27 maggio 2017

ROBRACK

Robrack - voce francese.

Sistema di presentazione dei campioni di tessuto, fissato su un supporto che indica le caratteristiche commerciali.





Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

C'e un filo rosso - Angela Maria Fruzzetti

Immagine tratta dal libro di Pinocchio
illustrato da Roberto Innocenti



Qui particolare della immagine precedente
(in alto a sinistra)

In questa edizione, ampliata, appaiono illustrati i mestieri ed i giochi,
ed una serie di dettagli della vita contadina.

"C’è un filo rosso,
orizzonte
di giorni scanditi
in unica trama.
Orlo rabberciato
...

che unisce e divide
s’impasta di vita
tra labirinti di seta e
stracci di memoria vuota.
S’insinua tra vene
nodose
un groviglio di
lacrime e parole
flussi argentei
di lune pietose
a sciogliere pizzi e ricami
nel candore di criniere
senza tempo. "

Angela Maria Fruzzetti

26 maggio 2017

VIYELLA


Viyella - marchio scozzese.

Tessuto leggero garzato, in armatura saglia (2 fili giù e 2 su) in mischia 55% lana [merino] - 45% cotone, con piccole variazioni nel contenuto fibroso e nella grammatura, con disegni a righe o quadri. Vi è anche una versione 80% cotone e 20% lana [merino]. Morbido e caldo, i capi confezionati con questo tessuto mantengono ancora la loro popolarità. È simile al  tattersall.  

Oggi è usato principalmente in camiceria sportiva e, marginalmente, nell'abbigliamento femminile.






STORIA - Marchio registrato in Inghilterra nel 1894 dalla Williams Hollins&Company di un tessuto creato nel 1893 da Henry Ernest Hollins; è diventato il primo tessuto mai marcato nel mondo. Usata alla fine dell'Ottocento per le camicie da notte e l'intimo da uomo, nel Novecento è diventata gradualmente una stoffa comunemente impiegata per realizzare pigiami, camicie da notte e jumper.




Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

25 maggio 2017

Tartan - storia del tessuto più conosciuto al mondo

La parola tartan indica il caratteristico disegno quadrettato generalmente riprodotto su un tessuto di lana. Anticamente i colori erano ottenuti da tinture vegetali ricavate facendo macerare varie radici di piante locali, muschio e fiori. Oggigiorno si usano, ovviamente, tinture chimiche per ottenere le varie sfumature.

Ogni disegno è definito sett, e un taglio di tartan lo ripete con frequenza stabilita.
 


TARTAN: MacLaine of Lochbuie
  I MacLaine di Lochbuie sono celti. La loro residenza è il castello di Lochbuie.


DEFINIZIONE TECNICA - Tessuto a riquadri con incontri di trama e ordito di diversi colori generalmente vivaci, ovvero unione di un rigato di catena con eguale rigato di trama, sia come rapporto che come colori. All'origine era fatto esclusivamente con filati di lana cardata, poi anche con pettinati in colori tutti vegetali, in seguito anche con filati di seta, di cotone e artificiali.

L'armatura originale è stata in batavia seguita poi dal taffetà e dalla saglia dove i tipi più classici  hanno parità di titolo, parità di fili al cm. e parità di alzata per armatura (2 leva 2, 3 leva 3 e così via) sia in ordito che trama. Il peso varia moltissimo a seconda dell'uso: da 250 a 550 g/mq nella confezione maschile e un poco meno nella femminile, da 100 a 150 g/mq nella cravatteria fino a 500/700 nell'arredamento. Il tartan classico in lana cardata si presenta leggermente elastico e ha buone capacità isolanti. E' però soggetto a perdere peluria ed a infeltrirsi. 

APPLICAZIONI - Il suo uso, iniziato per le gonne da uomo dette "kilt" (1) si è esteso alla confezione maschile (giacche, pantaloni per il golf, camicie sportive), alla cravatteria, ai fazzoletti, alla moda femminile, alla sciarperia. E' anche usato nelle stoffe di arredamento e nelle coperte.


 
 


Kilt - Voce scozzese, di provenienza scandinava (kilt "alzare la sottana"). 
Gonna a portafoglio, cioè sovrapposta sul davanti. In tessuto di lana dalle fantasie a quadri scozzesi tartan che rappresenta i suoi clan (il clan, è il gaelico per "la famiglia"). Per il kilt tradizionale vengono utilizzati dai sei metri e mezzo fino a otto metri di stoffa, fittamente pieghettata sul dietro e sui fianchi, mentre il davanti è liscio e sfrangiato verticalmente. Si allaccia sul fianco con listini in pelle e viene fermata da una grande spilla in ottone. Appartiene al costume tradizionale della Scozia, dove viene indossata dagli uomini, insieme ad uno sporran, cioè una borsetta di cuoio per trasportare denaro e per proteggere le parti intime, in quanto il kilt è portato tradizionalmente senza biancheria intima. E' accompagnato da un plaid da indossare drappeggiato su una spalla. Come capo alla moda del guardaroba femminile, la gonna (di solito senza plaid) è stata popolare dagli anni quaranta. Le versioni moderne sono costituite da circa un metro e ottanta di tessuto e non sono conformi alla tradizione scozzese. Furono particolarmente in voga attorno agli anni settanta, quando costituivano un elemento fondamentale del guardaroba delle ragazze aderenti ai movimenti "Preppie" e "Ivy League".




STORIA - Si tratta forse del tessuto più conosciuto al mondo ed è così strettamente legato agli avvenimenti storici ed alla cultura della Scozia da rappresentarne la stessa identità nazionale, i cui disegni servivano a distinguere i 33 clan "casate" situate nelle Highlands della Scozia. E' già attestato nel XVI secolo in Inghilterra.


Uniforme scozzese di un Luogotenente di Gordon Highlanders, circa 1920


Abito femminile in disegno tartan, del 1860


Abito femminile in disegno tartan, del 1864


Le origini dei clan della Scozia e del lro caratteristico abbigliamento sono controverse. Eppure la loro storia può essere fatta risalire con certezza alla metà del 5° secolo, prima in Irlanda, da dove gli antenati degli attuali Scozzesi provengono. Qui il re, conosciuto come, Niall Noigiallach, prima si espanse nel Ulster (2) e poi i discendenti della dinastia Niall attraversarono il mare per approdare nella "Nuova Irlanda" per i suoi scozzesi nella terra che oggi porta il loro nome.

Alla base del clan c'è una famiglia, un ceppo principale con rami cadetti e rami collaterali. In Scozia il termine clan è venuto a designare un gruppo di famiglie insediatosi in una località definita, una forra, per esempio, o un'isola.
Il disegno di ogni tartan è stato stabilito dal capo del clan (in base a ritratti di famiglia e altre testimonianze) su approvazione della Lyon Court e la descrizione è registrata ufficialmente nel Registro pubblico di tutti gli stemmi e le insegne.

Tutti conoscono il gonellino dei reggimenti scozzesi e dei suonatori di conrnamusa nonché di molti scozzesi. Tuttavia l'antico indumento degli uomini delle Higland (3) scozzesi non era un gonellino di questo tipo, ma un "plaid" stretto da una cintura. Il "plaid" (féileadh-mór o «grande scialle» era un ampio taglio di stoffa, dai quattro metri e mezzo ai cinque metri e mezzo circa di lunghezza e largo quasi due metri. La parte superiore ricopriva le spalle; era stretto alla cintura e la parte inferiore ricadeva fino alle ginocchia. Agli inizi del XVIII secolo, la parte inferiore del "plaid" trattenuta dalla cintura (féileadh-beag«piccolo scialle» era generalmente usata come un gonellino. E da allora il gonnellino, o kilt, è diventato il costume tradizionale degli abitanti delle Highland, l'uniforme del loro reggimento e le attività all'aperto, in alcune occasioni sociali come matrimoni e danze; oggigiorno molti abitanti delle Highland lo indossano come abito di tutti i giorni. 

(1) Una delle attuali quattro provincie d'Irlanda, situata nella parte nordorientale dell'isola.
(2) Con il termine Highland si intende la regione degli altipiani scozzesi originariamente abitata dai celti: Highlander sono gli abitanti di tale regione.


La grande linea di demarcazione della storia dei tartan scozzesi fu segnata dalla rivolta giacobina del 1745. Dopo la sconfitta del principe Carlo Edoardo Stuart e dei seguaci delle Highland,vennero approvate molte leggi che, per disarmare gli uomini di quella regione e distruggere lo spirito dei clan, vietarono di indossare il costume tradizionale. L'interdizione durò  trentasei anni ed ebbe tra le tante infelici conseguenze quella di far sì che l'antico metodo delle tinture vegetali non venisse tramandato alla generazione successiva. Tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo ci fu una notevole rinascita letteraria del sentimento nazionale scozzese. Dopo ogni tentativo che era stato fatto per distruggere la loro antica organizzazione in clan e del loro caratteristico abbigliamento, questi ora sono riconosciuto e stati adottati come gli emblemi propri di tutti gli scozzesi di tutto il mondo.



*******

Tanto per giocare...
 






Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

SHETLAND

Shetland - nome di isole che si trovano al largo della costa scozzese.

1. Lana fornita dalle pecore dell'omonima isola ed arcipelago della Gran Bretagna, situato a nord della Scozia. Sono lane pregiate, con una mano soffice, ed un aspetto leggermente peloso e piuttosto lucente.

2. Il nome si riferisce anche ai tessuti fabbricati con l'omonima lana, cardati o pettinati, di peso medio, su armatura diagonale o spigata, con superficie caratteristica per i lunghi peli non tinti ed appiattiti.

3. Negli anni sessanta veniva chiamato shetland un tipo di maglione di lana leggermente ruvida e dai colori brillanti.





              Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

24 maggio 2017

FAIR ISLE

Fair isle - nome inglese dell'isola Fair che fa parte dall'arcipelago delle Shetland, un centinaio di isole al largo della Scozia, tra il Mare del Nord e l'Oceano Atlantico, note soprattutto per la lavorazione della lana.

1a. Disegno geometrico, piccolo,  multicolore, che ricordano i motivi jacquard, oggi impiegato non solo sui maglioni ma anche calze, berretti, ecc., e come motivo ornamentale che contraddistingue questo arcipelago scozzese.


disegni delle Fair isle


1b. Sui capi di maglieria il disegno originale del fair isle sweater  è spesso costituito da una banda che congiunge le spalle con andamento parallelo allo scollo rotondo.  Oltre che per i tipici disegni, questo maglione sportivo è caratterizzato da un girocollo molto allargato.

STORIA - Il fair isle sweater, maglione delle isole Fair, fu reso popolare negli anni venti del Novecento dal giovane Principe di Galles, il futuro re Edoardo VIII (quello che abdicò per sposare Wallis Simpson) che spesso indossava questi maglioni per giocare a golf. Per realizzare i piccoli disegni geometrici, in origine, si utilizzavano pochi colori di origine naturale come il marrone, il bianco-crema, il verde e il giallo.



Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

Il cuore che tesse dei suoi fili una tela infinita - Carlo Congia

Kabir tesse la stoffa
Mahaveer Swami (India)
pigmenti naturali su carta


Kabir vende la stoffa
Mahaveer Swami (India)
pigmenti naturali su carta




Illusorio è il tempo, illusorio
il cuore che tesse
dei suoi fili una tela infinita.
Illusoria è la morte, l’attesa

Unica resta
la bellezza del mondo.

(Carlo Congia)

-----
Carlo Congia, poeta, autore di racconti, saggi umoristici e fiabe per bambini
nasce a Cagliari nel 1957.  

ANORAK

Anorak - dall'eschimese anoré, con cui gli esquimesi chiamano il vento.


Giacca a vento con cappuccio e lungo fino al bacino, foderata,  che oggi è un capo d'abbigliamento sportivo antivento, realizzato in tessuti impermeabili ultratecnologici, di solito in fibra sintetica, con imbottitura di piuma o sintetica. La sua caratteristica è un'ampia tasca posta sul davanti; s'infila come un pull-over in quanto ha una chiusura lampo ( o un'abbottonatura) dal mento fino a metà.

E' una variante del  parka, dove lo stesso ha sul davanti una integrale (lunga) chiusura lampo (o a bottoni).




STORIA - In origine capo, in pelle di foca, che era regolarmente spalmato nell'olio dei pesci per renderlo impermeabile. Usato per proteggersi dal "windchill" (freddo del vento); di origine eschimese, del gruppo etnico degli Inuit, piccola comunità che vive nei litorali artici della Siberia, Alaska, Canada e Groenlandia. Come capo sportivo fu introdotto nel resto del mondo dopo i giochi olimpici del 1936 a Garmisch-Partenkirchen (Germania).




Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

23 maggio 2017

PARKA

Parka - termine esquimese, a sua volta derivato dal russo, appartenente al linguaggio internazionale della moda.


Giaccone sportivo maschile e femminile, arriva a metà coscia e può avere un cappuccio, a volte ornato di pelo. Chiuso sul davanti da una lunga zip o da bottoni a pressione. All'orlo scorre una coulisse, che permette di stringerlo al corpo. Ha tasche applicate o a filo. Solitamente è realizzato in materiale impermeabile, spesso imbottito, con fodera staccabile. È un capo d'abbigliamento prettamente invernale, creato all'origine per lo sci e la montagna, fa oggi parte dell'abbigliamento casual. È simile all' anorak.





STORIA - In origine era confezionato dagli esquimesi (delle isole Auletine) con pelle di foca o di uccelli marini. «Originariamente era una giacca di pelliccia con cappuccio che si infilava dalla testa: era solitamente formato da due strati di pelle, quello interno con il pelo a contatto con l'epidermide, il più esterno con il vello esposto, dove l'intercapedine d'aria tra i due garantiva la necessaria coibentazione. Il mantello del caribù era particolarmente ricercato per l'eccellente qualità isolante: i suoi peli, cavi all'interno, sono altrettante camere d'aria che impediscono al calore corporeo di disperdersi. Alcuni parka maschili arrivavano in vita sul davanti e proseguivano con un'ampia e lunga coda sul dietro, accorgimento molto utile ai cacciatori di foche che sedevano per ore sul ghiaccio nell'attesa che le loro prede affiorassero per respirare. Talvolta la coda era provvista di frange per impedire che il vento la sollevasse. Nell'abbigliamento femminile, la parte superiore del parka era molto più ampia perché la madre che portava il bambino sul dorso, generalmente sorretto da un marsupio o da una fascia di pelle oppure sistemato nell'ampio cappuccio, potesse spostarlo con facilità sul davanti per allattarlo.» (Patricia Rieff Anawalt, Storia Universale del Costume, ed. Mondadori, 2008, pp. 335-336) 


 
Parka - Sheldon Jackson Museum, Sitka - Alaska


Parka tradizionale della donna nativa dell'Alaska
Museo del Nord, Fairbanks, Alaska




Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

Heinrich Heine: "I tessitori della Slesia"


La miseria dei tessitori di Slesia - silografia di Kubitz (1845)
Illustrazione: Wege zur deutschen Literatur


Questa poesia nacque in seguito alla rivolta dei tessitori della Slesia a Peterswaldau nel giugno 1844. In preda alla disperazione dopo anni di progressivo impovirimento a fronte della concorrenza internazionale e tecnologica, quegli artigiani, un tempo ricchi e indipendenti, presero d'assalto i cotonifici del posto. Ovunque, in Slesia e in Boemia, rivolte come quella scoppiarono man mano che "la questione sociale" - il tema centrale della povertà e dello sfruttamento come conseguenze dell'industrializzazione - iniziava a monopolizzare il dibattito pubblico. I tessitori della Slesia, in particolare, raggiunsero una certa fama grazie alla triste poesia omonima di Heine. Mentre gli operai cantano il lamento funebre per la "vecchia Germania", tessono il sudario per una società che sta scomparendo, la loro. [Tristram Hunt - La vita rivoluzionaria di Friedrich Engels - Isbn Edizioni, 2010, p. 126] Heine voleva far conoscere la tragica condizione di sfruttamento dei tessitori. In quel periodo Heine era in stretto contatto con Marx e Engels. Le loro idee influenzarono la sua lirica, caratterizzata dall'impegno sociale. Questa poesia fu subito stampata come volantino e pubblicata in giornali stranieri. In Germania era vietata dalla polizia.


Heinrich Heine: "I tessitori della Slesia"
La traduzione è di Giosuè Carducci



Non han ne gli sbarrati occhi una lacrima,
Ma digrignano i denti e a' telai stanno.
Tessiam, Germania, il tuo lenzuolo funebre,
E tre maledizion l'ordito fanno -
Tessiam, tessiam, tessiamo!

Maledetto il buon Dio! Noi lo pregammo
Ne le misere fami, a i freddi inverni:
Lo pregammo, e sperammo, ed aspettammo:
Egli, il buon Dio, ci saziò di scherni.
Tessiam, tessiam, tessiamo!

E maledetto il re! de i gentiluomini,
De i ricchi il re, che viscere non ha:
Ei ci ha spremuto infin l'ultimo picciolo,
Or come cani mitragliar ci fa.
Tessiam, tessiam, tessiamo!

Maledetta la patria, ove alta solo
Cresce l'infamia e l'abominazione!
Ovo ogni gentil fiore è pesto al suolo,
E i vermi ingrassa la corruzione.
Tessiam, tessiam, tessiamo!

Vola la spola ed il telaio scricchiola,
Noi tessiamo affannosi e notte e dì:
Tessiam, vecchia Germania, il lenzuol funebre
Tuo, che di tre maledizion s'ordì.
Tessiam, tessiam, tessiamo!


Heinrich Heine, 1831
Ritratto di Moritz Daniel Oppenheim


Heinrich Heine: Die schlesischen Weber (1844)


Im düstern Auge keine Träne
Sie sitzen am Webstuhl und fletschen die Zähne:
Deutschland, wir weben dein Leichentuch,
Wir weben hinein den dreifachen Fluch -
Wir weben, wir weben!

Ein Fluch dem Gotte, zu dem wir gebeten
In Winterskälte und Hungersnöten;
Wir haben vergebens gehofft und geharrt -
Er hat uns geäfft, gefoppt und genarrt -
Wir weben, wir weben!

Ein Fluch dem König, dem König der Reichen,
Den unser Elend nicht konnte erweichen
Der den letzten Groschen von uns erpreßt
Und uns wie Hunde erschiessen läßt -
Wir weben, wir weben!

Ein Fluch dem falschen Vaterlande,
Wo nur gedeihen Schmach und Schande,
Wo jede Blume früh geknickt,
Wo Fäulnis und Moder den Wurm erquickt -
Wir weben, wir weben!

Das Schiffchen fliegt, der Webstuhl kracht,
Wir weben emsig Tag und Nacht -
Altdeutschland, wir weben dein Leichentuch,
Wir weben hinein den dreifachen Fluch,
Wir weben, wir weben!

----
Il testo in questa pagina è preso da:


Wege zur deutschen Literatur - neu , 2 volumi,
di Luisa Martinelli Stelzer
Firenze, Bulgarini-Innocenti, 2001
Copyright by Editrice Innocenti - Trento

 



Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

22 maggio 2017

Milo Manara for Sisley


La Sisley, brand del gruppo Benetton, ha creato in collaborazione con il celebre fumettista Maurillo Manara, in arte "Milo" una esclusiva mini-collection "Desiderio" per questa primavera-estate 2011.

Prosegue così la collaborazione tra Sisley e il mondo dell'arte, in quella che potremmo chiamare Sisley Art Project 



Le T-shirt, felpe , abiti e scarpe (le immancabili sneakers) con i disegni delle sue eroine, caraterizzata da molti disegni storici e da altre realizzazioni inedite, riprodotte su tessuto. Protagonista è la donna, che però non vi è rappresentata come oggetto ma come consapevole soggetto  del desiderio, ma mai volgare, che sa ammaliare e catturare fisicamente e mentalmente.


I disegni sono tratti da originali del fumettista realizzati a matita, acrilico, gessetto o su supporto digitale, successivamente riportati sui tessuti in bianco e nero o a colori.






Tutti i capi sono contraddistinti da un logo con delle labbra socchiuse e la scritta "Sisley" oppure dal caratteristico cartiglio di Milo Manara. Spesso i capi sono realizzati in cotone organico fiammato bio che rispetta la natura.
  



Una collezione, unisex, molto estiva, divertente. 




Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

PONCHO (PONCIO)

Poncho - voce ispanoamericana, appartenente al linguaggio internazionale dell'abbigliamento.

Indumento, maschile e femminile, largamente usato come mantello, per ripararsi dal freddo, dalle popolazioni indigene dell'America Meridionale. Nella sua forma più nota è costituito da un grande telo di forma quadrata o rettangolare di lana, che copre completamente il tronco, con un'apertura al centro per infilarvi la testa. Aveva anche funzioni di coperta. E' confezionato con tessuti multicolore.

Il poncho messicano si differenzia in quanto è fatto con due pezzi rettangolari, che quando sono cuciti insieme, formano prima una "L" senza essere sovrapposti, poi una estremità viene unita all'altra con una cucitura oppure con ganci o bottoni.

Quando è in forma di mantello è indossato sopra le spalle e lasciato ricadere in morbide pieghe.


Ebbe una sua prima popolarità negli anni '40 negli Stati Uniti d'America. La moda etnica, in Europa, all'inizio degli anni '70, ne ha segnato il rilancio, e periodicamente viene riproposto. Si tratta infatti di un mantello di lana intrecciata in vari modi. In commercio si può trovare asimmetrico, a righe e a collo alto. I film del genere "spaghetti western" lo hanno reso popolare presso il pubblico occidentale.




Clint Eastwood in poncho




In italiano, impropriamente, è chiamato anche poncio.
In America Latina è chiamato anche:
  • Chamanto: tipo di poncho utilizzato nella parte centrale del Cile.
  • Gaban: tipico del Messico.
  • Jorongo: molto largo, utilizzato per occasioni speciali o nell'equitazione.
  • Poncho chilote: un poncho di lana molto pesante utilizzato nella penisola Chiloé, in Cile.
  • Ruana: diffuso nelle regioni fredde di Venezuela e Colombia.
  • Zarape (pronunica "sarape"): tipo di poncho nato nelle regioni nord-orientali del Messico.






Attualmente i poncho sono visti come accessori, non essendo progettati come abiti contro il freddo e la pioggia. I poncho, fatti di un materiale impermeabile, possono anche essere usati dai ciclisti come protezione dalla pioggia o in campo militare.

STORIA - Il poncho risale al XVII sec, e ha sostituito il mantello preispanico (regione andina, America meridionale), ed è stato l'indumento andino per eccellenza del XX secolo. Si ipotizza che il poncho sia l'evoluzione di una tunica preispanica che presentava spacchi laterali per facilitarne l'uso quando si cavalcava. All'epoca delle Guerre d'Indipendenza dalla Spagna, combattute agli inizi del XIX secolo, il poncho divenne ugualmente comune fra indios e creoli (nativi del Nuovo Mondo ma di sangue ispanico). L'indumento era ideale per i reggimenti di cavalleria, e tutti gli ufficiali creoli - fra i quali José de San Martín e Simón Bolívar - indossavano grandi poncho decorati con bande lungo i bordi e la linea mediana in cui figuravano blasoni militari e disegni floreali di gusto spagnolo. Le truppe ausiliarie indie adottarono rapidamente lo stesso stile, decorandolo con motivi tradizionali piuttosto che di ispirazione europea. [1]   Oltre che nelle popolazioni indigene dell'America Meridionale si ritrova in molte altre parti del mondo: in Polinesia, dove è fatto di tapa; in Indonesia (Borneo) ove è fabbricato con pelli di capra o gattopardo, ecc. E' stata sostenuta la teoria di una origine unica del poncho, che si sarebbe diffuso probabilmente dall'Asia insulare.

poncho offerto dal popolo Mapuche [2] a  José de San Martín
 Museo Histórico Nacional - Santiago del Cile


[1] Patricia Rieff Anawalt, Storia universale del costume, ed. Mondadori, 2008, p. 475
[2] I Mapuche (o Mapuce) sono un popolo amerindo originario del Cile centrale e meridionale e del sud dell'Argentina.  

RIF. LETTERARIO - In Italia divenne particolarmente noto perché indossato da Garibaldi «soleva egli addormentarsi nel suo poncio forato dai colpi di lancia e dal piombo delle carabine» (D'Annunzio).

Foto scattata nel 1860 all' "eroe dei due mondi"
Giuseppe Garibaldi


Il poncho e moltissimi altri effetti personali di Garibaldi (tra cui vestiti, rasoio, scarpe, pantofole, forbicette per unghie, la famosa camicia rossa), sono tutt’ora visibili all’interno della grande casa di Caprera, in Sardegna, dove il generale, insieme alla famiglia, trascorse gli ultimi 26 anni della sua vita.



Rames Gaiba
© Riproduzione riservata