22 marzo 2017

Cenerentola e il simbolismo sessuale della scarpa

La “storia” è nota a tutti noi sin dai tempi dell’infanzia e non è dunque necessario sintetizzarla, prima di procedere all’analisi dei suoi elementi costitutivi.

La fiaba di Cenerentola è universalmente nota nella versione secentesca del Perrault e in quella ottocentesca dei fratelli Grimm, ma le sue origini vanno ricercate  nella Cina del IX secolo, nella storia di Yeh-Shen narrata da Tuan Ch’ing-Shih. Ed è proprio in questa “sorgente” che già troviamo, in chiave culturale quel significato che a noi non appare evidente.

Il significato di appropriazione insito nelle scarpe sono attestati anche nella civiltà cinese; un tempo un uomo poteva annullare il fidanzamento facendo recapitare alla sua promessa delle scarpe che ella non riusciva a infilare. Nella cultura tradizionale cinese, il piede femminile piccolo, il “Loto d’Oro” [1], è considerato, oltre che un segno di distinzione, un elemento estetico dal profondo significato erotico. In Cina la parola “scarpa” viene espresso con l'ideogramma 鞋 [pronuncia: xié] che significa “intesa reciproca”. Così, un paio di scarpe è il simbolo dell'armonia di coppia.

Alcuni rituali franco-britannici hanno per protagoniste le scarpe: il giorno delle nozze il padre della sposa consegna allo sposo una scarpa della fanciulla per indicare il passaggio di proprietà e lo sposo batte leggermente la scarpa sul capo della moglie per sancire la propria autorità. Il giorno delle nozze tutti gli ospiti devono tentare di infilare una scarpa sul piede della sposa, ma solo allo sposo è concesso di riuscirvi. [2] 


Si comprende così la ragione per la quale il “canone estetico” che presiede alla scelta del principe non sia quello tradizionale, legato ai “loci communes” della bellezza muliebre, ma si riduca alle dimensioni del piede. Cenerentola è la prescelta non perché sia la più “bella”, ma perché il suo è il piede più piccolo del reame.






"Trovare la scarpa per il proprio piede".

Questa espressione popolare richiama il simbolismo sessuale della scarpa [3]. Nella favola di Cenerentola, la scarpa gioca perfettamente questo ruolo simbolico di unione e di penetrazione. La scarpetta di cristallo assicura il legame tra il Principe e Cenerentola. Non c'è che un unico piede al mondo che può calzarla, metafora del cuore del principe che non può battere che per una sola fanciulla: Cenerentola.

La scarpetta di Cenerentola no, che sia d’oro, come quella dei Grimm, o di cristallo (materiale assolutamente incongruo per una calzatura) come nella versione più nota di Perrault, ha una forma propria e non modificabile, tanto è vero che può indossarla solo il piede di Cenerentola: è stata creata per lei perché solo lei ha le caratteristiche morali per indossarla.


Sandali in lamina d'oro, sagomati in destra e in sinistra
Nuovo Regno, 18 ° dinastia, 1479-1424 a.C.
Egitto corredo funerario - Tebe


C’è da dire che nella versione dei Grimm la scarpetta, che è passata alla storia come "scarpetta di cristallo", fosse in realtà (la realtà dei Grimm) d’oro, il metallo che gli alchimisti cercavano di riprodurre partendo da metalli meno nobili. I fratelli Grimm scelgono l’oro, simbolo anch’esso di luce, di fuoco e del sole. La luce è comune ad entrambi, il Sole e la Luna sono opposti ma la vera luce interiore di Cenerentola si realizza di notte e termina con la mezzanotte che segna l’arrivo di un nuovo giorno.

La storia di Cenerentola ha origini molto antiche; infatti quando la scarpa è legata allo spostamento, in una forma simbolica o mitica, possiede a volte delle proprietà magiche che permettono al suo possessore di liberarsi delle leggi fisiche. Essa rappresenta l'oltrepassamento dei limiti, il trascendimento della materia, la vittoria dello spirito sul corpo. "Gli stivali delle sette leghe" [4], del "Gatto con gli stivali" [5] e i sandali alati di Ermes ne sono celebri esempi. [6] Ma vi è anche la favola di Rodopi ("volto di rosa"), un'antichissima storia egiziana, citata per la prima volta da Erodoto. [7] Questa storia sembra essere vera, come confermato da alcuni studiosi ed ha ispirato la versione più moderna, che tutti conosciamo, ovvero, Cenerentola. La storia di Rodopi è ricca di significati: “L'invidia è il più stupido dei vizi, poiché non offre nemmeno un solo vantaggio”, parole scritte da Honoré de Balzac. 


Per le strade di Menfi e di Tebe il popolo cammina scalzo. Il clima, mai rigido neppure d'inverno, i pavimenti di terra battuta o, nelle case dei ricchi, di mattoni ricoperti di intonaco rendono superfluo l'uso delle calzature. Lo strato corneo che si è formato sulla pianta dei piedi li rende insensibili ai ciottoli delle strade o alle punture dei rovi. Quando ci si reca ad una festa, il primo gesto dei convitati è quello di togliersi i sandali e fare una lavanda alle estremità. In fondo il sandalo è un genere di lusso, riservato a certe cerimonie e alle persone di rango. Il Faraone e la sua famiglia calzano sandali, talvolta di lamine d'oro. [8] 

Le infradito in lamina d'oro del re Tutankhamon.
Dalla tomba di Tutankhamon, 1332-23 a.C., Egitto
Presentano sulla levigata superficie interna ritratti dei nemici calpestati dall'Egitto.



Ma anche ai piedi di Roma la scarpa è un oggetto della seduzione. Ovidio nell'Ars amandi, un meticoloso manuale di corteggiamento e di seduzione, a lui suggerisce:

Abbi la lingua sempre liscia e netta,

sian bianchi i denti e non cariati, e il piede
non nuoti in una scarpa troppo larga
a lei dirà:


piede malfatto in una scarpa bianca;
non disciogliere mai magra caviglia
dai suoi legacci



Perseo trionfante (dettaglio del sandalo o solea), tra il 1797 e il 1801
Antonio Canova (1757-1822)
Musei Vaticani - Roma


Con lo sviluppo della civiltà, le scarpe furono associate all'autorità, alla proprietà, alla sessualità e allo status sociale. Per rivendicare una proprietà terriera, si poteva collocarvi sopra le proprie scarpe oppure camminare lungo il perimetro. Il ruolo e lo status sociale venivano espressi da caratteristiche specifiche delle calzature: il mocassino in pelle di daino, con elaborati motivi a perline, di un capo indiano d'America, ad esempio, oppure il sandalo di un rosso luminoso dei senatori romani. All'estremo opposto c'è la condizione di chi è scalzo, universalmente associata alla povertà. In molte tradizioni sacre, togliersi le scarpe significa rigettare le cose terrene, oppure cambiare radicalmente la propria vita.


[1] Scarpa lunga dieci centimetri indossata dalle donne cinesi soggette alla fasciatura del piede.
[2] Irvana Malabarba, Ai piedi di una donna, ed. ideaLibri, 1991, p. 69
[3] Il termine scarpa deriva dal latino salpere, incidere, verbo affine a sculpere. Un oggetto dalla forma scolpita che prende la forma del piede che la calza. Dal germanico skarpa, "tasca di pelle".
[4] Pollicino (Le Petit Poucet) celebre fiaba di Charles Perrault.
[5] Il gatto con gli stivali è una fiaba popolare europea. La più antica attestazione scritta della storia risale a Giovanni Francesco Straparola. Celebri divennero anche le versioni create da Charles Perrault e dai Fratelli Grimm.
[6] Ermes è figlio di Zeus e di Maia, la dea dell'abisso che possiede il velo dell'illusione. Omero dice anche “Maia dai sandali belli” (Inni Omerici, IV, v. 57), una metafora in cui il sandalo sta per il piede e per tutto il corpo. Ermes, poi, a sua volta ha avuto in regalo da Zeus due oggetti preziosi: i calzari alati d'oro, chiamati da Omero "talari", che ne fanno il messaggio degli dei.
[7] La storia narra delle vicende di una giovane donna originaria di un'isola ellenica, che venne rapita e condotta in Egitto. Rodopi è una bellissima schiava dall'animo nobile e lavorava nell'abitazione del suo padrone egiziano. L'uomo era molto gentile con lei, ma non si può dire lo stesso delle altre schiave invidiose della sua bellezza e della sua pelle chiara. Le arpie la maltrattavano e si prendevano gioco di lei sottoponendola a continue umiliazioni. Sebbene fosse solo una schiava, Rodopi era dotata di un'innata grazia, danzava e cantava divinamente. Un giorno il padrone la vide ballare a piedi nudi e fu rapito dalla sua bravura e dalla sua leggiadria. L'uomo decise perciò di farle un dono: un paio di scarpine d'oro, un gesto che ovviamente rese la cattiveria delle colleghe di Rodopi irrefrenabile. Erano corrose dall'invidia e dalla gelosia e cominciarono ad assegnare alla povera fanciulla i lavori più pesanti. Un bel giorno il Faraone Amosis (Amasis) della XXVI dinastia invitò tutto il suo popolo ad un'imponente celebrazione in suo onore nella città di Menfi. La notizia giunse anche a Rodopi che si rallegrò poiché avrebbe avuto l'occasione di divertirsi alla corte del Faraone, ma ovviamente le altre schiave ostacolano la sua partecipazione presentando una lista infinita di lavori domestici. Rodopi era triste e sconsolata. Come poteva esserci tanta cattiveria? Lei era una persona gentile ed amabile e non capiva il motivo di tanto risentimento. Mentre era al fiume a fare il bucato si bagnò le scarpine che mise prontamente ad asciugare al sole. All'improvviso un falco, il falco di Horus, sopraggiunse e rubò una scarpetta prendendola fra i suoi artigli. Il falco volò via velocemente. Che terribile giornata per la povera Rodopi, che nel frattempo rassegnata, raccolse la scarpetta che le era rimasta e la mise sotto la sua tunica. Nel frattempo tutti si divertivano alla festa del Faraone quando apparve il falco che lasciò cadere in grembo al sovrano la scarpetta d'oro. Sapendo che il falco rappresentava Horus, uno degli Dei più potenti dell'Egitto, il Faraone rimase sconvolto ed interpretò questo dono come un segnale divino. Vide che si trattava di una calzatura femminile e diede subito l'ordine di cercare la proprietaria. Le ricerche iniziarono e dopo svariati tentativi, giunse alla casa dove lavorava Rodopi. Il Faraone fece provare la scarpina alle schiave presenti in casa. Le malefiche donne riconobbero la scarpina d'oro di Rodopi e cercarono in tutti i modi di forzare i loro piedi nella piccola calzatura, tentativi del tutto inutili. Nel frattempo la fanciulla si era nascosta timorosa per paura dell'ira delle sue compagne. Il Faraone la vide e la pregò di avvicinarsi provando la scarpina. Era perfetta. Un sorriso illuminò il volto di Rodopi che mostrò al Faraone anche l'altra scarpetta. Lui si inginocchio e la chiese in sposa. Le altre schiave urlarono e insultarono la loro ex collega e futura Regina d'Egitto e furono zittite e punite immediatamente dal Faraone. Un finale classico... E vissero felici e contenti...
[8] Irvana Malabarba, Ai piedi di una donna, ed. ideaLibri, 1991, p. 8



Rames Gaiba
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