombaso, bambagia, bombacis, bumbace. [1]

È la fibra tessile vegetale più importante ed utilizzata, ricavata dalla peluria che riveste i semi della pianta del genere Gossypium (che consiste in 39 specie) della famiglia delle "Malvacee". Il cotone per crescere bene ha bisogno di condizioni particolari: giusta temperatura e alta disponibilità di acqua. Dalla semina al raccolto trascorrono da 175 a 225 giorni. Alcuni giorni dopo la semina spunta il germoglio. La pianta si sviluppa in 3 mesi ca. fino alla fioritura. L'ovario nel fiore, dopo la fecondazione, si trasforma in capsula che raggiunge le dimensioni massime nel giro di 3 settimane e si apre 50 giorni dopo la fioritura, prigionando le fibre di seme. Il frutto del cotone ha la forma di una capsula che contiene i semi ricoperti dai peli: quando matura si apre e lascia uscire il bioccolo del cotone, e, a seconda della loro lunghezza, viene utilizzato per diversi impieghi. Le fibre sono costituite da polimeri di cellulosa, ma le sue catene sono più lunghe rispetto a quelle che si trovano nella polpa di legno, nel rayon, e con un più alto grado di cristallinità. La fibra migliore è quella più lunga (arriva a ca. 3 cm.), sottile e resistente, così come sono importanti il colore, la morbidezza e la lucentezza che ne aumentano il valore commerciale.




Le raccoglitrici di cotone (1876)
Winslow Homer (1836-1910)

olio su tela, cm. 61.1 x 96.8
Los Angeles County Museum of Art.



Esistono cotoni di diverse qualità secondo la provenienza: il più pregiato è il Sea Island [2], dalla lunga fibra setosa, ideale per i filati e le stoffe pregiate; il cotone Egiziano (chiamato anche Jumel o Makò), è caratterizzato dalle sfumature del colore che vanno dal giallo al bruno; le varietà di cotone Peruviano, di buona qualità, che hanno l'apparenza della lana per cui sono spesso usati in miscela con tale fibra; il cotone America detto Upland [3] (o denominati dalla provenienza: Texas, Mississippi, Georia, Orleans) con fibra di lunghezza non superiore a 28-30 mm, relativamente grossolano, opaco, di colore tendente al bianco sono la qualità di cotone più impiegata; le varietà di cotone indiano hanno fibra ancora più corta di quello americano e sono di qualità più scadente.

Finezza e lunghezza di alcuni principali tipi di cotone
Tipo/Lunghezza in mm./Diametro in micron
Indiano/10-20/14,5-22,0
Americano/16-30/13,5-17,0
Egiziano/20-32/12,0-14,5
Sea-Island/28-36/11,5-13,0

A differenza della lana la finezza è inversamente proporzionale alla lunghezza (più la fibra è lunga è più è sottile).

Trattamenti per migliorare la stabilità dimensionale - I tessuti di cotone, a causa del basso allungamento della fibra sotto sforzo, non riescono a deformarsi durante tutti i trattamenti cui il tessuto è sottoposto durante il ciclo tessile (filatura, tessitura, tintura, ecc.). Per migliorare la stabilità dimensionale, è necessario sottoporre il tessuto a trattamenti che consentano il rientro del tessuto prima della confezione: ramatura (rameuse) - sanforizzazione -   mercerizzazione.

Dall'inizio di questo secolo sta aumentando la produzione di "Cotone bio", che proviene da coltivazioni assolutamente prive di pesticidi e altre sostanze chimiche capaci di alterare la qualità del tessuto.

Operazioni dopo la raccolta - Dopo la raccolta il seme è esposto al sole per l'essicamento e poi è sottoposto alla sgranatura, processo di separazione di particelle di cuticola, dette guscette, che solo in parte vengono eliminate durante il processo di filatura. Una volta separata la banbagia dai semi, le fibre di cotone vengono compresse in balle a forma di parallelepipedi (ad esempio: quello americano viene preparato in balle che pesano in media 500 libbre = 227 kg.), avvolte in juta o in sacchi di polipropilene, legate con raggette metalliche ed inviato alle tessiture, e da li trasformato. Il cotone così compresso in commercio prende il nome di cotone sodo o cotone greggio.

20 anni fa la produzione media di cotone per ettaro era di 200 chilogrammi di fibra raccolta, oggi arriva a 900 chilogrammi che salgono a 2000 in Australia, e ciò è stato possibile alle ricerche biotecnologiche sul cotone che hanno consentito di ottimizzare terreni e acqua oltre a rendere le piante meno sensibili all' aggressione di insetti riducendo così l'utilizzo di sostanze chimiche. 

Classificazione del cotone sodo per il commercio - I requisiti che determinano la cosiddetta classe del cotone sono: il grado, che dipende dall'apparenza esterna (lucentezza, bianchezza, impurità, esito della sgranatura); il colore, bianco (che è il colore normale), grigiastro o rossiccio, indice della facilità delle lavorazioni successive; la lunghezza e finezza delle fibre; il carattere, che riassume in un certo qual modo le varie caratteristiche e determina in modo decisivo il valore tessile delle fibre: hanno un buon carattere i cotoni a fibre forti e robuste, omogenee e uniformi che sopportano bene, con il minimo scarto, le lavorazioni. Altre qualità del cotone concernano il grado di maturazione, la manipolazione, l'imballatura e la natura della fibra: il cotone "rigginato", cioè passato più volte allo sgranatoio, è in genere un cotone di basso grado così artificialmente valorizzato; il cotone "misto" è formato con avanzi di balle di cotone di differenti gradi; quello di "falso impacco" può essere in parte deteriorato o contenente sostanze estranee; e così via.

Sottoprodotti del cotone - Dai semi di cotone separati dalle fibre si ricavano poi diversi sottoprodotti utilizzabili anche per altre industrie. I più interessanti sono: i linters (sono molto importanti ed utilizzate quasi pura per la produzione di fibre artificiali quali la viscosa, acetato, ecc., di nitrocellulose quali plastica, lacche, ecc., di cotone idrofilo, feltri, ecc.); le guscette (utilizzate come fertilizzanti, come mangimi, nella produzione della carta, nella produzione di esplosivi, ecc.); olio (per la preparazione di grassi ed oli alimentari, così come di grassi per la produzione di saponi e candele).

Il cotone, fra tutte le fibre vegetali, è quella che contiene la percentuale maggiore (90% ca.) di cellulosa, oltre ad acqua (6,7%) e a piccole quantità di sostanze minerali, grassi, cere e sostanze incrostanti, ed è priva di componenti in legno. La finezza delle fibre di cotone oscilla tra 1 e 4 dtex. La lunghezza varia tra 10 e 60 mm., anche se le lunghezze più frequenti rientrano tra 25 e 30 mm. La densità va da 1,5 a 1,54 g/m3. Il grado di maturazione dipende dalla zona di provenienza e dall'anno del raccolto. La resistenza della finezza è di ca. 25-50 cN/tex. Il cotone viene filato nella filanda per fibre corte per trasformarlo in filato per uso tessile. Le fibre di cotone vengono lavorate pure o miscelate con fibre chimiche. Prima in ordine di diffusione (copre il 47% del fabbisogno mondiale).

Produttori e consumatori - Cina, India, Pakistan, Turchia, Stati Uniti e Brasile sono in testa alla classifica mondiale (dati al 2006) sia come produttori sia come consumatori di cotone. Ma vi sono mercati significativi in termini di consumo, come Indonesia, Tailandia, Messico e Bangladesh che indicano utilizzi crescenti non sostenuti dalla produzione nazionale. In termini di esportazione, l'Uzbekistan è secondo agli Stati Uniti per quanto riguarda l'esportazione globale di cotone. Né come fornitori importanti vanno trascurati l'Africa Francofana, l'Australia, la Siria, l'Egitto, il Turkmenistan, il Tagikistan e il Kazakhstan.

Nel biennio 2008/2010 i consumi mondiali sono cresciuti (anche se vi è stata una flessione tanto in Europa quanto negli USA) grazie al miglioramento del reddito di fasce importanti di popolazione specie in Asia e in quelli che un tempo si chiamavano Paesi a economia socialista; la diffusione di stili di vita e consumi sempre più simili a quelli occidentali ha assunto un ruolo importante in questo processo. Sul fronte dell'offerta i fattori sono più complessi e riguardano gli effetti del cambiamento climatico con i disastri climatici (sempre in agguato) e le scelte di politica agro industriale dei Paesi in via di sviluppo senza dimenticare gli effetti prodotti dalla ricerca scientifica sulla redditività della pianta. In alcuni casi il mancato sfruttamento economico di aree potenzialmente redditive ha motivazioni politiche complesse: per esempio Ruanda, Tanzania, Uganda e Borundi potrebbero destinare molti terreni alla coltivazione del cotone ma accordi internazionali impediscono lo sfruttamento delle acque del Nilo che li attraversa e che non possono essere deviate (per motivazioni economico-politica) se non a costo di togliere risorse idriche importanti all'Egitto e al Sudan.   

CARATTERISTICHE: Fra i pregi del cotone vi sono che è molto resistente alla bollitura e stiratura, che ha un alto assorbimento dell'umidità, che è un buon conduttore e quindi favorisce la dispersione del calore corporeo, che non è attaccabile dalle tarme, ecc. Fra i difetti vi sono una scarsa elasticità, un alto grado di restringimento e di sgualcibilità, che può essere ricettacolo di batteri, ecc.

La manutenzione dei capi di cotone - Il cotone è una fibra abbastanza resistente e pertanto può essere lavato a mano o a macchina, sia con sapone da bucato sia con detersivi senza subire danni. Nel caso di lavaggio in lavatrice è necessario fare particolare attenzione ai rientri (e non sempre il consumatore finale ha a disposizione queste informazioni) e quindi, prudenzialmente, nell'eseguire i lavaggi a macchina bisogna ridurre l'agitazione meccanica (giri centrifuga). La temperatura di lavaggio fino a 50-60°C è ininfluente sulla solidità del colore, anzi al crescere della temperatura - contrariamente a quello che comunemente si pensa - la resistenza del colore tende a migliorare. Assorbe facilmente i candeggianti contenuti nei prodotti di lavaggio, mantenendo sempre un perfetto grado di bianco (fino a pH 12). Il candeggiante ottimale è il perborato, ma è necessario fare particolare attenzione quando si usa la candeggina, in quanto un eccesso di candeggiante trasforma la cellulosa in ossicellulosa, di parziale demolizione, solubile in acqua (danno "catalitico"). Il cotone è insolubile e ha un'ottima resistenza ai solventi, pertanto si può tranquillamente lavare a secco. Nello stiro è preferibile interporre un panno umido in quanto un contatto prolungato del ferro provoca ingiallimenti già a 120°C e una colorazione bruna a 150°C; in ambiente umido sopporta temperature fino a 180°C.  

IMPIEGHI: E' utilizzato soprattutto per abbigliamento per ogni tipo di indumento (sebbene si addica maggiormente all'intimo, e alla realizzazione di capi leggeri per la stagione estiva) e per tessili per uso domestico. Solo il 10% viene utilizzato nel campo dei tessili tecnici.

CODICE TESSILE: CO (EURATEX)

Francese: coton - Inglese: cotton - Tedesco: baumwolle - Spagnolo: algadon - Portoghese: algodao



[1] P. Sella, Glossario Latino-Italiano, Stato della Chiesa-Veneto-Abruzzi, Città del Vaticano, 1944, p. 53 ASTv, not. I, b. 4266-1781, voce “bombace”
[2] Dal nome delle isole al largo della Georgia, Stati Uniti, che utilizzavano semi importati dalle Bahamas.
[3] Upland (altopiano), dotato di fibre più corte e saldamente attaccate al seme.

CURIOSITA' - Il mondo antico greco e latino conosceva il cotone e lo riteneva di origine orientale. Scrittori greci come Teofrasto ed Erodoto ritengono originario dell'India il gossypium arboreum, una varietà che può raggiungere anche i quattro metri di altezza, il cui frutto è paragonato a una noce. Erodoto riferendosi alla bianca lanugine che avvolge i semi la chiama "la lana che viene dall'albero" (eira ta apo xylon) e scrive anche di abiti confezionati con la lana arborea, ossia con il cotone (eimata apo xylov). L'immagine della lana che cresce sugli alberi è ripresa dai poeti latini. Virgilio evoca "le selve degli Etiopi biancheggianti di morbida lana" (nemora Aethiopum molli canentia lana) e Pomponio Mela "le selve che producono la lana" (lanas silvae ferunt). Mentre più pianamente il giurista latino Ulpiano scrive lana di ligno per indicare il cotone, traducendo letteralmente nella sua lingua i termini usati da Erodoto. Plinio nella Naturalis Historia preferisce invece usare i termini greci adattandoli al latino senza tradurli, e precisa che nell'alto Egitto cresce un albero che alcuni chiamano gossypion, ma la maggior parte xylon, per cui i fili che se ne traggono sono detti xylina. (Superior pars Aegypti in Arabiam vergens gignit fruticem quem aliqui gossypion vocant, plures xylon et ideo lineainde facta sylina) [Plinius N.H.XIX 2]. E usa anche il termine xilinos come sostantivo nel significato di cotone filato.

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Negli estremi del nord del mondo, dove la neve domina il territorio per molti mesi dell'anno, e la vegetazione presente è formata da muschi e licheni, cresce anche un  piccolo fiore, il cui nome botanico è Eriophorum angustifolium, il cui nome deriva dal greco érion = lana e phoros = porto, cioè "portatore di lana", per l'aspetto fioccoso delle candide infiorescenze; l'aggettivo specifico dal latino significa "a foglie strette". In tempi passati, soprattutto in Paesi del nord Europa, si è tentato di usare in tessitura le fibre dei pennacchi, del cosiddetto "cotone artico", ma le fibre sono risultate troppo fragili e inadatte a sopportare la torsione.


Tiniteqiilaaq, Groenlandia, vista sul fiordo e sugli iceberg.


Eriophorum angustifolium, cosiddetto "cotone artico"
       
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«Emblematico della centralità del cotone nel quadro delle battaglie nazionalistiche e anticoloniali è il fatto che [...] Gandhi non solo scrisse una storia del cotone in India, ma promosse anche pubblicamente la filatura del cotone a mano con il filatoio domestico, che il Congresso Nazionale Indiano scelse nel 1930 come simbolo per la propria bandiera.» (Sven Beckert, L'impero del cotone. Una storia globale, ed. Einaudi, 2016, p. 448 

La bandiera del Congresso Nazionale Indiano e Gandhi
che fila con il filatoio a mano, 1925.


RIF. LETTERARIO -  “Cercansi braccianti per la raccolta del cotone... cartelli lungo la strada, volantini passati di mano in mano, nei volantini gialli... Cercansi Braccianti per la Raccolta del Cotone. Dice che è lì, in fondo alla strada. Le piante verde scuro diventano fibrose, e i fiocchi pesanti premono sulle capsule. Il bianco del cotone esplode come i chicchi di mais nello strutto bollente. È bello mettere le mani sulle capsule. Con delicatezza, con la punta delle dita. Io con il cotone ci so fare. Eccolo: lì c'è il sorvegliante. Vorrei raccogliere il cotone. Il sacco ce l'hai?” (John Steinbeck - Furore - Ed. Bompiani, Cap. 27).


Il Raccoglitore di Cotone (1941)
Thomas Hart Benton (Stati Uniti d'America, 1889-1975)
tempera su tavola, cm. 55.9 x 59.7
      

BIBLIOGRAFIA

  • Sven Beckert, L'impero del cotone. Una storia globale, Ed. Einaudi, 2016
  • Vittorio Cianci, Il cotone. Generalità, parametri e utilizzo. Articolo pubblicato sulla rivista 'tecnoFASHION' - aprile 2017
  • Aurora Magni, Cotone a 24 carati. Articolo pubblicato sulla rivista 'technoFASHION' - aprile 2011

Rames Gaiba
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26 dicembre 2017

OCCHIELLO

Occhiello - diminutivo di occhio.

1. Foro variamente orlato o rinforzato, destinato ad accogliere un elemento complementare di unione o di chiusura. In particolare ciascuno dei piccoli tagli praticati nella stoffa di un abito ed orlati di filo, complementari dei bottoni, coi quali formano la chiusura; al singolare quello del revers (generalmente sinistro) della giacca o di altri capospalla, o delle maniche di una giacca, o quella dei pantaloni. Un occhiello oltre che essere una cucitura robusta in grado di resistere nel tempo a notevoli sollecitazioni, deve nel contempo risultare morbida, precisa (in quanto è necessario che corrisponda in lunghezza alla misura del bottone) ad avere un aspetto gradevole, a volte riproducendo anche l'effetto del fatto a mano ("hand made"). La macchina per fare l'occhiello è detta occhiellatrice.

Si differenzia dall'asola, che è quella della camicia, perché è più grosso, e può prevedere la presenza o assenza di vergolina (filato speciale, simile al cordoncino).

Francese: oeillet - Inglese: grommet hole - Tedesco: schnürloch - Spagnolo: ojete


2. L'occhiello in metallo invece è un'alternativa a quello cucito, ed è generalmente rotondo. Questo occhiello subisce un trattamento rinforzante in ottone o metallo che viene poi placcato, laccato o colorato. L'anellino si applica per guarnitura e rinforzo a un foro praticato nel cuoio, nella stoffa, per una varietà di scopi come per le fibbie delle cinture, per far passare aria nei capi impermeabili, per far passare i lacci da tirare in vita o attorno ai cappucci come chiusura. Gli occhielli che sono usati per indumenti impermeabili debbono essere anche antiruggine.

Questi occhielli hanno bisogno di una macchina speciale per attaccare le due sezioni che fanno parte dell'occhiello. Vi sono diverse misure di occhielli adatti all'uso finale ed al tipo di abito ed è essenziale che il materiale al quale devono essere attaccati sia sufficientemente sostenuto. Sono, inoltre, disponibili macchine del tipo ad asola a punto catenella che cuciono un piccolo foro rotondo e che vengono spesso usate per le cinture, specialmente sugli impermeabili più costosi. Poiché la punta della fibbia è spesso di metallo lucidato, gli occhielli cuciti non risentono di una grande usura. I fori per ventilazione posti sotto l'ascella non sono soggetti a tensione e sarà sufficiente attaccarli attraverso un semplice spessore del materiale, ma per applicazioni attraverso le quali passa una spighetta o un laccio sarà necessario rinforzare con un altro strato di tessuto o con un rinforzo.




 
1. Camicia con occhielli di metallo
2. Impermeabile con cintura con occhielli in metallo




Rames Gaiba
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