Si riferisce all'abbigliamento pensato per essere indossato tutti i giorni. Definisce capi pratici, comodi e versatili ideali per le attività quotidiane, il lavoro o il tempo libero, contrapponendosi agli abiti formali o da sera. È la combinazione ideale tra semplicità e qualità: il daily wear si scosta dall’ → overdressed e dalle sovrapposizioni eccessive abbracciando tagli definiti, palette cromatiche neutre accostate a tonalità accese e materiali pregiati che assieme generano un forte impatto visivo. ♦ Questo abbigliamento è noto anche come daywear.
► DAINO (tessuto)
1. Saglia o raso in seta o in una mischia di raion viscosa e fibra poliammidica, garzato sul diritto, morbido e vellutato che richiama nell'aspetto e al tatto la pelle scamosciata.
2. Tessuto di lana fine, compatto in armatura raso da 5 o da 8, leggermente garzato, usato per abiti da uomo e cappotti.
► DALMATICA (liturgica)
Tunica o sopravveste a "T" (o a forma di croce) ampia, lunga fino alle ginocchia con maniche larghe e generalmente corte, e spacchi laterali aperti o legati che lasciano intravedere quelle della veste talare, la tipica veste ecclesiastica indossata sia durante le funzioni religiose sia al di fuori di esse (nelle processioni, ecc.). Deriva dall'antica tunica tardo-romana bizantina.
► DAMASCATO
► DAMASCO (tessuto)
Tessuto operato, originariamente fatto a mano, ora fatto su telai jacquard compatto, fabbricato con filati dello stesso colore sia nell'ordito che nella trama, ma a torsione e finezze diverse, per cui si ottengono effetti di chiaro e scuro con disegni lucidi su fondo opaco e viceversa, il quale si presenta più piatto e più liscio del broccato: può essere allestito con qualsiasi fibra naturale (spesso in seta brillante) o sintetica nei tipi semplice o doppio. Il damasco semplice ha una costruzione raso da 5 con un numero di fili da 40 a 80 al cm²: qualora sia battuto ancora più fittamente è più duraturo del damasco doppio. Quest'ultimo è più lucido a causa della costruzione raso da 8 che consente ai fili d'ordito di sormontare un maggior numero di trame; inoltre è rovesciabile in quanto varia da 65 a 160 al cm². La bellezza di questo tessuto sta nel contrasto di lucentezza tra raso diritto e raso rovescio, con motivi geometrici o floreali.
Al damasco semplice vi sono molte varianti. Troviamo il "damasco di Tours", ottenuto abbinando due diversi intrecci: raso e gros de Tours, il "damasco di Lione" (fondo ed effetto alternano intreccio in raso e in spina) e il "damasco d'estate" (tela per fondo, liserè e raso per disegni) ottenuti sempre per contrapposizione di effetti lucido-opaco, dovuti all'impiego di armature diverse. Il "damasco d'Oriente" prevede invece un fondo in raso da 5 pesante e disegni definiti da effetti in flottè e liserè, contornati da piccoli bordi in semplice tela.
Impieghi - Principalmente nell'arredamento, ma spesso anche nella moda, per giacche e capispalla eleganti femminili.
🇫🇷 Francese: Damas 🇬🇧 Inglese: Damask 🇩🇪 Tedesco: Damast 🇪🇸 Spagnolo: Damasco
Disegno (stampa o lavorazione) a quadri alternati o contrastanti (come quelli di una scacchiera).
1. Ciascuna delle due cinghie con cui si sorreggono i bambini che imparano a camminare.
2. Ciascuna delle due strisce di panno che pendono dalle spalle dei seminaristi.
♦ Il termine è più comune al plurale.
1. Persona che veste con raffinata eleganza, alla moda, curando in modo esagerato il suo aspetto esteriore. Il termine si diffuse in Inghilterra dal 1815, e indicava un tipo di nobile che si distingueva per un particolare atteggiamento, modo di vivere e di abbigliarsi.
2. Il termine ha però acquistato oggi, a torto, anche significati gravemente riduttivi, come ad esempio quelli di "damerino", "bellimbusto", "elegantone", "eccentrico", "stravagante", "superficiale", "vanitoso", e viene equiparato da alcuni dizionari al francese coquet (letteralmente "galletto").
Indica uno stile, un capo o un accessorio che richiama le epoche passate. Evoca un'allure nostalgica, sinonimo di eleganza classica, senza tempo o di manifattura artigianale di altri tempi.
Stile d'abbigliamento metropolitano degli anni '80 (XX secolo), che privilegia il nero totale per vestirsi, al quale aggiunge borchie, pizzi, merletti ed accessori gotici come pesanti croci. Incarnato pallido, occhi pesantemente bistrati di nero, capelli corvini o rosso vino, rasati sulle tempie definivano lo stile. ♦ Conosciuto in Italia come Dark e altrove Goths.
Camicione che copre più della metà del corpo, largo e colorato, senza allacciatura, tradizionalmente indossato dagli uomini nell'Africa Occidentale. Esistono versioni formali e informali di dashiki e varietà più o meno elaborate. Inizialmente concepito come comoda tunica da lavoro per gli uomini, ha origini antichissime: modelli simili sono stati ritrovati nelle grotte funerarie dei Dogon in Mali (XII e XIII secolo). Il capo è diventato un'icona globale in tempi più recenti, trasformandosi in un potente simbolo culturale e di protesta (negli anni '60, durante il Movimento per i diritti civili e l'ascesa del Black Pride, il dashiki è stato adottato negli Stati Uniti dalla comunità afroamericana come espressione di appartenenza e legame con le proprie radici). Oggi è considerato un capo unisex versatile, celebrato per la sua comodità e il suo forte valore storico.
► DAVANTI
Parte anteriore di qualsiasi capo di abbigliamento.
► DAVANTINO
Pezzo di tessuto applicato su un abito o su una camicia (infantile o femminile); parte dal collo e si ferma a metà petto. ♦ Altro sinonimo in italiano: Pettorina.
1. Nella moda indica uno stile intenzionalmente asimmetrico, fuori dagli schemi o inaspettato, che rompe la rigidità di un look perfetto e simmetrico, creando movimento e interesse visivo attraverso una dissonanza calcolata. Sono abiti o capospalla con orli asimmetrici (con l'orlo più lungo posteriormente), scollature irregolari o maniche di lunghezze e forme diverse.
2. Per estensione, il termine ha acquisito il significato di accostamento di stili e tessuti apparentemente in contrasto (esempio: un abito elegante da sera indossato con una scapa sportiva o una giacca sartoriale sopra un paio di pantaloni sportivi) o motivi geometrici o floreali stampati in modo non speculare o volutamente interrotti. ♦ Il concetto chiave del décalé è l'equilibrio imperfetto: l'outfit può risultare armonioso proprio grazie a quell'elemento "fuori posto" che richiede una forte personalità e puo' dare un'eleganza rilassata e contemporanea.
► DECATISSAGGIO
Operazione di finissaggio che consiste nel togliere l'appretto che in tessitura è stato applicato alle stoffe. Procedimento meccanico che provoca il pre-ritiro e nel contempo migliora l'aspetto, la lucentezza e la mano nei tessuti senza pregiudicare il risultato delle successive operazioni. Può essere applicato tanto ai tessuti tradizionali quanto a quelli immagliati; l'intensità del trattamento dipende dalla fibra, dalla struttura del tessuto, e dal controllo esercitato sul processo. Questo può essere condotto in due modi: ad umido solo per i tessuti lanieri ed a secco per i tessuti di lana, di seta o di raion. Altro sinonimo in italiano: Decatizzo.
► DECITEX - Simbolo: dtex
1a. Profonda ed ampia scollatura di un abito femminile; 1b. Parte del corpo lasciata scoperta dalla scollatura stessa. Assume forme varie nel corso della storia, dal décolleté squadrato della settecentesca robe à la francaise al taglio che scopre anche le spalle del romantico abito ottocentesco.
2. Termine applicato, successivamente, anche alle calzature femminili chiuse ma con una linea affusolata, che lascia nuda la caviglia e parte del piede, con tacco medio o alto. Il modello fu introdotto verso la metà del secolo XIX, e conosce ad oggi molte varianti. Molto popolare negli anni '50, considerata estremamente elegante. Nella versione da sera è realizzata nello stesso colore e tessuto dell'abito.
1. Vestiario - Scollatura asimmetrica, grazie alla quale una spalla rimane scoperta. Di moda già nella seconda metà del diciannovesimo secolo, fu ripresa negli anni Trenta da Elsa Schiaparelli e negli anni Cinquanta da Madame Grès. Viene riproposta ciclicamente dagli stilisti.
2. Calzatura - Décolleté asimmetrico con la punta aperta e una silhouette retrò, Diana è un modello a punta larga realizzata a punta larga che segue la linea naturale del piede e lascia ampio spazio per le dita. Un modello dalle origini e dal fascino retrò, con punta larga e strategicamente tagliata per “sbirciare” uno o due dita al massimo e tacco a coda alto 5 cm, la giusta altezza per garantire una buona postura e una comodità quotidiana e una silhouette femminile e seducente.
► DECORAZIONE
1. Insieme di ornamenti che danno pregio al prodotto. 2. Stile in cui i capi sono grezzi e non rifiniti o lasciano a vista alcuni particolari della lavorazione.
► DÉCOUPAGE
Finitura del tessuto, che consiste nella spuntatura delle fibre sollevate; eseguita a volte dopo la garzatura.
► DEEL
Tradizionale abito della Mongolia indossato da secoli dai pastori nomadi. Si tratta di una tunica lunga e avvolgente, chiusa in vita da una fascia, progettata per proteggere dal clima rigido delle steppe e risultare estremamente comoda a cavallo. È realizzato in cotone o seta per l'estate, mentre le versioni invernali sono imbottite in lana o pelle di pecora. Ha un collo alto e maniche lunghe; tagliato in un unico pezzo di stoffa, senza cuciture, si avvolge attorno al corpo e si chiude sovrapponendo i lembi, tradizionalmente sul lato destro, con una fascia/fusciacca (chiamata būsh) di seta, che è di supporto per i reni durante le lunghe cavalcate, e che svolge la funzione di comoda tasca per riporre piccoli oggetti. Oltre a essere un capo d'abbigliamento, i nomadi lo usano spesso come coperta. Ancora oggi è indossato quotidianamente nelle aree rurali e durante le grandi feste nazionali come il Naadam (festività tradizionale più importante della Mongolia, spesso definita la "seconda olimpiade più antica del mondo" che ufficialmente si tiene l'11 e il 12 luglio di ogni anno, in concomitanza con l'anniversario della rivoluzione mongola del 1921). Le origini di questo capo d'abbigliamento risalgono all'antichità (probabilmente al periodo dell'Impero Unno, oltre 2000 anni fa), con notizie certe già a partire dal XIII secolo.
Sinonimo italiano di sfilata di modelli.
► DEFORMAZIONE
Modifica dimensionale del tessuto sottoposto a carico.
Indica uno stile d'abbigliamento disinvolto, spigliato.
► DEGRADAZIONE AGLI ULTRA-VIOLETTI
Degradazione delle fibre per esposizione alla luce del sole.
Indica un tessuto, soprattutto il denim (ma anche seta o altri materiali) che dopo aver subito diversi trattamenti particolari e molto sofisticati perde il suo colore originale e assume un aspetto stinto e morbido da farlo sembrare un tessuto già utilizzato più volte (vissuto).
► DELPHOS
Stile di abito femminile monocromo ispirato alla Grecia antica (influenzato dal chitone ionico dell’Auriga, scultura greca rinvenuta a Delfi nel 1896), creato nel 1909 dallo stilista Mariano Fortuny; consiste di quattro o cinque teli in satin o taffettà di seta lavorati con una finissima plissettatura, eseguita ancora oggi attraverso un processo manuale con il quale è possibile ottenere fino a 450 pieghe per ogni telo, e in molti casi veniva arricchita da un motivo a onda trasversale, realizzato mediante una stiratura a caldo con di cilindri di rame o di ceramica. Lo scollo e le maniche sono regolabili da coulisse in cordoncini di seta arricchiti da perline in vetro di Murano.
► DEMINERALIZZAZIONE
Trattamento dell'acqua per toglierne la durezza totale e renderla idonea a produrre vapore.
► DÉMODÉ
🇫🇷 Aggettivo francese, da mode "moda".
Fuori moda, passato di moda. Nel linguaggio della moda questo termine si riferisce, insomma, a capi di abbigliamento non solo vintage o rétro, ma addirittura desueti. Che non ci sogneremmo mai d’indossare al giorno d’oggi.
► DENARI - Simbolo: den
Misura di peso corrispondente a 0,05 g, per la titolazione ponderale o diretta (titolo) usata per le fibre sintetiche come rayon o nylon e per la seta. Il titolo della seta naturale varia da 1 a 2 den.
►DENATURA
Titolo di finezza per il filo adoperato nella confezione di calze e collant donna che indica il peso in grammi di 9.000 metri di filo (esempio: 15 o 20 grammi corrispondono a 15 den o 20 den). Questo valore segna il grado di trasparenza della calza (velatura) e la sua leggerezza: meno "denari" corrispondono ad una calza più trasparente.
► DENIM
Robusta stoffa ad armatura saglia 2x1 o 3x1 (trama diagonale) in cotone con ordito (generalmente tinto in blu indaco o marrone, o altri colori) e la trama in filato greggio cardato che porta al caratteristico biancheggiamento (effetto bicolore). Le varianti di peso più alto servono per abiti da lavoro ed abbigliamento sportivo, mentre quelle di peso inferiore possono essere allestite in diversi colori, sono più morbide e servono per approntare capi per abbigliamento per il tempo libero (jeans).
► DENTELLE
Indica trina, pizzo, merletto, particolarmente usati per ornare.
► DERBAL
Tipica camicia di lana. È parte del costume tradizionale delle montagne della Cabilia (Algeria) e si porta con, o senza, una cintura di lana alla vita.
► DERBY (scarpa)
Tipo di calzatura chiusa, solitamente invernale, con allacciatura aperta (più aperta della → Oxford) con stringhe, di tono sportivo, con le alette dei gambetti (ossia le sedi di occhielli e lacci), collocate in cima alla tomaia a punta aperta, sovrapposte alla mascherina. Il modello Derby viene realizzato con la lavorazione tipo ideal. Simili sono i tipi Buckler, Gibson e Lorne.
► DERBY
1. In Italia indica anche un tipo di cappello duro a cupola chiamato bombetta.
2. Tipo di tessuto a maglia in trama a costa (generalmente con l'alternanza di colonne di maglie diritte/maglie rovesce di 2/2 o anche superiore, ma talvolta anche con un'alternanza 1/1); viene riferito solitamente alle calze per uomo.
► DERMA
Rappresenta la parte più spessa della pelle, quella che conciata si chiama cuoio.
► DERNIER CRI
Si dice di una creazione recentissima dell'alta moda.
► DESERT BOOTS
Tipo di calzatura con lavorazione ideal, costruita con diversi materiali: scamosciati, sfoderati in pelle liscia, ecc. con il fondo in para e tacco basso. In questo modello la soletta ha la funzione di reggere la scarpa poiché la tomaia è montata in fuori, oltre ad essere estremamente confortevole. Oggi sono indossate da giovani e vecchi, da usarsi con pantaloni sportivi e blazer.
► DESHABILLÉ
1. Nel campo dell'abbigliamento indica una vestaglia, una veste da camera. Dall'Ottocento si trasformò in "vestito da casa" da indossare per ricevere visite e prendere il tè (uso che gli guadagnò il nome di tea gown nei paesi anglosassoni); alla fine del secolo era ormai considerato un capo di abbigliamento che si poteva mettere anche a cena, purché in famiglia. ♦ Detta anche negligè, matinè.
2. La persona in déshabillé è quella che si trova nell'intimità, in vestaglia o vestita in abbigliamento succinto ed intimo, in disordine.
Si riferisce alla progettazione basata su criteri estetici e funzionali dei prodotti industriali. Qui un riferimento alle Professioni della moda.
► DESSOUS
Indica l'insieme degli indumenti intimi femminili.
► DESTRUTTURATO
Nel campo dell'abbigliamento definisce, genericamente, un capo la cui struttura tradizionale è stata "azzerata" e reinventata nei volumi. Il corrispondente termine 🇬🇧 Inglese: unconstructed, ad esempio, definisce un completo fatto senza imbottitura o fodera, e talvolta di stoffa double-face
► DETERGENTI
Prodotti prevalentemente capaci di allontanare sostanze estranee dalla fibra, con la quale siano in contatto (ausiliari).
► DEUX-PIÈCES
Due pezzi.
► DÉVORÉ
Tecnica di tintura, che utilizza il metodo di stampa per corrosione, che unisce ai coloranti o alla pasta incolore un prodotto chimico (quali l'acido solforico) in grado di distruggere un solo tipo delle fibre che formano il tessuto (solitamente da un fondo resistente (quali poliestere o seta). Tutto inizia con la selezione di un tessuto composto da almeno due tipi di fibre differenti: una fibra cellulosica (come cotone, lino o viscosa) che è sensibile alle sostanze chimiche e una fibra sintetica più resistente. Questo processo non solo elimina parte del tessuto, ma crea anche un affascinante effetto trasparenza chiaro/scuro, lasciando emergere il disegno in rilievo sulla parte del tessuto che rimane intatta. Impieghi - Il metodo è ampiamente utilizzato per ottenere tessuti con parti semi-trasparenti e opache con motivi floreali, astratti, geometrici o di altra natura che vediamo su rasi misti seta, jersey, velluti di viscosa (una delle varianti più classiche e lussuose, dove il disegno in velluto viene parzialmente bruciato per rivelare una base sottostante in seta o chiffon trasparente) e spesso in combinazione con tecniche di doppia tintura. Utilizzati per abbigliamento in abiti da sera e cerimonia. Anche nel settore arredamento per tendaggi (dove le tende lasciano filtrare la luce in modo soffuso, creando piacevoli disegni proiettati sulle pareti grazie alle parti trasparenti.).
♦ I tessuti dévoré, noti anche come tessuti burnout, affondano le loro radici nella Francia, dove nacquero probabilmente come alternativa più economica al pizzo. La nascita commerciale di questo processo si colloca a Lione, tra il XIX e il XX secolo, dove prese piede nell’industria della moda. Nel corso degli anni ’20, il dévoré guadagnò popolarità, venendo impiegato soprattutto in abiti da sera e scialli, per poi vivere una rinnovata attenzione negli anni ’80 e ’90.
► DIAGONALE
1. Propriamente è il nome dell'armatura saia.
2. Si chiamano così anche i tessuti solitamente di lana sia cardata che pettinata, che hanno un effetto marcato di intreccio diagonale.
► DIAMANTÉ
Abito o tessuto sul quale sono stati applicati cristalli simili a brillanti che lo rendono particolarmente luminoso.
► DIAMANTINA
Armatura saia che genera un motivo a losanghe in seguito alla formazione di varie spine disposte in direzione opposta.
► DIETRO
Parte posteriore di qualsiasi capo d'abbigliamento.
► DIFETTI DI UN TESSUTO
Per difetto si intende il mancato rispetto di un livello di qualità stabilito come standard, o talmente palese da non richiedere neppure l'enunciazione (esempio: buco in un tessuto).
TESSUTI: classificazione dei difetti e metodi di controllo
► DIGITALIZZAZIONE (modellistica)
Acquisizione digitale di un pezzo reale del modello tramite un cursore digitale che rileva i contorni del pezzo del cartamodello.
► DIME
Termine sartoriale. Modelli in carta che usano le sartorie per fare in modo che tutte le giacche abbiano la stessa linea, il collo cambia le misure di ogni cliente, ma tiene la stessa linea esterna.
► DIMITY
Tessuto lavorato in diagonale con ordito di lino e trama di cotone. Spesso viene tessuto con coste caratteristiche.
► DINAMOMETRO
Strumento atto a misurare le forze in base alle deformazioni di un corpo elastico. La sua struttura è molto semplice poiché è costituito da una molla con una scala graduata in newton. Poiché secondo la legge di Hooke (che vale per i corpi elastici, che si deformano se soggetti a forze, ma che ritornano alla legge iniziale una volta cessata l'azione della forza), la deformazione elastica di una molla è proporzionale alla forza applicata, una misura dell'allungamento X fornisce indirettamente una misura della forza F. Esiste una grande varietà di dinamometri nella maggior parte dei quali la forza da misurare è equilibrata dalla tensione di una molla che può essere diversamente realizzata. Questo strumento è utilizzato per assicurarsi la qualità della termoadesivazione (interfodere) dei capi sia soddisfacente. Bisogna sottoporre a test la resistenza del legame tra un tessuto esterno e rinforzo, misurando la forza necessaria per staccarli l'uno dall'altro. Il test sulla resistenza viene fatto fondendo una sezione di tessuto e di rinforzo in grado di coprire l'intera larghezza della pressa. Da questo laminato vengono poi tagliate strisce di 5 cm per 15 cm nel senso della lunghezza. Una piccola quantità viene strappata a mano in modo che le pinze possono essere attaccate separatamente al tessuto del rinforzo e a quello del diritto e verrà poi misurata la forza necessaria per continuare a strappare le due sezioni. Il metodo più accurato di misurazione è quello che adopera una macchina di laboratorio per prove di trazione che registra su una carta le variazioni nella resistenza del legame per tutta la lunghezza della striscia. Se questa attrezzatura non è disponibile si può usare una bilancia a molla, dove il campione verrà sospeso in un punto fisso con la pinza attaccata, la bilancia verrà attaccata alla pinza sul rinforzo e verrà annotata la forza necessaria per strapparli. In alternativa, si potrà usare una serie di pesi diversi e la resistenza del legame verrà ritenuta adeguata se il peso più piccolo che strapperà il legame supererà un certo limite. Si considera convenzionalmente corretta la adesione fra tessuto e adesivo quando siano necessari almeno 800 g (600 g su tessuti leggeri) di forza per staccare l'adesivo dal tessuto dalla striscia sopra descritta.
► DIPANATURA
Riavvolgimento finale delle matasse in rocche dopo la mercerizzazione e/o la tintura.
► DIRECT BOOKING
È il tipo di booking per cui la modella o il modello, di solito stranieri e di alto livello, vengono scelti in agenzia dal cliente di altro paese solo sulla carta, cioè senza possibilità di vederli di persona, dato che si trovano all'estero presso le loro agenzie madri o in altre nazioni fuori dal proprio paese di residenza. In questo caso la modella o il modello scelti vengono sul luogo solo per effettuare il lavoro commissionato e ripartono subito dopo. Il cliente si accolla le spese di viaggio e alloggio e ogni altra spesa necessaria alla realizzazione del lavoro con i modelli scelti. Può avvenire anche il contrario, cioè che un'agenzia straniera richieda sul proprio territorio o altrove le prestazioni di modelli gestiti da un'agenzia madre posta in altro paese.
► DIRECTOIRE
► DIRNDL
Tradizionale abito femminile ampiamente diffuso in Baviera (Germania meridionale), Austria, Alto Adige (Tirolo) e Svizzera.
- Blusa (Mieder): La camicetta bianca (o a volte nera), spesso arricchita da merletti e maniche a palloncino.
- Corpetto (Leibchen): La parte superiore sagomata e aderente, che esalta il décolleté. Si chiude solitamente con bottoni, gancetti o un'allacciatura a nastro.
- Gonna (Rock):Ampia e pieghettata con arricciature per creare morbide pieghe nel tessuto mollemente raccolta al punto vita. La lunghezza varia dal modello tradizionale lungo fino alle caviglie al più moderno midi che arriva poco sotto il ginocchio.
- Grembiule (Schürze): Annodato in vita sopra la gonna.
► DISEGNO TECNICO
Disegno che include misure e dettagli di realizzazione, come i punti e le rifiniture.
►DISUNITEZZA (della stampa)
► DITALE
Dal latino digitale, "copertura delle dita".
Piccolo cappuccio a forma tronco-conica, generalmente con minuscoli incavi, da mettere sul dito medio della mano destra per proteggerlo nel momento in cui si spinge la cruna dell'ago per facilitarne l'ingresso nella stoffa quando si cuce. In genere è di metallo (si adattano meglio al dito, hanno insenature più profonde adatte alla cruna dell'ago e permettono perciò una pressione maggiore), plastica o altro materiale.
► DIVISA
Capo d'abbigliamento adottato da sempre come segno di distinzione, è un abito, completo di accessori, che indica la qualità e il grado di chi la indossa. Può essere sinonimo anche di uniforme.
► DIVISORE
Dal latino divisor -oris, derivato di dividĕre «dividere».
Peso di filato greggio necessario per ottenere un metro lineare di tessuto finito.
► DOESKIN
Tessuto cardato fine, follato, garzato e cimato, che imita la pelle di daino scamosciato, che è una variante del fustagno.
► DOLCEVITA (maglione)
Maglia, pullover, per ambedue i sessi, leggero, aderente, a maniche lunghe, chiuso sia davanti che dietro, da indossare attraverso la testa, dal collo alto risvoltato.
► DOLMAN
1. Oggi il termine descrive qualsiasi capo dall'aspetto spiegazzato, la cui lunghezza sfiori la caviglia, con maniche lunghe e morbide e bordature costituite da pizzo o frange. La sua forma base ha ispirato la linea dei cappotti, spesso in cachemire, velluto liscio, lana e tessuti a disegni paisley.
2a. Originariamente giacca appartenente all'uniforme degli Ussari, militari ungheresi, d'ordinanza verso la metà dell'800, corta e aderente, ornata da numerose file di alamari dorati. 2b. Prese lo stesso nome nel guardaroba femminile, in una serie di versioni, quella, con taglio a campana, profili in pelliccia, maniche aperte e pendenti «alla paggio», indossata sopra gli abiti, spesso di lunghezza trequarti, che si ispirava all'originario modello militare. 2c. Si indicava anche un mantello da signora con cappuccio e senza maniche.
► DOMINO
1. Oggi descrive un mantello da sera in tessuto prezioso, destinato alle grandi occasioni.
2. Mantello con grande cappuccio. Sembra tragga le sue origini dal grande colletto con cappuccio, indossato dai monaci nel Medio Evo, per riparare testa e spalle dalla pioggia e dal freddo. Dalla fine del 1600, usato quasi esclusivamente per costumi teatrali o portato con maschera, durante il carnevale.
► DOPOSCI
Composto di dopo e sci, con uso al plurale.
Calzatura a scarponcino che arriva al polpaccio, calda e protettiva, spesso imbottiti di materiale plastico isolante dal freddo oppure rivestiti esternamente di pelliccia a materiale sintetico indossata dagli sciatori dopo l'attività sportiva.
► DOPPIA FRONTURA (maglia)
Macchine e telai per maglieria con due serie di aghi contrapposti, in grado di formare tessuti con le maglie disposte su due piani distinti. Particolare rilievo ha questa distinzione nelle macchine circolari a grande diametro e nei telai Raschel. Sono doppia frontura le macchine rettilinee e alcuni tipi di macchine per calze. Nella maglia in trama sulle macchine a doppia frontura si producono i tessuti a costa e interlock, con tutti i loro derivati. Sui telai Raschel a doppia frontura si producono velluti per arredamento, sacchi per imballaggio già in forma tubolare, e anche calze a rete.
► DOPPIONE
1. Difetto di un tessuto, costituito da un accavallamento di fili che compiono la stessa evoluzione nell'intreccio.
2. Coppia di fili in ordito (al posto di uno) messi appositamente per formare la cimosa, perché questa risulti più resistente.
3. Anche nome del bozzolo del baco da seta con due o più crisalidi.
4. È così chiamato anche il tessuto shantung.
Giacca, cappotto o mantello con i due davanti più o meno sovrapposti e chiusi da due file di bottoni disposti a distanza regolare dal centro. 🇬🇧 Inglese: Double-breasted
Il pezzo di qualsiasi capo che copre l'omonima parte del corpo e cioè la schiena.
1. Tessuto con due dritti caratterizzato da assenza di rovescio e differente aspetto su entrambi i lati, in modo da essere utilizzato indifferentemente nei due sensi come dritto del capo da indossare. Può essere fabbricato in tanti modi diversi: per alterazione di colore, per contrapposizione di armatura, per opposizione e alternazione di entrambi. Stoffa composta da tre elementi fondamentali, che consente di far risaltare due armature differenti (tela, batavia, raso, saia, ecc.) per ciascuno dei due dritti, grazie al particolare intreccio della legatura: è ottenuto mediante l'impiego di doppio ordito e trama semplice, oppure di due trame ed una catena, oppure di due trame e due catene ed una terza catena di legatura. Solitamente di lana cardata e rifinito a pelo su una faccia, presenta una mano molto morbida. Nell'abbigliamento è particolarmente adatto per cappotti. 🇮🇹 Italiano: Doppia faccia.
2. Indumento che può essere indossato sia sul dritto che sul rovescio (giubbotto, mantello, soprabiti e tailleur, abiti, ecc.) dove ambedue le parti sono rifiniti sia all'interno sia all'esterno, con particolari cuciture “all'inglese”, in modo da consentire la completa reversibilità del capo. Questi capi permettono di eliminare le fodere e i rinforzi.
► DOUBLURE
Tessuto per fodera.
► DOUDOUNE
Piumino. Giaccone impermeabilizzato e imbottito con piuma d'oca o con materiale sintetico molto caldo e leggero, viene indossato in montagna ma anche in città per ripararsi dai rigori del freddo dell'inverno.
Tessuto di pura lana, o anche di lana unita ad altri filati, originariamente solo cardato, ma ora anche in pettinato o misto cardato e pettinato, di vario peso, che dopo la tessitura è follato, garzato, cimato, spazzolato e pressato. Si presenta morbido, lucido, a pelo liscio. È impiegato per abiti da cerimonia maschili (smoking, frac) e femminili. Simile è il barathea, che si usa per confezionare smoking.
🇫🇷 Francese: Drapé.
► DRAPLAN
► DRAPPEGGIO
2. Arricciature e pieghe di un modello. Elemento decorativo di un capo dove un'estremità della stoffa viene arricciata e cucita e l'altra è di solito lasciata libera e poi ripresa, in modo da formare un movimento armonioso di pieghe.
3. Manipolazione del tessuto su un manichino per creare un modello senza valutarne prima la forma su carta. Il modello finale si crea togliendo dal manichino il pezzo di tessuto drappeggiato, stendendolo in piano e poi tracciando la sua forma su un foglio di carta.
Termine generico per indicare i tessuti classici utilizzati per la confezione di abiti maschili, giacche e pantaloni. Realizzati prevalentemente in fibre naturali come lana, cotone e seta, i principali tessuti si dividono in categorie in base al loro peso, alla stagione e alla lavorazione. Rientrano in questa categoria: flanella, tweed, vigogna (come tessuti invernali e autunnali), fresco lana, grisaglia, gabardine (come tessuti "quattro stagioni" e intermedi). Questi tessuti hanno motivi classici come il gessato, i quadri o la spina di pesce.
🇬🇧 Inglese: Drapery
► DRAPPO
Dal latino tardo drappu(m), forse di origine gallica. L'italiano drappo è citato da Dante Alighieri (Divina Commedia - Inferno e Purgatorio).
1a. Stoffa in seta in tessuto canettato, con mano molto ricca e gonfia, ma nel contempo morbida, adoperata per vestiti femminili di alta moda. La catena è abitualmente di organzino mentre la trama è di shappe di seta. 1b. Nelle epoche passate, veste, abito (per lo più al plurale), che poteva essere operato con tessimento in oro o in argento sia nel fondo che nell'effetto, in uso in particolare nei secoli XV e XVI. per abiti maschili e femminili di gran lusso nonché per tessuti destinati all'arredo sacro o all'arredamento di corte. 1c. Anticamente significò soprattutto la stoffa fine di seta, ma anche in lana o lino, comunemente in raso, velluto, taffetà: quindi Palio che si dà in premio ai vincitori delle corse.
2. Oggi indica, per lo più, un panno rasato o altra stoffa pesante per arredamenti.
Abbigliamento, abito, vestito. Da cui dress tartan, dress-maker (sarto di abiti da donna), evening dress, in prevalenza riferiti all'abbigliamento femminile.
► DRESS CODE
🇬🇧 Locuzione inglese che significa letteralmente "dress" = vestito, "code" = codice.
S'intende i codici del vestire, i linguaggi, gli stili di abbigliamento e di ambiente che oggi diventano sempre più articolati e imprevedibili. Il dress code customizza il corpo e lo mette in scena.
🌐 Termine appartenente al linguaggio internazionale della moda.
È improbabile sentir parlare di “codice di abbigliamento” o di “regole sull’abbigliamento”, motivo per cui il termine inglese è quello in assoluto più utilizzato.
►DRESSING-GOWN
Vestaglia in seta o flanella, con disegni minuti, dalla linea ampia, senza bottoni, con risvolti, stretta in vita da una cintura. Inizialmente solo maschile, viene oggi indossata da ambedue i sessi.
Tessuto in cotone su armatura saglia a 3 licci (2 su, 1 giù) con diagonale montante a sinistra e struttura serrata, molto robusto (è noto fra i tessuti di maggior resistenza allo strappo e all'usura) e con un peso che si aggira sui 300 g/m², simile al denim ma tinto in pezza; s'impiegano filati generalmente di cotone cardato di basso titolo, ma di buona qualità. Nell'abbigliamento tecnico viene trattato in modo da presentare qualità antistatiche, antiacido e antibatteriche. È usato nell'abbigliamento casual, nella confezione di giacche e pantaloni estivi, specialmente per bermuda, abiti estivi sia maschili che femminili. Viene anche usato per divise militari, abiti da lavoro.
🇫🇷 Francese: Treillis 🇬🇧 Inglese: Drill (fabric) 🇩🇪 Tedesco: Drill | Zwillich 🇪🇸 Spagnolo: Dril
Termine generico per indicare una faccia di un capo o accessorio o → "dritto di un tessuto", che è diversa dal rovescio che è il suo opposto, che individua il lato rivolto all'esterno, come tipo di costruzione, finissaggio, tinta, ecc.
🇫🇷 Francese: Droit 🇬🇧 Inglese: Straight falling 🇩🇪 Tedesco: Geradefallend 🇪🇸 Spagnolo: Recto | Que cae recto
► DRITTO (di un tessuto)
Come riconoscere il dritto di un tessuto?
Il dritto di un tessuto deve essere riconosciuto prima del taglio.
In alcuni casi la distinzione può essere effettuata in base a come il tessuto è stato piegato:
tessuti come il lino e il cotone, ad esempio, vengono piegati con il
dritto verso l’esterno. Già per la lana però il funzionamento è diverso:
il dritto si troverà nella parte interna rispetto alla piega. In altri casi, ad esempio quando il tessuto viene arrotolato attorno
ad un tubo, distinguere dritto e rovescio è più semplice: il dritto,
infatti, si troverà all’interno del rotolo.
2. Pezzo di supporto tessile resistente che serve a rinforzare da rovescio certe parti del vestito (generalmente cinture, tasche, pieghe, pinces, ecc.).
❌ Si scrive anche dritto filo (scritto staccato) ma la forma corretta e più utilizzata come vocabolo unico è drittofilo, anche se la locuzione è comunque valida, ma meno frequente nel linguaggio tecnico della moda. 🇬🇧 Inglese: Warp yarn
► DRITTOFILO DI TRAMA
La direzione dei fili del tessuto è perpendicolare al centro davanti o al centro dietro. Camicie, polsi e carré sono spesso tagliati sul drittofilo di trama per conferire nitidezza e resistenza a un bordo ripiegato (nel carré delle camicie serve per evitare tensioni). ♦ Anche definito drittofilo orizzontale.
► DRITTOFILO D'ORDITO
La direzione dei fili del tessuto è parallela al centro davanti o al centro dietro. Il filo di ordito scorre in verticale lungo il capo conferendo stabilità, mentre la trama che corre in orizzontale fornisce un po' più di elasticità. ♦ Anche definito drittofilo verticale.
► DRIVING CAP
È il classico berretto inglese, quasi sempre di tweed di lana, che originariamente veniva usato per la guida delle automobili, che nei primi tempi erano scoperte. Oggi considerato un cappello sportivo.
Apparecchio per rimettere in squadra le trame di un tessuto deformato durante le lavorazioni precedenti.
► DROGHETTO
Tessuto di broccato solitamente di seta, ma anche di altre fibre, piuttosto pesante, per tappezzerie.
Nel campo della confezione industriale da uomo indica il rapporto tra la misura del torace e quello della vita, di cui si deve tenere conto per avere la migliore vestibilità e far "cadere" bene un abito. In molte linee di abbigliamento maschile vi sono perciò vestiti con diverso drop all'interno della stessa taglia.
► DUPATTA
Hindī: दुपट्टा; urdu: دوپٹہ; indica in modo letterale, un tessuto che è stato ripiegato e quindi ha due strati sovrapposti (lo scialle di doppio tessuto). L'etimologia è il risultato della combinazione di due elementi delle lingue medio-indiane: la radice du- significa "due" mentre l'elemento successivo della parola, paṭṭā, sta per "striscia di tessuto".
Sciarpa lunga, tipica del subcontinente indiano (India, Pakistan, Bangladesh e in altre parti del Sud-est asiatico) e indossata dalle donne con la → shalwar kameez o il → lehenga (che fanno parte dell'abbigliamento tradizionale femminile del subcontinente indiano) e drappeggiata simmetricamente sul petto e dietro le spalle o sulle braccia o avvolta attorno alla vita per definire la silhouette. Può essere anche portata sul capo come velo che incornicia il viso. È realizzata in tessuti leggeri (cotone, seta, chiffon o georgette, la lana utilizzata soprattutto nelle regioni più fredde dell'India) ed è spesso ricamata con perline o bordi in pizzo, patchwork, stampe o dipinti a mano. L'uso di colori vivaci e di motivi tradizionali, come paisley, fiori e geometrici, è molto comune. Secondo la tradizione, la dupatta è stata introdotta per la prima volta in India dai Moghul (il cui Impero va dal 1526 al 1707). Tuttavia, l'uso di pezzi di tessuto dello stesso tipo è molto più antico ed è stato successivamente adottato da diverse altre culture, diventando un simbolo di unità e di identità culturale in tutto il subcontinente. La dupatta ha un forte valore simbolico nella cultura indiana e pakistana. Spesso viene considerata un simbolo di umiltà, castità e pudore, e per questo motivo è spesso indossata da donne e ragazze come parte del loro abbigliamento tradizionale. La dupatta viene utilizzata in molte forme diverse, in base al paese o alla regione di appartenenza: in cerimonie religiose e culturali, come matrimoni e festival, dove spesso viene indossata in combinazione con abiti tradizionali. Oggi ha anche assunto usi più pratici e moderni, per creare un contrasto con il resto del loro abbigliamento tradizionale, o per dimostrare il proprio gusto per la moda.
1. Costume da bagno femminile composto da reggiseno e mutandine. È sinonimo di bikini. 2. Completo femminile composto da giacca e gonna o giacca e pantaloni.
► DUVET
1. Piuma o peluria di animali, impiegata per imbottire.
2. Giacca a vento, in tessuto impermeabile, trapuntata ed imbottita con piume d'oca.
► DUVETINE
Tessuto leggero, generalmente di lana (ma oggi anche prodotto in cotone o fibre sintetiche) con filati pettinati; l'armatura è sempre ad effetto trama, originariamente, ha un'armatura a saia (o saglia), sebbene in alcune varianti moderne possa essere realizzato anche in armatura derivata dalla tela; il filo di trama usato è un titolo un po' più grosso di quello della catena e di poca torsione. La sua peculiarità è il finissaggio: viene sottoposto a garzatura sulla superficie per creare un pelo morbido e vellutato: con questo filo di trama, garzato, si ottiene un pelo corto, fine e battuto, che conferisce alla stoffa un aspetto vellutato, molto morbido (che ricorda il → velours). Si fabbricano altri tipi di duvetina ricorrendo alla feltratura del tessuto. Impieghi - È utilizzato per la confezione di abbigliamento femminile (abiti, soprabiti e cappotti). 🇮🇹 Italiano: Duvetina.
⛔ È meno corretto, nella dizione duvettina (con doppia "T") perché deriva dal termine francese, anche se in taluni casi usato.
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