ARAZZO DI BAYEUX e l'abbigliamento dei Normanni



L'arazzo di Bayeux è una sorta di prefumetto del XI secolo


La Tapisserie de Bayeux (in realtà è un tessuto ricamato, non un arazzo¹,  anche se qui lo indico come 
«arazzo» per tradizione) si svolge in orizzontale ed è lunga in complessivo  68,3  metri e alto tra i 50 e 55 centimetri di altezza (mancano le scene finali), ed è costituita da nove leggere tele di lino greggio (di lunghezza compresa tra 2,43 e 13,90 metri) non tinto (bigio, di una tonalità grigio-giallastro), unite insieme, nella quale sono state ricamate, sotto forma di 58 scene messe assieme in ordine conseguenziale e successive, raccontando tutte le fasi della conquista, dalla partenza dalla Francia alla incoronazione. Per l'esecuzione del lavoro sono stati utilizzati lana filata con il fuso a mano, principalmente filati a due torsioni (2-ply), sottile ma resistente, di aspetto rustico, in solo otto colori tinti con coloranti naturali di origine vegetale che hanno fortunatamente conservato quasi intatte le tonalità originali, su uno sfondo lasciato scarno, che restituisce un rilievo simile ad un intaglio ligneo o a un bassorilievo scultoreo.² Creato tra il 1066 e il 1077. È iscritta nel Registre Mémoire du Munde de l'UNESCO. Oggi è esposto al Centre Guillaume le Conquérant, a Bayeux (a circa 8-10 chilometri dalla costa della Manica), piccola cittadina medioevale della Normandia, Francia.³

L'Arazzo di Bayeux rappresenta visivamente i discendenti dei Vichinghi, cioè i Normanni «uomini del Nord», o meglio le persone insediate dalla Scandinavia in Normandia, da loro conquistata e «battezzata» un secolo prima (911 trattato di Saint-Clair-sur-Epte e nascita ufficiale del futuro Ducato di Normandia - X secolo). I Normanni avevano abbandonato le usanze e il modo di vestire dei loro antenati ed erano ormai completamente integrati nelle abitudini francesi (quindi questi Vichinghi sono già Francesi a tutti gli effetti). 

La storia narrata nell’arazzo culmina nella celebre battaglia di Hastings del 1066, immortalata nella seconda parte del ricamo, mentre la prima riguarda le intricate vicende che precedono e giustificano l’invasione.

L'arazzo di Bayeux nella sua vetrina al Museo degli Arazzi di Bayeux
La sistemazione attuale in questa teca è del 1983
foto: © Stéphane Maurice - Museo Bayeux


L'Arazzo di Bayeux mostra dei guerrieri Normanni. La Tapisserie de Bayeux ci invita a scoprire la conquista del trono d'Inghilterra da parte di Guglielmo il Conquistatore, dal 1064 fino alla battaglia di Hastings del 1066. La lunga ascia, la cotta di maglia al ginocchio, l'elmo conico con nasale e (contrariamente all'immagine diffusa) privo di corna, erano adoperati anche dai Vichinghi.

L'arazzo di Bayeux è una sorta di prefumetto che rimane “in movimento” da più di mille anni. Uomini “precrociati” che attraversano il Canale della Manica in un tripudio di colori.  

Le scene descritte, anche se tratteggiate con una figuratività ingenua, sono curate fin nei minimi dettagli. 


Questa lunga striscia di tela ricamata documenta notevoli illustrazioni di navi inglesi e normanne, costruite nel tradizionale stile vichingo. Le navi furono costruite usando la tecnica del clinker (grandi assi di legno sovrapposte come le tegole di un tetto) e senza cinghia, che potevano essere arenate su qualsiasi costa senza la necessità di porti di acque profonde. La tecnica del clinker - sviluppata dagli scandinavi - consentì la costruzione di barche snelle, veloci ed adatte al mare, anche nelle condizioni climatiche avverse del Nord Europa.  C'erano diversi tipi di barche: il langskip ("longship"), una nave da guerra e il knarr, una nave da carico, ma l'Arazzo non li distingue chiaramente. Prua e poppa erano decorate con teste di drago, che davano alle navi il nome Drekar ("draghi"), un termine usato nel XIX secolo per le navi scandinave. 

L'opera conta 1515 soggetti (raffigura complessivamente 626 persone di cui solo 3 sono donne e 126 personaggi sono personaggi unici e distinti, 202 tra cavalli e muli, 55 cani, 505 altri animali, 37 edifici, 41 navi e 49 alberi) inseriti in 58 scene, di cui la maggior parte corredate da didascalie in latino medioevale e presenta alcuni "anglicismi" ortografici. L'arazzo di Bayeux era destinato alla visione di un pubblico prevalentemente analfabeta, e la struttura delle didascalie risponde a precise logiche narrative e storiche.
 

L'azione si dipana sul tessuto scena dopo scena, come moderne “vignette” con didascalie che accompagnano il “lettore” spiegando il significato delle vicende e fornendo i nomi dei personaggi. 
Una lunga “pellicola” di cronaca medioevale che scorre nella fascia centrale del pannello, mentre la parte superiore e inferiore dell'arazzo è interamente incorniciata tra due bande istoriate dove sono presenti piccole raffigurazioni che presenta un bestiario eccezionale di animali reali (orsi, leoni, leopardi, cani, cavalli, montoni…) e di animali fantastici (centauri, grifoni, draghi…), di cui però non sappiamo con certezza il significato simbolico e l’eventuale collegamento con gli episodi storici. Si riconoscono invece alcuni richiami alle favole di Fedro, come il lupo e l’agnello, il corvo e la volpe, il lupo e la gru.

Arazzo di Bayeux, scena 4: Si intravede l'iscrizione in latino "VENERUNT AD PLENIS ... TERRA" 
che descrive le fasi del viaggio e dello sbarco.

Arazzo di Bayeux, scena 36: Willelm dux in magno navigio transivit et venit ad Pevensae
(Qui Guglielmo attraversa il mare su una grande nave e approda a Pevensey).

Il bel vascello ducale, il “Mora”, offerto al marito dalla duchessa Matilde, porta sulla cima dell'albero maestro la croce benedetta da papa Alessandro III. La vigilia di San Michele, santo patrono della Normandia, il 28 settembre 1066, i Normanni sbarcono a Pevensey, un piccolo porto del Sussex.⁹  

Vi è da parte dei Vichinghi nella descrizione della nave un gusto alle immagini, che oggi diremmo metafore: «destriero delle onde» oppure «ariete del mare», magari «alce del fiordo», talvolta «fenditrice di spuma», qualche altra «cigno del dio mare».¹⁰  

Arazzo di Bayeux, scena 37: La scritta ricamata «MARTE TRAN(...)SIVIT ET VENI(...)» 
descrive l'attraversamento del mare da parte delle truppe normanne.


La descrizione di tutte le 58 scene qui dal sito di La storia Viva 
nell'ottimo post del 4 febbraio 2014 L'Arazzo di Bayeux: trascrizione commento

Se volete vederlo nella sua lunghezza l’arazzo è interamente digitalizzato
con immagini ad alta risoluzione.


 Gli arazzi, nei quali i motivi sono tessuti, devono il nome ad Arras, una località nel nord della Francia, celebre per questo tipo di artigianato tessile. Il termine «arazzo» nasce nel XV secolo (nel corso del 1400), quando i mercanti italiani, provenienti da viaggi nel Nord Europa, chiamarono tutti i tessuti figurati con il nome di “panno di razzo” e poi “arazzo”. Nel Medioevo non esisteva una distinzione precisa fra i termini ricamo e arazzo.
Le immagini sono ricamate con quattro diversi tipi di punti: il punto erba è utilizzato per eseguire i contorni, i lineamenti dei personaggi e le iscrizioni che corredano le figure. Un caratteristico punto piatto o largo, detto di Bayeux, forma i riempimenti e le aree più estese. Poi c’è un punto diviso, più raro, realizzato con filo doppio e un punto a catenella di esecuzione molto particolare.

La sua tela di lino fine è consumata e strappata, è estremamente fragile; è stata rammendata in oltre 500 punti. Non conosciamo la sua prima storia prima del suo ricomparire nel XV secolo, ma nel corso della sua esistenza è stata piegata, arrotolata, conservata in una cassa, appesa a cerchi metallici e nastri, avvolta introno a bobine e persino inchiodata su. È stata macchiata dalla ruggine e ciò che può essere grasso di candela. I pezzi sono stati tagliati. 
Il Il centro storico di Bayeux ha conservato la struttura dell’epoca medioevale intorno alla magnifica cattedrale di Notre-Dame, inaugurata da Guglielmo il Conquistatore nel 1077, che evidenzia una transizione dall'originario stile romanico normanno fino alla sua attuale magnificenza gotica
Il termine Normanni deriva da Nortmann, dal basso francone antico, a sua volta o direttamente dal norreno Norðmaðr, dall'analogo significato.         
Il tessuto è conservato in una sofisticata teca, una struttura semicircolare/lineare, in cui la temperatura, umidità e illuminazione sono controllate e le particelle di polvere vengono filtrate. Il vetro dietro il quale viene visualizzato è infrangibile e ingrandisce leggermente per migliorare l'apprezzamento delle immagini. 
 L'Arazzo di Bayeux a volte è chiamato anche arazzo della regina Mathilda di Fiandra, moglie di Guglielmo il Conquistatore, che governa in suo nome mentre lui conquista l'Inghilterra nel 1066. La scena inizia con un incontro di Harald Godwinson, Conte di Wessex con il re inglese Edward e termina con la battaglia di Hastings il 14 ottobre 1066. 
L'Arazzo di Bayeux si ritiene sia stato realizzato a Canterbury (Inghilterra), dove si trovava una rinomata scuola di tessitori, intorno al 1070. Probabile che sia stato fabbricato da una comunità di monache inglesi sotto la commissione del vescovo di Bayeux. Quasi tutti gli studiosi ritengono che, se non il disegno preparatorio, quantomeno la realizzazione effettiva del ricamo sia stata opera di donne. 
Questo capolavoro fu probabilmente commissionato dal fratellastro di Guglielmo il Conquistatore, il vescovo Odo di Bayeux, (circa 1036-1097), statista e suo consigliere personale, per decorare la nuova cattedrale di Bayeux, che fu consacrata nel 1077, eretta sulle rovine dell’incendio della precedente. In effetti, Oddone (vedi scena 51) è il personaggio più in evidenza nell’arazzo a parte Guglielmo. Altra tesi, che non è documentata ma restò la predominante per molti anni, è che sia stata la regina Mathilda a commissionare il ricamo al vescovo di Bayeux e il vescovo s'impadronì dell'idea. Ogni estate il grande telo istoriato veniva appeso per alcuni giorni lungo il perimetro della navata.
 
Questo tipo di navi, pur nelle varie notevoli differenze ed evoluzioni, hanno tutte le stesse caratteristiche fondamentali. Essa è costituita da una struttura di tavole, con i corsi del fasciame inchiodati l'uno all'altro, ognuno sovrapposto a quello inferiore, calafatati con fune impeciata e legati alle costole per mezzo di vimini, che passano attraverso cunei tagliati nel materiale delle assi. Questo sistema che conferiva alla nave una notevole elasticità nelle tempeste è realizzato con cura ed è un esempio dell'arte dei carpentieri vichinghi. Le parti possono muoversi le une rispetto alle altre, assorbendo notevoli sforzi e ripartendoli longitudinalmente e trasversalmente sull'ossatura; la prua e la poppa si alzano elegantemente e sono decorate con eleganti fregi; il timone, un unico pezzo di legno fatto come la pala di di un remo, è fissato sul lato destro della nave, in prossimità del palo di poppa. Questo timone consente di pilotare l'imbarcazione con ogni genere di tempo senza la minima difficoltà; la stessa abilità dei carpentieri si rivela anche nella forma dello scafo. L'unico albero è in posizione avanzata verso prua, rispetto al centro della nave, ed è in grado di bilanciare i colpi di vento con una semplice vela quadrata. [Billberg I. - La cultura e gli insediamenti contadini durante il periodo del Vichinghi, in "I Vichinghi"; Ed. Giunti, 1989, pp. 88-89]. 
 
Nel Medioevo, le didascalie ricamate o dipinte venivano chiamate tituli. L'uso di Hic scandisce l'inizio di una nuova "scena" o di un nuovo capitolo dell'invasione normanna, separando gli eventi cronologicamente. Tutto si svolge con il contrappunto di quell’Hic (che significa Qui) che apre quasi tutti i titoli posti a corredo delle varie scene, e che serve a legare indissolubilmente il testo scritto al punto esatto del disegno. L'avverbio trasmette un senso di immediatezza e realismo. Dice allo spettatore: «Guarda proprio in questo punto, qui sta accadendo questo fatto storico».
₉ Cerutti M.J. - Eulin. Storie di donne e di lino; Ed. Interlinea, 2026, p. 136 
₁₀ Salvi S. - Il dente azzurro della storia, in "I Vichinghi"; Ed. Giunti, 1989, p. 17. 
   

I Vichinghi si pagavano in tessuti ¹

Fabio Scaletti - dalla rivista "Tecnica della Confezione" n. 227/2002
(a parte le note anche sotto le immagini)


L'abbigliamento della popolazione scandinava medioevale era improntato alla funzionalità. Assai sviluppata l'arte della tessitura, praticata da uomini e donne.

Arazzo di Bayeux, scena 37: La mischia furiosa dello scontro tra gli anglosassoni e i normanni,
 evidenziata dall'iscrizione in latino «IC ANGLI ET FRANCI IN PR[O]ELIO» 
("Qui gli inglesi e i francesi in battaglia").


Manca un capitolo nella maggiore parte delle storie della moda: è quello dedicato ai Vichinghi. Questa lacuna può anche dipendere dal fatto che non si conosce molto del modo di vestirsi delle popolazioni vissute in Scandinavia tra il IX e XI secolo (cioè i Vichinghi), perché scarsi sono i reperti che ne raffigurano il modo di vivere.

Tuttavia, secondo gli studiosi, lo stile del vichingo è ben lontano da quello piuttosto rozzo scolpito nell'immaginario comune. Sembra, anzi, che il vichingo tenesse molto alla sua mise.

Arazzo di Bayeux, scena 48-49: La scena raffigura un gruppo di arcieri normanni
in azione con i tipici archi e abiti del XI secolo


Abbigliamento maschile - La parte inferiore del corpo era coperta da lunghe mutande di lana e da pantaloni² che potevano essere lunghi e sciolti, oppure più corti, come i pantaloni alla zuava, aderenti come quelli da sci o sbuffo, mentre sul busto veniva indossata una tunica che scendeva fino a metà coscia, stretta in vita da una cintura di cuoio, o camicia con lo scollo quadrato e a maniche lunghe. Sulla tunica si portava un mantello senza maniche, fissato sopra la spalla da una fibbia ovale. Il mantello, fatto di un solo pezzo di tessuto, lasciava libero un braccio per poter afferrare la spada. Ai piedi il vichingo sfoggiava calzature fabbricate con un pezzo unico di cuoio ripiegato e tenuto fermo alla caviglia con un cordoncino e talvolta rinforzate da una suola. Guanti senza dita e copricapi, entrambi di lana o di feltro, completavano la sua tenuta, che comunque si caratterizzava per la funzionalità, visto che veniva usata per pescare, lavorare la terra o forgiare i metalli.³

Arazzo di Bayeux, scene 29-31: Harold II assiso sul trono (Hic residet Harold rex Anglorum) 
indossa una lunga tunica coperta da un mantello appoggiato sulle spalle ed allacciato alla gola.  
Accanto a lui è presente l'arcivescovo di Canterbury Stigand (Stigand archi eps) coi paramenti sacri;
all'esterno del palazzo, volti verso la sala del trono, cinque personaggi privi di connotati particolari, 
a rappresentare il resto della società. A sinistra vi è l'aristocrazia militare che rende omaggio a Harold.



Arazzo di Bayeux, scena 51: Arazzo di Bayeux: Oddone di Bayeux 
(fratello minore di Guglielmo il Conquistatore) a cavallo. 
Indossa una veste decorata a motivi geometrici, il gambeson
distinguendosi dai cavalieri in cotta di maglia.


Arazzo di Bayeux, scena 12: Nella seconda metà del XI secolo la gente comune 
indossava calze fasciate da nastri che stringevano alla gamba. 


Abbigliamento femminile - Molto pratico era anche il guardaroba della donna vichinga. Il capo principale era una lunga veste di lana pieghettata, con le maniche di varie lunghezze, che si apriva sui seni per permettere l'allattamento, essendo le gravidanze molto ravvicinate. Era ricoperto da un grembiule di tessuto rettangolare e ricamato, su cui erano attaccati gli accessori per il cucito, oppure da uno scialle trattenuto sulla parte alta del petto da una spilla. I capelli erano avvolti da una specie di foulard legato sulla nuca. Gli indumenti venivano fabbricati in casa da uomini e donne grazie a un telaio verticale appoggiato contro il muro. I fili dell'ordito erano tenuti tesi con delle piccole pietre colorate, mentre quelli della trama venivano infilati con una primitiva navetta azionata a mano. Il filo di lana si otteneva tramite la filatura con la conocchia e i fili della matassa erano ritorti a mano, con l'aiuto di un peso, un cilindretto affilato ai due capi, che poteva essere di legno, terracotta o pietra, e al quale veniva impressa una veloce rotazione. Alla stessa maniera veniva filato il lino. 

Tra i tessuti preferiti spiccavano quelli in seta e in velluto, mentre larga diffusione avevano le pellicce

Le tinte più usate erano quelle naturali, il beige, il marrone e il nero, ma non era raro il ricorso alla tintura, adoperando conchiglie frantumate o erbe e piante.


Per i Vichinghi il telaio casalingo non era solo uno strumento per abbigliarsi ma costituiva una sorta di "zecca" privata. Con esso si realizzava il vadhmàl, il solido panno di lana di montone che, oltre a comporre i capi di vestiario, fungeva da moneta. Molte ammende dovevano essere saldate in unità di peso di quella stoffa, senza scordare che, nella forma di balle stivate nelle navi, rappresentava una merce di scambio utile per pagare le spese dei viaggi per mare. Chissà quante balle di tale panno costò ai Vichinghi la scoperta dell'America prima di Colombo.

Particolare ricamo nell'Arazzo di Bayeux

L'abbigliamento dei Vichingi

Ödman Anders - Museo di Storia, Università di Lund, Svezia
in "I Vichinghi"; Ed. Giunti, 1989
(Le immagini e didascalie sono tratte da questo saggio sulla mostra archeologica a cura dei Musei di Malmö, Svezia - Firenze 2 dicembre 1989 - 28 gennaio 1990)


Intorno al fuoco venivano svolti i lavori tipicamente domestici; le donne lavoravano i propri tessuti, trasformavano il lino in stoffa per camicioni e camicie e con la lana cucivano mantelli, braghe. Il telaio dei Vichinghi è di tipo sospeso, verticale, con contrappesi di terracotta o argilla. L'abbigliamento maschile consisteva in camicia, pantaloni e cotta di lana completati talvolta da un mantello. Quello femminile invece era di solito formato da una sottoveste e da un vestito lungo senza maniche, con spalline che erano tenute all'altezza del petto da una spilla di bronzo; le donne indossavano anche un lungo mantello a strascico, come risulta dalle immagini tramandateci dagli arazzi e dalle pietre scolpite.

I tessuti erano spesso di lino e lana di produzione propria, oppure importati dalla Frisia. La seta cinese era usata per fasce ornamentali per la fronte, per braccialetti o applicazioni decorative sui capi di vestiario. Sugli abiti si trovavano a volte intessuti fili e cordoncini d'oro di origine bizantina. 

Una serie di prodotti dell'artigianato lundense. Dagli scavi di Lund.
foto: ©  L. Westrup, Kulturen, Lund


Tutti avevano bisogno di un fermaglio o di un bottone per il proprio mantello e per la cintura.
Questi fermagli e spille erano realizzati in materiali e forme diverse: bronzo, stagno e ferro, fusi, forgiati oppure torniti. [...] La produzione utilizzava il corno di cervo che veniva raccolto al momento della muta.⁶ 

Guanto di lana, lunghezza 23 cm; ago di osso, lunghezza 8.3 cm; sec. XI
Ritrovamento: Lund, Svezia 
foto: ©  L. Westrup, Kulturen, Lund


Nel periodo dei Vichinghi per la produzione di guanti, berretti e calze ci si avvale della tecnica dell'uncinetto. Ancor oggi si portano guanti invernali fatti all'uncinetto. Con il filato di lana e un uncinetto di osso, si infilavano le maglie fermandole a quelle della fila precedente, ottenendo un tessuto caldo e resistente. I guanti erano usati anche per i lavori più pesanti.⁷ 


La scarpa bassa presenta la suola appuntita posteriormente.
Sul davanti si trovava un'applicazione cucita.


Le calzature subirono numerose variazioni, a seconda della moda, durante il periodo dei Vichinghi. In ogni caso non vi erano diverficazioni tra scarpe invernali o estive da uomo, da donna o da bambino. A giudicare dalle numerose calzature consumate riportate alla luce nelle più antiche città scandinave, tutti, ricchi e poveri, portavano calzature. In inverno si usavano anche calze o, nei casi più poveri, si riempivano le scarpe di paglia. Dopo circa sei mesi, riparate e riconsumate, venivano gettate nella discarica. 
I calzolai avevano quindi delle entrate sicure. In campagna la loro era un'attività ambulante, ma in città avevano calzolerie a carattere permanente e banchi di vendita. 
A Lund sorgevano inoltre alcune concerie, dove i calzolai e i pellettieri acquistavano la materia prima. Le suole ricordano quelle di oggi, ma posteriormente finivano a punta, risalendo lungo il calcagno. Questo modello passò di moda agli inizi del secolo XII. 
Le calzature erano allacciate come oggi sul davanti, ma le stringhe venivano passate intorno alla caviglia. Se la scarpa era alta, si avvolgevano più volte le stringhe intorno alla calzatura.⁸ 


 Per lungo tempo, il termine «Vichinghi» ha simboleggiato nel mondo tutta la preistoria scandinava. Questo concetto venne usato anche per dare agli abitanti dei paesi scandinavi un orgoglio nazionale: una autolegittimazione storica a livello internazionale. I paesi d'origine dei Vichinghi erano la Scandinavia, corrispondono agli odierni stati di Norvegia, Danimarca e Svezia. Da queste terre del Nord Europa partirono per esplorare, commerciare e conquistare. I Vichinghi sono vissuti durante l'Alto Medioevo, in un periodo noto come Epoca vichinga, compreso tra la fine dell'VIII secolo e l'XI secolo d.C. (convenzionalmente dal 793 al 1066 d.C.). Per Epoca o Era dei Vichinghi alcuni intendono le popolazioni norrene: il termine "norreno" indica l'intera popolazione scandinava del periodo. 
La parola "vichingo"
, la cui etimologia è incerta, oggi nell'ipotesi più accreditata, la si fa derivare da víka, che indica la distanza percorsa in mare alternandosi ai remi. Il víkingr (deriva dall'antico norreno) sarebbe quindi "colui che fa un turno ai remi" o un rematore. Vík significa "baia" o "insenatura" mentre víkja significa "deviare" o "allontanarsi". Gli scandinavi dell'epoca medievale non si autodefinivano "vichinghi" come gruppo etnico. Per loro era un'azione (andare í víking significava partire per una spedizione).

 Più che di pantaloni dovremmo dire calzamaglia
che erano strette e aderenti alle gambe, di lino o di lana. La calzamaglia è considerata l'antenata dei pantaloni ed era l'indumento tipico per le gambe degli uomini nel tardo Medioevo.  All'inizio erano due gambe di stoffa o lana separate (chiamate chausses), tagliate in sbieco per dare elasticità prima dell'invenzione dei tessuti elastici.  Venivano allacciate direttamente alle brache (la biancheria intima dell'epoca) o legate alla cintura.  Con il passare del tempo e l'accorciarsi delle tuniche nel corso del XIV secolo, le due parti si sono unite nella zona pelvica. Lo stesso termine pantaloni nasce tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento. I pantaloni antichi erano formati da due gambe separate che venivano legate insieme. La lingua italiana ha tenuto il plurale (i pantaloni) per indicare le due aperture destinate alle gambe. Calzamaglia è invece al singolare perché il nome unisce due parole già singolari: calza e maglia.
 L’abbigliamento rappresentava la classe sociale a cui si apparteneva: una tunica al ginocchio per i ceti bassi e due tuniche una lunga sotto e, a seconda dell’occasione, una media o lunga sopra.
I contadini costituivano il 90% della popolazione durante questo periodo. Molti erano agricoltori o artigiani che non potevano permettersi gli stili sontuosi che hanno dominato la corte reale. Gli uomini indossavano tuniche corte, strette di lana o pelle e brache corte di lana, stile che risentiva dell’influenza romana. I contadini, gli operai e i servi indossavano una semplice tunica che era fermata in vita da una cintura, gli uomini più poveri, avevano un’unica tunica di lana in quanto doveva servire anche nei mesi più freddi.
I nobili indossavano una lunga tunica di lino a contatto con la pelle, in lino, senza particolari ricami o decorazioni, priva di bottoni doveva rimanere larga per agevolare la vestibilità, la tunica sopra variava di lunghezza, da metà gamba alla caviglia, ma in entrambi i casi aveva orli molto decorati e spesso era di seta o di lana.   [Vestioevo - 17/08/2014]

₄ 
Il gambeson (o aketon ) è una tunica imbottita indossata generalmente da sola come protezione o sotto l'armatura in quanto assorbe i colpi contundenti, protegge da tagli e impedisce alla cotta di maglia di ferro o all'armatura di sfregare contro il corpo, mantenendo flessibilità e facilità di movimento. Presenta motivi geometrici a losanghe o a scacchiera.
₅ I colori utilizzati nel ricamo con filato di lana sono otto, escludendo il tessuto di fondo di una tonalità grigio-giallastro, che però non resta solo un retro figura, ma interagisce con le stesse;  infatti, il colore di fondo compare come colore principale nelle raffigurazioni della testa, delle mani, delle gambe e dei piedi, quest’ultimi quando nudi, dei personaggi rappresentati come riempimento interno a un contorno tessuto di vari colori. Anche i cavalli presentano una colorazione particolare: verde, blu, giallo e rosso. Il rosso di Bayeux è una delle tinte principali usate per colorare in modo anticonvenzionale elementi come i cavalli o i contorni delle scene, oltre che l'abbigliamento.  Nel Medioevo il rosso era un colore forte e ambivalente, associato sia al fervore religioso sia alla violenza delle azioni militari. Le lane sono state tinte con solo tre pigmenti naturali che hanno dato origine a nove diversi tipi di sfumature: la robbia, per i rossi terrosi” di tonalità aranciata e bruno-violaceo;  la guada (o luteola), per il giallo / ocra;  l’indaco, per il blu-nero, il blu scuro, il blu medio ed il verde chiaro; un misto di indaco e guada, per il beige ed il verde scuro.
₆  Cinthio M. - La vita in una città vichinga, in "I Vichinghi"; Ed. Giunti, 1989, p. 65.
₇ "I Vichinghi"; Ed. Giunti, 1989, pp. 126 - 127. 
₈ "I Vichinghi"; op. cit., pp. 128 - 129.         

 Curatore: Rames GAIBA
© Riproduzione riservata

__________
Leggi anche:

I N T R O D U Z I O N E


Perché la scelta di un blog?

💬 La scelta della forma del blog (e non di una pubblicazione cartacea) è per fare integrazioni e aggiornare i contenuti, perché «niente passa tanto di moda come la moda».

Bruno Munari - Verbale scritto - Ed. Corraini, 2008
foto: © Rames Gaiba


Questo blog, fatto di più parti, è un lavoro complesso, che richiede numerosi controlli sul testo, sulle immagini e sulle relazioni che si stabiliscono tra essi.  

«Ogni vita è un'enciclopedia, una biblioteca, un inventario d'oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili

Italo Calvino - Lezioni americane 
Sei proposte per il prossimo millennio (1988)


Questo blog si compone di diversi argomenti, dai vari Dizionari tematici (la ragione iniziale che mi ha indotto a scrivere questo blog, e che è una parte importante), a Storie di moda, Arte, Musei, come è indicato nel Sommario.

Questo è un blog di studio, ma che proprio perché usa un linguaggio il più possibile semplice (ad esempio, non troverete formule chimiche o matematiche), vuole rivolgersi a un pubblico che va oltre a chi opera nel settore della moda, a chi ne è interessato come lettura di storia di una attività primordiale millenaria, che ha attraversato secoli, che da artigianale si è trasformata in industriale, che è diventata  "sistema moda" con una complessità difficilmente riscontrabile in altri ambiti.

Gli articoli pubblicati sul blog non sono stati scritti su richiesta di una committenza  e/o pubblicati dietro un compenso, né hanno "fini commerciali", e quindi non vi è stato e non vi è nessun ritorno economico da parte mia, anzi vi è stato un costo di ricerche (visite di luoghi fra cui biblioteche e/o associazioni pubbliche e private), partecipazione a convegni, libri ed altro materiale (riviste, ecc.). 

Non ho la pretesa di aver fatto un lavoro originale, poiché le nozioni contenute si trovano in forma sparsa in tanti libri
, trattati, manuali scolastici, articoli di riviste del settore, ecc. Ho fatto ricorso, con le opportune cautele, anche a contributi pubblicati online (Internet), contributi talvolta effimeri (e in questo caso non li ho citati).  

Per il Dizionario della Moda  per tutti gli altri Dizionari Colori ad uso della Moda, Le Professioni della Moda  è mio il criterio di scelta dei termini trattati e formulazione del testo, e per il Commentario della Moda, che è un approfondimento di alcuni termini inseriti nel Dizionario della Moda, ed altri articoli del blog  è mia anche la scelta delle immagini.

Esistono molte altre parole che hanno a che fare con il lavoro, i tessuti, le tendenze social e l’industria della moda, quasi tutti di derivazione italiana, inglese o francese. Nel corso del XX secolo la moda è diventata internazionale. Oggi media, design, produzione e business operano in simbiosi, in un crogiolo (la parola deriva dall'antico francese croiseul, originariamente riferito a una piccola lampada o lucerna) di significati che sono le linee tracciate e si sono evolute in diversi ambiti (tecnologia, costume, comunicazione, cultura). La moda non smette mai di stupirci: ecco perché il linguaggio della moda, in contino sviluppo o cambiamento graduale, prova ad adattarsi alle esigenze contemporanee.

«La scrittura serve a comunicare, a trasmettere informazioni o sentimenti da mente a mente, da luogo a luogo e da tempo a tempo, e chi non viene capito da nessuno non trasmette nulla, grida nel deserto [...] Sta allo scrittore farsi capire da chi desidera capirlo: è il suo mestiere, scrivere è un servizio pubblico, e il lettore volenteroso non deve andare deluso.»

«L'importante per essere compreso da coloro cui si dirige la pagina scritta è di essere chiari. [...] La scrittura se non è comprensibile è inutile, è un grido nel deserto e il grido può essere utile per chi scrive, non per chi legge.»

Primo Levi, chimico-scrittore, in "L'altrui mestiere"
(raccolta di articoli scritti tra il 1964 e il 1984
in una conferenza del novembre 1976)


Spero che quanto è contenuto in questo blog induca ad approfondire i temi che per me sono stati "ragioni di vita", in una avventura che - sulla soglia dell'età dei ricordi - non posso che inventariare come affascinante. 

💬 Questo blog è curato esclusivamente dalla mia persona, e quindi può accadere che possa risultare, per alcuni periodi e un giorno in maniera definitiva, non aggiornato. Vorrei che rimanesse una "memoria", un racconto dei miei interessi, dei miei studi.



Rames GAIBA
© Riproduzione riservata
__________
Leggi anche: 

COLLANT


Calze femminili attaccate a una mutandina, che vanno dal piede al punto vita coprendo anche i glutei, in fibre elasticizzate quali il nylon, microfibra o lycra; prodotti in quasi tutti i colori e disegni, anche in versioni decorate, a motivi appariscenti, anche in versioni multicolore, a strisce, pois e motivi dipinti a mano o modelli in pizzo. 

Qual è il titolo? - Il filato condiziona con il suo diametro lo spessore del tessuto a maglia che compone le calze. Nel caso dei fili continui, e quindi del nylon impiegato, la pesantezza del collant è indicata dal numero di denari¹, che può andare tra gli 8 e i 15 den (molto velato) a 100 (molto coprente). Il filo nylon è composto da più bave. I fili realizzati con non più di 3 bave presentono un volume ridotto e, una volta tessuti, danno articoli molto velati. Con questi fili si producono calzeleggere come il soffio e traspiranti come l'aria”, per usare il linguaggio suadente dei persuasori, niente affatto occulti, della pubblicità.  

Certo, ammettiamolo, non è sexy ma ... piace invece alle donne per la sua indiscutibile praticità: te lo senti bene indosso, non fa pieghe né borse, quando è elasticizzato ti toglie persino qualche centimetro nei punti critici. 
 
Oggi parzialmente in disuso, in quanto la gonna tende ad abbassare sempre più il giro di vita, e per la concorrenza delle autoreggenti; è scomodo, per evidenti motivi quando si portano i pantaloni.
 



Misura di peso, corrispondente a g 0,05, per la titolazione ponderale o diretta (titolo) usata per le fibre sintetiche come rayon o nylon e per la seta. 

Il processo di lavorazione del collant

II filato destinato a diventare collant viene lavorato su macchine circolari per calzetteria. La tecnologia attuale permette di combinare vari tipi di filato, anche di denarature diverse; inoltre è possibile inserire disegni, cinturini, rinforzi. Ogni operazione - dalla progettazione del disegno al movimento degli aghi sulla macchina - è gestita attraverso un computer. Le macchine cilindriche ad alta velocità, generalmente a 400 aghi, producono da due a sei ranghi di maglie e riescono a realizzare fino a 1,6 milioni di punti al minuto. Inoltre, le macchine più attuali consentono di memorizzare tre articoli differenti con otto taglie ciascuno. In un modello semplice di collant, la gamba e metà della mutandina vengono realizzati in circa due minuti. La lavorazione a ranghi circolari con tipi diversi di filato produce righe orizzontali più o meno visibili. Ovviamente, a una elevata qualità del filato e a una lavorazione accurata corrisponde una minore visibilità delle righe. Un collant normale è prodotto con due tipi di maglia: maglia liscia per la gamba e maglia "micromesh" per la mutandina. La lavorazione micromesh consente di ottenere un tessuto molto resistente che si smaglia solo verso l'alto. Ha però un aspetto a nido d'ape, con scarso "appeal" estetico e, dunque, è spesso riservata alla mutandina o alle punte. Nella gamba viene prevalentemente utilizzata la maglia liscia. Sviluppi più recenti nella lavorazione di calze e collant, tendono a anticipare il processo di tessitura della calza, prima della testurizzazione o dello stiro del filato. Con particolari filati bicomponenti é infatti possibile ottenere una calza greggia che viene poi esposta al calore e al vapore in autoclave, donando cosi alla calza l'elasticità voluta. È un processo di lavorazione usato in particolare per le calze estive perché la formazione della spirale è molto regolare cosicché le bave sono compatte e molto protette, rendendo più difficile le smagliature.

Taglio e cucito

Dalle macchine circolari escono "tubi" informi che devono essere trasformati in collant. La parte superiore del tubo corrisponde a metà circa della mutandina, che viene perciò aperta e cucita automaticamente a un altro tubo aperto. L'operazione può includere anche l'inserimento di un tassello. Nei collant più pregiati, l'operazione di cucitura non è interamente automatica: questo permette di ottenere una cucitura piatta, talvolta con una banda di rinforzo e il tassello è romboidale, per migliorarne l'aspetto e il comfort. Di livello altissimo sono i collant senza cucitura nella mutandina. II secondo passo è la cucitura, sempre automatica, delle punte. Anche in questo caso, a un collant di pregio corrisponde un filo di cucitura estremamente sottile, il rinforzo della punta con filo ritorto ad alta resistenza. Nei collant a compressione graduata, è un segno di qualità la presenza di un tallone rinforzato che permette il corretto ritorno venoso nella zona.

Tintura e finisaggio

La tintura aggiunge il colore al collant, tanto più il collant è pregiato tanto più il colore deve essere uniforme e senza strisce. Vengono utilizzati coloranti in dispersione per tonalità chiare; coloranti acidi per tonalità da medie a scure; coloranti di complesso metallico per tonalità molto scure, come il nero. Possono essere utilizzate macchine di tintura a palette, impaccatrici o macchine da tintura a tamburo a basso movimento rotatorio. Il finissaggio serve invece a stabilizzare il filato: è un passaggio determinante per l'aspetto e le caratteristiche di elasticità e recupero del collant. È in questa fase che vengono aggiunti additivi e trattamenti speciali caratteristici di alcuni collant, dal trattamento Sanitized ai più recenti trattamenti antizanzara.

Fissaggio

II fissaggio è l'operazione che consiste nel distendere il collant su un supporto metallico a forma di gamba e nel sottoporlo a brevi vampate di calore in una camera di vaporizzazione o in un forno a secco. I collant semi-fissati sono lisci e appiattiti, ma senza la conformazione della gamba e del piede. I collant non fissati hanno invece un aspetto informe e raggrinzito: l'elasticità e la durata del collant è la stessa, ma l'aspetto è decisamente meno attraente. I collant non fissati coprono perciò le fasce più basse del mercato e i grossi volumi del mercato.

Il controllo qualità

Prima di essere inserito nella busta o nelle scatolette di confezione, il collant viene esaminato su un tavolo luminoso per rivelarne le eventuali imperfezioni.

Alcuni collant (esempio: collant medicali) presentano delle caratteristiche tecniche specifiche pensate per soddisfare le richieste più particolari.

Le taglie dei collant da donna

La vestibilità del collant è un fattore molto importante perché è un capo creato per aderire perfettamente al corpo. Deve essere confortevole e accompagnare tutti i movimenti della giornata come un capo intimo ma strizzando l’occhio alla moda e all’estetica.


 © Tabella taglie collant donna della ditta Calze B.C., marchio Franzoni


Come si può notare la parte alta della tabella segnala il peso in kg, mentre la parte a sinistra l’altezza in cm. L’intersecarsi di peso e altezza ci suggerisce la taglia migliore per la nostra corporatura.

Ogni indicazione di taglia viene espressa sia in 1 – 2 – 3 – 4 – 5, le taglie riservate al settore calzetteria, sia in XS – S – M – L – XL, le taglie classiche dell’abbigliamento femminile. La taglia XL Calibrata ha invece una denominazione univoca in quanto speciale rispetto alle altre taglie. La dicitura “calibrata”, infatti, denota l’inserto sul retro, per creare una vestibilità maggiore del corpino. Alcuni articoli del marchio Franzoni vengono creati con una elasticità tale da poter coprire due taglie, per questo nella tabella si possono notare le linee più marcate che dividono le bitaglie 1/2 (XS/S) e 3/4 (M/L).

STORIA - Derivano dalle antiche calzebrache maschili o calzamaglia, associate al teatro per molti secoli; di moda dalla fine degli anni '60 come alternativa alle calze tradizionali. Prima di loro c'era il reggicalze, e prima ancora la giarrettiera

Nel 1959 l'imprenditore americano Allen Grant Senior abbina l’innovativo nylon all’idea di creare una calza intera per coprire la gambe, permettendo così alle donne di abbandonare l’uso di scomodi corpetti e reggicalze sotto i vestiti: nasce così il collant. Furono commercializzati in Europa negli anni '60, per poter indossare le vertiginose minigonne dell'epoca. Se inizialmente faticarono a prendere piede, già con gli anni '70 la maggior parte delle donne si era convertita alla comodità e alla praticità delle nuove calze. Attualmente le industrie più prestigiose sono in Italia (Castel Goffredo, in provincia di Mantova, è conosciuta in tutto il mondo come "Città della calza", il più importante distretto per la produzione di calzetteria femminile) ed in Francia.

CURIOSITÀ - Per fabbricare un paio di collant sono necessari circa 14 km di filo di nylon.


collant con scritte




 
Collant jacquard su base tulle



Curatore: Rames Gaiba
© Riproduzione riservata
__________
Leggi anche:
  • GIARRETTIERA
  • Order of the Garter | Ordine della Giarrettiera 

    Ordine cavalleresco inglese istituito da Edoardo III nel 1350. 

  • LE GRANDI FIRME 
    l'erotismo fascista delle "signorine" di Gino Boccasile 

    Rivista fondata da Pittigrilli nel 1924 che divenne la rivista alla moda della buona borghesia italiana. Boccasile nasce disegnatore di figurini di moda negli anni ’20. Le donne (una versione italica delle pin up statunitensi) da lui disegnate sono esili, elegantemente vestite, pienamente rispecchianti la moda del periodo.