► KALIFORNIA
Borsa a mano o a spalla in pelle, creata nel 2013 da Humberto Leon e Carol Lim che all'epoca erano i direttori creativi del marchio “Kenzo”, con chiusura magnetica e design impreziosito da due zip-tasche a forma di K su entrambi i lati.
► KALPAK
Termine dal turco. Copricapo maschile a calotta alta (solitamente fatto di feltro o di pelle di pecora) indossato in Turchia, nei Balcani e in tutta l'Asia centrale e il Caucaso. Il kalpak si usa per tener per la testa al caldo in inverno e per ripararsi dal sole in estate. Ci sono pertanto kalpak diversi per le varie stagioni: 1a. I kalpak usati in inverno sono più spessi e possono avere un alto bordo in astrakan, 1b. Quelli usati in estate sono più sottili ma più ampi per riparare meglio.
Il kalpak è chiamato anche calpack, calpac, kalpac o qalpaq.
Nel 2019 l'Unesco lo ha decretato come Patrimonio immateriale dell'Umanità.
Il kalpak è chiamato anche calpack, calpac, kalpac o qalpaq.
Nel 2019 l'Unesco lo ha decretato come Patrimonio immateriale dell'Umanità.
► KANGOL
Marchio britannico iconico fondato nel 1938. La parola è inventata ma molti, ancora oggi, la attribuiscono a un acronimo: K di Knitting (lavorazione a maglia), ANG di Angora e OL di Wool (lana); è invece una crasi tra “knit”, Angora e “wool”, lana, che erano, e sono gli elementi che contraddistinguono i modelli più noti. 1. Basco (capo iconico di questa azienda) in tessuto di lana con cupola tondeggiante che ha la sua massima espressione durante la Seconda Guerra Mondiale (una sorta di marketing ante litteram), quando l'azienda diventa uno dei fornitori ufficiali per l'esercito. 2. Dagli anni '50 l'azienda ha sviluppato altri modelli di copricapo, specializzandosi nei copricapi da golf, cappelli da pescatore (bucket hats), nei cappelli di feltro e in quelli femminili, quindi passando dal basco per le divise militari alle teste dei Beatles, fino ai rapper di Brooklyn ed entrando nel più puro stile Swinging London. Nel decennio successivo, lo scelsero spontaneamente i rapper, facendolo diventare un simbolo di appartenenza. Oggi, è un marchio globale (con varie licenze di altri prodotti: scarpe, borse, ecc.) e di culto. Negli anni '70 arriva anche il logo, quel canguro che non ha niente a che fare con il nome kangol, ma che è diventata una metonimia involontaria, inseparabile, “that kangaroo cat”.
Nome di origine malese dell'albero del cotone. Albero tropicale, il kapòk (Ceiba pentandra), pianta bambacea originaria del Messico, ma si trova anche in America Centrale e nel Sud-America caraibico, in Africa e in Malesia (è conosciuto come il "cotone di Java"); di notevoli dimensioni, con foglie palmate, grandi fiori campanulati e capsule (baccelli) contenenti i semi circondati da una fibra lanuginosa e giallastra che è una miscela di lignina e cellulosa. Il processo di raccolta e di separazione della fibra richiede molto manodopera, ed è manuale.
Caratteristiche - È una fibra corta, elastica, leggera e soffice (i peli sono simili al cotone), resiliente, lucente, resistente all'acqua e capace di galleggiare), altamente infiammabile. Adesso viene anche filata ed elasticizzata, ed è più leggero e più caldo, con una resa maggiore (più voluminoso) del 60% del cotone. In Europa è stata filata per la prima volta nel 2006 dalla azienda tedesca Otto, ed elasticizzata dal gruppo Fein-Elast. Impieghi - È usata per imbottiture di materassi e cuscini, tappezzeria, "orsi del Teddy" (orso giocattolo farcito, la cui produzione è iniziata nel 1903), zafus (accessorio rotondo su cui si siedono i praticanti del buddismo), e per isolamento. In passato è stata usata nei giubbotti di salvataggio e dispositivi simili, dove in gran parte è stata sostituita da materiali artificiali.
►KASHA
Flanella col diritto garzato ed a colori screziati (solitamente bronzeo o bruno). Viene usata una combinazione di filati d'ordito imbozzimati che assorbono il colorante e di filati di trama paraffinati che non l'assorbono; in tal modo, quando la flanella viene tinta in corda, assume un aspetto screziato. Utilizzato a partire dagli anni venti e utilizzato in particolare da Chanel.
► KASURI
Stoffa di cotone blu da kimono, spruzzata di bianco.
► K.D.
► K.D.
Acronimo di Kessel Decatur, marchio registrato di Biella Shrunk Process. Trattamento di finissaggio effettuato su tessuti di lana e misti che ha lo scopo di migliorare la mano del tessuto (scivolosità e morbidezza), la stabilizzazione dimensionale, il finissaggio della lavorazione. Si tratta di un decatissaggio in autoclave sotto pressione, che fa parte delle lavorazioni di decatissaggio in discontinuo. Il ciclo di fissaggio all'interno della camera di pressione dura generalmente da 2 a 5 minuti ad una temperatura di 110°C - 130°C a 1,2 bar di pressione.
► KEEPALL
Borsone da viaggio morbido in tela monogram di Louis Vuitton. Nasce nel 1924 creata da Gaston Vuitton, nipote del fondatore, come prima sacca da viaggio destrutturata. Originariamente realizzata in tela marrone, veniva essenzialmente utilizzata come bagaglio extra da inserire in valigia. Fu solo nel 1959 che venne progettata in tela monogram (composta da un motivo floreale geometrico e dalle iniziali di Louis Vuitton) acquisendo un proprio status. La Keepall di Louis Vuitton è disponibile in quattro misure diverse: 45, 50, 55, e 60 cm. In ogni sua versione è molto capiente, ed è caratterizzata da due manici e da una tracolla rimovibile e regolabile. Una versione ancora più resistente e preziosa è la Keepall Bandoulière che è rinforzata sui lati da due bande di pelle.
► KEEPALL
Borsone da viaggio morbido in tela monogram di Louis Vuitton. Nasce nel 1924 creata da Gaston Vuitton, nipote del fondatore, come prima sacca da viaggio destrutturata. Originariamente realizzata in tela marrone, veniva essenzialmente utilizzata come bagaglio extra da inserire in valigia. Fu solo nel 1959 che venne progettata in tela monogram (composta da un motivo floreale geometrico e dalle iniziali di Louis Vuitton) acquisendo un proprio status. La Keepall di Louis Vuitton è disponibile in quattro misure diverse: 45, 50, 55, e 60 cm. In ogni sua versione è molto capiente, ed è caratterizzata da due manici e da una tracolla rimovibile e regolabile. Una versione ancora più resistente e preziosa è la Keepall Bandoulière che è rinforzata sui lati da due bande di pelle.
► KEFIAK | KAFFIYEK
Una sciarpa bianca e nera portata dal popolo palestinese (ma che è indossata da tutti in Medio oriente, dai giovani e dai vecchi, a scuola e sul lavoro), diventata nel mondo occidentale un simbolo dei giovani studenti contestatori.
► KELLY
Borsa a mano di Hermès di forma trapezoidale con un solo manico, una tracolla rimovibile, una cinghia nella parte anteriore, una chiusura a battente con serratura: si può girare il cerchietto in metallo oppure usare il luchetto con la chiave che si trova nell'inserto in pelle applicato al manico. Il manico e i quattro piedini quadrati alla base, sono fissati alla pelle esterna. Il marchio “Hermès Paris” è stampato in oro su ogni esemplare. La nascita della Kelly risale alle origini della Maison Hermès nel 1837, anno della fondazione della maison Hermès: era infatti la borsa porta-sella che i cavalieri utilizzavano per recarsi alle battute di caccia. Nel 1930 la maison ebbe l’idea di ridurla sensibilmente di formato per farne una borsa da donna. Nel 1956 diventa per eccellenza la borsa reale, grazie al mito che aleggia attorno a Grace Kelly, da cui poi prese il nome. A renderla celebre fu infatti la diva (apparve sulla copertina della rivista “Life”) che, incinta di Carolina, non volendo ufficializzare la notizia, cercò di nascondere con questa borsa la pancia ai fotografi. È confezionata a mano dallo stesso artigiano (che la sigla con un codice di identificazione, utile proprio per riuscire a risalire alla personalità che l’ha creato) e mediamente servono 25 ore per ogni pezzo e le cuciture eseguite con il “punto sellaio” sono oltre 26 mila. Pertanto, l'attesa è lunga anche diversi anni (se si è intenzionati a compare l’iconica borsa bisogna recarsi nello store presente nella città a noi più comodo per depositare la wish-list e scegliere il colore, il tipo di pellame e le misure) prima che venga consegnata e, quindi, si è creato un assai florido mercato vintage. È concepita come una borsa da giorno, ma la sua classicità ne fa un passe-partout per tutte le occasioni speciali. In origine i colori erano quattro: nero, marrone, blu e bordeaux; negli anni Ottanta vengono aggiunti il giallo, il rosso, lo smeraldo e lo zaffiro. Oggi, la “famiglia” Kelly ha un albero genealogico enorme: otto dimensioni, dalla Kelly 50 (centimetri), alla Kelly Mini-mini (15 cm), è realizzata in una ventina di materiali diversi, vitello, struzzo, coccodrillo, lucertola, cinghiale (esiste anche la versione in seta), in tutti i colori di Hermès, compresi il tricolore e in più di 200 possibili combinazioni.
La Kelly Bag è una delle poche borse a poter essere chiamate per nome, anche se il nome ufficiale fu attribuito soltanto nel 1977. Questa borsa richiama il mito della → “Birkin” , altra borsa-icona della Hermès, che ci fa sentire parte di una realtà condivisa di bellezza ed esclusività.
► KEY ITEM
🇬🇧 Locuzione inglese; da key "chiave" e item "articolo". Pezzo clou (capo o accessorio), quello più significativo, che identifica una collezione, essenziale o fondamentale in un determinato contesto.
► KÉKFESTÉS (tintura in blu)
L'espressione kékfestés apparve per la prima volta nella corrispondenza di István Bengely negli anni '1770 del Settecento. La tintura in blu è una tecnica secolare in Ungheria essendo presente dal XVI secolo. Per questo il colore è definito blu ungherese. Il motivo appare tipicamente in bianco su sfondo blu. La pittura blu è fondamentalmente basata sulla tecnologia della pressione barriera. Ciò significa che sul tessuto viene stampato secondo il disegno un bloccante che isola dal tessuto il colorante applicato successivamente, coprendo solo le parti non coperte dal bloccante. Il processo avveniva utilizzando una pianta colorante autoctona coltivata in vaste aree della Turingia e della Francia che, dopo le scoperte geografiche, fu sostituita da una pianta indiana, l'indaco. Poiché quest'ultimo è privo di dissolvenza, più concentrato e ha una qualità migliore, si è diffuso rapidamente nel 16° secolo. Oggi sono poche le aziende che tingono ancora a mano ed usano gli stampi che circa 200anni fa furono importati dalla Francia assieme alla tecnica della realizzazione. La diffusione della stampa tessile su larga scala ha naturalmente ridotto l'uso di questa tecnica di tintura blu su piccola scala. Nonostante ciò, continua a vivere come attività di arte popolare e alcuni impianti sono ancora oggi in funzione. Si chiama kékfestés ed è patrimonio culturale protetto da UNESCO.
► KENAF
Termine di origine persiana. Fibra vegetale che si ricava dalla pianta della Hibiscus Cannabinus, appartenente alla famiglia delle Malvacee. E' una pianta annuale con radice fittonante, che si sviluppa rapidamente (in tre mesi raggiunge i 2 metri), con fiori bianchi. Originaria del Sudan, attualmente è coltivata in alcune aree dell'Asia Orientale. Fibra nota fin dai tempi antichi; ecologica in quanto fra le sue caratteristiche vi è infatti la proprietà di ripulire l'aria dallo smog assorbendo grandi quantità di anidride carbonica (piantumando un kmq si possono assorbire ca. 500 tonnellate di CO2), e di fosforo. Si ha una produzione di 15-20 t/ha, con un ciclo di 130 giorni, contro le 7,7 t/ha per il pino e le 6 t/ha per il pioppo. È utilizzato, oltre che per la produzione di carta (in quanto le sue fibre sono molto simili a quelle delle conifere, e perciò adatte alla produzione di paste per carta), anche dall'industria tessile, pure se in questo segmento il suo uso maggiore è per cordami e sacchi. Altri usi sono come fonte vegetale di biomassa per produrre energia, come medicinale, come cibo, ma anche come allucinogeno.
► KEPENEK
Termine che deriva dalla radice turca kep-, con radici nei dialetti rurali anatoli, legata al concetto di "coprire". 1a. Indumento senza maniche, e senza bottoni tende sulle spalle e avvolge interamente il corpo. È composto da tre parti principali cucite insieme, con uno spessore che può raggiungere un centimetro. Tipicamente di colore bianco con occasionali elementi decorativi, è realizzato in feltro di lana o peli di capra. Impieghi - In origine, oltre ad essere usato come mantello, fungeva anche come coperta o persino tenda dai pastori nomadi, da riparo notturno, offrendo protezione totale dal freddo, dalla pioggia e dal vento, alle dure condizioni degli altipiani, mantenendo il calore anche quando è bagnato. 1b. Il termine è passato a definire oggi nella moda contemporanea un tipo di soprabito o mantello (mantle/overcoat) rivisitato, che recupera una struttura semplice, che avvolge il corpo.
► KÉPI
Il termine è la
francesizzazione del tedesco kappi, utilizzato come berretto di
guarnigione dalle truppe di cavalleria austriaca. Copricapo militare di forma cilindrica o
troncoconica, con la parte più stretta in alto e dotato di visiera, diffusasi
per la sua praticità, rispetto ai berretti in uso precedentemente, fra i
principali eserciti nell’ottocento e nel primo novecento. Ai nostri giorni solo
la Francia adotta per l’esercito e la gendarmeria, almeno nelle uniformi da
cerimonia il képi, prevalentemente per motivi tradizionali.
► KERSEY
Tessuto pesante in armatura saia, a base di lana cardata, ben follato e garzato, in maniera da nascondere l'intreccio: spesso è più follato del castorino, pur avendo un pelo più corto, e una maggiore lucentezza. Viene usato diffusamente per uniformi militari e civili.
► KEVLAR®
Marchio commerciale della DuPont INVISTAM. Fibra sintetica poliaramidica (aramide), ottenuta per condensazione di parafenilediammina ed acido tereftalico. Viene commercializzata in forma di filamento, fiocco e polpa. Per soddisfare la crescente varietà di applicazioni, DuPont continua a sviluppare nuovi prodotti Kevlar, migliorando ulteriormente le caratteristiche - come la colorazione, la tenacità, il modulo o l'allungamento aggiuntivo - e rendendole sempre più adatte a vari specifici utilizzi finali. Le nuove applicazioni comprendono Kevlaro "EE" e Kevlar "ER" (elastomero e gomma ad alta tecnologia) per rinforzi in gomma e in elastomeri, in situazioni in cui la dispersione uniforme della fibra è della massima importanza. In qualità di sostanza tissotropica in sigillanti e pitture, un conglomerato di fibre corte Kevlaro, consente un migliore controllo della viscosità delle resine. Kevlar "Rtp" è un concentrato per rinforzi termoplastici. Il Kevlar assieme al Nomex ed al Tyvek costituiscono i punti più avanzati della ricerca per quanto riguarda la protezione individuale. Caratteristiche -Unisce ad alta resistenza un peso leggero. Le sue caratteristiche generali sono: alta resistenza alla trazione meccanica a peso basso (cinque volte superiore a quelle dell'acciaio); conduttività elettrica bassa; alta resistenza chimica; restringimento termico basso, praticamente eliminando il rischio di adesione del materiale fuso alla pelle (stabili in un intervallo di temperatura compreso tra i -40°C e 130°C, e praticamente rimangono inalterate fino a 180°C); alta durezza; alta resistenza del taglio; resistente alla fiamma (protegge dal calore fino a 425°C), auto estinguimento. Impieghi - È usata principalmente nei materiali compositi per abbigliamento sportivo e tecnico come guanti e maniche (sono leggeri, comodi e consentono una notevole destrezza e sensibilità tattica) e abiti protettivi (vigili del fuoco, forze di polizia e militari, ecc.); corde e cavi; fabbricazione di vele per imbarcazioni da competizione; balistica e difesa; industria automobilistica a quella del metallo e del vetro.
► KHATA
Termine tibetano. Sciarpa usata dai buddisti in Tibet, Nepal, Bhutan, Mongolia durante le cerimonie tra cui nascite, matrimoni, funerali, riconoscimenti e altri importanti eventi della vita; la vediamo indossata nelle danze tradizionali. Viene offerto nei monasteri e nei templi e all'arrivo (gesto di benvenuto) e partenze (simboleggia un viaggio sicuro) degli ospiti di particolare riguardo. Di solito sono fatti di seta ma ora si trovano anche in cotone e poliestere. I khata tibetani sono solitamente bianchi, simbolo di purezza. Esistono khata a cinque colori (blu, bianco, giallo, verde, rosso) che rappresentano gli elementi o i cinque Buddha della meditazione. I khata mongoli sono solitamente blu, a simboleggiare il cielo. Meglio nota in Tibet con il nome di Kathak.
► KID
🇬🇧 Voce inglese, che significa "capretto". Denominazione del giovane capretto della capra d'Angora (kid mohair) che produce il mohair più fine e pregiato.
► KILT
Voce scozzese, di provenienza scandinava, kilt "alzare la sottana". Gonna a portafoglio, cioè sovrapposta sul davanti. In tessuto di lana dalle fantasie a quadri scozzesi tartan che rappresenta i suoi clan (il clan, è il gaelico per "la famiglia"). Per il kilt tradizionale vengono utilizzati dai sei metri e mezzo fino a otto metri di stoffa, fittamente pieghettata sul dietro e sui fianchi, mentre il davanti è liscio e sfrangiato verticalmente. Si allaccia sul fianco con listini in pelle e viene fermata da una grande spilla in ottone. Appartiene al costume tradizionale della Scozia, dove viene indossata dagli uomini, insieme ad uno sporran, cioè una borsetta di cuoio per trasportare denaro e per proteggere le parti intime, in quanto il kilt è portato tradizionalmente senza biancheria intima. È accompagnato da un plaid da indossare drappeggiato su una spalla. Come capo alla moda del guardaroba femminile, la gonna (di solito senza plaid) è stata popolare dagli anni quaranta. Le versioni moderne sono costituite da circa un metro e ottanta di tessuto e non sono conformi alla tradizione scozzese. Furono particolarmente in voga attorno agli anni settanta, quando costituivano un elemento fondamentale del guardaroba delle ragazze aderenti ai movimenti "Preppie" e "Ivy League".
Voce giapponese, 着物 letteralmente ki significa "abito" e mono "cosa" (da indossare). Termine appartenente al linguaggio internazionale dell'abbigliamento. 1. Abito tradizionale giapponese, femminile e maschile, costituito da una lunga veste generalmente di seta leggera, oppure in broccati sempre in seta però più pesanti (questi sono usati per le cerimonie) o cotone, ricamata o stampata a colori, stretto alla vita da un alta cintura annodata dietro. Tra le varie tipologie di kimono ve ne sono tre principali che si differenziano soltanto nell'attaccatura e nell'ampiezza delle maniche: il kosode ha la manica stretta, l'hirosode ha le maniche ampie e il fuorisode ha le maniche che pendono. Una parte importante del kimono è rappresentata dall'obi cioè la fascia con cui si chiude il kimono. La struttura del kimono è estremamente semplice: 4 lunghe strisce rettangolari di tessuto cucite insieme in verticale. La semplicità di questa forma fa sì che il kimono ma anche l'obi possono essere piegati lungo le cuciture in forme rettangolari perfette. I modelli di kimono variano a seconda del sesso, della classe sociale e della cerimonia a cui si partecipa. Vengono decorati a seconda delle stagioni (ad esempio: in primavera vi saranno rappresentati degli uccellini in mezzo al verde; in inverno potrebbe essere rappresentato un paesaggio invernale; nei periodi festivi prevalgono disegni di bambù, di pini e di fiori del pruno perché considerati segni di prosperità e di buona fortuna). Il kimono è una veste estremamente versatile e comprende tutte le componenti di questo abito tradizionale, che può essere composto da una a sei vesti indossate una sopra l'altra. Per un kimono possono servire anche 14 metri di tessuto a seconda del modello. Gli eccessi del tessuto, durante la realizzazione del kimono non vengono mai tagliati, bensì lasciati dentro ripiegati, così se dovesse essere necessario allungare si può fare. Sopra al kimono si può indossare l'uchikake, una veste aperta ed imbottita che ricade sulle spalle come una stola. 2. Anche tipico indumento indossato da chi pratica lo judo. È costituito da pantaloni in cotone chiamati zubon, questi sono ampi e robusti, non hanno ne bottoni ne zip in quanto sono sostenuti da un cordone che passa in una cinturina lungo la vita. La casacca, sempre in cotone, più robusto di quello dei pantaloni, anch'essa priva di oggetti metallici e di bottoni; sulle zone più a rischio di strappi cioè il collo e le spalle, vi è un ulteriore rinforzo di tessuto. La cintura chiamata "obi" è sempre in cotone e può essere di diversi colori a seconda del grado (capacità) dell'atleta. 3. Il termine, dall'inizio del XX secolo, è anche usato per indicare nell'abbigliamento occidentale una manica ampia e senza cuciture sulle spalle.
► KING SIZE
🇬🇧 Locuzione inglese che significa, letteralmente, "misura da re". Misura fuori dal normale, più grande dell'usuale.
► KIRA [kee-ra]
Abito nazionale del Bhutan. Sopravveste femminile, composto da tre pannelli in tessuto (generalmente cotone) cuciti tra loro e disposti in modo che i disegni non corrispondano mai in maniera esatta. Le kira sono tra i manufatti tessili più preziosi e tecnicamente raffinati dell'Asia meridionale. I motivi orizzontali delle bande possono essere disposti sul corpo in direzione orizzontale o verticale. Il drappo è posto sulla sottogonna e sulla blusa, in seta o in cotone, a maniche lunghe, è fatto passare sotto il braccio destro e trattenuto su entrambe le spalle con una spilla o una fibula. I lembi, dopo essere stati opportunamente sistemati, sono chiusi con una cintura. Sulla kira è posta una giacca confezionata generalmente in broccato di seta che pone in vista le maniche della blusa (questa in colore contrastante), le quali hanno il fondo ripiegato all'esterno. La versione maschile si chiama gho.
► KITSH
🇩🇪 Termine tedesco. Di cattivo gusto più o meno intenzionale. Si dice di chi si comporta o si veste in modo particolarmente eccentrico e vistoso.
► KLOMP | KLOMPEN
Termine olandese; klomp (klompem è il plurale) significa originariamente "zolla" o "ammasso", termine poi trasferito alla calzatura di legno. È il tradizionale zoccolo intagliato da un unico blocco di legno; simbolo nazionale dei Paesi Bassi insieme a mulini e tulipani, storicamente usato da contadini e pescatori per la sua robustezza. La struttura è chiusa, con una suola spessa che offre protezione e isolamento termico. Hanno una forma arrotondata e spaziosa, progettata per essere comoda e facile da calzare. Tradizionalmente, il legno viene lavorato per essere liscio, a volte lasciato naturale, altre volte verniciato o decorato con disegni tipici. Spesso realizzati in legno di pioppo, questi zoccoli offrono protezione in ambienti umidi e fangosi. Esistono anche versioni moderne, come i "Nora Klomp Comfy", realizzati in poliuretano leggero. La differenza principale tra klomp (zoccoli olandesi) e sabot risiede nell'origine geografica, dove quest'ultimo è più genericamente europeo con suola in legno.
► KNICKERBOCKER
🇬🇧 Termine inglese. Tessuto fatto con un filato di lana cardata puntinato o rigato di solito, di peso medio, a colori vivaci, sportivo, simile al tweed, con il quale viene a volte confuso.
► KOLHSPURI CHAPPAL
Il termine Kolhapuri indica la provenienza dalla città di Kolhapur, situata nel sud del Maharashtra, in India. Chappal è un termine hindi/indiano che significa sandalo o ciabatta. Sandalo basso T-strap in pelle, artigianale originario dell'India, originari della regione di Kolhapur, negli stati del Maharashtra e Karnataka, conciato con coloranti vegetali. Sono sandali aperti con un cinturino passante per l'alluce (toe loop), spesso senza l'uso di chiodi o colle, il che li rende resistenti e bilanciati. Calzatura indossata sia dagli uomini che dalle donne. Hanno una storia che risale al XII secolo e sono realizzati a mano da artigiani locali, spesso utilizzando pelle di bufalo conciata al vegetale e dettagli in pelle di capra. Negli anni Settanta, con il movimento hippy, divenne una calzatura molto popolare. Nel 2019 hanno ottenuto la certificazione GI (Geographical Indication), che ne garantisce l'autenticità e il legame con il territorio di origine.
► KÖPSKAM
Termine svedese; formato dalla parola svedese "köp" (acquisto) e "skam" (vergogna). Il termine è stato adottato anche in altre lingue. Indica il senso di colpa o vergogna che si prova dopo aver fatto acquisti non necessari o impulsivi, specialmente online. È diventato un termine popolare per descrivere il sentimento di rammarico che segue a una spesa eccessiva, quando si acquista abbigliamento senza averne bisogno.
► K-WAY ®
Marchio, in origine francese, dal 2004 di proprietà del Gruppo Basic Net (Torino). Giacca-impermeabile antipioggia e antivento unisex, solitamente in nylon leggerissimo, prodotto per la prima volta a Parigi nel 1965. Oggi questo indumento viene realizzato in vari modelli e con i materiali più disparati, sempre impermeabili, con cappuccio, ripiegabili in una tasca-marsupio, con chiusura lampo, con l’apertura solo per la testa. Si lega in vita grazie ad una cintura elastica.
Curatore: Rames Gaiba
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