27 marzo 2017

SETA

Seta - dal latino seta, variante rustica di  saeta, "setola, crine".


Fibra tessile prodotta dalle secrezioni ghiandolari della larva di un lepidottero prima di iniziare la sua metamorfosi a crisalide e poi ad insetto perfetto e cioè farfalla; questo insetto ha molti nomi di origine: scientificamente è chiamato Bombix mori (per il fatto che si nutre esclusivamente di gelso), mentre comunemente è chiamato baco da seta o filugello (dal latino "follicellus", sacchetto , alludendo alla sua abitudine a produrre bozzoli). Il baco secerne due bave di materia fibrosa che, con l'aria e tramite la sericina, si solidificano fra loro costituendo in forma di bozzoli dei filamenti continui lunghi fino a 800 mt.

Il filo di seta viene ricavato direttamente per mezzo della trattura, dal bozzolo del baco da seta. Le bave, di 2-3 den. di titolo, sono riunite in un certo numero a formare il filo. La parte del bozzolo non utilizzabile come filo forma i "cascami di seta"; con essi si producono i filati schappe; i cascami della vaporazione in filatura schiappe sono chiamati bourette. Le bave di seta sono accoppiate e legate dalla sericina, mentre il costituente principale è la fibroina, nella percentuale del 70-80%. La presenza della sericina conferisce alla seta greggia rigidità e opacità. Con la "sgommatura", cioè con una bollitura in acqua e sapone, si elimina del tutto o quasi la sericina, così la seta diventa morbida e brillante e acquista il caratteristico "craquant", una sensazione di scricchiolio allorché la si stringe nella mano. La presenza di residui di sericina o l'aggiunta di sostanze caricanti (seta caricata) aumenta la voluminosità e il potere coprente del filo di seta.


1. Una larva di Bombyx mori che produce tramite secrezione la fibra di seta per fare il suo bozzolo che richiederà circa due settimane di lavoro.  
2. Dopo diverse ore di accoppiamento, la femmina adulta Bombyx mori deposita fino a 500 uova. Due o tre giorni dopo si muore.



Può essere: seta greggia o seta tratta, costituita dai filamenti continui che si ottengono dipanando i bozzoli; seta schappe o fioretto, detta anche terzanella, costituita dai cascami proveniente dai bozzoli avariati (faloppa) e da altri scarti; seta cruda, il cui filato non è stato ancora sottoposto alla sgommatura, e quindi è più grezzo e ruvido; seta addolcita o seta semicotta se sottoposta a trattamento più energico, in acqua bollente, per togliere tutta la gomma o sericina; seta caricata, il cui filato è stato sottoposto a trattamento in un bagno di sali per renderla più consistente e pesante.

I paesi maggiori produttori di seta greggia sono con il 70% Cina, che rappresenta in assoluto il maggior produttore. E' seguita al 2° posto con una quota del 19%  da India e da altri paesi, per lo più asiatici, che producono seta quasi esclusivamente per il mercato interno. Solo il Brasile è in grado di immettere sul mercato internazionale una parte cospicua della sua produzione, che pur se in quantità relativamente ridotta, è di alta qualità grazie all'elevato e affidabile standard qualitativo dell'industria serica brasiliana. L'Italia da discreto produttore di materia prima è diventata leader (distretto di Como) specializzandosi nei tessuti in seta di qualità e gusto elevatissimo (disegno del tessuto, incisione, stampa e finissaggi).

La seta è una fibra pregiata e molto costosa. Può essere lavorata, senza difficoltà, sulle macchine e sui telai da maglieria.

CARATTERISTICHE: termoisolante (ma nei tessuti a trama molto fitta, risulta assai impermeabile all'umidità e quindi al sudore: per questo si preferisce usarla tessuta come tela, crepe, organza, georgette, o sotto forma di maglina), leggera, brillante, flessibile elastica (un filo di 100 cm. si tende fino a 116 cm. prima di rompersi). Si sporca poco e può essere lavata in acqua appena tiepida, tuttavia la sua struttura e quella dei tessuti che se ne producono impongono spesso il lavaggio a secco. Non si possono usare candeggianti. La nobilitazione fa si che il filato non si presenti più solo lucido, ma che vi siano finissaggi a "mano pesca" , di "seta cotta" , "seta lavata", "seta invecchiata" e "seta gommata".


Il mercante di seta, Giappone (1892)
Robert Frederick Blum (USA, 1857-1903)
olio su tela, cm. 49.5 x 127.3
Cincinnati Art Museum - Cincinnati, Ohio, Stati Uniti



IMPIEGHI: in tutto l'abbigliamento esterno, donna e uomo, camiceria, cravatte e foulard, nell'abbigliamento intimo, nel corredo casa.

CODICE TESSILE: SE (EURATEX)

Francese: soie
Inglese: silk
Tedesco: seide
Spagnolo: seda


DAL BOZZOLO AL TESSUTO
Ciclo produttivo della seta e mestieri che producono i beni strumentali
Elaborazione grafica Arrigo Donini
Museo-laboratorio Aldini-Valeriani, Bologna



Le signore della corte
preparano la seta recentemente tessuta [3]
STORIA  - Una storia  che comincia due millenni prima di Cristo, in Cina [1], con l'imperatrice Lo-Tze, figlia di Si Lin Chi [2], che per prima riuscì a dipanare il bozzolo del baco e, con l'aiuto della madre, a insegnare quest'arte alle donne di corte. Si Lin Chi, in ricompensa di ciò fu innalzata al rango delle divinità del Celeste Impero, nume tutelare dell'industria della seta e stella di quel gruppo di quattro che nell'astronomia cinese costituiscono la “casa dei bachi” nella costellazione dello Scorpione.

Più realisticamente, i primi documenti sulle filande datano intorno al 1300 a.C. e, per circa mille anni, il segreto della fabbricazione della seta sarà uno di quelli meglio custoditi del Celeste Impero. Verso la metà del secondo secolo avanti Cristo, con la conquista da parte della Cina del Turkestan e il consolidarsi delle prime carovaniere verso il bacino del Mediterraneo, la seta diventa, oltre che un buon commercio interno, un fiorente affare internazionale che ha nella Roma imperiale [4] - l'altra grande potenza economica dell'antichità - la sua capitale Occidentale. Questa via avventurosa è presto disegnata. Da Pechino a Samarcanda, sfidando i deserti e le lame assassine dei predoni, poi, da una parte verso il Caucaso per ridiscendere lungo il mar Nero e il Bosforo verso Istanbul, dall'altra, verso Sud, attraverso la Mesopotamia, fino al golfo anatolico, e ad Antiochia sulle rive dell'Oronte dove le balle di seta si accatastavano accanto a quelle del tabacco e delle spezie. Da qui, infine, attraverso i depositi di Creta e lo stretto di Messina raggiungevano Napoli.

Dopo la Cina, il Giappone  [5] fu il primo paese che impiantò l'allevamento del baco e la sua lavorazione, mentre l'introduzione della seta risale al III secolo. Anche in questo caso la leggenda parla di concubine alla corte di Kyoto e di una principessa cinese che - sembra una favola freudiana - imprigionata dalla madre, invidiosa dei suoi bei cappelli, fu liberata da spiriti benefici e deposta sotto forma di bozzolo sulle coste del Giappone. Di fatto - leggende a parte - nel V secolo d.C., grazie agli sforzi di un'altra imperatrice, Tarassi-Himé, la seta cominciò ad essere prodotta in questo paese. Himé fu poi divinizzata, solo dopo il 1600, comunque, si può parlare di una industria della seta nel Sol Levante, ma fino al XVIII secolo il miglior filo veniva importato dalla Cina. Verso Sud, la cultura del “filo d'oro” s'installo in India. Scritture sanscrite affermano che la seta era conosciuta in India fin dal 2000 a.C., verosimilmente si tratta di lavorazioni primitive, cioè, di una semplice cardatura dei bozzoli bucati dalla crisalide. Se il Mediterraneo non aveva i suoi bachi tuttavia la lavorazione della seta aveva nell'antica Grecia una certa diffusione, soprattutto nell'isola di Coo. I suoi manufatti arrivavano fino nelle Gallie e dobbiamo ad Aristotele nella sua “storia degli animali” la prima descrizione scientifica del baco il cui filo era lavorato nei filatoi inventati da Panfilo, figlio di Platone, che li aveva impiantati sull'isola e ne aveva diffuso le tecniche di costruzione.

All'inizio dell'era cristiana la seta costituiva la voce più consistente nelle importazioni dell'impero romano. Il trasporto incideva in maniera determinante sul suo prezzo di vendita, ai tempi di Aurelio il valore di questa fibra era equivalente a quella del suo peso in oro. Va da sé che le tessiture si diffusero a macchia d'olio in tutto l'Impero Romano d'Oriente e che ben presto ci fu penuria di materia prima nonostante il fatto che questi opifici lavorassero anche per i persiani, un tempo clienti della Cina. Da qui il tentativo di Giustiniano di importare la produzione di seta greggia.
La leggenda narra di due persiani, monaci dell'ordine di S. Basilio, missionari, che riuscirono a contrabbandare, nascosti nel cavo dei loro bastoni di bambù, un notevole quantitativo di bozzoli e semi di bachi. Probabilmente si trattò di larve provenienti dal Khotan, una regione allora in cui la bachicultura era in piena fioritura. Poi con gli arabi la cultura del baco da seta si diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo. All'epoca di Maometto e delle grandi guerre di religione la seta godeva di speciali privilegi ed era esente da imposte:  agli arabi dobbiamo l'introduzione del baco in Andalusia intorno all'anno mille, in Calabria, a Catanzaro  e in Sicilia, sotto il cui regno normanno di Ruggero II, furono fatti venire, forse con la forza, tintori e tessitori greci perché lavorassero nelle manifatture reali; ed è proprio da Palermo che ci sono pervenuti i primi manufatti serici italiani: di cui il più famoso e il  mantello dell'incoronazione di Ruggero II. [6]


Dal Sud l'industria della seta in Italia si diffuse tra le grandi repubbliche di Venezia, Lucca, Genova integrandosi con le loro politiche coloniali. Venezia, fin dall'XI secolo, aveva fabbriche a Costantinopoli e in Siria, i genovesi avevano depositi a Tebe e ad Atene, i lucchesi fabbriche in Catalogna. Intorno al XII secolo l'arte e la tecnica della seta raggiunsero in Italia la loro prima fioritura. Favoriti da Arrigo IV e Arrigo V, traffici imperiali di seta partirono dalla Toscana per tutto il mondo. Soprattutto la tecnologia ebbe in questo periodo un grande sviluppo e la tessitura, non più strettamente legata alla bachicultura, diventò un'industria fiorente tanto da modificare le antiche linee di traffico a favore dell'Italia. In Francia il baco da seta viene allevato a partire dal XIII secolo, e dopo l'Italia risulta in Europa il maggior produttore, oggi primati sorpassati, e di molto, dalla produzione asiatica. La sua importanza è senza dubbio diminuita da che l'uomo ha imparato a fabbricare una seta artificiale che rivaleggia con quella dei bozzoli, ma costituisce ancora oggi una risorsa di una certa importanza per i paesi che la coltivano. [7] 
           

[1] La seta era sconosciuta agli antichi Egiziani, ai Medi ed agli Ebrei.
[2] Molto tempo prima (3400 a.C.), Fu-Fli aveva fabbricato vari strumenti musicali provvisti di corde di seta.
[3] Da un dipinto (inchiostro e colore su seta) attribuito all'imperatore Huizong, XII sec. circa. 
[4] I Romani  la conobbero, ignorandone tuttavia l'origine, già nel III sec. a.C.; se la procuravano non solamente con il saccheggio, ma anche con un regolare commercio. La vediamo fare la sua solenne apparizione a Roma in occasione delle feste di Cesare (anno 46 a.C.). Da quel momento i patrizi si disputeranno il misterioso tessuto, l'abuso del quale solleverà le proteste dei senatori e dei moralisti. Nell'anno 16 d.C., sotto il consolato di Tauro e Libone, il Senato giungerà  fino a proibire agli uomini di «disonorarsi portando stoffe di seta», e, poco più tardi, Seneca domanderà ironicamente ai suoi contemporanei se non possono ugualmente vestirsi pur astenendosi dal commerciare con i Seri, vale a dire i Cinesi. (Jean Rostand, La vita del baco da seta, ed. Longanesi & C., 1947, pp. 12-13)
[5] Come in Cina, la sericoltura vi conserverà per lungo tempo il carattere di industria nazionale.    
[6] Nei secoli XI e XII la città di Catanzaro vide l'arrivo di una numerosa comunità ebraica che, soprattutto sotto la signoria di Roberto il Guiscardo. Seguì tra il 1100 e il 1200, l'arrivo in città di mercanti amalfitani prima e siciliani poi. Queste etnie diedero grande impulso all'arte della seta per l'abilità mercantile che caratterizzava amalfitani ed ebrei e per le raffinate tecniche specialmente di tintoria in cui gli ebrei erano maestri. A Catanzaro, nei secoli XII e XIII, l'attività serica incominciò a diventare una vera e propria industria. Nel corsi dei secoli XV e XVI inizia la parabola ascendente della seta calabrese, grazie ad una serie di fattori positivi che, nonostante l'arretratezza dell'economia calabrese, fra alto e basso medioevo, fecero sì che i maggiori centri si rifornissero di seta grezza calabrese. (Luigina Guarasci, La Calabria e la Seta, stampato da La Grafica Meridionale - Montalto Uffago - CS, 2007, pp. 21-26)
[7] L'importanza della seta non fu certo trascurabile nella storia economica ed anche spirituale dell'umanità. Materia tessile delle più pregiate, le rivalità che la sua fabbricazione e il suo commercio sollevarono ebbero in passato influenza sul gioco delle relazioni internazionali. Essa servì come valore base degli scambi tra i popoli; figurò nei tributi di guerra, nelle taglie, nei bottini; la si impiegò per fabbricare stendardi, abiti di preti e di imperatori; essa segnò il rango, il privilegio, la fortuna. (Jean Rostand, La vita del baco da seta, ed. Longanesi & C., 1947, pp. 18-19) 



BIBLIOGRAFIA

  • Alberto Fumagalli, La seta. Storia di una fatica contadina / Silk. A Story of a Peasant's Toil, ed. Fertimont (edizione fuori commercio), 1983 - testo in italiano e inglese
  • Elisa Gagliardi Mangilli (a cura di), La via della seta. Lucca-Hangzhou un lungo viaggio nella storia / The silk road. Lucca-Hangzhou a long journey through history, ed. Centro Studi Martino Martini, 2011 - testo in italiano e inglese
  • Jean-Pierre Drège,  Viaggio lungo La via della seta, ed. Touring Club Italiano, vol. 1, 1986
  • Lugi De Rosa - wilhelmr Ziehr, Viaggio lungo La via della seta, ed. Touring Club Italiano, vol. 1, 1990
  • Jean Rostand, La vita del baco da seta  ,ed. Longanesi & C., 1947    



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