🇬🇧 Termine inglese, propriamente facile, comodo. È la moda “facile”, quella dei capi informali, comodi, per il tempo libero.
► EASY-CARE
🇬🇧 Locuzione inglese; significa di facile manutenzione. Stoffe e capi trattati con speciali appretti oppure realizzati con mischie di fibre sintetiche, che si lavano ed asciugano facilmente e che in genere non necessitano di stiratura.
► EASYWEAR
🇬🇧 Termine inglese; composto da easy "facile", "comodo", "agevole" o "senza sforzo" e wear "indossare", "abbigliamento" o "vestiti". Capi d’abbigliamento da indossare nella vita di tutti i giorni, comodi e pratici. A differenza dello → sportswear (abbigliamento tecnico) o dello → streetwear (moda urbana), l'easywear punta tutto sulla comodità assoluta e sulla praticità dei materiali.
► EBANITE
Prende il nome per il colore nero lucido, come quello dell'ebano. Gomma vulcanizzata, con il 20-30% di zolfo. La sostanza ottenuta, l'ebanite, è rigida, molto dura, priva di elasticità, perciò fragile, si rompe per flessione; dotata di buone proprietà dielettriche, resistente agli agenti chimici, è usata a imitazione o in sostituzione dell'ebano.
► EBANO
► EBANO
Nome italiano di numerosi alberi dei generi Diospyros e Maba delle Ebenacee. Legno duro, di colore scuro quasi nero con striature brune, di grana finissima, perfettamente lucidabile, perciò molto pregiato, che questi alberi producono. L'Ebano proviene dallo Sri Lanka, dalle Antille (America Centrale) o dall'Africa (Madagascar, isola di Mauritius). Impieghi - L'ebano è utilizzato, tra l'altro, per vari accessori, quali: bottoni, manici e bastoni, cerniere, fibbie, fermagli, ecc.
► EBRU
► EBRU
Dal turco, nuvola. Stoffa che presenta l'ordito (o la trama) tinto con la tecnica del colore resistente prima di essere tessuta. La fibra viene protetta in vari modi, anche con legature, prima di essere immersa nel colorante. Detta anche abr o, con termine indonesiano, ikat (o itak) o con quello francese chiné.
► ECHANCRÉ
► ECHANCRÉ
🇫🇷 Voce francese; participio passato di échancrer. Ha un'etimologia che risale al XV secolo e deriva da es-, prefisso intensivo o separativo, e chancre (cancro, inteso nel senso antico di ulcera, piaga che rode). Nel corso del tempo, il significato si è evoluto per descrivere un contorno che presenta una o più incavature, intagli o scanalature, sia naturali che artificiali. 1. Taglio incavato, praticato all'attaccatura della manica, nella parte interna. È un perfezionamento dello scalfo.
2. Si usa per indicare abiti o giacche tagliati in vita (che presentano una cucitura o una divisione netta all'altezza della vita) o costume da bagno sgambato.
Si trova spesso abbinato in pull (pull noir echancré), magliette, body (body echancré femme) e costumi da bagno, contribuendo a un look sagomato e attuale. È un termine molto utilizzato nelle descrizioni di capi d'abbigliamento femminile online, specialmente su piattaforme internazionali, per definire scollature non convenzionali o molto ampie.
► ECHELLE
Si trova spesso abbinato in pull (pull noir echancré), magliette, body (body echancré femme) e costumi da bagno, contribuendo a un look sagomato e attuale. È un termine molto utilizzato nelle descrizioni di capi d'abbigliamento femminile online, specialmente su piattaforme internazionali, per definire scollature non convenzionali o molto ampie.
► ECHELLE
🇫🇷 Voce francese; da échelle (scala) che deriva dal latino scala, che indica lo strumento per salire, collegato al verbo scandere ("salire", "arrampicarsi"). "Scala" di fiocchi disposti in ordine di grandezza l'uno sopra l'altro posta sul davanti di una pettorina, popolare dalla fine del XVII secolo alla fine del XVIII.
► ECO FRIENDLY
🇬🇧 Locuzione inglese, a sua volta composto da eco- e dall’aggettivo friendly ‘amichevole’. In italiano si traduce come ecologico, ecosostenibile, o amico dell'ambiente. Significa adottare uno stile di vita, pratiche o prodotti che riducono l'impatto negativo sull'ambiente. L'obiettivo è minimizzare l'inquinamento, preservare le risorse naturali e promuovere la sostenibilità.
► ECO FRIENDLY
🇬🇧 Locuzione inglese, a sua volta composto da eco- e dall’aggettivo friendly ‘amichevole’. In italiano si traduce come ecologico, ecosostenibile, o amico dell'ambiente. Significa adottare uno stile di vita, pratiche o prodotti che riducono l'impatto negativo sull'ambiente. L'obiettivo è minimizzare l'inquinamento, preservare le risorse naturali e promuovere la sostenibilità.
► ECOMODA
Movimento d'opinione, nato nei primi anni Novanta e promosso da Legambiente, che chiede una moda rispettosa dell'ecologia, con particolare attenzione ai filati utilizzati per la lavorazione dei tessuti, ai prodotti e ai procedimenti per le tinture (è dimostrato come un numero notevole di persone soffra di dermatite allergica da contatto con coloranti tessili) fino all'ambiente stesso di lavoro. Nel 1996 Ecomoda presenta il marchio europeo Ecolabel sui prodotti ecologici e contemporaneamente promuove una campagna di sensibilizzazione sullo sfruttamento dei lavoratori del terzo mondo.
► ECONOMIA CIRCOLARE
Modello che si pone come obiettivo riutilizzare le risorse il più a lungo possibile massimizzandone il valore ed evitando sprechi; una volta che un prodotto giunge a fine vita, i materiali ancora utili, vengono recuperati e riutilizzati. Si tratta di un modello opposto all’economia definita “lineare”, caratterizzata dalla fase di produzione, utilizzo e smaltimento.
► ECOPELLE
Pelle animale che è un derivato dalla lavorazione del pellame degli animali allevati a scopi alimentari (oltre il 99% dei casi nessun animale è allevato ed abbattuto per l’uso della sua pelle), proveniente dall'industria agroalimentare che finirebbero al macero, lavorata con particolari conce e con attenzioni ecologiche. La norma UNI 11427 del 2022 (ha sostituito le precedenti edizioni del 2015 e del 2011) stabilisce i criteri della lavorazione conciaria a ridotto impatto ambientale, definendo la “pelle ecologica“ nelle sue varie accezioni, (spesso definito “cuoio ecologico”): analizza gli impatti del processo, la durata del prodotto e la tipologia di concia per definire l'ecopelle in presenza di precisi requisiti che riguardano il consumo di acqua e di energia - e la percentuale di energia ottenuta da fonti rinnovabili impiegata deve essere il più possibile alta - l'uso di agenti chimici e la gestione degli scarti, che siano idrici, rifiuti o anche emissioni in atmosfera. La pelle, poi, è materia prima naturale che quindi di per sé è circolare, ovvero è biodegradabile quindi torna alla natura a fine vita.
Impieghi - L'ecopelle è un materiale versatile utilizzato principalmente per abbigliamento, accessori, arredamento d'interni e automotive. Sostituisce la pelle animale grazie al suo costo inferiore e alla sua adattabilità.
Come riconoscere la vera pelle?
Le lavorazioni di concia e tintura per darle l'effetto finale che ciascun brand richiede ai produttori di pelle sono numerose, ma di solito un capo o un accessorio in pelle si riconosce dall'assenza di uniformità e dalla presenza di irregolarità e difetti, proprio perché si tratta di animali con le proprie rughe, grinze, persino segnati dai morsi degli insetti.
Differenze con la “similpelle” - La → “similpelle” (il termine è raccomandabile sostituirlo con “tessuto sintetico di origine non animale”) è un materiale interamente sintetico e plastico (PVC o poliuretano) nato per imitare l'aspetto della pelle senza derivare da animali.
⛔ La legge italiana del 2020 (D. Lgs. 68/2020) ha stabilito che non si può usare la parola “pelle” o “cuoio” per materiali che non derivano da animali. Perciò l'uso del termine “ecopelle”, “ecocuoio”, “ecoleather”, “similpelle” e similari nelle sue varie accezioni su materiali sintetici è (o è stato) ingannevole o quantomeno ambiguo. La portata del divieto è particolarmente ampia e riguarda l’uso dei termini “pelle” e “cuoio”, sia come aggettivo sia come sostantivo, “anche se inseriti quali prefissi o suffissi in altre parole, ovvero sotto i nomi generici di “cuoiame”, “pellame”, “pelletteria” o “pellicceria”, ovvero derivati.
► ECO-TEXTILE DESIGNER
Designer che tengono in grande considerazione l'impatto ambientale della produzione e altri fattori come il riciclaggio alla fine del primo ciclo vitale dei tessuti.
Movimento d'opinione, nato nei primi anni Novanta e promosso da Legambiente, che chiede una moda rispettosa dell'ecologia, con particolare attenzione ai filati utilizzati per la lavorazione dei tessuti, ai prodotti e ai procedimenti per le tinture (è dimostrato come un numero notevole di persone soffra di dermatite allergica da contatto con coloranti tessili) fino all'ambiente stesso di lavoro. Nel 1996 Ecomoda presenta il marchio europeo Ecolabel sui prodotti ecologici e contemporaneamente promuove una campagna di sensibilizzazione sullo sfruttamento dei lavoratori del terzo mondo.
► ECONOMIA CIRCOLARE
Modello che si pone come obiettivo riutilizzare le risorse il più a lungo possibile massimizzandone il valore ed evitando sprechi; una volta che un prodotto giunge a fine vita, i materiali ancora utili, vengono recuperati e riutilizzati. Si tratta di un modello opposto all’economia definita “lineare”, caratterizzata dalla fase di produzione, utilizzo e smaltimento.
► ECOPELLE
Pelle animale che è un derivato dalla lavorazione del pellame degli animali allevati a scopi alimentari (oltre il 99% dei casi nessun animale è allevato ed abbattuto per l’uso della sua pelle), proveniente dall'industria agroalimentare che finirebbero al macero, lavorata con particolari conce e con attenzioni ecologiche. La norma UNI 11427 del 2022 (ha sostituito le precedenti edizioni del 2015 e del 2011) stabilisce i criteri della lavorazione conciaria a ridotto impatto ambientale, definendo la “pelle ecologica“ nelle sue varie accezioni, (spesso definito “cuoio ecologico”): analizza gli impatti del processo, la durata del prodotto e la tipologia di concia per definire l'ecopelle in presenza di precisi requisiti che riguardano il consumo di acqua e di energia - e la percentuale di energia ottenuta da fonti rinnovabili impiegata deve essere il più possibile alta - l'uso di agenti chimici e la gestione degli scarti, che siano idrici, rifiuti o anche emissioni in atmosfera. La pelle, poi, è materia prima naturale che quindi di per sé è circolare, ovvero è biodegradabile quindi torna alla natura a fine vita.
Impieghi - L'ecopelle è un materiale versatile utilizzato principalmente per abbigliamento, accessori, arredamento d'interni e automotive. Sostituisce la pelle animale grazie al suo costo inferiore e alla sua adattabilità.
Come riconoscere la vera pelle?
Le lavorazioni di concia e tintura per darle l'effetto finale che ciascun brand richiede ai produttori di pelle sono numerose, ma di solito un capo o un accessorio in pelle si riconosce dall'assenza di uniformità e dalla presenza di irregolarità e difetti, proprio perché si tratta di animali con le proprie rughe, grinze, persino segnati dai morsi degli insetti.
Differenze con la “similpelle” - La → “similpelle” (il termine è raccomandabile sostituirlo con “tessuto sintetico di origine non animale”) è un materiale interamente sintetico e plastico (PVC o poliuretano) nato per imitare l'aspetto della pelle senza derivare da animali.
⛔ La legge italiana del 2020 (D. Lgs. 68/2020) ha stabilito che non si può usare la parola “pelle” o “cuoio” per materiali che non derivano da animali. Perciò l'uso del termine “ecopelle”, “ecocuoio”, “ecoleather”, “similpelle” e similari nelle sue varie accezioni su materiali sintetici è (o è stato) ingannevole o quantomeno ambiguo. La portata del divieto è particolarmente ampia e riguarda l’uso dei termini “pelle” e “cuoio”, sia come aggettivo sia come sostantivo, “anche se inseriti quali prefissi o suffissi in altre parole, ovvero sotto i nomi generici di “cuoiame”, “pellame”, “pelletteria” o “pellicceria”, ovvero derivati.
► ECO-TEXTILE DESIGNER
Designer che tengono in grande considerazione l'impatto ambientale della produzione e altri fattori come il riciclaggio alla fine del primo ciclo vitale dei tessuti.
► EDELWEISS
🇩🇪 Dal tedesco; propriamente "bianco nobile", usato in Italia al maschile. Nome largamente diffuso anche in Italia del Leontopodium Alpinum, detto comunemente "Stella alpina". Motivo, disegno, usato soprattutto nella maglieria di capi sportivi invernali unisex.
► EDEN
Derivato dal nome del politico britannico Sir Robert Anthony Eden che indossava spesso questo copricapo. Cappello maschile di feltro nero e semirigido, dal bordo (falda) dritto, cupola abbastanza alta con leggero incavo nel mezzo, di moda da metà degli anni '30.
► EDITING
🇬🇧 Termine inglese. Preparazione e definizione di tutti gli elementi che compongono una sfilata.
► EFFETTO
1. Sistema d'intreccio che partecipa alla formazione del disegno nelle stoffe operate. 2. Elemento aggiuntivo al filato e al tessuto per conferire al prodotto un tocco di originalità. Si dice: filo d'effetto, filettatura d'effetto. Nel filato: nodino d'effetto.
Si ha quando sul diritto di un tessuto prevale l'ordito sulla trama.
► EFFETTO DI TRAMA
Si ha quando sul diritto di un tessuto prevale la trama sull'ordito.
► EFFETTO MINUTO
Si usa per indicare un tessuto con disegno a soggetti tanto piccoli da sembrare quasi a tinta unita.
► EFFETTO USURATO
Effetto creato durante il taglio al laser che modifica la patina superficiale della stoffa senza però perforarla del tutto. Impieghi - Serve a invecchiare i tessuti – in particolare il denim - dove il laser brucia selettivamente lo strato superficiale di tintura (es. l'indaco nei jeans) creando sfumature, graffi, baffi e aree consumate. Consente, inoltre, di riprodurre loghi, scritte o trame complesse ad altissima risoluzione.♦ È anche noto come vintage o used.
I vantaggi principali di questa tecnologia nel settore tessile includono:
- Sostenibilità: Riduce drasticamente il consumo di acqua e l'impiego di candeggina o pomice nei lavaggi.
- Precisione e ripetibilità: Ogni capo può essere usurato esattamente come da progetto digitale, evitando scarti e imperfezioni.
- Velocità: I tempi di lavorazione per capo si riducono a pochi minuti.
► EFFORTLESS
🇬🇧 Termine inglese. La parola è formata per derivazione; effort dal francese antico esfort "sforzo", "energia" + il sufisso inglese -less che indica privazione o assenza. Nella moda significa “senza sforzo”; indica uno stile elegante, curato e sofisticato, che appare però naturale, rilassato e ottenuto senza alcuno sforzo apparente. È l'arte di essere alla moda in modo spontaneo, privilegiando la qualità, la comodità e il minimalismo (→ less is more “meno è più”) rispetto all'eccesso.
► ELASTAN
Dal francese élasthanne. Fibra sintetica costituita per almeno 85% da poliuretano segmentato; non è utilizzata da sola ma in appoggio ad altre fibre, sia naturali che sintetiche, ed il contenuto nei vari manufatti può variare dal 2-3% fino a oltre il 20%. Ha una grandissima elasticità intrinseca, ma le sue caratteristiche preminenti rimangono quelle della fibra di base, con l'aggiunta dell'elasticità, che ne arricchisce il valore. Il tessuto elastico, se opportunamente lavorato, non si deforma durante l'uso e il suo allungamento permanente non supera il 2%. L'introduzione di questa tecnofibra ha letteralmente rivoluzionato molti settori dell'industria tessile. La fibra è prodotta estrudendo attraverso una filiera il poliuretano fuso, solidificando il filo per raffreddamento (filatura "Melt", tecnologia diffusa soprattutto in Asia), oppure sciolto in solvente poi estratto con acqua (processo ad umido) o con gas caldo, normalmente azoto (processo a secco). La fibra è prodotta, generalmente, trasparente (clear), oppure bianca con l'aggiunta di cariche inorganiche. La produzione comprende una vasta gamma di titoli che vanno da 8 a 235 dtex per l'uso tessile e fino a 7000 dtex per altri usi. I titoli fino a 33 dtex possono essere prodotti a singola bava, mentre i titoli maggiori sono multibava (da 2 a diverse decine). Il filo è commercializzato avvolto su bobina, subbio oppure in nastri intrecciati ("knitted tape"). Negli Stati Uniti, Canada e Australia è più utilizzato il nome → Spandex, mentre nel resto del mondo quello di elastane. Impieghi - I vantaggi offerti dalla elasticità sono soprattutto apprezzati in capi d'abbigliamento confortevoli per il tempo libero, negli articoli denim, in quelli di velluto a coste, costumi da bagno, maglieria, corsetteria, calze e collant, vestiario in genere. ⛔ Talora lo si trova con la "m" finale "elastam", ma il termine corretto previsto dalle normative sull'etichettatura tessile è proprio elastan.
► ELASTICITÀ (fibra)
Da elastico. Proprietà della fibra di ritornare alla lunghezza primitiva dopo essere stata tesa o compressa. Si misura calcolando il modulo elastico iniziale che dipende dal comportamento della fibra sotto tensione, calcolando l'angolo di recupero, cioè la piega che rimane al tessuto che sia stato tenuto piegato sotto peso per un tempo determinato, ed esaminando l'allungamento alla rottura, cioè il massimo allungamento che la fibra sotto torsione può raggiungere senza spezzarsi. Le fibre fortemente dotate di questa proprietà si dicono elastiche (esempio: seta e lana); quelle invece che ne sono dotate in misura tanto piccola da apparirne quasi prive, sono dette anelastiche (esempio: canapa e lino). In natura una elasticità perfetta non esiste, in quanto per elastico che possa essere un corpo, esso non può essere assoggettato a qualsiasi deformazione. Esiste infatti un limite oltre il quale un corpo perde questa proprietà e si deforma permanentemente fino a rompersi: tale limite si chiama limite elastico. Se assoggettiamo una fibra elastica a un carico, per un periodo di tempo brevissimo, si possono causare deformazioni permanenti. Inoltre a determinate temperature una fibra normalmente elastica può anche perdere questa sua proprietà.
► ELASTICIZZATO
Da elastico. 1. Fili continui di nylon sottoposti a falsa torsione, nei quali le singole bave risultano increspate, per cui presentano una elasticità fino al 100%. 2. Per estensione detto di tessuto o filato che abbia una certa elasticità dovuta al tipo di lavorazione o all'inserimento di fili elastici.
► ELASTICO
Dal latino (vis) elastica = forza propulsiva, che è dal greco elastikos = agitatore. 1. Nastro costituito da fili di cotone, o altra fibra, e fili di gomma. È usato nella confezione di biancheria intima. 2. Per estensione dicesi di materiale che deformato riprende, almeno parzialmente, la configurazione inziale al cessare dell'azione deformatrice. 🇬🇧 Inglese: Rubber band
► ELASTIQUE
🇫🇷 Termine francese. Tessuto di lana diagonale, con trama di imbottitura nel rapporto 2/1 e legature in satino da 6.
► ELASTOMERI
Voce composta da "elast" (ico) e del greco meros che vuol dire "parte". Sostanze sia naturali che sintetiche (o di sintesi), caratterizzate dalla proprietà di poter subire un forte allungamento, pari a più volte la loro lunghezza, senza spezzarsi e di riassumere, quando la forza traente cessi, dimensioni praticamente uguali a quelle iniziali. Gli elastomeri sia naturali che sintetici sono sostanze polimeriche, cioè formate da lunghe catene di atomi, derivate dall'isoprene (idrocarburo insaturo). Il polisoprene (cioè il polimero dell'isoprene) è il componente essenziale della gomma naturale (o caucciù).
► ELEGANTONE
Accrescitivo di elegante. Chi veste con eccessiva ricercatezza, con un'eleganza un po' vistosa.
► ELEGANTE
Dal latino elegans; da eligere scegliere, composto di ex (tra) e ligere (scegliere), quindi "capacità di scegliere". Elegante è un aggettivo. Riferito a persona che esprime la capacità di scegliere e indossare il look più adeguato alle diverse occasioni d'uso. Indica la qualità di ciò che possiede raffinatezza e buon gusto. La naturalezza e l'equilibrio del gusto sottolineano la classe della persona elegante. Una persona elegante non è chi indossa abiti firmati o chi possiede oggetti costosi, ma chi sa scegliere.
► ELEGANZA
Dal latino elegans; parola con la stessa radice ma con una funzione differente rispetto ad elegante. Eleganza è un sostantivo. È il nome della qualità stessa. Finezza, distinzione, buon gusto; anche armonia dell'insieme. È una caratteristica propria di un abbigliamento.
► ELETTRICITÀ STATICA
Energia elettrica che si accumula per attrito durante la lavorazione delle fibre tessili (escluso il cotone), soprattutto di quelle sintetiche prive di umidità. Crea fastidio fisiologico, provocando particolari scariche elettriche quando si indossa un capo confezionato con queste fibre, e talvolta può provocare forme di allergia. Le cause del fenomeno vengono solitamente eliminate con trattamenti ed accorgimenti speciali.
► ELIMINAZIONE (modellistica)
Rimozione del tessuto in eccesso per consentire l'adattamento alle forme del corpo.
► ELETTROPLACCATURA
Tecnica per fissare finissimi depositi di metallo sui materiali. Il materiale da rivestire viene reso conduttivo e posto in un bagno acido consentendo l'accumolo del metallo. Questa tecnica è usata per il Kevlar e il Nomex (fibre sintetiche aramidiche).
► ELIMINAZIONE (modellistica)
Rimozione del tessuto in eccesso per consentire l'adattamento alle forme del corpo.
► ELIOTEX
Il termine è un nome commerciale creato per scopi di marketing. Nel caso specifico, l'inventore è Elio Cattan. A me piace pensare che si sia "giocato" sul significato di Elio- che richiama il greco helios (Sole) a cui si può associare - come riferimento - concetti di leggerezza e ariosità. Materiale tessile rivoluzionario, dotato di proprietà galleggianti considerevoli (250 grammi bastano a tenere a galla 130 chili di massa corporea); la struttura particolarmente sottile (un metro quadrato ha lo spessore di 0,5 millimetri e il peso di 16 grammi) riesce a imprigionare l'aria al suo interno, pur rimanendo facilmente lavorabile e confortevole sulla pelle. Impieghi - Costumi da bagno tecnici e sportivi.
► EMO (stile)
Il termine emo è l'abbreviazione della parola inglese emotional (emotivo). Indica una corrente (movimento) adolescenziale, diffusasi negli anni intorno al 2000, nata negli Stati Uniti già nel 1988, incline alla moda gotica e reminescenze punk. Si trattava di uno stile unisex; jeans o pantaloni skinny super aderenti, t-shirt attillate con i loghi delle band preferite, maglietta a manica corte sopra a quella a maniche lunghe, felpe con cappuccio (spesso oversize) e cardigan a righe. Scarpe sneakers in tela (Converse) o skate shoes (Vans). Cinture con borchie o a scacchi, polsini neri, bretelle. Predilige tonalità scure (in particolare il nero), tagli androgini e dettagli nostalgici.
Lo cultura emo si è evoluta e fu assorbita in modo progressivo e quasi impercettibile; ora tornando in una veste più moderna, con forti influenze che mescolano il classico stile scuro con l'estetica → Y2K (stile anni 2000).
► EMPIRE (abito)
È così chiamato l' → abito Impero.
► EMULSIONANTI
Dal latino emulsus. Prodotti capaci di mantenere in dispersione, sotto forma di finissime particelle, sostanze liquide o sostanze solide che siano normalmente insolubili in acqua (Ausiliari). Sono utilizzati in numerose operazioni di lavaggio (esempio: sapone, ammoniaca, liscivia, ecc.).
► EN BANDOULIÈRE
🇫🇷 Locuzione francese. La parola ha un'origine storica molto curiosa legata al mondo dei fuorilegge: deriva dal catalano bandolera, a sua volta derivato da bandoler (bandito, fuorilegge). Nel XVI secolo, i banditi catalani utilizzavano una fascia o una cinghia di cuoio a tracolla per tenere le armi e le munizioni, lasciando così le mani libere. Nel mondo della moda si riferisce a borse, pochette o marsupi dotati di una lunga tracolla (in pelle o catena), progettati per essere indossati in diagonale sul busto o appoggiati su una spalla sola.
🇮🇹 Italiano: a tracolla
► ENERGY SAVING
🇬🇧 Locuzione inglese; deriva dall'unione di due parole: "energy" e "saving". "Energy" deriva dal latino "energia", passato attraverso il francese "énergie", e indica la capacità di compiere un lavoro o produrre un'azione. "Saving" deriva dal verbo inglese "to save", che significa "risparmiare" o "conservare". Risparmio energetico. Nella moda si concentra sulla riduzione dell'impatto ambientale attraverso pratiche più consapevoli e responsabili. Questo include la scelta di materiali eco-compatibili, la riduzione dei consumi durante la produzione e l'adozione di un approccio circolare che privilegia il riuso, la riparazione e il riciclo degli abiti.
🇮🇹 Italiano: a tracolla
► ENDIMANCHÉ
🇫🇷 Termine francese. Look da giorno di festa esibito con malcelata o involontaria volgarità.
► ENERGY SAVING
🇬🇧 Locuzione inglese; deriva dall'unione di due parole: "energy" e "saving". "Energy" deriva dal latino "energia", passato attraverso il francese "énergie", e indica la capacità di compiere un lavoro o produrre un'azione. "Saving" deriva dal verbo inglese "to save", che significa "risparmiare" o "conservare". Risparmio energetico. Nella moda si concentra sulla riduzione dell'impatto ambientale attraverso pratiche più consapevoli e responsabili. Questo include la scelta di materiali eco-compatibili, la riduzione dei consumi durante la produzione e l'adozione di un approccio circolare che privilegia il riuso, la riparazione e il riciclo degli abiti.
► ENFANT TERRIBLE
🇫🇷 Termine francese, letteralmente "ragazzo terribile". Si dice di persona che propone uno stile anticonformista e graffiante.
► ENGAGEANTES
🇫🇷 Termine francese. Volant di finissimo merletto cuciti al tessuto che decorano la parte finale della manica. Tipiche dei secoli XVIII e XIX.
► ENSEMBLE
🇫🇷 Termine francese che sta per "insieme". Completo femminile composto di due pezzi (esempio: cappottino ed abito, camicia e gonna) realizzati nel medesimo tessuto.
► EN TOUT CAS
🇫🇷 Locuzione francese. Oggetto (ad esempio, un ombrello) o capo di scorta da portare in borsa per le emergenze.
► ENTRE-DEUX
🇫🇷 Locuzione francese che sta per "tra due". Fascia di pizzo inserita fra due lembi di tessuto. Costituisce una decorazione per abiti, camicie e biancheria. In italiano: Tramezzo.
► ENZIMAGGIO
Dal francese ensimage, da ensimer, "lubrificare". Trattamento di oliatura a cui viene sottoposta la lana per facilitare la filatura e tessitura.
► ENZIMI
Dal tedesco Enzym, coniato nel 1877 dal fisiologo Wilhelm Kühne. Il termine si forma dall'unione delle parole greche ἐν (en), che significa "dentro", e ζύμη (zýmē), che significa "fermento" o "lievito". Il termine fu coniato per distinguere i "fermenti solubili" (enzimi) dai "fermenti organizzati" (cellule di lievito viventi). Nel campo della nobilitazione tessile gli enzimi hanno conquistato uno spazio di mercato importante grazie alla loro significativa eco compatibilità. Fra le numerose famiglie enzimatiche quella che fino ad oggi ha svolto un ruolo di grande interesse è sicuramente la cellulasi, impiegata principalmente per il trattamento del pilling e di ammorbidimento di tessuti di origine cellulosica. Gli enzimi sono sostanze organiche di natura proteica derivanti da organismi animali o vegetali, che hanno la peculiarità di catalizzare, cioè di velocizzare, uno specifico processo biologico senza interagire direttamente con la reazione chimica e, infatti, a conclusione del processo non si "consumano". Servono quindi a spingere e a promuovere una reazione che si svolgerebbe comunque ma con tempi enormemente più lunghi, tali da comprometterne l'utilità, riuscendo a velocizzare una reazione fino a 10 volte rispetto alla stessa non catalizzata. La loro nomenclatura prevede il suffisso -asi preceduto dal nome della sostanza per la quale sono attivi: proteasi identifica pertanto un gruppo enzimatico estremamente attivo verso fibre proteiche, come per esempio la lana, nonostante le sue piccole dimensioni. Proprio quest'ultima tipologia enzimatica evidenzia le ottime prestazioni sia sotto il profilo di pre-trattamento alla tintura che di post-trattamento. Nel primo caso permette la tintura della fibra di lana a temperature significativamente più basse rispetto all'ordinario grazie all'attività di demolizione del "cemento intercellulare", elemento strutturale tipico delle fibre stesse. Questo effetto barriera che la natura ha imposto alla fibra obbliga le aziende tintoriali a raggiungere la temperatura di ebollizione per permettere la penetrazione e la diffusione del colorante. Le proteasi creano degli spazi sufficienti a far passare il colore anche a temperature che oscillano fra i 60° C e gli 80° C con un evidente risparmio energetico, una conseguente riduzione dell'impatto ambientale negativo, un miglioramento dell'effetto anti feltrante grazie alla limatura delle scaglie oltre a un minore stress della fibra lavorata che ne preserva le caratteristiche più nobili. Le stesse proteasi nei post-trattamenti hanno un effetto positivo di biopolishing, che può risultare molto importante per nobilitare i tessuti per abbigliamento in lana in un contesto "eco friendly". Altra famiglia di enzimi è quella delle laccasi. La troviamo in natura, soprattutto nel mondo vegetale, in quanto partecipa nella crescita delle piante contribuendo con un processo ossidativo attraverso l'impiego di ossigeno che si trova disponibile sia nell'aria che nell'acqua. La sua molecola presenta del rame. La si usa come pretrattamento tintoriale dei tessuti liberiani in alternativa all'impiego di ipoclorito di sodio o acqua ossigenata che comportano un gravoso impatto ambientale a livello di refluo. Infatti le laccasi in natura ossidano la lignina (la parte legnosa della pianta) degradandola e permettendo la crescita delle ramificazioni. La lignina si trova anche nei tessuti greggi liberiani e la loro presenza comporterebbe difettosità sul prodotto finito in quanto non sono tingibili dai coloranti normalmente impiegati (diretti, reattivi) pertanto le aziende di nobilitazione sono costrette ad aggredire tali impurità con processi ossidativi chimici. Le laccasi sono quindi l'alternativa biologica.
► EQUALIZZATURA
Dall'inglese (to) equalize (pareggiare). Il termine è entrato nell'uso tecnico italiano intorno alla prima metà del XX secolo per indicare l'azione di regolarizzare, ridurre distorsioni o equilibrare. Operazione di finissaggio che ha lo scopo di uniformare l'altezza della pezza in tutta la sua lunghezza. L'effetto desiderato si ottiene su una macchina chiamata → equalizzo, mediante un flusso di vapore che investe il tessuto, appositamente fissato a due catene di trascinamento.
Dall'inglese (to) equalize (pareggiare). Il termine è entrato nell'uso tecnico italiano intorno alla prima metà del XX secolo per indicare l'azione di regolarizzare, ridurre distorsioni o equilibrare. Operazione di finissaggio che ha lo scopo di uniformare l'altezza della pezza in tutta la sua lunghezza. L'effetto desiderato si ottiene su una macchina chiamata → equalizzo, mediante un flusso di vapore che investe il tessuto, appositamente fissato a due catene di trascinamento.
► EQUALIZZO
La parola è costruita su "equal" (uguale), che a sua volta deriva dal latino aequalis. Significa letteralmente "rendere uguale", uniformare o livellare. Dispositivo di una macchina che ha lo scopo di eseguire → equalizzatura. Il tessuto passa attraverso un tendipezza e un centratore-allargatore per arrivare poi a due catene ad aghi che lo trascinano fino all'uscita della macchina. Due cilindri di sovralimentazione, posti nella parte iniziale delle catene, trascinano inizialmente il tessuto con velocità maggiore di quella delle catene stesse. Il tessuto risulta così posizionato in forma ondulata per poter rientrare dopo essere stato attraversato dal vapore. Il tessuto viene poi fissato alle catene, per mezzo di due spazzole, secondo l'altezza che ha all'ingresso della macchina. Al variare dell'altezza delle pezze, durante il passaggio nella macchina, varia anche la distanza delle catene. Queste trasportano il tessuto sopra una vaschetta vaporizzatrice, che ne equalizza l'altezza; attraverso un campo di asciugatura e sopra un gruppo di raffreddamento che fissa definitivamente l'altezza stabilita per le pezze. Solitamente questa lavorazione è posta alla fine delle fai di finissaggio del tessuto e quindi l'equalizzo è quasi sempre messo a catene con l'arrotolatore. In caso contrario la macchina termina con l'affaldatore.
► EPINGLÉ
🇫🇷 Voce francese; è il participio passato del verbo épingler (appuntare, fissare con uno spillo), che deriva a sua volta dal sostantivo épingle (spillo/spilla). Il termine épingle proviene dal latino volgare, che è il diminutivo di (spina, aculeo). Attraverso il latino spinula, il termine si è evoluto nelle lingue romanze indicando qualcosa di evidenziato. In italiano: Spigato, rigato (tessuto con righe in rilievo).
► EPR - Extended Producer Responsibility
🇬🇧 Acronimo inglese. Indica la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR). È un principio ambientale che attribuisce ai Produttori, Importatori e Distributori, la responsabilità del finanziamento raccolta e riciclo tramite i Sistemi Collettivi dei prodotti a fine vita e sancisce la riduzione degli impatti ambientali negativi derivanti dalla progettazione e dalla produzione dei prodotti tessili. L’EPR incentiva la progettazione di prodotti sostenibili, favorisce sistemi di gestione dei rifiuti tessili e sostiene l’economia circolare, riducendo l’impatto ambientale della filiera.
► ERGONOMICO
Deriva dal greco érgon (lavoro) e nómos (legge, regola), unendo i concetti di "lavoro" e "norma". Aggettivo che indica le qualità di funzionalità ottimale di un oggetto in relazione alle esigenze di una persona. Nella moda definisce un capo o un accessorio progettato per assecondare la postura e i movimenti naturali del corpo, offrendo il massimo comfort senza costrizioni. Si concentra sull'interazione tra l'indumento e l'anatomia, ottimizzando la vestibilità attraverso lo studio delle proporzioni e dell'anatomia.
Il design ergonomico è ampiamente utilizzato nella creazione di: ● abbigliamento sportivo e tecnico ● indumenti da lavoro (workwear) ● calzature e zaini.
I principi fondamentali si traducono in:
- Libertà di movimento: I capi sono strutturati per seguire le articolazioni senza tirare o scivolare, spesso impiegando tessuti elasticizzati o tagli sartoriali specifici.
- Vestibilità su misura: L'uso di scansioni 3D e della mappatura corporea assicura che il capo si adatti all'anatomia dell'utilizzatore.
- Design funzionale: Le cuciture sono ridotte o posizionate per evitare sfregamenti; le chiusure (zip, bottoni) sono collocate per essere facilmente raggiungibili.
► ERMELLINO
Probabilmente dal latino medioevale (mus) armeninus, (topo) dell'Armenia. Pelliccia ricavata dall'omonimo mammifero dei Mustelidi, che vive soprattutto in Canada e C.S.I., ma anche in Europa ad eccezione delle regioni mediterranee, in Asia, Groenlandia, nel Nord degli Stati Uniti. Durante l'inverno questo animale cambia pelo e dal colore rosso-giallastro (dell'estate) acquista un colore bianco candido, tranne per la punta della coda che rimane sempre nera. La lunghezza di una pelle di ermellino è di circa 20 cm e la larghezza di 8. L'indice di durata è di 6. L'ermellino è la pelliccia più nobile ed è utilizzata come fodera di re e principi, oltre che come risvolto del copricapo papale camàuro. Oggi essa viene usata dall'Alta Moda per bordare le vesti, e meno per mantello da sera, dato anche il suo alto costo.
Probabilmente dal latino medioevale (mus) armeninus, (topo) dell'Armenia. Pelliccia ricavata dall'omonimo mammifero dei Mustelidi, che vive soprattutto in Canada e C.S.I., ma anche in Europa ad eccezione delle regioni mediterranee, in Asia, Groenlandia, nel Nord degli Stati Uniti. Durante l'inverno questo animale cambia pelo e dal colore rosso-giallastro (dell'estate) acquista un colore bianco candido, tranne per la punta della coda che rimane sempre nera. La lunghezza di una pelle di ermellino è di circa 20 cm e la larghezza di 8. L'indice di durata è di 6. L'ermellino è la pelliccia più nobile ed è utilizzata come fodera di re e principi, oltre che come risvolto del copricapo papale camàuro. Oggi essa viene usata dall'Alta Moda per bordare le vesti, e meno per mantello da sera, dato anche il suo alto costo.
► ERMELLINO MOUCHETÉ
Dal francese, col significato di macchiato, maculato. Le code scure disposte in maniera simmetrica sulla pelliccia. Nelle vesti da cerimonia le code formeranno file varianti nel numero, in rapporto al rango di chi indossava il manto. Usati anche come manicotti.
Meno comune è armellino, che indica l'animale e la pelliccia in genere, e che è termine tradizionalmente usato in araldica al posto di ermellino.
► ESECUTIVO | DISEGNO TECNICO IN PIATTO (modellistica)
Rappresentazione reale o progetto tecnico, in piano, di un capo, disegnato in scala e comprensivo dei disegni costruttivi.
► ESKIMO
Il suo nome deriva da "eschimese", per la somiglianza con i giacconi indossati dagli Eschimesi. Giaccone sportivo, all'origine maschile, poi anche femminile, lungo fino ai fianchi, solitamente di colore grigioverde o blu, divisa dei giovani "sessantottini", di moda negli anni '70. Realizzato in tessuto impermeabile, con cappuccio spesso bordato di pelliccia ecologica, ha tasche verticali a filo e tasconi applicati, chiuso da cerniera centrale nascosta o alamari.
Dal francese antico espadrille (o espadrille), da espadrillo, che a sua volta deriva dal vocabolo catalano (lo stesso in provenzale antico): espardenya, che significava un tipo di scarpe fatte di espart, il nome catalano di sparto, una pianta mediterranea nerboruta usata per fare le corde, della cui fibra erano fatte in origine le suole. Scarpa originariamente povera, senza tacco, di origine spagnola (Paesi Baschi), fatta con fibre vegetali, costituita da una suola in corda intrecciata in canapa o juta (ne occorrono 75 m) cucita ad una tomaia di tela abbastanza resistente in cotone o lino. Disponibili in innumerevoli colorazioni, sia in tinta unita sia in fantasia, le espadrillas sono utilizzate durante l'estate. La versione femminile può aggiungere zeppa e lunghi lacci da annodare alla caviglia, e possono essere aperte come un sandalo.
► ESSICCATOIO
Derivato di essiccare. 1. Impianto di essicamento ad aria calda, nel quale l'aria viene riscaldata in appositi dispositivi e poi inviata nella camera di essicamento propriamente detta, dove si asciugano i materiali umidi, cioè avviene l'essicazione delle fibre. 2. Impianto per l'essicamento naturale di materiali vari. 3. Luogo in cui viene fatta essiccare la canapa, dopo la macerazione e prima della battitura (Asciugatoio). Gli essiccatoi possono essere a camera calda, ed in tal caso il materiale da essiccare circola in camere riscaldate col vapore, oppure il materiale viene posto a contatto diretto con tamburi metallici riscaldati.
► ESTRUSIONE
Derivato di estruso, participio passato di estrudere. Processo industriale che consiste nel far passare una sostanza quali i polimeri sintetici (in forma di pellet solidi, fiocchi o granuli) che vengono riscaldati al punto di fusione prima di essere estrusi o trafilati mediante procedimento di raffreddamento per formare filati; la sostanza viene sottoposta a pressione, attraverso i fori di una filiera, così da formare dei filamenti assai sottili fuoriuscenti dalla parte opposta. Le bave che escono dai sottilissimi fori delle filiere coagulano, in questo caso, per l'evaporazione del solvente. Si ottiene così un filamento solido, continuo, molto regolare, adatto ad essere filato.
► ESTETCA
Dal greco antico aisthesis (sensazione, percezione), tramite il verbo aisthanomai (percepire attraverso i sensi). Scienza che indaga la filosofia del bello (in natura e nell'arte). Nell'uso comune l'aspetto esteriore (del corpo, la bellezza) o il valore visivo e formale di una creazione. Più in particolare, nella moda, è l'insieme di codici visivi, silhouette, colori e materiali che definiscono uno stile preciso.
🇫🇷 Termine francese; dal latino parlato staminea, che indicava qualcosa "fatto di filo" (stamen). Tessuto in tela leggera, resistente e rado, poco battuto e trasparente, tipo → garza; in cotone (a volte anche lino), in fibra sintetica (poliestere) o misto (originariamente era in lana). Impieghi - Nell'abbigliamento, è usato come supporto per ricami, come rinforzo in sartoria; nell'arredamento per creare tende leggere che garantiscono luminosità e privacy (spesso ignifughe). È molto apprezzato per la sua facilità di manutenzione, essendo spesso lavabile in lavatrice e resistente all'uso. ♦ Quando è utilizzato nel ricamo, però, spesso si usa il termine etamina (si tratta di variazioni linguistiche per indicare lo stesso tipo di tessuto) frequentemente di cotone o misto, per indicare una tela uniforme, ottima per il punto croce, che ha una trama più fine e regolare rispetto alla → tela Aida. ♦ Il termine etamine (étamine) è di uso internazionale. ♦ In Italiano vengono utilizzati anche i termini Stamigna o stamina.
► ETNICO
Dal latino ecclesiastico ethnicum, "pagano", derivato a sua volta dal greco ethnikòs, derivato di éthnos (popolo). Aggettivo relativo ai caratteri che individuano un popolo dal punto di vista scientifico. Nell'abbigliamento indica uno stile ispirato al modo di vestire che ricorda gli usi e i costumi di un popolo (anche piccole comunità che vi sono anche in Italia). Questo termine non si riferisce solo ai popoli indigeni dell'Africa, dell'Oriente, del Sudamerica, dell'Oceano Pacifico, dei territori abitati da grandi comunità contadine. Sinonimo di folklore.
🇫🇷 Francese: Rthnique 🇬🇧 Inglese: Ethnic 🇩🇪 Tedesco: Ethnisch | volkskunst (Arte popolare)
🇫🇷 Francese: Rthnique 🇬🇧 Inglese: Ethnic 🇩🇪 Tedesco: Ethnisch | volkskunst (Arte popolare)
Dal francese étiquette, risalente all'antico francese estiquer, "attaccare". Targhetta che accompagna il prodotto con tutta una serie di informazioni relativa alla marca e, in genere separata (quasi sempre in supporto diverso), per indicare il modello, la taglia, la composizione del tessuto ed eventualmente fodera, le norme di conservazione, il codice.
Può essere in tessuto, pelle od altro, adesiva o cucita. Le etichette di miglior aspetto sono tessute su telai jacquard di piccole dimensioni, e vengono usate per l'abbigliamento esterno maschile e femminile, per il settore di mercato più costoso. Le etichette meno costose sono stampate su una grande zona di tessuto tramato, termoplastico ed applicate a caldo (quest'ultime sono prevalentemente usate per la composizione del tessuto e fodera e per la taglia). Possono essere fornite al confezionista sotto forma di rotolo di etichette singole che dovranno essere tagliate a mano, oppure già tagliate e sigillate nella lunghezza esatta.
L'etichettatura del contenuto di fibra è obbligatoria, e viene posta all'interno del manufatto tessile.
Le etichette tessute sul davanti sono in rilievo a più colori, mentre dietro hanno i fili di tessitura colorati rovesciati. Le etichette tessute sono distinguibili in due macro tipologie di lavorazione realizzabili: raso e taffettà, differenti tra di loro prevalentemente da un punto di vista estetico. La lavorazione in taffettà permette di ottenere un'etichetta più leggera e dall'aspetto prevalentemente opaco; con quella ad alta definizione è possibile ottenere ottimi risultati in termini di dettagli grafici o per scritte molto piccole. Il raso può essere dritto o rovescio, ottenendo un effetto lucido sul dritto, mentre risulta opaco sulla lavorazione al rovescio. Per quanto riguarda la sensazione al tatto, l'etichetta in raso risulta più fluida e spessa. In genere il filato impiegato è il poliestere e viene utilizzata principalmente per l'etichetta che indica il marchio, ma può essere utilizzato talvolta anche per l'etichetta di composizione e manutenzione.
L'etichetta tessuta ha diverse tipologie:
Le etichette tessute sul davanti sono in rilievo a più colori, mentre dietro hanno i fili di tessitura colorati rovesciati. Le etichette tessute sono distinguibili in due macro tipologie di lavorazione realizzabili: raso e taffettà, differenti tra di loro prevalentemente da un punto di vista estetico. La lavorazione in taffettà permette di ottenere un'etichetta più leggera e dall'aspetto prevalentemente opaco; con quella ad alta definizione è possibile ottenere ottimi risultati in termini di dettagli grafici o per scritte molto piccole. Il raso può essere dritto o rovescio, ottenendo un effetto lucido sul dritto, mentre risulta opaco sulla lavorazione al rovescio. Per quanto riguarda la sensazione al tatto, l'etichetta in raso risulta più fluida e spessa. In genere il filato impiegato è il poliestere e viene utilizzata principalmente per l'etichetta che indica il marchio, ma può essere utilizzato talvolta anche per l'etichetta di composizione e manutenzione.
L'etichetta tessuta ha diverse tipologie:
- Etichetta cimosata - ha la particolarità che ad ogni altezza corrisponde un telaio, di tessere singolarmente ogni nastro (andata e ritorno), ogni trama che parte e termina dallo stesso lato del nastro e particolari legature o intrecci, conferiscono all'etichetta quella particolare morbidezza che la contraddistingue.
- Etichetta termosaldata a coltello - nasce da una tipologia di telaio che tesse una sola pezza di tessuto con la trama che parte da un lato del telaio e termina dall'altro (solo andata). Contemporaneamente viene tagliata sul telaio con un sistema di coltelli termici; questi ultimi, tagliando, fondono il filato (principalmente di poliestere) saldando i bordi. Da qui viene la denominazione finitura "termosaldata". L'etichetta termosaldata ha il pregio di offrire un costo più economico a parità di qualità rispetto all'etichetta cimosata e consente di elaborare e apprezzare maggiormente i dettagli. Pur tuttavia può rovinare su tessuti a contatto particolarmente delicati (effetto snaggiing).
- Etichetta termosaldata a ultrasuoni - è termosaldata ma i coltelli termici sono sostituiti con un sistema di lame a ultrasuoni, i quali permettono di avere un taglio morbidissimo che non irrita o infastidisce a contatto con la pelle. Questa finitura è sconsigliata qualora il capo d'abbigliamento debba essere sottoposto a trattamenti tipici del Jeans ( stone wash / stonebleach / tinture) perché l'etichetta può sfrangiarsi ai bordi e dissaldarsi non avendo la fusione del poliestere.
Le etichette stampate si riconoscono perché hanno sul dritto lo stampato su fondo bianco e dietro il bianco. Possono essere in raso e doppio raso, e possono essere di poliestere, poliammide, cotone, poliestere cotone nonché altri materiali stampabili (pelle, finta pelle, plastica, ecc.). Tutti i materiali menzionati rappresentano semplicemente la base su cui verrà avviato il processo di stampa. La caratteristica principale delle etichette in poliammide è la superficie molto liscia, che rende questo materiale il più utilizzato con la stampa a trasferimento termico. Le etichette stampate vengono normalmente utilizzate per le etichette indicanti la composizione e la manutenzione, e raramente per riportare il marchio o la marca.
Etichette intelligenti con tecnologia RFID - dall'inglese Radio-Frequency IDentification; indica una tecnologia mediante radiofrequenza per l'identificazione e/o memorizzazione automatica d'informazioni inerenti a oggetti basata sulla capacità di memorizzazione di dati da parte di particolari etichette elettroniche (chiamate tag) e sulla capacità di queste di rispondere all'interrogazione a distanza da parte di appositi apparati fissi o portatili (chiamati reader). I vantaggi di queste etichette sono numerosi: 1. sono etichette anticontraffazione, in quanto l'univocità del codice contenuto nei tag RFID garantisce il controllo dell'autenticità del capo che lo contiene; 2. i tag RFID inseriti nei capi consentono la gestione automatica del carico, permettendo il controllo delle consegne (senza aprire i colli) e la generazione di inventario in tempi estremamente ridotti; 3. la tecnologia RFID impatta anche sul cliente finale, dato che permette la verifica dell'autenticità del prodotto, aumentando la fidelizzazione della clientela nel punto vendita; 4. permettono di dare al cliente maggiori informazioni inerenti la merce esposta.
► ETON
Il termine riferito alla giacca deriva direttamente dall'esclusivo Eton College (fondato nel 1440) nella cittadina di Eton (Berkshire) in Inghilterra. Il prestigioso istituto ha dettato per secoli le regole dell'abbigliamento formale maschile. 1. Giacca dritta, lunga fino ai fianchi, aperta sul davanti, storicamente parte della divisa obbligatoria indossata dagli studenti più giovani (i cosiddetti Eton boys), nasce nei primi decenni del XIX secolo (intorno al 1830). ripresa più volte anche nell'abbigliamento moderno. (Eton suit jacket). Divenne in seguito un'icona della moda formale per i giovani dell'alta società sia in Europa che negli Stati Uniti, ripresa più volte anche nell'abbigliamento moderno. Divenuta celebre nell'Ottocento, ha influenzato la moda sartoriale introducendo nel guardaroba anche il tipico "colletto Eton" 2. Colletto staccabile bianco, attaccato ad un rigido listello, inamidato, dalle punte arrotondate, di moda come colletto sia femminile che maschile.
► EVA (Etilene Vinil Acetato)
È un polimero di materiale plastico simile alla gomma. Leggero, durevole nel tempo, anallergico, idrorepellente e igienico. Inoltre, consente di ottenere materiali elastici e flessibili, che offrono ottime performance a livello di resistenza agli agenti chimici, alle abrasioni e all'usura. In relazione al contenuto di acetato di vinile il materiale ha proprietà termoelastiche e in grado di non essere intaccato da oli, solventi, ozono e dalle alte temperature. Tra gli aspetti positivi dell'EVA ci sono le sue qualità ammortizzanti che gli permettono di essere utilizzato nel campo dell'industria della moda, ad esempio, per l'intersuola della scarpa. È impiegato anche nei settori delle attrezzature sportive, meccanico e nautico.
► EVA (Etilene Vinil Acetato)
È un polimero di materiale plastico simile alla gomma. Leggero, durevole nel tempo, anallergico, idrorepellente e igienico. Inoltre, consente di ottenere materiali elastici e flessibili, che offrono ottime performance a livello di resistenza agli agenti chimici, alle abrasioni e all'usura. In relazione al contenuto di acetato di vinile il materiale ha proprietà termoelastiche e in grado di non essere intaccato da oli, solventi, ozono e dalle alte temperature. Tra gli aspetti positivi dell'EVA ci sono le sue qualità ammortizzanti che gli permettono di essere utilizzato nel campo dell'industria della moda, ad esempio, per l'intersuola della scarpa. È impiegato anche nei settori delle attrezzature sportive, meccanico e nautico.
► EVENING DRESS
🇬🇧 Locuzione inglese; composto da "evening" sera e "dress" abito. Abito (o completo, anche se è meglio indicarlo come dress suit) da sera, studiato appositamente per occasioni formali e semiformali che si svolgono dopo il tramonto (spesso chiamato anche evening gown).
► EVENING WEAR
🇬🇧 Locuzione inglese; composto da "evening" sera e "wear" indossare. Insieme o collezione di abiti sa sera. È il termine generico che racchiude tutto il guardaroba per le occasioni formali dopo il tramonto. Include non solo gli abiti lunghi, ma anche tailleur eleganti, jumpsuit sartoriali, spezzati e vestiti da cocktail al ginocchio.
Da non confondersi con → evening dress che si riferisce a un capo specifico, solitamente un vestito lungo ed elegante, indossato per eventi di gala, cerimonie o cene di gala.
Da non confondersi con → evening dress che si riferisce a un capo specifico, solitamente un vestito lungo ed elegante, indossato per eventi di gala, cerimonie o cene di gala.
🇬🇧 Termine inglese. Nel campo moda richiama il look della donna in carriera.
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► EXPANDEX
Pasta di stampa che reagisce quando viene riscaldata per produrre una superficie in rilievo sulla stoffa.
►EYE APPEAL
🇬🇧 Locuzione inglese, composto da "eye" occhio e "appeal" fascino. Richiamo visivo; viene utilizzato con particolare riferimento a vetrine, insegne, cartelli, annunci e confezioni.
Curatore: Rames Gaiba
© Riproduzione riservata
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