20 ottobre 2017

TIARA PAPALE

Tiara papale

Alto copricapo a cupola, con croce posta all'apice, formata da tre corone sovrapposte, simbolo delle tre chiese: militante, purgante e trionfante. Posteriormente pendono due caudae o fanoni. Portata dal Papa (Chiesa cattolica romana) in alcune cerimonie.



STORIA -
 Fino al secolo XII la tiara aveva una sola corona; sotto Bonifacio VIII (fine XIII sec.), se ne aggiunse una seconda e, nel secolo successivo, una terza.


Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

Link per iscriverti a TRAMA E ORDITO su Telegram
il modo più semplice per non perdersi nessun post
e notizie e contributi esterni (quest'ultimi dalla pagina Facebook)


TIARA

Tiara

Oggi è un copricapo che serve a trattenere il velo della sposa. Ce ne sono di tutte le fogge e tipi: tiara degradante, tiara bassa, tiara piatta. E' in sostanza una coroncina che non fa il giro completo (a differenza della corona), che può essere semplice o ricca. 



  



STORIA - Alto copricapo portato dalle divinità simbolo di regalità, assume nei corsi dei millenni forme svariatissime. Presso i popoli antichi, specialmente quelli Asiatici, a forma conica, con punta ripiegata in avanti, poteva essere in tessuto o in pelle. In Egitto, il Casco Rosso indossato dai Faraoni e da alcune divinità, come simbolo del potere sul Basso Egitto (territorio di Menfi); il Casco Bianco di sovranità sull'Alto Egitto (Tebe) e in seguito il casco unificato quando il Mentuhotep conclude la riunificazione dell'Egitto (Medio Regno Tebano, 2000-1785), verranno indicati anche con il nome di Corone o Tiare.  Simbolo di sovranità e di potenza per i Sumeri, particolare nella foggia, con corna giustapposte (Tiara a corna multiple) o avrà una forma più semplice: a corona con gemme. La tiara dei Persiani, alta, in metallo ondulato: simbolo di distinzione e quasi sempre di regalità. Dai reperti cretesi, copricapo indossato anche dalla cosiddetta "Dea dei Serpenti", di forma tronco conica, che si erge con una notevole altezza sulla testa della divinità.


Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

Link per iscriverti a TRAMA E ORDITO su Telegram
il modo più semplice per non perdersi nessun post
e notizie e contributi esterni (quest'ultimi dalla pagina Facebook)

19 ottobre 2017

TOCCO

Tòcco - da tòcca, stoffa, incrocio col francese toque.


1. Copricapo maschile a forma di berretta tonda priva di tesa, generalmente poco guarnita.

STORIA - Compare nella seconda metà del 1400, usato a Firenze (Tocco fiorentino) e a Venezia (Tocco veneziano). È ricordato anche con il nome di tozzo” e, nel 1500, è basco piatto ornato di piume di struzzo. Il tocco femminile del XVIII secolo è copricapo privo di tesa, particolare che lo distingue dal cappellino (bonnet), spesso guarnito di piume e allacciato con un nastro di seta o con un fiocco sotto il mento.


Ritratto di Cosimo il Vecchio (1518-1520 circa)
Jacopo da Pontormo (1494-1557)
olio su tavola, cm. 86 x 65
Galleria degli Uffizi - Firenze


Don Carlos principe delle Asturie (1557-1559)
Alonso Sánchez Coello 
olio su tela, cm. 109 x 95
Museo del Prado - Madrid  


2. I magistrati e i professori universitari hanno fatto propria questa voce per indicare un copricapo con forma molto simile al tocco:

2a. è rotondo e senza tesa per quello indossato dai magistrati quando indossano la toga;


Copricapo di Magistrato


2b. è squadrato e senza tesa per quello indossato dai professori universitari o studenti nel momento del conseguimento del dottorato.


Copricapo di professore universitario



Rames Gaiba
© Riproduzione riservata



Link per iscriverti a TRAMA E ORDITO su Telegram
il modo più semplice per non perdersi nessun post
e notizie e contributi esterni (quest'ultimi dalla pagina Facebook)


18 ottobre 2017

TRENCH (TRENCH-COAT)

Trench (Trench-coat) - forma abbreviata della locuzione inglese trench-coat, propriamente "soprabito da trincea", perché indossato, in origine, dagli ufficiali dell'esercito inglese nella prima guerra mondiale.


Usato in italiano per indicare un soprabito in gabardine impermeabile, in modelli sia maschili che femminili, con allacciatura doppiopetto, di taglio sportivo, maniche a raglan e cintura in vita con fibbia, anche annodata e non affibbiata, (originariamente con spalline e doppio carré sulle spalle), bavero molto ampio, numerose tasche, addoppiato nelle parti più esposte alla pioggia; in genere di colore chiaro (beige) con fodera in tartan (nera e rossa). Lo si porta anche quando non piove, come semplice soprabito.

Ogni sua parte, che oggi ci sembra puramente ornamentale, aveva in realtà una specifica funzione. La cinghietta posta al bordo del collo permetteva di alzarlo e di chiuderlo per proteggersi dalla pioggia, come quelle cucite sul bordo delle maniche; agli anelli in metallo applicati alla cintura venivano appesi la borraccia e altri oggetti.




Trench-coat - Maison Martin Margela  


Come molti capi d'abbigliamento questo è ciclicamente riproposto e rivisto dalla moda con linee e colori  innovativi. 



Trench-coat - Versace Sport
modella: Carla Bruni


STORIA - È stato reso celebre da Humphrey Bogart nel film "Casablanca" del 1942, e da Jean Gabin nella sua interpretazione del commissario Maigret. Questo capo fa il suo debutto a partire dal 1920, dove si diffuse ampiamente anche tra la clientela borghese.   



Humphrey Bogart col trench-coat



Rames Gaiba
© Riproduzione riservata




Link per iscriverti a TRAMA E ORDITO su Telegram
il modo più semplice per non perdersi nessun post
e notizie e contributi esterni (quest'ultimi dalla pagina Facebook)




17 ottobre 2017

TEMPIALE

Tempiale - dal latino templa, asse.

E' un attrezzo (organo), fissato lateralmente in un telaio tessile, che ha la funzione di evitare il restringimento del tessuto in seguito all'accorciarsi delle trame a mano a mano che si intrecciano i fili dell'ordito.  In questo modo il tessuto sta allargato e la spola tesa. Normalmente, dopo un cambiamento del passo e la successiva battuta, la trama si ondula, il che provoca la contrazione del tessuto; ma se ciò avviene troppo vicino alla linea di tessimento, i fili posti ai lati del tessuto saranno spinti verso l'interno e causeranno una pressione laterale sui denti del pettine, che può danneggiarli o determinare la rottura dei fili. Il tempiale può essere montato su un'asta caricata a molle che corre nel senso dell'altezza del telaio, sull'intelaiatura della macchina o su una sbarra fissa posta nel senso dell'altezza. Nel secondo e nel terzo caso, ogni singola unità del tempiale è caricata a molla, per evitare il danneggiamento del pettine, della navetta e del tempiale stesso, nel caso che la navetta resti intrappolata nel passo e in prossimità del tempiale.

Critica è la posizione del tempiale, se dev'essere raggiunto il massimo della tenuta potenziale del tessuto. La parte inferiore del tempiale deve accostare l'estremità del piano della cassa battente di una distanza massima di due millimetri (con il telaio a 90° o a 270°), e lo scarto tra il pettine e il tempiale, con la cassa battente nella sua posizione più avanzata (0°), dev'essere simile. La posizione laterale del tempiale è governata dal fatto che l'estremità della cimosa dev'essere sull'ultimo punto di tenuta del tempiale e sovrapporsi leggermente.

L'entità del restringimento della trama e il tipo di materiale usato nel tessuto determinano il tempiale da usare e se sia anche necessario averne un secondo a circa 50 cm. di distanza da quello più avanzato, sebbene quest'ultima soluzione sia di solito necessaria nei telai molto alti e con tessuti aventi un elevato valore di restringimento.


Francese: templet
Inglese: temple; templet
Tedesco: breithalter
Spagnolo: templén

Rames Gaiba
© Riproduzione riservata


Link per iscriverti a TRAMA E ORDITO su Telegram
il modo più semplice per non perdersi nessun post
e notizie e contributi esterni (quest'ultimi dalla pagina Facebook)

16 ottobre 2017

BLU... storia di un colore oggi disciplinato e giudizioso.

BLU - dal francese bleu (turchino scuro) da cui sono nati in Italia blu e blé, che è rimasto nel parlato popolare delle regioni centro-meridionali. Nell'antichità è sopravvissuta a lungo una certa ambiguità terminologica che non sapeva chiaramente distinguere fra blu e nero. Nel lessico greco, il termine kuaneon indicava, sia il nero che il blu, soprattutto nelle sue gradazioni più scure. [1] In greco, il cui lessico dei colori ha impiegato parecchi secoli prima di stabilizzarsi, le due parole usate con maggiore frequenza per indicare il blu sono glaukòs e kyaneos. Quest'ultimo termine, in epoca omerica, qualifica sia il blu chiaro degli occhi, sia il nero di un abito da lutto, ma mai il blu del cielo né quello del mare. [2]



Pigmento di colore azzurro cupo, turchino scuro nelle diverse gradazioni. Molto usato scritto al francese bleu, da cui proviene l'aggettivo bluastro, che indica un colore turchiniccio.


[1] Claudio Widmann, Il simbolismo dei colori, ed. Ma.Gi., 2014, pp. 103-104. 
[2] Michel Pastoureau, Blu. Storia di un colore, ed. Ponte alle Grazie, 2008, pp. 25-26.
«Del resto, si è potuto osservare che in Omero, su sessanta aggettivi qualificanti gli elementi e il paesaggio nell'Iliade e nell'Odissea, soltanto tre erano aggettivi di colori;  (Nota ripresa da Pastoureau da: H. Magnus, Histoire de l'evolution du sens des couleurs, Paris, 1878, pp. 47-48.) i termini che si riferiscono alla luce sono in compenso estremamente numerosi. In epoca classica, kyaneos indica un colore cupo: il blu scuro, certo, ma anche il viola, il nero, il bruno. In realtà, la parola dà la sensazione del colore più che indicarne la tinta. Quanto a glaukòs, che esiste già in epoca arcaica e di cui Omero fa ampio uso, denota sia il verde, sia il grigio, sia il blu, talvolta persino il giallo o il bruno, e trasmette più un'idea di pallore o di debole concentrazione del colore che una tinta veramente definita...». 

Francese: bleu
Inglese: blue
Tedesco: blau
Spagnolo: azul


Il cielo notturno sui suoi pants
Emilio Pucci - Autunno Inverno 2015-2016


Scarpe maschili lucide blu
Versace - collezione primavera 2017


STORIA - Il blu è un colore che esiste da sempre con maggiori o minori fortune e significati diversi. Questo colore che percorre la moda a partire dal XX secolo ha in realtà una sua storia molto più antica, lunga e complessa. Se i Greci e i Romani tingono poco in blu, altri popoli lo fanno più frequentemente. Così i Celti e i Germani, che allo scopo utilizzano il guado (Isatis tinctoria), pianta erbacea che cresce in numerose regioni dell'Europa temperata. Le tinture blu sono utilizzate soprattutto dai popoli del Vicino Oriente, che importano dall'Asia e dall'Africa una materia colorante a lungo sconosciuta in Occidente: l'indaco. [3] Sicuramente ha avuto un significato politico. Questo colore fu riscattato nientemeno che da Carlo Magno che con la fondazione del Sacro Romano Impero lo liberò da quella brutta reputazione che gli avevano attribuito i Latini fin dai tempi di Giulio Cesare quando i Britanni avevano affrontato le armate romane dipingendosi il corpo di un terrifico blu. Esso fu elevato invece a colore regale sotto il re franco e diffuso in tutto il regno con l'ordine di coltivare il guado per rifornire la fiorente industria laniera. Conquistò in breve le corti d'Europa e fu anche introdotto contemporaneamente nell'araldica con il significato di "fede, giustizia e lealtà"; da qui andò poi a colorare con lapislazzuli il manto delle Madonne sulle pale d'altare. 


Il dolore di Maria ai piedi della croce (1657)
Philippe de Champaigne (1602-1674)
olio su tela, cm. 178 x 125
Musée du Louvre - Parigi



Poi, per i rovesciamenti di senso a cui la storia ci ha abituati, (dopo aver appunto connotato il potere monarchico) andò a rappresentare la vittoria degli ideali repubblicani della rivoluzione francese, finendo così sulla bandiera come il primo colore e il più importante. In Cina venne adottato come uniforme da Mao-Tse-Tung e diventò il simbolo del comunismo di base. Oggi è un colore disciplinato, un colore giudizioso. Diventato, in Occidente, garante dei conformismi, regna sui jeans (e il denim, il tessuto più globale del mondo). Gli hanno perfino affidato l'Europa e l'ONU e la NATO... per dire quanto piace!




L'associazione più frequente, dopo quella fra blu e cielo, è quella fra blu e mare. E forse per la solidità di tale associazione fra gli uomini del cielo (aviatori, hostess, stewards) e quelli del mare (marinai) hanno, generalmente, entrambi divise blu. 

Il blu è un colore psichico, nel senso che le sue sfumature sono associabili a stati psicologici differenziati. E' correlato da una parte con la capacità riflessiva e la sua concentrazione profonda, dall'altra con la simbologia materna e affettiva. Nei suoi toni più spenti e scuri è il colore della tristezza, del distacco e della malinconia (in alcuni paesi è infatti associato ai lamenti funebri). Nelle sfumature intermedie è invece immagine di serietà, affidabilità e sicurezza (per questo adottato dalle aziende in diversi modi). Sotto un aspetto molto più futuristico c'è il blu cyber, lo sguardo blu del futuro con le luminescenze azzurrine che si riflettono sui volti di chi guarda schermi digitali. In questo senso comunica un'idea di perfezione e diventa il nuovo simbolo dello spazio virtuale e cibernetico. L'orizzonte lontano del blu cede il posto alla superficie, a un'illusione di profondità e all'intensità sensoriale di uno spazio artificiale ed evanescente. Le tonalità mentali del digitale si pongono all'avanguardia dell'innovazione e possiedono, rispetto alla tradizione, un'enorme carica propulsiva. Nello spazio cibernetico l'azzurro si concretizza nella sua luminescenza e si declina in milioni di sfumature.



Veduta su carta (2004)
Hinke Schreuders (Olanda, 1969- )
ricami e feltro su carta su tela, cm. 25.5 x 17.5 x 5.5



[3] Michel Pastoureau, Blu. Storia di un colore, ed. Ponte alle Grazie, 2008, pp. 17-18

RIF. LETTERARIO - [Il] «Blu ha varcato le soglie della letteratura “Un poco d'oro, un poco di blu...; lo stesso: il lustro neo blu della sua capellatura...” (D'Annunzio); “Grassoccio, sempre vestito di blu scuro...” (Bontempelli); “Il cielo s'era parato d'un turchino blu pendente al nero...” (Papini).




Ritratto di Marquis d'Affito (1925)
Tamara de Lempicka (Polonia, 1898-1980)
olio su tela, cm. 81 x 130




Un vasto spreco di blu è poi stato fatto dagli autori di canzonette, i quali da tempo hanno scoperto che gli occhi blu favoriscono le fatali rime in «mai più; sempre tu; ciò che fu; tu per tu; la tua virtù». E intanto, col blu, col bleu e con tutte le combinazioni di bleu (bleu acier, bleu horizon, bleu ciel, bleu marin, bleu gendarme, bleu indigo, bleu outremar, bleu paon, bleu saphir, bleu jade, bleu électrique, ecc.) siamo arrivati a dimenticare i cento nomi italiani dei cento turchini di cui la moda approfitta: e sono tutti nomi esatti, puri, armoniosi, inconfondibili, quali (citando a caso) oltremare, indaco, zaffiro, azzurro, azzurrino, celeste, biadetto, glauco, verdazzurro, grigiazzurro, ardesia, cobalto, cilestrino, cerulo, ceruleo; e ancora: azzurro notte, azzurro porcellana, 






Il segreto della porcellana bianca e blu (2009)

Huang Zhong Yang (Cina, 1949- )

olio su tela, cm. 101 x 76



celeste pastello, azzurro giada, turchino cupo, turchino stoviglia, celeste lunare, azzurro Madonna, “La rustica borràgine... lasci pendere le sue stelle a cinque punte color del manto della Madonna...”), e infine: turchiniccio, turchinello, fiordilino, fioraliso, e chi sa quanti altri ancora, che non ricordiamo. Ma che diremo di blù scritto con tanto d'accento? Peggio dell'accento su qui e qua: croci scarlatte sui compiti di terza elementare.» [4]
 

*******


Non si possono non citare i modi di dire:
  • Tute blu - Gli operai, perché specialmente nelle grandi fabbriche indossano tute di colore blu, adatte a lasciare grande libertà di movimento. Si chiamano anche “Colletti blu” in contrasto con “Colletti bianchi”, che sono gli impiegati.
  • L'ora blu - Designa in Inghilterra e negli Stati Uniti [the blue hour] il periodo di uscita dagli uffici a fine pomeriggio, quando gli uomini (e talvolta le donne) invece di rincasare direttamente, vanno a trascorrere un'ora in un bar per bere e, forse, dimenticare così le loro preoccupazioni o porsi alle spalle i problemi di lavoro.

CURIOSITÀ - «Un pigmento nuovo: il blu di Prussia. Nel 1709 fu messo a punto a Berlino un colore artificiale che permise, nella gamma dei blu e dei verdi, prodezze di cui si era stati incapaci per secoli: il blu di Prussia. A dire il vero, questo colore fu scoperto per caso. Un certo Diesbach, droghiere e fabbricante di colori, vendeva un bellissimo rosso che otteneva facendo precipitare con della potassa una decozione di cocciniglia addizionata con solfato fi ferro. Un giorno, mancando di potassa, si rifornì da uno speziale poco onesto, Johann Konrad Dippel. Costui gli vendette del carbonato di potassa adulterato di cui si era già servito personalmente per rettificare un olio animale di sua invenzione. Invece del solito rosso, Diesbach ottenne un magnifico precipitato blu. Non capì cosa fosse successo, ma Dippel, chimico e uomo d'affari ben più accorto, intuì rapidamente tutto il vantaggio che poteva trarre da tale scoperta. Aveva capito che era stata l'azione della potassa alterata sul solfato di ferro a produrre quello splendido colore blu. Dopo parecchi esperimenti, migliorò il procedimento e commercializzò il nuovo colore sotto il nome di “blu di Berlino”. Per più di un decennio Dippel rifiutò di svelare il suo segreto di fabbricazione, cosa che gli permise di accumulare una fortuna considerevole. Ma nel 1724 il chimico inglese Woodward scoprì il segreto e rese pubblica la composizione del nuovo colore. Il blu di Berlino, divenuto nel frattempo “blu di Prussia” poté quindi essere fabbricato in tutta Europa.». [5]






[3] Cesare Meano, Commentario Dizionario Italiano della Moda, ed. Ente Nazionale della Moda, 1936 - XIV, p. 49, voce "blu". Che bellezza questa voce, certo un po' autarchica. 
[5] Michel Pastoureau, Blu. Storia di un colore, ed. Ponte alle Grazie, 2008, pp. 157-158.





Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

----
Bibliografia
  • Michel Pastoureau, Blu. Storia di un colore, Ed. Ponte alle Grazie, 2008


Link per iscriverti a TRAMA E ORDITO su Telegram
il modo più semplice per non perdersi nessun post
e notizie e contributi esterni (quest'ultimi dalla pagina Facebook)

15 ottobre 2017

Coca Cola griffata Roberto Cavalli e Karl Lagerfeld

Cavalli lui, quello inconfondibile, quello con il suo stile leopardato, quello che ha vestito per anni Kate Moss. Cavalli ha riportato il suo stile per rivestire la Coca-Cola è un must… peccato che non si possa indossare.


«Coca Cola » griffata Roberto Cavalli (2009)

È stata prodotta solo per l'Italia (in 100.000 bottiglie Zebrate, 100.000 Tigrate, 100.000 Leopardate), distribuite dalla Coca-Col...a di Milano, distribuite nel Nord Italia, solo nel periodo agosto e settembre e in particolar modo nei luoghi di villeggiatura.  


«Coca Cola » griffata Karl Lagerfeld (2011)

Karl Lagerfeld ha reso chic la silhouette della Coca Cola per creare una edizione limitata della Coca Cola Light.


Rames Gaiba
© Riproduzione riservata



Link per iscriverti a TRAMA E ORDITO su Telegram
il modo più semplice per non perdersi nessun post
e notizie e contributi esterni (quest'ultimi dalla pagina Facebook)

12 ottobre 2017

CAMICETTA


Camicétta - dal francese chemisette. Il termine appare sui giornali dell'epoca (1890), tra questi "Il Corriere delle dame".

Indumento femminile ricoprente il busto fino ai fianchi, con maniche corte o lunghe, di solito abbottonato sul davanti e rifinito da un colletto, dal taglio e dettagli, oltre che dai tessuti, che variano a seconda della moda del momento, ma generalmente in seta, cotone o altro tessuto leggero. Può essere portata sia dentro sia fuori la gonna o i pantaloni.

Francese: blouse, chemisier 
Inglese: blouse
Tedesco: bluse

Spagnolo: blusa

STORIA - All'inizio del 1800 era considerato un capo di biancheria: chiusa e guarnita da balze arricciate disposte a tre o quattro file, ornamento questo detto collare alla spagnola. [1]


Camicetta in seta in pizzo di Vernon (particolare)
indossata dalla regina Maud della Norvegia (1915-1917), [2] 
Nasjonalmuseet for kunst, arkitektur og design - Oslo, Norvegia


 
[1] Mariella Azzali, Dizionario di Costume e Moda, ed. m.e. architectural book and review, 2015, p. 172, voce "camicetta". 
[2] Maud del Galles (1869-1938) fu regina di Norvegia dal 1906 al 1938 come consorte di Haakon VII di Norvegia (1872-1957)

Rames Gaiba
© Riproduzione riservata



Link per iscriverti a TRAMA E ORDITO su Telegram
il modo più semplice per non perdersi nessun post
e notizie e contributi esterni (quest'ultimi dalla pagina Facebook)

11 ottobre 2017

DOVE POSIZIONARE UN'ETICHETTA SUL CAPO DI ABBIGLIAMENTO ?




Le etichette con le istruzioni di manutenzione devono essere fissate saldamente al prodotto e soprattutto facilmente reperibili. Spesso, invece, si trovano nei punti più impensati.

Euratex, l'associazione europea delle associazioni industriali del tessile-abbigliamento, con sede a Bruxelles, ha pubblicato nel 2001 una direttiva per unificare i punti di applicazione (tabella sotto). Tenendo conto della produzione, del materiale e dei dettami della moda, vengono proposte diverse applicazioni. Per evitare che l'etichetta venga tolta dal consumatore si consiglia di impiegare soltanto materiali e cucirini che non alterino il comfort del capo. Le etichette non soltanto devono essere saldamente fissate, ma risultare anche resistenti ai lavaggi o alle puliture a secco. Ovviamente, devono restare leggibili per tutta la durata del capo. Non devono sfrangiarsi né tagliarsi o alterare l'aspetto dell'indumento.

Marcatura dei capi finiti
Spesso le etichette specifiche del cliente non possono essere applicate al capo durante il normale procedimento di confezione. Ma successivamente questa operazione richiede dei passaggi di lavorazione costosi e finora non è stata individuata una soluzione tecnica soddisfacente.
Procedimenti manuali e tecnologie di incollaggio come quelle finora in uso nell'industria dell'abbigliamento spesso danno risultati qualitativi e quantitativi solo parziali o in ogni caso insufficienti. I procedimenti manuali sono poco precisi, mentre le etichette adesive possono indurirsi e graffiarsi e sono difficili da sostituire. D'altro canto, la possibilità di fissare con precisione le etichette mediante macchina per cucire a punto invisibile consente attualmente un ambito di utilizzo molto limitato.

I punti dove applicare l'etichetta su capi d'abbigliamento e accessori secondo Euratex


1. ARTICOLO - 2. PUNTO DI APPLICAZIONE - 3. ALTERNATIVA

1. Cappotti/giacche e giacche di abiti
2. Davanti sinistro all'altezza del petto
3. Finitura del davanti sinistro, cucitura fianco sinistro

1. Giacche sportive, giacche sportive di abiti
2. Davanti sinistro all'altezza del petto
3. Finitura del davanti sinistro, cucitura fianco sinistro

1. Gilet
2. Davanti sinistro

1. Abiti per donna, bluse
2. Cucitura fianco sinistro sopra l'orlo
3. In alto dietro, al centro

1. Casacche
2. In alto dietro, al centro
3. Cucitura fianco sinistro sopra l'orlo

1. Jeans, pantaloni
2. Tasca destra dietro o dentro
3. Jeans: anche chiusure lampo del pantalone

1. Grembiuli
2. In alto dietro, al centro
3. Al puntodi giunzione con il nastro destro

1. Tute, abbigliamento da lavoro
2. In alto dietro, al centro
3. Cucitura del fianco sinistro

1. Gonne
2. In alto dietro (vita)
3. Cucitura del fianco sinistro sopra l'orlo

1. Camicie
2. In alto dietro al centro (zona colletto)
3. Cucitura del fianco sinistro sopra l'orlo

1. Pullover, giacche di maglia, T-shirt
2. In alto dietro, al centro sopra l'orlo
3. Cucitura del fianco sinistro

1. Corredino per neonati
2. Cucitura del fianco sinistro
3. Cucitura spalla sinistra - Camicini: in alto, al di fuori dell'orlo

1. Abbigliamento sportivo, da ginnastica
2. In alto dietro al centro
3. Cucitura del fianco sinistro

1. Abbigliamento da sci, giacche a vento
2. In alto dietro al centro
3. In giacche a vento reversibili: nella tasca sinistra

1. Accappatoi, vestaglie da casa e da camera
2. In alto dietro al centro
3. Cucitura del fianco sinistro

1. Pigiami, camicie da notte
2. In alto dietro al centro
3. Cucitura del fianco sinistro sopra l'orlo (escluso pantaloni)

1. Abbigliamento da bagno (mare)
2. Cucitura del fianco sinistro in alto
3. Cucitura del fianco sinistro sopra l'orlo

1. Corsetteria, busti, mutandine elastiche
2. Dietro a sinistra al bordo inferiore, in alto dietro al centro
3. Cucitura del fianco sinistro

1. Biancheria intima, magliette intime, slip, calze, reggicalze
2. In alto dietro al centro
3. Cucitura del fianco sinistro

1. Sottovesti, sottogonne
2. Cucitura del fianco sinistro

1. Calze, calzini
2. Stampa sulla confezione
3. Termostampa

1. Cravatte
2. Retro

1. Sciarpe, foulard
2. Un angolo

1. Guanti
2. Nel guanto sinistro

1. Cappelli, berretti
2. Parte interna


Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

Link per iscriverti a TRAMA E ORDITO su Telegram
il modo più semplice per non perdersi nessun post
e notizie e contributi esterni (quest'ultimi dalla pagina Facebook)