16 agosto 2017

MANICHINO

Manichino - dall'olandese mannekijn, diminutivo di man, uomo, tramite il francese mannequin.

Fantoccio, che può essere articolato, di cartapesta o altro materiale, riproducente il tronco o l'intera figura umana, usato per provare o esporre vestiti come modello, nelle vetrine dei negozi d'abbigliamento.

Quando pensiamo a questo oggetto, ci raffiguriamo subito il classico busto (oggi migliorato nei materiali e nelle tecniche di utilizzo), maschile o femminile, privo di braccia o testa, sorretto da un piedistallo in metallo, regolabile, dotato di un pomello superiore che serve per ottenere le varie taglie evidenziate dall'apposito segnalatore posto sul collo; le due leve poste nella parte inferiore, invece, servono rispettivamente per alzare o abbassare il seno e per aumentarlo o diminuirlo; su alcuni modelli opportunamente predisposti è possibile inoltre applicare le braccia.



Nel nostro tempo l'industria dell'abbigliamento utilizza, sempre più, dei software integrabili con i sistemi per il taglio e il disegno che permette di verificare la vestibilità di un capo in modo virtuale, stando seduti davanti a un computer. La visualizzazione tridimensionale consente la verifica delle proporzioni del capo d'abbigliamento, nonché l'assemblaggio delle sue componenti, prima che venga effettivamente cucito. Questi applicativi permettono anche la rotazione immediata del modello nello spazio tridimensionale, in tutte le taglie programmate, per prendere visione dii ogni punto dell'abito; la visualizzazione istantanea di nuovi tessuti, colori. Ciò è di grande vantaggio per le industrie che possono risparmiare tempo, manodopera e materiali, soddisfano con tempi di approntamento decisamente più veloci le esigenze della clientela.




STORIA - Il manichino nacque sul finire del secolo XVIII, ed era niente altro che una piccola bambola, lunga tre o quattro spanne, vestita di abitini perfettamente ridotti sulle sue proporzioni, con una cura ammirevole. Ancora nei primi anni del XIX secolo, se ne trovano in certe vetrine di provincia, tristi e fredde, e piacevano molto ai bambini. Queste bambole, naturalmente, servivano alla mostra dei modelli, ma non alla loro confezione; venivano spedite, in eleganti cassette, e dallo loro patria, che allora era Parigi, venivano inviate alla corte di Russia, ed in USA, quivi chiamate dalle ricche figlie di qualche piantatore; ne mancavano di essere inviate in Italia a Torino, Milano, Roma, Firenze e Venezia. Assai presto queste graziose bambole dovettero dividere il loro regno, con i manichini di vimini, sformati, poverissimi. Però, evidentemente, i manichini di vimini non diedero molte soddisfazioni alle donne di allora. Forse la loro scheletrica magrezza le turbava, forse la loro bruttezza sembrava a molte un po' irriverente. Fatto è che entrò in lizza il manichino imbottito: quel coso che se ne sta ritto su una gamba con tre piedi, e gira quand'uno lo spinge, e si lascia aprire il seno e il fianco, per ricevere iniezioni di ovatta. Solo sul finire del secolo XIX cominciarono le migliorie. Dapprima si attaccò al manichino imbottito una testa di cera, poi, oltre la testa un paio di braccia, poi tutto il busto, imponente, solido, liscio. Non più cera, ma di legno; non più curve procaci, ma angolosità veramente lignee; non più epidermici di rosa e di latte-miele, ma vernici forate, bronzee, ecc.; non più chiome fluenti, ma striature nel legno e, talvolta, crani rotondi e lisci.


Rames Gaiba
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