ANORAK per proteggersi dal windchill




STORIA - In origine capo, in pelle di foca o di renna, che era regolarmente spalmato con grasso di balena  per renderlo impermeabile. Da sempre provvisto di cappuccio. Usato per proteggersi dal "windchill" (freddo del vento); di origine eschimese, del gruppo etnico degli Inuit, piccola comunità che vive nei litorali artici della Siberia, Alaska, Canada e Groenlandia. Come capo sportivo fu introdotto nel resto del mondo dopo i giochi olimpici invernali del 1936 a Garmisch-Partenkirchen, località delle Alpi Bavaresi, in Germania.

A partire dalla seconda metà del ‘900 l’anorak ha iniziato ad essere proposto al grande pubblico in materiali naturali, spesso imbottiti con una pelliccia o delle piume d’oca; poi sono arrivati i tessuti tecnici sintetici come il nylon, le zip per aumentarne la praticità, ottenendo fin da subito uno smisurato successo. 

Dopo l’adozione da parte di esploratori e navigatori artici, il capo entrò stabilmente nel guardaroba di militari e alpinisti grazie alle sue straordinarie qualità protettive. 

Spesso sulle passerebbe della moda lo vediamo reinterpretato. 
Quando si pensa all’anorak, i richiami allo stile grunge sono inevitabili. Negli anni '90 è abbinato nelle  tonalità scure (verde militare, nero o bordeaux) con jeans e  anfibi pesanti, catene metalliche ai pantaloni e un beanie (berretto) in maglia arrotolato. L’anorak è stato ed è ancora molto amato nel mondo del rap e più in generale dello streetwear. 
 
  

Curatore: Rames Gaiba
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