5 dicembre 2017

RAYON (RAION)

Rayon (Raion) - dall'inglese rayon, dal francese rayon "raggio di luce" per sottolineare la spiccata brillantezza, denominazione scelta da National Retail Drygoods Association.

Per la legge italiana n° 883/78 di etichettatura dei prodotti tessili il termine rayon oggi non è più ammesso

Nome con il quale si comprende la classe delle fibre artificiali di origine vegetale ottenute trattando chimicamente la cellulosa (largamente presente in natura in tutti i vegetali), che può essere fornita in genere dalla pasta di legno, paglia, canna comune, dai linters di cotone, o proteine.

Si conoscono sostanzialmente quattro sistemi di preparazione industriale (i primi tre sono costituiti da cellulosa rigenerata) noti con i nomi:
  • rayon alla nitrocellulosa (oggi non è più usato)
  • rayon viscosa (il più comune)
  • rayon cuprammonio (cupro)
  • rayon acetato. Quest'ultimo dà una fibra che pur essendo sempre a base di cellulosa è chimicamente differente da quella ottenibile con gli altri tre sistemi; la cellulosa dei linters di cotone viene trasformata dapprima in acetato di cellulosa (un derivato chimico solubile in solventi come acetone) e poi la soluzione di acetato di cellulosa viene fatta passare attraverso una filiera ed il solvente viene fatto evaporare con una corrente di aria calda, ottenendo così le fibre di acetato di cellulosa.

Il materiale più usato proviene dal pioppo. Il legno di questi alberi viene ridotto in minuzzoli di due o tre centimetri di lunghezza e viene avviato ai bollitori. Durante la bollitura vengono separate le sostanze legnose, le cere e le resine della cellulosa e con l'aggiunta di determinate sostanze chimiche si ottiene una pasta di cellulosa che viene lavata e sbiancata. Dopo questo processo la pasta viene ridotta in nastro, essicata, lucidata e pressata in balle. Tali balle vengono inviate agli stabilimenti per la preparazione della materia per la filatura. In questi stabilimenti la lavorazione si svolge in tre fasi successive: nella prima fase la cellulosa viene sciolta e subisce particolari trattamenti diversi a seconda del tipo di metodo usato per la lavorazione; nella seconda fase questa cellulosa così sciolta viene fatta passare in particolari filiere dalle quali escono dei fili continui; nella terza fase il materiale così ottenuto viene trasformato in un prodotto vendibile oppure suscettibile di ulteriori lavorazioni.

CARATTERISTICHE: tenacità molto bassa; igroscopicità molto alta (può assorbire fino al 110% di umidità); lucentezza molto alta, per assenza di asperità sulla fibra.

STORIA - Nel 1884 il conte Hilaire Benigaud de Chardonnet ottenne il primo brevetto e nel 1890 fondò in Francia la prima fabbrica di "seta artificiale".

CURIOSITA' - Nel 1934 questa preziosa fibra (fascismo nel periodo autarchico) fu usata in Italia per una grande varietà di tessuti per sostituire o integrare le fibre naturali. L'Italia fu, in quel periodo, al primo posto fra i paesi esportatori di fibre artificiali, tanto da meritarsi il titolo di "regina del rayon". In quei anni la SNIA-Viscosa sollecitò l'aumento della coltivazione della "canna gentile", pianta annuale, particolarmente ricca di cellulosa, capace di ridurre le gravose importazioni dall'estero. Al rayon vennero riservate vetrine e padiglioni nell'ambito delle principali fiere italiane, prime fra tutte, la Fiera di Milano e la concomitante Mostra di Torino, ma per far conoscere il prodotto in tutto il paese, si ricorse ad una iniziativa speciale: "l'autotreno del rayon - quattro automotrici e tre rimorchi, al comando di una 'Ardita' -  [...], già battezzato 'le 500 miglia del rayon", poiché avrebbe attraversato tutto il paese per mostrare come in Italia esistesse "un'industria forte e prospera", capace di offrire ai consumatori la possibilità "di vestir bene e di bene arredare la casa, senza che il bilancio familiare ne sia intaccato in modo sensibile".


Cortometraggio dal titolo "Sette canne, un vestito" del 1948
mostra la lavorazione del rayon su scala industriale, con il processo allo xantato
girato in buona parte nei capannoni di Torviscosa, in Friuli.
Regia di Michelangelo Antonioni



Rames Gaiba
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