22 marzo 2017

IKAT

Ikat - termine indonesiano che significa annodare.


1. Antica tecnica di tintura a riserva a riserva dell'Asia Centrale, per la decorazione di tessuti (che presentono lo stesso nome e che sono destinati a particolari cerimonie culturali) ottenuta, mediante complesse operazioni di tintura del filato da tessere, impedendo al colore di passare in certe zone, stringendo e avvolgendo entro nastri i fili di ordito raggruppati (secondo un disegno) che si vogliono tingere in altro colore. La tonalità un poco passerà ugualmente dando quell'effetto tipico sfumato, che verrà sottolineato poi nel procedimento di tessitura. Il filato viene disposto in vari mazzetti, alcuni parti dei quali si ricoprono con fibra allo scopo di renderle immuni da colorazioni durante il processo di tintura; si ottiene così un filato colorato soltanto parzialmente, che una volta tessuto rivela un animato disegno decorativo.


veste Ikat, Asia Centrale, fondo raso, sec.XIX


Chiné à la branche è la definizione data al procedimento in Francia nel sec. XVIII, dove ebbe grande successo e diffusione soprattutto nell'abbigliamento femminile.


taffetas chiné, Francia, sec.XVIII seconda metà


Questa tecnica è diversa dal procedimento dei tessuti batik perché dove la tintura viene fatta sul tessuto e non sui fili prima di tesserli: le zone, i contorni che non si vogliono tingere si coprono con cera o con altro materiale impermeabile.

2. Tessuto prezioso di cotone del Nusa Tenggara e in modo particolare di Sumba (Indonesia) con disegni tradizionali. L'antica tecnica ikat per la decorazione di tessuti (che prendono lo stesso nome e che sono destinati a particolari cerimonie culturali) consiste nel fissaggio di disegni decorativi mediante complesse operazioni di tintura del filato da tessere. Il filato viene disposto in varie mazzetti, alcune parti dei quali si ricoprono con fibra allo scopo di renderle immuni da colorazione durante il processo di tintura; si ottiene così un filato colorato soltanto parzialmente, che una volta tessuto rivela un animato disegno decorativo.   Mentre gli ikat di Flores sono caratterizzati da immagini astratte o geometriche, quelli di Sumba hanno figure di animali (un tempo solo cervi, bufali, galline, serpenti, coccodrilli, tartarughe, lucertole, poi, con le influenze straniere, anche leoni olandesi e draghi cinesi), ma fino all'inizio del '900 dovevano celebrare l'epopea di una famiglia aristocratica, quindi venivano raffigurati anche guerrieri a cavallo o teste mozzate dei nemici. Le tecniche di produzione sono un po' cambiate in questi ultimi ottant'anni. Oggi infatti vengono usati colori prodotti industrialmente, mentre un tempo per i colori si ricorreva solo ad elementi minerali e vegetali, ad esempio il kombu (rosso ruggine) veniva ricavato dalla corteccia e dalle radici del kombu, un albero molto diffuso a Sumba sud-est.

CURIOSITA' - Fino a meno di un secolo fa era privilegio delle famiglie nobili confezionare ed indossare abiti ikat e chi violava la norma poteva anche essere punito con la morte. Poi sono arrivati gli olandesi, che in un primo momento hanno rotto quel monopolio speciale (molti ufficiali e mercanti hanno acquistato ikat) e in seguito ne hanno incoraggiato la produzione, perché il tessuto aveva un ottimo mercato a Giava. Purtroppo l'aumento della produzione ha comportato anche un impoverimento della qualità e già nel 1920 non erano molti gli ikat fatti con le tecniche abituali e con i disegni tradizionali. Si dice che un tempo per la colorazione fosse particolarmente apprezzato il sangue dei moribondi. Il lavoro dell'ikat è tradizionalmente una occupazione tutta femminile. Infatti sono le donne che piantono il cotone, lo raccolgono, lo lavorano e lo filano, sono sempre lavoratrici coloro che producono le tinture (laddove si procede ancora con i metodi tradizionali), preparano le decorazioni e procedono alla tessitura. Un ikat era il risultato di un lavoro molto lungo e complesso. La filatura avveniva tra luglio e ottobre, l'ordito e i disegni erano preparati tra settembre e dicembre, poi al termine della stagione delle piogge, di solito in aprile, si preparavano i colori cardine (blu e kombu), quindi in agosto si iniziava la tessitura. Perciò per fare un ikat ci voleva più di un anno. Il filo del cotone viene rafforzato in bagni indurenti di cassava grattugiata (pianta denominata anche yuca, più nota come manioca, che ha una radice a tubero). Alcuni esemplari sono esposti nei musei di Rotterdam e di Basilea.


Rames Gaiba
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