► UGG BOOTS
► UGUALIZZAZIONE
Stabilizzazione del tessuto durante la fase finale di lavorazione.
► ULTIMO GRIDO
Nuova moda, con cui si indicano le creazioni più recenti, le espressioni più eleganti in fatto di moda.
Questa espressione affonda le sue radici in un tempo dove la presentazione di nuovi prodotti non era affidata alla pubblicità diffusa dai manifesti. Per fare conoscere i prodotti alla gente si affidavano i proclami agli strilloni che "pubblicizzavano" i prodotti commissionati loro. Come le moderne pubblicità vengono aggiornate in base ai prodotti anche le grida degli strilloni si aggiornavano periodicamente per presentare i nuovi prodotti. È facile l'intuizione che associa l'ultimo grido all'ultimo prodotto uscito. L'evoluzione della lingua, degli strumenti pubblicitari ha portato ad associare l'espressione «ultimo grido» a qualcosa associato a novità e di tendenza.
🇫🇷 Francese: Dernier cri 🇬🇧 Inglese: Last cry 🇩🇪 Tedesco: Der letzte Schrei 🇪🇸 Spagnolo: El ultimo grito
:: Pagina in costante aggiornamento dal marzo 2010 ::
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Marchio registrato, dal 1978, come UGG®. Tradizionale morbido stivale di origine australiana, scamosciato fuori con pelle di pecora con vello di lana all'interno, in origine indossati dai pastori; oggi in voga ovunque perché usati per il surf. La pelle di pecora ha una caratteristica che la rende interessante: d’inverno tiene le estremità al caldo, d’estate invece, al fresco. Questo permette di essere una pelle sfruttabile durante tutto l’anno. Inventati negli anni '70 da Brian Smith, un surfista australiano che li esportò in California.
► UGUALIZZANTI
► UGUALIZZANTI
Sostanze capaci di ritardare l'unione del colorante alla fibra, in modo da rendere la tintura più omogenea. (Ausiliari).
► UGUALIZZAZIONE
Stabilizzazione del tessuto durante la fase finale di lavorazione.
► ULSTER
🇬🇧 Voce inglese; dal nome di una provincia dell'Irlanda settentrionale, in particolare nelle contee di Belfast e Londonderry, dove tale tessuto viene fabbricato. 1. Tessuto molto pesante di lana proveniente dall'omonima regione irlandese, battuto molle con filati d'ordito a torsione Z e filati di trama a torsione S, garzato ma con pelo pressato per una migliore lucentezza. Dato che possono essere usati filati diversi dai cardati lanieri utilizzati originariamente, la qualità varia in corrispondenza. È usato per confezionare capispalla.
🇬🇧 Voce inglese; dal nome di una provincia dell'Irlanda settentrionale, in particolare nelle contee di Belfast e Londonderry, dove tale tessuto viene fabbricato. 1. Tessuto molto pesante di lana proveniente dall'omonima regione irlandese, battuto molle con filati d'ordito a torsione Z e filati di trama a torsione S, garzato ma con pelo pressato per una migliore lucentezza. Dato che possono essere usati filati diversi dai cardati lanieri utilizzati originariamente, la qualità varia in corrispondenza. È usato per confezionare capispalla.
Il termine è poi passato a indicare un:
2a. Tipo di mantello o di cappotto maschile, ma anche femminile, di lana a doppiopetto, di ampie proporzioni di linea dritta e lungo fino al ginocchio, a doppiopetto, con un largo collo a larghi revers e tasche applicate a toppa o con aletta, e stretto in vita da una cintura o martingala. 2b. Una cintura, dal taglio dritto, bordi impunturati a larghezza di un dito, tasche con pateletta.
2a. Tipo di mantello o di cappotto maschile, ma anche femminile, di lana a doppiopetto, di ampie proporzioni di linea dritta e lungo fino al ginocchio, a doppiopetto, con un largo collo a larghi revers e tasche applicate a toppa o con aletta, e stretto in vita da una cintura o martingala. 2b. Una cintura, dal taglio dritto, bordi impunturati a larghezza di un dito, tasche con pateletta.
► ULTIMO GRIDO
Nuova moda, con cui si indicano le creazioni più recenti, le espressioni più eleganti in fatto di moda.
Questa espressione affonda le sue radici in un tempo dove la presentazione di nuovi prodotti non era affidata alla pubblicità diffusa dai manifesti. Per fare conoscere i prodotti alla gente si affidavano i proclami agli strilloni che "pubblicizzavano" i prodotti commissionati loro. Come le moderne pubblicità vengono aggiornate in base ai prodotti anche le grida degli strilloni si aggiornavano periodicamente per presentare i nuovi prodotti. È facile l'intuizione che associa l'ultimo grido all'ultimo prodotto uscito. L'evoluzione della lingua, degli strumenti pubblicitari ha portato ad associare l'espressione «ultimo grido» a qualcosa associato a novità e di tendenza.
🇫🇷 Francese: Dernier cri 🇬🇧 Inglese: Last cry 🇩🇪 Tedesco: Der letzte Schrei 🇪🇸 Spagnolo: El ultimo grito
Diminutivo di uncino. 1. Specie di grosso ago costituito da un normale bastoncino munito ad una estremità di un uncino che serve per prendere e guidare il filo ed eseguire maglie che si concatenano tra loro. Oggi è più comunemente in alluminio o acciaio, ma può essere anche in legno o persino in avorio, con dimensioni, secondo l'International Standard Range (ISR) e vanno da 0,60 mm, per cotone fine, a 10,00 mm per filato molto grosso (a seconda del lavoro che deve essere realizzato) e, dal momento che l'uncinetto non serve per reggere i punti (come il ferro per i lavori a maglia), ma solamente l'occhiello di lavorazione, hanno tutti una lunghezza standard che è di circa 20 cm. L'uncinetto di solito è schiacciato al centro per permettere una migliore impugnatura. Il procedimento si basa sull'intreccio delle maglie ottenuto appunto con l'uncinetto; le due maglie base sono il punto alto e il punto basso, le cui diverse combinazioni danno origine a una grande varietà di lavorazioni a maglia o rete, dalle più semplici alle più elaborate. I filati che si possono utilizzare per il lavoro all'uncinetto possono essere molto differenti sia per composizione (fibra) che grossezza (titolo). Oltre al cotone si può usare la lana, la seta, il lino, la canapa, la juta, la corda sia da soli o uniti ad altri filati per dare risultati insoliti. 2. I lavori eseguiti con questo strumento prendono il nome di uncinetto, e sono sia indumenti ed accessori (golf, sciarpe, berretti, guanti, cinture, costumi da bagno, borse, ecc.) sia centrini, coperte, pizzi.
🇫🇷 Francese: Crochet 🇬🇧 Inglese: Crochet hook 🇩🇪 Tedesco: Hähelnadel 🇪🇸 Spagnolo: Ganchillo 🇵🇹 Portoghese: Crochê
► UNCINO
Strumento metallico aguzzo e adunco, usato in sartoria per agganciare e chiudere un capo d'abbigliamento. L'uncino è infatti il maschio del gancio che si attacca all'asola di metallo (femminella).
Strumento metallico aguzzo e adunco, usato in sartoria per agganciare e chiudere un capo d'abbigliamento. L'uncino è infatti il maschio del gancio che si attacca all'asola di metallo (femminella).
► UNDERSTATEMENT
🇬🇧 Termine inglese; derivato di to understate 'attenuare, minimizzare', composto di under 'sotto' e to state 'affermare, dichiarare'. Nel campo dell'abbigliamento indica un modo di vestire sottotono che tende a far apparire inferiore al reale, più modesto, lo "status" economico o sociale di una persona. Un concetto opposto esprime la locuzione standing out.
► UNDERWEAR
🇬🇧 Termine inglese composto da under, sotto e wear, vestito. Sinonimo in italiano di biancheria intima.
► UNIFORME
Si costituisce nell'incontro sintetico delle radici latine unus e forma che fa coincidere l'idea di unicità con l'aspetto esteriore. Da uniforme (aggettivo), adattamento dal francese. 1a. Insieme dei capi di vestiario, degli accessori e dei distintivi indossati dai militari. Composizioni e foggia sono prescritti da apposito regolamento. Il distintivo di appartenenza alle Forze Armate italiane è costituito dalle stellette a cinque punte portate sul bavero. In servizio il militare deve normalmente indossare l'uniforme; quando indossi l'abito civile, non può portare su questo alcun indumento o distintivo dell'uniforme. 1b. Per estensione, divisa prescritta agli appartenenti ad un determinato istituto, servizio e simili. Altro sinonimo in italiano: divisa. 2. Indumento femminile o maschile dalla linea severa, pratica, ricordante quella di un'uniforme militare, che distingue le varie professioni esercitate dalle persone che la indossano: medici, infermieri, camerieri, cuochi, ecc. 🇬🇧 Inglese: Undress.
► UNIFORMITÀ (di tintura)
Grado di regolarità della tintura di un filato o tessuto. I più comuni difetti che si possono trovare nei tessuti tinti in pezza sono il "testa-coda" o il "centro-cimosa", termini che indicano le differenze di tintura presenti nell'estremità del tessuto, a metà oppure tra l'inizio e la fine della pezza.
► UNISEX
🇬🇧 Dall'inglese; abbreviazione di unisexual, composto da uni e da sex "unico sesso". È riferito in genere a capi d'abbigliamento, ed indica ciò che può essere indossato indifferentemente da entrambi i sessi (maschile e femminile). E così blazer, pantaloni, gilet, maglie, tute, magliette, felpe, jeans, giacche in pelle, calzature sportive e perfino cravatte e cappelli entrano nel guardaroba diventano moda, nel cosiddetto "stile intercambiabile", cioè quello adatto sia alla donna sia all'uomo.
► UNITO
Termine usato nella moda per indicare un filato, tessuto o capo d'abbigliamento a un solo colore che non porta disegni operati o stampati.
Si costituisce nell'incontro sintetico delle radici latine unus e forma che fa coincidere l'idea di unicità con l'aspetto esteriore. Da uniforme (aggettivo), adattamento dal francese. 1a. Insieme dei capi di vestiario, degli accessori e dei distintivi indossati dai militari. Composizioni e foggia sono prescritti da apposito regolamento. Il distintivo di appartenenza alle Forze Armate italiane è costituito dalle stellette a cinque punte portate sul bavero. In servizio il militare deve normalmente indossare l'uniforme; quando indossi l'abito civile, non può portare su questo alcun indumento o distintivo dell'uniforme. 1b. Per estensione, divisa prescritta agli appartenenti ad un determinato istituto, servizio e simili. Altro sinonimo in italiano: divisa. 2. Indumento femminile o maschile dalla linea severa, pratica, ricordante quella di un'uniforme militare, che distingue le varie professioni esercitate dalle persone che la indossano: medici, infermieri, camerieri, cuochi, ecc. 🇬🇧 Inglese: Undress.
► UNIFORMITÀ (di tintura)
Grado di regolarità della tintura di un filato o tessuto. I più comuni difetti che si possono trovare nei tessuti tinti in pezza sono il "testa-coda" o il "centro-cimosa", termini che indicano le differenze di tintura presenti nell'estremità del tessuto, a metà oppure tra l'inizio e la fine della pezza.
► UNISEX
🇬🇧 Dall'inglese; abbreviazione di unisexual, composto da uni e da sex "unico sesso". È riferito in genere a capi d'abbigliamento, ed indica ciò che può essere indossato indifferentemente da entrambi i sessi (maschile e femminile). E così blazer, pantaloni, gilet, maglie, tute, magliette, felpe, jeans, giacche in pelle, calzature sportive e perfino cravatte e cappelli entrano nel guardaroba diventano moda, nel cosiddetto "stile intercambiabile", cioè quello adatto sia alla donna sia all'uomo.
► UNTILED
🇬🇧 Termine inglese, letteralmente "senza titolo". Nella moda senza marchio. Viene utilizzato per definire approcci stilistici basati sul minimalismo, l'essenzialità e la libertà espressiva, spesso staccandosi dai loghi tradizionali o dalle definizioni rigide.
► UNITO
Termine usato nella moda per indicare un filato, tessuto o capo d'abbigliamento a un solo colore che non porta disegni operati o stampati.
► UPCYCLING
🇬🇧 Termine inglese, coniato nel 1994. Il prefisso up davanti alla parola cycle, ciclo, per sottolineare come questo processo abbia lo scopo di aumentare il valore della nuova creazione. Un materiale che non è mai stato utilizzato (pre consumo) ma che non ha più un valore commerciale viene recuperato e utilizzato per creare nuovi prodotti; un'antica vecchia pratica del recupero nella sua forma più basilare. Nella moda si tratta prevalentemente di tessuti «fine pezza» o materiali di scarto o che non sono stati utilizzati dal cliente perché prodotti in eccesso e che rimangono a magazzino ed eventualmente vanno mandati al macero. Il riutilizzo di questi materiali evita così di creare ulteriore spazzatura tessile.
L’upcycling non è sinonimo di → recycling (riciclo), che significa trasformare i rifiuti in un prodotto adatto a un nuovo utilizzo.
► UPPER-CLASS
🇬🇧 Locuzione inglese che significa, letteralmente, «classe superiore». È lo strato più «elevato» della società, che corrisponde in gran parte all'alta borghesia. È un'estetica basata sull'eleganza sobria (abiti ben strutturati, blazer doppiopetto e capi che valorizzano la figura con discrezione), la qualità superiore dei materiali (lana Merino, cashmere, seta e cotone di alta qualità) e una raffinatezza senza tempo (uso di una palette di colori neutra, con una predominanza di bianco, crema, beige, navy, grigio e nero, spesso in abbinamenti monocromatici o classici), lontana da loghi vistosi se non addirittura con l'assenza di loghi evidenti (logo-free) o tendenze passeggere, un segno distintivo del "lusso silenzioso".
► UP-TO-DATE
Locuzione inglese che significa, letteralmente, «fino alla data attuale».1a. Si riferisce a qualcosa di aggiornato, di moderno, alla moda. Un concetto simile viene espresso dalla locuzione francese à la page. 1b. Oggi s'intende anche una risorsa di informazioni disponibili tramite web, computer, desktop e PDA, con cui è possibile rispondere a domande in modo rapido, aumentare la conoscenza della moda e dello stile e migliorare la propria produzione.
🇬🇧 Termine inglese, coniato nel 1994. Il prefisso up davanti alla parola cycle, ciclo, per sottolineare come questo processo abbia lo scopo di aumentare il valore della nuova creazione. Un materiale che non è mai stato utilizzato (pre consumo) ma che non ha più un valore commerciale viene recuperato e utilizzato per creare nuovi prodotti; un'antica vecchia pratica del recupero nella sua forma più basilare. Nella moda si tratta prevalentemente di tessuti «fine pezza» o materiali di scarto o che non sono stati utilizzati dal cliente perché prodotti in eccesso e che rimangono a magazzino ed eventualmente vanno mandati al macero. Il riutilizzo di questi materiali evita così di creare ulteriore spazzatura tessile.
L’upcycling non è sinonimo di → recycling (riciclo), che significa trasformare i rifiuti in un prodotto adatto a un nuovo utilizzo.
► UPPER-CLASS
🇬🇧 Locuzione inglese che significa, letteralmente, «classe superiore». È lo strato più «elevato» della società, che corrisponde in gran parte all'alta borghesia. È un'estetica basata sull'eleganza sobria (abiti ben strutturati, blazer doppiopetto e capi che valorizzano la figura con discrezione), la qualità superiore dei materiali (lana Merino, cashmere, seta e cotone di alta qualità) e una raffinatezza senza tempo (uso di una palette di colori neutra, con una predominanza di bianco, crema, beige, navy, grigio e nero, spesso in abbinamenti monocromatici o classici), lontana da loghi vistosi se non addirittura con l'assenza di loghi evidenti (logo-free) o tendenze passeggere, un segno distintivo del "lusso silenzioso".
► UP-TO-DATE
Locuzione inglese che significa, letteralmente, «fino alla data attuale».1a. Si riferisce a qualcosa di aggiornato, di moderno, alla moda. Un concetto simile viene espresso dalla locuzione francese à la page. 1b. Oggi s'intende anche una risorsa di informazioni disponibili tramite web, computer, desktop e PDA, con cui è possibile rispondere a domande in modo rapido, aumentare la conoscenza della moda e dello stile e migliorare la propria produzione.
► URBAN CHIC (stile)
🇬🇧 Termine inglese che nasce dall’unione di due concetti apparentemente opposti: “urban”, che richiama la vita frenetica delle grandi città, e “chic”, che evoca eleganza e raffinatezza. Stile metropolitano ma elegante. È nato tra la fine degli anni '90 e i primi anni 2000 dall'esigenza di fondere il dinamismo e la comodità dello streetwear (nato negli anni '80) con l'eleganza sartoriale. Questo stile abbina capi di lusso o sartoriali a indumenti più casual e sportivi. Urban Chic ama i contrasti armonici. Giacche sartoriali abbinate a sneakers di design, jeans strappati con camicie in seta, bomber sportivi con accessori sofisticati. L’obiettivo è mescolare stili e materiali diversi senza cadere nell’eccesso. Nei colori predominano i toni neutri e urbani quali il nero, grigio, beige. Nei tessuti vi è un mix fra denim, pelle, cotone biologico, lana tecnica, velluto.
Differenza tra urban chic e streetwear (urban street) - Sebbene entrambi si ispirino alla vita metropolitana, si differenziano nettamente per l'estetica, l'origine e l'eleganza, in quanto l'urban chic è una declinazione più raffinata e glamour dello stile metropolitano.
Differenza tra urban chic e streetwear (urban street) - Sebbene entrambi si ispirino alla vita metropolitana, si differenziano nettamente per l'estetica, l'origine e l'eleganza, in quanto l'urban chic è una declinazione più raffinata e glamour dello stile metropolitano.
► URBAN STREET (stile)
🇬🇧 Termine
inglese. Stile informale e ribelle, che si presenta nella moda tra gli anni '70 e '80 negli Stati Uniti, basato su comodità e praticità, appartenente alla cultura giovanile e underground (skate, hip-hop). Predilige volumi oversize, felpe con cappuccio, t-shirt stampate e calzatura sneakers. Oggi l'urban street sono un caposaldo globale della moda, mescolando capi comodi e sportivi con talvolta elementi di alta moda e lusso ♦ Anche denominato streetwear o street style.
► USURA (del tessuto)
Degradazione di un tessuto in conseguenza del troppo uso, il cui grado si stabilisce sottoponendo il tessuto a una serie di prove di laboratorio con apparecchi detti usometri. Queste prove devono tener presente gli usi a cui le stoffe saranno destinate nel confezionamento. (TESSUTI: classificazione delle caratteristiche e difetti e metodi di controllo)
► USED
🇬🇧 Termine inglese. Effetto vissuto, invecchiato, usato, ottenuto su capi e tessuti che si ottiene tramite specifici trattamenti di finissaggio, sia chimici che meccanici, pensati per simulare l'usura naturale.
I processi più comuni per i capi d'abbigliamento includono:
I processi più comuni per i capi d'abbigliamento includono:
- Lavaggio con enzimi (Bio-stoning) - Sostituisce la pietra pomice, utilizzando enzimi naturali per ammorbidire le fibre e scolorire leggermente il tessuto.
- Abrasione meccanica - Uso di spazzole, carte abrasive o rulli rotanti per creare strappi, sfilacciamenti e aree consunte localizzate (ad esempio su bordi e cuciture).
- Trattamenti chimici - Candeggio localizzato, tinture reattive o lavaggi acidi per creare sfumature, aloni e aree slavate.
- Lavorazione laser - Nei capi in denim, il laser brucia lo strato superficiale del colore in modo preciso e ripetibile, ricreando l'effetto "baffi" o le abrasioni senza usare sostanze chimiche.
♦ Differenza tra used (effetto) e worn out - I due termini sono strettamente correlati ma indicano due concetti differenti. Il worn out deriva da un'usura prolungata e naturale mentre l'effetto used viene ricreato in fabbrica.
► UV-GRAFTING
🇬🇧 Termine inglese. Nel settore tessile, l'UV-grafting si riferisce a un processo di finissaggio che utilizza la radiazione ultravioletta (UV) per attaccare macromolecole come il chitosano (che si ottiene dalla deacetilazione della chitina) alle fibre tessili, conferendo loro nuove proprietà, come una funzione antibatterica, tramite un processo chimico detto "aggraffaggio". Questo processo è distinto dalla "degradazione UV", dove i raggi UV danneggiano le fibre, riducendo la loro resistenza e durata. I due polisaccaridi più abbondanti in natura sono la cellulosa e la chitina, principali componenti rispettivamente delle fibre di cotone e dei gusci dei crostacei. La loro struttura chimica è molto simile e sono entrambi biodegradabili; questo li rende ottimi candidati come materiali eco-compatibili ed eco-sostenibili.
► UWABAKI (上履き)
► UV-GRAFTING
🇬🇧 Termine inglese. Nel settore tessile, l'UV-grafting si riferisce a un processo di finissaggio che utilizza la radiazione ultravioletta (UV) per attaccare macromolecole come il chitosano (che si ottiene dalla deacetilazione della chitina) alle fibre tessili, conferendo loro nuove proprietà, come una funzione antibatterica, tramite un processo chimico detto "aggraffaggio". Questo processo è distinto dalla "degradazione UV", dove i raggi UV danneggiano le fibre, riducendo la loro resistenza e durata. I due polisaccaridi più abbondanti in natura sono la cellulosa e la chitina, principali componenti rispettivamente delle fibre di cotone e dei gusci dei crostacei. La loro struttura chimica è molto simile e sono entrambi biodegradabili; questo li rende ottimi candidati come materiali eco-compatibili ed eco-sostenibili.
► UWABAKI (上履き)
Termine giapponese, dove "uwabaki" è una parola composta da 上 "uwa" che significa "sopra" e 履き"baki" che deriva dal verbo "haku" (履く), il cui significato è "indossare" o "mettere ai piedi". Pantofola giapponese con una fascia sul collo del piede e chiusa dietro, indossata in casa, a scuola e in aziende o edifici pubblici dove secondo le normative locali è proibito l'uso delle scarpe. Questa usanza deriva dalla cultura giapponese di dividere nettamente tra ambienti "sporchi" e "puliti", togliendosi le stesse scarpe utilizzate in strada, prima di entrare in una casa o in un edificio pubblico (luogo di studio, lavoro). Quando qualcuno entra nel "genkan" (il tradizionale ingresso della casa giapponese) si toglie le scarpe e, se non è un estraneo all'abitazione in tal caso rimanendo con i calzini, indossa un altro tipo di calzatura, solitamente l'uwabaki. Nell'ingresso di ogni edificio scolastico, dall'asilo al college, ogni studente ha il proprio armadietto "getabako" dove conservano gli uwabaki.
Curatore: Rames GAIBA
© Riproduzione riservata
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- PAGINA PRECEDENTE - Lettera: T
- Bibliografia “TRAMA E ORDITO il blog della moda”

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