Fibra vegetale delle famiglie delle Malvacee proveniente dal libro dello Hibiscus cannabinus, propria delle regioni tropicali e temperate calde. Ne esistono varie specie tra cui la più adatta alla estrazione della fibra è Hibiscus syriacus, varietà arborea con fusti ramosi coperti da foglie larghe e grandi fiori porporini. Le fibre vengono estratte dai rami più giovani con un processo analogo a quello del ramiè. Lo sfruttamento di questa fibra, in condizioni normali, è antieconomico. Si usa localmente in piccole comunità nord-africane.
♦ Nella moda si utilizza questa fantasia floreale come stampe in particolare della moda mare (dalle camicie hawaiane ai dettagli d'alta moda) per i suoi fiori grandi e colorati per dare un tocco esotico ad abiti, camicie e costumi da bagno e foulard, borse. Questo fiore è spesso associato a illustrazioni botaniche e uccelli del paradiso. L'ibisco è molto popolare per le t-shirt e le felpe in stile anni '90 o → Y2K (stile dei primi anni 2000).
► IDROFILITÀ
Proprietà di massima assorbenza alla umidità e sensibilità delle fibre tessili naturali. Tra le fibre tessili più idrofile (assorbenza normale come percentuale del loro peso) ci sono il cotone 8%, acetato 6,5%, lino 10-12%, rayon viscosa 13%, seta 11%, lana 15-18% (queste riprese sono riferite ai 20°C).
► IDROGENO
Deriva dal francese hydrogène, a sua volta coniato nel 1787 dal chimico francese Antoine Lavoisier e i suoi collaboratori. Il termine è una composizione di due parole greche: ὕδωρ (hýdor): acqua e γείνομαι / γένος (ghéinomai / ghénos): generare. Il significato letterale è quindi "generatore di acqua". Il nome fu assegnato per via della scoperta che la combustione di questo gas genera appunto molecole d'acqua.
Oltre ad essere una materia prima nell'industria chimica, l'idrogeno è un fattore imprescindibile della transizione energetica:
- può supportare la decarbonizzazione dei settori caratterizzati dalla mancanza di soluzioni scalabili di elettrificazione;
- consente vari usi, dallo stoccaggio di energia rinnovabile all'alimentazione dei trasporti pesanti.
All'idrogeno detto “Blu” (prodotto attraverso tecnologie tradizionali ma con un processo di cattura della CO₂) e a quello verde (prodotto da elettrolisi partendo da fonti di energia rinnovabile), si aggiunge ora l'idrogeno “Circolare”, il risultato della conversione chimica di rifiuti plastici e secchi, che ne recupera il contenuto di carbonio e idrogeno.
► IDROREPELLENZA
1. Proprietà tipica delle fibre sintetiche di non assorbire acqua così facilmente come le fibre naturali.
2. Particolari trattamenti atti a porre una barriera che eviti il contatto fra le molecole di acqua e i polimeri fibrosi rendendo i tessuti impermeabili all'acqua.
► IGNIFUGAZIONE
Deriva dalla composizione di due parole latine: ignis che significa "fuoco" e- fugo derivato dal verbo fugare, che significa "mettere in fuga" o "allontanare". Letteralmente, il termine significa quindi "azione di mettere in fuga il fuoco".
Particolare trattamento chimico o fisico eseguito sui tessuti per rallentare o impedire la propagazione delle fiamme. Nei tessuti non intrinsecamente resistenti al fuoco, l'obiettivo è creare una reazione autoestinguente che ostacoli il fumo e impedisca al materiale di alimentare il fuoco. Consiste nell'applicare o impregnare i materiali con specifiche sostanze chimiche che impediscono la propagazione della fiamma.
I metodi di esecuzione variano a seconda del tipo di fibra e dell'uso previsto:
- Immersione (Foulardaggio) - Il tessuto viene immerso in soluzioni ritardanti di fiamma (a base di fosforo, azoto, alluminio o boro) che legano con le fibre.
- Spalmatura - L'agente ignifugo viene applicato come una resina sulla superficie del tessuto.
► IGRIFUGO (tessuto)
Un tessuto ignifugo permanente è una classe di tessuto tecnico che previene la propagazione del fuoco. La sua principale caratteristica è che le proprietà ignifughe risiedono nei materiali della sua composizione e non dipendono in alcun caso da un trattamento o finissaggio speciale di processo, è tessuto direttamente con fili composti da fibre già ignifughe, quindi le sue proprietà sono intrinseche.
Tra i suoi vantaggi, spicca il fatto che questa proprietà ignifuga rimane immutata nel tempo. È per questo che possiamo affermare che non importa il numero di lavaggi a cui viene sottoposto l'indumento, o l'usura che subisce. Il tessuto realizzato con questi fili continuerà a reagire al fuoco allo stesso modo. Tra le fibre ignifughe più importanti e usate nei tessuti a livello mondiale, per la loro maggiore resistenza al fuoco e al calore, possiamo menzionare:
- Fibre minerali come la fibra di vetro.
- Le sintetiche come le aramide.
- Le più traspiranti e amiche della pelle, come la modacrilica o la viscosa FR.
► IGROSCOPICITÀ
Deriva dal greco ed è composto da due radici: igro- (dal greco hygrós) che significa "umido" o "bagnato" e -scopicità (dal greco skopéo) che significa "osservare" o "misurare". Letteralmente significa "osservazione dell'umidità", poiché in origine indicava lo strumento utilizzato per misurare il vapore acqueo nell'aria.
Proprietà delle fibre tessili ad assorbire umidità (vapore acqueo) dall'ambiente, in varia misura, dando luogo ad una reazione chimica che produce calore e cariche elettrostatiche sulle fibre. Importante è conoscere la percentuale di acqua che una fibra può assorbire senza sembrare bagnata, e il tasso di ripresa, cioè la percentuale media, ufficialmente ammessa, di acqua assorbita. I capi in fibra naturale mostrano un'alta igroscopicità, aumentando leggermente di peso e volume (dilatazione igroscopica) quando assorbono l'umidità corporea o ambientale.
♦ Lo strumento utilizzato per misurare l'umidità e, di conseguenza, valutare l'igroscopicità di materiali o dell'aria, è l'igrometro (noto anche come igroscopio).
Differenze tra igroscopicità e igromicità - Il termine igromicità viene invece talvolta utilizzato come sinonimo per definire il grado di assorbimento effettivo, ma in fisica e climatologia si riferisce più propriamente al complesso degli scambi di umidità e vapore che avvengono tra un ambiente e i materiali. ❌ Non va nemmeno confuso con idrofilia che è l'affinità con l'acqua allo stato liquido, mentre l'igroscopicità riguarda specificamente l'interazione con l'umidità allo stato di vapore. ✅ Vi è differenza anche con il → tasso di ripresa è invece la grandezza tecnica utilizzata per quantificare e standardizzare questo assorbimento nel settore commerciale.
► IKAT
Antica tecnica di “tintura a riserva”, cioè un tipo di tintura dove parti dei filati di cotone o seta (ma si usa anche il lino) vengono protette tramite una stretta legatura per non essere tinte, mentre le parti non legate si colorano per la decorazione di tessuti (che presentono lo stesso nome e che sono destinati a particolari cerimonie culturali); ottenuta, mediante complesse operazioni di tintura del filato da tessere, impedendo al colore di passare in certe zone, stringendo e avvolgendo entro nastri i fili raggruppati (secondo un disegno) che si vogliono tingere in altro colore. La tonalità un poco passerà ugualmente dando quell'effetto tipico sfumato, che verrà sottolineato poi nel procedimento di tessitura. Il filato viene disposto in vari mazzetti, alcuni parti dei quali si ricoprono con fibra (in questi punti specifici utilizzando fili di cotone resistenti alla tintura e imbevuti di cera) allo scopo di renderle immuni da colorazioni durante il processo di tintura; si ottiene così un filato colorato soltanto parzialmente. Le matassine vengono poi trasferite nel bagno di tintura nell'ordine esatto in cui si trovano sul telaio, per evitare che il disegno si “disfi”. Solo allora si procede alla preparazione del telaio utilizzando i fili che risultano quindi già “disegnati”, e che una volta tessuto rivela un animato disegno decorativo.
Nel caso dell'ikat multicolore, dopo ogni bagno di tintura le matassine vengono lasciate asciugare e stese nuovamente sul telaio per il secondo ciclo di legatura e tintura. Il tessuto può essere di due tipi: Ikat semplice, dove si tingono i fili che compongono solo l’ordito, il che significa che l'ordito - il filo longitudinale - viene manipolato per creare il disegno (sono in particolare gli Ikat dell'Asia centrale), o solo la trama e Ikat doppio dove si colorano entrambi.
Il motivo ikat è presente in molte culture dell'Asia meridionale, sud orientale e centrale (Uzbekistan, Indonesia, Birmania oggi Myanmar, Malesia e India ed anche in regioni limitrofe come Iran, Iraq, Turchia), ma lo troviamo in Giappone, in America centrale e meridionale.
I motivi ikat hanno bordi precisi o sfumati (una volta i disegni più nitidi erano considerati più preziosi), ma oggi prevalgono quelli con una leggera sfocatura con disegni “piumati” o simili a nuvole, che è diventata un segno distintivo della stampa ikat. Le stampe ikat solitamente presentano motivi geometrici, come strisce, punti e chevron tinti in colori vivaci e audaci. L’ikat si distingue facilmente dalle imitazioni stampate, per la tipica compenetrazione e fusione dei colori nei punti di inizio e fine dei disegni.
Oggi le stoffe ikat vengono fatte industrialmente ed hanno visto l'interesse di importanti fashion designer che lo ripropongono talvolta nelle loro collezioni. Impieghi - La tecnica ikat viene utilizzata in vari tessuti, come sciarpe, sari, materiali per abiti ed accessori e tessuti per l'arredamento della casa.
Operazione consistente nel disporre le bobine o le rocche sulla cantra o rastrelliera per preparale il filato all'orditura.
1. Unire due lembi di stoffa, pelle o pezzi di un capo d'abbigliamento e simili con una cucitura provvisoria (→ imbastitura) a punti relativamente lunghi e "lenti".
2. Nella lavorazione dei cappelli di feltro avvolgere il pelo per ridurlo in falde sul tamburo di una macchina imbastitrice.
1. Tipica macchina per cucire con base piana o a colonna, con la funzione di imbastire a punto annodato. Usata specialmente per le confezioni di indumenti femminili, quali tailleurs, cappotti, ecc. Le macchine per imbastire sono prive di organi di trasporto, in quanto lo spostamento del tessuto è comandato a mano dall'operatrice.
2. Macchina usata per la fabbricazione dei cappelli di feltro, che è costituita da un cono metallico bucherellato, che ruota entro un cilindro e munito all'interno di un aspiratore che consente di trattenere i peli sulla superficie del cono per la successiva feltratura.
►IMBASTITO
Deriva dal verbo imbastire di cui è il participio passato, composto dal prefisso in- e dal sostantivo basta (punto di cucitura provvisorio).
Capo d'abbigliamento o altro in fase di cucitura provvisoria in attesa di essere cucito.
Cucitura provvisoria realizzata a mano, a punti lunghi a filza, molto semplice fra le varie parti di un capo, generalmente fatta in filo di cotone bianco. Si esegue prima della cucitura definitiva per permettere delle modifiche. Nella confezione maschile l'imbastitura in filo di cotone, presente sulla cucitura delle spalle, serve per verificare il rispetto del taglio e delle forme nel corso della lavorazione e durante la fase dello stiro. L'imbastitura viene mantenuta per dare la possibilità al cliente di controllare direttamente la perfetta tenuta del tessuto e la corretta curvatura della spalla.
🇫🇷 Francese: Faufilure 🇬🇧 Inglese: Basting 🇩🇪 Tedesco: Heften 🇪🇸 Spagnolo: Hilvan
Si tratta della contrazione della catena e del restringimento della trama combinati, e cioè l'accorciamento apparente dei fili di catena e di trama di un tessuto in seguito alle reciproche legature che si formano nell'operazione di tessitura. Essa varia da armatura ad armatura, e dipende anche dal numero di trame al centimetro e dei fili nonché dalle torsioni. Le caratteristiche di tensione alle quali si assoggettano i filati durante la lavorazione hanno pure la loro azione nel complesso del fenomeno. Dette cause agiscono indipendentemente e con varie intensità determinando così una vasta gamma di imborsi. Valori particolari si hanno nei tessuti a più catene, tecnici, crespi, velluti, spugne e per alcuni operati ove si opera di proposito con modalità esaltanti in catena ed in trama.
- imborso per intreccio, quello che il tessuto subisce durante la tessitura;
- imborso per rifinizione, quello che il tessuto subisce durante le operazioni di finissaggio.
► IMBOTTIRE
► IMBOTTITO
1. Materiale con cui si imbottisce un oggetto o una parte per conferire determinate caratteristiche di conforto o funzionalità mediante l'inserimento in apposite intercapedini (esempio due tessuti, ecc.) di materiali di conveniente consistenza od elasticità. Lo scopo dell'imbottitura è quello di riparare dal freddo, simulando la leggerezza del piumino, con il vantaggio di essere lavabile, di asciugarsi in fretta e di avere un costo più basso. La fibra più comunemente usata è il poliestere, sebbene venga usato anche il polipropilene quando un capo non è soggetto al calore del lavaggio a secco. Per ottenere il massimo isolamento termico è necessario che quanta più aria possibile venga imprigionata tra le fibre, che devono essere più leggere ed elastiche possibile. Le fibre stesse sono di vari diametri e possono essere compatte o cave, con la possibilità di uno o più canali al loro interno. Le tante densità delle fibre, consentono di ottenere, nell'imbottitura, pesi diversi e varietà di spessori.
♦ Nei tempi antichi, le imbottiture impiegate nell'abbigliamento erano cascami di cotone (bambagia), lana, piume d'oca, crine di cavallo (per la sua eccezionale resilienza ed elasticità) che si usavano per corsetti, sottogonne, abiti, calzoni o maniche. Prima dell'avvento dei materiali sintetici, si sfruttavano esclusivamente risorse naturali e di origine animale o vegetale. ♦ Il termine imbottitura ha una estensione d'uso ampia, ed è passato - per rimanere nel campo tessile - dall'indicare l'imbottitura di sedie e divani, all'abbigliamento invernale.
♦ Differenze tra imbottitura e trapunto - L'imbottitura è il materiale inserito all'interno. Il → trapunto (o trapuntatura) è invece l'atto, o il risultato, di cucire insieme due o più strati di tessuto con quello interno, creando motivi di riempimento decorativi.
2. La trama che viene inserita nei tessuti doppi per aumentarne il peso.
► IMBOZZIMATRICE
► IMBOZZIMATURA
Ind. tess. - Operazione temporanea, detta anche incollatura, che si effettua su una catena di ordito. Il filato viene impregnato con sostanze lubrificanti e protettive chiamate bozzime, funzionali allo scorrimento e all'incremento della resistenza del filato nelle sollecitazioni meccaniche della tessitura (migliora la resistenza alla trazione e riduce le rotture in tessitura; riduce gli attriti tra filato e gli organi di sfregamento della macchina per tessere). Di solito si usano bozzime naturali per le fibre naturali o artificiali e bozzime sintetiche per le fibre sintetiche. Detta operazione avviene nella macchina imbozzimatrice.
► IMPARATICCIO
Nel XX secolo è un capo per la pioggia, appartenente al guardaroba maschile e femminile, che ha le sue origini nel → Trench della fine dell'Ottocento. Le versioni in stile militare, con spalline e doppio sprone alle spalle, larghe cinture e indossate col colletto all'insù, furono portate dalle star di Hollywood degli anni '30. Indumento fatto con vari tipi di tessuto (quello classico è in gabardina di lana o cotone) trattato o con materiali sintetici, che non si lascia penetrare dall'acqua.
Trattamento di resinatura che impedisce il passaggio dell'acqua e dell'aria su una superficie tessile.
Usato per designare un tessuto stampato in una qualsiasi tipo di fantasia.
►IMPRONTA IDRICA
Nella moda, l'impronta idrica misura la quantità totale di acqua dolce usata per produrre un capo d'abbigliamento, dalla coltivazione delle fibre alla lavorazione e tintura del tessuto, fino al trasporto e all'imballaggio. Questo include sia l'acqua consumata (incorporata nel prodotto o evaporata) sia quella contaminata durante le varie fasi di produzione. Il volume di acqua è considerato al netto delle quantità che, pur consumate, sono reimmesse nell'ambiente nelle stesse condizioni in cui erano state prelevate. I consumi di acqua delle trasformazioni industriali per la moda sono particolarmente importanti nei cosiddetti processi a umido come tintura, stampa e finissaggi. I grandi volumi di acqua consumata dalla moda si traducono in un significativo carico inquinante, sia nella fase di coltivazione delle fibre naturali, prevalentemente per l'uso di pesticidi e fertilizzanti, sia in quella della manifattura dei prodotti.
2. Fare l'impuntura.
3. Tipo di cucito. Nel fare il "punto riso", cioè nell'impuntire il canapino alla stoffa, i punti quasi non compaiono.
Cucitura costituita da una serie di punti vistosi e uguali, che serve come decorazione o per unire più saldamente due lembi di un manufatto tessile, in modo più solido della semplice cucitura interna.
🇫🇷 Francese: Couture | Pigűre | Ouvrage piqué 🇬🇧 Inglese: Stitching 🇩🇪 Tedesco: Stepparbeit | Naht 🇪🇸 Spagnolo: Costura | Pespunteado
► IMPUNTURARE
Dal latino in- (dentro) + amido.
Bagnare un tessuto con acqua in cui è stato sciolto amido, per fargli acquistare rigidità alla stiratura.
La parte di un capo o tessuto che ha subito il trattamento dell'inamidare (esempio: un colletto).
► INCAVO MANICA
► INCERATA
Impermeabile, completo di pantaloni, usato in marina, specialmente per effettuare manovre nautiche e per ripararsi dal maltempo. Il tessuto, il classico è di cotone, è reso completamente impermeabile tramite un trattamento a base di oli o cere. Dall'abbigliamento outdoor, questo capo è passato alla moda per creare giacche resistenti, giacconi antipioggia, trench e accessori (come i celebri giubbotti → Barbour o le giacche cerate Belstaff entrambi questi capi sono in cotone oleato / cerato). Con l'uso e il tempo, la cera crea delle pieghe che danno al capo un tipico aspetto vintage vissuto (chiamato patina). I capi in incerata richiedono una cura particolare: non possono essere lavati in lavatrice o a secco (poiché la cera si scioglierebbe), ma solamente con una spugna inumidita con acqua fredda per rimuovere eventuali macchie e sporco dalla fodera interna. È possibile immergere la giacca in acqua, purché sia solo acqua fredda, in questo modo non dovrebbero verificarsi danni. Una volta rimossa la maggior parte dello sporco possibile, la giacca deve essere appesa all'aperto su un filo per asciugarsi naturalmente. Non appoggiare la giacca direttamente su una fonte di calore.
► INCH - simbolo: in
Unità di misura del sistema anglosassone (Stati Uniti, Inghilterra e Canada) corrispondente a 2,54 cm. Dodici inches equivalgono a un foot, «piede» (al plurale feet) che corrisponde a 30,48 cm. Trentasei inches, ovverosia tre feet, equivalgono a una yard, che è pari a 91,44 cm. Il simbolo ufficiale standard per i pollici sono le due lettere “in”, ma nell’uso comune il termine è spesso abbreviato con le doppie virgolette. 🇮🇹 Italiano: pollice.
Dove e quando si usano pollici al posto dei cm?
Benché si tratti di una misura abbastanza vecchia i pollici vengono applicati anche in Italia ed in altre parti del mondo. La ragione per la quale i pollici sono ancora così diffusi sono la globalizzazione e gli affari. Un prodotto in particolare è molto diffuso e conosciuto in tutto il mondo e questi sono i Jeans (relativo alla misura del pantalone e non al tessuto denim, il cui peso è espresso in → oncia). Non solo la misura non viene indicata nella misura del paese dove vengono vendute ma ci sono ben due numeri indicati. Tutti i due i numeri sono in pollici. La misura più importante in questo caso è la prima misura, che riguarda la larghezza dei Jeans.
► INDACO
Dal latino indǐcum (folíum), "foglia" indiana; a sua volta derivato dal greco antico ἰνδικόν, Indikon, ovvero “sostanza che viene dall'India”; mentre per gli arabi era an-nīl e per i cinesi tien il laam, che tradotto significa "azzurro del cielo".
Sostanza naturale o sintetica (quella oggi usata dall'industria, che è la quasi totalità dell'indaco prodotto). Ha colore compreso, nello spettro solare, tra il rosso e il violetto. Fu Isaac Newton nel 1672 che ve lo inserì, e solo allora divenne una delle «tinture dei Cieli», per riprendere la bella formula di Sir Walter Scott a proposito dei colori dell'arcobaleno. In tintura esiste un solo azzurro di origine organica che sia veramente azzurro e veramente solido: l'indaco. Tecnicamente una tintura è un agente colorante che si lega alle molecole del materiale che deve essere colorato. L'indaco e il guado (una pianta piuttosto comune il cui principio attivo è lo stesso dell'indaco, anche se in concentrazioni minori) vennero utilizzate per colorare le cose in una grande varietà di tonalità di blu, da un blu perla che era quasi bianco fino a un blu mezzanotte, che tendeva al nero, al punto che talvolta veniva chiamata ala di corvo.
L'indaco sintetico è un tipico colorante al tino: data la sua insolubilità all'acqua esso non è infatti capace di fissarsi direttamente alle fibre tessili e viene ridotto mediante idrosolfito di sodio a leucoindaco, incolore, solubile e capace di essere assorbito dalle fibre sulle quali poi si riossida a indaco a opera dell'ossigeno atmosferico. Da tempo si trovano in commercio, con il nome di indigosoli, derivati solubili del leucoindaco che vengono direttamente usati senza dover prima procedere alla riduzione con idrosolfito. Impiegato nella tintura delle fibre vegetali specialmente per cotone e lino, meno adatto per la seta. Per ottenere buoni risultati di tintura per la lana occorre usare, per la riduzione, la minore quantità possibile di alcali.
Marca commerciale per coloranti sintetici per tinture su cotone, lino e viscosa ed altre fibre chimiche con solidità eccezionalmente elevate. Questi coloranti non sono solubili in acqua ma devono essere portati ad essere solubili a mezzo di alcali e trattamenti riducenti (la molecola contiene uno o più sistemi dell'antrachinone condensati tra loro o con altri sistemi ciclici aromatici o eterociclici). Per la preparazione della tintura i coloranti devono essere dapprima ossidati e poi saponati a temperatura di ebollizione.
2. Per estensione detto di maglia i cui punti non si sciolgono (non demagliabile), e quindi più resistenti a certi tipi di sollecitazione.
1. Ora il termine designa una tela di cotone (ma può essere anche in lino e raramente in seta), sottile, stampata a colori vivaci, usata nell'abbigliamento per abiti e foulard. È una stoffa che si usa anche nel settore tappezzeria.
2. Nome generico dato ai tessuti di provenienza orientale (India e Persia), dipinti a fiori o disegni, importati nei secoli XVII e XVIII e destinati all'abbigliamento.
🇫🇷 Francese: Indienne 🇬🇧 Inglese: Indienne 🇩🇪 Tedesco: Indienne 🇪🇸 Spagnolo: Indiana
Veste, di qualsiasi natura e di qualsiasi foggia (abito o parte di un abito, capo di vestiario o di biancheria) che fa parte dell'abbigliamento di una persona.
In fisica, qualsiasi fenomeno per cui un corpo vicino a un altro ne modifica delle caratteristiche o ne determina alcune proprietà. Questi fenomeni di modificazione sono la base di tutta la produzione e trasformazione di energia elettrica e della sua utilizzazione nei motori.
Stato delle fibre della lana, dovuto all'azione dell'acqua, calore e azione meccanica, che provocano l'agganciamento l'una all'altra delle scaglie della superficie della fibra di lana, alterandone la struttura, in seguito ad un funzionale processo di follatura o ad un dannoso restringimento da lavatura.
Personaggio popolare nei social media in grado di influenzare le opinioni, i comportamenti e le scelte di acquisto di un vasto pubblico. Più che un semplice creatore di contenuti, è un punto di riferimento che orienta il mercato attraverso la fiducia. ♦ In italiano si potrebbe utilizzare il termine influenzatore (risale al XVII secolo), come suggerisce l’Accademia della Crusca, ma oggi - nei tempi della globalizzazione, nel contesto del web e dei social network - utilizzare questo termine risulta improponibile e non accettato dagli italiani.
Sandalo piatto di plastica, gomma, pelle o altri materiali, con listini che trattengono, passando fra l'alluce e il dito vicino (illice), le prime due dita del piede. È copiato da quello giapponese, che si chiama "zori" e che si indossa con calze tabi di cotone, bianche, blu o nere, fatte apposta con una fenditura tra l'alluce e le altre dita. L'infradito all'origine era tutto di gomma ed era usato solo d'estate, al mare o in piscina. I modelli iniziali avevano tutti la soletta bianca con la suola e la striscia colorate. Diventata una calzatura di tendenza, è realizzato anche in materiali preziosi, può avere la suola a zeppa con tacco e si porta anche in città.
🇬🇧 Inglese: Flip-flop
Fibra artificiale ricavata dall'acido poliattico, derivante da un polimero ottenuto dalla fermentazione di zuccheri semplici ricavati dagli scarti del mais destinato agli animali. Il processo di lavorazione è basato sul carbonio che le piante prelevano dall'aria con la fotosintesi; in questo modo, per esempio, si riducono fino al 50% le emissioni di anidride carbonica e il consumo di petrolio per fabbricare il polimero di base (come fanno tutte le altre fibre sintetiche) Ingeo utilizza il carbonio derivato da zuccheri vegetali. È completamente rinnovabile e biodegradabile, e pertanto ha la proprietà di non inquinare e non produrre scorie, come le fibre naturali, ma con i vantaggi del poliestere.
1. Proprietà naturale dei tessuti di lana di non gualcirsi (stropicciarsi) grazie all'elasticità delle fibre.
2. Tale caratteristica può essere conferita a tessuti di altro genere attraverso trattamenti chimici o applicazioni di resine.
🇫🇷 Francese: Infroissable 🇬🇧 Inglese: Creaseless | Non-creasing 🇩🇪 Tedesco: Knitteram | Knitterfrei 🇪🇸 Spagnolo: Inarrugable
2. Per estensione, non comune, vestire con indumenti che fascino come un guanto.
Operazione consistente nel disporre il filato sui subbi durante l'operazione di orditura.
► INTABARRATO
Persona avvolta in un indumento ampio e pesante, in modo da nascondere anche la testa e parte del volto.
2. In maglieria tipo di lavorazione grazie alla quale si ottengono disegni, in genere a motivi geometrici, a grandi aree di colore. È caratterizzato dal cambio del colore del filo nello stesso rango di maglia: il filo di un colore viene alimentato fino ad un certo punto, a partire dal quale viene alimentato un secondo filo e così via. Il motivo del disegno appare nitidamente su entrambe le facce del tessuto, in contrapposizione con la lavorazione jacquard, nella quale il motivo del disegno appare solo sul diritto.
🇬🇧 Inglese: Inlay
Disposizione dell'ordito sul telaio.
🇮🇹 Interfodera termoadesiva 🇫🇷 Francese: Entoilage thermocollant | Toile thermocollante 🇬🇧 Inglese: Fusible interlining 🇩🇪 Tedesco: Fixiereinlage 🇪🇸 Spagnolo: Entretela termofusible
Uno degli intrecci fondamentali della maglia in trama, realizzato su macchine bifrontura, ovvero con due serie di aghi che lavorano in posizioni opposte. Gli aghi di un frontura sono coincidenti con quelli della frontura opposta, quindi non possono immagliare insieme; così un filo viene lavorato dagli aghi dispari di un frontura e da quelli pari dell'altra, formando un primo rango di maglia a costa. Il filo successivo viene lavorato dagli aghi che non hanno lavorato il primo: si ha un secondo rango di costa, "incrociato" con il primo. Ne risultano uno spessore e una voluminosità simili a quelli della maglia a costa, ma con una estensibilità molto più contenuta. ♦ Termine appartenente al linguaggio internazionale dell'abbigliamento.
♦ Differenza tra interlock e jersey - Risiede nella struttura della tessitura: il jersey è una maglia singola (con un dritto e un rovescio visibilmente diversi), mentre l'interlock è una maglia doppia e risulta identico su entrambi i lati.
A metà strada tra la suola e il sottopiede della scarpa, questa parte fornisce flessibilità e ammortizzamento. Di solito è realizzata in EVA (materiale reticolato espanso) o poliuretano, con vari inserti in gel o altre tecnologie per aumentare ancor più la sensazione di comodità.
Altri termini comunemente usati per definire questa categoria di indumenti sono:
🇫🇷 Francese: Lingerie (per quello femminile di una certa raffinatezza) 🇬🇧 Inglese: Underwear
Operazione di incrocio di più fili o di uno solo su se stesso, mediante la quale si ottiene un tessuto o una maglia. La formazione del tessuto avviene intrecciando i fili dell'ordito con quelli della trama, su appositi telai meccanici. La formazione della maglia singola sull'ago avviene come nei tessuti in trama e precisamente con l'inserzione di un filo sotto l'uncino dell'ago e la successiva abbattitura della maglia precedente.
► INVERDITO
Controllo dell'ordito ottenuto separandone i fili in pari e dispari mediante il passaggio attraverso due righelli di legno, denominati verghe, disposti prima dei licci sul telaio meccanico di tessitura. Sui telai moderni le verghe sono sostituite da dispositivi guardaordito che arrestano istantaneamente il telaio alla rottura del filo.
🇫🇷 Francese: Irretrecissable 🇬🇧 Inglese: Shrink proof 🇩🇪 Tedesco: Schrumpfecht
Caratteristica ottenuta mediante un procedimento che rende stabili le dimensioni del tessuto (generalmente cotone o lana) sottoposti all'azione del lavaggio. Questo elemento rimane permanente se il trattamento viene effettuato sulla fibra. È basato sull'uso di prodotti derivati dal cloro e dallo zolfo che aumentano la resistenza delle fibre tessili al raccorciamento.
🇬🇧 Inglese: Unshrinkable
Ragazza copertina con un look che fa tendenza. È una giovane donna, spesso modella, attrice o socialite, il cui stile, fascino e vita mondana la rendono un'icona di tendenza del momento. È la ragazza "del momento" che tutti ammirano e imitano, dotata di un carisma magnetico difficile da definire, ma impossibile da ignorare.
♦ Differenza tra It Girl e Influencer - Anche se spesso usati come sinonimi, i due termini hanno una valenza diversa: L'It Girl diventa famosa per il suo stile di vita e per la sua personalità carismatica. L'Influencer è una professionista della comunicazione digitale, il cui scopo è spesso monetizzare sponsorizzazioni e collaborazioni commerciali attraverso i social media.
Stile collegiale nato negli anni '40 e '50 che deriva dagli studenti dell' East Coast. Un abbigliamento che segue uno stile ben preciso di camicia bianca e cravatta stretta indossata sotto un abito di flanella grigia con scarpe Oxford per i ragazzi e un twin-set in cashmere con gonna tweed o scozzese per le ragazze. ♦ Non vi è una vera contrapposizione tra Ivy League ed Ivy colleges: i due termini indicano esattamente lo stesso stile.
- lana vergine - Contraddistingue anonimamente in tutto il mondo i prodotti composti di "pura lana vergine". "Pura" sta ad indicare che nel manufatto non si trovano altre fibre all'infuori della lana, mentre la parola "vergine", che costituisce la vera essenza del marchio, identifica la "lana nuova di tosa", cioè la lana mai usata, non rigenerata, non recuperata dagli stracci o da precedenti lavorazioni industriali. L'uso del marchio "lana vergine" viene concesso gratuitamente, su richiesta, ai produttori di tessuti, confezionisti, filati e maglieria, limitatamente a quei prodotti aventi i requisiti di qualità e di contenuto previsti dal marchio stesso.
- misto lana vergine - Contraddistingue soltanto i cosiddetti "misti ricchi di lana", poiché la percentuale di lana vergine non può mai essere inferiore al 60%.
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Rames GAIBA