7 giugno 2017

ARAZZO

Arazzo - dal nome della città di Arras, situata nel nord della Francia, che fu uno dei principali centri di produzione.

Tessuto con ornamenti e figure, la cui trama ricopre interamente l'ordito (viene completamente dissimulato dalla trama che crea una superficie priva di rovescio, se si escludono i fili allentati), realizzato su telaio a mano, solitamente impiegato per decorare pareti, realizzare tendaggi, o rivestimenti mobili ed elementi di arredo. In genere, però, con la denominazione di arazzo si intende una tessitura semplice, ad armatura tela o diagonale, realizzata su telai a licci, in cui gli effetti decorativi sono ottenuti con alternanza di trame di diversi materiali e colori. Tale tecnica è nota anche come "tessitura scandinava". 

Nella tradizione europea l'arazzo può essere eseguito sia su telaio verticale (ad alto liccio) o su telaio orizzontale (a basso liccio). Il telaio verticale è provvisto di due cilindri orizzontali che trattengono i fili dell'ordito, chiusi dalle maglie (licci) fissate alle due travi del telaio. A una di queste si attaccano i fili pari e all'altra i fili dispari. L'arazziere spinge in avanti le barre con moto alterno facendo passare i fili della trama tra i fili dell'ordito; l'arazziere sta dietro il telaio, avendo davanti quello che sarà il rovescio dell'arazzo e dietro a sé il cartone con il disegno, in modo che per controllare il lavoro deve spostarsi sul davanti, oppure servirsi di uno specchio. Nel telaio orizzontale i cilindri tendono i fili dell'ordito in senso orizzontale. I fili pari e dispari si agganciano ad aste le quali sono a loro volta collegate a pedali che, azionati, consentono di separare uno dall'altro i fili dell'ordito. Il cartone è posto sotto l'ordito e l'arazziere deve spostare i fili per controllare il disegno: il cartone è riprodotto in senso inverso, l'esecuzione avviene quindi in controparte. La lavorazione a basso liccio è più spedita (ma non diversa nei risultati) perché i licci vengono spostati con un pedale e non a mano come nell'alto liccio. Qualunque telaio usi, l'arazziere dovrà sempre lavorare sul rovescio del tessuto. Il tessuto d'arazzo acquista una consistenza diversa in ordine al materiale scelto per l'ordito, al numero di fili di ordito per centimetro (da 4 a 12 e più), alla tensione degli stessi.

Molti arazzi presentono caratteristici difetti di lavorazione, come l'ondulazione del tessuto, l'eccessiva rigidezza o un'esecuzione troppo rada, che lascia in vista i fili dell'ordito. Una singolarità tipica dell'arazzo è lo stacco, l'apertura che rimane quando nel tessuto sono accostate direttamente e verticalmente due zone di colore diverso. Gli stacchi, frequenti negli arazzi antichi, sono limitati per non indebolire il tessuto. Per tale ragione di solito le figure vengono disposte perpendicolarmente alla catena, e si ricorre al tratteggio d'arazzo o hachure, già noto nel medioevo e, più recentemente (arazzi francesi contemporanei), ai fili commisti che danno una tipica punteggiatura. Una tecnica particolare, introdotta nell'arte arazziera fin dal medioevo, è il battage, con l'intento di evitare il fondo monocromo ravvivandolo con striature colorate. Si ottiene con una serie di tratteggi a lunghe strisce, avvicinate o sovrapposte di colori multipli.

Oggi gli arazzi vengono lavorati su telai jacquard e presentano un rovescio.

STORIA - I primi pezzi che possono essere considerati tali risalgono al sec. XI col "Panno di San Gereone" (già nell'omonima Chiesa di Colonia, ora smembrato in varie collezioni europee) e nel sec. XII al "Panno di Baldishol" delle Manifatture di Lille (esposto al Kunstidustrimuseet di Oslo). In senso proprio si può parlare di arazzi solo dal sec. XIII, dove questa tecnica di lavorazione era già in uso nella città di Arras, e l'attività arazziera è testimoniata dagli statuti delle corporazioni. In quel periodo l'arazzo ha grande diffusione in Francia e nelle Fiandre, dove tra i più sfarzosi sono i cosiddetti tapis d'or, prodotti a Bruxelles. Accanto alle manifatture fiamminghe, sono famose, nel Rinascimento, quelle italiane, in particolare quelle di Mantova e Ferrara, e quella francese di Fontainebleau. Nel sec. XVII si distinguono quelle medicee di Firenze e nel sec. XVIII quelle di Gobelins, fondate per volontà di Luigi XIV, di Aubusson e di Beauvais in Francia. Nel secolo XX sono particolarmente notevoli gli arazzi prodotti, con tecnica antica, nei laboratori del Bauhaus.


Arazzo, panno di San Gerone
Lione, Musée Historique des Tissus




Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti non potranno essere utilizzati a fini pubblicitari di vendita prodotti.
Non è accettata la condivisione del post a fini pubblicitari.
Il linguaggio deve essere corretto, non offensivo per le persone e per le loro idee.
La responsabilità per quanto scritto nell'area Discussioni rimane dei singoli.

Grazie per l'attenzione.

Rames GAIBA
Email: rames.gaiba@gmail.com

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.