9 marzo 2015

Il tessuto della sacra Sindone




Il termine Sindone deriva dal latino sindon - õnis, a sua volta derivato dal greco, e vuol dire "tela di lino", drappo con cui gli antichi Ebrei usavono avvolgere i cadaveri prima di seppellirli. «Beati coloro i quali crederanno pur non avendo visto». Inequivocabili le parole del Cristo (da Giovanni 20,29) che esortano i fedeli della neonata chiesa a una fede nuova, lontana dal culto di segni e presagi, slegata dalle superstizioni. Eppure, vuoi per debolezza della carne, vuoi per un retaggio pagano del quale in Occidente non ci si è mai fino in fondo sbarazzati, i cristiani per secoli non hanno fatto altro che cercare «segni» che consentissero loro di «vedere» la Passione, provare il Mistero della salvezza, scommettere sul Regno dei cieli. Il 31 ottobre 1992, papa Giovanni Paolo II chiese perdono per i gravi torti della Chiesa cattolica nella condanna di Galileo, che fu dovuta ad «una tragica incomprensione». Nel suo discorso dinanzi all'assemblea plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, il papa impegnò formalmente la Chiesa cattolica al rispetto della «legittima autonomia della scienza» e dichiarò che «appartiene ormai al passato il doloroso malinteso sulla presunta opposizione costitutiva tra scienza e fede». [1] In realtà, la vicenda dei rapporti tra Chiesa e scienza, per quanto riguarda la Sindone di Torino, dimostra che è più facile fare un pubblico «mea culpa», anziché agire coerentemente. [2] 


Storia delle sindoni dalle origini 
Nell’XI-XII secolo si diffuse e fiorì il culto delle sindoni. I teli sepolcrali di Gesù (la sindone, il sudario del volto e le fasce) sono argomento di riflessione per i cristiani fin dal momento della stesura dei primi vangeli (vangeli canonici, Vangelo degli Ebrei) e un culto di queste reliquie, insieme a qualche leggenda che le riguardava, erano esistenti fin dal II secolo d.C.

Nel medioevo pare circolassero almeno quaranta sindoni. Fra i più noti [3] vi sono i sudari: 
01 - Sindone di Torino
02 - La Santa Sindone di Aquisgrana
03 - Il Santo Sudario di Arles
04 - Il Santo Sudario di Besançon
05 - Il Santo Sudario di Cadouin
06 - il Santo Sudario di Cahors (Sainte Coiffe)
07 - Il Santo Sudario di Carcassonne (Saint Cabouin)
08 - Il Santo Sudario di Compiègne (Saint Seigne)
09 - Il Lino di Cristo di Iohanavank in Armenia
10 - Il Santo Sudario di Lisbona
11 - Il Santo Sudario di Magonza
12 - Il Sudario del Senor di Oviedo
13 - La Sindone di Parigi
14 - Il Santo Sudario di San Giovanni in Laterano in Roma (da non confondere con l'immagine acheropita del Laterano che è un dipinto su tavola).
15 - Il Sudarium Christi di Andechs in Baviera (che sarebbe una metà)
16 - La Sindone Mondissima di Limoges.

Queste sono quelle complete. Ma ci sono anche almeno un centinaio di frammenti che, probabilmente, non venivano da questi panni.  All’epoca il mercato delle false reliquie di Gesù era fiorente. Le chiese incassavano le offerte dai fedeli. Questo è il contesto in cui appare la Sindone di Torino.

La Sindone di Torino


La Sindone conservata, dal 1578, nel Duomo di Torino è un tessuto di lino che misura cm. 437 in lunghezza x 111 in larghezza (sono misure medie in quanto le differenti trazioni esercitate nel tempo sul tessuto ne hano reso il profilo assai irregolare), filato e tessuto a mano con molte irregolarità. È formata da un telo al quale è stata applicata su un lato lungo, mediante una cosiddetta cucitura ribattuta, una striscia larga 8 cm. Sul lato esterno visibile del telo e sulla più sottile striscia aggiunta si osservano le cimose. Benché sia del tutto plausibile che sul bordo interno della cucitura della parte larga del telo possa esservi una cimosa, è altrettanto possibile che quella pezza facesse parte di un tessuto di lino, di larghezza doppia, tagliato per lungo all'atto della confezione del lenzuolo. Telai di questa larghezza erano infatti usati nell'antico Egitto per tessere la pregiata tunica inconsutilis, realizzata senza cuciture in un solo pezzo di lunghezza doppia.
L'ampliamento del tessuto è stato eseguito con cura particolare, facendo attenzione che il lenzuolo avesse la stessa rifinitura laterale, con cimosa, di quella del lato visibile del telo grande. La cucitura stessa è particolarmente rifinita. Si tratta, dunque, di un'aggiunta applicata da mani esperte, che non lascia dubbi circa la sua appartenenza originaria al telo e che, dal punto di vista dell'esecuzione, non è inferiore al pregiato lino del lenzuolo. Il telo, oggi ingiallito, ce lo dobbiamo rappresentare originariamente color guscio d'uovo, come il lino naturale. Ad un confronto visivo con pantone tessile il colore più simile con il Numero Pantone risulta il 16-1326 TP (sabbia di prateria).

Dati tecnici - Il disegno a spina di pesce 3:1 gli conferisce un aspetto nobile e prezioso. L'eccezionale morbidezza del tessuto è dovuta alla buona qualità del lino utilizzato ed alla finezza delle fibre.  

Altri dati interessanti altresì rilevabili dall'esame diretto del tessuto (analisi condotta da Gabriel Vial) sono:
  • Composizione: Puro Lino alllo stato naturale, non tinto.
  • Peso: 225 gr/mq.
  • Armatura: Saia 3:1 (diagonale) a spina di pesce. con un rapporto di 80 fili di ordito e 4 di trama. Ogni striscia della spina è formata da 41 fili di ordito nell'una e da 39 fili nell'altra direzione della spina.
  • Tessitura: presenta due tipi di difetti, e cioé nel primo si vede che alcune strisce dell'armatura sono più sottili (37 fili di ordito) o più larghe (43 fili di ordito) del normale; nel secondo si osserva un'armatura a spina più sottile di circa 5 fili all'interno di una striscia. È insolito che le cimose visibili siano formate da due soli fili doppi. Entrambi i loro fili di ordito presentano un'armatura a spina 3/1.
  • Torsione dei fili di ordito e delle trame: destrorsa (Z)
Trattandosi di un manufatto filato e tessuto manualmente, il peso e la densità dei fili e delle trame possono variare a seconda delle zone prese in esame.  

 


Datazione - L'esame della sua costituzione non permette di costituirne una accettata data (anche se i risultati della datazione al radiocarbonio  14C, resi noti nel 1988, indicano un arco di anni tra il 1260 e il 1390 d.C.). L'arco di 130 anni può essere ancora ridotta a circa 90 perché i dati storici consentono di affermare con certezza che la nostra Sindone esisteva già intorno alla metà del secolo XIV. Ma la data più probabile  di "produzione" della Sindone è gli ultimi decenni del Duecento, un dato che corrisponde perfettamente ai dati storici noti.
I risultati scientifici possono aprire un dibattito filosofico e teologico; le conclusioni vanno lasciate agli esperti dei rispettivi campi, e in definitiva alla coscienza di ciascuno di noi.

La Sindone scientificamente non si può considerare una "reliqua" ma, per chi crede, solo una "veneranda icona" (Comunicato ufficiale del 13 ottobre 1988, in G. Intrigillo, La Sindone dopo la datazione con il radio carbonio, ed. Dehoniane, 1990, p. 9.). 

 
[1] "L'Osservatore Romano" (Città del Vaticano), 1° novembre 1992, p. 1
[2] Carlo Papini "Sindone una sfida alla scienza e alla fede" - Ed. Claudiana, 1998
[3] Ferdinand de Mély "Le Saint-Suaire de Turin est-il authentique?"Parigi, 1902, p. 21


Rames Gaiba
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