19 dicembre 2017

SCARPA

Scarpa - dal germanico skarpa, "sacca di pelle".

Calzatura che copre e protegge il piede, formata da una parte superiore (tomaia) e da una inferiore, a contatto con il terreno (suola e tacco) più rigida in cuoio, gomma o altro materiale. La tomaia, può essere in pelle o in tessuto o in altro materiale, e, a sua volta, si suddivide in punta, mascherina, gambetti e calcagno. La mascherina, in particolare, è la parte centrale della tomaia e si trova tra la punta e i gambetti, ossia le sedi di lacci ed occhielli. Fra la tomaia e la suola si trovano, nelle lavorazioni migliori, il sottopiede e il guardolo: il primo è una soletta di cuoio, morbida ma robusta, collocata nel bordo e unita con due cuciture sia alla parte superiore sia a quella inferiore della scarpa.




Francese: soulier; chaussure - Inglese: shoe - Tedesco: schuh - Spagnolo: zapato

SIMBOLI, MITI E CREDENZE - Il «calzato» si distingueva socialmente dallo «scalzo», ma se ne distingueva anche religiosamente. Scrive Bernard Rudofsky, “le persone più umili, schiavi, prigionieri e penitenti trascorsero l'intera vita a piedi nudi, guadagnandosi così il disprezzo delle persone calzate (per le quali il portare scarpe significava essere in grazia di Dio)”. [1] La cultura medioevale aveva assorbito tale disprezzo dall'antichità romana. Un romano che si rispettasse non si sarebbe mai fatto vedere scalzo in pubblico. Anche il →sandalo, in quanto lasciava scoperta un'ampia parte del piede, era usato dagli uomini solamente in casa. In pubblico, per non sembrare effeminati, questi dovevano indossare scarpe chiuse. L'unico caso in cui si sarebbero presentati a piedi nudi era un funerale, o quando, per allontanare una carestia, si compivano processioni e cerimonie che avevano appunto il nome di nudipedalia. Le donne, invece, potevano uscire da casa in sandali senza essere soggette a censura, ma il piede coperto restava in ogni caso per loro un simbolo di castità. Nella Roma antica, infatti, le prostitute non erano autorizzate a portare scarpe, ma solo sandali, i quali mostrando il piede, erano un chiaro segnale di libertà sessuale. [2] Per lo stesso motivo, la Chiesa Cattolica decise che i sandali erano adatti ai monaci ma non alle suore. Gli stessi Padri della Chiesa avevano condannato la nudità dei piedi femminili, e avevano imposto che le donne entrassero in chiesa con i piedi coperti. Piedi e gambe erano considerati gli arti più vili, in quanto collocati dalla stessa natura nella parte inferiore del corpo umano, e per questo anche l'arte della calzoleria era considerata meno pregevole di quella del sarto. [3] Nella Bibbia, Dio chiede a Mosè di togliersi i sandali quando si appresta a entrare nel roveto ardente. “[Dio] riprese: 'Non ti avvicinare! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!” (Esodo, 3, 5-6). Il valore erotico dei piedi è attestato anche in altre civiltà, ed è per questo che la scarpa non ha diritto di cittadinanza in certi luoghi sacri, nelle moschee e nei tempi asiatici, in particolare. Nella tradizione musulmana, la scarpa è considerata un capo di abbigliamento impuro, perché è sporcata dal suolo su cui si posa, contaminata dalle energie profane. È per questo che nello spazio sacro della moschea, si devono togliere le scarpe. Il fedele deve presentarsi a piedi nudi, sia per attestare la sua spogliazione materiale, sia per rafforzare il suo contatto con la terra consacrata e pura. La stessa cosa vale nelle pratiche quali le arti marziali, yoga, che cercano di stabilire il legame corpo-mente, attraverso l'asse terra-cielo.


[1] B. Rudofsky, The Unfashionable Human Body, Garden City (NY) 1971; trad. it. Il corpo incompiuto, Milano 1975, p. 49.
[2] V. Mastrisciano, Le fabbriche di calzature, Torino 1923, pp. 16-17
[3] A. Viannello, in Storia d'Italia - La moda, cap. Storia sociale della calzatura, Einaudi 2003, pp. 634-635.



LINK CORRELATI (da questo blog)

Bibliografia
  • Irvana Malabarba, Ai piedi di una donna, ed. Idealibri, 1991
  • Giorgio Riello e Peter McNeil (a cura di), Scarpe. Dal sandalo antico alla calzatura della moda, ed. Angelo Colla, 2007
  • Stefania Ricci (a cura di), Il Calzolaio prodigioso. Fiabe e leggende di scarpe e calzolai, ed. Skira - Museo Salvatore Ferragamo, 2013
  • Riccardo Panattoni e Elio Grazioli, Le scarpe di Van Gogh, ed. Marcos y marcos, 2013 



Rames Gaiba
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