27 febbraio 2017

DRESS CODE

DRESS CODE - locuzione inglese che significa letteralmente "Dress" = vestito, "Code" = codice.

S'intende i codici del vestire, i linguaggi, gli stili di abbigliamento e di ambiente che oggi diventano sempre più articolati e imprevedibili.
Il dress code customizza il corpo e lo mette in scena.


Dress Code: Black Tie (2008)
Andrew Mcneile Jones
olio su tela, cm. 70 x 50


L'abito allo Specchio (2008)
Andrew Mcneile Jones
olio su tela, cm. 70 x 50





Scrive Ornella Kyra Pistilli nel suo libro “Dress Code” [1]:

«Nel lessico cosmopolita della moda è uso distinguere tra dress e clothing. Clothing si riferisce ai vestiti e agli accessori in quanto tali, dress a quelle pratiche e aspettative che ne caratterizzano l'impiego: scelta, combinazione, occasioni in cui vengono indossati, portamento. In questo senso, il termine dress è più appropriato a definire l'universo dei vestiti, degli accessori e del make-up quando parliamo di abbigliamento come pratica culturale. Code. Codice. Indica le regole della trasformazione, la logica sottostante l'attività di creazione e consumo di abiti, accessori e make-up. Il dress code è, letteralmente, l'abbigliamento codificato. Il termine viene utilizzato  in diverse lingue senza subire traduzioni. Il termine dress, associato a code, è il concetto chiave per entrare nel mondo della moda da un punto di vista antropologico: una prospettiva strategica  per comprendere le dinamiche dei processi culturali, evidenziando la costruzione delle identità e delle differenze - soprattutto quelle di genere e di etnia, con cui si delinea, di volta in volta, la specificità culturale. La sfida è scoprire sotto quale forma è codificata l'informazione relativa a caratteri come: tradizionale, moderno, cosmopolita, folk, etnico, globale, locale, sexy, cool, ecc.
Nel dress code il codice è lo stile. La stilizzazione del corpo permette di leggere una molteplicità sorprendente di dati che riguardano i modi in cui si articola la sua relazione con il mondo. Lo stile è il codice operativo che suggerisce sensibilità, attitudini e abilità, che segnala ambiti di appartenenza culturale. Informa circa filosofie e visioni del mondo.

Il cappello di alpaca del Perù indossato a una manifestazione contro la politica globale del WTO [2] sta dicendo un'infinità di cose contro la logica del brand, la produzione seriale, lo sfruttamento del lavoro minorile nei Paesi in via di sviluppo, il fashion system e la società dello spettacolo. Lo stesso cappello di alpaca, ripreso dal coutier John Galliano e indossato dalla top model Gisele nella sfilata prêt-à-porter autunno-inverno 2002 di Christian Dior, sta sussurrando qualcosa di completamente diverso sul regime dell'apparenza, sul potere del brand, sulla moda e sulla dimensione post-moderna dell'etnicità. Critica culturale che si esercita nella partecipazione politica e nell'etica delle scelte da una parte e atteggiamento blasé di uno sguardo disincantato e relativizzante dall'altro. Antagonismo sociale e disincanto postmoderno.




Incontriamo dress code nei luoghi di culto, di lavoro, di svago. Sembra che non esistono zone dell'agire sociale libere da dress code. Abbiamo dress code anche quando non siamo in presenza di una codificazione esplicita. Sintomatico il caso dei punkabbestia che, con il loro abbigliamento dimesso e indifferente a qualsiasi logica stilistica ed estetica, in realtà presentano e confermano una forte codificazione vestimentaria.»


[1] Ornella Kyra Pistilli - Dress Code - ed. Castelvecchi, 2005, pp. 22-25
[2] WTO - Word Trade Organization; anche denominata Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), fondata nel 1995, allo scopo di supervisionare numerosi accordi commerciali tra gli stati membri.




Rames Gaiba
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