6 luglio 2017

NETSUKE

Netsuke - termine giapponese; da ne, "legna", e tsuke, "bottone".

Accessorio decorativo giapponese, in materiali pregiati, di solito in avorio o in legno, concepito fondamentalmente come piccolo contenitore in quanto i kimono giapponesi non avevano le tasche, così i piccoli oggetti o cose che le persone si portavano appresso venivano messi in dei contenitori (inro) appeso  a una cintura chiamata obi di seta tramite una corda (himo), e per evitare che questi contenitori scivolassero via, all'estremità opposta della corda veniva attaccato il netsuke. Queste piccole sculture (generalmente di tre o quattro centimetri) erano forate da due buchi per i quali passava un cordoncino in seta ed erano destinate a fissare alla cintura del kimono piccoli oggetti (esempio, la scatoletta delle medicine, o la scatola del tabacco, o l'astuccio della pipa tradizionale giapponese). Un accessorio che è dunque nato come oggetto funzionale ai bisogni del vivere comune e che è sempre stato destinato all'uso concreto e quotidiano anche quando di pregevole fattura e di materiale prezioso.

Oggi sono anche oggetto di ricercato collezionismo.

I netsuke sono conosciuti in Occidente anche con il nome di bottoni giapponesi. 


Netsuke, Giappone, 18° secolo
airone in madreperla su fondo d'oro


Netsuke, Giappone, primi anni del 19° secolo.
tigre realizzata in avorio con gli occhi realizzati in corno.
British Museum - Londra



STORIA - La sua storia comunque è relativamente recente. Pare che i netsuke siano stati inventati verso gli inizi del Cinquecento e che dapprima consistessero in semplici pezzi di legno o di altro materiale povero. Successivamente, nelle mani di abili artigiani, divennero degli autentici oggetti d'arte. Il periodo di massima fioritura artistica dei netsuke va dalla metà del Settecento alla fine del periodo Tokugawa, nel 1868. Diversi furono i materiali usati: vari tipi di legno pregiati (ciliegio, bosso, cipresso, dispero), avori (di ippopotamo, cinghiale, narvalo), corni (di cervo o rinoceronte), ossi, lacche, bambù, becchi di tucano. Ogni materiale reperibile in Giappone e lavorabile. Due sono le principali correnti iconografiche: da un lato le figure legate all'epoca settecentesca con le fantasiose rappresentazioni di soggetti mitologici, di leggende e di fiabe, dall'altro immagini ispirate dagli studi naturalistici di faune e flora. Ma sempre, pur nella gran varietà di rappresentazione, dovevano mantenere la caratteristica della rotondità o, per lo meno, essere privi di angoli. [1]


Netsuke, Giappone, metà del 19° secolo.
avorio con sumi-e (墨絵), [2] e doppi intarsi, cm. 4.7 x 3.1 x 1.5





[1] a cura di Bina Pagano, Bottoni, ed. Federico Motta, 2002, testo di Marika Rossi Salgarelli.
[2] Con i termini giapponesi sumi-e (墨絵) e suibokuga (水墨画), oppure con la parola cinese shuimohua (水墨画), si indica uno stile pittorico monocromatico dell'Estremo Oriente che utilizza solo inchiostro nero, il sumi, in varie concentrazioni.




Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti non potranno essere utilizzati a fini pubblicitari di vendita prodotti.
Non è accettata la condivisione del post a fini pubblicitari.
Il linguaggio deve essere corretto, non offensivo per le persone e per le loro idee.
La responsabilità per quanto scritto nell'area Discussioni rimane dei singoli.

Grazie per l'attenzione.

Rames GAIBA
Email: rames.gaiba@gmail.com

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.