2 luglio 2015

DIZIONARIO DELLA MODA: J



Jabot - voce francese, dalla base gaba "gozzo". Il cambio del campo semantico è avvenuto da "rigonfiamento dell'esofago degli uccelli" a "stomaco dell'uomo" e infine "davantino di stoffa" che a quel rigonfiamento fa pensare. 

1. Volan decorativo in pizzo o altro materiale, appuntato alla base del collo o a livello del petto. Oggi è patrimonio esclusivo dell'abbigliamento femminile, che divenne popolare per le donne a partire dalla metà dell'Ottocento fino agli anni venti e trenta.

2. Originariamente elemento dell'abito maschile del XVI secolo che indica la pettorina di batista o di seta, ossia una specie di cravatta a forma gonfia come una sorta di gozzo ornata di pizzi e di ricami.

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Jacket - termine inglese appartenente al linguaggio internazionale della moda.

Usato in italiano al maschile; termine generico per indicare (al singolare) la giacca.

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Jaconas - voce francese, da Jagganath, città dell'India.

Tipo di tessuto leggero e fine di cotone utilizzato principalmente nel XIX secolo in abbigliamento e lingerie femminile. In italiano →giaconetta.

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Jacquard - dal nome del francese J. M. Jacquard, inventore di un dispositivo per la tessitura.

1. Speciali telai tessili che permettono di muovere ogni filo di catena indipendentemente da tutti gli altri. Il movimento di questi fili viene ora comandato dal computer, mentre sui telai meno recenti attraverso un sistema di schede perforate, è applicato ai telai e alle macchine per maglieria e che consente di realizzare prodotti tessili; ad ogni scheda corrisponde un preciso disegno. Si ottiene una struttura a maglia in cui da due a quattro (ma anche fino a sei) fili di colore diverso sono alimentati ad aghi selezionati in modo che nello stesso rango compaiono maglie di diverso colore. Modificando la disposizione delle maglie da un rango all'altro si ottengono aree di colore che formano motivi di disegno. Secondo il sistema che controlla il movimento degli aghi destinati a formare le maglie con i vari colori si possono ottenere aree di disegno che coprono da 24 maglie, in larghezza e lunghezza, fino ad aree di disegno di un migliaio di maglie nei due sensi (macchine elettroniche). A differenza dell'intarsio il disegno appare su una sola faccia del tessuto.

2. Vengono indicati jacquard anche tutti i tessuti fatti con telai muniti di meccanismo jacquard: si tratta di stoffe con disegni complessi come il broccato, il  damasco, il gobelin, il lampasso. I tessuti jacquard sono utilizzati nell'abbigliamento, arredamento, biancheria per la casa, tessuti per l'industria automobilistica, ecc.

STORIA - Il dispositivo fu ideato dal francese Joseph-Marie Jacquard (Lione 1752 - Oulins 1834) nel 1804, che inventò la macchina semplice ed ingegnosa che da lui prese il nome, con la quale sostituì l'insieme di corde per l'alzata di fili (che richiedeva l'impiego di più persone) con cartoni perforati. Il dispositivo delle schede era costituito da file di aghi che potevano attraversare solo dove c'erano i fori: i fili venivano alzati automaticamente permettendo il passaggio della trama. L'invenzione consentiva di ridurre a un solo operaio il personale addetto al telaio, realizzando il tessuto operato, anche dal disegno più complesso, come se fosse ad armatura semplice. Nonostante l'ostilità dei tessitori lionesi, che temevano di restare senza lavoro, la macchina ebbe larga applicazione. Il suo principio di funzionamento è rimasto a tutt'oggi invariato. Ma non solo, l'invenzione consentiva di "depositare" su schede perforate il risultato di un ciclo di lavorazioni, all'occorrenza, recuperando e riutilizzando l'intero ciclo.

In realtà pare che il prototipo del telaio Jacquard fosse stato realizzato nella seconda metà del XV secolo da un tessitore catanzarese, conosciuto a Lione come Jean le Calabrais. Quest'abile tessitore fu ospite di Luigi XI che fece arrivare alcuni esperti tessitori da Catanzaro per impiantare una macchina tessile a Lione. Il telaio introdotto da Giovanni il Calabrese (è oggi custodito nel Museo delle arti e dei mestieri di Parigi) già allora suscitò ostilità tra gli operai tessili, che cercarono di ostacolarne la diffusione.

CURIOSITA' - Per ottenere un tessuto a disegni, prima dell'introduzione della macchina Jacquard, si usava il telaio da tessitura, fornito di due apparati: uno a licci, per la bordatura del tessuto (che serviva anche per i tessuti senza disegni), e un apparato per il disegno, per mezzo del quale venivano sollevati i fili dell'ordito secondo il disegno da riprodursi.

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Jais - voce francese.



Tipo di ricamo formato con pietruzze nere lucenti. chiamate giaietto.

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Jamana

Tipica seta fabbricata in Giappone, famosa perché con essa si fanno stoffe con bellissimi disegni. Non è diffusa all'estero in quanto destinata principalmente all'uso interno.

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Janker - voce di etimologia incerta, forse dal tedesco Jacke, appartenente al linguaggio internazionale dell'abbigliamento.

1. Giacca appartenente al costume tradizionale tirolese, dal taglio dritto, lunga fino ai fianchi, monopetto, con maniche lunghe (per l'estate anche senza maniche), senza colletto o con un listino al suo posto, rifinita con un bordo dal colore diverso dal resto dell'indumento, chiusa tramite bottoni di metallo; per l'inverno in loden, per l'estate in cotone foderato e trapuntato; il colore varia secondo il territorio, dal grigio al verde o rosso.

2. Giacca indossata da ambedue i sessi, che riprende l'omonimo capospalla del costume tirolese, appartenente allo stile folk.    

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Jaspé - termine francese per screziato.

1. Filato fantasia a tre capi, screziato, ossia come macchiato di più colori, ma senza contrasti di tono.

2. Tessuto lavorato con tali filati e quindi picchettato e prizzato (macchiettato, screziato).

3. Stoffa, prevalentemente di lana, intessuta di fili multicolore, dai quali derivano particolari sfumature. Il tessuto assomiglia al gabardine con costa diritta.

4. Per estensione, si indica l'aggettivo screziato.

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Tessuto di cotone a struttura serrata, robusto, lavorato su armatura saia, talora anche su "corda rotta". Il filato di ordito è un ritorto con la catena tinta (in genere all'indaco, un colorante sintetico di solidità inarrivabili, esso pure di vita secolare) mentre quello di trama è in filato cardato dello stesso colore. Viene prodotto in diverse pesantezze espresse sempre in "once" (il "classico" è il 14-14,5 once). Per questo tessuto, specie per gli innovativi articoli-moda, sono cambiati strutture, pesi, composizione  (importante l'inserimento di lycra), finissaggi, ecc. Prima o dopo la confezione dei caratteristici indumenti, particolarmente i ben noti "blue jeans", possono venire trattati in svariati modi: semplice lavaggio in acqua, lavaggio con cloro (blicet o delavè), lavaggio con pietra pomice (stone washed, ecc.). Vengono inoltre proposti jeans stracciati, maculati, arricchiti di orpelli di ogni genere. Nel 1999è stata superata la barriera di 2,5 miliardi di metri prodotti a livello mondiale.

Differenza fra denim e jeans - Secondo gli storici dei tessuti essa risiedeva anzitutto nel colore delle fibre impiegate: nel denim infatti il filo dell'ordito era blu, e quello della trama era bianco o écru, mentre nel jeans trama e ordito erano dello stesso colore, quasi sempre blu. La conferma viene da un libro considerato fondamentale per il cotone "Stample cotton fabrics" di John Hoye, pubblicato in America nel 1942. Nel testo si spiega come il jeans fosse una saia di cotone, con ordito e trama della stessa tintura, adatta particolarmente per confezionare pantaloni di buon taglio, abiti sportivi, uniformi per medici e infermiere e fodere di scarpe e stivali. Più adatto alla confezione di abiti da lavoro pesante era invece il denim. Due stoffe, in definitiva, molto simili ma non uguali, anche se oggi i termini sono spesso usati indifferentemente.   

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Jeanswear - voce inglese che letteralmente significa "abbigliamento jeans", appartenente al linguaggio internazionale della moda.

Termine generico che definisce tutti i tipi di indumenti ed accessori confezionati con la stoffa →jeans.

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Jersey - il nome deriva dall'isola di Jersey, nel canale della Manica (Inghilterra), dove il tessuto si cominciò a diffondere nell'Ottocento.

1. Termine generico per indicare i tessuti a maglia in trama, con filati di qualsiasi fibra, a struttura rasata, elastico, modellabile bene attorno al corpo, ma cedevole sotto sforzo prolungato. Il jersey, chiamato in gergo maglina, ha industrialmente un costo basso e una grande versatilità di impiego. Viene usato nella confezione, soprattutto di abbigliamento esterno, per maglieria intima, per indumenti sportivi.

Si distingue tra:
  • jersey semplice, o "jersey" senza aggettivazione, quando è prodotto su macchine monofrontura (rasata, piqué) e si presenta leggero ed estensibile.
  • jersey doppio quando è prodotto su macchine circolari bifrontura (o doppia frontura), e con intrecci che garantiscono un cero spessore (come i tessuti a costa) e con estensibilità contenuta, in quanto i ranghi in costa si incrociano, come nell'interlock, oppure si alternano con ranghi in rasata, cioè formati su una sola frontura.

2. Tessuto in seta in fiocco per camiceria ed abiti femminili eleganti.

3. Specie di maglione indossato in origine dai pescatori inglesi.

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Jet - voce inglese, appartenente al linguaggio internazionale dell'abbigliamento.

Tipo di pantalone da sci per discesa, per ambedue i sessi, elastici ed attillati, sovente foderati, con imbottitura sulle ginocchia, davantino sul busto e bretelle, il bordo munito di cinturini da fissare sulle scarpe da sci.

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Jockstrap - termine inglese; da jock (genitali maschili) + strap (cinghia)

Modello di slip maschile, conosciuto anche come "i sostenitori atletici". Comodissimo in quanto lascia ampia libertà di movimento, dà un ottimo sostegno sul davanti; sul retro vi sono due elastici che avvolgono, sostenendoli, i glutei. E' utilizzato soprattutto negli sport in cui si suda molto. Questo indumento è visto come alternativa alla biancheria intima maschile normale, in quanto molto comodo e pratico (possono essere lavati facilmente e si asciugano rapidamente, oltre che occupare poco spazio in zaini, ecc.). La maggior parte dei jocks sono fatti in cotone, o poliestere o spandex.

La versione femminile è denominata "jill" o "jillstrap".

Alcuni jockstraps hanno sul davanti una forma protettiva dei genitali maschili fatta in plastica dura (se ne conoscono due forme: una "classica" rettangolare ed arrotondata sulla parte alta, ed una più nuova che è una specie di triangolo più lungo), a volte con i fori di traspirazione, e sono usati da alcune categorie di atleti (giocatori di baseball, pugili, ecc.).

STORIA - L'invenzione di questo indumento è da attribuire sia al filandese Parvo Nakacher, un atleta che ha dedicato molto tempo allo studio della anatomia e le aspettative che alla Bike Company, tuttora tra le compagnie che producono il jockstrap più utilizzato in atletica.

Una alternativa maschile a questo indumento per gli atleti sono gli "short di compressione".

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Jogging - dall'inglese jog, correre, voce appartenente al linguaggio internazionale dell'abbigliamento.

Insieme di capi da indossare facendo l'omonimo sport praticato da ambedue i sessi; inizialmente solo tuta confezionata in cotone felpato, costituita da un comoda maglia (in inverno maglione con maniche lunghe) e spesso munita di cappuccio, e pantaloni dal taglio largo con elastico in vita.   

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Jucca

Fibra tessile ricavata dalla pianta omonima, simile all'agave sisalana.

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Juliet

Berretto rotondo, di dimensioni contenute, che si adatta comodamente alla testa; realizzato con un tessuto a trama aperta e solitamente decorato con perle o pietre semipreziose, il copricapo fu reso popolare dalla attrice Norma Shearer nel film del 1936 Romeo e Giulietta.



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Jumper - voce inglese.

1. Cappotto corto dal colletto stretto e dalla linea a sacchetto, dallo stretto colletto rivoltato abbottonato al collo, indossato dagli uomini nel XIX sec.

2. Abito senza maniche, con una profonda scollatura rotonda o squadrata, da indossare sopra una blusa, di moda nel XX sec.

3. Maglione di lana con maniche lunghe.

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Jupe - voce francese.

1. Termine usato per indicare la gonna, gonnella.

2. Nel 1600 si indicava una veste intera con maniche.

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Jupe-culotte - termine francese; da jupe, gonna + culotte, calzoni.

Gonna-pantalone.

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Jupon (Jupons) - voce francese.

Termine che indica la sottoveste (indossate, nella seconda metà del settecento, una sull'altra, al tempo del panier). 

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Fibra tessile ricavata dalla pianta omonima delle tigliacee (del genere Corchorus), analoga alla canapa. Coltivata per 85% nell'area del delta del fiume Gange: Bangladesh, India e in misura minore Pakistan, Cina, Thailandia, Birmania. Le piante di juta sono annuali, erbacee e hanno fusti alti 2 o 3 metri. Non hanno esigenze per la qualità del terreno, ma hanno bisogno di un clima umido e caldo, con alternanza di pioggia e sole. Allo scopo di ottenere una fibra quanto più possibile forte, fine e morbida, il raccolto si effettua quando inizia la fioritura. L'estrazione della filaccia si compie in due modi: meccanicamente o mediante macerazione e battitura del fusto del corcoro. La juta è costituita dal 60-65% di cellulosa e dal 20-25% di sostanze incrostanti e piccole quantità di cere e ceneri. Le fibre sono ruvide e tenaci e il filato è anch'esso ruvido, rigido e molto resistente. . Fibra igroscopica, di colore bianco, giallognolo o bruno. E' 100% biodegradabile e riciclabile, rispettosa quindi dell'ambiente.

In italiano iuta.

IMPIEGHI: E' usata soprattutto per fare tela da sacchi, cordami e spaghi, ed anche per tappezzerie, borse, cinture, cappelli.

CODICE TESSILE: JU (EURATEX)



Rames Gaiba
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