CANAPA

Contrariamente a quanto riportano alcuni testi che la parola derivi dal latino cannabis, "canna" lo stesso non può essere di origine indeuropea a causa del fatto che in un trisillabo indeuropeo la sillaba finale deve contenere un morfema derivazionale indeuropeo: nel termine cannabis, invece, la sillaba -bi- non corrisponde ad alcuno dei pur numerosi morfemi derivazionali indeuropei che ben conosciamo. Questo esclude tecnicamente ogni relazione con una base derivazionale come quella della parola canna. Deve perciò trattarsi di un prestito da lingua anaria entrato nelle lingue indeuropee a partire dal VI secolo a.C. con la commercializzazione del prodotto. I Greci adottarono il nome e il prodotto, con il suo nome grecizzatosi diffuse alle altre culture.¹  

Fibra tessile estratta dal libro (liber in latino) della canapa (Cannabis Sativa, cioè la canapa industriale), dalla quale si estrae, mediante macerazione e battitura, trasformandola in filato; pianta annuale, di notevole varietà morfologica e fisiologica, con forme precoci e tardive. Il fusto è conico e ha un diametro di circa 5 cm con la parte sommitale ricoperta di foglie, costulato, cavo a maturazione, ramificato nelle piante più distanziate, può raggiungere l'altezza di 4 o 5 metri.

La canapa è una pianta molto particolare. Esistono infatti
due tipologie di cannabis, quella monoica e quella dioica. La prima tipologia di erba (monoica) si ottiene con fiori maschi e fiori femmine, portati sulla stessa pianta in un unica infiorescenza femminile. La seconda tipologia di erba (dioica) si ottiene con fiori maschi e fiori femmine, portate su infiorescenze terminali su individui diversi. Ad oggi le genetiche di cannabis light più piantate in campo, in climi più freddi, per produrre fibra tessile, sono le varietà dioiche, come la Carmagnola, la Fibranova e la CS(Carmagnola selezionata). Le varietà monoiche di canapa legale sono più adatte ai climi caldi, le genetiche di cannabis light più piantate sono la Felina, la Futura e l’Uso 31. La carmagnola selezionata, chiamata anche CS, è la varietà di cannabis legale creata dal consorzio nazionale della produzione di canapa. Questa pianta è selezionata con il metodo Bredemann che consiste nell’analizzare il contenuto della fibra in ogni pianta maschio, prima della fioritura. Successivamente si eliminano tutte le piante di canapa che hanno un basso contenuto di fibre. Cosi facendo si otterrà una selezione genetica che produce più fibra tessile.

Attualmente il maggior produttore di canapa è la Cina, dove viene prodotta la miglior fibra tessile di canapa al mondo. È coltivata oggi in molte regioni a clima temperato o temperato/freddo come l'Europa (Russia meridionale) e la si sta reintroducendo in Italia, legata al fatto di nuove tecniche di produzione che eliminano gran parte della mano d'opera. Il processo di tintura in pezza si svolge pressappoco con le stesse peculiarità adottate per i tessuti di lino, con qualche diversificazione (Bruciapelo, Purga, Sodatura a foulard, Candeggio). Nel settore tessile le nuove tecnologie a basso impatto ambientale permettono di lavorarla sino ad ottenere una versatilità finora sconosciuta, anche mischiata ad altre fibre.

Ciclo produttivo - Il raccolto della fibre tessile va fatto subito dopo la fioritura. Gli steli staccati da terra, sono riuniti in fasci e fatti essiccare per liberarli dai semi. Segue la macerazione: in cisterne con acqua calda a circa 30° C per 4-14 giorni, allo scopo di demolire le sostanze pectiche a opera dei batteri e separare la fibra, oppure con metodi biologici (in presenza di microorganismi). Dopo essicazione all'aria si procede alla cernita per suddividerla in base alla lunghezza, al colore e alla morbidezza. Infine con la pettinatura le fibre vengono parallelizzate, separando quelle lunghe dalle più corti e scadenti (stoppa). Nelle industrie di oggi, è sottoposta al candeggio e trasformata in fiocco per produrre filati fini, regolari e morbidi.²

Fibra eco friendly - La coltivazione della canapa richiede pochi diserbanti e pesticidi, e non esaurisce le risorse del terreno e ha bisogno di pochissima acqua. Inoltre, un ettaro di cannabis rilascia tanto ossigeno quanto 25 ettari di foresta (e quindi può contribuire a ridurre il problema dell'inquinamento CO2)³. La cannabis cresce in 4 mesi e gli alberi in 20-50 anni. Ha un alto rendimento rispetto ad altre piante utilizzate nel tessile, con una densità di 150 piante per metro quadro (quindi a parità di raccolto richiede minori estensioni di terreno).

CARATTERISTICHE - È una fibra poco elastica e piuttosto rigida (perciò i tessuti di canapa si sgualciscono facilmente) di aspetto ruvido, il filo di canapa, grazie alla sua particolare struttura molecolare, è caldo d'inverno e fresco d'estate, grazie alla sua fibra cava; assorbe l'umidità (igroscopicità: 30% - tasso di ripresa ufficiale: 12%) quasi quanto il lino (igroscopicità: 20% - tasso di ripresa ufficiale: 12%); è un tessuto traspirante, che non trattiene gli odori (sudorazione) e quindi i capi si possono usare varie volte dopo un lavaggio; resiste agli strappi tre volte tanto (rispetto al cotone); protegge fino al 95% dai raggi UV nocivi per la pelle. 

Comportamento alla fiamma - Brucia con fiamma giallastra, con odore di carta bruciata, lasciando ceneri biancastre leggere. - Effetto del calore: A 120° C ingiallisce, a 150° C dopo 5 ore si decompone. - Effetto delle tarme: Non attaccata.

IMPIEGHI - Tessuti sia di arredamento (tappeti, tende, coperte, asciugamani, ecc.) che sempre più frequentemente abbigliamento, filati per utilizzo in maglieria; accessori moda (borse, scarpe, cappelli, cinture). Corde e sacchi. Carta (ha una resistenza enormemente maggiore di quella da alberi e si evita il loro abbattimento). Plastica biodegradabile. In campo cosmetico prodotti a base di olio di semi di canapa, hanno eccellenti proprietà emollienti e dalla combustione non tossica.
Nel settore automobilistico nei rivestimenti interni.

MANUTENZIONE - L’abbigliamento di canapa si lava con acqua fredda. Se ci sono delle macchie sui capi si consiglia di usare un detersivo per le macchie, lasciando in ammollo con acqua tiepida. Lavarli separati dai capi scuri. La canapa va stirata dal lato interno con ferro a media temperatura (2 pallini, temperatura massima 150°C), meglio se si inumidisce il tessuto prima di stirare.

CODICE TESSILE: CA (EURATEX)



Il trionfo della canapa (1950)  
Gino Boccasile (Bari, 1901 - Milano, 1952)
manifesto, 23 x 31.5 cm


🇫🇷 Francese: Chanvre 🇬🇧 Inglese: Hemp 🇩🇪 Tedesco: Hanf 🇪🇸 Spagnolo: Canamo 🇵🇹 Portoghese: Cânhamo

₁ Giampaoli G., Museo della Canapa, Regione Umbria, 2008, in collaborazione al dipartimento di Glottologia dell'Università di Perugia. 
Franco Corbani - Nobilitazione dei tessili (vol. 2) - Ed. Prodigi, 2017, pp. 43-46 
In fase di crescita, si stima che assorba una quantità di anidride carbonica pari a 4 volte quella immagazzinata dagli alberi. Le piante di cannabis producono ossigeno durante la fotosintesi ed espellono anidride carbonica durante la notte.
₄ Per quanto riguarda l'industria cartaria va detto innanzitutto che il metodo di coltivazione per la canapa da cellulosa non è necessariamente diverso da quello della canapa da fibra: infatti la qualità della cellulosa non risulta diminuita dalla tecnica di coltivazione per fibra tessile rispetto ad un eventuale metodo di coltivazione apposito. Per l'attuale sviluppo del settore cartario è sufficiente la cellulosa che deriva dalla stigliatura della canata coltivata per ottenere come prodotto principale fibra tessile. In tal senso i due settori, tessile e cartario, sono complementari: il tessile utilizza la fibra e il cartario la cellulosa, dando così destinazione ai due maggiori prodotti della stigliatura. (La canapa oggi: il Consorzio Canapaitaia, le utilizzazioni della coltura e le ipotesi di sviluppo, di Elisabetta Nanni dal libro Una fibra versatile. La canapa in Italia dal Medioevo al Novecento, Ed. Clueb, p. 279). 
₅ Si degrada nell’ambiente in 6 mesi, rispetto alla plastica tradizionale che impiega più di 450 anni per degradarsi del tutto.


STORIA - Originaria dell'Asia centrale, risulta che venisse coltivata in Cina già 5.000 anni fa, come è testimonianza dalle stoffe rinvenute tra i resti della cultura Liangzhu a Caoxieshan, nel Jiangsu; si può dire che il primo materiale usato dagli antichi cinesi per vestirsi fu la canapa. Era nota nel mondo latino un secolo prima di Cristo, ma esistono pochi cenni sulla sua utilizzazione, essendo di gran lunga preponderante il lino. Arriva in Italia presumibilmente attraverso la Russia e i paesi Balcanici. Le prime notizie certe sulla coltivazione della canapa in Italia si trovano nel “De re rustica” di Collumella e nella “Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio nel 1° secolo d.C. In Italia, che era il secondo produttore mondiale, la canapa era coltivata al Nord, fornì la fibra predominante per la tessitura casalinga delle nostre popolazioni povere diffusa fino agli anni '30 del XX secolo; il lino fu riservato alle classi sociali più agiate, e la seta alla nobiltà. In Italia un grande incremento fu dato dal Regime fascista che elesse la coltivazione della canapa ad "attività autarchica al cento per cento". Finita la seconda guerra mondiale è praticamente cessata a poco a poco negli anni '50, perché non era più conveniente rispetto all'uso del cotone e delle fibre sintetiche. In Italia scompare del tutto negli anni '70 a causa di una errata interpretazione della legge che proibisce la coltivazione della Cannabis (Cannabis indica, la canapa indiana), per ragioni preventive in merito all'uso di sostanze stupefacenti; tutto questo quando, paradossalmente, l'Unione Europea, ha stabilito fin dal '71, che possono beneficiare dell'aiuto economico le varietà di canapa il cui contenuto di THC (tetraidrocannabinolo, cioè il principio attivo dell'allucinogeno) non superi lo 0,2% (Circolare MIPAF n° 18/2002). Si è riaffacciata nel 1988. Attualmente la possibilità di reinserire la canapa nei sistemi agricoli dell'Ue (in Italia è prevalentemente localizzata nell'Emilia-Romagna) è stata riconsiderata.


Estrazione della canapa dal macero (1615-1616)
Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento, Ferrara, 1591 - Bologna, 1666)
affresco staccato da Casa Pannini, trasferito su tela, 73 x 111 cm
Cento, Ferrara - Pinacoteca Civica



I contadini estraggono la canapa macerata e le donne alzano delle “prille” o capannuccie coniche. La “prilla” (Pila di Canapa) è un fascio conico di steli di canapa. La «impilatura» veniva eseguita dopo due giorni dalla «scossatura». Le pile, fatte a cono, del diametro al piede di 2-3 metri, si formavano coi manipoli, avendo cura di tenerli ben serrati fra loro. Veniva data loro una buona legata con canapa verde, con tre giri a spirale che abbracciavano dalla cima fin verso la metà, onde potessero resistere al vento e alla pioggia di stravento. 


La mietitura della canapa (1940-42)
Galileo Chini (Firenze, 1873-1956)
Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna


Nel 1880 la coltura è concentrata in Emilia-Romagna, che con 390.000 quintali realizza il 53,5% della produzione nazionale, ed in Campania, dove le provincie di Napoli e Caserta vantano, con 163.000 quintali il 22,5% della produzione. [...] Disaggregando i dati regionali, in Emilia si impone la provincia di Ferrara, che con 190.000 quintali realizza il 26,5% della produzione nazionale, la segue quella di Bologna con 130.000 quintali equivalenti al 17,8% della produzione. [...] Considerando che la produzione mondiale deve stimarsi tra i 4 ed i 4,5 milioni di quintali alla disponibilità mondiale l'Italia parteciperebbe con una quota che, secondo la cifra scelta, costituirebbe il 16 o il 18% del totale. Secondo produttore mondiale, l'Italia è, altresì, dopo la Russia, il secondo esportatore: viene venduta all'estero circa la metà della fibra greggia ottenuta nei campi italiani, nella media dell'ultimo quinquennio 384.369 quintali. Siccome, però, oltre alla canapa greggia vengono esportati 35-40.000 quintali di prodotti finiti, si può asserire che venga esportato il 58-59% dell'intera produzione. (Nell'area dell'antica canapicoltura emiliana tra Ottocento e Novecento, di Antonio Saltini dal libro Una fibra versatile. La canapa in Italia dal Medioevo al Novecento, Ed. Clueb, pp. 239-240).  
Cento era una delle capitali della coltura canapicola. Quando verso il 1615, il Guercino, celebre pittore centese, è chiamato a decorare un'antica casa di Cento, la casa Pannini, sceglie come tema dei suoi affreschi una serie di "scene campestri": praticamente è il mondo delle campagne attorno a Cento che si trasferisce in città, sui muri affrescati con fregi, ornamenti e vivaci scene naturali.


CURIOSITÀ - Senza la scoperta della carta cellulosica l'arte della scrittura non avrebbe potuto avere quella funzione storica che ha permesso all'uomo di costruire e tramandare le basi su cui si fondava nei secoli la sua cività. Dalla Cina la tecnologia per la fabbricazione della carta¹ fu trasferita nel secolo VII e VIII d.C.  prima in Giappone e quindi nel mondo arabo. Secondo numerosi storici e archeologi la tecnologia di produzione delle carta fu trasferita al mondo arabo e quindi all'Occidente non prima del 751 d.C. quando la mitica città di Samarcanda (città musulmana) venne attaccata dalle Armate Cinesi. L'attacco fu respinto e durante la battaglia i musulmani catturarono alcuni soldati cinesi i quali conoscevano la tecnologia di produzione della carta. Questi prigionieri trasferirono i dettagli delle varie fasi del processo agli Arabi i quali immediatamente si impadronirono di questa tecnologia e ben presto ne commercializzarono il prodotto. La produzione della carta rappresentò per molto tempo una importante fonte di reddito essendo esportata e venduta principalmente nel Mediterraneo. Successivamente, quando gli Arabi occuparono la Spagna e la Sicilia molte cartiere furono impiantate in queste regioni. Più tardi centri di produzione della carta si svilupparono in Italia, Francia, nei Paesi Bassi, in Germania e quindi in Inghilterra. Nel 1260 iniziò la fabbricazione della carta a Fabriano nelle Marche (Italia). Rapidamente questo centro  diventò un punto di riferimento internazionale per la fornitura di carta.² 
Quasi fino alla fine del XIX secolo, una percentuale stimata tra il 75 e il 90% della carta fabbricata nel mondo era prodotta con fibre di canapa, che costituivano la materia prima per libri, carte geografiche, banconote, carte valori, giornali: oltre alla Bibbia di Gutenberg, primo esempio di opera stampata, risalente al 1455, anche le opere di Mark Twain, Victor Hugo, Alexandre Dumas furono stampati su carta di canapa, così come, nel 1776, la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti.

Dall'antichità fino all'inizio del XIX secolo il 90% delle vele delle navi era in canapa [I Romani e i Greci per la fabbricazione delle vele più ampiante utilizzavano il lino - N.d.C.] e, oltre ad esse, praticamente tutto quanto serviva sulle navi veniva ricavato dalla canapa, dalle gomente per l'ancora (grosso cavo usato in marina per ormeggio, rimorchio, ecc.), alle reti di caricamento e a quelle per la pesca, alle bandiere, alle sartie³, ecc., come pure le carte per la navigazione, i giornali di bordo e le Bibbie.⁴ L'utilizzo di fibre di canapa è stato di fondamentale importanza nello sviluppo della navigazione.

Essendo una fibra forte e lucida, in grado di resistere al calore, alla muffa ed agli insetti e non venendo danneggiata dalla luce, pitture ad olio dipinte su tele di canapa si sono conservate in buone condizioni attraverso i secoli: i quadri di Rembrandt, di van Gogh e di altri famosi artisti (dal Rinascimento in poi) erano per lo più dipinti su tessuti di canapa.



Ciclo della canapa (1978 circa)
Otello Ceccato (Padova, 1928 - Copparo, Ferrara, 2014)
olio su tela

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Nel 1858 nacque il primo baule da viaggio in canapa firmato Louis Vuitton, una rivoluzione per il modo di viaggiare che arrivò in concomitanza con le prime linee ferroviarie che collegavano le capitali europee. Vuitton decise di sostituire la pelle dei bauli con la canapa perché più leggera, economica e resistente allo sporco e all’acqua. Grazie alla flessibilità di questa fibra naturale, Vuitton cambiò il design degli iconici bauli nella forma, tolse l’ingombrante cupola rendendoli rettangolari, ideali per caricarli ed impilarli meglio su treni e navi.


 «Il primo procedimento, messo a punto dai cinesi, consisteva nel ridurre in poltiglia mediante l'uso di pestelli e mortai il materiale cellulosico di partenza, paglia, polpa di legno, lino, cotone, ecc. La pasta ottenuta veniva mescolata sotto vigorosa agitazione in acqua. Questo processo era finalizzato ad ottenere una dispersione molto fine delle fibre elementari di cellulosa. Successivamente la sospensione acquosa veniva posta in un tino nel quale si immergeva una forma rettangolare il cui fondo consisteva di fatto, in una fitta griglia formata da fili metallici molto tesi (circa undici per centimetro). Man mano che l'acqua scolava dalla forma le fibre si depositavano, le une sulle altre, sulle maglie della griglia, fino a formare un foglio di carta sottile ed omogeneo. I fogli così preparati venivano tolti dalla forma e posati tra strati di feltro. Quando raggiungevano le dodici dozzine erano pressati in un torchio e quindi appesi ad asciugare. Il finissaggio, per levigare la superficie, veniva fatto, inizialmente per strofinamento con pietra liscia e successivamente mediante collaggio utilizzando i rifiuti delle concerie e quindi rulli di legno levigato.» Ezio Martuscelli - Le fibre di polimeri naturali nell'evoluzione della civiltà. Le fibre di seta; ed. Consiglio Nazionale delle Ricerche, 1999, pp. 17-19. 
 Ezio Martuscelli - op. cit., p. 19. 
Cavi che sostengono l'albero lateralmente, collegandolo allo scafo attraverso le lande, distribuendo le sollecitazioni della spinta velica ed evitando il disalberamento
₄ La canapa oggi: il Consorzio Canapaitaia, le utilizzazioni della coltura e le ipotesi di sviluppo, di Elisabetta Nanni dal libro Una fibra versatile. La canapa in Italia dal Medioevo al Novecento, Ed. Clueb, p. 280.  


SIMBOLI, MITI E CREDENZE - Già in età antica era noto il doppio uso della canapa: sostanza eccitante e allucinogena, pianta che consente la produzione e lavorazione di fibre tessili per fabbricare corde, sartiame e, naturalmente indumenti, biancheria, tovaglie.

L'eccitante sauna a base di semi di canapa bruciati presso le tribù della Scizia¹ è descritta con grande precisione da Erodoto, il quale non omette di ricordare che nelle stesse zone i tessuti di canapa erano talmente raffinati da essere confusi con quelli di lino.
Il passo merita di essere riportato per intero:

“Compiuta una sepoltura, gli Sciti si purificano nel modo seguente. Dopo essersi unto e deterso il capo, al corpo fanno questo: piantati tre pali inclinati l'uno verso l'altro, vi stendono sopra tutt'intorno coperte di lana e, chiusele quanto più possibile, gettano pietre arroventate in una conca posta in mezzo ai pali e alle coperte.”² 



 La Scizia corrisponde all'area euro-asiatica che in antichità, tra l'VIII secolo a.C. e il II secolo d.C., fu abitata dalla popolazione degli Sciti.
₂ 
La canapa nell'Italia medioevale: rassegna di studi, temi e problemi, di Bruno Andreoli dal libro Una fibra versatile. La canapa in Italia dal Medioevo al Novecento, Ed. Clueb, p. 1.  


Bibliografia 
  • Giuseppe Romagnoli - Storia di una fibra prestigiosa nella civiltà contadina bolognese. La Canapa; Ed. Officina Grafica Bolognese, 1976
  • Agostino Bignardi - La Canapa - Hemp; Ed. Fertimont, 1981
  • Carlo Poni e Silvio Fronzoni (a cura di) - Una fibra versatile. La Canapa dal Medioevo al Novecento; Ed. Clueb,2005


Curatore: Rames Gaiba
© Riproduzione riservata
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PANTONE

Pantone ® - Marchio registrato della Pantone Inc. (USA), che dal 2007 fa parte del gruppo X-Rite.

Pantone è un neologismo e si compone della parola greca “pan”, che significa molti/attraverso e “tone” che in inglese significa tonalità.

Sistema di identificazione del colore definito da un codice alfanumerico (definito da una sequenza di 6 cifre, dove ogni coppia di numeri ha un preciso significato), che è riconosciuto ed univoco a livello internazionale, una volta disponibile solo su carta ed oggi anche su supporti informatici. L'idea base è che una persona può scegliere un determinato colore dalla guida ed utilizzare il numero corrispondente per comunicarlo ad un altro interlocutore anche esterno. L'utilizzo gratuito non è permesso, ed è per questo che non è presente in alcuni programmi di fotoritocco o in  software a basso costo.

Oggi è possibile con Pantone Studio avere i colori del Pantone anche sul telefono cellulare, per condividerli con i clienti e le reti sociali.



Per il settore tessile-moda Pantone® dispone di sistemi specifici quali Pantone FHI (Fashion Home + Interiors) che conta oltre 3.000 colori studiati e creati in base agli input arrivati proprio dal mercato fashion + home. Esistono due riferimenti Pantone all'interno di FHI: TPG (ex TPX) viene utilizzato per superfici dure come, ad esempio, pelle, superfici in gomma dura, metalli, ceramica, mentre TCX  viene utilizzato per superfici morbide come tessuti e filati e abbigliamento. Pantone supporta sia la tecnologia della stampa digitale su tessuto (con i colori TPX), che sono identici a i colori su cotone (colori TCX). Questo significa che si possono facilmente equiparare questi colori (simili a quelli su carta) a quelli su tessuto.  















Il classico quadrato di Pantone con la scritta sottostante che riporta oltre al codice il nome del colore.


STORIA - La Pantone Inc. fu fondata nel 1962 da Herbert Lawrence. Herbert era un giovane impiegato di una società di stampa, e fu ispirato a creare un sistema standardizzato per i colori quando si rese conto di quanto fosse difficile ottenere risultati efficaci nella stampa a colori. Nata come fornitrice di carte colorate per l'industria cosmetica, già nel 1963 ha prodotto la prima scala colore, leader mondiale negli standard cromatici anche nel settore tessile-moda.

Pantone® - Sito internet (in italiano)


Il Pantone Fashion Color Trend Report per l'Autunno/Inverno 2024/2025
presentato in occasione della New York Fashion Week

Qui vediamo una miscela di toni ricchi e terrosi e un'eleganza pratica
che sottolinea un legame più profondo con la natura e uno stile consapevole.


Nel 2000 Pantone inizia a decretare il “Color of the Year”, un’innovazione che ha reso il colore un riflesso delle tendenze culturali e dell’atmosfera globale e che influenzerà lo spirito del futuro. Pantone analizza un po’ tutto (moda, cinema, arte, serie tv, tendenze grafiche) per un anno e cerca di tradurre tutto in un colore. Certo, non possiamo unificare un colore ritenuto di tendenza per tutti i settori. Le scelte cromatiche non sono neutrali. Non su tutto va bene il colore Pantone dell'anno.

Questo è stato il primo Colore dell'Anno 2020


CURIOSITÀ - Il tricolore italiano (bandiera) è formato dal Verde felce (17-6153 / 18-5642TC), Bianco acceso (11-0601 / 11-4201TC) e Rosso scarlatto (18-1662 / 18-1660TC).

La versione ufficiale della bandiera italiana, utilizzata dal governo e dalle istituzioni, è realizzata in seta. La scelta del tessuto di seta risponde a motivi di rappresentanza e di eleganza: inoltre, la seta è in grado di assorbire i colori in modo uniforme e di garantire una buona resa cromatica.

Le bandiere utilizzate per scopi decorativi o per gli eventi sportivi possono essere realizzate anche in poliestere.



foto: © AICTCAssociazione Italiana di Chimica Tessile e Coloristica

Cerimonia di apertura Olimpiadi invernali - Milano Cortina 2026
svoltasi il 6 febbraio 2026 allo Stadio San Siro di Milano. 
 I tailler tricolore sono fatti dalla Giorgio Armani 



Curatore: Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

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Leggi anche:
  • COLORI
    Definizione. Proprietà base del colore (tonalità - luminosità - saturazione). Terminologie introduttive ricorrenti nel colore.
  • DIZIONARIO COLORI AD USO DELLA MODA 
    I nomi dei colori e la loro origine.

TELA DI PENELOPE com'è raccontata tra Odissea e nell'arte

FILARE, TESSERE STORIE


Penelope è la più celebre tessitrice dell'epopea omerica.

Prima di lei vi fu Elena che Omero canta e che la descrive mentre 
... lavorava ad una grande tela, doppia e colore di porpora e vi intesseva le molte imprese dei Troiani domatori di cavalli e degli Achei dalle corazze di bronzo, quanto per lei patirono nelle battaglie di Ares (Iliade, Canto III, vv. 125-128). Elena comunica con la tessitura le stesse storie (un gioco del doppio). Il suo tessere è narrativo, anacronisticamente quasi una specie di scrittura, per così dire, già in competizione con la narrazione orale del canto poetico.¹ 

Una annotazione etimologica può qui risultare utile. In lingua italiana si dice abitualmente che una tela o un tappeto sono istoriati. Il vocabolo ha la sua radice nel verbo greco historein [ ἱστορία], che significa 
riportare fattinarrare, e dal quale deriva il termine italiano storia (ancor più evidente nell'inglese history). La tessitura è appunto anche un modo per raccontare, comunicare fatti e storie.² 



Tela di Penelope - Com’è raccontato nell’Odissea attribuita a Omero
 

“…Finchè il giorno splendea, tessea la tela / Superba, e poi la distessea la notte…” (Canto II, 90 e segg. - Il viaggio di Telemaco).³ Nel corso dell'Odissea la storia della tela è raccontata anche da Penelope - Canto diciannovesimo, 130 e segg. e non è utilizzata a fondo, ossia i pretendenti non si fanno forti della promessa, come potrebbero, per costringere Penelope a cedere. È uno dei temi folcloristici che spesso nell'Odissea sono accennati ma non svolti.

Il telaio che storicamente la tradizione figurativa riporta accanto a Penelope è un telaio a pesi. Quest’ultimo fu il primo tipo di telaio inventato dall’uomo, nel periodo neolitico, e rimase in uso presso popoli antichi del Mediterraneo fin dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente. È un telaio molto semplice che ha la caratteristica di cominciare a costruire il tessuto, contrariamente ai telai moderni, nella sua parte alta.


 Pittura vascolare su "skyphos" (bicchiere a due manici)
Attica a figure rosse (440 a.C. circa)
Penelope è rappresentata
seduta su uno sgabello accanto al telaio verticale, 
dove sta tessendo il suo famoso sudario sepolcrale, in compagnia del figlio Telemaco.
Chiusi, Siena - Museo Archeologico Nazionale


Costruito con pali di legno legati con lacci di cuoio o fibre vegetali, la sua struttura è basata su una cornice fissa di forma rettangolare a cui vengono appesi i fili dell’ordito, mantenuti in tensione da pesi. Due rami a forcella, che sporgono perpendicolarmente dai montanti, possono creare i supporti per il bastone dei licci. Il telaio è completato da un paio di stecche (per tener in ordine i fili) e un legnetto con il filo arrotolato come navetta.

«Le fonti iconografiche sono utili per comprendere la forma e le caratteristiche estetiche di determinati telai od oggetti, ma sono altresì limitate e non descrivono pedissequamente la funzione tecnica e scientifica di questi strumenti. Gli artisti di tali rappresentazioni, infatti, avevano lo scopo di raffigurare un oggetto o una scena nell'immediato, essere più diretti possibile, e non avevano alcun scopo didattico o scientifico. Nel telaio di Telemaco e Penelope, ad esempio, per ogni peso da telaio è raffigurato un solo filo d'ordito; in realtà ad ogni peso andava legato un gruppo di fili in base alla grammatura di entrambi gli elementi.»⁵ 

« [...], un altro elemento di particolare rilevanza è la presenza di una trave girevole posta in orizzontale nella parte alta della struttura, sulla quale era possibile avvolgere la stoffa appena tessuta; si otteneva in questo modo un panno più lungo rispetto alle dimensioni del telaio, le quali al contrario, limiterebbero la lunghezza totale della stoffa. [...] In questa raffigurazione è possibile notare un'abbondante porzione di stoffa già tessuta e avvolta sulla trave superiore del telaio. [...] Nel telaio con Penelope e Telemaco, ad esempio, nonostante sia apparentemente realistico, ciascun singolo filo dell'ordito presenta un solo peso; questo dettaglio, secondo l'autorevole parere di Marta Hoffmann, sarebbe in realtà impossibile, in quanto si arriverebbe al disfacimento del filo. Ad ogni peso, infatti, erano legati insieme un totale di fili stabiliti in base al peso effettivo d'ogni pesetto e tenendo conto dei grammi e della resistenza del filo utilizzato.»


Ritorno di Ulisse a Itaca (1480-1481)
Guidoccio Cozzarelli (1450-1517)
olio su tavola, 34 x 121.5 cm
Écouen, Francia - Château d'Écouen, Musée National de la Renaissance


Nel Ritorno di Ulisse di Cozzarelli la composizione si abbraccia tendenzialmente al centro, conferendo così l'isolamento di Penelope al suo telaio con una profondità psicologica che rivaleggia con l'Odissea.   


Penelope che tesse la sua tela (1504-1506)
miniatura dal manoscritto Les vies des femmes célebrès, folio 23 v di Jean Pichore (miniatore e stampatore, attivo dal 1502 al 1521 a Parigi) Nantes, Francia - Musée Dobrée


Il ritorno di Ulisse [Penelope al telaio], (1508- 1509) 
Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio (Perugia, 1454 - Siena, 1513)
affresco, 125 x 152 cm

proveniente dal Salone del palazzo del Magnifico, residenza di Pandolfo Petrucci - Siena
Londra, Inghilterra - National Gallery
 

Penelope, moglie di Ulisse (Odisseo), re d’Itaca, mentre aveva il marito all’assedio di Troia (era in ritardo di dieci anni mentre tornava a casa), si trovò circondata da un nuvolo di corteggiatori, che l’annoiavano dalla mattina alla sera per sapere chi fosse fra loro tutti il preferito per sposarla. Per ritardare la risposta, la furba Penelope,  rispondeva sempre che non l’avrebbe mai detto, se prima non avesse finito di tessere un sudario per il padre di Odisseo, Laerte. E perché quella tela non venisse mai a fine disfaceva di notte la poca tela tessuta di giorno. Dopo tre anni di rinvii di successo, una delle sua ancelle, Melanto¹⁰ rivelò il suo inganno, e i pretendenti impazienti chiesero con rabbia di sceglierne uno come suo marito immediatamente. Su suggerimento di Atena, Penelope disse che avrebbe sposato l'uomo che avrebbe potuto stringere l'arco di Odisseo e scoccare una freccia attraverso dodici asce. Guadagnano tutto questo tempo Odisseo ebbe  il tempo di ritornare segretamente, travestito da mendicante; superò la prova dell'arco e poi procedette a massacrare i pretendenti che avevano tormentato sua moglie.

Se il tessuto non procedeva, il tempo era costretto a rallentare il suo corso e il futuro non premeva con la consueta inesorabilità. Facendo retrocedere la tela appena tessuta, Penelope la usava  come un orologio a cui si spostino le lancette a ritroso  secondo il proprio desiderio. Questo il racconto omerico, che dà come scontata la possibilità che si possa far retrocedere un tessuto a uno stato precedente. Ma nella realtà le cose vanno in modo diverso: far fare marcia indietro a una tessitura può essere un'impresa altrettanto disperata quanto il tentativo di arrestare lo scorrere del tempo. Chiunque sia pratico del mestiere sa che il prezzo di una simile operazione potrà essere la probabile interruzione del filo della trama, la trama che garantisce la qualità e la tenuta del prodotto proprio grazie alla sua continuità, e spezzarne il filo comprometterebbe il risultato finale della tessitura; sarà forse per questo che nel linguaggio comune la trama viene usata come simbolo di ciò che permane. Da un tessuto, come dal tempo passato, non possiamo recuperare che cascami, spezzoni di filo, memorie frammentarie.¹¹ “Mentre lo scrittore può spostare e cancellare ciò che ha scritto, il viaggio del tessitore è senza ritorno.”¹² 

Il tessuto è strutturalmente opposto alla maglia e all'uncinetto che devono la loro consistenza a un unico filo che cresce su se stesso e che, se tirato, torna al suo precedente stato di solitario filiforme; il lavoro compiuto si dissolve facilmente, dipanandosi riprende la sua forma originaria di matassa (gomitolo); la maglia si può sciogliere perché non ha legami (non è fatta di fili di ordito e trama, e diventano parteci di una struttura che, in quanto tale, ne implica l'inseparabilità) ma solo punti, dove il filo ripiegato su se stesso forma un “asola” chiamata maglia.

Penelope avrebbe trovato nella tela fatta a maglia lo strumento per prendersi gioco dei Proci e conservare il trono al suo sposo. Questo è almeno quanto sostiene William Felkin, membro selezionato per collaborare a progetti culturali e scientifici, della Società delle Scienze inglese, nella sua poderosa "Storia delle macchine per maglieria" pubblicata nel 1867. Secondo Felkin, Penelope, per poter disfare senza eccessiva fatica notte dopo notte la sua tela e tenere così a bada i Proci luna dopo luna, doveva lavorare a maglia e non con il tradizionale sistema di tessitura con ordito e trama. È difficile dire quanto l'ipotesi sia scientificamente fondata; viene fatto di pensare che Felkin in questo caso si sia lasciato prendere la mano da entusiasmi romantici, poco conciliabili con il suo status positivista, interessato ad una ricostruzione rigorosa della tecnologia tessile.¹³      

Per riportare la tela allo stato del giorno precedente, Penelope avrebbe dovuto necessariamente spezzare il filo della trama, rischiando non solo di compromettere il risultato del suo lavoro - un sudario destinato al re Laerte - ma anche di violare l'antichissima credenza che vede nella trama il simbolo di un processo  lineare potenzialmente infinito.¹ Quando si dice il filo del discorso” o perdere il filo di un ragionamento”, si dà per scontato che questo filo sia qualcosa di continuo e irreversibile, che tenga insieme il discorso e gli dia senso.¹⁵  

Ma, ritornando all'Odissea, ecco perché, in relazione a ciò, il detto È come la tela di Penelope per indicare qualcosa che non fa prevedere la fine. Se poi si vuol accennare a qualche persona che, per irrequietezza di carattere o altro, sia solita, dopo aver fatto una cosa, di disfarla, per poi tornare a rifarla daccapo, allora si suol dire quella persona lì fa come Penelope


Penelope al telaio (1561-1562)
Pitture: Giorgio Vasari e Giovanni Stradano, olio su tavola
Cornici: Battista Botticelli, legno e stucco dorato
Firenze - Palazzo Vecchio, soffitto sala di Penelope¹⁶


Al centro del soffitto della "Sala di Penelope"¹ di Palazzo Vecchio compare Penelope intenta al telaio, mentre le donne che la circondano sono impegnate in varie fasi fasi della tessitura.  


Penelope al telaio (1580 circa)
Cesare Nebbia [attribuito], (Orvieto, 1536-1614)
affresco
Orvieto - Torre San Severo, Villa Simoncelli

Penelope al telaio (1575-1585)  
Leandro Bassano (1557-1622)
olio su tela, 92 x 85 cm
Rennes, Francia - Musée des Beaux-Arts 


Odisseo (Ulisse) viaggia tra i propri sogni, ed il principale dei sogni è la donna che aspetta, la donna che non conosce la misura dell’assenza, perché ne ha fatto misura dell’amore eterno, del per sempre. Una donna che tessendo scrive la sua stessa storia, per poi scucirla e ritesserla ancora. In un’isola lontana, contemporaneamente, Odisseo racconta di sé, si inventa, e diventa perciò il primo poeta conosciuto dell’ Occidente. L’Odissea è il viaggio nel non-luogo e nel non-tempo, perché è il viaggio di un uomo tra le sue paure, tra i suoi morti ed il suo passato, tra le sue nostalgie, tra i suoi desideri irrealizzati, verso un futuro che non conosce e le sue pericolose seduzioni.

Il quadro di Bassano mostra Penelope davanti ad un telaio (il telaio è in senso inverso, con il tessuto già fatto) che al lume di una lucerna, disfa la tela nottetempo. Vi è un'altra versione di Penelope al telaio, sempre di Leandro Bassano, che si trova al Museo civico "Bailo" di Treviso.


Penelope (1864)
John Roddam Spencer Stanhope (1829-1908)
olio su tela, 107 x 81 cm


Stanhope dipinge Penelope pensosa e malinconica con un filo in mano. L'ancella accanto a lei è Melanto, che nel racconto del mito la tradisce rivelando il trucco della tela ai Proci. Probabilmente la modella è Fanny Cornforth, che negli anni Sessanta dell'Ottocento è stata l'amante di Rossetti e ha dominato in moltissimi dipinti della cerchia dei Preraffaelliti.  



Penelope e i pretendenti (1911-1912)
John Wiliam Waterhouse (1849-1917)
olio su tela, 188 x 130 cm
Aberdeen, Scozia - Aberdeen Art Gallery & Museums


In questo dipinto di Waterhouse, Ulisse ancora non è riconosciuto (XIX libro dell’Odissea, vv. 168-186). La scena nel suo insieme s’ispira all’affresco staccato di Pinturicchio entrato alla National Gallery di Londra nel 1874. Penelope è forte; taglia con l’elegante energia di un’amazzone il filo stretto tra i denti di una mascella che mette in evidenza tutta la sua incrollabile fermezza d’animo. Invece i pretendenti sono avvolti da una mollezza e da un torpore contemplativo indotto da Penelope,  abile a ‘tessere’ l’inganno simboleggiato dalla tela.


Penelope (1869)
Dante Gabriel Rossetti (Inghilterra, 1828-1882)
gesso, 90.1 x 71.1 cm


Penelope disfa [svela] il suo lavoro di notte (1886)
Dora Wheeler Keith (Stati Uniti, 1856-1940)¹⁸
pannello ricamato con fili di seta su tessuto in seta, 114.3 x 172.7 cm
New York, Stati Uniti - The Metropolitan Museum

Questa grande opera di ricamo è forse l'unico esempio rimasto di "arazzo ad ago", una tecnica in cui i punti vengono passati dentro e fuori da una rete di tela di seta a trama larga. La madre di Dora Wheeler, Candace, brevettò questo metodo nel 1882 e, sebbene dia l'aspetto di un arazzo tradizionale, questi arazzi ad ago sono modulati con la stessa cura dei dipinti.


Penelope (1891)
Francis Sydney Muschamp, (Gran Bretagna, 1851-1929)
olio su tela, 70x115 cm
Lancaster, Inghilterra - Lancaster City Museum


₁ Adriana Cavero - Il canto delle Sirene; ed. Castelvecchi, 2025 Capitolo “Cantare, filare, tessere storie”, p. 96
Tutto ciò che riguarda l'Odissea sta su un piano differente rispetto all'Iliade: dal punto di vista letterario i poemi sono l'uno l'opposto dell'altro. L'Iliade verte attorno a una guerra, l'Odissea attorno ad un uomo che cerca di fare ritorno a casa - anche questo è un gioco del doppio, N.d.C. -; l'Iliade è un racconto sulla condotta eroica; l'Odissea, al contrario,  svolge il tema del viaggio verso terre lontane. (Barry B. Powell - Omero; ed. il Mulino, 2006)  

Adriana Cavero - Il canto delle Sirene, op. cit., p. 97
Tela sottile, tela grande, immensa, / A oprar si mise, […] Intanto, / Finchè il giorno splendea, tessea la tela 
Superba; e poi la distessea la notte / Al complice chiaror di mute faci. ... / Così un triennio la sua frode ascose,
E deluse gli Achei. […] Omero - II libro dell’Odissea (vv. 121-139)

₄  La postura di Penelope trasmette malinconia e introversione, che, secondo un’interpretazione, sono state causate dalle notizie su Ulisse portate a lei da Telemaco dopo il suo viaggio alla ricerca di suo padre.
₅ 
Valentina Cutaia Atzeni - Tesi di laurea “Il ciclo produttivo della tessitura: analisi diagnostiche e indicatori archeologici”, op. cit., p. 6
₆ Hoffman, The Warp-Weighted Loom, Oslo: Universitetsforlaget, 1964
₇ Broudy, The Book of Looms: A History of the Handloom From Ancient Times to the Present, UPNE, University Press of New England, 1993, pp. 25-26
₈  Valentina Cutaia Atzeni - Tesi di laurea “Il ciclo produttivo della tessitura: analisi diagnostiche e indicatori archeologici”, op. cit., pp. 16-18

₉  Penelope lavora la sua tela anacronisticamente su un telaio orizzontale a pedali, a licci (il giovane in primo piano è Telemaco, seguito dai Proci, mentre Ulisse resta sulla soglia). Il ritorno di Ulisse fu eseguito da Pinturicchio  per il ciclo pittorico - staccato a inizio Novecento e smembrato in vari musei - destinato alla “camera bella” del palazzo del Magnifico Pandolfo Petrucci a Siena, decorazione eseguita nel 1509 in occasione del matrimonio tra il figlio di Pandolfo, Borghese, e Vittoria Piccolomini, nipote di papa Pio III. L’episodio eseguito dal maestro umbro era affiancato da altre sette scene a tema allegorico tratte dalla storia romana, a tessere un complesso intreccio epitalamico moraleggiante in cui Ulisse e Telemaco incarnavano gli alter ego della tormentata storia familiare dei Petrucci e delle vicissitudini subite da padre e figlio a opera di Cesare Borgia. Quello rapppresentato qui è un telaio a basso liccio (usato per realizzare l'arazzo) la cui caratteristica è di avere l'apertura della bocca d'ordito azionata da pedali (cosa che permette tempi di lavorazione più brevi ma non consente la realizzazione di pezzi di grandi dimensioni). Si può perdonare al Pinturicchio l'imprecisione di aver raffigurato un telaio che Penelope non ha mai  utilizzato.
₁₀ Penelope era figlia di Icaro e cugina di primo grado di Elena di Troia. 
₁₁ Melanto era la sorella del capraio Melanzio e una delle ancelle (serve) di Penelope, che l'aveva cresciuta fin da piccola. Tuttavia si schierò dalla parte dei pretendenti e fu l'amante di Eurimaco ("divino" viene definito in più di un'occasione, che fu tra quelli che tentarono di tendere l'arco di Odisseo, e venne ucciso per mano di quest'ultimo), che era uno dei capi, fra i più ricchi e belli, dei Proci che tentavano di ottenere la mano di Penelope. Fu fra le ancelle la più prepotente e per questo venne impiccata sotto ordine di Telemaco insieme alle altre serve infedeli dopo il massacro dei pretendenti (Odissea, Canto XXII, vv. 461-473). 
₁₂ Isabella Ducrot - La matassa primordiale; ed. nottetempo, 2008, pp. 17-18.
 Luciano Ghersi - L'essere e il tessere; ed. Loggia de' Lanzi, 1996
₁₄ Paolo Lombardi - Maglia Maglietta Maglione; ed. ideaLibri, 1985, p. 10 
₁₅ Quando le tre Moire, divinità della mitologia greca (o Parche, nella mitologia romana) che tessevano il destino umano, decisero la morte di Achille, fu lo stame, ovvero il filo dell'ordito, che Atropo recise. Le Moire sono delle filatrici: si chiamano Cloto [Κλωθώ] - il cui nome viene dal verbo klothein, "filare" - (la più giovane, rappresentata con il fuso, fila lo stame della vita), Lachesi [Λάχεσις] (misura il filo della vita e decide la sorte di ogni individuo) e Atropo [Ἄτροπος] (la più vecchia, recide il filo con le cesoie, stabilendo la morte inevitabile). Ciascuna ha, secondo la tradizione mitica, in mano il filo della vita singolare di ogni essere umano o, se si vuole, del suo destino. 
₁₆ Isabella Ducrot - La matassa primordiale; ed. nottetempo, 2008, p. 21
₁₇ Questa sala si trova al 2° piano, nella parte più antica di Palazzo Vecchio. Fa parte delle stanze (appartamento) di Eleonora di Toledo moglie del duca Cosimo I de' Medici. Gli ambienti erano composti da una serie di stanze. Fu il pittore Giorgio Vasari che, con Giovanni Stradano, si occupò della loro decorazione, ispirata a "donne illustri" della storia antica, della Bibbia e del mito. Tra questi ambienti si colloca la sala dedicata a uno dei personaggi femminili della mitologia greca: Penelope, che è ricordata per le sue virtù e che qui simboleggia fedeltà e pazienza, e per la diligenza domestica; ma l'immagine vuole essere anche un omaggio a una delle arti più importanti a Firenze. Nel fregio lungo le pareti sono raffigurati alcuni episodi tratti dall'Odissea.
₁₈ Dora Wheeler Keith è stata muralista, designer nel campo dei tessuti, ricamatrice nella progettazione e realizzazione di arazzi (collaborando con la madre Candace Wheeler, considerata la prima donna che si sia imprenditorialmente occupata di interior design negli Stati Uniti), illustratrice ma è nota soprattutto come ritrattista. 



Penelope al suo telaio (s.d.)
attribuito a Sidney Harold Meteyard (Inghilterra, 1868-1947)
olio su tela, 99 x 66 cm

Il dipinto si concentra sulla figura di Penelope stessa, sul suo telaio e sul paesaggio ionico sullo sfondo. Una piccola flotta di navi si intravede all'orizzonte, a indicare il ritorno di Ulisse, e la fiamma che arde in alto a sinistra del dipinto simboleggia la fedeltà duratura di Penelope. I papaveri in basso a sinistra simboleggiano il ricordo del suo amore perduto, ma anche la fonte di un oppiaceo che aiuta Penelope a dimenticare il dolore per la sua prolungata assenza. La loro presenza potrebbe anche essere un'allusione umoristica al nome "Papavero" talvolta usato come soprannome per Penelope.

Tessono tele e girano i fusi - Odissea, Omero


Un filo d'oro (1885)
John Melhuish Strudwick (Inghilterra, 1849-1937)
olio su tela, 72.4 x 42.5 cm
Tate Gallery - Londra



Cinquanta ancelle ¹ erano in casa d' Alcínoo:
alcune scon mole moliscano² giallo frumento,
altre tessono tele e girano i fusi,
sedute, simili a foglie d'altissimi pioppi:
dalle tele in lavoro goccia limpido l'olio³

(Omero, Odissea, VII, 103-107)

Il tema del tempo viene affrontato in due parti collegate. Qui sotto, le tre Parche girano il filo della vitaSopra, una ragazza e il suo amante stanno parlando. È la loro felicità che viene determinata dalle Parche: una campana con i suoi rintocchi in una torresimboleggia il passare del tempo, e la macchina di amore sta aspettando nel cielo. Strudwick fu allievo di Burne-Jones, la cui influenza si sentiva chiaramente in figura.

donne
macinano

dai fili sospesi del telaio stilla fluido olio


Non si può inoltre non citare il motto latino:
  • Quasi Penelope telam retexens (Cicerone, Academ., 2, 95) [Ritessere la tela di Penelope]. 

CURIOSITÀ - TOPOLINO E LA TELA DI PENELOPE
Topolino n. 2584 del 7 giugno 2005

Ciccio dell'Oca (nome originario inglese: Gus Goose) è un personaggio dei fumetti di Disney, ideato da Carl Barks¹ nel 1939.

Negli anni 2000 sul settimanale Topolino questa oca antropomorfa è diventata protagonista di alcune storie fra cui appunto questa "L'Odissea di Ciccio" scritta da Carlo Panaro² e disegnata da Luigi Piras.³




Carl Barks, fumettista “l'uomo dei papaveri” (Stati Uniti, 1901-2000), il papà di tutti i papaveri della Disney.
Carlo Panaro, fumettista (La Spezia, 1962- )
Luigi Piras, pittore (Orgosolo, Nuoro, 1952- )



Bibliografia 

La bibliografia su Omero è ampissima, ed è impossibile citarla tutta. Si deve, però, sempre partire da l'Iliade e l'Odissea che possono poi essere affiancate da alcune opere di interesse generale, passando poi a studi specifici sui due poemi.

  • Barry B. Powell - Omero; ed. il Mulino 2006
    A questa Bibliografia 
    “Letture consigliate” si rimanda.
  • Valentina Cutaia Atzeni - Tesi di laurea “Il ciclo produttivo della tessitura: analisi diagnostiche e indicatori archeologici”, Università di Cagliari - Facoltà di Studi umanistici, 2013-2014
     

Curatore: Rames Gaiba
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