22 aprile 2018

VELO - VOILE

VELO - dal latino velum, in quanto il velo che copre la testa e le spalle è così chiamato non tanto per il tessuto di cui è fatto (che può essere anche una stoffa più fitta e pesante) quanto per la sua funzione di velare il volto o avvolgere la testa.

1. Tessuto trasparente in armatura tela, leggerissimo fabbricato con fibre naturali, artificiali e sintetiche, molto ritorte. E' caratterizzato da un ugual numero di fili in ordito ed in trama, e solitamente è apprettato. Viene usato spesso in sovrapposizione ad altri tessuti. Può essere unito, stampato, ricamato, merlettato o damascato. Usato per bluse e abiti femminili, abiti nuziali o da cerimonia, biancheria intima femminile, abbigliamento per bambina.

Francese: →voile.


Abito rosso con velo,
Armani Privè collezione Haute Couture autunno inverno 2014-2015



2. Accessorio di forma quadrangolare o triangolare, di solito in tulle, organza, merletto, da portarsi in capo come segno di devozione o come parte di un abito regionale o tradizionale, complemento rituale dell'abito da sposa.

Inglese: bridal veil - Francese: voile de mariée - Tedesco: brautschleier - Spagnolo: velo de novia

STORIA - Il velo non è né d'Oriente né d'Occidente: è parte di un codice vestimentario diffuso oggi come in passato. Presso gli Assiri, i Greci, i Romani, nella cultura ebraica, cristiana come in quella islamica, il velo si è posato nei corso dei secoli sulla testa delle donne in circostanze spesso analoghe. [1] In uso da tempo immemorabile, sia nelll'abbigliamento da cerimonia che nelle acconciature femminili, serviva (ed in taluni casi, dove assume un valore simbolico, lo è ancora oggi), per avvolgervi la capigliatura lasciando ricadere sulle spalle, venendo abbassato più o meno largamente per coprire la faccia. I veli delle donne greche e romane erano di stoffa finissima, fabbricati nelle isole di Coo, di Amargo e a Taranto; i veli di Coo erano tanto trasparenti che per essi si adoperavano espressioni quali ventus textilae (tessuti di vento) o nebula linea (nebbia di lino); con questo tipo di velo si facevano anche abiti. [2]   

[1] Maria Giuseppina Muzzarelli - A capo scoperto. Storie di donne e di veli - Ed. il Mulino, 2016, p. 7
[2] Maria Giuseppina Muzzarelli - A capo scoperto. Storie di donne e di veli - Ed. il Mulino, 2016, p. 23

SIMBOLI, MITI E CREDENZE - Nel matrimonio ebraico, in molte comunità, la donna si reca al miqué fino al momento della cerimonia nuziale, in quanto i futuri sposi non debbono incontrarsi. Da questo nasce la cerimonia dello "svelamento", detta in yiddish Bedeqqen, che consiste nel porre il velo sul viso della sposa poco prima di dare inizio alla cerimonia. E' lo stesso sposo a dirigersi verso la sposa recitando la benedizione che nella Bibbia fu data a Rebecca (Genesi 24, 60). Fu lei la prima donna della Bibbia a coprirsi con un velo rima della cerimonia (Genesi 24, 65).

Genesi 24, 60 - E benedissero Rebecca e le dissero: "Sorella nostra, possa tu divenire madre di migliaia di miriadi e possa la tua discendenza possedere la porta dei suoi nemici". 61 - Allora Rebecca e le sue serve si levarono, montarono sui cammelli e seguirono quell'uomo. Così il servo prese Rebecca e se ne andò. 62 - Or Isacco era tornato dal pozzo di Lahai-Roi, perché abitava nella regione di Neghev. 63 - Isacco era uscito, sul far della sera, per meditare nella campagna; ed egli alzò gli occhi e guardò, ed ecco venire dei cammelli. 64 - Anche Rebecca alzò gli occhi e vide Isacco; allora egli smontò in fretta dal cammello, 65 - e disse al servo: "Chi è quell'uomo che viene nel campo incontro a noi?". Il servo rispose: "E' il mio signore". Allora ella , preso il velo, si coprì. 66 - Poi il servo raccontò a Isacco tutte le cose che aveva fatto. 67 - Isacco introdusse Rebecca nella tenda di Sara sua madre e la prese con sé; ella divenne sua moglie ed egli l'amò. Così Isacco fu consolato dopo la morte di sua madre.

Il velo ha un significato simbolico multiplo: la donna sposata nella sua nuova dignità; la modestia, in modo da insegnare all'uomo che ciò che conta davvero è la personalità della donna, la sua bellezza interiore e non quella fisica: il velo, difatti, copre l'esterno in modo da indirizzare l'attenzione verso l'interno. Il rito del velo ha origine da un famoso episodio biblico. Giacobbe, dopo aver chiesto in moglie Rachele e aver lavorato sette anni per ottenerla, poiché il suocero non riteneva giusto affidare la propria figlia a un giovane che non possedeva il necessario per mantenerla, ebbe infine il permesso di celebrare le nozze. Ma dopo il matrimonio, in cui la sposa in quell'epoca si presentava con il viso coperto, con sgomento e delusione si accorse che la sua amata Rachele era stata sostituita dalla sorella Lea. Allora ottenne di sposare anche Rachele, ma dovette lavorare altri sette anni per poterla avere. Quello scambio viene indicato nella Torà (la Bibbia ebraica) come un'usanza legata alle abitudini dei nostri progenitori, per cui la sorella minore non poteva sposarsi prima della maggiore. 
                 
RIF. LETTERARIO - Nel racconto dell'Odissea di Omero, Penelope, si mostrava ai suoi pretendenti (proci) solo con il velo: la regina scende dal piano superiore accompagnata da due ancelle, e appare sulla soglia, inquadrata dalle architetture micenee della porta, celando (o esaltando?) la sua bellezza con un velo sottile tirato sul volto. «Intanto altro pensò la saggia Penelope, / mostrarsi ai pretendenti , che avevano superbia ingiuriosa, / perché in palazzo  aveva saputo la rovina del figlio; / glielo andò a dire l'araldo, che sorprese la trama. / Mosse, dunque, verso la sala, con le sue ancelle. / E quando tra i pretendenti  fu la donna bellissima, / si fermò in piedi accanto a un pilastro del solido tetto, / davanti alle guance tirando i veli lucenti, ...» (Omero, Odissea, Canto XVI, 409-416)

           

Il velo non era attributo solo femminile, dal momento che in diverse occasioni gli uomini indossavano un velo di protezione. Ulisse nel viaggio di ritorno verso Itaca, lasciata l'isola di Calipso naufraga presso l'sola del Feaci e si salva solo grazie al velo donatogli da Leuucotea. «Fa dunque a mio modo, ché non mi sembri uno sciocco: / togliti queste vesti, in preda ai venti la zattera / lascia, e a forza di braccia, nuotando, avvicínati / alla terra feacia, dove è fato per te di salvarti. / E tieni, questo velo sotto il petto distendi, / immortale: non avrai più timore di soffrire o morire.» (Omero, Odissea, Canto V, 342-347)



Ulisse naufrago sulla zattera riceve da Ino/Leucotea il suo velo sacro (1803), [3]
 Johann Heinrich Füssli (1741-1825)
 olio su tela, cm. 175 x 139





[3] Nel dipinto è rappresentato un particolare momento narrato da Omero (vv. 333 e segg.) nell’Odissea: la dea protettrice dei marinai, Ino/Leucotea soccorre Ulisse mentre, in preda alla tempesta si era rifugiato su di una zattera che lei gli consiglia di abbandonare. Al centro e in piedi Ino/Leucotea, abbigliata con una lunga veste bianca, figura ergere dai flutti marini davanti ad Ulisse che, in basso riverso di spalle e aggrappato alla sua zattera, prende con la mano sinistra, il velo bianco della dea. (L’opera completa di Fussli, Ed. Rizzoli, 1977, p. 102, tav. XLII, n° 207)

    

«Sovra candido vel cinta d'uliva m'apparve, sotto verde manto vestita di color di fiamma viva». (Dante, Purgatorio - Canto XXX, 31-32).

 

3. Nell'industria tessile indica l'insieme delle fibre discontinue che si presenta all'uscita della carda o della pettinatrice, oppure l'insieme preparato da alcune macchine per la formazione di non tessuti: le fibre sono più o meno parallele nel primo caso, senza alcuna direzione preferenziale nel secondo.



BIOGRAFIA

Maria Giuseppina Muzzarelli - A capo scoperto. Storie di donne e di veli - Ed. il Mulino, 2016



Rames Gaiba
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16 aprile 2018

ORBACE


Orbace - dal sardo orbaci, che risale all'arabo al-bazz, «tela, stoffa», come l'italiano antico albagio.    

1. Tessuto di lana di pecora prodotto (specialmente in Sardegna) con metodi artigianali, ad armatura saia (spina), caratterizzato dalla più o meno marcata irregolarità del filato molto resistente e impermeabile. 




Particolarmente adatta per l'orbace è la lana delle pecore sarde, grossa e resistente, tenuta per alcune ore immersa in acqua a circa 50°C, in modo da non privarla totalmente dalle sostanze grasse in essa contenute, che contribuiscono a conferire al tessuto una certa impermeabilità. Lavata poi in acqua fredda per eliminare le materie estranee, e asciugata al sole, viene sfioccata e pettinata con pettine a chiodi. Si effettua quindi la cernita: le fibre più lunghe e resistenti sono riservate per l'ordito, le altre sono usate per la trama. Una volta la filatura veniva fatta a mano con la conocchia e il fuso, mentre per la tessitura erano usati antichi telai a mano molto stretti, sicché il tessuto veniva alto 55-65 cm. mentre oggi il tessuto sui telai moderni viene prodotto in altezza cm. 140-150. Esso appena fuori dal telaio viene sottoposto ad una rudimentale follatura, ottenuta battendolo per circa ventiquattro ore (mantenuto costantemente umido) con magli di legno (gualchiere, in sardo chiamate craccheras”), sorta di mulini ad acqua azionati da una ruota idraulica che usano l'energia prodotta dall'acqua per battere e ribattere la stoffa, con il duplice intento di ammorbidirla e di renderla impermeabile. Il tessuto è poi lasciato in riposo per qualche giorno, quindi è sottoposto alla tintura. Infine il tessuto viene lavato in acqua corrente per liberarlo dalle materie coloranti non assorbite, e avvolto al telaio per la stiratura.

I colori, in origine vegetali, erano il nero (spesso lana di pecora nera), bianco naturale, bigio (lana di pecora nera e bianca unite in fase di cardatura), rosso (ottenuto anticamente con la robbia), giallo senape e marrone, mentre colori più vivaci si usarono in tempi vicini a noi.

Oggi il tessuto è impiegato specialmente per costumi tradizionali in Sardegna (ora solo in particolari giorni, festività), in colori preferibilmente scuri. In Sardegna con l'orbace si confeziona l'abito tradizionale maschile: pantaloni, copricapo (sa berritta) a forma di sacco, il corpetto e anche il gonnellino (is ragas), che in origine vestiva i pastori proteggendoli dal tempo cattivo nelle lunghe transumanze.
       
    
Corpetto gonnellino e giacca in tessuto Orbace
foto: © Francesco Mura Corona


2a. Giacca della divisa fascista confezionata con questo tessuto nel colore nero, indossata per la prima volta nel 1932 in occasione della «Mostra della Rivoluzione Fascista». Fu il periodo dell'autarchia, in cui l'Italia a seguito delle sanzioni (decise dalla Società delle Nazioni, ed applicate da molti Paesi) degli anni '30 per l'invasione dell'Etiopia, che limitarono le importazioni anche della lana (vedi l'origine del Lanital) si ingegnò a sostituire i prodotti d'importazione con altri di origine nazionale. 2b. La parola passò ad indicare la divisa fascista.

 
Uniforme in tessuto Orbace ed il gerarca Achille Starace (1889-1945)     



STORIA - L'orbace è stato per secoli il tessuto tipico della Sardegna. Lo si tesseva in quasi tutti i paesi, in particolare in quelli delle zone interne. Secondo alcune fonti, pare che il tessuto fosse usato già nell'antica Roma.

CURIOSITÀ – Il nome sardo dell'orbace è “furesi” che è sinonimo di povertà, perché era il più povero fra tutti i tessuti. Un saggio di paese aveva coniato il proverbio «Mezzus furesu ischidu che segnore molente», meglio un povero saggio e che un signore asino. C'era persino un motto goliardico che del segretario generale del Partito Fascista (PNF) diceva: «Achille Starace, di tutto rapace, di nulla capace, vestito d'orbace. Requiescat in pace». L'orbacizzazione delle divise arricchì diversi paesi della Sardegna, a Macomer l'Alas trasformò la piccola industria domestica in una poderosa produzione di massa. (Manlio Brigaglia, articolo pubblicato su “La Nuova Sardegna - Sassari”  del 19 ottobre 2008).




Rames Gaiba
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14 aprile 2018

FIBRE TESSILI: codici abbreviazioni e trascrizione in Italiano/Inglese/Tedesco/Francese

ETICHETTATURA DI COMPOSIZIONE

La normativa relativa all'etichettatura di composizione dei prodotti tessili fissa i requisiti e le modalità applicabili ai manufatti perché possano esere immessi nel mercato interno, prima di qualsiasi trasformazione oppure durante il ciclo industriale e durante le diverse operazioni inerenti alla loro distribuzione. In tutta l'Unione Europea i prodotti tessili messi in vendita devono essere coredati da un'etichetta che riporti la composizione fibrosa, scritta e definita secondo le modalità prescritte (Regolamento UE N. 1007/2011 del Parlamento Europeo del 27 settembre 2011).


Sono tenuti a osservare la legge inerente all'etichettatura tutti coloro i quali producono o commercializzano prodotti tessili dalle materie prime al prodotto finito. Ovvero, il produttore di fibre tessili, l'importatore di articoli tessili di produzione estera destinati a essere posti in commercio sul territorio italiano, il commerciante (sia all'ingrosso sia al dettaglio), le organizzazioni o i negozi singoli che vendono al consumatore finale. Sono invece esonerati dall'applicazione della legge coloro i quali effettuano lavorazioni di trasformazione per conto terzi, in quanto il passaggio delle merci da un soggetto all'altro non contempla una commercializzazione, non verificandosi un passaggio di proprietà e quindi vendita, ma semplicemente un passaggio temporaneo di possesso. Sono inoltre esonerati dall'esibire l'etichetta i prodotti in transito nel nostro Paese, sotto controllo doganale, ma destinati ai mercati esteri, i prodotti tessili importati temporaneamente per effettuare lavorazioni e i prodotti destinati alla vendita in Paese extra Ce, per i quali devono essere rispettate le norme in uso nel Paese di destinazione. 

Al fine di uniformare e semplificare la redazione dei documenti COMITETEXIL oggi EURATEX (Unione europea delle associazioni industriali del tessile-abbigliamento), con sede a Bruxell, ha approvato ed adottato un Codice Meccanografico Uniforme Europeo (Tabella 1).

Si  ricorda che è permessa l'utilizzazione dei codici meccanografici esclusivamente nei documenti commerciali (contratti e fatture) a condizione che, nello stesso documento, figuri anche il significato delle abbreviazioni; le stesse abbreviazioni non si possono usare nei manufatti offerti in vendita al pubblico finale o consegnati in esecuzione di un'ordinanza dello stato o altra persona giuridica di diritto pubblico.




A livello italiano è anche presente una norma tecnica UNI 9963-92 (in riferimento alla norma ISO 1043) che indica le Abbrevazioni delle fibre chimiche di interesse commerciale e tecnico (Tabella 2), che riprende la codifica creata dal Bureau International pour la Standardisation de la Rayonne et des Fibre Synthétiques (BISFA).

Tabella 1 (in ordine alfabetico di Codice)   

CODICE MECCANOGRAFICO UNIFORME EUROPEO (EURATEX)
Italiano / Inglese / Tedesco / Francese (dove il primo codice è sempre in italiano) 
(Tutti i link sono in verde, e rimandano alla voce nel Commentario della Moda.)

Il numero indicato si riferisce al citato Regolamento UE N. 1007/2011


10 AB - Abaca / Abaca (Manila hemp) / Manila / Abaca
19 AC - Acetato / Acetate / Acetat / Acetate
20 AG - Alginica / Alignate / Aliginar / Aliginate
11 AL - Alfa / Alfa / Alfa / Alfa
31 AR - Aramide / Aramid / Aramide / Aramide
 8 CA - Canapa / True hemp / Hanf / Chanvre
12 CC - Cocco / Coir (coconut) / Kokos / Coco
27 CL - Clorofibra / Chlorofibre / Polyachlorid / Chlorofibre
 5 CO - Cotone / Cotton / Baumwolle / Coton
21 CU - Cupro / Cupro / Cupro / Cupro
43 EA - Elastan / Elastane / Elasthan / Elasthanne
42 EL - Gomma / Elastodiene / Elastodien / Elastodiene
28 FL - Fluorofibra / Fluorofubre / Fluorfaser / Fluorofibre
13 GI - Ginestra / Broom / Ginster / Genet
44 GL - Vetro tessile / Glass fibre / Glasfaser / Verret extile
 3 HA - Pelo - Crine (in genere) / Hair / Haar / Poil
17 HE - Henequen / Henequen / Henequen / Henequen
 9 JU -  Juta / Jute / Jute / Jute
KE -  Kenaf / Kenaf (Hibiscus hemp) / Kenaf / Kenaf
 6 KP -  Kapoc / Kapok / Kapok / Capoc
 7 LI -   Lino / Flax / Leinen / Lin
33 LY -  Lyocell / Lyocell / Lyocell / Lyocell
29 MA - Modacrilica / Modacrylic / Modacryl / Modacrylyque
22 MD - Modal / Modal / Modal / Modal
ME - Metallo / Metal / Metall / Metal
         Metallica / Metallic / Metallisch / Metallique
         Metalizzzata / Metallised / Metallisiert / Metallise
18 MG - Maguey /Maguey / Maguey / Maguey
30 PA - Poliammide - Nylon / Nylon / Polyamid / Polyamide
38 PB - Poliureica / Polycarbamide / Polyharnstoff / Polycarbamide
26 PC - Acrilica / Acrylic / Polyacryl / Acrylique
36 PE - Polietilenica /Polyethylene/Polyathylen/Polyethylene
48 PI -  Carta tessile / Paper / Papier / Papier
35 PL - Poliestere / Polyester / Polyester / Polyester
PM - Pollimmide / Polyimide / Polyimid / Polyimide
37 PP - Polipropilenica / Polypropylene / Polypropylen / Polypropylene
23 PR - Proteica / Protein / Regenerierte Proteinfaser / Proteinique
39 PU -  Poliuretanica / Polyurethane / Polyurethan / Polyurethan
14 RA - Ramiè / Ramie / Ramie / Ramie
 4 SE -  Seta / Silk / Seide / Soie
15 SI -   Sisal / Sisal / Sisal / Sisal
16 SN -  Sunn / Sun / Sunn / Sunn
24 TA - Triacetato / Triacetate / Triacetat / Triacetate
41 TV - Trivinilica / Trivinyl / Trivinyl / Trivinyl
25 VI -  Viscosa / Viscose / Viskose / Viscose
40 VY - Vinilal / Vinylal / Vinylal / Vinylal
 2 WA - Angora / Angora / Angora (Kanin) / Angora
 2 WB - Castoro /Beaver / Biber / Castor
 2 WC - Cashgora / Cashgora / Kaschgora / Cashgora
 2 WG - Vigogna / Vicuna / Vikunja / Vigogne
 2 WK - Cammello / Camel / Kamel / Chameau
 2 WL - Lama / Lama / Lama / Lama
 2 WM - Mohair / Mohair / Mokair / Mokair
 1 WO - Lana / Wool / Woille / Laine
 2 WP - Alpaca / Alpaca / Alpaka / Alpaga
 2 WS - Kashmir / Kashmir / Kaschmir / Cachemire
 2 WT - Lontra / Oteer / Otter / Loutre
 2 WU - Guanaco / Guanaco / Guanako / Guanaco
1/A WV - Lana Vergine / Fleece wool / Schurwolle / Laine vierge 
 2 WY - Yack / Yak / Yak / Yack

AF - Altre fibre / Other fibres / Sonstige Fasern / Autres fibres
HL - Misto lino / Cotton linen Union / Halbleinen / Metis
 
TR - Residui tessili o Composizione non determinata / Textile residues or unspecifled composition / Textilreste other Erzeugunisse unbekannte Zusammensetzung gem. / Residus textiles ou composition non determinee

48 AM - Amianto / Asbestos / Asbest / Amiante
(dal 1994 ne è vietata la commercializzazione, in quanto sostanza cancerogena)


Tabella 2 (in ordine alfabetico di Codice)

UNI 9963 - FIBRE CHIMICHE (BISFA)

ALG - Alginica
AR - Aramidica
CA - Acetato
CF - Fibra di carbonio
CLF - Clorofibra
CLY - Lyocell
CMD - Modal
CTA - Triacetato
CUP - Cupro
CV - Viscosa
CV-F - Viscosa filamentosa
ED - Elastodiene
EL - Elastan
GF - Vetro tessile
MAC - Modacrilica
MTF - Fibra metallica
PA - Poliammidica
PA-F - Poliammidica filamentoso
PAN - Acrilica
PE - Polietilenica
PES - Poliestere
PES-F - Poliestere filamentoso
PLA - Poliattide - Fibra in amido di mais
PI - Poliammidica
POA - Poliossiamidica
PP - Polipropilenica
PROT - Fibra proteica
PTFE - Fluorofibra
PVAL - Vinilal
SF - Fibra di silice

Per gli opportuni approfondimenti, si rimanda al citato Regolamento UE
scaricabile in rete su:
http://www.ccpb.it/wp-content/uploads/documenti/Reg_CE_2011_11_27_-_1007.pdf