20 novembre 2017

LINO

LINO - dal latino linum.


Pianta erbacea (Linum Usitatissimum) della famiglia delle Linacee, poco ramificata e con piccoli fiori di un colore variabile dal bianco all'azzurro intenso, che fioriscono solo per un giorno, da cui si ricava l'omonima fibra. Cresce in tutte le stagioni dell'anno (lino annuale, primaverile, estivo). Per ottenere una fibra tessile lunga si semina molto fitto. La coltivazione interessa i climi delle zone temperate e umide e richiede una temperatura ottimale di 10 °C per il germogliamento, 15 °C per la fioritura e 20 °C per la maturazione. 




I. La raccolta va effettuata in momenti diversi a seconda del prodotto che si vuole ottenere. Se si vuole conseguire una fibra molto fine, si raccoglie quando il fusto è ancora verde e il frutto è appena formato; si ricava una fibra sottile ma poco resistente, che è chiamata lino azzurro. Se si vuole ottenere una fibra molto resistente ma meno fine, la raccolta va effettuata quando il frutto è giallo-verdastro e il fusto giallo, ed è chiamato lino bianco. Se si vuole ottenere una fibra molto resistente ma molto grossolana, si raccoglie quando il frutto è di colore bruno e lo stelo giallo scuro. Il colore della fibra è greggio, ecrù. La raccolta ha luogo estirpando lo stelo dal terreno, in modo da assicurare la massima lunghezza utile della fibra: in passato gli steli venivano laboriosamente strappati a mano, mentre oggi l'operazione è completamente meccanizzata, rendendo così il raccolto meno faticoso e indipendente dalle condizioni atmosferiche.

II. Segue la macerazione, un processo naturale, che serve, grazie all'azione dei batteri che proliferano negli steli stessi, a disgregare (sciogliere) le sostanze gommose (pectina) che avvolgono le fibre cellulosiche alla paglia. La macerazione può avvenire a terra, sui campi medesimi, dopo l'estirpazione (lino greggio) oppure in vasche piene d'acqua (lino bianco).

III. Questa azione è poi seguita dalla gramolatura, che ha lo scopo di asportare le capsule contenenti i semi, e dalla stigliatura che separa meccanicamente le fibre tessili dai fusti macerati. Quando il trattamento era manuale, tali operazioni avvenivano in due fasi distinte; oggi il trattamento si compie, in un unico passaggio, nella strigliatrice a turbina. Il lino di "lungo tiglio" che ne deriva deve essere pettinato in modo da eliminare le parti più corte e le impurità, riunendo le fibre, parallele fra loro, in nastri o tops da filatura.
Come per tutte le altre fibre tessili, la filatura del lino consta essenzialmente di due operazioni principali: prima l'accoppiamento e lo stiro, che forma lo stoppino, poi la filatura vera e propria. Nel caso del lino la filatura può avvenire in due modi distinti: ad umido ed a secco. La filatura a umido è detta così perché lo stoppino viene immerso in acqua prima di essere stirato o allungato; in tal modo si ammorbidiscono le sostanze che tengono unite le singole fibre, permettendo a queste ultime di scorrere l'una sull'altra, per formare un filato fine e regolare, nonché più resistente, lucido e liscio. Con i filati prodotti a umido si realizzano i tessuti di migliore qualità, utilizzando titoli che vanno da Nm. 10 a Nm. 90. La filatura a secco usa normalmente i sottoprodotti delle fasi di stigliatura e di pettinatura: le fibre vengono raddrizzate e rese parallele da una carda, che produce un nastro, successivamente stirato e filato come nel procedimento a umido: con la differenza che durante l'operazione finale lo stoppino non viene immerso in acqua. Il lino filato a secco è più peloso e grossolano di quello filato ad umido, e i titoli metrici vanno da meno di 1 a circa 12 (in questo caso le applicazioni prevalenti sono le tappezzerie murali, i tessuti d'arredamento, gli strofinacci, oltre a particolari tessuti d'abbigliamento di aspetto rustico ed a tessuti tecnici per usi industriali).

Il lino viene miscelato sia con fibre naturali sia con fibre chimiche. Questo permette di ottenere, da un lato, l'aspetto tipico del lino e, dall'altro, il miglioramento delle proprietà intrinseche e delle caratteristiche di conservazione delle fibre di lino. Le fibre di lino corte vengono filate in mischie con cotone, lana, viscosa, poliestere o fibre acriliche.

A livello mondiale il lino da fibra viene per l'80% dalle superfici coltivate nella CSI (Russia ed ex paesi URSS). Altri produttori sono il Belgio, Rep. Ceca, Austria, Francia, Germania, Irlanda, Polonia, Scozia, Nuova Zelanda, Brasile e Cina. Qualche coltivazione del lino anche in Canada e negli Stati Uniti finalizzata però alla raccolta dei semi da cui si ricava l'olio usato nelle pitture e vernici o come additivo nelle pelli (per la produzione dei semi la pianta deve giungere alla massima maturazione, rovinandone il valore come fibra tessile). Le qualità migliori sono, comunque, quelle dell'Europa Occidentale (Normandia, Belgio, Olanda, ecc.) 

CARATTERISTICHE: Composto al 70% da cellulosa, è la più resistente delle fibre vegetali, avendo una tenacità che varia tra i 15 ed i 25 gr. Fibra praticamente inestensibile avendo un allungamento a rottura del 1,6% a secco; perciò i tessuti di lino si sgualciscono facilmente e non riprendono la piega  che dopo la stiratura. È altamente igroscopico (quindi assorbe l'umidità) ed ha un ottima conducibilità termica, perciò produce a contatto della pelle la sensazione di freschezza caratteristica, consentendo un microclima ideale d'estate. È una fibra antistatica, cioè non trattiene le cariche elettriche accumulate sulla sua superficie. È anallergico. Per successivi lavaggi perde progressivamente la rigidità (insieme con gli ultimi residui della lignina e di sostanze pectiche), diviene molto lenta di mano ma anche fragile e si logora facilmente. È una fibre insensibile all'invecchiamento.

IMPIEGHI: al 60% è utilizzato per abbigliamento, 15% alla biancheria per la casa, 15% all'arredamento e il 10% per altri impieghi tessili. Il lino azzurro è impiegato per merletti e ricami.




CODICE TESSILE Regolamento UE N. 1007/2011: 7 Lino - LI (EURATEX)

Francese: lin - Inglese: linen - Tedesco: Leinen - Spagnolo: lino

STORIA - I più antichi reperti di lino provengono dall'area caucasica-medio orientale e risalgono a un periodo anteriore a 8000 anni a.C. Già gli Egizi se ne servivano circa cinquemila anni fa: frammenti impalpabili di una tela di lino sono stati infatti ritrovati nel sepolcro di una principessa dell'epoca. Lo utilizzavano per l'abbigliamento e per fasciare le mummie. La Bibbia ne parla come di un dono prezioso e raro, ricompensa di un potente per un gradito servigio. Altre precise e significative tracce: nelle tombe di Micene, di Troia. Il Mediterraneo, dunque, ecco il punto di partenza. E più precisamente pare, qualche lembo di terra fra il golfo Persico, il Mar Caspio e il Mar Nero dove il clima è umido, la temperatura mite, il terreno ricco e soffice. Furono i primi navigatori ad estendere la conoscenza e l'uso in tutta Europa. Furono i Fenici e gli antichi abitanti della Palestina a curarne la qualità, la tessitura. Carlo Magno stesso, intuendo la crescente importanza del lino, pare emanasse uno speciale decreto per rendere obbligatoria, per tutti i suoi sudditi, la coltivazione, la filatura e la tessitura del lino additandola così come la più importante attività dell'impero, quella destinata al maggiore sviluppo. Il lino raggiunse la massima diffusione nell'Europa settentrionale tra il 1100 e il 1300 d.C.; il periodo della massima espansione si ebbe tra la fine del 1800 e i primi decenni del 1900.

La Sindone conservata a Torino è un lenzuolo di lino filato a mano con molte irregolarità. E per alcune regioni, per numerosi paesi, la filatura e la tessitura del lino non soltanto costituirono fonte di notevole benessere, ma giunsero a tale perfezione da legare per sempre nel tempo il nome del paese a quello delle tele che vi venivano prodotte. Basterebbe ricordare le Fiandre, sinonimo appunto di quel tessuto ricco di lucenti arabeschi, lavorato con inesauribile perizia e fantasia. Oppure l'Irlanda dove nacque una qualità tanto caratteristica per la consistenza del filato e la brillantezza dei colori che, anche se poi riprodotta e copiata ovunque, rimase sempre nota soltanto come lino d'Irlanda.

RIF. LETTERARIO - Nella leggenda si racconta che fu Aracne ad inventare il filo di lino quando sfidò Minerva sostenendo che soltanto lei avrebbe saputo tessere la più bella tela. E Aracne vinse, la sua era infatti la tela più straordinaria che si fosse mai vista, era di lino. Minerva poi la tramutò, per invidia, in ragno, costretto a restare sospeso al suo filo per l'eternità, ma non poté distruggere anche la sua opera rimasta nei secoli come esempio dell'insuperabile.         





Rames Gaiba
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