3 settembre 2014

DIZIONARIO DELLA MODA: C


Caban - termine inglese; derivato da cab, "carrozza".

Tipico giaccone sportivo unisex in genere realizzato in panno sfoderato. Con una foggia evolutasi da quella dei cocchieri del XIX secolo, è di solito doppiopetto e provvisto di bottoni dorati.

****
Cachi - dall'inglese khaki, derivato dall'indostano khākī, "colore della sabbia".

Grafia italiana di kaki. Indica un colore fulvo nocciola simile a quello della terra desertica. E' il colore per eccellenza dei completi coloniali, sia militari che sportivi.

STORIA - In origine definiva il colore dell'uniforme portata la prima volta dai reggimenti indiani nel 1857 all'assedio di Delhi.

****
Cadis

Tessuto di lana leggera, cotone o seta leggermente follato e prodotto nel Languedoc della Francia. E' usato soprattutto per abiti eleganti e da sera.

****
Cady (Cadi) - dalla città di Cadice in Spagna.

Tessuto crespo pettinato di peso medio-leggero con effetti di barrè dati dal filato di trama, dalla caratteristica mano ruvida. E' usato per abbigliamento femminile elegante.

****
Calandratura - da calandrare.

Operazione di finissaggio che consiste nel far passare il tessuto (specialmente quelli di lana) già tinto fra cilindri rotanti (calandre), riscaldati, che lo stirano a caldo e gli conferiscono una maggiore lucentezza, un aspetto liscio, appiattito. Se i cilindri sono incisi con particolari disegni si possono ottenere effetti speciali (marezzatura o moiré, goffratura, ecc.). Alternando temperatura e pressione dei cilindri tra cui passa la stoffa, si possono ottenere effetti di lucido-opaco, silk-finish e simili.

francese: calandrage
inglese: calendering
tedesco: Kalandrierung
spagnolo: calandrado

****
Calare

Nei lavori a maglia, diminuire progressivamente il numero delle maglie.

****
Calatura

Punto fine speciale, a jour, eseguito con apposite macchine per ottenere il tallone delle calze.

****
Calf - termine inglese; letteralmente "vitello".

Pelle di vitello conciata, morbidissima, utilizzata sia per capi d'abbigliamento sia per accessori.

****
Calibrato 

Taglia di capo d'abbigliamento per individui robusti.

****
Calicò - così chiamata dalla città indiana di Kalicùt (porto dell'India), ove ne fu iniziata la fabbricazione. Erroneamente molti scambiano Kalicùt per Calcutta.

1. Tela leggera di cotone o di cotone-poliestere, di grosso o medio titolo, meno fine della mussola e del percalle. Viene sempre tessuto con filato greggio e quindi tinto e stampato con disegni minuti tipici del folclore americano.

2. Il calicò per fodere tasche, in unito, è fortemente apprettato.

In francese: Calicot.

****
Calzamaglia - da calza + maglia.

1. Indumento di tessuto a maglia leggero che, fasciando le gambe, si unisce al cavallo e giunge fino alla vita. La calzamaglia è adottata dai ballerini e nell'abbigliamento invernale, specie sportivo.

2. Brache aderentissime che nel costume maschile medioevale stringevano le gambe fino al piede.

inglese: tights

****
Calzata

E' la larghezza della calzatura o della forma misurata nel punto più largo della pianta in rapporto alla lunghezza. Rivela se il piede è magro o grasso. Le migliori aziende producono scarpe con calzate diverse per la stessa lunghezza, in modo da soddisfare le esigenze dei piedi più difficili

****
Camaieu [camaiè] - dal francese antico camaheu che significa "cammeo, chiaroscuro".

Accostamento di colore tono su tono, degradanti, non in contrasto, che imitano l'effetto dei cammei.

****
Camelot - voce francese; di origine gergale.

Stoffa in armatura di tela leggera e linda, con ordito ritorto, eseguita con lane speciali piuttosto ordinarie.

****
Camicia - dal latino tardo camisia, e questo forse, dal greco kamasos, "tunica".

Termine usato fin dai tempi più antichi per indicare indumenti generalmente di materiale leggero, di foggia simile ad una tunica, da indossare sotto altri capi. Oggi il modello tradizionale di camicia da giorno è abbottonato sul davanti, ha maniche lunghe chiuse da un polsino e colletto di varia foggia. La misura della camicia da uomo si basa, per tradizione, sulla circonferenza del collo.

La fibra più adottata è il cotone, generalmente al 100%, nei vari tipi di tessuto: popeline, oxford, twill, piqué, il leggero voile, il batista (o cambric nella versione inglese), lo zephir, il fil-a-fil (o end-on-end nella versione inglese), la carolina, il madras, il calicot, il madapolam, il challis, il percalle o taffettà. Fra i tessuti non mancano il lino, asciutto e fresco, o la preziosa seta nelle sue varianti in tela, twill o crêpe.

STORIA - La camicia ha come antenata la tunica romana (tunica interior) di lino, nel suo colore naturale, che appare nei primi anni del III sec. d.C. Fece la sua comparsa nel IX sec. Inizialmente era solo un indumento maschile in lino o seta. Venne successivamente diffuso tra le donne da Isabella di Baviera. Nel XVI sec. vengono create camicie in tela che non si nascondono più sotto le vesti: sono lunghe fino alle cosce. Aperte in basso, con maniche e senza colletto. Si intravedono dalle stringhe delle maniche o dalle spalle se attaccate con lacci e, più il farsetto diventa scollato, più si vede il colletto, con la parte superiore spesso ricamata in seta ed oro. Verso il XVII sec., le camicie sporgono dalla vita del farsetto e sono guarnitissime di pizzi e merletti. Col passare dei secoli, anche questo indumento viene semplificato e ridimensionato per arrivare al secolo attuale, in cui le camicie vengono proposte in svariati modelli, sia per l'uomo che per la donna.

La camicia con le maniche corte ha una storia relativamente recente. Il perbenismo e la pruderie della cultura europea non contemplava, se non per le classi subalterne, la possibilità che uomini e donne potessero esporre le braccia nude in pubblico, anche quando la situazione climatica lo avesse permesso.

SIMBOLI, MITI E CREDENZE - Identifica tante situazioni sociali: "nato con la camicia" è l'espressione che si usa parlando di chi ha una fortuna straordinaria e deriva dall'antica credenza che fossero destinati a grandi cose quelli che nascevano ancora fasciati dalla membrana amniotica; "senza camicia", si dice di uno molto povero; "quei due sono proprio culo e camicia", per dire che se la intendono; "sudano sette camicie", perché fanno molto fatica; "camicia di Nesso", costrizione tormentosa, dal mito di Ercole che ebbe in dono da Deianira una tunica in tinta di sangue del centauro Nesso, e ne morì. Vi è anche "tirarsi su le maniche", in quanto per le classi subalterne era difficile zappare o usare la cazzuola con i polsini ben allacciati, senza distruggere questo indumento. Le truppe impiegatizie, dal canto loro, esibivano sugli avambracci le tristi "mezze maniche", inconfondibile segnale di appartenenza alla loro casta lavoratrice, oltre che modo dignitoso per proteggere i polsini e i gomiti delle proprie camicie.

La camicia trasmette simboli storici e moderni, anche di appartenenza a uno schieramento politico "camicie rosse", volontari di Garibaldi; "camicie nere", i fascisti; "camicie brune", i nazional-socialisti di Hitler. Oggi in Italia ci sono le "camicie verdi" dei leghisti della Lega Nord.

Da antiche cronache risulta essere "dono d'amore" la camicia che le fanciulle ricamavano per donarla allo sposo come regalo di nozze. Nemmeno la gastronomia ha potuto sottrarsi al fascino di questo indumento; c'è, infatti, "l'uovo in camicia" candido e lucente, l'albume avvolge il tuorlo come una camicia.

****
Cammello (colore)

Indica il tipico colore beige bruciato (bruno chiaro), simile al pelo di tale animale.

****
Cammello (lana)

Pelo dell'omonimo ruminante, appartenente alla famiglia dei Camelidae Gray. Solo l'animale a due gobbe che vive in Asia, fra la Mongolia e il Golfo Persico, fornisce la lana cammello.

Questo animale è dotato di un pelo di superficie ordinario con sottopelo fine, morbidissimo, idrorepellente. Il colore più comune è il rosso bruno, con varianti dal marrone al grigio. Il mantello bianco, descritto anche da Marco Polo, è il più pregiato, ma molto raro. Il pelame di superficie, più grossolano, può raggiungere i 37,5 cm. di lunghezza, con un diametro di 20-120 micron. Quello sottostante, borra o duvet, simile a quello della capra Cashmere, molto fine, morbido, con elevate proprietà termiche, ha una lunghezza di 2,5-12,5 cm. ed un diametro di 9-20 micron (in media il diametro è di 20 micron ed il prodotto migliore sarebbe quello cinese). La borra è normalmente di colore rossastro o bruno chiaro. La separazione tra pelo e borra si ottiene per cardatura o/e jerratura. In primavera il pelame si stacca e forma masse che pendono lungo il corpo, sul collo, ecc. Vengono strappate con le mani, oppure raccolte se cadute al suolo. Il miglior duvet è quello degli animali giovani. Quello del maschio adulto è più resistente, ma è rilevante la differenza nel diametro delle fibre a seconda della regione del corpo.

IMPIEGHI: Fabbricazione di tessuti pregiati per cappotti, solitamente in cardato, follato, e rifinito a pelo corto e morbido. Dato il suo elevato costo, è spesso mescolata alla lana di pecore o capre pregiate e/o per variarne le caratteristiche.

CODICE TESSILE: WK (EURATEX)

francese: chameau
inglese: camel-hair; kamel-hair
tedesco: kamel
spagnolo: camello
portoghese: camelo

****
Camotex

Felpa che imita il tessuto cammello.

****
Camouflage - termine francese.

Insieme di fantasie e colori mimetici.

****
Campanelli

Fili di colore contrastante messi alle cimose del tessuto per segnalare difetti o irregolarità.

→ TESSUTI : classificazione dei difetti e metodi di controllo - Difetti di un tessuto
http://trama-e-ordito.blogspot.com/2009/10/tessuti-cosa-si-intende-e-metodi-di.html

****
Campionario - da campione.

Serie di tessuti, filati, accessori o capi d'abbigliamento che compongono una collezione.

****
Campione

Quando si parla di tessuti è la tirella con le varianti colore e/o taglio prova inviata all'azienda di confezione per provare il tessuto e farne un capo prova a cui, se approvato, segue la pezza campione per farne i capi di campionario da dare agli agenti per la vendita.

****
Canapa

Fibra tessile estratta dal libro (liber in latino) della canapa (Cannabis Sativa, cioè la canapa industriale), dalla quale si estrae, mediante macerazione e battitura, trasformandola in filato; pianta annuale, di notevole varietà morfologica e fisiologica, con forme precoci e tardive. Il fusto è conico e ha un diametro di circa 5 cm., costulato, cavo a maturazione, ramificato nelle piante più distanziate, può raggiungere l'altezza di 4 o 5 metri. La coltivazione della canapa non richiede diserbanti né pesticidi, e non esaurisce le risorse del terreno (in tal senso è considerata una fibra ecologica). E' coltivata oggi in molte regioni a clima temperato o temperato/freddo come l'Europa e la si sta reintroducendo in Italia, legata al fatto di nuove tecniche di produzione che eliminano gran parte della mano d'opera. Il processo di tintura in pezza si svolge pressappoco con le stesse peculiarità adottate per i tessuti di lino, con qualche diversificazione (Bruciapelo, Purga, Sodatura a foulard, Candeggio). Nel settore tessile le nuove tecnologie a basso impatto ambientale permettono di lavorarla sino ad ottenere una versatilità finora sconosciuta, anche mischiata ad altre fibre.

CARATTERISTICHE: E' una fibra poco elastica e piuttosto rigida (perciò i tessuti di canapa si sgualciscono facilmente) di aspetto ruvido, il filo di canapa, grazie alla sua particolare struttura molecolare, è caldo d'inverno e fresco d'estate; assorbe l'umidità (igroscopicità: 30% - tasso di ripresa ufficiale: 12%) quasi quanto il lino (igroscopicità: 20% - tasso di ripresa ufficiale: 12%), ma resiste agli strappi tre volte tanto; effettua un micro - massaggio sulla pelle; protegge fino al 95% dai raggi UVA nocivi per la pelle.

- Comportamento alla fiamma: Brucia con fiamma giallastra, con odore di carta bruciata, lasciando ceneri biancastre leggere. - Effetto del calore: A 120° C ingiallisce, a 150° C dopo 5 ore si decompone. - Effetto delle tarme: Non attaccata.

IMPIEGHI: tessuti sia di arredamento che raramente da abbigliamento. Nel settore automobilistico nei rivestimenti interni. In campo cosmetico prodotti a base di olio di semi di canapa, hanno eccellenti proprietà emollienti e dalla combustione non tossica.

MANUTENZIONE: la canapa va stirata con ferro molto caldo  (2 pallini), meglio se si inumidisce il tessuto prima di stirare.

CODICE TESSILE: CA (EURATEX)

Per saperne di piùhttps://trama-e-ordito.blogspot.it/2017/03/canapa.html

****
Canapina - dall'aggettivo canapino.

Tessuto greggio in canapa o cotone molto apprettato che viene usato come sostegno o rinforzo. Oggi il tessuto è realizzato anche con fibre sintetiche.

francese: bougran
inglese: buckram
tedesco: Bougram; Versteifungsstoff
spagnolo: bucaran

****
Canapino - da canapa.

Termine usato dai sarti per indicare in particolare interfodere grezze di sostegno agli interni delle giacche.

****
Canapone - da canapa.

Termine improprio per indicare tessuti di intreccio grosso e marcato che possono assomigliare alla canapa: i termini corretti sono: natté e panama.

****
Candeggio - da candeggiare.

1. Trattamento preparatorio a base di cloro, anidride solforosa, acqua ossigenata e altri candeggianti al quale si sottopongono le fibre tessili (operazione che viene fatta o sul filato o sul tessuto greggio) per renderle candide, o perché deve essere stampato affinché tutti i colori naturali siano allontanati.

2. Nel bucato domestico eliminazione di macchie dalla biancheria mediante l'uso di candeggianti.

francese: blanchiment
inglese: bleaching
tedesco: bleiche
spagnolo: blanqueo

****
Candido - dal latino candǐdus, derivato da candere "risplendere, brillante".

1. Di un bianco puro luminoso, rilucente, splendente.

2. Si dice anche di un bucato candido.

****
Cangiante - participio presente del verbo cangiare, "cambiare", nel significato di qualcosa che cambia colore a seconda dell'angolo da cui è osservato.

Tessuto che, visto sotto diverse angolature, assume diverso aspetto e coloritura diventando quasi iridescente; questo effetto viene ottenuto con la diversità di colore o torsione dei fili di ordito da quelli di trama o con una particolare armatura sul tessuto.

francese: changer, changeant
inglese: changing
tedesco: schillernd
spagnolo: irisado, cambiante
portoghese: mudando

****
Canneté - termine francese, che significa "pieghine a forma di cannuccia".

1a. Tessuto, utilizzato in tinta unita, con sottili coste in rilievo che corrono lungo la direzione dell'ordito, ottenuto con filati pettinati; di peso generalmente da 350 a 400 gr/ml, con proprietà di essere molto resistente e di non sgualcire. Le coste risultano più leggere del cannellato, ma più marcate del popeline e gabardine. E' particolarmente adatto per pantaloni da equitazione.

Analogo al bedford cord.

1b. Viene fabbricato ed utilizzato anche in nastro (massimo prodotto in cm. 18) per finiture in confezione.

2. E' chiamato così anche un tipo di velluto a coste sottili in rilievo, quasi sempre in seta, prodotto aumentando in proporzioni diverse i fili d'ordito o i fili di trama, ottenendo così il reps in catena o il reps in trama (armatura derivata dalla tela). Così dice anche il "Dizionario della Moda" di Anna Canonica Sawina - Ed. Sugarco (1994)

****
Cannellato - da cannello.

Termine generico per indicare i tessuti a coste piuttosto distanziate in modo da formare delle scanalature vistose sia dritte che diagonali, fabbricato con vari tipi di fibre. E' usato soprattutto per tappezzerie, abiti ed abbigliamento da equitazione, cravatte.

In francese: Cannelé.

****
Cannet & Eacute

Tessuto con coste sottili nel senso dell'ordito. Viene usato come nastro per eleganti finiture in sartoria.

****
Cannetè - termine francese, che significa "pieghine a forma di cannuccia".

Tessuto, utilizzato in tinta unita, con sottili coste in rilievo che corrono lungo la direzione dell'ordito, ottenuto con filati pettinati; di peso generalmente da 350 a 400 gr/ml., con proprietà di essere molto resistente e di non sgualcire. Le coste risultano più leggere del cannellato, ma più marcate del popeline e gabardine. E' particolarmente adatto per pantaloni da equitazione. Viene fabbricato ed utilizzato anche in nastro per finiture in confezione. Analogo al bedford cord.

****
Cannone

Doppia piega simmetrica ornamentale.

****
Canotta 

Maglietta unisex senza maniche e molto scollata, simile alla canottiera, ma di solito colorata anche se prevale il bianco e nero, a coste, da indossare come capo esterno, non cioè sotto la camicia o la camicetta. Può portare l'etichetta esterna in evidenza.


****
Canottiera - riduzione di "maglietta alla canottiera", usata, cioè, da chi pratica canottaggio.

1. Maglia leggera di cotone, lana, o altre fibre, scollata e senza maniche, simile a quella portata dai canottieri, da cui prende il nome. Si usa sotto le camicie come maglieria intima, oppure in estate indossata da sola. Un capo similare è la canotta.

STORIA - Si attribuisce l'invenzione a Henrik Brun, generale norvegese, che la ricavò da una rete da pesca. Negli USA prosperò la versione sexy di cotone bianco. In canottiera si mostrava Benito Mussolini, tra le spighe di grano.

2. Cappello di paglia, con cupola rotonda, bassa e piatta e tesa rigida "à la canotier", oggi più comunemente indicato con il nome di paglietta.

STORIA - Apparso come cappello infantile nel 1865, fu poi adottato dalla moda femminile e infine da quella maschile verso il 1880.

****
Canottiglie

Piccoli elementi decorativi, solitamente in metallo o plastica, che vengono cuciti sul tessuto per formare ricami, tipo perline, pailletes, ecc. In genere sono di forma piatta ed allungata.

****
Canton (flanella di)

Saglia flagellata mostrante sul diritto un ordito fine di cotone o misto cotone-poliestere allacciato con una trama grossa a torsione soffice: essa viene garzata solo sul rovescio. E' destinata alla confezione di guanti da lavoro, abbigliamento per bambini, foderami.

****
Cantra - dal francese cantre.

Ind. tess. - Parte dell'orditoio a forma di incastellatura metallica munita di numerosi perni sui quali vengono posti le rocche di filato. I fili provenienti dalla cantra passano attraverso un pettine; vengono poi avvolti sul subbio. Il numero dei fili predisposto sulla cantra determina l'altezza del tessuto. Le cantre sono munite di apparecchi che, per azione meccanica o elettrica, fermano la macchina ogni volta che si rompe un filo.

E' chiamata anche rastrelliera.

****
Capospalla - da capo + spalla.

Capo d'abbigliamento maschile e femminile, che veste le spalle, quale la giacca, soprabito, cappotto, ecc.

****
Cappello da prete

Disegno a forma di minuscolo tricorno (simile ai copricapi dei preti usati nel '700 e '800) fatto su base batavia (armatura); il filato è cardato e il disegno è ottenuto con il contrasto di ordito e trama. E' usato per abiti e giacche sportive, specialmente di lambswool e cachemire.

In inglese: Barleycorn (significa "grana d'orzo").

****
Cardato - da cardo, strumento costituito da due assi fornite di denti metallici ricurvi.

Filato o tessuto che è stato sottoposto a tutto un particolare ciclo di lavorazione adatto per fibre discontinue di lunghezza irregolare (ciclo cardato). Il prodotto che si ottiene chiamato appunto "cardato", a differenze di quello pettinato, presenta un aspetto pelurioso, voluminoso, caldo e viene impiegato per la confezione di capi di abbigliamento come cappotti, giacconi, giacche.

****
Cardatura - da cardare.

Operazione fondamentale del ciclo di filatura cardata attraverso la quale, dopo il lavaggio, si aprono e si sgrovigliano i fiocchi della fibra eliminando le impurità vegetali. La fibra passa attraverso la carda che è una macchina formata da un insieme di cilindri rotanti provvisti di aghi dove viene separata e liberata dalle impurità presenti e le sue fibre orientate tutte nello stesso senso. Vengono lavorati seguendo questo sistema i cotoni, lino o canapa (non più di 30 mm) e la lana, le lane di concia, le lane rigenerate (non più di 90 mm. per la lana) e tutti i cascami delle diverse operazioni tessili. Per quanto riguarda la lana, oltre agli articoli di basso pregio, i prodotti cardati più importanti sono coperte, tappeti, tessuti di abbigliamento a fibra corta, maglieria molto pregiata in lambswool e cachemire. I cardati di cotone sono generalmente prodotti di bassa qualità.

Una volta l'operazione si eseguiva con le infiorescenze seccate del cardo, da cui il nome.

****
Cardigan - prese il nome da James Thomas Brundenell, conte di Cardigan (1797-1868).

Giacca di maglia, aperta sul davanti.
Celebri sono quelli di Gabrielle Chanel, che introdusse nel 1920. 

****
Cardoville - la graziosa eroina del Juif errant di Eugenio Sue, ha dato il proprio nome a questo colore.

E' un colore giallo bruno, un orange cangiante che dà i riflessi della porpora e del color del legno di noce, una tinta calda ed elegante che fa risaltare leggiadramente la freschezza delle stoffe di seta.

****
Carmagnole 

Giacca con larghi risvolti e bottoni d'oro indossata dai Sans-cullottes, i rivoluzionari francesi. In origine veniva indossata dagli operai di Carmagnola (comune della provincia di Torino), emigrati in Francia.  

****
Carico di rottura

Resistenza di in filo o tessuto alla trazione. Peso (in kg) di una forza occorrente per rompere filati o strisce in tessuto di determinate misure. Questa prova stabilisce, tra l'altro, l'applicabilità o meno di un tessuto a seconda delle diverse tipologie.

****
Cartamodello

Modello di qualsiasi articolo d'abbigliamento disegnato su carta. Le diverse parti vengono appoggiate sul tessuto, pelle, ecc. che poi verrà ritagliato seguendone le diverse forme. Si usa ancora in sartoria, in piccoli laboratori artigiani, in prototopia. E' talvolta inserito in giornali di moda femminile.

Oggi la costruzione del modello, nel processo produttivo di una azienda di abbigliamento, è sempre più affidata all'elettronica, che ha messo a disposizione dei modellisti strumenti che si integrano perfettamente con le operazioni manuali o, addirittura, le sostituiscono perfettamente, allo scopo di portare a massima efficienza le operazioni di campionatura e successivo sviluppo dei prototipi. Quindi meno o niente più uso di carta, ma soprattutto tempi di lavoro ridotti. La razionalizzazione coinvolge, naturalmente, anche la parte del taglio, dove il tagliatore trova il suo piazzato sul file elettronico.



STORIA - Il 1862 è la data ufficiale della nascita del cartamodello, dove Charles Butterick inventa il cartamodello, per riprodurre qualsiasi capo di vestiario in maniera non più approssimativa. Esistono però vari libri di modelli sia quello dello spagnolo Juan de Alcega nel 1589, con il titolo "Libro De Geometria, Practica, Y Traca". Non si tratta veramente di un libro di modelli, ma di un tentativo di proporre un metodo di organizzazione del taglio del tessuto che è ogni giorno più caro. Questo tentativo è il punto di partenza per la creazione di differenti metodi di costruzione e di organizzazione del lavoro. Si, perché prima di avere un cartamodello, il modello era tracciato direttamente su stoffa e tagliato da esperti tagliatori. Ma ancora prima c'era un altro sistema, ancora più antico, cioè quello di modellare direttamente sulla persona il tessuto ricavando pince e riprese in base alla conformazione fisica del cliente; in pratica un po' come faceva Madaleine Vionnett, che conosceva bene questi metodi antichi. E sono passati quasi 200 anni prima di vedere la nascita di un cartamodello.

****
Cartella colori

Serie di campioni di tessuto o di filato declinata nei vari toni di colore in cui una collezione di tessuti, filati, d'abbigliamento o di maglieria verrà prodotta. A ciascun colore corrisponde una cifra o una parola convenzionale.




CURIOSITA' - Le prime cartelle ufficiali di colori, in Italia, furono quelle edite dall'Ente Nazionale della Moda, nel 1934 e nel 1935.

****
Casacca 

1. Tipo di giacca leggera, ma meno strutturata, sia maschile che femminile, dritta, lunga fino ai fianchi, abbastanza ampia, aperta sul davanti, con o senza maniche, generalmente a tre quarti, da portare sciolta o con cintura in vita sopra la gonna o pantaloni, come capo da giorno o elegante da sera, secondo il materiale con cui è confezionata e i dettagli.

2. Ampia giacca di panno grossolano. Sinonimo di giubba.

Per saperne di più sulla Storia e Rif. Letterario
https://trama-e-ordito.blogspot.it/2017/03/casacca-il-nome-ha-origini-piu-moderne.html?spref=tw

3. Camicia maschile russa, con colletto a listino, maniche lunghe, piccoli spacchi laterali, con apertura abbottonata sul petto (di solito sinistro), lunga abbastanza.

4a. Nell'ippica, la giubba dei fantini (indossata nelle corse al galoppo o al trotto) recante i colori delle varie scuderie di appartenenza. 4b. Negli altri sport, la maglia o la blusa indossata dagli atleti, con i colori sociali della società per la quale gareggiano.

****
Casacca da pittore


Camicia a trapezio con grande fiocco al collo da cui parte un'arricciatura che la rende ampia. Era indossata un tempo dai pittori durante la realizzazione delle loro opere.

****
Casacchina - diminutivo di casacca. 


Leggera casacca femminile dalle dimensioni un po' ridotte.

****
Casa di confezioni  


In luogo di sartoria, nei primi decenni del '900 si usava chiamarle così. In quel periodo nacquero le case: "Casa del (al) foderame", "Casa del tessuto", "Casa del tovagliato", ma, anche, "Casa della gomma", "Casa dei giochi", "Casa del libro", "Casa del vino", e molte altre insegne sparse per l'Italia. In epoca autarchica (fascismo) era anche per non usare il termine francese di Maison.    

****
Casentino 

1. Tessuto cardato di lana, originario dell'omonima zona toscana; rustico ma soffice, con pelo di media altezza sottoposto a pressione o strofinio (ratinatura) per cui il pelo si addensa in piccoli grumi. I colori caratteristici di questo tessuto sono l'arancione e il verde, ma originariamente il vero "casentino" era di colore rosso. Oggi a questi colori "classici" se ne sono aggiunti tantissimi altri (blu e beige in tutta la gamma fino al bianco ghiaccio).

Questo tessuto è detto anche ratinato.

Per saperne di più su Storia e Curiosità
https://trama-e-ordito.blogspot.it/2017/03/casentino.html

2. Sorta di pastrano (anche detto casentina o casentinese), guarnito di pelo di lepre o di volpe, che un tempo si confezionava nel Casentino. Il nome è passato recentemente ad indicare un paltò di panno pesante di colore rosso e talvolta verde o di altro colore, con o senza bavero di pelliccia, di taglio sportivo.        

****
Cashemere (disegno) - voce inglese.

Disegno ornamentale a "palmetta" stampato (il più economico, in quanto il più semplice da produrre, e quantitativamente il più popolare) o tessuto in diagonale (twill), anche particolarmente minuto, complesso ed elaborato, composto dalla forma stilizzata di una lacrima (germoglio della palma e felce). E' detto anche Paisley. Adatto a cravatte, sciarpe, scialli e fazzoletti da collo o da taschino. In origine, in India, il disegno cashmere fu usato per gli scialli, per essere utilizzato dagli uomini come caldo mantello.

STORIA - Di provenienza di luogo remoto nel tempo e nello spazio. Nell'iconografia della antica civiltà babilonese la forma stilizzata della lacrima ricorreva come raffigurazione simbolica del germoglio della palma da dattero, il cui "filetto" o contorno, ricalcava quasi esattamente la linea attorta a ricciolo di un altro germoglio, quello della felce; tramite tale rassomiglianza (palma/felce) il motivo della lacrima si collega al motivo "Paisley". La palma aveva un ruolo centrale nella vita quotidiana dei Babilonesi: era dispensatrice di cibo, di bevande, di materiali per l'abbigliamento e la costruzione; per questo fu denominata "Albero della Vita" mentre il suo germoglio acquisiva la funzione di simbolo di fertilità. Le arti decorative del continente indoeuropeo, ossia dell'intero mondo allora conosciuto, si appropriarono assai presto di questo motivo simbolico, che ebbe rapida diffusione, ma che al pari di altre forme di arte primitiva, fu soppiantato in Occidente, dai motivi naturalistici del decorativismo della Grecia, prima, e poi di Roma. Solo in India le antiche arti decorative sopravvissero di secolo in secolo. Il simbolo del germoglio di palma appare per la prima volta a decorare uno scialle nella provincia indiana del Kashmir verso la fine del Seicento. Nel corso del Settecento i motivi che le decoravano subirono un'ulteriore stilizzazione e, alla metà di quel secolo, i manufatti indiani fecero la loro comparsa in Inghilterra, portati dai dipendenti della Compagnia delle Indie Orientali. Poiché la domanda eccedeva l'offerta e il costo degli scialli risultava proibitivo per la maggioranza degli acquirenti inglesi, i manifatturieri tessili inglesi decisero nel 1840 di tentare in Inghilterra (soprattutto nella città di Paisley) l'imitazione del prodotto indiano, modificandone il tipico disegno orientale che assunse, con il tempo, un'impronta sottilmente europea.

*****
Cashmere (Cachemire)

Fibra prodotta dal sottovello della capra Kel che vive sui monti dell'Himalaya, nel Tibet, nell'India del nord (Kashmir) ed allevata anche negli altipiani dell'Asia Centrale, nel Turkestan, Cina, in Mongolia (più pregiato) ed in Iran (meno pregiata delle altre). La parte utile, seconda per finezza e per pregio solo alla vicugna, viene dal manto di lanugine corta e soffice con cui l'animale si ripara dal gelo dell'inverno, e che viene raccolta col pettine a primavera: non più di 120 gr. all'anno. Il filato è tanto più ricco quanto più rigide sono le stagioni. Il colore va dal bianco al giallo-bruno-chiaro. E' utilizzata pura o in mischia con altre fibre, come la lana per tessuti o filati. E' denominata in italiano: kashmir.

CARATTERISTICHE: straordinaria leggerezza, morbidezza e finezza al tatto.

IMPIEGHI: per tutti i capi d'abbigliamento e vari accessori come sciarpe, guanti ed altro.

CODICE TESSILE: WS (EURATEX)

****
Casting

Leggera sopratinta marrone, nera o grigia chiara spesso usata sul tessuto denim. Il trattamento crea un generale effetto d'invecchiamento. Anche se chiamata tintura al caffè o tintura al tè, secondo la nuance, questo "effetto sporco" è ottenuto con i coloranti sintetici.

tessuto, ditta pratese, 2012
capo trattato con tintura a freddo. 

****
Casual - voce inglese che, letteralmente, significa "casuale".

Abbigliamento informale per i tempo libero e pratico, comodo e sportivo.

****
Catena

Altro sinonimo di ordito. Nella tessitura si chiama così l'insieme dei fili di un tessuto considerati nel senso della lunghezza.

inglese: warp

****
Catsuit [ˈkætˌsuːt] - voce inglese.


Capo di abbigliamento, simile alla tuta, molto aderente che copre l'intera figura e spesso anche le braccia. Sono di solito fatti in tessuti stretch con lycra o spandex oppure in pelle, latex o PVC. Frequentemente si chiudono con una zip che può correre audacemente anche sul centro davanti.

Negli anni '70 i catsuit si diffusero tra i praticanti dell'aerobica e tra i frequentatori delle discoteche. In questo stesso periodo anche alcuni atleti, come ciclisti, pattinatori di velocità e ginnasti, cominciarono a indossare degli indumenti simili ai catsuit con caratteristiche adattate alle loro esigenze sportive. I catsuit sono popolari anche negli ambienti fetish, specialmente fra gli appassionati di bondage. In questi casi si tratta solitamente di materiali ultraderenti e lucenti più comunemente in latex.


****
Centro cimosa

Grado di uniformità del colore e dell'aspetto del tessuto che si rileva confrontando il centro della pezza con i lati.

****
Cerato - participio passato di cerare.

Filato o tessuto apprettato con sostanze cerose in modo di avere un aspetto un po' rigido, lucido (nei tessuti sul dritto) più del raso, ed impermeabile.

francese: ciré
inglese: waxed

****
Cerniera lampo (Chiusura lampo)

Sistema di chiusura fatta da due nastri di tessuto su cui sono agganciati (aggraffati) speciali dentini di diverse dimensioni e materiali (metallici o di materia plastica), sfalsati in modo da potersi inserire a coda di rondine incastrandosi con un cursore (parte scorrevole) con la relativa linguetta (tiretto) detta pendente permettendo l'apertura e la chiusura del tessuto o altro materiale. La corsa è limitata agli estremi da un fermo inferiore e due fermi superiori che impediscono la fuoriuscita del cursore. Esistono, inoltre, cerniere reversibili nelle quali il tiretto è utilizzabile sia sul dritto che sul rovescio e cerniere con il doppio cursore che si aprono dal basso e dall'alto. Prodotte in moltissimi colori.

I MATERIALI

I materiali di una lampo possono essere di metallo, di plastica o di nylon; il materiale plastico non arrugginisce, costa meno ma non sopporta alte temperature. Invece i materiali dei tessuti di rinforzo possono essere poliestere, poliestere ricoperto con film e cotone (questo materiale utilizzato anche per la tintura dei capi in cotone).

TIPOLOGIE

Le lampo possono essere di tre tipi:
  • Lampo spirale: è formata da due spirali di nylon applicate a due fettucce tessili, le cui spire presentano una piccola deformazione (di forma complementare, in modo da restare agganciate, una volta compenetrate).
  • Lampo metallo: i denti piatti in lega di ottone o alluminio, alpaca o rame, ecc. sono ottenuti per tranciatura e quindi ammorsati sui nastri tessili di supporto. Hanno una scorrevolezza inferiore.
  • Lampo plastica: i denti piatti sono pressofusi sui nastri di supporto.
Le varie tipologie sopra descritte vengono prodotte sia su nastri di supporto in poliestere, sia in cotone o altri materiali.

Le lampo, prodotte in catena continua, vengono poi tranciate nelle lunghezze richieste e rifinite in due versioni:
  • Lampo fisse: non permettono la separazione dei lembi, con un cursore, tipiche per abbigliamento e con due cursori contrapposti, generalmente applicate su borse e valigie.
  • Lampo divisibili. permettono la separazione dei lembi, con uno o due cursori (comby), particolarmente impiegate nella maglieria moderna e nell'abbigliamento sportivo.

TIPOLOGIE DI CHIUSURA LAMPO


Le tipologie di chiusure lampo sono tre:
  • a chiusura fissa, con cerniera lampo costituita da due terminali zip aperti in alto e un terminale zip in basso;
  • a chiusura tipo divisibile con solo cursore, con cerniera lampo composta da due terminali zip in alto aperti e terminale apribile nella parte bassa;
  • a chiusura lampo divisibile a doppio cursore combinata, con cerniera lampo composta da due terminali zip in alto e due aghi nella parte bassa con due cursori divergenti

CARATTERISTICHE COMMERCIALI DI UNA CERNIERA

La lunghezza è espressa in cm., ed è prodotta in qualsiasi misura, sia standard che non.
  • La larghezza si esprime in mm. e si intende la larghezza dei denti. Per tessuti leggeri si usano larghezze di 3 mm., per tessuti più pesanti da 4 mm. In gergo corrente si parla di grossezza della grana: grana da 3 o da 4 mm.
  • La composizione e il tipo di tessuto del nastro ha solo caratteristiche di funzionalità ma talvolta può essere utilizzato per effetti estetici. 
  • il peso e lo spessore della cerniera devono essere scelti in funzione della pesantezza del tessuto su cui sarà applicata. 
E' chiamata anche Zip o Lampo.


****
Challis - probabilmente derivato dall'anglo-indiano scalee, "morbido".

Tessuto in tela leggera, originariamente allestito con fili d'ordito in seta e trama in lana pettinata; talvolta presenta un motivo intessuto, ma più spesso viene stampato con motivi floreali, tipici dei tessuti serici. Essendo allestito con fili fini è soffice e flessibile. Esistono anche varianti economiche preparate con lana mischiata con cotone, fiocco rayon o poliestere. Utilizzata soprattutto per abbigliamento femminile.

****
Chanel - dal nome della creatrice di moda Gabrielle Chanel, in arte Coco.

Stoffe da intrecci marcati multicolori.

****
Chantilly - dalla città di Chantilly (Francia).

1. Particolare pizzo a tombolo sottilissimo usato per abiti eleganti.

2. Tipo di stivali a trombe rigide, in pelle lucida.

****
Charmant - termine francese, da charme, "incanto, fascino".

Indica una persona affascinante, seducente, brillante.

****
Charmeuse [sciarmes] - termine francese, da charme, "fascino".

1. Tessuto ad armatura tipo raso, caratterizzato da un diritto lucente e da un rovescio opaco, morbidissimo, allestito con filati di cotone, seta o raion. Viene usato per abiti femminili, vestaglie e pigiami.

2. E' detto anche di tessuti e fodere a maglia.

****
Charvet

Tessuto in seta con armatura a coste diagonali, rigato; è morbido e drappeggia bene. Viene usato per cravatte.

****
Chenille - termine francese, che significa "bruco".

Filato ritorto che può essere di cotone, seta, lana o rayon con cui si fa il tessuto omonimo.

****
Cheviot (tessuto) [scèviot] - voce inglese.

1. Razza ovina della Scozia meridionale e degli Altipiani, con vello chiuso che non ricopre però gli arti, che fornisce una lana lunga e ruvida.

2. Tessuto originariamente solo cardato, oggi anche pettinato o semipettinato, abbastanza pesante (invernale) compatto e caldo, ma non soffice, caratterizzato dal disegno spigato alternato a filetti colorati e righine; fabbricato originariamente con lana ottenuta dal vello della pecora allevata nella omonima regione, oggi anche con filati pettinati con lana incrociata (crossbred), tinto in pezza. E' il tipico tessuto degli abiti sportivi "inglesi".

****
Chevron 

Motivo ornamentale che si ottiene unendo due tessuti a righe in modo che formino delle "V" ripetute (a lisca di pesce). 

****
Chiarella - da chiaro.   

Difetto di trama, che causa un vuoto nel tessuto (mancanza di filo), dovuto in tessitura ad una fermata di telaio, procurato dall'allungamento di un dente del pettine.

****
Chibori

Veli lievissimi decorati di un'infinità di macchie colorate disposte a disegno geometrico, ottenute immergendo punto per punto la stoffa nei diversi bagni, dopo averla pizzicata  in corrispondenza di ogni macchia da produrre e dopo aver legato stretta la base di ogni pizzicotto.

****
Chic - dal tedesco "schick" abbreviazione di "Geschick", cioè "tenuta". La lingua francese l'ha adottato durante l'impero napoleonico, con la grafia "chique"; quella italiana sta ancora tentennando fra "chic" e "scic". 

Indica una cosa o una persona raffinata ed elegante, che ha la capacità di fare qualcosa con eleganza, disinvoltura.

Da qui il termine italianizzato "sciccheria" (da "scic").

****
Chiffon [sciffòn] - termine francese; propriamente "cencio, straccio".

Tessuto leggero (40-50 gr. al mtl.) a struttura tela, trasparente, a base di filati fortemente torti. Può essere in seta, fibre sintetiche o talvolta anche in cotone. Colorato normalmente in tinte delicate che ne esaltano la semitrasparenza. E' usato soprattutto per indumenti femminili, abiti da cerimonia e sera, camicie, sciarpe.

In italiano: velo, mussola.

****
Chincaglieria - dal francese quincallerie.

Oggetti utilizzati a scopo domestico o ornamentale.

****
Chiné [scinè] - termine francese, che letteralmente vuol dire alla cinese.

1. Genericamente significa screziato, sfumato, striato (per stampa o tintura).

2. Tessuto, soprattutto di seta, screziato, striato, frisato a disegni sfumati ed a contorni imprecisi, ottenuto mediante la stampa del motivo sui fili di ordito, prima della tessitura anziché sul tessuto finito.

3. Filato stampato in matasse a due o più colori, per ottenere in catena un effetto screziato del tessuto. E' definito Chiné à la branche una tintura a riserva realizzata sui fili di ordito, legati a gruppi, secondo un determinato progetto decorativo, quando sono già tesi tra i subbi, prima della tessitura. 

****
Chintz [cinz] - termine inglese; derivata dalla parola indiana chitta che significa "variegato", a "macchie".

Tela fine il cui diritto risulta lucido e brillante per ceratura e pressatura sotto cilindri pesanti (o calandre), generalmente in cotone o seta ma oggi anche fabbricata con fibre sintetiche, per lo più stampata a più colori. E' usata nell'abbigliamento femminile, oltre che nell'arredamento.

In italiano: Cinz o Cintz. E' chiamata anche Calanca.

****
Chiodo

Giubbino in pelle con chiusura lampo laterale, collo rever, cintura in vita e borchie sulle maniche in alto.

****
Chitai

Tessuto leggero liscio di cotone su armatura tela.

****
Chiusura nascosta

Lista occhielli o chiusura lampo (cerniera lampo) invisibile.

****
Chiusure 

Le varie possibilità per chiudere i capi: →bottone→cerniera lampo, →gancio, →occhiello, →velcro, →alamaroecc. 

****
Cianfrusaglia

Oggetto di poco pregio.

Sinonimo: chincaglieria.

****
Ciclo della moda

Il calendario secondo cui un'azienda di moda pianifica, progetta, crea e commercializza i suoi prodotti. 

****
Cifra

Scrittura abbreviata, per lo più con le sole iniziali accostate o intrecciate dal nome e cognome; le si usa talvolta sul petto delle camicie maschili, sia ricamate in colore tono su tono che in contrasto.

Altri sinonimi in italiano: inizialimonogramma (anche se non è da preferirsi).

****
Cilèstro

Azzurro alquanto carico. Lo stesso che colore celeste.

****
Cimatura - da cimare.

Operazione di finissaggio che comporta il taglio (rasato) e omogeneizzazione del pelo residuo sulla superficie dei tessuti di lana e cotone; viene eseguita mediante una macchina detta cimatrice. Si effettua normalmente in asciutto tagliando le fibre ad uguale altezza, nei tessuti garzati e nei velluti, tipo velour, oppure si radano completamente nei tessuti pettinati; eliminando filamenti, fiocchetti e nodi precedentemente sollevati da una leggera garzatura, ottenendo così una superficie liscia e uniforme.

****
Cimosa 

Estremità laterali dei tessuti, che ha la funzione di impedire al tessuto di sfilacciarsi, costituiti da fili estremi ed esterni dell'ordito, in genere più fitti e resistenti, in quanto devono sopportare lo sforzo laterale del pettine e la violenza della trama che si inserisce di volta in volta, portata dalla navetta. Anche nei telai senza navetta, ormai la netta maggioranza, le cimose sono ordite su rocchetti a parte con materiale resistentissimo.

Meno comune: cimossa. Anche vivagno, lisiera.


****
Ciniglia - dal francese chenille, letteralmente, "bruco".

Filato composto da un filo ritorto che trattiene fra i suoi capi elementi di pelo ritto e voluminoso. Viene utilizzato in maglieria e ne viene realizzato un tessuto omonimo il cui aspetto è simile al velluto, ma molto più morbido e aperto, dal diritto e rovescio pelosi, con pelo compatto, consistente, alto, ottenuto con filato di trama molto peloso: alcune varianti sono ottenute con un tessuto di fondo agoimpunturato a ciuffi, altre con tessuti a maglia agoimpunturati a ciuffi che poi vengono cimati, allo scopo di imitare l'effetto ciniglia.

francese: chenille
inglese: chenille
tedesco: Chenille
spagnolo: chenilla

****
Cinturino

La striscia di tessuto che serve per trattenere gonne e pantaloni alla vita, terminante con un qualche tipo di chiusura.

****
Cinzato

Tessuto in tela di cotone unito od operato lucido da una parte.

****
Circolare (macchina)

Qualunque tipo di macchina per maglieria con una o due serie di aghi disposti su un cilindro o su un disco. I tipi di tessuto prodotti comprendono tutta la gamma della maglia in trama.

****
Ciré [sirè] - termine francese che significa lustrato, lucidato, incerato.

Tessuti spalmati o impregnati di resine sintetiche, solo su una faccia, che presentono una superficie lucida, liscia, quasi plastificata. Vengono impiegati soprattutto per impermeabili.

****
Cisalfa

Fibra artificiale mista di rayon e caseina, per renderla simile alla lana, realizzata negli anni '30-'40 del Novecento dalla Snia.

****
Classico

Stile che rimane sempre di moda e cambia solo in piccoli dettagli.

****
Cloche - termine francese, che significa "campana".

Cappello aderente che sfiora il collo e copre la fronte; di moda negli anni '20.

****
Coat - voce inglese, che significa "giacca" o "cappotto".

In italiano sinonimo di capospalla.

****
Cobalto - dal tedesco kobalt, da kobolt, folletto, l'essere leggendario che avrebbe fatto trovare del cobalto ai minatori invece dell'argento ricercato.

Dal colore dell'ossido di metallo detto cobalto, di un azzurro particolarmente intenso e puro. Potremmo equiparare il cobalto all'oltremare, spesso con valore di aggettivo (blu oltremare).

****
Coccarda - dal francese cocarde, che è dal francese antico coquard "sciocco, vanitoso", derivato da coq "gallo" per la somiglianza dell'oggetto con la cresta del gallo.

1. Nastro pieghettato e disposto a nodo, o a cerchio, a forma di rosa, di uno o più colori, portato (all'occhiello o sul cappello) come emblema di appartenenza a uno Stato, a un partito, a una squadra sportiva, o di partecipazione ad una manifestazione, a un congresso. Originariamente un'insegna militare.

In italiano si potrebbe dire rosetta.

2. Cappello di moda in Germania nel sec. XVI, la cui tesa era tagliata in 5 o 6 pezzi in modo da formare una coccarda.

****
Cocco (colore) - dal latino coccum, risalente al greco kokkos, "cocciniglia".

Colore rosso, ricavato dalla cocciniglia, usato un tempo per tingere stoffe. Per estensione, il tessuto così tinto.

****
Cocco (fibra)

Fibra vegetale estratta dai filamenti che avvolgono la noce, cioè il frutto commestibile della palma tropicale "Cocos nucifera" . I filamenti sono fatti macerare in acqua, cardati e pettinati; sono formati dalla riunione di molte fibre corte (max. 1 mm.) e fini. Si presentano come filamenti bruni, molto irregolari, con nodi e impurezze silicee. Bruciati, danno un odore caratteristico di sostanze resinose e lasciano un residuo siliceo insolubile negli acidi.

IMPIEGHI: Si producono tappeti, stuoie e anche tessuti piuttosto grezzi. Data la notevole produzione nei paesi tropicali, queste fibre sono esportate a basso costo e si trovano anche sui mercati europei.

CODICE TESSILE: CC (EURATEX)

****
Coda di topo

Nastrino tondo, prodotto con filati di viscosa su telai ad aghi.

****
Collant - termine francese; dal verbo coller, "incollare, far aderire".

collant jacquard
su base tulle
1. Detto di abito, pantaloni, manica o altro molto attillati.

2. Calze femminili a mutandina, che vanno dal piede al punto vita, di nylon, microfibra o lycra; derivano dalle antiche brache maschili o calzamaglia, di moda dalla fine degli anni '60. Prima di loro c'era il reggicalze, e prima ancora la giarrettiera. Oggi parzialmente in disuso, in quanto la gonna tende ad abbassare sempre più il giro di vita, e per la concorrenza delle autoreggenti; è scomodo, per evidenti motivi quando si portano i pantaloni. La pesantezza del collant è indicata dal numero di denari, che può andare da 8 (molto velato) a 100 (molto coprente).

inglese: pantyhose



STORIA - Furono inventati nel 1968 dalla DIM (una delle più famose case di lingerie francese) e divennero di moda da subito, per poter indossare le vertiginose minigonne dell'epoca. Attualmente le industrie più prestigiose sono in Italia (Castel Goffredo, in provincia di Mantova, è conosciuta in tutto il mondo come "Città della calza", il più importante distretto per la produzione di calzetteria femminile) ed in Francia.

CURIOSITA' - Per fabbricare un paio di collant sono necessari 14 km di filo di nylon.

****
Colletto

1. Particolare della camicia o dell'abito o del cappotto maschile e femminile, fissato attorno al collo con svariate fogge e misure. Tuttavia il colletto può essere, in taluni casi, anche un accessorio separabile e staccabile da indossare intorno al collo. 
Nella realizzazione del colletto, così come per quella dei polsini, vengono utilizzate le interfodere, che servono per irrigidirli.

Le tipologie più frequenti di collo sono:
  • Colletto button down - Colletto floscio di camicia sportiva maschile, che ha alle due estremità delle punte due asole(asola) in cui si allacciano i bottoncini applicati sul davanti. Da portarsi solo di giorno.
STORIA - Era usata fin dal secolo scorso dai giocatori inglesi di polo per evitare fastidiosi e pericolosi svolazzi delle punte sul viso durante il gioco, che si svolge a cavallo ed è molto movimentato. Un identico modello di camicia fu ripreso e adattato dalla ditta di abbigliamento americana Brooks Brothers, che all'inizio del Novecento lo lanciò in grande stile negli USA e che lo produce tuttora.
  • Colletto a calice - Colletto che, nella parte anteriore, viene tagliato insieme al davanti della camicetta. Nella parte posteriore, invece, viene applicato in modo che la stoffa formi un calice nella scollatura.
  • Colletto alla coreana o cinese - Colletto montante aperto davanti, con forma a listello. Ispirato alla Cina, viene utilizzato nel military look.
  • Colletto alla piaggio - Colletto piccolo, rotondo e piatto.
2. Nel Medioevo, era una casacca di pelle senza maniche, usata dai soldati sotto l'armatura.

****
Collezione

Gruppo di capi d'abbigliamento con tratti comuni o creati per una stagione specifica.

****
Colmo manica

Punto in cui la manica si unisce alla spalla, in alto.

****
Colore - sec. XIII; dal latino cŏlor-ōris.

I colori non esistono nel mondo fisico ma sono una nostra sensazione, niente di molto diverso dal freddo o dal dolore; quando una forma luminosa (o per meglio dire delle onde elettromagnetiche) colpisce un oggetto, la luce viene in parte assorbita e in parte riflessa, quest'ultima se colpisce i nostri occhi viene trasformata in colori in base alla sua lunghezza e ampiezza d'onda. Però non tutte le onde elettromagnetiche sono visibili dall'occhio umano, in particolare riusciamo a vedere solo quelle che sono associate ai colori che vanno dagli ultravioletti agli infrarossi. Quindi sono i nostri occhi a creare i colori, lo fanno attraverso due apparati interni agli occhi: i coni e i bastoncelli. I secondi consentono essenzialmente una visione monocromatica, utile soprattutto di notte, per distinguere gli oggetti ma sono poco utili alla definizione dei colori. I primi, invece, consentono di distinguere i colori, in particolar modo esistono tre tipi di coni: quelli maggiormente sensibili alle onde lunghe (essenzialmente i rossi), quelli più sensibili alle onde medie (verdi) e quelli più sensibili alle onde corte (blu). dalla loro combinazione otteniamo poi tutti i colori che riusciamo a percepire.

Nel linguaggio comune, parlando di un colore o designando il colore di un oggetto, ci si riferisce alla sensazione che si ha osservando quell'oggetto alla luce naturale. In questo senso si parla di una stoffa grigia, gialla, rossa, di lana verde, azzurra, di seta celeste, turchina, ecc. e meno propriamente di colore bianco, nero. Non di rado per la definizione del colore nelle varie gradazioni, toni, intensità, si ricorre a nomi di oggetti o sostanze ben note: color arancio o arancione, avana, caffè, canarino, cannella, carne o carnicino, cenere, ciclamino, corallo, crema, fragola, lilla, limone, malva, mammola, mattone, nocciola, viola o di viola o violetto, ecc.; anche in forma d'attributo: rosso scarlatto, rosso carminio, rosso geranio, rosso vino, giallo cadmio, giallo cromo, verde smeraldo, verde bottiglia, verde oliva, verde pisello, verde bandiera, grigio perla, grigio ferro, grigioverde, grigio piombo, ecc.; blu Savoia, blu di Prussia, rosso Magenta, terra di Siena, giallo di Napoli. Attributi comuni ai vari colori sono chiaro, scuro, cupo, vivo o vivace, pallido, ecc. All'uso comune appartengono anche le espressioni senza colore, di corpi opachi, tendenti al bianco; di colore o in colori, di ciò che è colorato, che ha un colore, diverso cioè dal bianco e dal nero (biancheria di colore, assortimento di stoffe bianche, nere o in colori); a colori, di cosa che si presenta con disegno variamente colorato (un fazzoletto a colori); il contrario è di colore unito, tutt'un colore.

La luce inoltre ha influenze molteplici, e di vario grado, sulla percezione dei colori da parte dell'occhio: è risaputo come un singolo colore possa apparire più chiaro su fondo bianco che non su fondo scuro, o comunque scuro; e che esiste il fenomeno definito "contrasto di colore", in seguito al quale, per esempio, un determinato tono di blu vivace sembra più verdastro su fondo giallo, e più tendente al violetto su fondo rosso.

Ogni sensazione di colore può essere scomposta in tre ingredienti, ciascuno dei quali è a suo modo elementare, nel senso che partecipa alla determinazione del colore da parte dell'osservatore e non può essere ricondotto, per via di semplificazioni, a nessuno degli altri due costituenti. I tre ingredienti del colore sono tonalità, luminosità e saturazione.


La tonalità (hue in inglese) è la quantità di luce (illuminazione) contenuta in un colore. Essa è, infatti, nell'esperienza comune, la qualità percettiva che ci fa attribuire un nome piuttosto che un altro al colore che stiamo vedendo. Rosso, verde, giallo, blu sono tutti nomi di tonalità. Da un punto di vista fisico il corrispettivo delle tonalità è la lunghezza d'onda della radiazione luminosa: quanto più la luce incidente su un certo punto della retina è riducibile ad una banda ristretta di lunghezze d'onda tanto più netta e precisa sarà per l'osservatore la possibilità di attribuire un nome di colore percepito. Le tonalità che l'occhio è in grado di discriminare come irriducibili ad altre sono i colori spettrali (cioè i colori dell'arcobaleno, quelli separati da Newton, tramite l'esperimento del prisma) più i colori originati da combinazioni di rosso e di blu spettrali (le cosiddette porpore). Tutti gli altri colori (a esempio il rosa, il marrone, il salmone, il verde oliva, ecc. possono essere definiti come combinazioni di una certa tonalità con gli altri due attributi (ad esempio, il rosa è un rosso poco saturo). L'intensità invece, riguarda una colorazione diversa e si definisce variazione di uno stesso colore dal chiaro allo scuro.



La luminosità (lightness o value, in inglese) è l'ingrediente che specifica la quantità di bianco o di nero presente nel colore percepito. La determinazione della quantità di bianco o di nero in una macchia di colore è possibile sia fuori contesto; il tipo di valutazione che consente di determinare in modo accurato il livello di grigio (cioè la distanza dai due estremi bianco e nero) in un colore è quello contestuale. Per dimostrare la correttezza di tale affermazione, occorre introdurre innanzitutto una distinzione terminologica. Possiamo, dunque, chiamare brillantezza o intensità (brightness, in inglese) la quantità totale di luce percepita, emessa da una sorgente o riflessa da una superficie. La valutazione di tale quantità è un giudizio non contestuale, ma dipendente dal solo effetto percettivo suscitato dalla luce incidente sulla retina. Si definisce luminosità  apparente la quantità di luce proveniente da un oggetto, a paragone della quantità di luce proveniente da una superficie bianca sottoposta alla medesima illuminazione. Si tratta evidentemente di una valutazione contestuale.

Il fatto che il giudizio sulla luminosità sia più preciso e differente rispetto al giudizio sulla brillantezza si può dimostrare con un esempio: se osserviamo una luce bianca piuttosto fioca (percezione di brillantezza) essa ci appare comunque bianca e non grigia; la visione del colore grigio possiamo averla solo osservando una superficie che ci appare meno luminosa rispetto ad una superficie bianca sottoposta alla medesima illuminazione (percezione di luminosità). Ciò significa che possiamo variare anche notevolmente l'intensità della luce che colpisce una superficie, senza che cambi la percezione della luminosità relativa delle sue parti. L'attributo della luminosità è l'elemento più importante all'interno della nostra percezione visiva. Come ben sanno fotografi, pittori e disegnatori, la visione acromatica, basata solo sul contrasto di luci, è in grado di veicolare tutte le informazioni essenziali ai fini della comprensione della scena osservata.





La saturazione (saturation, in inglese) è il terzo ed ultimo fattore che contribuisce alla percezione del colore. È la misura della purezza, dell'intensità di un colore. La valutazione della saturazione può essere non contestuale o contestuale. Nel primo caso, essa definisce la purezza del colore in rapporto unicamente all'intensità della sua percezione isolata. Nel secondo caso, invece, in rapporto ad una superficie bianca sottoposta alla medesima illuminazione. In questa accezione, cioè come valutazione contestuale di luci riflesse, si parla tecnicamente di croma (chroma, in inglese) piuttosto che di saturazione. Non vi sono però differenze essenziali tra i fenomeni percettivi definiti per mezzo dei due termini, per cui si può parlare di saturazione in riferimento ad entrambe le accezioni.


 
I colori spettrali sono in assoluto i più saturi che noi possiamo osservare. Essi ci appaiono vivi, puri, brillanti, pieni, per nulla mescolati con parti di grigio. Al contrario, un colore poco saturo appare smorto, opaco, grigiastro, poco riconoscibile dal punto di vista della tonalità. Il motivo di questa scarsa riconoscibilità è che un colore poco saturo è il frutto di una mescolanza di luci di diversa lunghezza d'onda, ragione per cui differisce profondamente dai colori spettrali che sono invece prodotti da luci di banda molto ristretta. Una radiazione costituita  dalla mescolanza di molte lunghezze d'onda differenti produce una curva di assorbimento da parte dei coni della retina piatta e senza picchi, che corrisponde alla percezione di un colore grigiastro. Perciò la saturazione si definisce anche comunemente come la misura  della quantità di grigio presente in un colore, intendendo con ciò la mancanza di grigio accoppiata alla piena riconoscibilità della tonalità corrispondente alla massima saturazione, mentre la predominanza del grigio su un colore non facilmente identificabile corrisponde all'assenza di saturazione.

Il fatto che un colore saturo ci appaia, per così dire, pienamente se stesso, facilmente identificabile, rende possibile accoppiare la misura della saturazione all'identificabilità di un colore spettrale nel campione che si sta osservando. se, cioè, non siamo in grado di dire con certezza se stiamo osservando un rosso, un giallo un blu, un verde, ecc. allora è sicuro che abbiamo a che fare con un colore non saturo.

Un problema ben noto agli studiosi del colore è la difficoltà di separare psicologicamente, soprattutto in condizioni di scarsa illuminazione, la componente di saturazione di un colore. Quanto più un colore è scuro, infatti, tanto più è difficile identificarne la tonalità, per poter valutare se esso sia saturo  oppure no. Ed inoltre, a complicare ancora le cose, un colore molto saturo appare chiaro e brillante, il che porta spesso l'osservatore a giudicarlo più luminoso di un colore meno saturo che riflette la medesima quantità di luce.

Unica catalogazione dei colori possibile, benché assai generica, è quella di “colori caldi” e
colori freddi” e di colori chiari” e colori scuri”. Le gradazioni di colore sono quasi impossibili da definire, data la varietà degli oggetti di riferimento da cui prendono il nome. Per creare ancora più possibilità di sfumature coloristiche e linguistiche, al nome di un colore si aggiungono aggettivi molto generici (esempio: acceso, intenso, ecc.), o semplicemente qualitativi (allegri, vivaci, neutri, colori-choc, ecc.), o un sostantivo referenziale che prende la funzione di aggettivo (esempio: giallo solare, giallo pagliaccetto, ecc.). Talvolta si combinano assieme due colori confondendo ancora più le cose (esempio: bianco grigiastro, ecc.). Le sfumature non sono portatrici di simboli ma soltanto di un significato estetico (esempio: il viola ha una simbologia, il lilla non ne ha).

Ugualmente in questo dizionario vi sono elencati e spiegati alcuni colori, di cui se ne può prendere visione attraverso l'indice analitico dei colori.

http://trama-e-ordito.blogspot.it/2010/03/indice-analitico-dei-colori.html
   

Il colore è uno degli elementi più importanti dei rapporti commerciali nell'industria tessile. Oggi sono a disposizione delle moderne e sofisticate tecnologie elettroniche applicate alla colorimetria, capaci di convertire la percezione del colore in termini numerici, cioè in dati di valore tecnico assoluto, determinando, in modo scientificamente corretto, l'esatto punto di colore per cui non esistono più criteri di valutazione soggettiva o ambientale. Inoltre esistono supporti idonei di riferimento messi a punto da vari organismi internazionali, ed universalmente adottati quali il Pantone (che include anche RightColor, specifico per tessuti), SCOTDIC (Standard Color of Textile Dictionnaire Internationale de la Couleur), Colour Index, ecc.

STORIA  -
In varie aree del mondo antico, migliaia di anni avanti Cristo, in Perù, Cina, Egitto, per prassi comune l'uso dei colori era soggetto a una gerarchia che, oltre al valore simbolico, rifletteva anche la disponibilità tecnica ed economica delle sostanze coloranti. La colorazione era usata sia per fini di abbellimento, per dipingere gli dei e il fato dei loro umani soggetti, sia come simbolo di potere e, non da ultimo, con lo scopo di preservare da un prematuro decadimento le superfici dei materiali usati. Il bisogno di colore, e gamma delle sue applicazioni, non è molto cambiato, neppure ai giorni nostri, in quanto corrisponde al desiderio dell'uomo di vivere in un mondo illeggiadro dalle emozioni speciali che solo il colore può offrire.

Il lessico dei colori è in evoluzione - Di sicuro fino a tempi sorprendentemente vicini i linguaggi umani sono stati assai poveri di termini che indicano colori; l'esempio più frequentato dalla letteratura specialistica è quello della ristretta gamma di cromatismi citati nei poemi omerici, dove i termini che indicano i colori sono assai imprecisi e accolgono entro una stessa denominazione colorazioni che per noi sono nettamente distinte. Per esempio il termine kuáneos indica sia l'azzurro, sia il colore plumbeo del cielo e più in generale ogni colore scuro; glaukós indica l'azzurro chiaro, il cilestrino, il verde, il grigio-verde. Quando poi gli studi si indirizzano a lingue ancora più antiche si scopre che la semantica arcaica è particolarmente povera di termini che indicano i colori, talvolta fino a risolversi nel semplice binomio «bianco» e «nero». 
” [Claudio Widmann - Il simbolismo dei colori - Ed. Magi; 2014, p. 16]

RIF. LETTERARIO - “I colori dé quali si diletta ogni secolo e nazione mostrano i costumi di quella... Che il primo colore fu il candido celeste si vede nelle istorie di Roma; poi rosso nella bellica crudeltà; poi vario nelle sedizioni, poi venne il bianco a tempo di Gesù Dio, e tutti i battezzati prendevano la veste bianca, e da quella per varii colori siamo ora arrivati al nero. Dunque torneremo al bianco, secondo la ruota fatale, e così prova né Profetali, che i Cardinali vestiranno di bianco”. Tommaso Campanella

APPROFONDIMENTI - Per conoscere il significato dei colori si rimanda al libro
“Le symbolisme du rêve” di Ania Teillard scritto nel 1944 (“Il mondo dei sogni” edito da Feltrinelli da cui è estratto il capitolo “Il simbolismo dei colori”.


http://trama-e-ordito.blogspot.it/2009/11/il-simbolismo-dei-colori.html


****
Colori analoghi

Toni che sono vicini sulla ruota dei colori.


****
Colori caldi


Colori associati al fuoco, la luce del sole, la passione (esempio: il rosso, l'arancione, il giallo, il viola).

****
Colori complementari


Tonalità quasi opposte; insieme sono più armoniose dei contrasti poiché hanno un tono caldo e uno freddo.


****
Colori freddi


Colori associati al cielo, il mare, il ghiaccio, la pace (esempio: l'azzurro, il viola mescolati con il bianco).

****
Colori fugaci


Colori che sbiadiscono o macchiano (cioè non solidi).


****
Colori neutri

Colori basati sui terziari (beige, grigio, marrone, cachi, oliva)

****
Colori pastello


Colori mescolati con il bianco.
 


****
Confezione - incrocio tra il latino confectio "esecuzione" e il francese confection "industria dell'abbigliamento".

Può indicare sia la produzione industriale di capi d'abbigliamento prodotti in serie in taglie standard sia il capo singolo.

****
Conformato

Dicesi di capi di abbigliamento (femminile e maschile) dalla taglia più grossa della normale, e cioè oltre il numero 54. Queste sono anche definite taglie comode.

****
Conocchia - dal latino penniculus, "spazzola, pennello".

1. Arnese per filare a mano a forma di bastone di circa un metro a una cui estremità ingrossata si avvolge il pennécchio di lana, canapa, lino, ecc. e che girando su se stesso avvolge il filo.

2. Per estensione rocca per filare.

****
Contafili - da contare + filo.

Semplice strumento, chiamato anche "Lentino da tessitore", che è formato da un supporto snodato in metallo o altro materiale rigido, su cui nella parte superiore è montata una lente di ingrandimento mentre la  base presenta una apertura quadrata - opposta e parallela alla lente - che porta incise, all'interno, delle tacche millimetrate atte alla misurazione; attraverso questa apertura i fili di ordito e di trama sono ingranditi e contati. In genere più grande è l'apertura e minori sono gli errori nel conteggio dei fili. Alcune lenti hanno un apertura di 1/2 cm. x 1 (il numero dei fili contati in 1/2 cm. moltiplicato per 2 dà il numero di fili al cm/q2), altre hanno 1 cm. x 1 o 2 cm. x 2 cm. Viene impiegato nell'industria tessile per determinare l'intreccio e la riduzione dei tessuti.

Un altro mezzo più rapido per determinare il conteggio dei fili è una lastrina di plastica trasparente con un reticolo di linee che sono poste in sequenza parallela con precisione matematica, a distanza decrescente le une alle altre.

francese: compte-fils
inglese: thread counter; yarn counter
tedesco: Fadenzahler
spagnolo: contador de hilos

****
Contrafforte

Calz. - Sostegno che viene inserito tra fodera e tomaia nella parte posteriore di questa, in corrispondenza del tallone, per irrigidirla.

****
Controspallina - da contro + spallina.

Ciascuna delle decorazioni, in panno o tessuto, recanti i distintivi del grado, applicate sulle spalle delle giubbe e dei cappotti militari.

****
Converter

Si tratta di una azienda senza produzione interna, che raccoglie gli ordini della distribuzione, li riparte tra i diversi piccoli produttori da cui infine acquista il prodotto finito (tessuto, capo d'abbigliamento, ecc.).

****
Cord - termine inglese; abbreviazione dell'inglese Corduroy.

Robusto velluto a coste di ampiezza variabile, utilizzato prevalentemente per realizzare capi sportivi.

****
Corda (lavorazione in)

Lavorazione che prevede il trattamento della pezza cucita ad anello in una posizione non distesa ma simile ad un cordone.

****
Corda rotta (Grana di riso)

Armatura classica costruita con contrasto fra la catena chiara e la trama scura, in modo da evidenziare l'effetto dell'armatura medesima, che dà al tessuto l'aspetto di un fondo costellato di tanti granelli di riso. Si chiama corda rotta perché nasce dalla corda o diagonale più comune, la batavia da 4 o da 6, che viene rotta o interrotta a metà armatura, formando la più piccola spiga ad opposizione che si possa ottenere sui tessuti. La più applicata, specialmente nei tessuti cardati, dove maggiormente può essere messa in evidenza, è la corda rotta da 4.

****
Cordella - diminutivo di corda.

Tipo di passamaneria costituito da due o più trecce di cordone di seta, cotone o fibre sintetiche.

****
Cordellina - diminutivo di cordella.

Passamaneria costituita da sottili strisce intrecciate di seta a nastro.

Al plurale cardellini, trecce ornamentali con puntali di metallo, usate nelle uniformi militari.

****
Coordinati

Tessuti o articoli che si collegano per colore o stile e possono essere indossati insieme.

****
Cordoncino

Nastro di tessuto o di passamaneria usato come allacciatura o ornamento. 

****
Cordonetto

1. Filato per maglieria, a cucirino, di cotone o lino, ritorto a più capi (da 4 a 6) ciascuno dei quali è un ritorto semplice. Si presenta liscio, compatto, lucente e robusto. E' impiegato per realizzare ricami che poi vengono applicati, secondo un disegno ben preciso, su capi già realizzati. Può essere lavorato a maglia per maglie estive pesanti e traforate.

2. Tessuto realizzato con questo filato.

3. Spazio fra una costa e l'altra nei tessuti a coste.

****
Cordonetto di seta

E' un filato di seta ritorto a 3 o più capi, ciascuno dei quali è a sua volta un ritorto a 4-6 capi, usato per il ricamo a mano.

****
Cordovan

Speciale cuoio per calzature, pregiato e costoso, ottenuto dalla "culatta" dei cavalli, originariamente prodotto a Cordova con lucidatura a cera, in genere di colore rosso scuro, marrone scuro o nero. Da ogni culatta si ricavano solo due pezze tonde sufficienti per due o tre paia di scarpe. Ha fama di essere particolarmente robusto e di migliorare progressivamente il suo aspetto con l'invecchiamento. 

****
Core spun

Filato costituito da un filo che ne costituisce l'anima centrale, con avvolti ad esso fili o filati di altra natura.

****
Corno - dal latino cornu.

E' la sostanza che costituisce le corna di bue, bufalo e cervo, con cui si fabbricano fra l'altro bottoni pregiati, in generale usati per giacche, molto resistenti al lavaggio e stiratura in una vastissima gamma di colori.

francese: corne
inglese: hom
tedesco: Hom
spagnolo: cuemo

****
Corozo - da una lingua indigena americana tramite lo spagnolo corono

Materia bianca leggera e durissima (dovuta alla presenza di emicellulose nelle membrane cellulari), caratterizzata da particolari venature, che ha l'aspetto dell'avorio e che si ricava dall'albume dei semi di alcune piante tropicali, specialmente della Phytelephas macrocarpa dell'America tropicale. E' facilmente lavorabile (una volta essiccato) e può essere tinto. E' noto con il nome di avorio vegetale. Viene utilizzato per la fabbricazione di bottoni e di vari oggetti di ornamento.

****
Corpino

La parte superiore del modello (il busto) senza le maniche.

****
Coste (maglia)

Nei lavori a maglia rasata, particolare lavorazione, ottenuta alternando maglie diritte a maglie rovesce.

Si distinguono:
  • Costa maglieria - tutti gli aghi delle due fronture, scalate di una mezza tacca, lavorano tutte le righe.
  • Coste semplici (coste Derby) - questi tessuti in trama sono costituiti da colonne di jersey diritto e di jersey rovescio di larghezza variabile, generalmente con l'alternanza di maglie diritte/maglie rovesce di 2/2 o anche superiore, ma talvolta anche con un'alternanza 1/1; viene riferito solitamente alle calze da uomo.
  • Costa perlata - è realizzata in due tempi: una riga di costa 1/1 e una riga costituita da una maglia semplice vicina a una maglia doppia; queste due file sono ripetute su tutta la lunghezza.
  • Costa inglese - viene realizzata in due fasi ripetute su tutta la lunghezza: una fila composta da una maglia semplice vicina a una maglia doppia e una fila composta da una maglia doppia posta accanto a una maglia semplice.
  • Coste Richelieu - su una frontura tutti gli aghi sono al lavoro, sull'altro delle colonne di maglia sono eliminate.
  • Coste fantasia - queste coste possono essere composte da strisce di larghezza variabile, animate da giochi di righe, di maglie riprese, di fili fluttuanti, di riporti con o senza accavallamento e combinare tra loro molte di queste possibilità.  
****
Costina

Tipo di intreccio fondamentale della maglia in trama, prodotto su macchine a doppia frontura e costituito da file o colonne di maglie diritte alternate con file o colonne di maglie rovesce. Poiché le colonne di maglie rovesce si collocano in un piano diverso rispetto a quelle diritto, il tessuto ha uno spessore superiore alla maglia rasata e risulta molto elastico. Secondo l'alternanza delle colonne di maglie diritte e di maglie rovesce si hanno vari tipi di costa.

****
Costing sheet - locuzione inglese.

Elenco dettagliato dei tempi e dei costi dei materiali e dei processi necessari per creare un capo d'abbigliamento.

****
Costruzione

Struttura e materiali di un capo d'abbigliamento.

****
Costume - probabilmente dal latino volgare cons(ue)tumen, a sua volta incrocio di altre due antiche parole latine delle quali una significava "consuetudine" e l'altra "costituzione fisica".

1. Indica principalmente il modo di vestire dei popoli, riferita a gruppi sociali, epoche storiche o località (ad esempio: costume indiano, costume tirolese, ecc.). L'uso sociale dei vestiti è assimilabile ad un linguaggio; il costume è quindi un insieme di forme (vestiti di tessuto, fogge, colori diversi) di consuetudine costante e permanente che impegna il comportamento, la condotta, il modo di essere di una comunità, di un gruppo sociale. La moda è propria di un tempo, mentre il costume di un territorio.

2. Indumento che si indossa per specifici scopi o attività (ad esempio: costume di scena, costume da bagno, ecc.).

****
Costura

Cucitura, in cui, dopo una prima cucitura semplice, i bordi della stoffa vengono ripiegati su se stessi e viene fatta una nuova cucitura parallela vicino al margine. Può essere tonda o piatta.

****
Cotolé - termine francese che letteralmente vuol dire "a coste".

Tessuto caratterizzato da righe in rilievo di varie dimensioni separate da solchi o da zone lisce, e nel senso dell'ordito, della trama o delle diagonale (velluto, ecc.)

****
Cotone - dall'arabo qutun. Il nome spagnolo algodon conserva addirittura l'articolo arabo al. Il francese ha coton simile all'italiano. Il tedesco invece ha baumvolle che significa "lana arborea", utilizzando un'immagine che era stata del mondo classico.

E' la fibra tessile vegetale più importante ed utilizzata, ricavata dalla peluria che riveste i semi della pianta del genere Gossypium (che consiste in 39 specie) della famiglia delle "Malvacee". Il cotone per crescere bene ha bisogno di condizioni particolari: giusta temperatura e alta disponibilità di acqua. Dalla semina al raccolto trascorrono da 175 a 225 giorni. Alcuni giorni dopo la semina spunta il germoglio. La pianta si sviluppa in 3 mesi ca. fino alla fioritura. L'ovario nel fiore, dopo la fecondazione, si trasforma in capsula che raggiunge le dimensioni massime nel giro di 3 settimane e si apre 50 giorni dopo la fioritura, prigionando le fibre di seme. Il frutto del cotone ha la forma di una capsula che contiene i semi ricoperti dai peli: quando matura si apre e lascia uscire il bioccolo del cotone, e, a seconda della loro lunghezza, viene utilizzato per diversi impieghi. Le fibre sono costituite da polimeri di cellulosa, ma le sue catene sono più lunghe rispetto a quelle che si trovano nella polpa di legno, nel rayon, e con un più alto grado di cristallinità. La fibra migliore è quella più lunga (arriva a ca. 3 cm.), sottile e resistente, così come sono importanti il colore, la morbidezza e la lucentezza che ne aumentano il valore commerciale.

Le raccoglitrici di cotone
Winslow Homer (1836-1910)
Los Angeles County Museum of Art.

Esistono cotoni di diverse qualità secondo la provenienza: il più pregiato è il Sea Island (Indie Occidentali), dalla lunga fibra setosa, che viene usato per le lavorazioni più raffinate; il cotone Egiziano (chiamato anche Jumel o Makò) è caratterizzato dalle sfumature del colore che vanno dal giallo al bruno; le varietà di cotone Peruviano, di buona qualità, che hanno l'apparenza della lana per cui sono spesso usati in miscela con tale fibra; il cotone America detto Upland (o denominati dalla provenienza: Texas, Mississippi, Georia, Orleans) con fibra di lunghezza non superiore a 28-30 mm, relativamente grossolano, opaco, di colore tendente al bianco sono la qualità di cotone più impiegata; le varietà di cotone indiano hanno fibra ancora più corta di quello americano e sono di qualità più scadente.

Finezza e lunghezza di alcuni principali tipi di cotone

Tipo/Lunghezza in mm./Diametro in micron
Indiano/10-20/14,5-22,0
Americano/16-30/13,5-17,0
Egiziano/20-32/12,0-14,5
Sea-Island/28-36/11,5-13,0

Dall'inizio di questo secolo sta aumentando la produzione di "Cotone bio", che proviene da coltivazioni assolutamente prive di pesticidi e altre sostanze chimiche capaci di alterare la qualità del tessuto.

Operazioni dopo la raccolta - Dopo la raccolta il seme è esposto al sole per l'essicamento e poi è sottoposto alla sgranatura, processo di separazione di particelle di cuticola, dette guscette, che solo in parte vengono eliminate durante il processo di filatura. Una volta separata la banbagia dai semi, le fibre di cotone vengono compresse in balle a forma di parallelepipedi (ad esempio: quello americano viene preparato in balle che pesano in media 500 libbre = 227 kg.), avvolte in juta o in sacchi di polipropilene, legate con raggette metalliche ed inviato alle tessiture, e da li trasformato. Il cotone così compresso in commercio prende il nome di cotone sodo o cotone greggio.

20 anni fa la produzione media di cotone per ettaro era di 200 chilogrammi di fibra raccolta, oggi arriva a 900 chilogrammi che salgono a 2000 in Australia, e ciò è stato possibile alle ricerche biotecnologiche sul cotone che hanno consentito di ottimizzare terreni e acqua oltre a rendere le piante meno sensibili all' aggressione di insetti riducendo così l'utilizzo di sostanze chimiche. 

Classificazione del cotone sodo per il commercio - I requisiti che determinano la cosiddetta classe del cotone sono: il grado, che dipende dall'apparenza esterna (lucentezza, bianchezza, impurità, esito della sgranatura); il colore, bianco (che è il colore normale), grigiastro o rossiccio, indice della facilità delle lavorazioni successive; la lunghezza e finezza delle fibre; il carattere, che riassume in un certo qual modo le varie caratteristiche e determina in modo decisivo il valore tessile delle fibre: hanno un buon carattere i cotoni a fibre forti e robuste, omogenee e uniformi che sopportano bene, con il minimo scarto, le lavorazioni. Altre qualità del cotone concernano il grado di maturazione, la manipolazione, l'imballatura e la natura della fibra: il cotone "rigginato", cioè passato più volte allo sgranatoio, è in genere un cotone di basso grado così artificialmente valorizzato; il cotone "misto" è formato con avanzi di balle di cotone di differenti gradi; quello di "falso impacco" può essere in parte deteriorato o contenente sostanze estranee; e così via.

Sottoprodotti del cotone - Dai semi di cotone separati dalle fibre si ricavano poi diversi sottoprodotti utilizzabili anche per altre industrie. I più interessanti sono: i linters (sono molto importanti ed utilizzate quasi pura per la produzione di fibre artificiali quali la viscosa, acetato, ecc., di nitrocellulose quali plastica, lacche, ecc., di cotone idrofilo, feltri, ecc.); le guscette (utilizzate come fertilizzanti, come mangimi, nella produzione della carta, nella produzione di esplosivi, ecc.); olio (per la preparazione di grassi ed oli alimentari, così come di grassi per la produzione di saponi e candele).

Il cotone, fra tutte le fibre vegetali, è quella che contiene la percentuale maggiore (90% ca.) di cellulosa, oltre ad acqua (6,7%) e a piccole quantità di sostanze minerali, grassi, cere e sostanze incrostanti, ed è priva di componenti in legno. La finezza delle fibre di cotone oscilla tra 1 e 4 dtex. La lunghezza varia tra 10 e 60 mm., anche se le lunghezze più frequenti rientrano tra 25 e 30 mm. La densità va da 1,5 a 1,54 g/m3. Il grado di maturazione dipende dalla zona di provenienza e dall'anno del raccolto. La resistenza della finezza è di ca. 25-50 cN/tex. Il cotone viene filato nella filanda per fibre corte per trasformarlo in filato per uso tessile. Le fibre di cotone vengono lavorate pure o miscelate con fibre chimiche. Prima in ordine di diffusione (copre il 47% del fabbisogno mondiale).

Produttori e consumatori - Cina, India, Pakistan, Turchia, Stati Uniti e Brasile sono in testa alla classifica mondiale (dati al 2006) sia come produttori sia come consumatori di cotone. Ma vi sono mercati significativi in termini di consumo, come Indonesia, Tailandia, Messico e Bangladesh che indicano utilizzi crescenti non sostenuti dalla produzione nazionale. In termini di esportazione, l'Uzbekistan è secondo agli Stati Uniti per quanto riguarda l'esportazione globale di cotone. Né come fornitori importanti vanno trascurati l'Africa Francofana, l'Australia, la Siria, l'Egitto, il Turkmenistan, il Tagikistan e il Kazakhstan.

Nel biennio 2008/2010 i consumi mondiali sono cresciuti (anche se vi è stata una flessione tanto in Europa quanto negli USA) grazie al miglioramento del reddito di fasce importanti di popolazione specie in Asia e in quelli che un tempo si chiamavano Paesi a economia socialista; la diffusione di stili di vita e consumi sempre più simili a quelli occidentali ha assunto un ruolo importante in questo processo. Sul fronte dell'offerta i fattori sono più complessi e riguardano gli effetti del cambiamento climatico con i disastri climatici (sempre in agguato) e le scelte di politica agro industriale dei Paesi in via di sviluppo senza dimenticare gli effetti prodotti dalla ricerca scientifica sulla redditività della pianta. In alcuni casi il mancato sfruttamento economico di aree potenzialmente redditive ha motivazioni politiche complesse: per esempio Ruanda, Tanzania, Uganda e Borundi potrebbero destinare molti terreni alla coltivazione del cotone ma accordi internazionali impediscono lo sfruttamento delle acque del Nilo che li attraversa e che non possono essere deviate (per motivazioni economico-politica) se non a costo di togliere risorse idriche importanti all'Egitto e al Sudan.   

CARATTERISTICHE: Fra i pregi del cotone vi sono che è molto resistente alla bollitura e stiratura, che ha un alto assorbimento dell'umidità, che è un buon conduttore e quindi favorisce la dispersione del calore corporeo, che non è attaccabile dalle tarme, ecc. Fra i difetti vi sono una scarsa elasticità, un alto grado di restringimento e di sgualcibilità, che può essere ricettacolo di batteri, ecc.

IMPIEGHI: E' utilizzato soprattutto per abbigliamento per ogni tipo di indumento (sebbene si addica maggiormente all'intimo, e alla realizzazione di capi leggeri per la stagione estiva) e per tessili per uso domestico. Solo il 10% viene utilizzato nel campo dei tessili tecnici.

CODICE TESSILE: CO (EURATEX)

francese: coton
inglese: cotton
tedesco: Baumwolle
spagnolo: algadon
portoghese: algodao

CURIOSITA' - Il mondo antico greco e latino conosceva il cotone e lo riteneva di origine orientale. Scrittori greci come Teofrasto ed Erodoto ritengono originario dell'India il gossypium arboreum, una varietà che può raggiungere anche i quattro metri di altezza, il cui frutto è paragonato a una noce. Erodoto riferendosi alla bianca lanugine che avvolge i semi la chiama "la lana che viene dall'albero" (eira ta apo xylon) e scrive anche di abiti confezionati con la lana arborea, ossia con il cotone (eimata apo xylov). L'immagine della lana che cresce sugli alberi è ripresa dai poeti latini. Virgilio evoca "le selve degli Etiopi biancheggianti di morbida lana" (nemora Aethiopum molli canentia lana) e Pomponio Mela "le selve che producono la lana" (lanas silvae ferunt). Mentre più pianamente il giurista latino Ulpiano scrive lana di ligno per indicare il cotone, traducendo letteralmente nella sua lingua i termini usati da Erodoto. Plinio nella Naturalis Historia preferisce invece usare i termini greci adattandoli al latino senza tradurli, e precisa che nell'alto Egitto cresce un albero che alcuni chiamano gossypion, ma la maggior parte xylon, per cui i fili che se ne traggono sono detti xylina. (Superior pars Aegypti in Arabiam vergens gignit fruticem quem aliqui gossypion vocant, plures xylon et ideo lineainde facta sylina) [Plinius N.H.XIX 2]. E usa anche il termine xilinos come sostantivo nel significato di cotone filato.

BIBLIOGRAFIA

Cotone a 24 carati, articolo di Aurora Magni, pubblicato sulla rivista 'TECNO FASHION' - aprile 2011

****
Còtta - dal francese cotte, che risale al francone kotta, mantello.

1. Partita di un determinato materiale tessile (fiocco, nastro pettinato, filato o tessuto tinto con uno specifico colore in un unico bagno di tintura. Nelle successive trasformazioni, ogni cotta deve essere lavorata separatamente dalle altre tinte nello stesso colore.

2. Tunica dei frati e veste liturgica indossata dai sacerdoti nelle funzioni religiose, a eccezione della Messa, lunga, leggermente svasata, bianca di lino o cotone ornata di merletti con larghe mezze maniche, lunga fino alle ginocchia e abbastanza ampia.

3. Tunica medioevale ampia e talora drappeggiata, maschile e femminile, con maniche lunghe e larghe, indossata con o senza sopravveste (portata sopra la camicia). Capo analogo alla gamurra (o anche al più semplice guarnello), ma realizzato in tessuto pregiato di seta operata, damasco, broccato, velluto, e ornato con sfarzosi ricami. Abito per le occasioni speciali e usato soprattutto in estate.

STORIA  - In Italia la cotta aveva inizialmente maniche molto ampie, era lunga, larga, priva di ornamenti; in seguito venne accorciata e la larghezza delle maniche diminuì in proporzione alla lunghezza. Come indumento militare, la cotta d'arme usata dal sec. XI era una specie di sopravveste di maglie o scaglie di ferro, che le truppe portavano sull'armatura. Si conservò fino al sec. XVIII come tunica di parata portata sull'armatura dagli araldi, dalle guardie di palazzo e simili.          

****
Courduroy [cord-du-ri] - termine francese che significa "velluto da re".

Velluto a coste larghe, solitamente di cotone, con pelo alto e lucido nel quale alcuni fili supplementari di ordito formano delle coste nel senso della lunghezza del tessuto. E' allestito con filati extra in trama od in ordito. Durante il tessimento, i fili di trama sormontati vengono tagliati mediante una speciale taglierina, poi i tronconi delle due parti sono spazzolati in modo da dar luogo alle tipiche file di pelo di questo velluto.

****
Coutil [kutil] - termine francese.

Tessuto di cotone o lino resistente, spigato o ad armatura saglia con filati di titolo fine, a torsione rovescia, ruvido al tatto. Usato una volta per abiti da uomo e relativi panciotti, attualmente serve per confezionare articoli di abbigliamento estivo femminili come gonne, pantaloni, camiciotti, ecc.

****
Couturier - termine francese.

Indica lo stilista.

****
Couvert

Tessuto ad intreccio spigato con effetto a costine in rilievo. Può essere in lana, misto-lana e cotone, e viene usato per confezionare soprabiti e giacche da cavallerizzo (le cosiddette hacking jackets).

****
Cover - termine inglese.

Tessuto di peso medio realizzato con filati ritorti a più capi, simile al gabardine, ma più pesante. Viene usato per giacche e, una volta impermeabilizzato, per impermeabili.

****
Cran

In un capospalla di giacche e cappotti è l'angolo cioè il punto d'attacco del collo con il rever.

****
Craquant - termine francese, da craquer, scricchiolare.

Fruscio caratteristico della seta dovuto ad un indurimento della superficie delle fibre. Viene ottenuto lavorando la seta cruda e quindi trattandola in un bagno leggermente acido.

*****
Cravatta - dal francese cravate, i quali storpiarono la parola slava hrvat, che significava appunto croato.

Accessorio prevalentemente maschile formato da una striscia generalmente in seta (la più usata) o lana o cachemire (ovviamente, solo nelle stagioni fredde e normalmente usate di giorno) o in altre fibre, con lembi più o meno larghi da annodare sotto al colletto, a completamento della camicia. La cravatta moderna nasce nei tessuti pesanti tinti in filo: i jacquard, i reps, i rasi, twill (o saglia) e il più usato crepe de chine. Poiché queste lavorazioni permettevano una limitata variazione sui colori, venne introdotta la stampa su quest'ultimo tessuto.

La costruzione della cravatta - La cravatta è composta da tre elementi fondamentali:
  • L'involucro, ovvero il tessuto e la fodera;
  • La teletta ( o triplure), che costituisce "l'anima" della cravatta. La teletta riveste un ruolo importante nella qualità della mano, oltre a contribuire alla buona tenuta del nodo e al modo in cui ricadono i lembi che non devono sgualcirsi, piegarsi o incurvarsi; deve anche consentire alla cravatta di ritrovare la forma iniziale una volta sciolto il nodo. La teletta dovrà sempre aderire bene all'involucro e non spostarsi mai in qualunque senso venga tirata. Le migliori telette sono in pura lana o a base di lana. Per cravatte più economiche si utilizzano poliestere, viscosa, cotone e tessuti misti.
  • La confezione.

Il tessuto, in genere, è tagliato di sbieco a 45° rispetto alla cimosa, ed è tagliato in due o tre pezzi; il lembo più largo o "gamba", quello più stretto o "gambetta" e, tra i due, il collare. Ogni singola parte dell'involucro viene tagliata nel tessuto lungo una sagoma di cartone. Viene poi cucita sulle estremità dei lembi la fodera che è costituita invece da due pezzi; essa è generalmente in acetato o seta (in quelle economiche anche in poliestere), che riportano talvolta il logo della marca. In seguito si assemblano le tre parti (tessuto, teletta e fodera) cucendole a macchina e si pressano le cuciture con il ferro da stiro. Si procede quindi all'inserimento della teletta nella "tasca", formata da fodera ed involucro, alla spillatura ed alla chiusura. A questi elementi principali si aggiunge, cuciti sul rovescio del lembo più largo, l'etichetta con il marchio ed eventualmente il passantino che si trova sotto l'etichetta e che serve da asola in cui inserire il lembo più piccolo o "codino"per tenerlo fermo. Nelle cravatte di media qualità questa funzione viene svolta dall'etichetta riportante il logo produttore. Nelle cravatte di qualità troviamo inoltre una piccola cucitura a sbarra che unisce i lembi posteriori, nella parte più larga. Non va dimenticata infine la piccola etichetta di tessitura indicante la composizione tessuto, cucita all'estremità del lembo più stretto. Nella stragrande maggioranza dei casi, le cravatte vengono oggi confezionate a macchina ma esiste ancora qualche benemerito del buon gusto che le fa a mano e su misura.

La cravatta bianca è usata con il frac nero, mentre per lo smoking si usa la cravatta nera.

Le dimensioni della cravatta
  • La larghezza classica della cravatta ha una misura di cm. 8,5-9, che permette nodi di volume medio e piccolo.
  • La lunghezza totale della cravatta è compresa tra i 130 e i 145 cm., sufficiente a far sì che, quando è annodata, la punta della "gamba" si sovrapponga appena alla cintura del pantalone.
STORIA - Le sue origini sono antichissime, se ne trovano tracce nella cultura egiziana e in quella cinese, già nel III secolo avanti Cristo. I legionari romani portavano, per motivi igienici o climatici, legato intorno al collo, un qualcosa di simile chiamato "focale". Ma prima di giungere alle forme attuali, si passò anche per altre mode. Dalla prima metà del Seicento, ad esempio, si era diffuso il jabot, una pettorina ornamentale di mussolina bianca o di pizzo che scendeva sulla camicia. Secoli dopo i francesi adottarono questo "fazzoletto", mutuando a loro volta l'idea, da quello indossato dai mercenari croati durante la guerra dei Trent'anni. Nel 1661 Luigi XIV istituisce la carica di "cravattaio" del re, gentiluomo cui era assegnato il compito di aiutare il sovrano ad abbellire ed annodare la cravatta. Nove anni dopo la duchessa di Lavallière, favorita del re, è la prima donna ad indossare una cravatta.  Al tempo della Rivoluzione francese, i nobili portavano sia il jabot sia una cravatta bianca, che era lunga, leggera, arrotolata intorno al collo e con le estremità annodate, sul davanti, a farfalla. I rivoluzionari introdussero l'uso della cravatta nera che alla fine ebbe il sopravvento su quella bianca, e neanche il prestigio di George Brummell - il quale portava quasi esclusivamente cravatte dal perfetto candore - riuscì a ripristinarne l'uso. Il primo Ottocento fu dunque il periodo della lotta fra bianco e nero, e solo dopo il 1820 cominciarono a diffondersi le cravatte a motivi e disegni colorati. Nel XIX secolo sarà dato il suo nome alla più aggraziata delle cravatte maschili. Nel 1925, il cravattaio americano Jesse Langdorsf brevettò una cravatta lunga, meno sgualcita e più stabile: era nata la cravatta attuale.           

****
Cran

In un capospalla di giacche e cappotti è l'angolo cioè il punto d'attacco del collo con il rever.

****
Crepe de Chine (Créspo cinese)

Tessuto crepe di peso medio, non trasparente, liscio e morbido, in genere in 100% seta o misto seta, sia in unito o più comunemente stampato.

****
Crepe Georgette (Créspo Georgette)

Sinonimo di georgette.

****
Crepe Maroquin (Crespo Marocchino)

E' un tessuto crepe più pesante ed a grana più grossa di quello di Cina, caratterizzato dalla trama più grossa dell'ordito per cui presenta quasi delle costine verticali.

****
Crepe satin (Créspo satinato)

Tessuto crepe di peso medio, liscio, lucido sul diritto ed opaco sul rovescio, talvolta stampato.

****
Crepe [crep] - termine francese; dal latino crispus.

Tessuto di vario peso dal caratteristico aspetto granuloso, increspato, ondulato o comunque mosso. Questa sua caratteristica di increspatura può essere ottenuta per effetto dell'armatura, ma più spesso per effetto dei filati "crespi", la cui torsione forzata, molto elevata (fino a 4.000 giri/minuto), crea queste increspature. In genere è un tessuto piuttosto leggero e drappeggiante. L'arricciatura si crea anche durante l'operazione di finissaggio per effetto del restringimento diverso dei filati.

italiano: Créspo.
inglese: crepe
tedesco: Krepp
spagnolo: crespon

Vengono definiti in vari modi: crepe de chine, crepe maroquin, crepe satin, crepella, georgette. Altri termini sono: Crespelle, Crepon, Crepone, Crespon.

****
Crepella (Créspo di lana)

Tessuto crepe di vario peso, fabbricato con filati fortemente ritorti che gli conferiscono una superficie rugosa e granulosa, piuttosto leggero e con un movimento che ricorda il drappeggio. Non prende pieghe. E' impiegato per abiti femminili.

****
Crine - dal latino crinis, cappello.

Pelo della criniera e della coda di molti animali (in genere cavallo, asino, mulo). Il crine è costituito essenzialmente da cheratina e ha struttura e composizione analoghe a quelle della lana di cui è però più rigido. Dopo disinfestazione e lavatura, viene ammorbidito mediante bagni bollenti in soluzioni di permanganato di potassio e in acido solforoso, quindi rilavato e sgrassato. L'industria tessile li utilizza da solo o misto a fibre naturali o artificiali per interfodere, imbottitura per materassi, cuscini, ecc. e per tessuti di arredamento, passamaneria, ecc. nonché per la fabbricazione di pennelli, setacci, archetti per strumenti a corda, articoli da pesca, ecc.

I tipi che si fabbricano per vari tipi di interfodere si dividono in:
  • Crine animale - Vengono così denominati quei tessuti, in armatura tela, che hanno in trama il crine di coda di cavallo, e normalmente l'ordito in cotone. Hanno altezze variabili fra 30-35 cm. fino ad un massimo di 50-60 cm., vincolata appunto dalla lunghezza delle code. Sono utilizzati come interni, nella confezione maschile di alta gamma (visto l'alto costo, dovuto alle carenze della materia prima ed alla lentezza dei telai con cui viene fatto) nella zona petto o plastron, sia totalmente che più frequentemente solo come rinforzo spalla.
  • Crine sintetico - Sono in armatura tela, nati come alternativa al crine animale; in essi si è cercato di imitare lo scatto naturale della coda di cavallo con trame di tutta viscosa o misto pelo. Questi materiali sono stati realizzati non soltanto per ragioni di costo e di approvvigionamento, ma anche per svincolarsi dalle altezze decisamente basse del crine animale. Il Crine guipè è fatto con filati guipè cioè composti da un anima in raion e cotone su cui vengono fissati, mediante un altro filato, crini di criniera di cavallo. 
****
Crochet [kroscé] - termine francese; letteralmente uncino, gancio.

1. Nelle macchine da cucire è l'elemento avente la funzione di far concatenare il filo dell'ago con se stesso, o con altro filo portato dallo stesso organo o proveniente da una spolina, al fine di formare il punto di cucitura. I crochet si differenziano tra loro a seconda del tipo di punto formato, ma anche per lo stesso tipo di punto esistono diversi tipi di crochet. Le parti che compongono un crochet sono: a) cestello; b) corpo del crochet; c) capsula; d) spolina.

2. Lavoro artigianale all'uncinetto. E' una struttura a boccole ottenute con un unico ago con il quale si forma una prima fila della lunghezza voluta a cui si agganciano successivamente le altre file in parallelo. E' usato soprattutto per creare golf, scialli o coperte, ecc.   

****
Cruna - dal latino volgare corōna.

Piccolo foro nell'ago da cucire, per il passaggio del filo.

****
Cucitura - sostantivo derivato dal verbo cucire.

Serie di punti fatti con il filo che uniscono due tessuti o due parti di un indumento. Tra le più comuni ci sono quelle ribattute, simili alla costura e quelle doppie, dove il tessuto viene ulteriormente fissato all'esterno da una cucitura che nasconde la prima. Vedi anche costura, filza, imbastitura, impuntura, sopraffilo, sopraggitto.

****
Cucitura a catenella doppia bloccata

Tipo di cucitura eseguito con due fili, come quello a punto annodato, ma con la differenza che il filo inferiore non si aggancia a quello superiore a metà cucitura ma esegue come una successione di maglie sul lembo rovescio del tessuto. Rispetto alla cucitura a punto annodato è più elastica, quindi più adatta alla maglieria, ma impiega una maggiore quantità di filo e tiene con minore pressione i due lembi di tessuto. (Punto di cucitura a macchina - Classe 400).

****
Cucitura a punto annodato

E' la cucitura base ed è formata da due fili che si incrociano alla metà dello spessore del tessuto. Garantisce una buona resistenza, e poco visibile ma scarsamente elastica, quindi non molto adatta alla maglieria. (Punto di cucitura a macchina - Classe 300).

****
Cucitura piatta (due aghi)

E' una variante della cucitura a punto catenella doppia bloccata, perché il filo inferiore collega i fili superiori (due o anche più) con una successione di maglie a catenella. Viene eseguita con due o più aghi, per consentire di collegare due lembi di tessuto in una successione appiattita, con la catenella inferiore che collega i due fili superiori proteggendo eventualmente i lembi di tessuto. (Punto di cucitura a macchina - Classe 400).

****
Culottes - termine francese.

Pantaloni aderenti lunghi al ginocchio, indossati dagli uomini nel XVIII secolo.

****
Cupro - dal latino cuprom, "rame". Primo elemento di parole composte usate nel linguaggio scientifico o tecnico, nelle quali indica presenza di rame o relazione col rame.

Fibra tessile artificiale , si può anche chiamare rayon cupro-ammoniacale, scoperta nel 1892 da Fremery e Urban, prodotta sfruttando la solubilità dei linters o cascami di cotone, o altre volte la cellulosa ricavata dal legno nell'idrossido di rame ammoniacale (liquido o meglio "reattivo di Schweitzer"); la soluzione cuproammoniacale di cellulosa viene fatta passare attraverso una filiera in una soluzione acida che rigenera la cellulosa in forma di fibra lucente. Morfologicamente appare in filo continuo o in fiocco, come una fibra molto sottile, bianca ed appunto brillante, tanto da assomigliare alla seta. E' una fibra riportata in auge dopo che è stato messo appunto intorno agli anni '20 dalla Bemberg un particolare processo di lavorazione.

CODICE TESSILE: CU (EURATEX) - CUP (BISFA)

****
Curvilineo

Strumento del modellista, che può essere anche flessibile, per tracciare curve esatte.




Rames Gaiba
© Riproduzione Riservata

----
ULTIMA MODIFICA/AGGIUNTA: 23 marzo 2017



Nessun commento:

Posta un commento

I commenti non potranno essere utilizzati a fini pubblicitari di vendita prodotti.

Il linguaggio deve essere corretto, non offensivo per le persone e per le loro idee.

La responsabilità per quanto scritto nell'area Discussioni rimane dei singoli.