17 agosto 2017

FELTRO

Feltro - dal latino medioevale feltrus, dall'antico francone filtir. Alcuni fanno, invece, derivare questa voce alla città di Feltre (in provincia di Belluno), municipio dell'Impero Romano, celebre per la follatura della lana e il commercio dei tessuti infeltriti. [1]


Prodotto tessile (non si può considerare un tessuto in quanto non è prodotto attraverso le operazioni della filatura e tessitura) dall'aspetto uniforme, simile a un panno, fabbricato generalmente con fibre animali e, in minore misura, vegetali (e in questo caso la coesione delle fibre è naturale, senza l'intervento di sostanze collanti), ed artificiali e sintetiche (in questo caso per usi tecnici), sottoposte a forte compressione in apposite presse (cilindri), ottenendo un addensamento delle fibre, anziché mediante l'intreccio dei fili, sfruttando la caratteristica proprietà delle fibre di feltrare in particolari condizioni di umidità, alcalinità, calore e sfregamento. Il feltro di lana differisce dalla lana cotta  in quanto per quest'ultimo si parte dalla lana filata, mentre, invece, per il feltro dalla lana cardata.  Il feltro presenta una forte impermeabilità, è opaco e senza drittofilo e poiché non si sfilaccia non necessità di rifiniture complesse lungo i margini.
Quando fatto con fibre animali e vegetali sfrutta la caratteristica proprietà di tali fibre (in cui la superficie esterna è coperta da scaglie che provocano una elevata resistenza allo loro frizione quando queste vengono mosse una rispetto all'altra) attraverso una reazione chimica tra una sostanza acida (lana, ecc.) e una basica (sapone) di diventare feltro; si ottiene bagnando le fibre cardate intrise di sapone con acqua calda, in una manipolazione raggiunta con il movimento di queste fibre che potrà avvenire solo in un'unica direzione,  quando si stabiliscono condizioni favorevoli di umidità e temperatura; il movimento provocato in una massa di queste fibre porta ad un forte aggrovigliamento delle stesse, con formazione di una struttura, paragonabile ad un tessuto-non-tessuto, la cui forza di coesione è data dall'intreccio disordinato delle singole fibre.

IMPIEGHI - Generalmente usato per i cappelli di lana (il migliore è considerato quello fatto con pelo di coniglio), sottocollo di giacche detto melton (prevalentemente da uomo o di linea maschile) e nella fabbricazione degli accessori come borse e, in minore misura, cappotti, giacche e gonne. È usato anche a fini ornamentali, sia in campo artistico. 




Francese: feutre - Inglese: felt - Tedesco: filz - Spagnolo: fieltro

STORIA - I feltri sono noti sin dalla più remota antichità. L'uomo non tralasciò mai di produrre strutture simili alle pelli animali, senza ricorrere alla filatura e tessitura. Una delle prime strutture di questo tipo furono i feltri. Una leggenda narra che cammellieri arabi avrebbero imbottito i loro calzari con peli di cammello e che l'umidità, il movimento e il calore avrebbero trasformato questo pelo nel primo feltro. La possibilità di formare strutture piane basate sui grovigli disordinati di fibre ha dato origine, nella storia dell'uomo, allo sviluppo oltre che dell'industria tessile anche a quella della carta. 


[1] Stefanella Sposito, Archivio tessile, ed. Ikon, 2014, voce "Feltro", p. 346

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Rames Gaiba
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