15 giugno 2018

COLORE


Colore - dal latino color-oris.

I colori non esistono nel mondo fisico ma sono una nostra sensazione, niente di molto diverso dal freddo o dal dolore; quando una fonte luminosa (o per meglio dire delle onde elettromagnetiche) colpisce un oggetto, la luce viene in parte assorbita e in parte riflessa, quest'ultima se colpisce i nostri occhi viene trasformata in colori in base alla sua lunghezza e ampiezza d'onda. Però non tutte le onde elettromagnetiche sono visibili dall'occhio umano, in particolare riusciamo a vedere solo quelle che vengono associate ai colori che vanno dagli ultravioletti agli infrarossi. Quindi sono i nostri occhi a creare i colori, lo fanno attraverso due apparati interni agli occhi: i coni e i bastoncelli. I secondi consentono essenzialmente una visione monocromatica, utile soprattutto di notte, per distinguere gli oggetti ma sono poco utili alla definizione dei colori. I primi, invece, consentono di distinguere i colori, in particolar modo esistono tre tipi di coni: quelli maggiormente sensibili alle onde lunghe (essenzialmente i rossi), quelli più sensibili alle onde medie (verdi) e quelli più sensibili alle onde corte. Dalla loro combinazione otteniamo poi tutti i colori che riusciamo a percepire.

Nel linguaggio comune, parlando di un colore o designando un colore di un oggetto, ci si riferisce alla sensazione che si ha osservando quell'oggetto alla luce naturale. In questo senso si parla di una stoffa grigia, gialla, rossa, di lana verde, azzurra, di seta celeste, turchina, ecc. e meno propriamente di colore bianco, nero. Non di rado per la definizione del colore nelle varie gradazioni, toni, intensità, si ricorre a nomi di oggetti o sostanze ben note: color arancio o arancione, avana, caffè, canarino, cannella, carne o carnicino, cenere, ciclamino, corallo, crema, fragola, lilla, limone, malva, mammola, nocciola, viola o di viola o violetto, ecc.; anche in forma di attributo: rosso scarlatto, rosso carminio, rosso geranio, rosso vino, giallo cadmio, giallo cromo, verde smeraldo, verde bottiglia, verde oliva, verde pisello, verde bandiera, grigio perla, grigio ferro, grigioverde, grigio piombo, ecc.; blu Savoia, blu di Prussia, rosso Magenta, terra di Siena, giallo di Napoli. Attibuti comuni ai vari colori sono chiaro, scuro, cupo, vivo o vivace, pallido, ecc. All'uso comune appartengono anche le espressioni senza colore, di corpi opachi, tendenti al bianco; di colore o in colori, di ciò che è colorato, che ha un colore, diverso cioè dal bianco e dal nero (biancheria di colore, assortimento di stoffe bianche, nere o in colori); a colori, di cosa che si presenta con disegno variamente colorato (un fazzoletto a colori); il contrario è di colore unito, tutt'un colore.

La luce inoltre ha influenze molteplici, e di vario grado, sulla percezione dei colori da parte dell'occhio: è risaputo come un singolo colore possa apparire più chiaro su fondo bianco che non su fondo nero, o comunque scuro; e che esiste il fenomeno definito "contrasto di colore", in seguito al quale, per esempio, un determinato tono di blu vivace sembra più verdastro su fondo giallo, e più tendente al violetto su fondo rosso.

Ogni sensazione di colore può essere scomposta in tre ingredienti, ciascuno dei quali è a suo modo elementare, nel senso che partecipa alla determinazione del colore da parte dell'osservatore e non può essere ricondotto, per via di semplificazioni, a nessuno degli altri due costituenti. I tre ingredienti del colore sono tonalità, luminosità e saturazione.

La tonalità (hue in inglese) è la quantità di luce (illuminazione) contenuta in un colore. Essa è, infatti, nell'esperienza comune, la qualità percettiva che ci fa attribuire un nome piuttosto che un altro al colore che stiamo vedendo. Rossoverde, giallo, blu sono tutti nomi di tonalità. Da un punto di vista fisico il corrispettivo della tonalità è la lunghezza d'onda della radiazione luminosa: quanto più la luce incidente su un certo punto della retina è riducibile ad una banda ristretta di lunghezza d'onda tanto più netta e precisa sarà per l'osservatore la possibilità di attribuire un nome al colore percepito. Le tonalità che l'occhio è in grado di discriminare come irriducibili ad altre sono i colori spettrali (cioè i colori dell'arcobaleno [1], quelli separati da Newton [2] tramite l'esperimento del prisma) [3] più i colori originati da combinazioni di rosso e di blu spettrali (le cosiddette porpore). Tutti gli altri colori (a esempio il rosa, il marrone, il salmone, il verde oliva, ecc.) possono essere definiti come combinazioni di una certa tonalità con gli altri due attibuti (il rosa, ad esempio, è un rosso poco saturo). Per la prima volta nell'elenco dei colori vengono a mancare il bianco e il nero. [4] 

L'intensità, invece, riguarda una colorazione diversa e si definisce variazione di uno stesso colore dal chiaro allo scuro.

Fig. 1- Differenze di tonalità (con valori massimi di saturazione)

La luminosità (lightness o value, in inglese) è l'ingrediente che specifica la quantità di bianco o di nero presente nel colore percepito. La determinazione della quantità di bianco o di nero in una macchia di colore è possibile sia fuori contesto; il tipo di valutazione che consente di determinare in modo accurato il livello di grigio (cioè la distanza da i due estremi bianco e nero) in un colore è quello contestuale. Per dimostrare la correttezza di tale affermazione, occorre introdurre innanzitutto una distinzione terminologica. Possiamo, dunque, chiamare brillantezza o intensità (brightness, in inglese) la quantità totale di luce percepita, emessa da una sorgente o riflessa da una superficie. La valutazione di tale quantità è un giudizio non contestuale, ma dipendente dal solo effetto percettivo scuscitato dalla luce incidente sulla retina. Si definisce luminosità apparente la quantità di luce proveniente da un oggetto, a paragone della quantità di luce proveniente da una superficie bianca sottoposta alla medesima illuminazione. Si tratta evidentemente di una valutazione contestuale.

             Fig. 2 - Differenze di luminosità (con tonalità e saturazioni costanti)

Il fatto che il giudizio sulla luminosità sia più preciso e differente rispetto al giudizio sulla brillantezza si può dimostrare con un esenpio: se osserviamo una luce bianca piuttosto fioca (percezione di brillantezza) essa ci appare comunque bianca e non grigia; la visione del colore grigio possiamo averla solo osservando una superficie che ci appare meno luminosa rispetto ad una superficie bianca sottoposta alla medesima illuminazione (percezione di luminosità). Ciò significa che possiamo variare anche notevolmente l'intensità della luce che colpisce una superficie, senza che cambi la percezione della luminosità relativa delle sue parti. L'attributo della luminosità è l'elemento più importante all'interno della nostra percezione visiva. Come ben sanno fotografi, pittori e disegnatori, la visione acromatica, basata solo sul contrasto di luci, è in grado di veicolare tutte le informazioni essenziali ai fini della comprensione della scena osservata.

La saturazione (saturation, in inglese) è il terzo ed ultimo fattore che contribuisce alla percezione del colore. E' la misura della purezza, dell'intensità di un colore. La valutazione della saturazione può esssere non contestuale o contestuale. Nel primo caso, essa definisce la purezza del colore in rapporto unicamente all'intensità della sua percezione isolata. Nel secondo caso, invece, in rapporto ad una superficie bianca sottoposta alla medesima illuminazione. In questa accezione, cioè come valutazione contestuale di luci riflesse, si parla tecnicamente di croma (chroma, in inglese) piuttosto che di saturazione. Non vi sono però differenze essenziali tra i fenomeni percettivi definiti per mezzo dei due termini, per cui si può parlare di saturazione in riferimento ad entrambe le accezioni.

I colori spettrali sono in assoluto i più saturi che noi possiamo osservare. Essi ci appaiono vivi, puri, brillanti, pieni, per nulla mescolati con parti di grigio. Al contrario, un colore poco saturo appare smorto, opaco, grigiastro, poco riconoscibile dal punto di vista della tonalità. Il motivo di questa scarsa riconoscibilità è che un colore poco saturo è il frutto di una mescolanza di luci di diversa lunghezza d'onda, ragione per cui differisce profondamente dai colori spettrali che sono invece prodotti da luci di banda molto ristretta. Una radiazione costituita dalla mescolanza di molte lunghezze d'onda differenti produce una curva di assorbimento da parte dei coni della retina piatta e senza picchi, che corrisponde alla percezione di un colore grigiastro. Perciò la saturazione si definisce anche comunemente come la misura della quantità di grigio presente in un colore, intendendo con ciò che la mancanza di grigio accoppiata alla piena riconoscibilità della tonalità corrisponde alla massima saturazione, mentre la predominanza del grigio su un colore non facilmente identificabile corrisponde all'assenza di saturazione. La sequenza di campioni in fig. 3 mostra appunto un aumento ordinato della saturazione da sinistra verso destra.

          
Fig. 3 - Differenze di saturazione (con tonalità e luminosità costanti)

Il fatto che un colore saturo ci appaia, per così dire, pienamente se stesso, facilmente identificabile, rende possibile accoppiare la misura della saturazione all'identificabilità di un colore spettrale nel campione che si sta osservando. Se, cioè, non siamo in grado di dire con certezza se stiamo osservando un rosso, un giallo, un blu, un verde, ecc. allora è sicuro che abbiamo a che fare con un colore non saturo: se, ad esempio, siete d'accordo sul fatto che è difficile valutare se i primi tre campioni a sinistra in fig. 3 appartengono o no alla gamma dei rossi, siete anche d'accordo sul fatto che si tratta di colori non saturi.

Un problema ben noto agli studiosi del colore è la difficoltà di separare psicologicamente, sopratutto in condizioni di scarsa illuminazione, la componente di saturazione di un colore. Quanto più un colore è scuro, infatti, tanto più è difficile identificarne la tonalità, per poter valutare se esso sia saturo oppure no. Ed inoltre, a complicare ancora le cose, un colore molto saturo appare chiaro e brillante, il che porta spesso l'osservatore a giudicarlo più luminoso di un colore meno saturo che riflette la medesima quantità di luce. La tavola in fig. 4 mostra schematicamente il modo in cui luminosità e saturazione influenzano la visione dei colori: nel grafico la luminosità cresce in passi uguali da nero verso bianco sull'asse verticale; la saturazione aumenta in modo corrispondente lungo l'asse orizzontale. Pertanto tuti i campioni posti sulla medesima riga condividano lo stesso livello di luminosità; tutti i campioni sulla medesima colonna condividano lo stesso livello di saturazione. Dall'osservazione della disposizione dei campioni di colore sulla tavola emergono due considerazioni: 1) la discriminazione degli ingredienti di un colore è più difficile in corrispondenza dei toni scuri; 2) la capacità di discriminare livelli di saturazione differenti è massima in corrispondenza dei livelli di luminosità medi.

      
Fig. 4 - Influenza della luminosità e della saturazione sulla percezione di un colore

Pensando all'arcobaleno, ogni volta che appare, ci viene da ricordare l'aspetto e il nome dei suoi sette colori: rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto. E la moda? Sarebbe impresa assurda catalogare tutti i nomi dei colori che la moda, nella sua lunga vita, ha chiamato agli onori della popolarità. E di stagione in stagione, proclama non solo il regno di un colore, ma anche il regno del nome col quale un colore deve chiamarsi; impone cioè a un vecchio colore un nome nuovo, e il colore diventa nuovo.

Unica catalogazione dei colori possibile, benché assai generica, è quella di "colori freddi" e "colori caldi", e di colori "chiari"e "scuri". Le gradazioni di colore sono quasi impossibili da definire, data la varietà degli oggetti di riferimento da cui prendono il nome. Per creare ancora più possibilità di sfumature coloristiche e linguistiche, al nome di un colore si aggiungono aggettivi molto generici (esempio: acceso, intenso, ecc.), o sermplicemente qualitativi (allegri, vivaci, neutri, colori-choc, ecc.). Talvolta si combinano assieme due colori confondendo ancora di più le cose (esempio: bianco grigiastro, ecc.). Le sfumature non sono portatrici di simboli ma soltanto di un significato estetico (esempio: il viola ha una simbologia, il lilla non ne ha).

Il colore è uno degli elementi più importanti dei rapporti commerciali nell'industria tessile. Oggi sono a disposizione delle moderne e sofisticate tecnologie elettroniche applicate alla colorimetria, capaci di converire la percezione del colore in termini numerici, cioè in dati di valore tecnico assoluto, determinando, in modo scientificamente corretto, l'esatto punto di colore per cui non esistono più criteri di valutazione soggettiva o ambientale. Inoltre esistono supporti idonei di riferimento messi a punto da vari organismi internazionali, ed universalmente adottati (Pantone, Colour Index, ecc.).


[1] Nell'arcobaleno sono piccole gocce d'acqua a flettere le onde della luce, la goccia si comporta insomma come un minuscolo prisma. 
[2] Isaac Newton (Inghilterra, 1642-1727) matematico, fisico, filosofo naturale, astronomo, teologo e alchimista.
[3] In una stanza buia del Trinity College di Cambridge Newton intercetta con un prisma un sottile raggio di luce che filtra dalla finestra, proiettandolo sul muro di fronte, dove questo, anziché restare bianco, si scompone in una sequenza variopinta simile a un arcobaleno. L'esperimento non è finito qui. Newton prende lo spettro e lo proietta su un altro prisma, stavolta rovesciato, che lo ricompone da capo in un raggio di luce bianca, ed è questo secondo fenomeno quello davvero importante concettualmente. Si capisce infatti che le onde non solo possono essere scomposte ma anche ricomposte.
[4] Riccardo Falcinelli, Cromorama. Come il colore ha cambiato il nostro sguardo, ed. Einaudi, 2017, p. 83 



Rames Gaiba
© Riproduzione riservata


----
ARTICOLI CORRELATI:

(da: "Le symbolisme du reve" di Ania Teillard - 1944)




18 maggio 2018

Colori italiani


È raro che una città o una zona siano identificate con un colore, è un fenomeno tipicamente italiano:

Terra di Siena, rosso Bologna, rosso Pompeiano, rosso veneziano, giallo Parma, giallo Napoli, verde brentonico, e, nelle vicinanze, il giallo d'Istria.

1. Colore Terra di Siena naturale 
2. Colore Terra di Siena bruciata

La terra di Siena naturale è un pigmento inorganico con composizione chimica simile a quella della terra d'ombra; da quest'ultima si differenzia per un minor contenuto di ossidi di manganese. Il suo particolare nome deriva dal fatto che veniva estratta nel medioevo nelle vicinanze della città di Siena (in una cava nella zona del Monte Amiata [1] e, più precisamente, a Bagnoli di Arcidosso); tale cava è stata attiva fino agli anni cinquanta del Novecento, e il pigmento così denominato viene ottenuto con opportune miscele di caolino e ossidi di ferro sintetici. La terra di Siena naturale è quindi una particolare ocra gialla con tracce di biossido di manganese che le conferiscono la tipica tonalità giallo-dorato.

Calcinando la terra di Siena naturale si ottiene la cosiddetta terra di Siena bruciata che assume un colore rosso-cupo.

Questa nuance è stata ed è molto usata anche nella tintura dei tessuti e ampiamente utilizzata in tutto il settore moda sia nell'abbigliamento, che nelle calzature, che negli accessori. È un colore particolare ma che si abbina con molte altre tonalità, come il beige e alcune gradazioni del marrone, il bianco, il giallo, il rosso, con certe sfumature di verde e, naturalmente, anche con il nero.


1. Colore rosso mattone per il portico della Cattedrale Metropolitana di Bologna
2. Paesaggio su Bologna - foto © Tinarelli Cristina



“La creta, la selenite e l'arenaria. Di qui nasce il colore di Bologna. Nei tramonti brucia torri e aria”. Roberto Roversi.

“Bologna [...] è bella per la carica, per l'abbondanza del colore; ed il colore che la satura è prevalentemente il rosso o il rossastro, il più fisico, quello che richiama di più al corpo ed al sangue umani. [...] Invece a Bologna i portici, gli archi, le cupole, tutto fa pensare ad una rotondità carnosa”. Guido Piovene, Viaggio in Italia, 1955



1. Maschere pompeiane, con lo sfondo nel caratteristico rosso
2. affresco della "Villa dei Misteri" di Pompei


Il “rosso pompeiano” [2] era in realtà un "giallo" ed è tutto da scoprire. Il mito del famoso colore ricorrente nelle domus di Pompei e Ercolano più difficile da definire e non cessa di esistere. Una ricerca del fisico Sergio Omarini dell'Istituto nazionale di ottica del Cnr riscrive la tavolozza dell'archeologia. E ci ricorda che se vediamo tanto rosso nelle aree archeologiche campane è perché il "surge", il vento bollente del Vesuvio, micidiale gas dell'eruzione del 79 d.C., ha creato un fenomeno fisico di trasformazione. E in un bel po' di casi ha cambiato le pitture murarie a fondo giallo ocra in ocra rossa. Nelle case di Ercolano è facile verificare visivamente questo fenomeno: intorno a una crepa gialla si vede il rosso del gas fluito attraverso.

“Il rosso anticamente si otteneva con il cinabro, composto di mercurio, e dal minio, composto di piombo, pigmenti più rari e costosi, utilizzati soprattutto nei dipinti, oppure scaldando l'ocra gialla, una terra di facile reperibilità”, conclude il ricercatore. “Quest'ultimo effetto, descritto anticamente da Plinio e Vitruvio, si può percepire anche ad occhio nudo nelle fenditure che solcano le pareti rosse di Ercolano e Pompei”. 

Anche la ricercatrice italiana Daniela Daniele dello Statliche Museum di Berlino, già nel 2004 si accorse di una differenza tra la pittura ottenuta dal cinabro e il rosso pompeiano, che aveva una sfumatura "drammatica" ancor oggi non definita dal punto di vista colorimetrico. [2]

Rosso veneziano

Damasco broccato - Venezia (1620-1640)
Su fondo in rosso veneziano,
emerge un motivo broccato a roselline damascate, realizzate con filo d'oro.
© Museo di Palazzo Mocenigo - Venezia 




Il rosso veneziano è una pigmentazione luminosa e calda, tonalità leggermente più scura dello scarlatto. La prima volta che è stato usato il termine rosso veneziano per indicare tale tonalità di colore è stato nel 1753.




1. Parma, interno del Parco Ducale
2. Casinetto Petitot, situato al centro di Piazzale Risorgimento a Parma   
caratteristico il colore "giallo Parma" delle facciate. 


Il “giallo Parma” era prevalentemente utilizzato per le facciate dei palazzi fino alla fine degli anni '50 del Novecento; il risultato è che oggi il giallo e tutte le sue gradazioni è oggi il colore prevalente delle case del centro storico. I palazzi costruiti durante i Farnese [4] mostravano già un ampio uso di giallo ocra (e rossi chiari), ma fu l'architetto francese Petitot [5] che iniziò a dipingerli in un giallo dorato durante il restauro dei palazzi più importanti di Piazza Grande, l'attuale Piazza Garibaldi, nella seconda metà del XVIII secolo. Secondo la leggenda, ma potrebbe essere anche un "giallo", Petitot fu ispirato dai residenti di Strada Sant'Anna e Strada San Michele, che avevano dipinto le loro case di un giallo oro ispirati dal colore dei capelli di Isabella di Borbone, passata in quelle strade durante la processione per il suo matrimonio. 


Giallo Napoli


Il "giallo Napoli" è anche conosciuto come "giallo egiziano". Il suo pigmento deriva da una composizione chimica a base di piombo e antimonio. Presenta una tonalità chiara, tanto versatile da prestarsi alle sfumature più luminose e delicate. Il suo ripetuto utilizzo registra una longevità unica: anticamente creduto proveniente dal tufo che a Napoli ha da sempre conosciuto un uso corrente (basti pensare alla splendente doratura di Castel dell'Ovo).





Palazzo Eccheli Baisi a Brentonico, Trento
con il suo caratteristico verde


La terra verde Brentonico (nota anche come “argilla Veronese”) è un pigmento minerale inorganico naturale. Si tratta di una terra verde proveniente dalla zona di Verona, che si ottiene mediante depurazione e macinazione della materia prima. Come altre terre verdi nella storia dell'arte, fu utilizzata soprattutto durante il Medioevo e Rinascimento. Anticamente riservata ai nobili, oggi è molto ricercata in campo artistico per la caratteristica semitrasparenza.   






[1] Il territorio del Monte Amiata faceva parte della Repubblica di Siena in epoca medioevale, oggi inserita nella provincia di Grosseto.
[2] Il “rosso pompeiano” nella catalogazione Pantone è il numero 1805, anche se dobbiamo dire che questa catalogazione per una tinta antica è impropria in quanto nel mondo antico la tinta unita è impossibile o difficilissimo produrla. (Riccardo Falcinelli, Cromorama, ed. Einaudi, 2017, pp. 23-26).

[3] Da il quotidiano "La Repubblica" il 16 settembre 2011. 
[4] I Farnese sono una celebre famiglia italiana, Signori nel medioevo del ducato di Parma e Piacenza.
[5] Ennemond-Alexandre Petitot (Lione, Francia, 1727 - Parma, Italia, 1801) architetto francese, fu chiamato alla corte di Parma dal duca Filippo di Borbone. Petitot, fra l'altro, ristrutturò la Reggia di Colorno e lavorò al Giardino Ducale di Parma; ideò il tempietto di Arcadia all'interno del parco (1757).  



Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

16 maggio 2018

DIZIONARIO COMMENTARIO DEI COLORI

I meravigliosi nomi dei colori e la loro origine.

Tutti i termini indicati sono tratti dalla bibliografia e si trovano assieme ad altri termini che sono inerenti ai colori (esempio: la voce Colore, colori freddi, colori fugaci, perlato, tonalità, ecc.) nell'indice analitico dei colori.  

In verde sono indicati i termini (in un libro sarebbero un Appendice) che trovano, con un link, un approfondimento con un post apposito - 5. Scheda: Colori.  



Va fatta una distinzione fra colori (o pigmenti) e coloranti: i colori sono sostanze inorganiche, di solito sali minerari, insolubili in acqua e nei più comuni solventi, si presentano sotto forma di polveri, e con essi si preparano le tinture dei tessuti ed abbigliamento.

Galliano per Dior (2008)


ACAGIÙ - dal francese acajou. Colore rosso bruno simile al colore del legno di mogano (le scarpette di cuoio, che volgarmente si dicono rosse, e non è elegante dire mogano, deformazione del nome scientifico dell'albero, sono appunto di color acagiù.

ACCIAIO 
Grigio di media intensità, ma freddo, lievemente inazzurrato. Ottima, questa voce, quando questo colore è associato a tessuti lucidi, come la seta o in genere quelli in armatura raso, in quanto la lucentezza richiama insieme con il colore, l'idea del metallo.

ACQUAMARINA
Di colore verdazzurro, come l'acqua del mare sotto il cielo sereno, quando non soffia il vento di libeccio; è anche il colore del minerale berillo, usata come pietra preziosa. 

ALBAGIO
Il termine vale pure come aggettivo, per biancastro.

AMARANTO
Di un colore tra il rosso e il cremisi, tipico dei fiori colorati di piante (Amarantacee) tropicali o sul-tropicali.

AMBRATO
Di colore giallo paragonabile a quello dell'ambra (resina fossile).

ARANCIONE
Il colore vivo ed acceso dell'arancia matura.


CURIOSITÀ - La nuance di Hermès. Prima della Seconda guerra mondiale Hermès usava scatole color crema, poi passò al giallo senape, finché il razionamento la costrinse a usare le ultime scorte di cartoncino disponibili: l'inconfondibile color mandarino, oggi sinonimo di opulenza. L'arancio acceso delle scatole, dei sacchetti e di tutto il packaging Hermès, che è oggi considerato il colore più riconoscibile del retail.   



ARDESIA - dal francese antico ardeise (moderno ardoise). Tono di colore turchino grigiastro come quello dell'omonima rocca metamorfica. 

ARGENTATO - dal latino argentatus (derivato di argentum «argento»). Che presenta un colore dal riflesso grigio brillante come l'argento.

ATRO
Nero, scuro.


AVIO - il nome si riferisce al colore delle uniformi degli aviatori. È una gradazione di azzurro spento con sottotono grigio.  

AZZURIGNO - da azzurro. Colore che tende all'azzurro; azzurro sfumato che tende al grigio.

AZZURRO - dal latino coeruleus, cyaneus. Una tinta più chiara del blu nella quale non si sente aggiunta di bianco (come accade nel celeste). Color →cilestro, che si dice anche turchino.

BEIGE - aggettivo francese, la cui etimologia resta incerta. Colore nocciola molto chiaro.

STORIA - Il termine è attestato fin dal XIII secolo, per indicare la lana naturale, né tinta né sbiancata.

BIANCO - dal germanico blank, bianco lucente. Il bianco è un vero colore (addirittura uno dei tre colori basilari del sistema antico, allo stesso titolo del rosso e del nero), altro che incolore. Una volta si faceva distinzione fra bianco opaco (in latino, albus, che ha dato «alabastro» e «albumina») e il bianco brillante (in latino, candidus, il brillante, che ha dato «candido»). Per molto tempo il bianco è stato associato per ragioni igieniche al pulito, e quindi ai tessuti a contatto con il corpo e quello che oggi si chiama →biancheria intima.

Bianco neve, bianco alabastro, bianco latte, bianco argento, bianco magnolia, bianco magnesio, bianco gesso, bianco calce, bianco avorio, ecc. Dal bianco puro, si va verso tutti i colori, e fra questi principalmente il giallo, l'azzurro e il grigio, si trovano le sfumature del bianco.


Francese: blanc - Inglese: white - Tedesco: Weiss - Spagnolo: blanco

BIANCO... tu sei una splendida luce!

BIANCO SPORCO
Solo il bianco può essere sporco benché anche nel caso degli altri colori la tinta possa essere «sporcata» dall'aggiunta di un po' di grigio o di un altro colore (di solito il →colore complementare) per attenuarla o per modificarne i riflessi.

In francese si usa l'espressione blan cassé per indicare il bianco sporco, ovvero, un bianco non puro, «sporcato» dall'aggiunta di un altro colore. La stessa situazione nel caso di tutti gli altri colori non è resa con il termine cassé, ma con il termine rompu. In italiano si usa frequentemente l'espressione bianco sporco mentre non è diffuso l'uso corrente di rosso sporco o verde sporco.

BIAVO - dal tedesco, blau; dal francone, blào. In antico, per azzurrognolo, turchino chiaro, quasi celeste, e, quindi, come aggiunto di colore sbiadito, smorto. Sinonimi: biadetto, biado, blavo.


BIGIO 
Di un colore tra il bianco e il nero; è però naturale, come si vede nelle pecore, la cui lana per lo più è di tal colore; colore grigio cenere. 

BLU

Pigmento di colore azzurro cupo, turchino scuro nelle diverse gradazioni. Molto usato scritto al francese bleu, da cui proviene l'aggettivo bluastro.


Francese: bleu - Inglese: blue - Tedesco: blau - Spagnolo: azul


BLUASTRO
Indica un colore →turchiniccio. 


Francese: bleui - Inglese: blueish - Tedesco: Bläulich - Spagnolo: teñido en azul

BLU CIELO
Indica un colore cilestro, celestino.

Francese: bleu ciel


BLU ELETTRICO
Colore blu brillante con riflessi verdi, simile a quello della scintilla elettrica. Anche azzurro cangiante.

Francese: bleu-électrique

BLUET - voce francese bleu (popolare blé). Indica il colore del fiordaliso, specie di centaurea (Centaurea cyanus) che fiorisce tra il grano, ed è così nominata dalla specie più comune, di colore azzurro. Sinonimo in italiano di ciano. In Italiano: bluette.  


BLU OTTANIO
Tinta, a metà strada tra il blu e il verde, che miscela opportunamente le tinte turchese e petrolio (l'Ottano è un antidetonante della benzina). Vicino per analogia al blu-verde coda di pavone o del blu intenso dello zaffiro. 

BLU PAVONE
Si tratta di una gradazione di blu che tende al grigio.


BLU SAVOIA
Il blu Savoia è una gradazione di blu di saturazione compresa fra il blu pavone e il pervinca, più chiaro del blu pavone. Deve il suo nome al fatto di essere il colore di Casa Savoia, dinastia regnante in Italia dal 1861 al 1946. Colore nazionale dell'Italia. Una bordatura blu Savoia è stata inserita sull'orlo dello stendardo presidenziale italiano ed è il colore della sciarpa degli ufficiali delle forze armate italiane, dei presidenti delle provincie d'Italia e della maglia delle Nazionali sportive italiane.  

BORDEAUX - nome di una città e regione della Francia. Indica il colore rosso scuro o rosso-bruno, termine basato sul noto vino francese. 

In Italiano si dice bordò.


CACHI - dall'inglese khaki, derivato dall'indostano khākī, "colore della sabbia". Indica un colore fulvo nocciola simile a quello della terra desertica. È il colore  per eccellenza dei completi coloniali, sia militari che sportivi. In Italiano: kaki.  

STORIA - In origine definiva il colore dell'uniforme portata la prima volta dai reggimenti indiani all'assedio di Delhi. 

CAMMELLO (colore)
Indica il tipico colore beige bruciato (bruno chiaro), simile al pelo di tale animale.

CARDOVILLE - la graziosa eroina del “Juif errant” [Ebreo errante] di Eugène Sue, ha dato il proprio nome a questo colore. È un colore giallo bruno, un orange cangiante che dà i riflessi della porpora e del colore del legno di noce, una tinta calda ed elegante che fa risaltare leggiadramente la freschezza delle stoffe di seta. 

CARTA DA ZUCCHERO (CARTAZUCCHERO) - il termine venne coniato solamente nel 1892, e prende il nome dalle carte usate in passato per impacchettare lo zucchero. È una particolare tonalità di azzurro ricavata da sfumature di blu indaco. Gli inglesi chiamano questo colore Powder Blue.

Armani - Primavera 2012


STORIA -  Dobbiamo risalire al 1400 dove per creare la carta venivano usate materie prime povere, soprattutto stracci, che conferivano ai fogli varie macchie ed irregolarità. Si iniziò quindi ad attuare i primi tentativi di colorazione con una tenue tinta celestina che consentiva di attenuare le irregolarità e nascondere le macchie della carta. Nei secoli XVI e XVII si “azzurrava” la carta con estratti vegetali come l'indaco, il guado e il campeggio (pianta dalla cui corteggia veniva ricavata una tintura). Successivamente vennero utilizzate sostanze minerali come il “blu di Prussia” e l'oltremare. Il procedimento di colorazione di questa carta era riservato solamente per i prodotti più preziosi in quanto anche la carta era considerata merce rara: si avvolgeva lo zucchero di canna (o il tabacco) in arrivo da Antille, Messico o Brasile, considerato un prodotto pregiato e introvabile. Solo dal 1857, quando fu elaborata la mauveina (l'attuale fucsina) con i nuovi coloranti organici sintetici i vecchi coloranti naturali estratti da minerali e vegetali scomparvero progressivamente.   
  
CELESTE
Di un azzurro chiaro. 


CERULEO - dal latino caeruleus. Colore quasi celeste, del colore quasi sereno, azzurro chiaro. 

CILESTRO 
Azzurro alquanto carico. Lo stesso del colore celeste.

COBALTO
Colore azzurro intenso ma non scuro.

Francese: bleu cobalt - Inglese: cobalt blue - Tedesco: Kobaltblau - Spagnolo: azul cobalto

CÒCCO (colore) - dal latino coccum, risalente al greco Kó kkos, "cocchiniglia". Colore rosso, ricavato dalla cocciniglia, usato un tempo per tingere stoffe. 

CROCEO
Che ha il colore dello zafferano (o croco); giallo. 


ELISABETTA
Colore rosa intenso.

FALBO - dal provenzale falp. Colore giallo scuro tendente al rossiccio, tipico della pelliccia di certi animali.

FERRUGINEO - dal latino ferriginĕu(m), derivato da ferrūgo -gǐnis “ruggine”. È il colore della ruggine, di un colore rosso bruno, tipico della azione del tempo sul ferro.

FOSCO - dal latino fŭscus. Di un tono grigio scuro, tendente allo scuro. Il fosco è proprio il color della terra. 

FUCSIA - deriva il suo nome da quello del naturalista tedesco Leonhart Fuchs (1501-1566), che studiò e catalogò sul suo erbario una particolare famiglia di piante, cui venne dato il suo nome. 1. Colore rosso carico tendente al viola, celebrativo, che sposa la regalità del porpora con la seduzione del rosso. Apparso durante la Seconda guerra mondiale anche grazie a una maggiore disponibilità di tinture.


1. Abito "La Sirène" in seta drappeggiata - Charles James, 1939
2. Abito da sera Gucci, Autunno/Inverno 2010 

2. Chim. - Colorante organico, usato per tingere di rosso il cotone.


RIF. LETTERARIO - Questo termine fu usato per la prima volta nella lingua italiana da Tomasi di Lampedusa nel libro "Il Gattopardo".

FULVO - dal latino fulvus. Di colore biondo tendente al rosso, proprio della criniera del leone. Si dice soprattutto del pellame di alcuni animali. 

FUMO DI LONDRA
Tono di grigio scuro dall'aspetto opaco.

GIALLO - derivato dal latino galbǐnus, derivato di galbus «verde, giallo». Forse il giallo più netto è quello dello zafferano. Ma sono innumerevoli le sue gradazioni e le sue varietà. Inoltre anche il giallo, come gli altri colori, può rimanere giallo pur pendendo in qualche altra tinta. Ma forse il miglior modo per intendersi è chiedere aiuto alla tavolozza naturale, dicendo, per un caso o per l'altro, giallo limone o giallo solfo, giallo ranucolo o giallo girasole, giallo oro o giallo ambra, e ancora: banana, grano, miele, paglia, topazio, moscato, sciampagna, stoppa, foglia mora, ecc. Nelle tinture di fibre tessili troviamo il giallo antracene, il giallo di alizarina (appartenenti alla classe dei diazocomposti), il giallo indantrene e altri coloranti derivati dall'antrachinone; giallo minerale, ossicloruro di piombo, usato, specialmente in passato, come pigmento.

Francese: jaune - Inglese: Yellow - Tedesco: Gelb - Spagnolo: amarillo




Inserzione pubblicitaria
United Colors of Benetton - Autunno/Inverno 2012 


GIUGGIOLINO
Colore tra il giallo ed il rosso, cioè a un punto d'arancione basso. Il colore delle giuggiole (frutto, noto anche come dattero cinese).

GLAUCO - dal latino glaucus, a sua volta derivato dal greco γλαυκός «brillante, lucente». Colore verdazzurro alquanto chiaro: colore proprio del mare.


GRANATA
Per il colore del granato, cioè un rosso scuro e caldo.

GRANATO
Dal bruno scuro al rosso viola variano le tinte della pietra detta granato, che può essere "orientale" (un corindone) o "comune". Pietra di bella apparenza ma non di grande valore. Anche per il suo colore (→granata) questa pietra è spesso scelta. 

GREGGIO (colore)
Colore tra il bianco e il marrone chiarissimo (beige). I francesi chiamano écru il colore del tessuto naturale. In italiano potremmo chiamarlo "colore grezzo", o l'equivalente "colore spago".

GRIDELLINO - dal francese gris-de-lin. Antica e bella voce italiana, per dire il colore tra il grigio e il rosa, che con voce derivata dal francese si dice comunemente →lilla, e vale anche per il →viola pallido. Altro sinonimo in italiano è grisellino.

GRIGIASTRO
Un grigio incerto, pendente verso altri colori indeterminati. 


Francese: grisâtre - Inglese: grayish - Tedesco: Gräulich - Spagnolo: grisáceo 

GRIGIO
Il grigio puro è composto di bianco e di nero; ma innumerevoli sono i grigi, che, per l'aggiunta di un colore o dell'altro, assumono diverse sfumature e meritano diversi nomi, che non è possibile elencarli tutti: grigio perla, grigio piombo, grigio ferro, grigio argento, grigio pietra, grigio ardesia, grigio talpa, grigio tortora, grigio sabbia, grigio acciaio, grigiazzurro, grigioviola, grigio gialligno, grigio rosato, grigioverde, ecc. Si può anche dire per un grigio molto chiaro grigetto. 


Francese: gris - Inglese: grey; gray - Tedesco: Grau - Spagnolo: color gris 

GRIGIOLATO
Per macchiato di grigio, spruzzato di grigio ("una pelliccia grigiolata").

HUANG
(colore) -
termine cinese. Colore giallo, scelto come colore  di corte in Cina per confermare la continuità della tradizione dinastica Qing rispetto alle precedenti. Il giallo chiaro (minghuang) era prerogativa dell'imperatore, dell'imperatrice (anche se vedova) e delle consorti imperiali di alto rango. Il giallo albicocca (xinghuang) era il colore dell'erede diretto e della sua consorte e il giallo oro (jinhuang) era per gli altri figli dell'imperatore.

INDACO
Sostanza naturale o sintetica (quella oggi usata dall'industria, che è la quasi totalità dell'indaco prodotto). Ha colore compreso, nello spettro solare, tra il rosso e il violetto.



Christian Dior - Primavera/Estate 2018 


L'indaco naturale si ricava da diverse piante del genere Indigena e dal Guado (Isatis tinctoria), che vengono tagliate e fatte fermentare in acqua. Il liquido giallo-verde che si ottiene dalla fermentazione viene fatto ossidare all'aria in ampie vasche, nelle quali viene costantemente agitato. Man mano che progredisce l'ossidazione, il colore della soluzione vira gradualmente fino a diventare un blu-violaceo caratteristico. Viene quindi raccolto il deposito melmoso che si è formato, riscaldandolo per bloccarne la fermentazione. Una volta asciugato, viene messo in commercio a forma di pani. L'indaco era usato in tutto il mondo fin dall'antichità. La storia dell'indaco naturale è segnata da luci e ombre: una lavorazione complessa e faticosa, legata alla schiavitù (nell'America prerivoluzionaria) e alla colonizzazione (in Bengal sotto i Raj britannico a metà dell'Ottocento). 


ISABELLA - di incerta etimologia, ma riconducibile ad Isabella d'Austria ed al colore della sua camicia gialla, su cui le fonti sono discordanti, su quanto tempo (tre anni o soli nove mesi) la stessa non fosse cambiata finché la capitale nemica non si fosse arresa... ed allora è comprensibile il colore incerto dell'indumento. Colore giallo con una sfumatura particolare tendente al giallo spento. 

LATTESCENTE -
dal latino lactescens-entis, participio presente di lactescĕre. Colore simile al latte.

LAVANDA - da lavanda, perché usata per profumare l'acqua per lavarsi. Tipico colore violetto, di una pianta cespugliosa delle Tubliflorali, originaria delle regioni mediterranee, con rametti eretti e fiorellini molto profumati. La sua essenza agisce come antitarme naturale.

Francese: lavande - Inglese: lavander - Tedesco: Lavandel - Spagnolo: lavandula

LILLA - dal persiano lilach, attraverso il francese lilas.
Colore tra il rosa e il viola. Designa l'alberello, che dà ricche spighe di fiori color gridellino.

MADREPERLA
Colore simile alla sostanza dura bianca, a riflessi iridescenti, che si trova nell'interno di numerose specie di conchiglie.

Francese: nacre - Inglese: mother of pearl - Tedesco: permutter - Spagnolo: madreperla 

MAGENTA - prende il nome dalla battaglia di Magenta (combattuta fra franco-piemontesi e austriaci) del 4 giugno 1859. Colore cremisi (rosso scarlatto), dalla tonalità intensa. 

MALVAROSA
Simile al colore malva, ma con meno viola e più rosa. La moda, a volte, ha bisogno di termini poetici o più adatti ad un testo di una canzone.

MANDARINO
Tra il rosso e il giallo, più vicino a quello che non a questo, simile all'arancio, o arancione, ma più acceso. 

MARRONE
Caldo bruno rossastro, che è precisamente il colore dei frutti del marrone o al plurale marroni (una varietà di castagno, che da frutti di particolare grossezza).

Francese: brun - Inglese: brown - Tedesco: Braun - Spagnolo: marrón

Marrone chiaro - Francese: brun Clair - Inglese: fawn; light brown - Tedesco: Hellbraun - Spagnolo: de color marrón claro

MAUVE - voce francese, che significa "malva", che è il nome italiano della Malva Silvestris, che è un'erba che nell'antica Roma era usata per ottenere il colore azzurro. Colore che è un viola chiaro: può sfumare  dal rosa grigiastro al colore dell'uva, simile a quello dei colori di malva; usato col nome francese nel linguaggio della moda. Il corrispondente italiano è malva.

STORIA -
Considerata la prima tintura anilinica, inventata nel 1856 (il brevetto gli verrà concesso nel 1857) dal giovane chimico inglese William Henry Perkin (1838-1907), che cercando di sintetizzare il chinino in funzione antimalarica ottiene una sostanza di colore rosso-brunastro dalla quale è possibile estrarre un eccellente colorante per la seta, molto stabile, che tinge in lilla e viola. Un brevetto che ha il suo battesimo sulla scena del commercio internazionale all'Esposizione Internazionale di Londra nel 1862. Inizialmente Perkin usa per la formula chimica il nome mauveine, per il suo uso commerciale Tyrian purple (porpora di Tiro) e aniline puple (viola anilina). Gli fu dato il nome francese mauve perché assicurava una connessione francese al suo prodotto e quindi un collegamento al mondo della moda. (Lia Luzzato - Renata Pompas, Colori e Moda, ed. Bompiani, 2017, pp. 228-229) 

Inglese: mallow - Tedesco: Malve - Spagnolo: malva    

MAVÌ
Colore celeste cupo.

MINIO - dal latino mínium, che si ritiene prenda il nome del fiume Miño, nel nord-ovest della Spagna. È il nome volgare dell'ossido di piombo. 
Di colore dall'arancio al rosso vivo. È il colore che serve a dare un primo strato di vernice al ferro, per preservarlo dalla ruggine. 

MORATO
Di solito si riferisce al colore nero di tono caldo, tendente al bruno. Raramente indica altro colore scuro, prossimo al nero: viola morato, marrone morato, ecc. 

MORDORÈ - termine francese; composto dalle parole maure, "moro, bruno" e doré, "dorato". Colore marrone bruno caldo con suggestivi riflessi dorati. Si preferisce nella moda usare il termine francese a quello italiano Marrone dorato.

Marrone dorato - Inglese: gold brown - Tedesco: Goldbraun - Spagnolo: marrón dorado

MORMORINO
Colore piuttosto scuro, insieme di nero e viola (o rosso cupo). 

MORELLO
Colore simile al rovano, ruggine, con una tonalità scura tra il rosso e il nero o bruno scuro, tendente al violaceo.  

NAVY - voce inglese, che significa letteralmente «marina militare». Nell'abbigliamento il termine indica un blu marino.

Francese: bleu marine - Inglese: navy blue - Tedesco: Marineblau - Spagnolo: azul marino

NERASTRO
D'un colore che pende nel nero ("turchino nerastro", "bruno nerastro"). L'aggettivo non è bello, e quindi è preferibile aggiungere a quel colore l'attributo cupo, quando, naturalmente, si ottenga egualmente il risultato voluto, riservando nerastro per un nero indeciso. Altri sinonimi in italiano, sono: nericcio, nerigno.

NERAZZURRO 
Definisce il nero percorso da riflessi turchini, come di certi acciai bruniti, o del manto di certi cavalli neri, o della piuma di molti uccelli.

NERO - dal latino nǐger, nǐgra, nǐgrum
Colore per eccellenza o assolutamente non colore; a rigore il termine nero significa assenza di colore, per l'incapacità d'una superficie nera a riflettere o diffondere qualsiasi radiazione; spesso in opposizione con il bianco (“non distinguere il nero dal bianco”). Colore molto amato dalla moda.

Francese: noir - Inglese: black - Tedesco: Schwarz - Spagnolo: negro

IN PRINCIPIO ERA IL NERO... poi entrò nella tavolozza del Diavolo 

NOISETTE - voce francese. 
Tipico colore nocciola, marrone tendente al beige. 

NUDO 
In un mondo globalizzato diventa difficile associare il "nudo" alla pelle caucasica, anche se il termine continua a indicare il rosa pallido (con una sfumatura beige), anche noto come pesca chiaro. Questa nuance delicata è tutt'altro che innocente, perché richiama il corpo nudo: negli anni Venti e Trenta era molto usata per l'intimo femminile, tra la fine degli anni Settanta si è trasferita all'abbigliamento femminile.  

OCRA
Nome generico di alcuni coloranti naturali, ottenuti da minerali terrosi, contenenti idrato ferrico, in particolare ematite (ocra rossa) e limonite (ocra gialla). Varie le tonalità che si possono ottenere, ad esempio: giallo bruciato, tendente al rosso o marrone o nero. 

OLIVA (verde)
Colore verde bronzato, tendente al giallo scuro: il colore del frutto dell'olivo. Legato in origine alle uniformi dell'esercito, il verde oliva si è imposto in seguito  sulle passerelle della moda e nel guardaroba dei civili, evocando la coscienza ambientalista, una sensualità legata alla terra e (naturalmente) il classico military chic.  

Francese: vert olive - Inglese: olive green - Tedesco: Olivgrün - Spagnolo: verde oliva

OLIVASTRO
Colore tendente al bruno-verdastro, tipico dell'oliva.

OLTREMARE 
Antico nome dei lapislazzuli ed anche del corrispondente colore azzurro intenso.

PAONAZZO - derivato da paone, pavone, perché è uno dei colori della sua coda. Di un colore viola piuttosto scuro. È il colore della mozzetta dei canonici e delle calze dei vescovi. Meno comune pavonazzo. Anticamente pagonazzo.

PERVINCA - è il colore dell'omonimo fiore. Un colore azzurro tendente al viola, vagamente grigiastro.


PORPORA - dal latino purpura, che deriva dal greco porphyra. Oggi intendiamo con porpora un viola vivo e puro.

STORIA - Nell'antichità la porpora era la tintura più preziosa al mondo. Veniva estratta dalle ghiandole delle lumache e per produrre un'oncia di purpuridae servivano 336.000 molluschi. era quindi un colore costoso, peculiarità dei re, la porpora dei cardinali (i porporati) e dei ricchi. Presso i Romani la veste tinta di porpora era simbolo dell'ordine senatorio ed equestre. In epoca moderna le tinture sintetiche hanno reso questo colore più accessibile.   

ROGGIO - dal francese rouge, a sua volta dal latino rubeus
Di colore rosso infocato.

ROSA
Colore tipico della Rosa canina, intermedio fra il bianco e il rosso, carnicino.

Francese: rosé - Inglese: pink - Tedesco: Rosa - Spagnolo: color rosa

ROSACEO
Di colore simile alla rosa, indica anche un rosa indeciso, tendente al violetto.

ROSA SHOCKING
Indica una particolare sfumatura di rosa molto forte e brillante.

CURIOSITÀ - Tutto iniziò con un diamante di Cartier da 17,47 carati. La tinta rosa shocking della celebre pietra appartenuta all'ereditiera Daisy Fellowers, la Téte de Bélier, ispirò la collezione di Elsa Schiaparelli per il 1937.




ROSATO
Di colore rosa o tendente al rosa. E questo è propriamente quel colore, che è comunemente detto incarnato, perché egli rappresenta più, che altro colore, la nitidezza della carnagione giovane e sana.   

ROSÉ - dal francese rosato.
Indica un colore rosato di stoffa, di abito o di qualsiasi altro materiale.

ROSSASTRO
Rosso opaco, tendente allo scuro e allo sporco.

Francese: rougeâtre; roussâtre - Inglese: reddish - Tedesco: Rötlich - Spagnolo: rojizo

ROSSICCIO
Colore tendente al rosso, con tonalità più chiare e sfumatura ruggine. Più raro il termine rossigno.

ROSSO - dal latino rŭssus. Con i suoi diversi nomi e le sue varie sfumature: carminio, cinabro, cremisi, minio, porpora, scarlatto, solferino, vermiglio, e altri. In chimica, nome di numerose sostanze, naturali o artificiali, organiche o inorganiche, usate come pigmenti o come coloranti nella tintura di fibre tessili; in particolare, di composti azoderivati quali, per esempio, il rosso d'antracene, il rosso cocciniglia, usati per tingere la lana. È anche il colore che identifica una città o una zona, in un fenomeno tipicamente italiano (rosso Bologna, rosso Pompeiano, rosso veneziano).     

CURIOSITÀ - Valentino creò una nuance tutta sua, il "rosso Valentino", che fonde il colore primario con sfumature di arancio intenso per intensificarne il tono e l'impatto. Per il suo ultimo défilé di haute couture, nel 2008, Valentino ha tenuto a lungo la platea col fiato sospeso, sfacendo sfilare settantaquattro abiti nei toni del bianco, del pistacchio e del celeste. alla settantacinquesima uscita è arrivato il gran finale, della sfilata e della carriera: l'intero cast di trenta modelle ha solcato la passerella sfoggiando abiti rosso fuoco. Un'uscita di scena catartica per il maestro dello chic.
  

Francese: rouge - Inglese: red - Tedesco: Rot - Spagnolo: rojo

Rosso... mi avventuro tra bacchettoni della Riforma e Cappuccetto

ROVANO
Colore scuro, un misto fra il rosso e il nero. Nel Medioevo era considerata una tinta vedovile.

RUBRO - dal latino ruber -bra -brum. Colore rosso, che è un latinismo raro. 

RUFUS
Colore non pienamente rosso, ma che tira al giallo e al bianco. 

SABBIA
Indica un colore grigio che tende al terrigno, senza imbiondirsi verso il grigio-tortora. 

SALICE
Verde alquanto chiaro, tendente al grigio argentato, proprio come il rovescio delle foglie del salice.

SALMONE
Colore dalla tonalità rosata tendente all'arancione.

Francese: saumon.

SBIADATO
Colore azzurro molto tenue, tendente al grigio. Detto anche sbiavato.  

SCARLATTO (rosso)
Rosso leggermente più cupo del vermiglio.

Francese: rouge écarlate - Inglese: scarlet - Tedesco: Scharlachrot - Spagnolo: carmesí

TAMARINDO
Tonalità di colore bruno molto scuro, simile a quella del frutto da cui prende il nome. 


TANÉ - dal francese tannè, conciato. Tonalità di castano, intermedia tra il nero e il rosso, marrone.
 
TANGO
Tonalità di arancione piuttosto accesa.


TERRA DI SIENAColore bruno chiaro, tendente al giallo.

TERRA D'OMBRA
Marrone scuro, piuttosto freddo, privo di riflessi smaltati.

TOPO
Nell'industria tessile di Prato, il termine riferito agli stracci, indica un colore grigiastro, poco pregiato.

TURCHESE - dal francese antico turqueise (pierre), propriamente "(pietra) turca", così denominata perché originaria delle terre dei turchi. Colore azzurro di tonalità tra il verde chiaro e il celeste, simile a quello della pietra semipreziosa. Lo si ritrova in tutte le culture antiche, dalla Persia (Iran) al Messico, anche se i francesi lo incontrarono (da qui il nome) in Turkistan (Turchia). In Nord America gli Anasazi estraevano il turchese già nell'anno Mille, e i Pueblo un secolo prima. Gli Zuni creavano formelle per mosaici, mentre i Navajo lo usavano abbinato all'argento per creare gioielli.

Francese: turquoise - Inglese: turquoise - Tedesco: Türkis - Spagnolo: turquesa


TURCHINICCHIO
Colore tendente al turchino, o al turchino sbiadito.

TURCHINO 
Colore azzurro cupo, tendente al viola, freddo come quello della fata di Pinocchio.

VAIO - dal latino varius, variegato. Punto di grigio nereggiante, o un qualsiasi colore che tende al nero, come il turchino dell'uva matura, o il corpo bruno di certi occhi, e anche un qualsiasi colore spruzzato di nero.

VERDASTRO
Colore verde impuro, indeciso, non bello. Ma per un verde che non sia propriamente verde, quando la tinta è bella, meglio dire verdigno o verdiccio.

Francese: verdâtre - Inglese: greenish - Tedesco: Grünlich - Spagnolo: verdáceo

VERDE - dal latino vīñdis, derivato del tema di virere "essere verde" (detto delle piante), "essere vigoroso" di etimo oscuro. Uno dei colori dello spettro della luce visibile: è uno dei tre colori primari (insieme con il rosso e il blu), dalla cui sintesi additiva si ottengono i restanti colori, e può essere ottenuto dalla sintesi sottrattiva di giallo e blu. In natura è il colore caratteristico dell'erba e delle foglie nel periodo vegetativo. Le gradazioni e sfumature possono essere qualificate o da un aggettivo di tonalità: verde chiaro, verde scuro; o dal nome di un altro colore a cui tende: verde azzurro, verde biondo, verde bruno, verde cilestro, verde giallo, verde grigio (o grigioverde), ecc. (alcuni anche in grafia unita, verdeazzurro o verdazzurro, ecc.); o, infine, specialmente nel linguaggio della moda, dall'aggiunta del nome di cose note caratteristiche: verde bandiera, verde biliardo, verde bottiglia, verde foresta, verde gemma, verde lauro, verde malva, verde mare, verde oliva, verde oro, verde palude, verde papiro, verde penicillina, verde pino, verde pioppo, verde pisello, verde pistacchio, verde ramarro, verde rame, verde reseda, verde smeraldo, verde sottobosco.

Francese: vert - Inglese: green - Tedesco: Grün - Spagnolo: verde       

VERDEGAIO
Indica un punto di verde molto vivo.

VERDE INDUGIO
Nome dato in Toscana (regione dell'Italia) ad una tonalità di verde molto cupo.  


VERDE MARCIO
Merita una specifica voce, in quanto si trova in particolare nel linguaggio della moda, questo verde di tonalità cupa ed opaca.

VERDE SECCO
Colore simile a quello delle foglie che cominciano a inaridire: un verde spento, velato di grigio bruno.

VERDOGNOLO
Di un colore verde mescolato ad altre tinte, perlopiù con effetto sgradevole.

VERMIGLIO (rosso) - dal provenzale vermelh. Colore rosso acceso, scarlatto, meno intenso del carminio. 

Francese: vermeil - Inglese: light red - Tedesco: Hellrot - Spagnolo: rojo claro

VERZINO
Nell'industria tessile di Prato, il termine riferito agli stracci, indica il colore verde chiaro.  

VIOLA - per indicarlo nel latino medioevale si usava subniger, "seminero". Colore tra il turchino e il rosso scuro. Poco frequente in natura. Anticamente si faceva mescolando la robbia con il guado.

SIMBOLI, MITI E CREDENZE - In Italia e in altri paesi in Europa è stato associato al mezzo lutto, quello che si allontana nel tempo. Evoca la vecchiezza femminile, dolce come i riflessi malva dei cappelli delle donne attempate. Il viola è il colore liturgico della Penitenza, dell'Avvento e della Quaresima. È diventato, tardivamente, il colore del vescovo nella Chiesa Cattolica Romana, cosa piuttosto eccentrica.

VIOLACEO - dal latino violacĕus. Che è di colore viola o tendente al viola. Altri sinonimi: violato, mauve, gridellino, grisellino.  



Rames Gaiba
© Riproduzione riservata