L'arazzo di Bayeux è una sorta di prefumetto del XI secolo
La Tapisserie de Bayeux (in realtà è un tessuto ricamato, non un arazzo¹) si svolge in orizzontale ed è lunga in complessivo 68 metri x 52 centimetri di altezza (mancano le scene finali, così che manca la lunghezza originale della tela), ed è costituita da nove tele di lino greggio (bigio, di una tonalità grigio-giallastro), unite insieme, nella quale sono state ricamate, sotto forma di 58 scene individuali messe assieme in ordine conseguenziale e successive, tutte le fasi della conquista, dalla partenza dalla Francia alla incoronazione. Per l'esecuzione del lavoro sono stati utilizzati fili di lana pettinata finissimi, tinti in solo otto colori naturali disponibili a quel tempo e che hanno fortunatamente conservato quasi intatte le tonalità originali, su uno sfondo lasciato scarno, che restituisce un rilievo simile ad un intaglio ligneo o a un bassorilievo scultoreo.² Creato tra il 1066 e il 1077. È iscritta nel Registre Mémoire du Munde de l'UNESCO. Oggi è esposto al Centre Guillaume le Conquérant, a Bayeux (a circa 8-10 chilometri dalla costa della Manica), Normandia, Francia.
L'Arazzo di Bayeux rappresenta visivamente i discendenti dei Vichinghi, cioè i Normanni «uomini del Nord», o meglio le persone insediate dalla Scandinavia in Normandia, da loro conquistata e «battezzata» un secolo prima (911 trattato di Saint-Clair-sur-Epte e nascita ufficiale del futuro Ducato di Normandia - X secolo). I Normanni avevano abbandonato le usanze e il modo di vestire dei loro antenati ed erano ormai completamente integrati nelle abitudini francesi (quindi questi Vichinghi sono già Francesi a tutti gli effetti).
La storia narrata nell’arazzo culmina nella celebre battaglia di Hastings del 1066, immortalata nella seconda parte del ricamo, mentre la prima riguarda le intricate vicende che precedono e giustificano l’invasione.
L'arazzo di Bayeux nella sua vetrina al Museo degli Arazzi di Bayeux
La sistemazione attuale in questa teca è del 1983³
foto: © Stéphane Maurice - Museo Bayeux
La sistemazione attuale in questa teca è del 1983³
foto: © Stéphane Maurice - Museo Bayeux
L'arazzo di Bayeux è una sorta di prefumetto che rimane “in movimento” da più di mille anni. Uomini “precrociati” che attraversano il Canale della Manica in un tripudio di colori.
Le scene descritte, anche se tratteggiate con una figuratività ingenua, sono curate fin nei minimi dettagli.
Questa lunga striscia di tela ricamata documenta notevoli illustrazioni di navi inglesi e normanne, costruite
nel tradizionale stile vichingo. Le navi furono costruite usando la
tecnica del clinker (grandi assi di legno sovrapposte come le tegole di
un tetto) e senza cinghia, che potevano essere arenate su qualsiasi
costa senza la necessità di porti di acque profonde. La tecnica del
clinker - sviluppata dagli scandinavi - consentì la costruzione di
barche snelle, veloci ed adatte al mare, anche nelle condizioni
climatiche avverse del Nord Europa. C'erano diversi tipi di barche: il
langskip ("longship"), una nave da guerra e il knarr, una nave da
carico, ma l'Arazzo non li distingue chiaramente. Prua e poppa erano
decorate con teste di drago, che davano alle navi il nome Drekar
("draghi"), un termine usato nel XIX secolo per le navi scandinave.⁵
Con le sue 1515 soggetti (126 personaggi, 202 tra cavalli e muli, 55 cani, 505 altri animali, 37 edifici, 41 navi e 49 alberi) inseriti in 58 scene, alcune corredate da didascalie in latino medioevale. L'azione si dipana sul tessuto scena dopo scena, come moderne “vignette” con didascalie che accompagnano il “lettore” spiegando il significato delle vicende e fornendo i nomi dei personaggi. Una lunga “pellicola” di cronaca medioevale che scorre nella fascia centrale del pannello, mentre la parte superiore e inferiore dell'arazzo è interamente incorniciata tra due bande istoriate dove sono presenti piccole raffigurazioni di animali fantastici e di episodi tratti dalla favole di Fedro.
nell'ottimo post del 4 febbraio 2014 L'Arazzo di Bayeux: trascrizione commento
Con le sue 1515 soggetti (126 personaggi, 202 tra cavalli e muli, 55 cani, 505 altri animali, 37 edifici, 41 navi e 49 alberi) inseriti in 58 scene, alcune corredate da didascalie in latino medioevale. L'azione si dipana sul tessuto scena dopo scena, come moderne “vignette” con didascalie che accompagnano il “lettore” spiegando il significato delle vicende e fornendo i nomi dei personaggi. Una lunga “pellicola” di cronaca medioevale che scorre nella fascia centrale del pannello, mentre la parte superiore e inferiore dell'arazzo è interamente incorniciata tra due bande istoriate dove sono presenti piccole raffigurazioni di animali fantastici e di episodi tratti dalla favole di Fedro.
Arazzo di Bayeux, scena 4: Si intravede l'iscrizione in latino "VENERUNT AD PLENIS ... TERRA"
che descrive le fasi del viaggio e dello sbarco.
Arazzo di Bayeux, scena 36: Willelm dux in magno navigio transivit et venit ad Pevensae
(Qui Guglielmo attraversa il mare su una grande nave e approda a Pevensey).
(Qui Guglielmo attraversa il mare su una grande nave e approda a Pevensey).
Il
bel vascello ducale, il “Mora”, offerto al marito dalla duchessa
Matilde, porta sulla cima dell'albero maestro la croce benedetta da papa
Alessandro III. La vigilia di San Michele, santo patrono della
Normandia, il 28 settembre 1066, i Normanni sbarcono a Pevensey, un
piccolo porto del Sussex.⁶
Vi è da parte dei Vichinghi nella descrizione della nave un gusto alle immagini, che oggi diremmo metafore: «destriero delle onde» oppure «ariete del mare», magari «alce del fiordo», talvolta «fenditrice di spuma», qualche altra «cigno del dio mare».⁷
Arazzo di Bayeux, scena 37: La scritta ricamata «MARTE TRAN(...)SIVIT ET VENI(...)»
descrive l'attraversamento del mare da parte delle truppe normanne.
✒ La descrizione di tutte le 58 scene qui dal sito di La storia Viva nell'ottimo post del 4 febbraio 2014 L'Arazzo di Bayeux: trascrizione commento
₁ Gli arazzi, nei quali i motivi sono tessuti, devono il nome ad Arras, una località nel nord della Francia vicina al passo di Calais, celebre per questo tipo di artigianato tessile. Già nel XV secolo i mercanti italiani, provenienti da viaggi nel Nord Europa, chiamarono tutti i tessuti figurati con il nome di “panno di razzo” e poi “arazzo”.
Le immagini non sono tessute, ma ricamate con quattro diversi tipi di punti: il punto erba è utilizzato per eseguire i contorni, i lineamenti dei personaggi e le iscrizioni che corredano le figure. Un caratteristico punto piatto o largo, detto di Bayeux, forma i riempimenti e le aree più estese, Poi c’è un punto diviso, più raro, realizzato con filo doppio e un punto a catenella di esecuzione molto particolare.
₂ La sua tela di lino fine è consumata e strappata, è estremamente fragile; è stata rammendata in oltre 500 punti. Non conosciamo la sua prima storia prima del suo ricomparire nel XV secolo, ma nel corso della sua esistenza è stata piegata, arrotolata, conservata in una cassa, appesa a cerchi metallici e nastri, avvolta introno a bobine e persino inchiodata su. È stata macchiata dalla ruggine e ciò che può essere grasso di candela. I pezzi sono stati tagliati.
₃ Il tessuto è conservato in una sofisticata teca, in cui la temperatura, umidità e illuminazione sono controllate e le particelle di polvere vengono filtrate. Il vetro dietro il quale viene visualizzato è infrangibile e ingrandisce leggermente per migliorare l'apprezzamento delle immagini.
₄ L'Arazzo di Bayeux a volte è chiamato anche arazzo della regina Mathilda di Fiandra, moglie di Guglielmo il Conquistatore, che governa in suo nome mentre lui conquista l'Inghilterra nel 1066. La scena inizia con un incontro di Harald Godwinson, Conte di Wessex con il re inglese Edward e termina con la battaglia di Hastings il 14 ottobre 1066.
Questo capolavoro fu probabilmente commissionato dal fratellastro di Guglielmo il Conquistatore, il Vescovo Odo di Bayeux, (circa 1036-1097), statista e suo consigliere personale, per decorare la nuova cattedrale di Bayeux, che fu consacrata nel 1077, eretta sulle rovine dell’incendio della precedente. In effetti, Oddone (vedi scena 51) è il personaggio più in evidenza nell’arazzo a parte Guglielmo. Altra tesi, che non è documentata ma restò la predominante per molti anni, è che sia stata la regina Mathilda a commissionare il ricamo al vescovo di Bayeux e il vescovo s'impadronì dell'idea. Ogni estate il grande telo istoriato veniva appeso per alcuni giorni lungo il perimetro della navata.
₅ Questo tipo di navi, pur nelle varie notevoli differenze ed evoluzioni, hanno tutte le stesse caratteristiche fondamentali. Essa è costituita da una struttura di tavole, con i corsi del fasciame inchiodati l'uno all'altro, ognuno sovrapposto a quello inferiore, calafatati con fune impeciata e legati alle costole per mezzo di vimini, che passano attraverso cunei tagliati nel materiale delle assi. Questo sistema che conferiva alla nave una notevole elasticità nelle tempeste è realizzato con cura ed è un esempio dell'arte dei carpentieri vichinghi. Le parti possono muoversi le une rispetto alle altre, assorbendo notevoli sforzi e ripartendoli longitudinalmente e trasversalmente sull'ossatura; la prua e la poppa si alzano elegantemente e sono decorate con eleganti fregi; il timone, un unico pezzo di legno fatto come la pala di di un remo, è fissato sul lato destro della nave, in prossimità del palo di poppa. Questo timone consente di pilotare l'imbarcazione con ogni genere di tempo senza la minima difficoltà; la stessa abilità dei carpentieri si rivela anche nella forma dello scafo. L'unico albero è in posizione avanzata verso prua, rispetto al centro della nave, ed è in grado di bilanciare i colpi di vento con una semplice vela quadrata. [Billberg I. - La cultura e gli insediamenti contadini durante il periodo del Vichinghi, in "I Vichinghi"; Ed. Giunti, 1989, pp. 88-89].
₆ Cerutti M.J. - Eulin. Storie di donne e di lino; Ed. Interlinea, 2026, p. 136
₇ Salvi S. - Il dente azzurro della storia, in "I Vichinghi"; Ed. Giunti, 1989, p. 17.
I Vichinghi si pagavano in tessuti ¹
Fabio Scaletti - dalla rivista "Tecnica della Confezione" n. 227/2002
(a parte le note anche sotto le immagini)
L'abbigliamento della popolazione scandinava medioevale era improntato alla funzionalità. Assai sviluppata l'arte della tessitura, praticata da uomini e donne.
Tuttavia, secondo gli studiosi, lo stile del vichingo è ben lontano da quello piuttosto rozzo scolpito nell'immaginario comune. Sembra, anzi, che il vichingo tenesse molto alla sua mise.
Abbigliamento femminile - Molto pratico era anche il guardaroba della donna vichinga. Il capo principale era una lunga veste di lana pieghettata, con le maniche di varie lunghezze, che si apriva sui seni per permettere l'allattamento, essendo le gravidanze molto ravvicinate. Era ricoperto da un grembiule di tessuto rettangolare e ricamato, su cui erano attaccati gli accessori per il cucito, oppure da uno scialle trattenuto sulla parte alta del petto da una spilla. I capelli erano avvolti da una specie di foulard legato sulla nuca. Gli indumenti venivano fabbricati in casa da uomini e donne grazie a un telaio verticale appoggiato contro il muro. I fili dell'ordito erano tenuti tesi con delle piccole pietre colorate, mentre quelli della trama venivano infilati con una primitiva navetta azionata a mano. Il filo di lana si otteneva tramite la filatura con la conocchia e i fili della matassa erano ritorti a mano, con l'aiuto di un peso, un cilindretto affilato ai due capi, che poteva essere di legno, terracotta o pietra, e al quale veniva impressa una veloce rotazione. Alla stessa maniera veniva filato il lino.
Tra i tessuti preferiti spiccavano quelli in seta e in velluto, mentre larga diffusione avevano le pellicce.
Le tinte più usate erano quelle naturali, il beige, il marrone e il nero, ma non era raro il ricorso alla tintura, adoperando conchiglie frantumate o erbe e piante.
in "I Vichinghi"; Ed. Giunti, 1989
(Le immagini e didascalie sono tratte da questo saggio sulla mostra archeologica a cura dei Musei di Malmö, Svezia - Firenze 2 dicembre 1989 - 28 gennaio 1990)
Intorno al fuoco venivano svolti i lavori tipicamente domestici; le donne lavoravano i propri tessuti, trasformavano il lino in stoffa per camicioni e camicie e con la lana cucivano mantelli, braghe. Il telaio dei Vichinghi è di tipo sospeso, verticale, con contrappesi di terracotta o argilla. L'abbigliamento maschile consisteva in camicia, pantaloni e cotta di lana completati talvolta da un mantello. Quello femminile invece era di solito formato da una sottoveste e da un vestito lungo senza maniche, con spalline che erano tenute all'altezza del petto da una spilla di bronzo; le donne indossavano anche un lungo mantello a strascico, come risulta dalle immagini tramandateci dagli arazzi e dalle pietre scolpite.
I tessuti erano spesso di lino e lana di produzione propria, oppure importati dalla Frisia. La seta cinese era usata per fasce ornamentali per la fronte, per braccialetti o applicazioni decorative sui capi di vestiario. Sugli abiti si trovavano a volte intessuti fili e cordoncini d'oro di origine bizantina.
Nel periodo dei Vichinghi per la produzione di guanti, berretti e calze ci si avvale della tecnica dell'uncinetto. Ancor oggi si portano guanti invernali fatti all'uncinetto. Con il filato di lana e un uncinetto di osso, si infilavano le maglie fermandole a quelle della fila precedente, ottenendo un tessuto caldo e resistente. I guanti erano usati anche per i lavori più pesanti.⁵
Le calzature subirono numerose variazioni, a seconda della moda, durante il periodo dei Vichinghi. In ogni caso non vi erano diverficazioni tra scarpe invernali o estive da uomo, da donna o da bambino. A giudicare dalle numerose calzature consumate riportate alla luce nelle più antiche città scandinave, tutti, ricchi e poveri, portavano calzature. In inverno si usavano anche calze o, nei casi più poveri, si riempivano le scarpe di paglia. Dopo circa sei mesi, riparate e riconsumate, venivano gettate nella discarica.
I calzolai avevano quindi delle entrate sicure. In campagna la loro era un'attività ambulante, ma in città avevano calzolerie a carattere permanente e banchi di vendita.
A Lund sorgevano inoltre alcune concerie, dove i calzolai e i pellettieri acquistavano la materia prima. Le suole ricordano quelle di oggi, ma posteriormente finivano a punta, risalendo lungo il calcagno. Questo modello passò di moda agli inizi del secolo XII.
Le calzature erano allacciate come oggi sul davanti, ma le stringhe venivano passate intorno alla caviglia. Se la scarpa era alta, si avvolgevano più volte le stringhe intorno alla calzatura.⁶
₁ Per lungo tempo, il termine «Vichinghi» ha simboleggiato nel mondo tutta la preistoria scandinava. Questo concetto venne usato anche per dare agli abitanti dei paesi scandinavi un orgoglio nazionale: una autolegittimazione storica a livello internazionale. I paesi d'origine dei Vichinghi erano la Scandinavia, corrispondono agli odierni stati di Norvegia, Danimarca e Svezia. Da queste terre del Nord Europa partirono per esplorare, commerciare e conquistare. I Vichinghi sono vissuti durante l'Alto Medioevo, in un periodo noto come Epoca vichinga, compreso tra la fine dell'VIII secolo e l'XI secolo d.C. (convenzionalmente dal 793 al 1066 d.C.). Per Epoca o Era dei Vichinghi alcuni intendono le popolazioni norrene: il termine "norreno" indica l'intera popolazione scandinava del periodo. La parola "vichingo", la cui etimologia è incerta, oggi nell'ipotesi più accreditata, la si fa derivare da víka, che indica la distanza percorsa in mare alternandosi ai remi. Il víkingr (deriva dall'antico norreno) sarebbe quindi "colui che fa un turno ai remi" o un rematore. Vík significa "baia" o "insenatura" mentre víkja significa "deviare" o "allontanarsi". Gli scandinavi dell'epoca medievale non si autodefinivano "vichinghi" come gruppo etnico. Per loro era un'azione (andare í víking significava partire per una spedizione).
₂ Più che di pantaloni dovremmo dire brache che erano strette, aderenti alle gambe, di lino o di lana. Lo stesso termine pantaloni nasce tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento.
₃ L’abbigliamento rappresentava la classe sociale a cui si apparteneva: una tunica al ginocchio per i ceti bassi e due tuniche una lunga sotto e, a seconda dell’occasione, una media o lunga sopra.
I contadini costituivano il 90% della popolazione durante questo periodo. Molti erano agricoltori o artigiani che non potevano permettersi gli stili sontuosi che hanno dominato la corte reale. Gli uomini indossavano tuniche corte, strette di lana o pelle e brache corte di lana, stile che risentiva dell’influenza romana. I contadini, gli operai e i servi indossavano una semplice tunica che era fermata in vita da una cintura, gli uomini più poveri, avevano un’unica tunica di lana in quanto doveva servire anche nei mesi più freddi.
I nobili indossavano una lunga tunica di lino a contatto con la pelle, in lino, senza particolari ricami o decorazioni, priva di bottoni doveva rimanere larga per agevolare la vestibilità, la tunica sopra variava di lunghezza, da metà gamba alla caviglia, ma in entrambi i casi aveva orli molto decorati e spesso era di seta o di lana. [Vestioevo - 17/08/2014]
Arazzo di Bayeux, scena 37: La mischia furiosa dello scontro tra gli anglosassoni e i normanni,
evidenziata dall'iscrizione in latino «IC ANGLI ET FRANCI IN PR[O]ELIO»
("Qui gli inglesi e i francesi in battaglia").
("Qui gli inglesi e i francesi in battaglia").
Manca un capitolo nella maggiore parte delle storie della moda: è quello dedicato ai Vichinghi. Questa lacuna può anche dipendere dal fatto che non si conosce molto del modo di vestirsi delle popolazioni vissute in Scandinavia tra il IX e XI secolo (cioè i Vichinghi), perché scarsi sono i reperti che ne raffigurano il modo di vivere.
Arazzo di Bayeux, scena 48-49: La scena raffigura un gruppo di arcieri normanni
in azione con i tipici archi e abiti del XI secolo
Abbigliamento maschile - La parte inferiore del corpo era coperta da lunghe mutande di lana e da pantaloni² che potevano essere lunghi e sciolti, oppure più corti, come i pantaloni alla zuava, aderenti come quelli da sci o sbuffo, mentre sul busto veniva indossata una tunica che scendeva fino a metà coscia, stretta in vita da una cintura di cuoio, o camicia con lo scollo quadrato e a maniche lunghe. Sulla tunica si portava un mantello senza maniche, fissato sopra la spalla da una fibbia ovale. Il mantello, fatto di un solo pezzo di tessuto, lasciava libero un braccio per poter afferrare la spada. Ai piedi il vichingo sfoggiava calzature fabbricate con un pezzo unico di cuoio ripiegato e tenuto fermo alla caviglia con un cordoncino e talvolta rinforzate da una suola. Guanti senza dita e copricapi, entrambi di lana o di feltro, completavano la sua tenuta, che comunque si caratterizzava per la funzionalità, visto che veniva usata per pescare, lavorare la terra o forgiare i metalli.³
Arazzo di Bayeux, scene 29-31: Harold II assiso sul trono (Hic residet Harold rex Anglorum)
indossa una lunga tunica coperta da un mantello appoggiato sulle spalle ed allacciato alla gola.
Accanto a lui è presente l'arcivescovo di Canterbury Stigand (Stigand archi eps) coi paramenti sacri;
all'esterno del palazzo, volti verso la sala del trono, cinque personaggi privi di connotati particolari,
a rappresentare il resto della società. A sinistra vi è l'aristocrazia militare che rende omaggio a Harold.
all'esterno del palazzo, volti verso la sala del trono, cinque personaggi privi di connotati particolari,
a rappresentare il resto della società. A sinistra vi è l'aristocrazia militare che rende omaggio a Harold.
(fratello minore di Guglielmo il Conquistatore) a cavallo.
Indossa una veste decorata a motivi geometrici, distinguendosi dai cavalieri in cotta di maglia.
Indossa una veste decorata a motivi geometrici, distinguendosi dai cavalieri in cotta di maglia.
indossava calze fasciate da nastri che stringevano alla gamba.
Abbigliamento femminile - Molto pratico era anche il guardaroba della donna vichinga. Il capo principale era una lunga veste di lana pieghettata, con le maniche di varie lunghezze, che si apriva sui seni per permettere l'allattamento, essendo le gravidanze molto ravvicinate. Era ricoperto da un grembiule di tessuto rettangolare e ricamato, su cui erano attaccati gli accessori per il cucito, oppure da uno scialle trattenuto sulla parte alta del petto da una spilla. I capelli erano avvolti da una specie di foulard legato sulla nuca. Gli indumenti venivano fabbricati in casa da uomini e donne grazie a un telaio verticale appoggiato contro il muro. I fili dell'ordito erano tenuti tesi con delle piccole pietre colorate, mentre quelli della trama venivano infilati con una primitiva navetta azionata a mano. Il filo di lana si otteneva tramite la filatura con la conocchia e i fili della matassa erano ritorti a mano, con l'aiuto di un peso, un cilindretto affilato ai due capi, che poteva essere di legno, terracotta o pietra, e al quale veniva impressa una veloce rotazione. Alla stessa maniera veniva filato il lino.
Tra i tessuti preferiti spiccavano quelli in seta e in velluto, mentre larga diffusione avevano le pellicce.
Le tinte più usate erano quelle naturali, il beige, il marrone e il nero, ma non era raro il ricorso alla tintura, adoperando conchiglie frantumate o erbe e piante.
Per i Vichinghi il telaio casalingo non era solo uno strumento per abbigliarsi ma costituiva una sorta di "zecca" privata. Con esso si realizzava il vadhmàl,
il solido panno di lana di montone che, oltre a comporre i capi di
vestiario, fungeva da moneta. Molte ammende dovevano essere saldate in
unità di peso di quella stoffa, senza scordare che, nella forma di balle
stivate nelle navi, rappresentava una merce di scambio utile per pagare
le spese dei viaggi per mare. Chissà quante balle di tale panno costò
ai Vichinghi la scoperta dell'America prima di Colombo.
L'abbigliamento dei Vichingi
Ödman Anders - Museo di Storia, Università di Lund, Sveziain "I Vichinghi"; Ed. Giunti, 1989
(Le immagini e didascalie sono tratte da questo saggio sulla mostra archeologica a cura dei Musei di Malmö, Svezia - Firenze 2 dicembre 1989 - 28 gennaio 1990)
Intorno al fuoco venivano svolti i lavori tipicamente domestici; le donne lavoravano i propri tessuti, trasformavano il lino in stoffa per camicioni e camicie e con la lana cucivano mantelli, braghe. Il telaio dei Vichinghi è di tipo sospeso, verticale, con contrappesi di terracotta o argilla. L'abbigliamento maschile consisteva in camicia, pantaloni e cotta di lana completati talvolta da un mantello. Quello femminile invece era di solito formato da una sottoveste e da un vestito lungo senza maniche, con spalline che erano tenute all'altezza del petto da una spilla di bronzo; le donne indossavano anche un lungo mantello a strascico, come risulta dalle immagini tramandateci dagli arazzi e dalle pietre scolpite.
I tessuti erano spesso di lino e lana di produzione propria, oppure importati dalla Frisia. La seta cinese era usata per fasce ornamentali per la fronte, per braccialetti o applicazioni decorative sui capi di vestiario. Sugli abiti si trovavano a volte intessuti fili e cordoncini d'oro di origine bizantina.
Una serie di prodotti dell'artigianato lundense. Dagli scavi di Lund.
foto: © L. Westrup, Kulturen, Lund
foto: © L. Westrup, Kulturen, Lund
Tutti avevano bisogno di un fermaglio o di un bottone per il proprio mantello e per la cintura.
Questi fermagli e spille erano realizzati in materiali e forme diverse: bronzo, stagno e ferro, fusi, forgiati oppure torniti. [...] La produzione utilizzava il corno di cervo che veniva raccolto al momento della muta.⁴
Questi fermagli e spille erano realizzati in materiali e forme diverse: bronzo, stagno e ferro, fusi, forgiati oppure torniti. [...] La produzione utilizzava il corno di cervo che veniva raccolto al momento della muta.⁴
Guanto di lana, lunghezza 23 cm; ago di osso, lunghezza 8.3 cm; sec. XI
Ritrovamento: Lund, Svezia
foto: © L. Westrup, Kulturen, Lund
Ritrovamento: Lund, Svezia
foto: © L. Westrup, Kulturen, Lund
Nel periodo dei Vichinghi per la produzione di guanti, berretti e calze ci si avvale della tecnica dell'uncinetto. Ancor oggi si portano guanti invernali fatti all'uncinetto. Con il filato di lana e un uncinetto di osso, si infilavano le maglie fermandole a quelle della fila precedente, ottenendo un tessuto caldo e resistente. I guanti erano usati anche per i lavori più pesanti.⁵
La scarpa bassa presenta la suola appuntita posteriormente.
Sul davanti si trovava un'applicazione cucita.
Sul davanti si trovava un'applicazione cucita.
Le calzature subirono numerose variazioni, a seconda della moda, durante il periodo dei Vichinghi. In ogni caso non vi erano diverficazioni tra scarpe invernali o estive da uomo, da donna o da bambino. A giudicare dalle numerose calzature consumate riportate alla luce nelle più antiche città scandinave, tutti, ricchi e poveri, portavano calzature. In inverno si usavano anche calze o, nei casi più poveri, si riempivano le scarpe di paglia. Dopo circa sei mesi, riparate e riconsumate, venivano gettate nella discarica.
I calzolai avevano quindi delle entrate sicure. In campagna la loro era un'attività ambulante, ma in città avevano calzolerie a carattere permanente e banchi di vendita.
A Lund sorgevano inoltre alcune concerie, dove i calzolai e i pellettieri acquistavano la materia prima. Le suole ricordano quelle di oggi, ma posteriormente finivano a punta, risalendo lungo il calcagno. Questo modello passò di moda agli inizi del secolo XII.
Le calzature erano allacciate come oggi sul davanti, ma le stringhe venivano passate intorno alla caviglia. Se la scarpa era alta, si avvolgevano più volte le stringhe intorno alla calzatura.⁶
₁ Per lungo tempo, il termine «Vichinghi» ha simboleggiato nel mondo tutta la preistoria scandinava. Questo concetto venne usato anche per dare agli abitanti dei paesi scandinavi un orgoglio nazionale: una autolegittimazione storica a livello internazionale. I paesi d'origine dei Vichinghi erano la Scandinavia, corrispondono agli odierni stati di Norvegia, Danimarca e Svezia. Da queste terre del Nord Europa partirono per esplorare, commerciare e conquistare. I Vichinghi sono vissuti durante l'Alto Medioevo, in un periodo noto come Epoca vichinga, compreso tra la fine dell'VIII secolo e l'XI secolo d.C. (convenzionalmente dal 793 al 1066 d.C.). Per Epoca o Era dei Vichinghi alcuni intendono le popolazioni norrene: il termine "norreno" indica l'intera popolazione scandinava del periodo. La parola "vichingo", la cui etimologia è incerta, oggi nell'ipotesi più accreditata, la si fa derivare da víka, che indica la distanza percorsa in mare alternandosi ai remi. Il víkingr (deriva dall'antico norreno) sarebbe quindi "colui che fa un turno ai remi" o un rematore. Vík significa "baia" o "insenatura" mentre víkja significa "deviare" o "allontanarsi". Gli scandinavi dell'epoca medievale non si autodefinivano "vichinghi" come gruppo etnico. Per loro era un'azione (andare í víking significava partire per una spedizione).
₂ Più che di pantaloni dovremmo dire brache che erano strette, aderenti alle gambe, di lino o di lana. Lo stesso termine pantaloni nasce tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento.
₃ L’abbigliamento rappresentava la classe sociale a cui si apparteneva: una tunica al ginocchio per i ceti bassi e due tuniche una lunga sotto e, a seconda dell’occasione, una media o lunga sopra.
I contadini costituivano il 90% della popolazione durante questo periodo. Molti erano agricoltori o artigiani che non potevano permettersi gli stili sontuosi che hanno dominato la corte reale. Gli uomini indossavano tuniche corte, strette di lana o pelle e brache corte di lana, stile che risentiva dell’influenza romana. I contadini, gli operai e i servi indossavano una semplice tunica che era fermata in vita da una cintura, gli uomini più poveri, avevano un’unica tunica di lana in quanto doveva servire anche nei mesi più freddi.
I nobili indossavano una lunga tunica di lino a contatto con la pelle, in lino, senza particolari ricami o decorazioni, priva di bottoni doveva rimanere larga per agevolare la vestibilità, la tunica sopra variava di lunghezza, da metà gamba alla caviglia, ma in entrambi i casi aveva orli molto decorati e spesso era di seta o di lana. [Vestioevo - 17/08/2014]
₄ Cinthio M. - La vita in una città vichinga, in "I Vichinghi"; Ed. Giunti, 1989, p. 65.
₅ "I Vichinghi"; Ed. Giunti, 1989, pp. 126 - 127.
₆ "I Vichinghi"; op. cit., pp. 128 - 129.
₅ "I Vichinghi"; Ed. Giunti, 1989, pp. 126 - 127.
₆ "I Vichinghi"; op. cit., pp. 128 - 129.
Curatore: Rames GAIBA
© Riproduzione riservata
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