20 marzo 2017

CANAPA

Canapa - contrariamente a quanto riportano alcuni testi che la parola derivi dal latino cannabis, "canna" lo stesso non può essere di origine indeuropea a causa del fatto che in un trisillabo indeuropeo la sillaba finale deve contenere un morfema derivazionale indeuropeo: nel termine cannabis, invece, la sillaba -bi- non corrisponde ad alcuno dei pur numerosi morfemi derivazionali indeuropei che ben conosciamo. Questo esclude tecnicamente ogni relazione con una base derivazionale come quella della parola canna. Deve perciò trattarsi di un prestito da lingua anaria entrato nelle lingue indeuropee a partire dal VI secolo a.C. con la commercializzazione del prodotto. I Greci adottarono il nome e il prodotto, con il suo nome grecizzatosi diffuse alle altre culture. [1]  

Fibra tessile estratta dal libro (liber in latino) della canapa (Cannabis Sativa, cioè la canapa industriale), dalla quale si estrae, mediante macerazione e battitura, trasformandola in filato; pianta annuale, di notevole varietà morfologica e fisiologica, con forme precoci e tardive. Il fusto è conico e ha un diametro di circa 5 cm., costulato, cavo a maturazione, ramificato nelle piante più distanziate, può raggiungere l'altezza di 4 o 5 metri. La coltivazione della canapa non richiede diserbanti né pesticidi, e non esaurisce le risorse del terreno (in tal senso è considerata una fibra ecologica). E' coltivata oggi in molte regioni a clima temperato o temperato/freddo come l'Europa (attualmente al primo posto nella produzione mondiale si trova la Russia meridionale) e la si sta reintroducendo in Italia, legata al fatto di nuove tecniche di produzione che eliminano gran parte della mano d'opera. Il processo di tintura in pezza si svolge pressappoco con le stesse peculiarità adottate per i tessuti di lino, con qualche diversificazione (Bruciapelo, Purga, Sodatura a foulard, Candeggio). Nel settore tessile le nuove tecnologie a basso impatto ambientale permettono di lavorarla sino ad ottenere una versatilità finora sconosciuta, anche mischiata ad altre fibre.

CARATTERISTICHE: E' una fibra poco elastica e piuttosto rigida (perciò i tessuti di canapa si sgualciscono facilmente) di aspetto ruvido, il filo di canapa, grazie alla sua particolare struttura molecolare, è caldo d'inverno e fresco d'estate; assorbe l'umidità (igroscopicità: 30% - tasso di ripresa ufficiale: 12%) quasi quanto il lino (igroscopicità: 20% - tasso di ripresa ufficiale: 12%), ma resiste agli strappi tre volte tanto; effettua un micro - massaggio sulla pelle; protegge fino al 95% dai raggi UVA nocivi per la pelle.

- Comportamento alla fiamma: Brucia con fiamma giallastra, con odore di carta bruciata, lasciando ceneri biancastre leggere. - Effetto del calore: A 120° C ingiallisce, a 150° C dopo 5 ore si decompone. - Effetto delle tarme: Non attaccata.

IMPIEGHI: tessuti sia di arredamento che raramente da abbigliamento. Nel settore automobilistico nei rivestimenti interni. In campo cosmetico prodotti a base di olio di semi di canapa, hanno eccellenti proprietà emollienti e dalla combustione non tossica.

MANUTENZIONE: la canapa va stirata con ferro molto caldo  (2 pallini), meglio se si inumidisce il tessuto prima di stirare.

CODICE TESSILE: CA (EURATEX)



Il trionfo della canapa (1950) - Gino Boccasile
manifesto cm. 23 x 31.5


francese: chanvre
inglese: hemp
tedesco: Hanf

spagnolo: canamo

[1] Giampaoli G., Museo della Canapa, Regione Umbria, 2008, in collaborazione al dipartimento di Glottologia dell'Università di Perugia.  


STORIA - Originaria dell'Asia centrale, risulta che venisse coltivata in Cina già 5.000 anni fa, come è testimonianza dalle stoffe rinvenute tra i resti della cultura Liangzhu a Caoxieshan, nel Jiangsu; si può dire che il primo materiale usato dagli antichi cinesi per vestirsi fu la canapa. Era nota nel mondo latino un secolo prima di Cristo, ma esistono pochi cenni sulla sua utilizzazione, essendo di gran lunga preponderante il lino. Arriva in Italia presumibilmente attraverso la Russia e i paesi Balcanici. Le prime notizie certe sulla coltivazione della canapa in Italia si trovano nel “De re rustica” di Collumella e nella “Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio nel 1° secolo d.C. In Italia la canapa fornì la fibra predominante per la tessitura casalinga delle nostre popolazioni povere fino al XIX secolo; il lino fu riservato alle classi sociali più agiate, e la seta alla nobiltà. In Italia un grande incremento fu dato dal Regime fascista che elesse la coltivazione della canapa ad "attività autarchica al cento per cento". Finita la seconda guerra mondiale decadde di colpo, fino a sparire del tutto in pochissimi anni. In Italia scompare negli anni '70 a causa di una errata interpretazione della legge che proibisce la coltivazione della Cannabis (Cannabis indica, la canapa indiana), per ragioni preventive in merito all'uso di sostanze stupefacenti; tutto questo quando, paradossalmente, l'Unione Europea, ha stabilito fin dal '71, che possono beneficiare dell'aiuto economico le varietà di canapa il cui contenuto di THC (tetraidrocannabinolo, cioè il principio attivo dell'allucinogeno) non superi lo 0,2% (Circolare MIPAF n° 18/2002). Si è riaffacciata nel 1988.


Estrazione della canapa dal macero (1615-1616)
Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento, Ferrara, 1591 - Bologna, 1666)
affresco, staccato da Cassa Pannini, trasferito su tela, cm. 73 x 111
Pinacoteca Civica - Cento, Ferrara


I contadini estraggono la canapa macerata e le donne alzano delle “prille” o capannuccie coniche. La “prilla” (Pila di Canapa) è un fascio conico di steli di canapa. La «impilatura» veniva eseguita dopo due giorni dalla «scossatura». Le pile, fatte a cono, del diametro al piede di 2-3 metri, si formavano coi manipoli, avendo cura di tenerli ben serrati fra loro. Veniva data loro una buona legata con canapa verde, con tre giri a spirale che abbracciavano dalla cima fin verso la metà, onde potessero resistere al vento e alla pioggia di stravento. 

CURIOSITA' - Quasi fino alla fine del XIX secolo, una percentuale stimata tra il 75 e il 90% della carta fabbricata nel mondo era prodotta con fibre di canapa, che costituivano la materia prima per libri, carte geografiche, banconote, carte valori, giornali: oltre alla Bibbia di Gutenberg, primo esempio di opera stampata, risalente al 1455, anche le opere di Mark Twain, Victor Hugo, Alexandre Dumas furono stampati su carta di canapa, così come, nel 1776, la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti. Essendo una fibra forte e lucida, in grado di resistere al calore, alla muffa ed agli insetti e non venendo danneggiata dalla luce, pitture ad olio dipinte su tele di canapa si sono conservate in buone condizioni attraverso i secoli: i quadri di Rembrandt, di van Gogh e di altri famosi artisti (dal Rinascimento in poi) erano per lo più dipinti su tessuti di canapa.



Ciclo della canapa (1978 circa)
Otello Ceccato (Padova, 1928 - Copparo, Ferrara, 2014)
olio su tela


SIMBOLI, MITI E CREDENZE - Già in età antica era noto il doppio uso della canapa: sostanza eccitante e allucinogena, pianta che consente la produzione e lavorazione di fibre tessili per fabbricare corde, sartiame e, naturalmente indumenti, biancheria, tovaglie.

L'eccitante sauna a base di semi di canapa bruciati presso le tribù della Scizia [2] è descritta con grande precisione da Erodoto, il quale non omette di ricordare che nelle stesse zone i tessuti di canapa erano talmente raffinati da essere confusi con quelli di lino.
Il passo merita di essere riportato per intero:

“Compiuta una sepoltura, gli Sciti si purificano nel modo seguente. Dopo essersi unto e deterso il capo, al corpo fanno questo: piantati tre pali inclinati l'uno verso l'altro, vi stendono sopra tutt'intorno coperte di lana e, chiusele quanto più possibile, gettano pietre arroventate in una conca posta in mezzo ai pali e alle coperte.” [3]


[2] La Scizia corrisponde all'area euro-asiatica che in antichità, tra l'VIII secolo a.C. e il II secolo d.C., fu abitata dalla popolazione degli Sciti.
[3]
La canapa nell'Italia medioevale: rassegna di studi, temi e problemi, di Bruno Andreoli dal libro Una fibra versatile. La canapa in Italia dal Medioevo al Novecento, Ed. Clueb, p. 1.  


RIF. LETTERARIO - Gli abiti di canapa rientrano a pieno diritto nel repertorio della satira antivillanesca.

Matazone da Galigano nel poemetto intitolato De origine rusticorum et qualiter debent tractari, dopo aver descritto le ricche, fini e variopinte vesti del cavaliere, per il vile contadino prescrive:

D'un canevazo crudo
però che nacque nudo,
abia braga e camixa
fata a la strania guixa. [4]



[4] Papias Vocabulista, Venetiis, 1496, ristampa anastatica a cura della Bottega d'Erasmo, ad vocem.  


Bibliografia



  • Giuseppe Romagnoli, Storia di una fibra prestigiosa nella civiltà contadina bolognese. La Canapa, Ed. Officina Grafica Bolognese, 1976
  • Agostino Bignardi, La Canapa - Hemp, Ed. Fertimont, 1981
  • a cura di Carlo Poni e Silvio Fronzoni, Una fibra versatile. La Canapa dal Medioevo al Novecento, Ed. Clueb, 2005 

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Rames Gaiba
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