24 novembre 2010

I Vichinghi si pagavano in tessuti


L'abbigliamento della popolazione scandinava medioevale era improntato alla funzionalità.
Assai sviluppata l'arte della tessitura, praticata da uomini e donne.


Manca un capitolo nella maggiore parte delle storie della moda: è quello dedicato ai Vichinghi. Questa lacuna può anche dipendere dal fatto che non si conosce molto del modo di vestirsi delle popolazioni vissute in Scandinavia tra il IX e XI secolo (cioè i Vichinghi), perché scarsi sono i reperti che ne raffigurano il modo di vivere.

Tuttavia, secondo gli studiosi, lo stile del  vichingo è ben lontanoda quello piuttosto rozzo scolpito nell'immaginario comune. Sembra, anzi, che il vichingo tenesse molto alla sua mise.

La parte inferiore del corpo era coperta da lunghe mutande di lana e da pantaloni che potevano essere lunghi e sciolti, oppure più corti, come i pantaloni alla zuava, aderenti come quelli da sci o sbuffo, mentre sul busto veniva indossata una tunica che scendeva fino a metà coscia, stretta in vita da una cintura di cuoio, o camicia con lo scollo quadrato e a maniche lunghe. Sulla tunica si portava un mantello senza maniche, fissato sopra la spalla da una fibbia ovale. il mantello, fatto di un solo pezzo di tessuto, lasciava libero un braccio per poter afferrare la spada. Ai piedi il vichingo sfoggiava calzature fabbricate con un pezzo unico di cuoio ripiegato e tenuto fermo alla caviglia con un cordoncino e talvolta rinforzate da una suola. Guanti senza dita e copricapi, entrambi di lana o di feltro, completavano la sua tenuta, che comunque si caratterizzava per la funzionalità, visto che veniva usata per pescare, lavorare la terra o forgiare i metalli.

Molto pratico era anche il guardaroba della donna vichinga. Il capo principale era una lunga veste di lana pieghettata, con le maniche di varie lunghezze, che si apriva sui seni per permettere l'allattamento, essendo le gravidanze molto ravvicinate. Era ricoperto da un grembiulr di tessuto rettangolare e ricamato, su cui erano attaccati gli accessori per il cucito, oppure da uno scialle trattenuto sulla parte alta del petto da una spilla. I capelli erano avvolti da una specie di foulard legato sulla nuca. Gli indumenti venivano fabbricati in casa da uomini e donne grazie a un telaio verticale appoggiato contro il muro. I fili dell'ordito erano tenuti tesi con delle piccole pietre colorate, mentre quelli della trama venivano infilati con una primitiva navetta azionata a mano. Il filo di lana si otteneva tramite la filatura con la conocchia e i fili della matassa erano ritorti a mano, con l'aiuto di un peso, un cilindretto affilato ai due capi, che poteva essere di legno, terracotta o pietra, e al quale veniva impressa una veloce rotazione. Alla stessa maniera veniva filato il lino.
Tra i tessuti preferiti spiccavano quelli in seta e in velluto, mentre larga diffusione avevano le pellicie.Le tinte più usate erano quelle naturali, il beige, il marrone e il nero, ma non era raro il ricorso alla tintura, adoperando conchiglie frantumate o erbe e piante.

Per i Vichinghi il telaio casalingo non era solo uno strumento per abbigliarsi ma costituiva una sorta di "zecca" privata. Con esso si realizzava il vadhmàl, il solido panno di lana di montone che, oltre a comporre i capi di vestiario, fungeva da moneta. Molte ammende dovevano essere saldate in unità di peso di quella stoffa, senza scordare che, nella forma di balle stivate nelle navi, rappresentava una merce di scambio utile per pagare le spese dei viaggi per mare. Chissà quante balle di tale panno costò ai Vichinghi la scoperta dell'America prima di Colombo.

Fabio Scaletti

L'estrema rarità di reperti dell'epoca vichinga fa sì che anche per l'abbigliamento, si ricorra a immagini di confronto. Nelle due foto: particoliari dell'Arazzo di Bayeux, che mostra dei guerrieri Normanni. La lunga ascia, la cotta di maglia al ginocchio, l'elmo conico con nasale e (contrariamente all'immagine diffusa) privo di corna, erano adoperati anche dai Vichinghi.

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Articolo tratto dalla rivista "Tecnica della Confezione" n. 227/2002
   

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