28 aprile 2016

Milena Pavlović Barilli, la moda di una artista


Milena Pavlović Barilli e René Gruau, nati nello stesso anno, il 1909, ed entrambi artisti di caratura internazionale, non risulta che si siano mai conosciuti, eppure avrebbero potuto, a Parigi o a New York, e avrebbero avuto non poco da dirsi. Avrebbero potuto parlare di comuni interessi, quello per la moda ad esempio, e mettere a confronto le loro diverse storie e sensibilità.

Fin dai primi giorni della sua esistenza Milena inizia una vita sempre in movimento da una città all'altra, da una nazione all'altra. Una condizione inizialmente imposta, ma poi dovuta ad una scelta personale, che la segnerà per tutta la vita. Come ha notato il critico di Belgrado Lazar Trifunovic «Milena ha assimilato culture diverse: la serba patriarcale, la morbosa tedesca, la poetica mediterranea, la romantica spagnola, e la razionalista francese». Per non dire dell'ultima e troppo prematuramente finita esperienza americana.

Die Dame
Studio per copertina di rivista, 1927

Studio per illustrazione, 1928



Studio per illustrazione, 1928




Autoritratto con berretta bianca, 1929


Autoritratto con il cappello, 1933



Vi è la testimonianza di Gian Carlo Menotti, riportata da Adele Mazzola in Aquae Passeris, che ci dà una breve descrizione di Milena all'inaugurazione del Museo d'Arte Moderna di New York: in abito nero e in testa "uno di quei capellini che si faceva da sola". Quest'ultima affermazione getta una nuova luce sui cappelli che l'artista indossa nei suoi molti autoritratti. Sublimati attraverso la pittura, i cappelli si trasformano così da oggetti già preziosi perché unici, a tasselli dell'opera d'arte. (Francesca Laconisi nel suo saggio "Il guardaroba di Milena",   pp. 49-50.
 

Autoritratto con velo, 1939
Galleria Milena Pavlović Barilli, Požaverac (Serbia)




In occasione dei 100 anni della nascita della pittrice
le Post Serbia ha emesso un francobollo commemorativo 
del valore nominale di 22 dinari.
(data emissione: 6 aprile, in 528.000 esemplari) 


I suoi numerosi ritratti e autoritratti rivelano la capacità di giocare con lo stile, le atmosfere e i costumi del passato, con i veli e i drappeggi che incorniciano volti e silhouettes delle dame di un tempo lontano, drammatico e sensuale, che ancora sopravvive nella dimensione dei sogni.
  

Manica lunga rivolta verso Sud (Long Sleeve go South)
Illustrazione "Vogue" (edizione americana), 1 dicembre 1939


Abito da sera grigio-azzurro disegnato da Nettie Rosenstein, con corpetto di jersey di seta e gonna lunga di chiffon dello stesso colore.


"Rosa Caldo" con il grigio freddo ("Hot Pink" with cool grey)
Illustrazione "Vogue" (edizione americana), 15 gennaio 1940


Qui l'artista fa vibrare il rosso anguria e il grigio metallico illustrando gli abiti da sera e i rossetti di Germaine Monteil. In una notte stellata una fetta d'anguria diventa uno specchio di luna, mentre i manichini si animano e cominciano a volare. Qui compare il volto di Milena sotto le sembianze di un manichino. Anche qui vediamo un cappello ed una giacca dal gusto militare tipico degli anni Quaranta che, come dice Francesca Laconisi, "riportano l'atmosfera surrealista alla dimensione della realtà, contrapponendosi all'eterea figura volante in abito da sera: la moda diventa espressione del quotidiano e riporta Milena al «qui e ora»".


Colori rosa poetici e rosso (Poetic Pinks and Reds)
Illustrazione "Vogue" (edizione americana), 15 marzo 1941


Le illustrazioni per "Vogue" sono per la maggior parte eseguite ad olio su tela incollata su cartone delle dimensioni cm. 22x36.

Dice Alessandra Vaccari nel suo saggio "L'illustrazione di moda e la collaborazione con Vogue" [1], Pendragon,  pp. 40-43.


«Nei primi decenni del XX secolo la moda esprime i valori dell'arte e della cultura d'avanguardia ed esercita un grande fascino su Milena. Centinaia di schizzi del periodo dell'infanzia testimoniano la sua passione per il disegno, spesso seguendo il modello offerto dai figurini e dalle illustrazioni pubblicate dalle riviste del tempo e con una particolare attenzione ad abiti, pose del corpo e gioielli. Negli anni della giovinezza Milena incarna consapevolmente la nuova immagine femminile: ama travestirsi, farsi fotografare e coltiva con costanza il genere dell'autoritratto. Nel periodo della sua formazione artistica  presso l'Accademia di Monaco di Baviera, verso la fine degli anni Venti, realizza come esercitazioni scolastiche figurini, illustrazioni di moda e progetti di copertine di riviste. 

Modello di bellezza (Mould of Beauty)
Illustrazione "Vogue" (edizione americana), 15 aprile 1941

Il Bagno di Venere 
Illustrazione "Vogue" (edizione americana), 15 maggio 1941

 

Cotone ai piedi (Cotton Afoot)
 
Illustrazione "Vogue" (edizione americana), 1 febbraio 1942



Colore sulla tavolozza delle scarpe (Colour on the Shoe Palette)
Illustrazione "Vogue" (edizione americana), 15 aprile 1942

La moda è il filo conduttore nella ricerca di Milena di un'identità artistica e di un mondo. E' un elemento centrale nella costruzione della sua immagine e anche un "sistema magico" che permette all'artista di fare esistere nuovi mondi, esercitando, attraverso il disegno e la pittura, gli straordinari poteri dell'illusionista.

Dal 1939 i suoi lavori in ambito editoriale e pubblicitario cominciano ad apparire su riviste statunitensi quali "Town & Country", "Harper's Bazaar" e soprattutto "Vogue" (...) Sono gli anni  della seconda guerra mondiale e Milena approda a "Vogue" quando la direzione artistica dell'edizione americana è ancora affidata a Mehemed Fehmy Agha, che era molto interessato alle collaborazioni artistiche e aveva portato nella rivista molti nomi e contenuti dell'avanguardia europea. (...) Nel ruolo di illustratrice ritrae vestiti e accessori sulle pagine di "Vogue" dando moltissima importanza ai dettagli, ai particolari costruttivi e alla consistenza dei tessuti.»


BIBLIOGRAFIA
Tosi Brandi E. e Vaccari A. (a cura di), Milena Pavlović
 Barilli, Pendragon, 2010

Mazzola A., Aquae Passeris. La vita di Milena Pavlović Barilli, Pendragon, 2009

Lupano M. e Vaccari A. (a cura di), Una giornata moderna. Moda e stili nell'Italia fascista, Damiani, 2009 



BIOGRAFIA

1909 - Nasce a Požarevac (Serbia) il 5 novembre (23 ottobre, secondo il vecchio calendario della Serbia) da Danica (Danitsa) Pavlović (etnia serba, cugina per via materna del Re Pietro Karageargevic), pianista, e da Bruno Barilli (etnia italiano), compositore, critico musicale, poeta e scrittore di viaggi.

1912-1916 - Vive con la madre tra Parigi, Roma e Bergamo, dove frequenta la prima classe elementare.

1916-1918 - Frequenta la seconda elementare a Roma presso istituti italiani ed inglesi. Verso la fine della I guerra mondiale torna assieme alla madre in Serbia. 




1922-1926 - Si trasferisce a Belgrado con la madre - che prestava servizio presso il Palazzo Reale come Economa di corte - e nell'autunno del 1922 si iscrive al corso propedeutico della Scuola di Belle Arti. Nel 1925 supera l'esame finale del ginnasio e nel 1926 consegue il diploma della Scuola di Belle Arti di Belgrado.

1927-1928 - Nell'ottobre si iscrive all'Akademie der bildenden Kunste a Monaco di Baviera (Germania), che abbandona nel 1928 e si trasferisce a Parigi. Torna a Požarevac.

1930-1931 - In marzo parte con la madre in Spagna, dove soggiorna a Barcellona, Valencia, Granada, Malaga, Siviglia, Cordoba, Madrid. Ad agosto parte per Londra dove rimane per circa un anno e mezzo.

1931-1932 - Inizia il suo periodo surrealista. Conosce molti artisti, scrittori e personaggi del mondo culturale. Alla fine dell'estate del 1932 raggiunge il padre a Roma, dove in pochi mesi dipinge circa 40 quadri ad olio.

1933-1936 - Si sposta tra Parigi e Roma. Nel 1934 a Roma è presente alla mostra sindacale; inaugura una personale alla Galleria della Cometa, ed è invitata alla Quadriennale e alla Biennale di Venezia. Nell'estate del 1935 torna a Požarevac e ci rimane un anno e mezzo.

1938 - All'inizio di gennaio torna a Parigi. Trascorre l'estate a Venezia; a settembre, con la madre, assiste a Bergamo alla prima dell'opera lirica Medusa composta dal padre (tra il 1910-1915). Visita Oslo in Norvegia, poi ritorna a Parigi.

1939-1940 - A Parigi dipinge le sue ultime opere europee. Il 18 agosto 1939 con la nave "De Grasse" parte da Le Havre per New York, con l'intenzione di visitare l'Esposizione universale,  dove arriva il 27 agosto. In America la sorprende lo scoppio della guerra: non può tornare in Europa. Le sue composizioni sono ispirate alla pittura metafisica e influenzate dall'arte dei grandi maestri del rinascimento italiano. Dipinge numerosi ritratti.


Autoritratto con scudo e aquila, 1940



1940-1942 - Realizza illustrazioni e disegni pubblicitari per riviste di moda americane e di arredamento, tra cui "Town & Country" e "Vogue" (della casa editrice Condé Nast), "Harper's Bazaar", "Glamour", "Sharm"; illustrazioni pubblicitarie per Textron, Hanes Hosiery; illustra le creazioni degli abiti da sera di Germaine Monteil e le calzature di Palter de Liso; crea allestimenti per i magazzini Bonwit Teller, Lord and Taylor, Sax Fifh Avenue; si occupa del disegno grafico per l'acqua di colonia Mary Dunhill e per i cosmetici della Revlon. 

1943 - Durante l'estate dipinge il ritratto del giovane Robert Thomas Astor Gosselin con cui si sposa il 24 dicembre 1943 nella Carolina del Nord (USA).

1944 - Cade da cavallo ferendosi alla spina dorsale. Durante la convalescenza continua a lavorare intensamente. Collabora con il compositore italiano Gian Carlo Menotti e disegna i costumi per il suo balletto Sebastian.

1945 - Muore , a soli 36 anni, il 6 marzo nel suo appartamento di New York. Esistono tuttora dubbi sulle cause della sua morte prematura. L'urna con le sue ceneri (il corpo viene cremato per volontà del marito americano, azione di cui la madre Danica non si capaciterà mai) viene trasportata a Roma e tumulata il 5 agosto 1949 al cimitero non cattolico all'interno del complesso del parco "Testaccio", dove sono sepolti anche il padre e la madre. Dentro al contenitore di terracotta due fotografie di Danica e Bruno Barilli, che prolungheranno in eterno il loro infinito abbraccio alla figlia morta lontana.



Rames Gaiba




 


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