17 febbraio 2025

LANA

Lana - Dal latino lana(m), a sua volta disceso da una radice indicante il vello degli animali oppure, secondo un’altra interpretazione, da un vocabolo nordico che la associa all’atto del coprire e del difendere.

Fibra tessile di origine animale che si ricava dal vello degli ovini e di alcune capre e camelidi (vedi classificazione punto 5.). È ottenuta principalmente dalle pecore della specie “Ovis aries, e costituisce il 90% della produzione mondiale di fibre naturali di origine animale. Le razze ovine si dividono in tre grandi gruppi: merino (sono la razza per eccellenza quanto a produzione di lana); razze incrociate (cioè derivate da incroci fra merino e razze locali) con una lana meno fine; razze indigene (sono costituite da innumerevoli razze locali), con una lana ordinaria, che viene utilizzata per tipici prodotti locali (orbace sardo, Cheviot, Shetland).

La lana quindi può essere raggruppata in tre grandi categorie:

  • Lana merina - È corta, finissima, molto arricciata, ed è destinata soprattutto all'abbigliamento.
  • Lana incrociata - È di media lunghezza, media finezza, poco arricciata, ed è destinata in gran parte alla produzione di coperte, tappeti e tessuti per l'arredamento.
  • Lana ordinaria - È piuttosto lunga, setolosa e scattante, ed è destinata a prodotti dell'artigianato locale.
Lana merino” o “Lana merinos? A volte, l'italiano ammette più di una grafia per indicare un dato oggetto, come succede nel caso delle opzioni “lana merino” e “lana merinos”. Il termine “merino” ha un’origine neolatina, spagnola, forse derivante dall’appellativo con cui erano indicati i Merinidi o Marinidi – una dinastia musulmana arabo-berbera che governò il Marocco nei secoli 13°-15° e parte dei territori circonvicini, compreso un frammento della Spagna meridionale.
C’è da dire che la -s della parola “merinos” non sta a indicare una declinazione plurale del termine: essa viene infatti usata in qualsiasi contesto, anche nell’espressione singolare pecora merinos, ad esempio. Quest’uso si è probabilmente affermato per il rimando più trasparente alle origini di questa lana, che si perde nella grafia “merino” anche se non sembrano darsi spiegazioni specifiche per quest’ambivalenza linguistica.
Quel che è certo è che entrambi i modi di indicare questo filato di pregio sono corretti, anche se “lana merino” è più comunemente utilizzato in italiano: starà dunque alla consuetudine del parlante adottare l’uno o l’altro all’interno di un discorso o di un testo scritto.




Classificazione in uso per le lane - Da un punto di vista commerciale le lane vengono classificate in base alla loro lunghezza in centimetri, in base alla finezza, cioè al diametro in micron della fibra (il micron è la millesima parte di un millimetro), ed anche mediante un numero che indica il grado di filabilità della fibra stessa. Super s - La “s” che segue il numero di filabilità sta ad indicare la parola inglese hanks, che significa matasse: così ad esempio (il riferimento non ha il riconoscimento di esattezza scientifica, ma viene dato per rendere una idea) 75's sta ad indicare che con un chilo di lana è possibile ottenere 75.000 metri di filato.

IMPIEGHI - I tessuti  dai 100's ai 140's sono eccellenti per la confezione di abiti  in fresco lana per tailleur e abiti sia maschili che femminili. Lane ultrafini (sopra i 160's) vengono usate per creare tessuti leggeri (250 g/m, 220 g/m o anche meno), che però richiederanno trattamenti specifici a causa della delicatezza, che esigono cure più attente. La finezza è una caratteristica del tessuto che ne determina il pregio e l'utilizzo, ma non può essere considerata come indicatore primario ed esclusivo della qualità. Il fatto che una fibra sia più fine può essere una qualità o un difetto, tutto dipende dall'uso che si intende farne (se andate in montagna è meglio utilizzare un tessuto tweed, che è una lana cardata; i Super '200s si stropicciano più del lino). Si assiste negli ultimi anni ad un marketing da parte dei produttori di tessuti e commercianti di abiti che si è impadronito dell'argomentazione dei “Super S” ma la “migliore qualità” si basa su altri criteri rispetto alla sola finezza delle fibre. Per ottenere un risultato in termini di “tatto”, la finezza delle fibre non è uno di molti fattori che concorrono al risultato.

⛔ Il "numero s", spesso utilizzato in combinazione con la parola “Super”, non può essere utilizzato per i tessuti misto mohair, cashmere (per la finezza di questi tessuti infatti occorre indicare più dati, uno relativo al diametro di ogni fibra utilizzata).

La trasformazione dal vello al filato prevede prima la lavatura e poi la filatura in due diversi cicli di lavorazione secondo la qualità delle fibre:

A) Il sistema pettinato, dove le lane vergini dalle fibre lunghe sono disposte in modo parallelo tanto da formare un filato raccolto per avere tessuti battuti, lisci, meno caldi. I tessuti sono più costosi.
B) Il sistema cardato, che utilizza fibre corte, che danno un filato più voluminoso, adatto a creare tessuti più gonfi, pelosi, morbidi e più caldi.



Filato e tessuto cardato

Filato e tessuto pettinato


È bene, comunque, precisare che il cardato non è necessariamente inferiore al pettinato: si tratta semplicemente di due lavorazioni diverse, destinate ad impieghi differenti.  

CARATTERISTICHE - Igroscopicità (fino al 30%), che ne fa la fibra con la maggiore capacità di assorbire umidità, che poi verrà espulsa in condizioni ambientali più asciutte favorendo la traspirazione; idrorepellenza ai liquidi; coibenza, cioè capacità di isolamento termico (in quanto trattiene più aria fra gli interstizi delle fibre, perché fra l'altro è naturalmente ondulata; per questa ragione ci isola dal freddo ... e anche dal caldo); vitalità e nervo, cioè la tendenza a tornare nella forma iniziale; infiammabilità (basso indice, con la fiamma che non si propaga, e si spegne facilmente, ed inoltre non si scioglie); ingualcibilità; ecc. Il tasso di ripresa (percentuale media, ufficialmente ammessa, di acqua assorbita) è fissato al 18,25% nel caso di lana pettinata mentre è solo del 17% se lavata.

Alla lana si può dare un trattamento chiamato Zirpro
(cioè Zirconium Process), a base di titanio e zirconio,) che la rende completamente refrattaria al fuoco ma anche contro venefiche esalazioni di fumo e gas tossici.

Le fibre speciali - Talvolta ci si imbatte nella definizione o meglio vengono vengono chiamate
“lane speciali”, ma per la legge tessile sono semplicemente peli fini”: la famosa questione di “lana caprina”, visto che alcune di queste fibre sono prodotte da capre.  Fanno parte di queste fibre il Cashmere, il Mohair, il Cammello, il Guanaco, l'Alpaca, il Lama, la Vigogna.


QUANTE VOLTE PUÒ ESSERE RICICLATA LA LANA?

La lana è la fibra più riciclata nel settore dell’abbigliamento, e il suo riciclo esiste sin dai primi anni del 1800.

A condizione che le fibre di lana mantengano una lunghezza minima di 20 mm, possono essere riciclate fino a un massimo di 6 volte attraverso il processo di filatura cardata. Tuttavia, quando le fibre diventano troppo corte per la filatura, possono ancora essere riciclate in sistemi aperti o “open loop”, venendo trasformate in materie prime per altri settori, o in prodotti tessili di qualità inferiore. Questo dimostra la versatilità della lana nel ridurre gli sprechi e prolungare il ciclo di vita dei prodotti.

La capacità delle fibre di lana di resistere a molteplici processi di riciclo dipende in larga misura dalla loro lunghezza iniziale. Ad esempio, le lane più corte, come la merino, rispetto alle lane incrociate più lunghe, possono essere meno sensibili alla rottura delle fibre durante il riciclo meccanico.
La struttura del tessuto di lana, sia esso a maglia o tessuto, gioca un ruolo importante nel determinare la riciclabilità. I tessuti a maglia tendono a subire una minore rottura delle fibre rispetto a quelli ortogonali, il che porta a una maggiore conservazione delle fibre durante il processo di riciclaggio. In sostanza, il riciclo di indumenti a maglia post-consumo dà risultati migliori in termini di conservazione della qualità delle fibre.

(da: Uno studio di Manteco e l’Università di Leeds risponde alla domanda e da dove ho estrapolato questo testo - Pubblicato su PambiancoNews  - 10 Ott 2024)


CHE COSA SIGNIFICANO QUESTE ESPRESSIONI

Stabilito che “pura
significa “100 per cento” e “vergine” sta ad indicare la “lana nuova di tosa”, le espressioni di seguito riportate hanno il seguente significato:

PURA LANA - Significa 100 per cento lana, ma quasi sicuramente lana rigenerata, perché se si trattasse di lana nuova di tosa, ci sarebbe l'aggiunta della parola “vergine”.

■ 100% PURA LANA - Se
pura significa 100%, le due espressioni messe insieme sono, però, da considerarsi un inutile ripetizione.

PURA LANA VERGINE - Significa 100 per cento lana nuova di tosa, cioè lana proveniente diretttamente dal vello della pecora.

Si noti che l'espressione 80% (o un altra percentuale non al 100%) Pura Lana Vergine - 20% Poliestere (o altra fibra), ove l'80% viene a discordare con la parola “pura”, che significa appunto “100 per cento”. L'assurdità, se figura in etichetta come composizione di un prodotto tessile, si tratta di una violazione delle norme del tessile.


The Woolmark Company -
Nel 1936 è stato fondato l'International Wool Secretariat (IWS), che nel 1971 ha preso il nome di Woolmark Company.  IWS fu costituito nel 1937 e finanziato dagli allevatori di ovini dell'Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa e Uruguay. Furono i governi dei citati paesi ad indurre gli allevatori ad autotassarsi per provvedere alla tutela di una industria che riveste una importanza primaria nell'economia di tali paesi. Al finanziamento delle attività dell'IWS provvedono quindi gli allevatori con la riscossione di una tassa basata sui ricavi ottenuti dalla vendita delle lane, e quindi, poiché le lane vengono esitate nel corso di libere aste pubbliche, ne consegue che il costo della prom
otion a favore della lana ricade esclusivamente sul produttore. Il marchio "lana vergine" è stato creato nel 1964, dal designer italiano Francesco Soraglia, mentre quello "misto lana vergine" nel 1971.

L'attività del Segretario Internazionale della Lana è caratterizzata dalla diffusione dei marchi internazionali:
  • Lana vergine - Contraddistingue anonimamente in tutto il mondo i prodotti composti di "pura lana vergine". "Pura" sta ad indicare 100% lana e cioè che nel manufatto non si trovano altre fibre all'infuori della lana, mentre la parola "vergine", che costituisce la vera essenza del marchio, identifica la "lana nuova di tosa", cioè la lana mai usata, non rigenerata, non recuperata dagli stracci o da precedenti lavorazioni industriali. L'uso del marchio "lana vergine" viene concesso gratuitamente, su richiesta, ai produttori di tessuti, confezionisti, filati e maglieria, limitatamente a quei prodotti aventi i requisiti di qualità e di contenuto previsti dal marchio stesso.
  • Misto lana vergine - Contraddistingue soltanto i cosiddetti "misti ricchi di lana", poiché la percentuale di lana vergine non può mai essere inferiore al 60%. Ovviamente le percentuali di lana possono essere elevate a piacere, ed il marchio recherà sempre  chiaramente indicate le percentuali di lana vergine e delle altre fibre che entrano a far parte delle miste stesse.

Il marchio su cui è apposto indica che il prodotto è realizzato con pura lana vergine, dove il termine "pura" sta ad indicare che non sono state usate altre fibre, mentre "vergine" sta ad indicare che proviene da animali vivi ed allevati all'aperto, ed è prodotto con fibre che non sono state precedentemente lavorate o recuperate da precedenti lavorazioni industriali. Soddisfa inoltre gli specifici requisiti di qualità; oltre alla composizione vengono anche verificate la resistenza al decoloramento a causa dell'esposizione luce, acqua, solventi per lavaggio a secco, prove di resistenza, usura, pilling, ecc.

Questo marchio può essere trovato anche su detergenti e ammorbidenti: in questi casi indica che il prodotto soddisfa le richieste minime di lavabilità dei prodotti di lana salvaguardando i colori e i tessuti.

Sui prodotti licenziati, possono essere effettuati in ogni momento controlli da parte degli organi competenti che si riservano il diritto di revocare la licenza d'uso del marchio nel caso in cui questi non soddisfino più i requisiti necessari.





1. Denominazione dei principali tessuti di tipo laniero in relazione alla struttura: Barathea,  Beaver, Cavalry, Cordellino, Côtelé (o Costa di cavallo - Cannelé - Cannellato), Covercoat o Cover, Crossbred, Doubles, Elastique, Faille, Gabardine, Granité, Levantina, Maglia (tessuto), Ottomane o Ottoman, Overcoats, Panama, Sablé, Saglia (o Salia, Spina, Spiga), Sallione, Satinato, Saxony, Tartan, Tasmania, Tirebouchon, Tricotine, Twill,  Whipcord.

2. Denominazione dei principali tessuti di tipo laniero in relazione alla disegnatura: Cheviot (disegnatura), Gessato, Grisaglia, Millerighe, Pied-de-poule, Principe di Galles, Scozzesi (o Tartan).

3. Denominazione dei principali tessuti di tipo laniero in relazione ai filati speciali applicati: Bottonati, Bouclé, Crêpe (o Crepella), Flammé (o Fiammato), Foulard (“Rasato” e “Foulé”), Fresco lana, Frisé, Jaspé, Lamé, Melange, Mouliné, Noppè, Ondé, Tropical, Tweed.

4. Denominazione dei principali tessuti di tipo laniero in relazione al finissagio: Beaver, Castorino, Cheviot (finissaggio), Drapé, Duvetine, Flanella cardata, Flanella pettinata, Foulé, Loden, Melton, Mollettone, Mouflon, Mussola, Orsetto, Panno (a Beaver - tipo militare), Ratiné (Casentino - Frisé - Moutonné - Perliné), Toupet, Velour, Zibellino

5. Denominazione dei principali tessuti in relazione a lane - peli - fibre particolari utilizzati: Alpaca, Angora, Cachemir (o Cashmere), Cammello, Dromedario, Guanaco, Lama, Lamb (Agnello), Mohair, Shetland, Vicuña (o Vigogna), Yack.

Il termine lana serve a indicare la fibra ricavata dal vello della pecora, ma comunemente viene anche usato per indicare tutte le fibre tessili provenienti da altri animali della stessa famiglia dei Bovidi oppure della famiglia dei Camelidi.


CODICE TESSILE: WO - Lana; WV - Lana Vergine o Lana di Tosa (EURATEX)


🇮🇹 Italiano: Lana 🇫🇷 Francese: Laine 🇬🇧 Inglese: Wool
🇩🇪 Tedesco: Wolle 🇪🇸  Spagnolo: Lana

🇮🇹 Italiano: Lana cardata 🇫🇷 Francese: Laine cardée 🇬🇧 Inglese: Carded wool
🇩🇪 Tedesco: Streichwolle 🇪🇸 Spagnolo: Lana cardada

🇮🇹 Italiano: Lana pettinata 🇫🇷 Francese: Laine peignée 🇬🇧 Inglese: Combed wool
🇩🇪 Tedesco: Kammwolle 🇪🇸 Spagnolo: Lana peinada


I grandi paesi produttori di lana (popolazione ovina e produzione di lana greggia) sono l'Australia, la Cina, la Nuova Zelanda. Fra i paesi trasformatori di lana l'Italia figura al primo posto (quanto a potenza industriale), seguita dal Giappone e dall'Inghilterra. 


STORIA - Da tempo immemorabile (sicuramente da almeno 25 mila anni) la pecora offre all'uomo quanto basterebbe per sostenerlo: latte e carne, nonché pelli e lana per ricoprirlo. Le antiche scritture di Mosè e Omero accennano a numerose greggi, che costituivano la sola ricchezza delle prime genti che dedicavano ogni miglior cura alla pastorizia, usando dei velli ovini e caprini per coprire il corpo. Al vello - come fanno cenno ancora le scritture - l'uomo poi sostituì la lana per difendere le proprie membra dalle intemperie; la lana si utilizzava però come si raccoglieva, allorché naturalmente si staccava dal corpo della pecora. Questa lana era di qualità molto inferiore a quella che copriva l'animale, ciò che determinò in seguito l'opportunità della tosa delle pecore. Questa operazione ha quindi origine molto remota. Non si sa se le lane tosate venissero allora follate e filate; è da ritenere però che la follatura abbia preceduto la filatura, perché l'impiego delle pelli per giaciglio deve aver messo in evidenza come i bioccoli di lana si follassero con il coricarsi del corpo umano. Da qui deve essere sorta l'idea di secondare la natura e poi filare le fibre della lana e poscia tingerne i filati.

Reperti di scultura della civiltà sumerica, che risalgono a 5 mila anni fa, dimostrano come gli indumenti dell'epoca fossero costituiti di pelli di pecora fermate alla cintura. Poi, presso Caldei, Assiri, Babilonesi (Babilonia significa “terra della lana”, la lavorazione della lana diventa arte, come riferiscono vari documenti cuneiformi. Passata rapidamente a occidente presso Ebrei, Egiziani e Fenici (famosi, questi ultimi, per i panni tinti con porpora tiria), l'arte tessile alimenta lo sfarzo delle corti e sviluppa i commerci carovanieri e marinai in tutto il bacino del Mediterraneo.

Nell'antica Grecia, con riferimento all'età del ferro, che ebbe inizio intorno all'800 a.C., la lana rappresentava la più importante materia prima per la produzione dei tessili.¹ Dal mito di Aracne e dalla tela di Penelope dell'antica Grecia, all'epitaffio della “domina” romana (“Domi mansit, lanam fecit” - «rimase in casa, filò la lana»).


Fig. 1 e 2 - Lekythos² del pittore di Amasis (circa 550-530 a.C.)
terracotta a figure nere, scena che illustra le varie fasi di tessitura.
³
New York, Stati Uniti - Metropolitan Museum


Nell'antica Roma, tra le fibre di origine animale, la più comune era certamente la lana. Infatti è ben documentato che l'allevamento degli ovini costituiva, già all'epoca, una delle attività di primaria importanza in tutto il centro sud dell'Italia. I romani, così come avevano già fatto i greci, capirono l'importanza di selezionare le razze ovine al fine di migliorare le caratteristiche tessili dei velli e quindi ricavare da essi fibre di lana più resistenti, più lunghe e morbide, con un colore più definito ed omogeneo. Le lane più ricercate erano quelle bianche, poi venivano quelle scure provenienti dall'Apulia (lana di Canosa). Alcune varietà rossiccie venivano importate dall'Asia Minore; altre erano di colore grigio scuro o nero. Il pelo di capra era usato dai romani solo per tessere stoffe grossolane, mantelli, tappeti e pantofole.I vestiti di lana erano di largo uso, mentre lino, seta e cotone erano riservati ai ricchi.

Lo sviluppo dell'arte della lana in Europa: Medioevo - L'attività laniera italiana, molto florida fino alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente subì un tracollo a seguito delle invasioni barbariche che provocarono una drastica riduzione nell'allevamento delle pecore molte delle quali furono uccise per nutrire gli eserciti invasori. Pertanto, per molti decenni, nelle città della penisola si producevano pochi panni di lana e anche di bassa qualità.****


Nel Medioevo e nell'alto Medioevo l'attività laniera si diffuse nella maggior parte delle regioni europee contribuendo fortemente ad attivare ed alimentare un commercio internazionale di materie prime, di sostanze coloranti, di macchine per la lavorazione di manufatti.
Le Fiandre (attuali Paesi Bassi) rappresentarono fino al XII secolo la regione europea dove si concentrò la più importante industria manifatturiera di panni di lana. Da questa regione venivano esportate in tutto il mondo stoffe molto pregiate, sia per le caratteristiche della lana utilizzata che per la qualità e le tonalità dei processi tintoriali.*****  

Poi, sotto l'incalzare dei “barbari”, il telaio si rifugia nei monasteri: la lunga notte del Medioevo è cominciata. Solo dopo l'anno mille, le Crociate determinarono un ravvicinamento dei popoli Europei con quelli d'Oriente, portarono i primi alla ricerca delle attività in precedenza distrutte.
A partire dal secolo XII gradatamente, ma con continuità, si assistette ad una ripresa dell'industria della lana in molte città e regioni dell'Italia.****** L'Italia, per prima, trasse vantaggio dagli ammaestramenti dell'Oriente dato il gradi di civiltà della sua gente, per la vicinanza dell'Oriente, e data la preponderanza economica delle sue repubbliche allora assai fiorenti. Certamente la mancanza di pascoli in Toscana rese subito evidente l'impossibilità di poter fronteggiare l'importazione straniera con la maggiore bellezza della materia prima, ma dato che il manufatto straniero era rozzamente eseguito, la squisita sensibilità degli artigiani fiorentini cominciò ad esercitarsi per effettuare una vera arte di raffinamento che in breve giunse ad un grado di perfezione tale da creare una vera industria ed una esportazione di tessuti elegantemente raffinati, che venivano venduti nei paesi stessi, da dove erano stati importati.

Qesta forma di industria laniera fu la prima fiorita in Toscana e fu conosciuta con il nome di «Arte di Calimala» o dei «panni franceschi», poiché ordinariamente questi tessuti provenivano dalle vie di Francia.¹ Da qui nasce la storia dell'Arte di Calimala, acquistando i panni francesi, fiamminghi, tedeschi, li sottoponeva ad un'opera di raffinamento accuratissima che permise di esportarli nuovamente su vasta scala, specialmente in Oriente, dove questi merci, sebbene di maggior prezzo, vinsero la concorrenza per la loro bellezza e raffinatezza di tessuto. L'aquila del suo stemma, che stringe fra gli artigli una balla di lana, conquista rapidamente i mercati in tutta Europa.  


Stemma dell'arte di Calimala
Firenze - via de'calzaiuoli, palazzo dell'arte dei mercatanti


I messi che andavano in Francia, per conto dell'Arte di Calimana, cominciarono ad acquistare grosse partite di lana non manufatta, che posero in lavorazione a Firenze, dando inizio a questa forma di industria, a cui dettero un particolare impulso i Frati Umiliati, che avevano fatto voto di vivere unicamente dei prodotti da loro fabbricati, e che si dedicarono particolarmente al lanificio. I Frati Umiliati segnarono un notevolissimo progresso in questa industria e con il loro fervore operoso fecero sviluppare meravigliosamente il lanificio fiorentino, tanto che l'Arte della Lana in Firenze, mentre l'arte di Calimana decadeva, raggiunse durante il 1200 un grande splendore ed assorbì anche la già fiorente industria pratese.


Stemma Arte della lana²
Luca della Robbia (Firenze, 1400 - 1482)
già nel Palazzo dell'Arte della Lana a Firenze
ed ora conservato presso il Museo dell'Opera del Duomo - Firenze


L'arte della Lana nel Cinquecento non è più fiorente come nel passato, tuttavia occupa ancora vaste maestranze, specialmente a Firenze. È dunque sommamente interessante sorprendere nel vivo del suo svolgimento la lavorazione della lana grezza, svolta con metodi di una semplicità primitiva che ora ci fanno sorridere, ma che pur riuscivano a produrre pannilani di una morbidezza  e di una resistenza che oggi forse non si raggiungono più, o sono in ogni modo insuperate. Qui non siamo presso artigiani singoli che compiano una sola operazione, ma al centro di un lanificio organizzato. La vivace animazione della scena rende nel suo colore pittoresco diverse operazioni: al centro, nello sfondo, si vede la lavatura delle lane grezze. A destra, in primo piano, in una enorme caldaia di rame col fornello fiammeggiante alimentato attivamente a legna, la lana viene sottoposta per follatura a un processo di bollitura, ed è agitata continuamente con lunghe pale perché non si ingroppi. Appoggiati qua e là mastelli con stanghe infilate in manici per facilitarne il trasporto, altri con lungo manico verticale per versarli più agevolmente, una primitiva carrucola nello sfondo. Questi rozzi attrezzi in legno e cordami di canapa, giustificano lo spiegamento di forza muscolare dei lanaioli seminudi ancora necessaria all'industria.


Il purgatorio delle lane (1570-72) ***
Mirabello Cavalori (Firenze, 1535 - 1572)
olio su lavagna, 116 x 86 cm
Firenze - Palazzo Vecchio - Studiolo di Francesco I


Fra tanta ricchezza e tanto fervore operoso la decadenza venne improvvisa ed inesorabile e ad una ad una le belle fabbriche create dai Frati Umiliati scomparvero. Molte svariate furono le cause che determinarono questa decadenza e la cessazione dell'Arte della Lana avvenuta nel 1770 a seguito di una riforma che aboliva le Corporazioni. Il lungo periodo di debolezza dell'arte della lana in Italia determinò un maggiore progresso dell'arte stessa nei Paesi Bassi: i panni di Bruges, Anversa e Gand raggiunsero tale perfezione ed entità che bastarono da soli e per molti secoli a provvedere l'Europa di queste stoffe. Sulla fine del secolo XV l'Inghilterra e, in quella del XVIII, la Francia, entrarono anch'esse nella competizione industriale e svilupparono l'industria laniera, provocando tale rivoluzione e progresso nell'ordine economico, tanto che sul finire del secolo XVIII l'industria poteva già dirsi fiorente in tutti gli Stati d'Europa. L'Italia ha, poi, ripreso nel corso del XIX e XX secolo la leadership nell'industria laniera, con i suoi distretti industriali tessili lanieri di Biella (Piemonte), Prato (Toscana) e Valdagno-Schio (Veneto).         


Ezio Martuscelli - La fibra naturale che ha segnato la storia dei popoli e nazioni. L'arte della lana dalla preistoria alla rivoluzione industriale; Ed. CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche, 2002, p. 14.
Fig. 1 e 2 - Le varie fasi relative al ciclo tessile della lana (la formazione del lucignolo, la filatura, la tessitura e quindi la piegatura delle stoffe finite) sono state documentate sulla superficie della celeberrima “Lekythos” del pittore di Amasis. In particolare, in riferimento alla figura, è possibile notare, alla sinistra del telaio, la presenza di due filatrici, una delle quali usa un fuso sospesocon la rotula rivolta in basso e una conocchia; l'altra prepara un filo grezzo disponendolo a spirale in un'apposita cesta. Il telaio, che è di tipo verticale a pesi sospesi, si caratterizza per la presenza di un rullo superiore (subbio)attorno al quale è arrotolato il tessuto. I pesi hanno la forma di una piramide e presentano degli anelli attorno ai quali sono fissati a fasci, i fili dell'ordito. Dall'esame della figura appare chiaramente come delle due donne vicine al telaio, quella a sinistra batte la trama, mentre quella a destra sposta i fili dell'ordito per il successivo passaggio della stessa. [G. M. Crowfoot -
Prodotti tessili, lavori di intreccio e stuoie in «Storia della Tecnologia - 1», a cura di C. Singer | E. J. Holmjard | A.R. Hall | T. I. Williiams; Ed. Bollati Boringhieri, 1993, Vol. 1, pp. 420-462]   
Sembra che gli antichi greci conoscessero anche il processo della follatura che consisteva nella pressatura delle stoffe tessute al fine di rendere le stesse più fitte e compatte. Secondo alcuni testi e storici l'inventore di questo importante procedimento è stato Nicia di Megara. [Ezio Martuscelli - op. cit., p. 21.]
La follatura, effettuata all'epoca, collocando i tessuti in una buca dove alcuni lavoranti li pressavano con i piedi, prevedeva l'impiego di sostanze quali il bicarbonato di sodio e l'urina animale per rendere i tessuti  ruvidi e rigidi, mentre impiegando un particolare tipo di terra argillosa (terra da follone) si conferiva alle stoffe un certo grado di morbidezza. Le terre da follone più pregiate proveniva dalle isole di Argentiera, Samo e Lemno. [E. J. W. Barber - Prehistoric Textiles; Princeton University Press, New Jersey, U.K., 1991] 
Ezio Martuscelli - op. cit., p. 22.
R. Patterson - Filatura e tessitura, in C. SinGer et alii (a cura di), Storia della tecnologia,  II, Torino 1962, Vol. 2, pp. 193-222.
Paola Virgili  - Archeo, n° 4, 60 (1996) nell'articolo “Moda e Abbigliamento nell'antica Roma”.    
Nella formazione di questa associazione detta «Arte di Calimala» che sviluppò statuti e disposizioni equamente adattate, si può vedere, anche oggi, un esempio notevolissimo di efficienza sindacale che, potenziando un organismo, coordina in maniera mirabile  il suo funzionamento, provvedendo all'esplicazione di tutte le mansioni,  fra cui la rifinitura dei panni esteri, di cui rifaceva, migliorandoli la gualcatura, la garzatura, la cimatura, la lustratura e specialmente la tintura nella quale i Fiorentini acquistarono ben presto il primato.

L'Arte della Lana era una delle sette Arti Maggiori delle corporazioni di arti e mestieri di Firenze, e nel secolo XIII era la più importante d'Italia. Lo stemma rappresenta un agnellino con stendardo e aureola. La corporazione fu una tra le più potenti della città e sicuramente quella che contava il maggior numero di lavoratori, circa un terzo della popolazione fiorentina. Il primo statuto dell'Arte a noi pervenuto risale al 1317.
*** Il dipinto raffigura le fasi della lavorazione della lana ed è allusivo all'interesse di Cosimo e dello stesso Francesco per queste attività artigianale che diedero impulso all'Arazzeria medicea fondata nel 1546. Testo da: R. Levi Pisetzky, Storia del costume in Italia, Istituto Editoriale Italiano, 1966, vol. III, tav. 124, p. 225

CURIOSITÀ - La pecora nell'antichità era sinonimo di ricchezza: da pecus (bestiame, gregge) derivò pecunia (denaro), ricordo di un’economia primitiva a carattere pastorizio nella quale tutte le attività venivano compensate con i capi di bestiame e non con la moneta. La pecora fu il secondo animale domestico addomesticato dall'uomo.
Attualmente la sfumatura che viene data alla parola è abbastanza ironica: infatti si usa spesso pecunia riferendosi ad una situazione particolare come quella di mancanza di fondi.


Moneta romana, coniata tra il 37 e il 41 a.C. in memoria di Agrippina maggiore.
 Busto, a destra / Un carpentum (carro in uso nell'antica Roma) tirato da due muli, a sinistra.


RIFERIMENTO LETTERARIO - Le varie fasi della lavorazione della lana sono utilizzate da Aristofane nella sua commedia dal titolo “Lisistrata”, come una metafora mediante la quale il personaggio principale, per l'appunto Lisistrata, cerca di far comprendere al Commissario come debbano essere condotto la politica e il governo della città. Parte del dialogo viene così riportato ne riferimento:

Lis. - Come facciamo una matassa, quando è ingarbugliata: la prendiamo, e tendiamo il filo sui fusi, da una parte e dall'altra. Così se ci lasciate fare, sbroglieremo anche la guerra, mandando ambascerie da una parte e dall'altra.
Comm. - E voi pensate di mettere fine ad una cosa così terribile con la lana e le matasse e i fusi? Che stolte!
Lis. - Ma se aveste un po' di buon senso, voi governereste la città come noi la nostra lana, in tutto.
Comm. - E come? Vediamo.
Lis. - Anzitutto dovreste, come un vello, detergere con un bagno tutto l'untume della città, e su un letto, a colpi di mazza, espellere i cattivi e scartare i triboli; e quelli che si riuniscono a complottare per le cariche, fitti fitti, cardarli per bene e spelargli le teste. Poi, in un paniere, pettinare la concordia generale, mescolando un po' tutti: i meteci, gli stranieri che vi sono amici, chi deve denaro all'erario, e mescolarli tutti insieme. Quanto poi alle città, che sono colonie di questa terra, dovete rendervi conto che esse, per noi, sono come pennecchi che stanno a terra, ciascuno per sé. E bisogna prenderli tutti e raccoglierli qui e riunirli insieme e farne un grosso gomitolo: e da questo, tesserci una tunica per il popolo”.



Bibliografia
  • Alessandro de Mori, Produzione e lavorazione della lana, ed. G.B. Paravia & C., 1932
  • Pietro Canepa (a cura di), Lana: magia della natura, ed. Tipolitografia Romagna, 1986 

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Rames Gaiba
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