2 marzo 2017

TABARRO

Tabarro - l'origine del termine è molto incerta; chi lo fa derivare dal latino medioevale tabarrus, chi invece dal francese antico tabart, e chi ancora dal latino tabae.
Rames Gaiba
in tabarro Steinbock

Ampio mantello, da uomo (ma oggi la moda lo presenta anche per la donna), rotondo, a ruota, lungo fino al polpaccio in tessuto pesante in lana spesso reso impermeabile, con bavero e pellegrina. Per fare un tabarro sono necessari sei metri di tessuto. Il tabarro è formato da una ruota perfetta che bisogna tagliare in coppia; una sola cucitura passa lungo la schiena, per il resto non serve in quanto la stoffa è a "taglio vivo", avendo il tessuto una particolare compattatura che permette appunto di tagliarla senza dover cucire i bordi per evitare la sfilacciatura. Chiuso sul petto da due bottoni che si chiamano 
“gangheri, che riproducono "mascheroni" veneziani (preferibilmente in argento), volendo con il collo di astrakan. Può essere di modello classico lungo fino al polpaccio o più corto per andare a cavallo o in bicicletta. Va indossato sull'abito. Questi viene indossato chiuso  buttando un'estremità sopra la spalla opposta in modo da avvolgerlo intorno al capo.Il Tabarro ha una storia centenaria. In uso ancora,  come capo popolare indossato  dagli abitanti nella pianura padana, dove sulle rive del Po (Italia settentrionale) il tabarro è rimasto uno stile di vita fino al  dopoguerra e non è difficile ancor oggi  incontrare uomini intabarrati. Molto diffuso negli anni '60 questo capo ogni tanto è "rivisto" dagli stilisti contemporanei.
Uomini "intabarrati" nella campagna pianura padana




Identificabile con il tabarro è il vecchio ferraiolo (ferraiol in Veneto). In Romagna il tabarro è capparela.

STORIA - A partire dal 1300 era indossato solitamente da persone importanti come medici, magistrati, ecclesiastici, caratterizzato da grandi strisce di stoffa attaccate al cappuccio. Come nel secolo precedente continuerà a far parte delle sopravvesti maschili: pesante, con o senza fodera in pelliccia.


Rinuncia di San Francesco ai beni paterni (1452)
Benazzo Gozzoli (Firenze, 1420 - Pistoia, 1497)
affresco, chiesa di San Francesco a Montefalco, Perugia  

Nel 1500 si definisce tabarro una giacca elegante con maniche e aperta sul davanti, usata specialmente dagli scudieri del Doge di Venezia, che la portavano gettata sulle spalle senza infilare le maniche. Sempre nel 1500 era anche un grossolano indumento con cappuccio e cinto in vita, portato dai galeotti e dalla povera gente. Nel 1700 il tabarro diventa anche una sopravveste femminile più corta e leggera, spesso di colori chiari, detto tabarrino. Nel 1800, infine, si trasforma in un ampio mantello di uso borghese, completamente rotondo, con collo risvoltato e mantellina lunga quasi fino al gomito. Veniva indossato dagli uomini sull'abito o sul cappotto, ed era lasciato cadere diritto o rialzato da un lato per avvolgerlo intorno alle spalle con ampio panneggio. Di solito era grigio o nero.


Tabarro a Venezia 

Il tabarro inoltre divenne il capo prediletto degli anarchici che ne fecero un simbolo di ribellione distinguibile dall’aggiunta di un grande fiocco nero come allacciatura sotto il mento.
Anche i contrabbandieri lo utilizzavano spesso, probabilmente per nascondere mercanzia al di sotto di esso.

RIF. LETTERARIO - "Il Prete da Varlungo si giace con monna Belcolore; lasciale pegno un suo tabarro; e accattato da lei un mortaio; il rimanda e fa domandare il tabarro lasciato per ricordanza; rederlo proverbiando la buona donna." Giovanni Boccaccio - Decameron; Giornata ottava, Novella seconda.

     

Leggendo i vari Don Camillo di Guareschi, nei racconti ambientati durante l’inverno si legge spesso che “Don Camillo, preso il pesante tabarro, se ne avvolse e inforcò la bicicletta…”. Segno evidente dell’uso quotidiano dell’indumento nella "bassa" Emilia (ma anche in Romagna ed in Veneto).


Giovannino Guareschi con tabarro e nebbia (1953)



CURIOSITÀ - “Uscire dai gangheri”. Questo modo di dire vuol dire che una persona si è arrabbiata davvero. Questa è una espressione strettamente legata al tabarro. Per trattenere questo capo sulle spalle, si applicano ai lati del colletto “I Mascheroni” che sono placche generalmente argentate, unite da una catenella. Nei tabarri d'uso popolare il gancio che ha questa funzione si chiama “ganghero”. Da qui uscire dai gangheri”, quando una persona molto arrabbiata a causa dell'ingrossamento delle vena del collo, faceva uscire questo gancio.


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A Santa Vittoria, frazione di Gualtieri (Reggio Emilia) nella piazza-giardino antistante lo storico Palazzo Greppi hanno dedicato al Tabarro un monumento.



monumento al Tabarro - Santa Vittoria, Gualtieri, Reggio Emilia
scultore ed architetto Antonio Pastorini, 2010 [1]


[1] Antonio Pastorini progettò il primo stabilimento di Max Mara (nota azienda abbigliamento femminile) nel 1960



Rames Gaiba
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