2 maggio 2012

Goya: il tondo dell'Industria (Le Filatrici)

L'industria, 1804-1806
Francisco Goya y Lucientes

Madrid, Museo Nacional del Prado
Olio su tela, diametro cm. 227







Fa parte di una serie di quattro tondi, non a fresco ma a tempera su tela, che a Goya furono ordinati dal primo ministro Godoy, per un bel palazzo di Madrid dove si tenevano numerosi ricevimenti ufficiali. La volta del suo ampio ingresso, di fronte a una magnifica scalinata centrale che tutti gli ospiti percorrevano, presentava quattro lunette. Sono allegorie dei quattro principali elementi del pensiero economico dell'Illuminismo, quali le avevano esposti Campomanes e Jovellanos. Portati a termine nel 1804-1806, questi tondi sono Il commercio, L'agricoltura, La scienza (perduto) e L'industria.

Il più bello è l'ultimo, un omaggio alle Filatrici di Veláazquez (1657 ca.), vasta e complessa scena di operaie a lavoro nella Arazzeria reale. Non è forse privo di una certa malizia il fatto che le modelle di Goya per questa allegoria del progresso fossero probabilmente prostitute relegate nella casa di lavoro di San Fernando a Madrid per scontare una pena intesa a redimerle. A Goya piaceva frequentarla e disegnarvi, come attestano numerosi schizzi dell'Album di madrid del 1796-97.  «È chiaro che vengono portate alla casa di lavoro di San Fernando» dice una guardia armata a un'altra nel foglio 82, dove due ragazze si trascinano avvolte in scialli per nascondere il volto; e nel foglio 84, sopra la didascalia San Fernando jcómo hilan! (San Fernando,  come filano!), tre donne, rapate quasi a zero per facilitare la ricrca di pidocchi, maneggiano dei fusi in una stanza della casa di lavoro.

Le due donne ai filatoi dell'Industria sono presumibilmente loro compagne, e non delle meno atttraenti; a quella sulla sinistra, con l'ampia gonna verde e oro e il seno mollemente coperto da una camicetta bianca vivamente illuminata, Goya ha conferito l'aria di una vera e propria dea dell'industria. Ma una dea malinconica: la sua espressione assorta, soffusa di tristezza, sembra confermare che lavora per scontare una pena. Non è escluso che, annidata nella mente dell'artista, nel dipingere questa tela per Godoy vi fosse l'immagine delle Parche, una delle quali, Cloto, era tradizionalmente raffigurata nell'atto di dipanare il filo della vita umana; le avrebbe rappresentate tutte e tre, anni dopo, in una delle Pitture nere della Quinta del Sordo. A parte ogni congettura, il dipinto è di splendida composizione; il grande cerchio del tondo racchiude una serie di altri cerchi e semicerchi; le rotondità dei seni della filatrice, le ruote dei filatoi, il tondo rigonfiamento della gonna verde, i volti rotondi delle donne e, nello sfondo, i grandi semiarchi delle aperure delle finestre. Anna Reuter ha fatto notare che Goya illuminò le figure come se la luce che cade su di loro provenisese da una fonte architettonica reale, la lanterna al centro della volta dell'anticamera del palazzo. [1]


[1] Anna Reuter, in Fundación Amigos del Museo del Prado (a cura di), Goya: La imagine de la mujer, p. 224
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BIBLIOGRAFIA

Robert Hughes, Goya, Ed. Mondadori, pp. 248-249


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