2 maggio 2017

ACRILICO

Acrilico - da acrile.

Fibra tessile sintetica  costituita per l'85% da acrilonitrile, monomeri derivati dall'acido acrilico. E' disponibile in fiocco, tow, top per filatura. Viene prodotta in numerosi tipi speciali con caratteristiche innovative: microfibre più sottili del cashmere, per una maglieria morbida e calda; fiocchi "flame retardant", destinate ad utilizzi tecnici nell'ambito della sicurezza; fibre che nascono già tinte dal produttore, per risparmiare sui processi di tintura, assicurando nel contempo un maggior rispetto dell'ambiente ed una solidità a prova dei più severi utilizzi "outdoor", ecc. Può essere impiegata in puro o con fibre naturali o "man made". Tra i marchi commerciali più diffusi: l'Orlonil Dralon, il Leacril.

Il processo produttivo prevede una fase di polimerizzazione, seguita dalla filatura chimica che, data la particolare natura dell'acrilonitrile, non può essere effettuata per fusione ma solo per soluzione. La filatura può avvenire a secco, come nella prima produzione di DuPont e di Bayer, oppure a umido, sistema, quest'ultimo, che nel tempo si è affermato come il più diffuso, rappresentando oggi circa l'85% della capacità installata nel mondo. Alla filatura fa seguito una serie di trattamenti il cui scopo è quello di impartire alla fibra le necessarie caratteristiche fisico-meccaniche, quali tenacità, modulo, fissaggio (nel caso della fibra stabilizzata), retraibilità (nel caso della fibra high-bulk), cretto, mano: proprietà che sono progettate in funzione della tecnologia di trasformazione, e degli usi finali cui la fibra è destinata. Notevole importanza nel processo di filatura chimica della fibra acrilica ha assunto la tintura, che può vantaggiosamente essere effettuata direttamente nella fase di produzione. Si possono impiegare due tecnologie: in filatura, inserendo coloranti o pigmenti nella soluzione del polimero, prima di alimentarlo alle filiere; oppure in linea, aggiungendo speciali coloranti prima dell'essicamento, quando la fibra è ancora allo stato di gel, per cui la penetrazione del colore è possibile in modo efficace. La fibra acrilica "producer dyed" si è affermata per una serie di vantaggi non indifferenti, quali l'ottima riproducibilità dei colori tra i diversi bagni di tintura, l'elevatissima solidità e durata delle tinte, l'assoluta costanza di caratteristiche, i vantaggi di costo in rapporto alla tintura in filo, e infine il rispetto dell'ambiente, perché i coloranti inesausti non sono scaricati con l'acqua di tintura ma recuperati e smaltiti nell'ambito del ciclo produttivo 8rese di processo vicine al 99%). È indubbio, comunque, che la tintura "normale" (quella eseguita invece sul materiale greggio allo stato di fiocco, top, filato, tessuto, maglia) è il procedimento di più vasta applicazione in mercato, e ciò per varie ragioni. Intanto la facilità di tingere la fibra acrilica con coloranti cationici porta a risultati eccellenti in fatto di solidità, intensità e vivacità dei colori: il processo tintoriale è inoltre da tempo divenuto rapido e sicuro, con ottimo grado di esaurimento e facilità di riproduzione, nonché mezzo congruo di "quick-response". Nessun problema anche nell'ampio ventaglio di applicazioni in mischia con fibre diverse (naturali o chimiche), e questo pure per quanto attiene alle fasi di lavorazione lungo la filiera tessile, segnatamente in filatura e tessitura.

CARATTERISTICHE: Si producono manufatti con mano particolarmente lanosa e calda. Ha un'ottima resistenza alla luce solare ed agli agenti atmosferici; inattaccabilità da muffe, microorganismi, tarme, insetti di qualsiasi genere. Ha un ottimo comfort, coibenza, traspirabilità; facilità di lavaggio, senza infeltrimento, con rapidità di asciugatura. E' irrestringibile ed ha buona resistenza allo stropicciamento.

IMPIEGHI: Tessuti per abbigliamento per drapperia e laneria leggera e pesante, maglieria esterna [1], calzetteria, ecc.; normalmente in mista, e quella più utilizzata è con lana  [2] nel rapporto 55/45. Pellicce cosiddette "ecologiche" per interno o per esterno, impiegando fibra acrilica pura o in mista al 100% nei titoli 3,3 - 5,6 - 8,9 dtex. Tappeti, per la resilienza e la facilità di manutenzione; tessuti e velluti per arredamento (aspetto brillante, lunga durata, resistenza allo sporco, facile pulitura), dove l'effetto è realizzato con filati lanieri o cotonieri prodotti con fibra acrilica lucida al 100% nei titoli 3,3 - 5,6 dtex; tende per esterno (ottima resistenza alla luce solare, alle muffe ed agli agenti atmosferici); ovatte per le imbottiture di divani, poltrone, ecc. [3].

[1] Per la maglieria intima è sconsigliata perché può presentare inconvenienti dovuta a fenomeni di elettrizzazione per strofinio.
[2] Unita alla lana evita l'infeltrimento del tessuto.
[3] Per l'abbigliamento sportivo si preferiscono imbottiture in poliestere.


CODICE TESSILE: PC (EURATEX) - PAN (BISFA)

Francese: acrylique
Inglese: acrylic
Tedesco: Acryl, acrylsaür
Spagnolo: acrilico

STORIA - I primi studi sulle fibre acriliche risalgono alla fine degli anni '30, e furono portati avanti, su due filoni separati di ricerca, sia in Germania sia negli Stati Uniti. I ricercatori si erano posti come obiettivo la messa a punto di solventi idonei a sciogliere il poliacrilonitrile, una sostanza di cui già si conosceva l'idoneità a produrre fibre. Nell'immediato dopoguerra queste ricerche, sotto l'impulso della sperimentazione posta in essere in America dalla Du-Pont, approdarono alla messa a punto della prima fibra acrilica (1947), prodotta con il processo di filatura a secco e lanciata in mercato con il marchio Orlon. Analoghi risultati furono ottenuti, verso la metà degli anni 50, nei laboratori tedeschi, con il marchio Dralon, e, successivamente, in quelli di altri produttori di fibre europei. La prima fibra acrilica italiana, con il marchio Leacril, venne prodotta e commercializzata nel 1959 dall'ACSA del gruppo Edison. Affermatesi dopo il 1950 sul mercato, occupa ancora oggi un posto importante fra le fibre sintetiche.  



Rames Gaiba
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