27 marzo 2020

AERTEX

Tessuto di cotone leggero con struttura a nido d'ape. Nato per camicie e biancheria intima  oggi è utilizzato per lo sportswear estivo.

Aertex, il primo tessuto performante al mondo.
© foto tratta dal sito della Aertex Company



STORIA - Introdotto in Inghilterra alla fine del XIX secolo da Lewis Haslam [1]  iniziò a sperimentare, in collaborazione con due medici, sir Benjamin W. Richardson e Richard Greene, l'effetto di buchi e calore, intrappolando l'aria all'interno dell'ordito e della trama di un tessuto. Il risultato fu un tessuto che costituiva una barriera tra il calore della pelle e il freddo dell'atmosfera.

Nel 1888 i tre fondarono la Aertex Company. Il marchio è stato registrato il 18 agosto 1895), con sede a Manchester. L'Aertex è stato precursore del cotone termico in maglieria.

Durante la seconda guerra mondiale l'esercito di terra femminile britannico indossava capi fatti con tessuto Aertex come parte della loro uniforme, come tutte le forze d terra britanniche e del Commonwealth in Estremo Oriente e Medio Oriente indossavano camicie e giacche leggere in tessuto Aertex. Queste uniformi sono state designate  come Jungle Green per l'Estremo Oriente e Khaki Drill per il Medio Oriente.

Negli anni '60 Aertex divenne un produttore di abbigliamento sportivo e scolastico nel Regno Unito, con capi per sport quali il tennis, cricket, netball (una specie di pallacanestro femminile) e calcio. La nazionale di calcio inglese indossava tutte maglie in tessuto Aertex prodotte da Umbro [2] durante la Coppa del Mondo del 1970 in Messico.

[1] Lewis Haslam (1856-1922), proprietario del mulino del Lancashire, politico e membro del parlamento del Partito Liberale in Galles.
[2] Umbro, originale brand di football fondato a Manchester nel 1924.




Rames Gaiba
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26 marzo 2020

SUPER S - classificazione finezza filato lana


Il sistema di classificazione Super S, conosciuto negli Stati Uniti come Wool Products Labeling Act e codificato dall'International Wool Textile Organization (IWTO) è un metodo di classificazione della lana, e definisce la finezza del filato per ogni categoria di tessuto di lana superfine che voglia fregiarsi di una apposita etichettatura sulla scala Super S (il range di finezza va da 80'S a 250'S), e quindi maggiore è il numero  e più leggera e morbida sarà la stoffa (80's corrispondono a più di 40 km di fili a partire da una sola libbra di lana!).

La finezza identifica il diametro medio della fibra con un'unità di misura detta micron (µ), cioè un millesimo di millimetro (tanto per farsi un'idea, un capello umano misura dai 50 ai 60 micron). L'origine di questo sistema di misurazione deriva dalla tabella inglese Bradford (Bradford System) messo a punto dai lavoratori della lana di questa città (Bradford è vicino a Leeds, Inghilterra) che consiste nel determinare quante matasse di 560 yard di filo ciascuna si possono ottenere con una libbra (453 grammi) di pettinato greggio di quella data finezza.

L'odierno "S" è l'abbreviazione di hans (matasse). Il "numero S", spesso utilizzato in combinazione con la parola Super, non può essere utilizzato per i tessuti misto mohair, cashmere (per la finezza di questi tessuti infatti occorre indicare più dati, uno relativo al diametro di ogni fibra utilizzata).




I tessuti  dai 100's ai 140's sono eccellenti per la confezione di abiti  in fresco lana per tailleur e abiti sia maschili che femminili. Lane ultrafini (sopra i 160's) vengono usate per creare tessuti leggeri (250 g/m, 220 g/m o anche meno), che però richiederanno trattamenti specifici a causa della delicatezza, che esigono cure più attente.

La finezza è una caratteristica del tessuto che ne determina il pregio e l'utilizzo, ma non può essere considerata come indicatore primario ed esclusivo della qualità. Il fatto che una fibra sia più fine può essere una qualità o un difetto, tutto dipende dall'uso che si intende farne (se andate in montagna è meglio utilizzare un tessuto tweed, che è una lana cardata; i Super '200s si stropicciano più del lino).

Si assiste negli ultimi anni ad un marketing da parte dei produttori di tessuti e commercianti di abiti che si è impadronito dell'argomentazione dei Super S ma la migliore qualità si basa su altri criteri rispetto alla sola finezza delle fibre. Per ottenere un risultato in termini di tatto, la finezza delle fibre non è uno di molti fattori che concorrono al risultato.




Rames Gaiba
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25 marzo 2020

OVERKNEE (OVER-KNEES)


Overknee  (Over-kneees) - locuzione inglese, con il significato di calzettoni (sopra il ginocchio). 

Calze pesanti in cotone nero coprente, fermate sopra al ginocchio. Usate in passato, oggi le indossano le adolescenti con gambe lunghe e magre.

 

CURIOSITÀ - Le ritroviamo indossate da alcune modelle nei dipinti di Egon Schele o da Silvana Mangano nel film Riso amaro.


Silvana Mandano in Riso amaro
film, del 1949, diretto da Giuseppe De Santis


Rames Gaiba
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24 marzo 2020

OCCHIELLO IN METALLO

L'occhiello in metallo è un'alternativa all'occhiello cucito, ed è generalmente rotondo. Questo occhiello subisce un trattamento rinforzante in ottone o metallo che viene poi placcato, laccato o colorato. L'anellino si applica per guarnitura o rinforzo a un foro praticato nel cuoio, nella stoffa, per una varietà di scopi come per le fibbie delle cinture, per far passare aria nei capi impermeabili, per far passare i lacci da tirare in vita o attorno ai cappucci come chiusura. Gli occhielli che sono usati per indumenti impermeabili debbono essere anche antiruggine. 

Questi occhielli hanno bisogno di una macchina speciale per attaccare le due sezioni che fanno parte dell'occhiello. Vi sono diverse misure di occhielli adatti all'uso finale ed al tipo di capo di abbigliamento ed è essenziale che il materiale al quale devono essere attaccati sia sufficientemente sostenuto. Sono, inoltre, disponibili macchine del tipo ad asola a punto catenella che cuciono un piccolo foro rotondo e che vengono spesso usate per le cinture, specialmente sugli impermeabili più costosi. Poiché la punta della fibbia è spesso di metallo lucidato, gli occhielli cuciti non risentono di una grande usura. I fori per ventilazione posti sotto l'ascella non sono soggetti a tensione e sarà sufficiente attaccarli attraverso un semplice spessore del materiale, ma per applicazioni attraverso le quali passa una spighetta o un laccio sarà necessario rinforzare con un altro strato di tessuto o con un rinforzo. 

 
1. Camicia con occhielli in metallo
2. Impermeabile con cintura con occhielli in metallo






Rames Gaiba
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23 marzo 2020

CALANDRATURA


Calandratura - da calandrare

Operazione di finissaggio che consiste nel far passare il tessuto (specialmente quelli di lana) già tinto fra cilindri rotanti (calandre), preriscaldati, che lo stirano a caldo e gli conferiscono una maggiore lucentezza, un aspetto liscio, appiattito. Se i cilindri sono incisi con particolari disegni si possono ottenere effetti speciali (marezzatura o moiré, goffratura, ecc.). Alternando temperatura e pressione, coadiuvata talvolta dalla frizione, dei cilindri tra cui passa la stoffa, si possono ottenere effetti di lucido-opaco, silk-finish e simili. Tali risultati possono essere favoriti dalla presenza di appropriati appretti, dalla natura della fibra, specialmente se termoplastica, dalle caratteristiche del filato e dall'armatura del tessuto, oltre che dal tipo di calandra. 

Calandra a tre cilindri (uno d'acciaio e due elastici)
con incorsatura su una sola coppia di cilindri



Nel caso più semplice si tratta di fare passare il tessuto tra due cilindri rotanti sotto forte pressione, di cui uno rigido di metallo (a freddo o a caldo) e l'altro elastico (detto anche di riscontro).

Il cilindro metallico può essere d'acciaio lucidato a specchi o con la superficie cromata, o sabbiata, o incisa da righe incrociate e finissime orientate tutte nella stessa direzione.

Cilindro inciso a rilievo a disegno

Calandratura di goffratura NIPCO
  

Nella calandratura, al contrario della pressatura, il tessuto viene lucidato da una sola parte e, inoltre, l'effetto è meno stabile: basta infatti che cada una goccia d'acqua sul tessuto calandrato perché si formi una macchia dovuta al rigonfiamento delle fibre e, perciò, dopo la calandratura il tessuto viene subito inviato al decatizzo.


Francese: Calandrage - Inglese: Calendering - Tedesco: Kalandrierung - Spagnolo: Calandrado




Rames Gaiba
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20 marzo 2020

FILOSCOZIA ®


Filoscozia® (detto anche Filo di Scozia)

Marchio registrato del Centro Promozione Scozia nel 1982, brand di calibro internazionale da un'Organizzazione no-profit di aziende italiane con un notevole know-how,  che certifica la qualità (da etichette olografate) di alcuni prodotti in cotone. Filoscozia® deve essere tipo Egitto (proviene principalmente dall'Egitto nella varietà Giza e in percentuale minore dal Sudan e dal Perù nella varietà Pima) di prima categoria o similari (finezza 12-14.5 micron, lunghezza superiore a 34-36 millimetri), a due fili, pettinato e ritorto, resistente a fibra lunga (Makò), gasato e mercerizzato in filo, in modo che acquista una brillantezza serica, di titolo non inferiore a Ne 50/2 (120 dtex). La lavorazione a cui viene sottoposto il cotone a tiglio lungo permette che lo stesso non si ritira e si mantiene integro a lungo (le fibre più corte e deboli vengono eliminate), con buona resistenza al pilling. Il Filoscozia è tinto unicamente mediante coloranti Oeko-Tex, standard 100, Classe 1 (prodotti per bambino).

Il tutto per un filato di origine vegetale (originariamente questo cotone veniva coltivato sul delta del fiume Nilo) che è completamente anallergico e che viene sottoposto a trattamento antibatterico, proprietà che conserva anche dopo numerosi lavaggi.   



È usato nella maglieria fashion & tricot, sportswear, underwear (intimo) e calzetteria.


CURIOSITÀ - Perché si chiama così? La tradizione narra di un produttore italiano di materiali tessili che, nella seconda metà del XIX secolo, partì per l'Inghilterra alla ricerca di pregiati filati. Il fortunato incontro con il chimico e studioso di fibre tessili John Mercer (1791-1866), originario del Lancashire, inventore del processo di mercerizzazione, fece scoprire al produttore i vantaggi del filato così trattato. Successivamente l'italiano, convinto dei vantaggi della sua procedura, importò il filato e cominciò a promuoverlo in tutto il mondo, riscuotendo grandi consensi. Fu così che, dalla seconda metà dell'800 il Filo di Scozia divenne fra il migliore fra i filati prodotti dalla J&P Coats, fabbrica di filati di Paisley a pochi chilometri da Glasgow, nella zona centro-occidentale delle Lowlands scozzesi lungo il fiume White Cart la quale divenne grazie anche all'italiano il maggiore produttore di filato mercerizzato al mondo.

Nel mondo assume nomi diversi:

Inglese: Lisle Cotton Yarn * - Francese: Fil d'Ecosse - Spagnolo: Hilo de Escocia 

* Dal nome della macchina usata per mercerizzare il filo.
      


Rames Gaiba
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31 gennaio 2020

TAILLEUR

TAILLEUR - voce francese; il nome nasce quando la linea diventa sempre più maschile, tanto che doveva essere confezionato dal sarto per uomo, appunto "tailleur", in contrapposizione a quello femminile, definito "couturier".

Completo da donna composto da gonna e giacca o da pantaloni e giacca di taglio maschile, confezionati nello stesso tessuto. Ai giorni nostri è un modo di vestire attualissimo e con tutte le variazioni di foggia subite nel tempo si sono aggiunti, al posto della gonna, i pantaloni che rappresentano ancora di più la tendenza verso la moda unisex, dando adeguata risposta alle esigenze delle donne, avviate ormai ad una crescente importanza nella vita sociale. L'abbigliamento era completato da altri accessori in tono "rubati" al guardaroba maschile: camicia, gilè, cravatta e la paglietta.

Il tailleur può benissimo andare bene per la sera se si viene direttamente dal lavoro.

STORIA - Capo nato a metà dell'Ottocento, ideato da Worth, e diffusosi poi in Francia ed infine in Italia; veniva chiamato "abito all'inglese" o "alla mascolina" e aveva un taglio ripreso dalle strutture maschili della giacca mentre la gonna scendeva larga e svasata verso l'orlo. Variamente reinterpretato da altri sarti, in particolare Chanel, che ne fa il simbolo del suo stile. Questi completi diventano di tendenza con l'avvvento della moda unisex degli anni sessanta. In tempi moderni sono famosi i tailleur di Giorgio Armani che si ispirano alla sua iniziale formazione di stilista di capi maschili.  


"Abiti su misura" di Doucet [1], Parigi 1913
© Gazette du bon ton - Parigi



"Abito da passeggio" di Worth [2], 1920
© Gazette du bon ton - Parigi


Marlene Dietrich [3] in abito maschile, 1933
© Bundesarchiv, Bild 102-14627


© Giorgio Armani - Primavera Estate 2019


[1] Jacques Doucet (Parigi, 1853-1929), designer di moda.
[2] Charles Frederick Worth (Boune, Inghilterra, 1825 - Parigi, 1895), stilista britannico.
[3] Marlene Dietrich (1901-1992), attrice e cantante tedesca naturalizzata statunitense.



RIF. LETTERARIO - “ [...] T'ho incrociata alla stazione / che inseguivi il tuo profumo / presa in trappola da un tailleur grigio fumo / i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino / camminavi fianco a fianco al tuo assasino. [...] ” Fabrizio De Andrè - Se ti tagliassero a pezzetti (1981)



Rames Gaiba
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28 gennaio 2020

TUNICA


TUNICA - dal latino tunicum

1. Oggi il termine indica una veste femminile corta e dritta o lunga, spesso senza maniche, dal taglio semplice, trattenuta o meno da una cintura alla vita. È una veste che arieggia le fogge classiche, o greche o romane.

Inglese: Tunic.

Abito a tunica © Maison Margiela, stagione Autunno-Inverno 2018-2019 


La tradizionale tunica indiana è chiamata kameez, ed è manicata, varia nell'ampiezza e nella lunghezza, indossata su pantaloni (salwar) ampi alla coscia e stretti in fondo dove terminano con fasce applicate e decorate che cingono la caviglia.
Kameez, tradizionale tunica indiana 



Grazioso il diminutivo tunichetta che indica, più propriamente, una blusa femminile dal taglio semplice, lunga fino a metà coscia, da indossare sopra la gonna o i pantaloni.


STORIA - È riapparsa nel XIX secolo in una versione simile al soprabito e indossata con lunghe gonne e abiti. All'inizio del XX secolo Poiret  e altri stilisti l'hanno usata come elemento della silhouette sottile e allungata degli anni precedenti la prima guerra mondiale. La sua linea è stata nuovamente di moda negli anni '70 (sovente nelle collezioni Y. Saint Laurent), quando corti abiti erano indossati sopra indumenti leggermente più lunghi. Con cintura o senza, è stata anche portata sopra i pantaloni.

Tunica hippie, fine anni '60 


2. Tunica da ginnastica, senza maniche, con uno sprone piatto sul busto lungo fino al ginocchio o al polpaccio e attraversato da profonde pieghe invertite o cannoni.

STORIA - A partire dall'inizio del Novecento è stata associata agli indumenti femminili per lo sport ed è stata indossata dalle studentesse inglesi nel corso del XX secolo.     


3. Camice bianco indossato dal laico che esercita funzioni di lettore, cantore o ministrante durante le funzioni cattoliche.

4. Nel Medioevo, veste militare senza maniche, lunga fino al ginocchio e liscia, portata sotto l'armatura. 

5. Antica veste di lana o di lino a maniche corte, lunga fino al ginocchio, di linea dritta, trattenuta in vita da una cintura, indossata sia dagli uomini che dalle donne in epoca greco-romana.

STORIA - Le matrone romane la indossavano lunga e senza maniche, a imitazione del chitone greco, mentre l'uomo la usava come veste da casa. La donna portava sotto la tunica una fascia paragonabile all'odierno reggiseno senza coppe. Alla fine dell'Impero Romano, la tunica maschile aveva maniche lunghe ed era trattenuta da una cintura che formava uno sbuffo, mentre col passare del tempo si affermò la moda di indossare più tuniche una sull'altra, con manche lunghe, larghe o strette. Vi erano vari tipi di tunica, distinti da nomi diversi. Pretexta era la tunica listata di porpora, indossata dai fanciulli, mentre fino alla maggiore età indossavano la recta o regilla, che era indossata anche dalle giovani donne nel giorno delle nozze. La subucola veniva indossata direttamente sulla pelle e si usava anche la notte per dormire. La tunica intima dell'età repubblicana, era portata sotto la stola lunga a pieghe, mentre la tunica exterior era quella che si sovrapponeva a tutte le altre. La tunica palmata color porpora e ricamata in oro, veniva indossata sotto la toga picta. Troviamo l'uso di tuniche come la cotidiana, veste semplice da portare tutti i giorni, anche nel 1200.


Due coppie - Paride e Elena, Tristano e Isotta (anni '10 del XV sec.) *
Giovanni dal Ponte (Firenze, 1385-1438)
tempera e oro su legno, cm 33 x 78
Museo Czartoryski - Cracovia, Polonia 



* Rappresenta un episodio della Divina Commedia - Inferno, Dante Alighieri. 

Rames Gaiba
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24 gennaio 2020

TUTA

Tuta - riduzione ed adattamento della locuzione francese tout-de-même, "allo stesso modo", ossia "fatto tutto della stessa (stoffa), coordinato".


1. Abito in un solo pezzo formato da pantalone e blusa (maniche), con con tasche ed apertura sul davanti a cerniera o bottoni, può avere maniche lunghe o corte; il taglio è piuttosto comodo e abbondante e la lunga chiusura che va dall'inguine al collo facilita i movimenti. 
Francese: Pantalon à bavette - Inglese: Boiler suit; Bib and brace overall - Tedesco: Latzhose - Spagnolo: Mono de trabajo


1a.
 Nata come indumento maschile la Tuta da lavoro (jumpsuit) per la sua possibilità di indossarlo anche sopra altri indumenti, è indossata generalmente dagli operai sopra gli abiti normali per evitare di sporcarli durante il lavoro o per preservarli da particolari condizioni ambientali, chiuso da zip, in tela, ed in tal caso è realizzato in cotone pesante o denim, o tessuto impermeabilizzato.
1b. È usata anche come indumento da esercitazione o da combattimento adottato dai soldati (anche in tessuto mimetico).

1c. Nella versione in tessuto impermeabilizzato e imbottito viene indossata sulla neve per gli sport invernali.

Italiano: Tuta da sci - Francese: combinaison de ski - Inglese: ski suit - Tedesco: Skianzug
Spagnolo: Chándal de esqui

1d. E stata più volte reinventata dagli stilisti, assumendo così connotazioni diverse, dall'immagine sportiva sino a quella elegante da sera.   

Francese: Llama - Inglese: Lama - Tedesco: Lama -Spagnolo: Llama 

2. La moda femminile se ne impossessata è l'ha trasformata in un capo da indosssare per uscire a fare una passeggiata, un capo che può diventare luxury, in tessuti preziosi , a volte con rimami e trasparenze degne di un abito da sera, un capo che può diventare perfetto per eventi speciali.  


1. © Balenciaga - tuta con maxi tasche laterali
2. © Dolce & Gabbana - tuta stampata con limoni
Estate 2016


© Giorgio Armani - Sfilata Privé Haute Couture
Primavera Estate 2019

STORIA - Indumento ideato nel 1919-20 dal poliedrico Thayaht (pseudonimo di Ernesto Henry Michahelles), futurista e fascista di sicura fede. Grande pittore e scultore, studioso di esoterismo, al quale, secondo alcuni, si deve attribuire anche la coniazione del neologismo, che riprodurrebbe, schematizzato, il modello dell'indumento mediante una grande "T" sovrapposta a una "U" ad angoli retti, col taglio divaricante dei calzoni che rappresenterebbe una "A". TUTA, nell'intenzione di Thayaht, valeva per TUTTA "Un indumento che veste tutta la persona con utilizzo di tutta la stoffa". Quanto alla "t" perduta, ci informa il Dizionario Etimologico della Zanichelli, essa viene sostituita con il modello a "T" della "tuta". Dunque, un gioco grafico, di invenzione e di visione, in perfetta linea con il tumulto di "immagini" scatenato dal Futurismo.

RIF. LETTERARIO - Per metonimia si chiamano "Tute blu" gli operai, perché specialmente nelle grandi fabbriche indossano tute di colore blu, adatte a lasciare grande libertà di movimento. Si chiamano anche "colletti blu" (blue-collar workers) in contrasto con "colletti bianchi".  




Rames Gaiba
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16 ottobre 2019

I JEANS NELLA PITTURA DI ARTISTI AMERICANI


L'invenzione dei pantaloni

I jeans sono dei pantaloni prodotti industrialmente in denim blu, arricchiti da alcuni particolari di confezione. La confezione propria del jeans fu inventata e lanciata industrialmente da Levi Strauss a San Francisco nei decenni fra il 1850 e il 1880. [1]
I pantaloni jeans, capo fondamentale dell'abbigliamento, sono rappresentati dai pittori, e qui se ne vuole dare visione con artisti del paese dove il capo è nato.


Il trombettiere
Norman Rockwell (Stati Uniti, 1894 - 1978)
Copertina del Post del 1950


Una pausa durante la giornata
David P. Hettinger (Stati Uniti, 1946- )
olio su tela, cm 45.72 x 60.96

Ragazza in maglione rosso e jeans (1974)
Raphael Soyer (Stati Uniti [2], 1899 - 1987)


La nottata 
Steven J. Levin (Stati Uniti, 1964- )


Fine del viaggio allo sbarco (2011)
Hope Gangloff (Stati Uniti, 1974- ), [3]
acrilico su tela, cm 137.16 x 205.74



Si sistema la cravatta (2014)
David Tanner (Stati Uniti)
olio su tela, cm 60.96 x 45.72



[1] Ugo Volli - Jeans - ed. Lupetti & Co., 1991, p. 90
[2] Raphael Soyer, artista nato in Russia da famiglia ebraica che nel 1912 a causa dell'oppressione è stata costretta ad emigrare negli Stati Uniti.
[3] Gangloff porta un arruffato, pensieroso, giovane uomo in forte rilievo appiattendo il piano del quadro partendo dalla sua forma scura (abbigliamento) contro il verde pallido di una sedia. Le sue sproporzionate grandi mani hanno lo scopo di portare alla nostra attenzione la birra e la sigaretta, aumentando il senso del suo malessere, che si vuole trasmettere. Ma la pallida tonalità delle nude membra servono ad evidenziare un altro contesto, con i loro eleganti contorni, appartenenti ad un bel ragazzo, che si concede alla vita ed ai suoi piccoli piaceri.    



a cura di Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

7 ottobre 2019

Nobilitazione dei tessili - Franco Corbani


«Siamo in presenza di un'opera rara e straordinaria.
Questi quattro volumi del Professore Franco Corbani trattano di nobilitazione”: un mondo complesso, interdisciplinare e interconnesso di importanza fondamentale in un settore, quello tessile, che già di suo è vastissimo, multiforme e di capillare diffusione.

È “sul Corbani” del '90 che hanno studiato e ancora oggi fanno riferimento tutti i tecnici di nobilitazione. Ed è oggi che il Professore Corbani ci porge non la rivisitazione dei precedenti due volumi, bensì un'opera riscritta per intero in quattro volumi, con sezioni nuove, tecnologie, tematiche, processi e macchinari che vanno proprio ora ad affacciarsi nel settore.»
[1]  

L'abbondante presenza nei testi di disegni, grafici, schemi, immagini e tabelle, spesso a colori, ha lo scopo di rappresentare meglio gli argomenti e il ricorso a immagini e a impianti di produzione, piuttosto che a schemi, ha il merito di avvicinare il lettore alla realtà industriale. Ampia, anche, la bibliografia. 

   
[1] Ing. Piero Sandroni (Presidente Gruppo Tessile e Abbigliamento Unione degli Industriali della Provincia di Varese), dalla Prefazione a quest'opera. 






Volume Primo
Teorie, coloranti e prodotti chimici, solidità, ecotossicologia, sostenibilità dei processi pretintoriali, tintoriali e della stampa tessile

Parte I - Colore, Spazi-colore e coloranti, acqua, prodotti chimici ed enzimi, ecotossicologia e sostenibilità, procedimenti generali della tintura e solidità.
Cap. I - Colore
Cap. II - Metrica del colore - Pass/Fail - Grado di bianco
Cap. III - Strumenti di misura del colore
Cap. IV - Struttura delle molecole e colore
Cap. V - Sostanze coloranti: classificazione chimica
Cap. VI - Nobilitazione tessile: ecologia, tossicologia ed etichettatura delle sostanze
Cap. VII - L'acqua: durezza, addolcimento, norme e depurazione
Cap. VIII - Ausiliari tessili: tensioattivi e altri prodotti
Cap. IX - Sostanze chimiche ed enzimi
Cap. X - Teorie della tintura
Cap. XI - Tecnologie tintoriali
Cap. XII - Solidità dei colori e altri controlli




• Volume Secondo
Nobilitazione tessile: teorie, coloranti e prodotti chimici, solidità, ecotossicologia, sostenibilità dei processi pretintoriali, tintoriali e della stampa tessile.


Parte II - Fibre tessili, forme di presentazione dei materiali tessili, macchine, tecnologie, energia e sistemi di dosaggio
Cap. I - Fibre tessili naturali vegetali
Cap. II - Fibre animali: lana e seta
Cap. III - Fibre man-made o tecnofibre
Cap. IV - Fili, filati e tessuti
Cap. V - Lavorazioni di nobilitazione (fiocco, tops, bumps e filati)
Cap. VI - Lavorazioni di nobilitazione dei tessuti
Cap. VII - Energia termica, scambiatori di calore, sistemi di dosaggio e automazione

Parte III - Il pretrattamento dei materiali tessili di natura: cellulosica, proteica, man-made e in mista
Cap. I - I pretrattamenti delle fibre cellulosiche (bruciapelatura-(Imbozzimatura) e Sbozzimatura)
Cap. II - Trattamenti con alcali concentrati (soda caustica) e con ammoniaca liquida
Cap. III - Digrezzatura del cotone
Cap. IV - Candeggio chimico
Cap. V - Pretrattamento e candeggio del lino
Cap. VI - Azzurranti e azzurranti ottici
Cap. VII - Trattamenti preparatori della lana
Cap. VIII - Trattamenti preparatori della seta
Cap. IX - Trattamenti preparatori delle fibre artificiali e sintetiche o man-made

Cap. X - I materiali tessili misti e il loro pretrattamento




• Volume Terzo
Tintura e stampa


Parte IV - Considerazioni generali sulla tintura
Parte IV A - Tintura delle fibre cellulosiche
Cap. I - Tintura dei coloranti diretti, sostantivi o salini
Cap. II - Tintura con coloranti reattivi
Cap. III - Tintura con coloranti tino
Cap. IV - Tintura delle catene di ordito con indaco
Cap. V - Tintura con coloranti zolfo
Cap. VI - Sostanze colorate insolubili su fibra

Parte IV B - Tintura delle fibre proteiche
Cap. I - Tintura con coloranti acidi
Cap. II - Tintura con coloranti al cromo
Cap. III - Tintura con coloranti premetallizzati
Cap. IV - Tintura con coloranti reattivi
Cap. V - Tintura con coloranti di basso interesse
Cap. VI - Tintura della seta

Parte IV C - Tintura delle fibre chimiche
Cap. I - Coloranti dispersi
Cap. II - Tintura dell'acetato e triacetato
Cap. III - Tintura delle fibre poliestere
Cap. IV - La tintura delle fibre poliammidiche
Cap. V - Tintura delle fibre acriliche

Parte IV D - Tintura delle miste
Cap. I - Tintura delle miste di poliestere
Cap. II - Tintura delle miste di poliammide
Cap. III - Tintura delle miste di acrilica
Cap. IV - Tintura delle miste acetato e triacetato
Cap. V - Tintura delle miste di fibre naturali e di cellulosa rigenerata

Parte IV E - Cationizzazione del cotone, tintura in capo e trattamenti degli articoli délavé 
Cap. I - Cationizzazione del cotone, tinture in capo e articoli délavé
Cap. II - Lavorazioni in capo degli articoli denim

Parte IV F - tintura con coloranti naturali
Cap. I - Tintura con coloranti naturali
Parte V - Stampa tessile
Cap. I - Tecniche di stampa
Cap. II - Metodi di lavorazione tradizionali
Cap. III - Disegni, fotoincisione e preparazione dei mezzi stampanti
Cap. IV - Paste di stampa
Cap. V - Asciugamento, vaporizzaggio e lavaggio
Cap. VI - Procedimenti per stampe speciali
Cap. VII - Stampa digitale






• Volume Quarto
Finissaggio  

Parte VI - Il finissaggio tessile: “mano”, comfort, sostanze, eco-tossicologia e substrati tessili
Cap. I - La “mano” dei tessili
Cap. II - Il comfort nel tessile-abbigliamento

Cap. III - Sostanze polimeriche apprettanti e di finissaggio
Cap. IV - Problemi eco-tossicologici, di alcune sostanze, secondo REACH e Green Chemistry
Cap. V - I substrati tessili

Parte VII - Operazioni fisico-meccaniche
Cap. I - Mezzi meccanici per applicare i prodotti
Cap. II - Accoppiature e laminazione - coagulati
Cap. III - Operazioni meccaniche: garzatura, smerigliatura, cimatura e spazzolatura
Cap. IV - Calandratura
Cap. V - Altre operazioni - stortatura e stabilizzazione dimensionale

Parte VIII - Finissaggio di base delle principali classi di fibre
Cap. I - Il finissaggio di base dei tessuti di lana e misti
Cap. II - Finissaggio di base dei tessuti serici
Cap. III - Operazioni di base di finissaggio delle fibre cellulosiche
Cap. IV - Operazioni di base di finissaggio delle fibre sintetiche con riferimento alle fibre poliestere e poliammidiche

Parte IX - Apprettatura e tecniche per un tessile funzionale
Cap. I - Finissaggio antipiega
Cap. II - Finissaggio idro, oleo repellenti, antisporco e idrofilizzante
Cap. III - Finissaggio Ignifugante
Cap. IV - Finissaggio biocida
Cap. V - Finissaggi con cambiamento di fase (PCM), C_Change e 3Xdry

Parte X - Tessili tecnici e tecnologie innovative
Cap. I - Settori di applicazione dei tessili tecnici
Cap. II - Tecnologie innovative
Cap. III - Tecniche Sol-Gel
Cap. IV - Wearable Technology e smart textiles o tessuti intelligenti
Cap. V - Plasma - Applicazioni ai tessili - Laser

Parte XI - Spigolature e campioni di tessuto
Cap. I - Spigolature
1.0 - Premessa
1.1 - Glossario: lavorazioni e principali tipi di tessuto

    

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Franco Corbani
Nobilitazione dei tessili (4 vol.) 

ed. Prodigi, 2017 /2019 (pp. 413 + 446 + 524 + 476)

Franco Corbani è diplomato in Chimica Tintoria e laureato in Chimica. È stato consigliere della sezione di Busto Arsizio dell'AICTC (Associazione Italiana di Chimica Tessile e Coloristica). Nel 1990 ha pubblicato due volumi sulla Nobilitazione dei Tessili, stampati dal Centro Tessile cotoniero di Busto Arsizio. I due volumi sono stati adottati dai centri di formazione e da alcuni Istituti di Chimica Tintoria italiani come libro si testo. Alcune parti dei testi sono state pubblicate nella "Integrated Pollution Prevention and Control (IPPC) Reference Document on Best Available Techniques for the Textiles Industry" (EUROPEAN COMMISSION). July 2003. È coautore con il dott. Carlo Frangi delle parti VII e VIII di Nobilitazione Tessile pubblicata sul manuale di Maglieria di Attilio Tremelloni e Leonardo Ceriani, Vol. II.

📖 📖 📖 📖 📖  Voto: 5 su 5 (Opera Fondamentale) su aNobii