17 marzo 2025

OMBRELLO

Ombrello - Dal latino medioevale umbrella (nel senso di umbraculum), diminutivo di umbra, ombra.


Oggetto oggi usato esclusivamente per ripararsi dalla pioggia, con copertura in stoffa resistente all'acqua, divisa in spicchi (normalmente a 8 spicchi), in modo da dargli aperto una forma di calotta sferica. Un tempo accessorio molto comune nell'abbigliamento, utilizzato anche in sostituzione del bastone da passeggio, adoperato durante il periodo della bella époque per difendersi dal sole (di qui il termine parasole).


È costituito dall'impugnatura, dalle stecche e dalla copertura. L'impugnatura (manico) oggi si costruisce generalmente in legno (ricoperto o meno di pelle) o metallo cromato o dorato, in varie fogge secondo la moda; essa si prolunga in un asta di metallo o legno più o meno lungo;
l’asta può anche essere retrattile, come quella presente negli ombrelli di dimensioni molto piccole (il meccanismo di apertura e/o chiusura viene attivato facilmente utilizzando un pulsante sull’impugnatura), ben calibrata e levigata perché vi possa scorrere liberamente il collare che unisce le bacchette; termina con il puntale per lo più di metallo. Le bacchette (o stecche) sono di ferro o di acciaio a sezione tonda o ad U e in ogni caso molto flessibili. A un estremo esse vengono imperniate sul collare e all'estremo opposto sono munite di un forellino che serve a fissare la stoffa di copertura. Alla metà circa delle stecche sono fissate a cerniera le forcelle, anche esse di metallo, che all'altra estremità vengono imperniate sul collare. Il numero delle stecche, e quindi delle forcelle, va da un minimo di 6 a un massimo di 24. La struttura e i punti laterali e pieghevoli, sono soprattutto in acciaio o alluminio a sezione a U, uniti all’asta con molle che servono per l’apertura e la chiusura dell’ombrello.

La copertura è eseguita con stoffe, generalmente, di taffetà di poliammide, poliestere, poliestere/cotone, cotone misto con seta in diverse proporzioni (tessuto leggero
gloria, a bassa percentuale di seta; royal al 20-25% di seta; tramé al 40-50% di seta). Dal tessuto si preparano tanti triangoli (in numero uguale a quello delle bacchette) leggermente curvilinei che vengono poi ricuciti fianco a fianco in modo che i vertici concorrono a uno stesso anello. Questo viene poi infilato sull'asta e fissato, mentre le basi dei singoli triangoli di stoffa vengono fissate alle punte delle bacchette. La copertura viene poi cucita spesso a mano sopra le parti di metallo.


foto: © 'Romance' (2006) - Metallo, legno e tessuto.
Yoan Capote, artista cubano nato nel 1977
 Simbolico, metaforico, ironico, irriverente e provocatorio.


L’ombrello tutt’oggi è ancora un oggetto costruito parzialmente a mano da operai e artigiani specializzati.





🇫🇷 Francese: Parapluie 🇬🇧 Inglese: Umbrella 🇩🇪 Tedesco: Schirm 🇪🇸 Spagnolo: Paraguas


Immagine tratta dal libro: A. Cattaneo, “Kib il fanciullo della foresta ed altri racconti”, Firenze, Nemi di C. Cherubini, con illustrazioni di Piero Bernardini.


Fuggire dalla pioggia in Piazza San Marco a Venezia
foto: © Paul Stoakes


STORIA - L'origine è legata al sole sereno, al sole sfolgorante; ce lo dice l'etimologia (ombra): quando nacque era il parasole, non il paracqua. La sua invenzione si perde nella notte dei tempi; in origine ebbe un significato soprattutto religioso, essendo simbolo di divinità e potenza. Come tale compare in rilievi assiri, in Egitto, in Cina. Inventato dagli egizi, per faraoni e gran sacerdoti durante le cerimonie religiose.¹ In Grecia fu attributo di molte divinità; ombrelli venivano portati nelle processioni di Poseidone, di Bacco, ecc. ad Atene. In seguito divenne soltanto segno di nobiltà, e oggetto di uso comune, più o meno lussuoso. Mentre sopravviveva nell'uso liturgico della Chiesa, solo verso il XV sec. si ritornò all'uso pratico dell'ombrello da sole o da pioggia, generalmente ricoperto di cuoio. I Gesuiti importarono poi dall'Estremo Oriente, l'uso di ricoprire gli ombrelli di seta leggera. Nel XVI secolo era realizzato in cuoio, quindi in tessuti sempre più leggeri fino all'arrivo delle delicate versioni in pizzo e tulle dell'Ottocento.²
Dal XVII sec. in poi l'ombrello, di fogge svariatissime secondo la moda, fu sempre in gran voga, come accessorio dell'abbigliamento femminile, talvolta di raffinata eleganza nell'impugnatura e nelle guarnizioni (pizzi, ricami in seta, piume, ecc.). La trasformazione in parapioggia si ebbe solo nell'800, con ombrelli in tela cerata, e strutture in canna, in legno, e anche in stecche di balena. 

Negli anni '20 del XX secolo era sempre coordinato al vestito, alle scarpe, al fazzoletto o alla borsa.¹ Alla fine del XIX secolo cominciarono ad apparire versioni disegnate appositamente per le donne. Negli anni 60' e '70 del XX secolo è divenuto un accessorio importante nella moda e ne sono state introdotte versioni in colori squillanti.²
Negli anni '60 del Novecento, compaiono i primi ombrelli in plastica colorata e in materiali sintetici.
² Nel 2019 è stato poi il turno degli ombrelli in tessuto trasparente.² Oggi, di linee di tendenza su questo indispensabile oggetto ne possiamo tracciare più di una: da modelli basici, monocromatici e preferibilmente neri o a sfondo nero con piccoli motivi di righe leggere o piccoli , da abbinare ad ogni look, a quelli più cromatici a fantasia, più indicati nell'abbigliamento femminile.

Fino al secolo scorso il modello più comune prevedeva un lungo manico rigido: oggi, si preferisce la versione pieghevole, in quanto facilmente riponibile. L’ombrello con manico lungo è diventato un anacronismo, eccezion fatta per le occasioni più eleganti. Fra gli intramontabili, unisex, il modello classico di Burberry, con il motivo a scacchi diventato simbolo della Maison.

⛔ Possono essere, anche “un cartellone pubblicitario ambulante” ma non fa fashion e portatevelo con voi solo per le emergenze, non avendone a disposizione altro.  


L’evoluzione di questo oggetto dalla sua introduzione in Europa fino ad oggi
  • Nel 1700 Jean Marius, un mercante parigino realizzò il primo ombrello pieghevole in Europa. 
  • Nel 1700 Caterina de Medici giunse alla corte francese con un parasole nel bagaglio e rendendo popolare questo strumento, simile ad un ombrello moderno.  
  • Nel 1700 Jonas Hanway, un viaggiatore e scrittore fu tra i primi ad utilizzare l’ombrello per proteggersi dalla pioggia in Gran Bretagna rendendo questo oggetto popolare anche tra gli uomini. Fino ad allora infatti lo utilizzavano esclusivamente le donne per proteggersi dal sole. 
  • Nel 1800 venne aperto a Londra “James Smith and Sons”, il primo negozio specializzato nella vendita di ombrelli. 
  • Nel 1852 l’industriale e uomo di affari Samuel Fox, brevettò un’intelaiatura di stecche di acciaio arcuate a sezione a U per la fabbricazione dei punti laterali e pieghevoli che permettevano una perfetta chiusura dell’ombrello, oltre a renderlo più leggero. Prima tutti gli ombrelli erano costruiti con canna di bambù, legno o con osso di balena.
  • Nel 1928 Hans Haupt, un ufficiale dell’esercito imperiale inventò l’ombrello pieghevole tascabile con telaio in acciaio a chiusura telescopica, che poteva essere riposto comodamente nella tasca del cappotto ed era sempre pronto per l’uso in caso di pioggia che chiamò con il nomignolo tedesco knirpsche significa piccolino” o anche ragazzino. In Austria veniva anche chiamato “Flirt”. Fu prodotto dalla ditta Bremshey & Co. che riconobbe il potenziale commerciale dell'articolo e iniziò una prima produzione industriale.
  • Nel 1939 viene fondato a Gignese (🇮🇹 provincia del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte) il Museo dell'Ombrello e del Parasole.
  • Nel 1969 Bradford E. Phillips, proprietario della “Totes Incorporated of Loveland, Ohio” ottenne il brevetto dell’ombrello automatico pieghevole, quello che usiamo ancora oggi.
 
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Guido Vergani - Dizionario della Moda (edizione 2010) - Ed. Baldini Castoldi Dalai, 2009, voce "Ombrello", p. 885 
Georgina O'Hara - Il Dizionario della Moda - Ed. Zanichelli, 1990 voce "Ombrello" p. 243


Issey Miyake: Aya Takano autunno/inverno 2004 Design: Naoki Takizawa — ombrello 'luna'


La linea semplice vince a San Siro (1959)
Brunetta [Brunetta Moretti *], (1904-1989)
tempera e china su carta, 35.6 x 24.7 cm


[*] Brunetta, come è più conosciuta, è stata una pittrice e illustratrice di moda. Disegno per la copertina dell'inserto «Il Giorno della donna» pubblicato ne «Il Giorno» del 8/4/1959. Dalla sua ammirazione per Matisse ricavò le tinte piatte e vivaci che descrivono immediatamente il modello. Tempera, pennarello e china erano le sue tecniche preferite. [Georgina O'Hara - Il Dizionario della Moda - Ed. Zanichelli, 1990, voce "Brunetta", pp. 45-46]

CURIOSITÀ - In alcune regioni dei Balcani gli sposi si presentano alla cerimonia con due grandi ombrelli: la sposa terrà il suo per il puntale, lo sposo normalmente per il manico.

RIFERIMENTO LETTERARIO - Avete mai notato il manico dell'ombrello di Mary Poppins?  

Sicuramente è molto appariscente, perché non ha la forma solita (dritta o ricurva), ma è configurato come la testa di un pappagallo.
“Così Mary Poppins infilò i suoi guanti bianchi e mise l'ombrello sotto braccio, non perché piovesse, ma perché aveva un così bel manico che era impossibile lasciarlo a casa.
Come potreste voi lasciare a casa l'ombrello se avesse per manico una testa di Pappagallo?”
Mary Poppins è molto soddisfatta di sé e del suo abbigliamento, tanto che, spesso, sente il bisogno di ammirarsi:
“Si fermò presso un'automobile vuota per mettersi dritto il cappello, specchiandosi nel vetro dello sportello, si assestò la camicetta e rialzò l'ombrello sotto il braccio in modo che il manico, o piuttosto il pappagallo, potesse essere veduto da tutti.”



Da queste narrazioni, nel 1964, fu tratto il film Mary Poppins, diretto da Robert Stevenson e interpretato da Julia Andrew. Nel 2004 vi fu la trasposizione in musical sempre con il medesimo titolo (produzione Disney e Mackintosh).


Mary Poppins - video scena finale.


Il personaggio vive nelle narrazioni di Pamela Lyndon Travers (pseudonimo di Helen Lyndon Goff). Il primo romanzo Mary Poppins è del 1935; ne furono pubblicati poi, fino al 1988, altri sette volumi.

L'edizione italiana, ediita da Bompiani nel 1965, è in quattro volumi: Mary Poppins, Mary Poppins ritorna, Mary Poppins apre la porta, Mary Poppins nel parco.



 
Trovo il film, il personaggio e tutto quello che gli gira intorno, meraviglioso... Ma non avevo mai capito i retroscena, il sottotesto che ne fa un capolavoro... mi ha aiutato il film "Saving Mr. Banks", sorprendente che consiglio a tutti...Leggi qui.


Rames Gaiba
© Riproduzione riservata

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