25 febbraio 2017

VELO - VOILE

VELO - dal latino velum, in quanto il velo che copre la testa e le spalle è così chiamato non tanto per il tessuto di cui è fatto (che può essere anche una stoffa più fitta e pesante) quanto per la sua funzione di velare il volto o avvolgere la testa.

1. Tessuto trasparente in armatura tela, leggerissimo fabbricato con fibre naturali, artificiali e sintetiche, molto ritorte. E' caratterizzato da un ugual numero di fili in ordito ed in trama, e solitamente è apprettato. Viene usato spesso in sovrapposizione ad altri tessuti. Può essere unito, stampato, ricamato, merlettato o damascato. Usato per bluse e abiti femminili, abiti nuziali o da cerimonia, biancheria intima femminile, abbigliamento per bambina.

Francese: →voile.



Abito rosso con velo,
Armani Privè collezione Haute Couture autunno inverno 2014-2015



2. Accessorio di forma quadrangolare o triangolare, di solito in tulle, organza, merletto, da portarsi in capo come segno di devozione o come parte di un abito regionale o tradizionale, complemento rituale dell'abito da sposa.

Inglese: Bridal veil
Francese: Voile de mariée
Tedesco: Brautschleier
Spagnolo: Velo de novia

STORIA - Il velo non è né d'Oriente né d'Occidente: è parte di un codice vestimentario diffuso oggi come in passato. Presso gli Assiri, i Greci, i Romani, nella cultura ebraica, cristiana come in quella islamica, il velo si è posato nei corso dei secoli sulla testa delle donne in circostanze spesso analoghe. [1] In uso da tempo immemorabile, sia nelll'abbigliamento da cerimonia che nelle acconciature femminili, serviva (ed in taluni casi, dove assume un valore simbolico, lo è ancora oggi), per avvolgervi la capigliatura lasciando ricadere sulle spalle, venendo abbassato più o meno largamente per coprire la faccia. I veli delle donne greche e romane erano di stoffa finissima, fabbricati nelle isole di Coo, di Amargo e a Taranto; i veli di Coo erano tanto trasparenti che per essi si adoperavano espressioni quali ventus textilae (tessuti di vento) o nebula linea (nebbia di lino); con questo tipo di velo si facevano anche abiti. [2]   

[1] Maria Giuseppina Muzzarelli - A capo scoperto. Storie di donne e di veli - Ed. il Mulino, 2016, p. 7
[2] Maria Giuseppina Muzzarelli - A capo scoperto. Storie di donne e di veli - Ed. il Mulino, 2016, p. 23

SIMBOLI, MITI E CREDENZE - Nel matrimonio ebraico, in molte comunità, la donna si reca al miqué fino al momento della cerimonia nuziale, in quanto i futuri sposi non debbono incontrarsi. Da questo nasce la cerimonia dello "svelamento", detta in yiddish Bedeqqen, che consiste nel porre il velo sul viso della sposa poco prima di dare inizio alla cerimonia. E' lo stesso sposo a dirigersi verso la sposa recitando la benedizione che nella Bibbia fu data a Rebecca (Genesi 24, 60). Fu lei la prima donna della Bibbia a coprirsi con un velo rima della cerimonia (Genesi 24, 65).

Genesi 24, 60 - E benedissero Rebecca e le dissero: "Sorella nostra, possa tu divenire madre di migliaia di miriadi e possa la tua discendenza possedere la porta dei suoi nemici". 61 - Allora Rebecca e le sue serve si levarono, montarono sui cammelli e seguirono quell'uomo. Così il servo prese Rebecca e se ne andò. 62 - Or Isacco era tornato dal pozzo di Lahai-Roi, perché abitava nella regione di Neghev. 63 - Isacco era uscito, sul far della sera, per meditare nella campagna; ed egli alzò gli occhi e guardò, ed ecco venire dei cammelli. 64 - Anche Rebecca alzò gli occhi e vide Isacco; allora egli smontò in fretta dal cammello, 65 - e disse al servo: "Chi è quell'uomo che viene nel campo incontro a noi?". Il servo rispose: "E' il mio signore". Allora ella , preso il velo, si coprì. 66 - Poi il servo raccontò a Isacco tutte le cose che aveva fatto. 67 - Isacco introdusse Rebecca nella tenda di Sara sua madre e la prese con sé; ella divenne sua moglie ed egli l'amò. Così Isacco fu consolato dopo la morte di sua madre.

Il velo ha un significato simbolico multiplo: la donna sposata nella sua nuova dignità; la modestia, in modo da insegnare all'uomo che ciò che conta davvero è la personalità della donna, la sua bellezza interiore e non quella fisica: il velo, difatti, copre l'esterno in modo da indirizzare l'attenzione verso l'interno. Il rito del velo ha origine da un famoso episodio biblico. Giacobbe, dopo aver chiesto in moglie Rachele e aver lavorato sette anni per ottenerla, poiché il suocero non riteneva giusto affidare la propria figlia a un giovane che non possedeva il necessario per mantenerla, ebbe infine il permesso di celebrare le nozze. Ma dopo il matrimonio, in cui la sposa in quell'epoca si presentava con il viso coperto, con sgomento e delusione si accorse che la sua amata Rachele era stata sostituita dalla sorella Lea. Allora ottenne di sposare anche Rachele, ma dovette lavorare altri sette anni per poterla avere. Quello scambio viene indicato nella Torà (la Bibbia ebraica) come un'usanza legata alle abitudini dei nostri progenitori, per cui la sorella minore non poteva sposarsi prima della maggiore. 
                 
RIF. LETTERARIO - Nel racconto dell'Odissea di Omero, Penelope, si mostrava ai suoi pretendenti (proci) solo con il velo: la regina scende dal piano superiore accompagnata da due ancelle, e appare sulla soglia, inquadrata dalle architetture micenee della porta, celando (o esaltando?) la sua bellezza con un velo sottile tirato sul volto. «Intanto altro pensò la saggia Penelope, / mostrarsi ai pretendenti , che avevano superbia ingiuriosa, / perché in palazzo  aveva saputo la rovina del figlio; / glielo andò a dire l'araldo, che sorprese la trama. / Mosse, dunque, verso la sala, con le sue ancelle. / E quando tra i pretendenti  fu la donna bellissima, / si fermò in piedi accanto a un pilastro del solido tetto, / davanti alle guance tirando i veli lucenti, ...» (Omero, Odissea, Canto XVI, 409-416)

           

Il velo non era attributo solo femminile, dal momento che in diverse occasioni gli uomini indossavano un velo di protezione. Ulisse nel viaggio di ritorno verso Itaca, lasciata l'isola di Calipso naufraga presso l'sola del Feaci e si salva solo grazie al velo donatogli da Leuucotea. «Fa dunque a mio modo, ché non mi sembri uno sciocco: / togliti queste vesti, in preda ai venti la zattera / lascia, e a forza di braccia, nuotando, avvicínati / alla terra feacia, dove è fato per te di salvarti. / E tieni, questo velo sotto il petto distendi, / immortale: non avrai più timore di soffrire o morire.» (Omero, Odissea, Canto V, 342-347)


Ulisse naufrago sulla zattera riceve da Ino/Leucotea il suo velo sacro (1803), [3]
 Johann Heinrich Füssli (1741-1825)
 olio su tela, cm. 175 x 139


[3] Nel dipinto è rappresentato un particolare momento narrato da Omero (vv. 333 e segg.) nell’Odissea: la dea protettrice dei marinai, Ino/Leucotea soccorre Ulisse mentre, in preda alla tempesta si era rifugiato su di una zattera che lei gli consiglia di abbandonare. Al centro e in piedi Ino/Leucotea, abbigliata con una lunga veste bianca, figura ergere dai flutti marini davanti ad Ulisse che, in basso riverso di spalle e aggrappato alla sua zattera, prende con la mano sinistra, il velo bianco della dea. (L’opera completa di Fussli, Ed. Rizzoli, 1977, p. 102, tav. XLII, n° 207)

    

«Sovra candido vel cinta d'uliva m'apparve, sotto verde manto vestita di color di fiamma viva». (Dante, Purgatorio - Canto XXX, 31-32).

 

3. Nell'industria tessile indica l'insieme delle fibre discontinue che si presenta all'uscita della carda o della pettinatrice, oppure l'insieme preparato da alcune macchine per la formazione di non tessuti: le fibre sono più o meno parallele nel primo caso, senza alcuna direzione preferenziale nel secondo.



BIOGRAFIA

Maria Giuseppina Muzzarelli - A capo scoperto. Storie di donne e di veli - Ed. il Mulino, 2016



Rames Gaiba
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