10 luglio 2015

DIZIONARIO DELLA MODA: B




Baby-Doll 
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 così chiamato dopo il film Baby Doll, realizzato nel 1956. 

Miniabito da notte o abito con maniche corte a palloncino e il punto vita non segnato.

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Back reshoring
Si può parlare di back reshoring quando una produzione delocalizzata ritorna nel Paese di provenienza. Questa scelta può riguardare due tipologie di produzione: la prima, quando un'azienda italiana dopo aver avviato uno stabilimento all'estero - per esempio, in Estremo Oriente - ritorna; la seconda, quando un'impresa che aveva un fornitore estero cambia strategia scegliendo un fornitore italiano.

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Baghera
Vellutino finissimo a pelo non tagliato con superficie pertanto irregolare ma resistente allo schiacciamento. Viene usato per confezionare abiti da sera femminili di una certa eleganza.

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Bagno - dal latino balneus.
L'immersione di fibre, filati, tessuti, pelli, ecc. in una sostanza liquida, che può essere una tinta (bagno colore) o un finissaggio. I bagni di colore vengono numerati, e nei tessuti in taluni casi indicati, in quanto è consigliabile che la confezione di un capo sia fatta utilizzando la stessa partita di colore, al fine di evitare differenze (anche se minime) di colore.   

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Baiadera (Bajadera)
Disegno o stampa a fasce multicolori parallele in trama. Originariamente il nome designava tessuti di seta rigati per traverso a tinte vivacissime. In seguito il termine designò genericamente tutti i tessuti, dalla seta al rayon, dal cotone ai sintetici, aventi come caratteristica comune i colori vivacissimi. I disegni vanno dalla fantasia ai geometrici semplici, dai rigati ai barrati. Hanno impiego nella sciarperia, nell'abbigliamento femminile e in cravatteria.

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Balayeuse - voce francese.
Balza di tessuto che veniva cucita all'interno delle gonne lunghe - specie a strascico - per proteggerle dallo sfregamento contro il suolo e dalla polvere.

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Balla - dal francese arcaico balle e questo dal franco balla.
Ammasso di fibre racchiuso in tela robusta cerchiata con reggette metalliche, si da formare un collo di forma regolare e di peso determinato ("balla di cotone", "balla di lana", ecc.).

francese: balle
inglese: bale
tedesco: ballen
spagnolo: bala

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Balmoral - nome del castello residenza scozzese della famiglia reale britannica.
1. Tartan della famiglia reale inglese. 2. Stoffa di lana pesante a quadri rossi, blu e neri. 3. Scarpa il cui nome abbreviato è bal shoe. 4. Berretto, in lana, di forma rotonda.

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Balza - dal latino baltĕa, plurale di baltĕum, cintura, "muro di cinta dell'anfiteatro".
Fascia che serve di ornamento, che può essere di colore anche in tinta unita, ricamata o traforata o smerlata, stampata anche con motivo, pieghettata o arricciata di tessuto diverso; le fasce possono essere più di una e di varie altezze e lunghezza degradante in modo da costituire un motivo molto ricco e mosso. Usata per capi d'abbigliamento (in particolare gonne), tende, coperte da letto, ecc.

inglese: flounce

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Balzana
Guarnizione sull'orlo di capi d'abbigliamento, consistente in una fascia di tessuto più o meno larga.

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Bambagia - dal greco bambax - akos, "cotone".
1. Più propriamente nome dei peli che circondano i semi di varie specie di piante del genere "Gossypium". 2. Per estensione, con questo termine, è definito il cascame della filatura del cotone, pulito, ritorto e filato che può essere utilizzato come cotone in fiocchi. 3. Nel linguaggio comune è sinonimo di cotone idrofilo. 

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Bambasina
Tessuto di cotone ad intreccio molle ed a morbida peluria.

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Bamboo (Bambù)

Pianta sempreverde cespi tosa (Phyllostachys bambusoides), rustica e vigorosa, originaria delle regioni asiatiche centro-orientali. Se ne conoscono oltre 1.000 specie sulla Terra. Si adatta a molti climi; tollera gli estremi di precipitazioni (da 30-250 pollici di pioggia all'anno). Versatile con un ciclo corto di sviluppo (può essere raccolta durante 3-5 anni contro 10-20 della maggior parte dei legni dolci, è quindi la pianta boscosa crescente più veloce di questo pianeta), viene raccolta annualmente. E' una pianta riscoperta dal punto di vista tessile nell'ottica di una moda ecologica e naturale. La fibra si ricava dal fusto della pianta, e può raggiungere anche i 20 mt. I fusti maturi vengono tagliati e messi in acqua a macerare per divenire un fascio di fibre, che vengono poi battute, pettinate e cardate fino a trasformarsi in filato.

CARATTERISTICHE: Per la particolare struttura pentaedrica la fibra di bambù presenta micro cavità che favoriscono la traspirazione e il passaggio ottimale dell'umidità verso la superficie. Coltivata senza l'ausilio di pesticidi e poi lavorata esclusivamente con sostanze ecologiche, ha proprietà antibatteriche, è libera da inquinanti, 100% biodegradabile. Contiene inoltre la pectina del miele, una sostanza naturalmente impermeabile ai raggi UV. Per l'eccellente tenacità naturale della fibra, i tessuti in fibra di bambù mantengono le proprietà di stabilità, resistenza alle pieghe e antipilling anche dopo ripetuti lavaggi. Morbido e fluido alla mano, il prodotto finito risulta caratterizzato da una pacata brillantezza cromatica. Si presta ad essere tinto in solidissime tinture, stampato e trattato sia per la tintura in capo, sia per innovative spalmature da delavare successivamente alla confezione.

IMPIEGHI: abbigliamento sportivo, camicie fresche e leggere. Ha un utilizzo anche nell'edilizia, condutture d'acqua, ecc.

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Bandana - voce inglese; usato in italiano come singolare maschile o singolare femminile.
Fazzoletto quadrato di cotone a fiori naif su fondo di colore forte rosso, giallo, blu, violetto, realizzato con un arcaico metodo di tintura hindy, tie-dyeing (bandhana). Molto usato dai cowboy del West americano, portato ripiegato a triangolo per proteggere il naso dalla polvere o legato sul capo, annodato sulla nuca. Negli anni '60 i figli dei fiori" ne fecero il tocco caratteristico del loro abbigliamento. Si vede molto anche nelle isole mediterranee, e periodicamente è riportato in voga da qualche stilista.

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Bandhana - dall'hindi bandhani.
Designa una forma di tintura a riserva, tramite stretta legatura della stoffa che non si vuole tingere. Ora, con il termine italianizzato bandana designa anche un fazzoletto.

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Bandolo - da banda.
Capo della matassa.

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Baratea
1. Tessuto con fili serici in ordito e trama in lana pettinata, battuto a costine di trama interrotte, completamente sovrapposte dall'ordito. Usato per abiti femminili. 2. Tessuto liscio in lana pettinata, battuto con armatura panama, a base di fili d'ordito ritorti. Usato per uniformi. 3. Tessuto serico o a base di fili sintetici a filamenti continui, con armature a costine interrotte che gli conferiscono un aspetto corrugato. E' usato per cravatte.

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Barathea - termine inglese.
Tessuto pettinato con armatura a costa di trama spezzata, fabbricato con catena di cotone e trama in lana pettinata molto fine, oppure con catena di lana pettinata e trama di mohair. E' simile al drap. Usato per abiti da sera, e in particolare smoking.

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Barbino
Particolare tipo di gancio rivestito di porcellana o di vetro, usato nelle cantre, nei bobinatoi, ecc. attraverso il quale scorre il filo.

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Barchetta
1. Supporto su cui si avvolge il tessuto, piegato in doppio (cioè con tessuto piegato cimosa con cimosa). Questa confezione della pezza è destinata soprattutto ai negozi. Oggi generalmente è in polisterolo o su spatole di cartone, mentre in passato era formato da 4 liste unite (telaietto) di legno di scarto. 2. Tipo di scollatura, alta davanti e scostata lateralmente dal collo, che prende il nome dalla caratteristica forma.

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Baronetto (raso del)
Tessuto ad armatura raso molto lucente allestito con ordito in cotone e trama in raion. E' caratterizzato da buone doti di drappeggio, si lava facilmente ma la superficie attira molto lo sporco e si logora facilmente.

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Barracano - dall'arabo barrakàn, che significa "stoffa grossolana".
1. Stoffa, in armatura tela, grossolana e spessa di lana di capra o pelo di cammello, impermeabile e resistente, usata da beduini e arabi per mantelli. Dal tessuto vengono tagliati dei lunghi tratti di stoffa sufficienti  ad avvolgere due volte una persona attorno al corpo lasciando libero il capo e le braccia. 2. Nel Medioevo definiva il mantello o veste pesante.

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Barrato
Effetto di righe ottenute in trama (orizzontale). Le barrature possono essere per cambiamento di colore, per cambiamento di armatura, per cambiamento di fibra o per cambiamenti di più di queste voci assieme. I barrati hanno larghissimo uso in cravatteria a cominciare dai famosissimi regimental.

francese: Barré.

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Barrato melange
Barrati dove le barrature anziché essere eseguite con colori pieni sono eseguite con filati a mélange di colori.

francese: rayuremelée  
inglese: mixed colour stripe 
tedesco: unreiner Streifen
spagnolo: lista de mezcla

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Barrature
Rigature parziali o totali di un filato o tessuto su stoffe unite in senso trama (orizzontale), di aspetto differente dall'insieme della pezza.

Metodo di controllo - Valutazione visiva delle imperfezioni che sarebbero inaccettabili su il prodotto che si deve fare, e misura della loro lunghezza.

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Baschina - dal francese basquine.
1. Falda di taglio particolare che scende dalla vita ai fianchi, in alcuni tipi di indumenti femminili. 2. Nel costume del XVI sec. era una gonna ampia e tesa su cerchi, simile alla vertugade o verducato, spesso con il davanti del tessuto diverso, che ebbe larga diffusione tra le dame dell'aristocrazia.

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Basic - voce inglese che significa, letteralmente, "basico, fondamentale".
Definisce una categoria di oggetti, e quindi capi di abbigliamento, sia per la loro lineare e semplice essenzialità sia in quanto punti di riferimento insostituibili (e quindi classici) nel loro genere. Il concetto di basic è una sorta di fil rouge che taglia trasversalmente tutti i generi di vestiario classico, casual, sportivo, consacrandone alcuni capi ed escludendone altri. Il genere classico, per i valori permanenti che esprime e per le sue caratteristiche di "pulizia" e di non vistosità nello stile, potrebbe rientrare quasi in blocco nel basic. Quest'ultimo è ancora più facilmente riconoscibile dalla definizione del suo antagonista, il fashion, la "moda", ossia tutto ciò che essendo "modaiolo" segue l'effimera tendenza del momento.

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Bastonature
Difetto che consiste in pieghe più o meno evidenti presenti sul tessuto.

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Bastoncino - diminutivo di bastone.
Nel gergo tessile indica il disegno caratteristico dei tessuti camiceria o abbigliamento leggero, ottenuto con armatura o con stampa; formato da strisce regolari e parallele scure alternate a chiare (in genere bianche), larghe da 1 mm. a 10 e più mm.

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Batavia - esistono due versioni: la prima fa capo all'Olanda e agli olandesi chiamati in epoca romana Batavi dal popolo che allora abitava la Frisia e che si estende a tutta l'Olanda; la seconda alla città di Batavia nell'isola di Giava, nome che nel 1619 gli olandesi diedero a Djakarta.
Armatura, derivata dalla saia semplice, utilizzata per fabbricare un tessuto spigato, dalle sottilissime righe diagonali, caratterizzata dal rapporto pari s senza rovescio (nel quale l'effetto di ordito è uguale a quello di trama), quindi con due diritti: il tessuto si presenta senza rovescio in quanto trama e ordito sono visibili nella stessa proporzione, e varia solo la direzione della spiga.

E' una delle armature più impiegate nei tessuti per drapperia e laneria (ad esempio per il covercoat, la grisaglia o il pied-de-poule.

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1. Procedimento di decorazione di tessuti, cuoio, carta.

2. Tipo di tecnica di colorazione per inscrivere nel colore un disegno nel tessuto che si ottiene, nella pratica moderna, mediante stampa per riserva (che prevede un passaggio per ogni tinta) o facendo il disegno direttamente sulla stoffa e coprendo di cera per prima le parti che devono rimanere più chiare; la cera viene quindi asportata con bagni di benzina. Il disegno risulta chiaro su fondo scuro con le relative screpolature e sbavature. Le stampe si usano per uno stile folk o etnico.

La tecnica antica - Si è perso nella notte dei tempi il magico momento in cui un uomo si accorse che l'indigofera (genere di piante) poteva tingere l'acqua di un bel blu profondo e scuro. E che la pezza di cotone immersa nell'acqua e poi lasciata ad asciugare tratteneva quel colore. Da allora molti popoli avevano usato i colori vegetali e avevano scoperto che la tintura si manteneva integra sul tessuto e non scoloriva al lavaggio o al sole, solamente se il bagno di colore veniva dato più volte in brevi e susseguenti immersioni a freddo, e poi il tessuto lasciato al sole in lunga esposizione per l'ossidazione. Così si aveva un tessuto monocromatico. Sorgeva il problema di come disegnare sul colore. Occorreva dunque combinare le immersioni brevi e susseguenti nella tintura con la possibilità di lasciare dei disegni sul tessuto: bisognava cioè agire al negativo, trovare una cortina all'assorbimento del colore là dove si voleva che il segno del disegno risultasse dopo le successive e prolungate immersioni nei bagni di tintura. Si pensò quindi di continuare nella tintura di tutto il tessuto nel colore vegetale, più volte a freddo, coprendo però alcune parti con materiali che impermeabilizzassero il cotone e impedissero in tal modo su quelle parti l'assorbimento del colore: alcuni usarono la pasta di riso, altri la fecola, altri ancora legarono strettamente parti delle pezze con fibre vegetali, e via escogitando. Vi fu infine chi provò a ricoprire con la cera le parti che non si volevano colorare (generalmente si usava quella d'api a cui venivano aggiunte resine diverse, e altri materiali come il grasso di vacca). La cera, con l'aggiunta dei diversi componenti, doveva infatti acquisire la giusta densità, in modo che scaldata permettesse una perfetta "scrittura" sul tessuto, e sufficiente morbidezza per non spaccarsi durante la manipolazione e il processo di tintura. Infatti, ciò che in occidente si pensa proprio del bathik, cioè quell'effetto di piccole linee dato dallo spezzarsi della cera, viene invece per lo più considerato un grave errore, tranne che non sia effetto voluto, e quindi non si sia proceduto manualmente e intenzionalmente a produrre piccole venature nella cera di fondo. Il bathik è appunto questa tecnica, di colorazione dei tessuti in negativo.

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Batista - deriva il suo nome dal suo primo tessitore francese: una tradizione si rifà a Baptiste de Cambrai, vissuto nel villaggio di Cantaing vicino a Cambrai nel XIII sec.; un'altra a Jean Baptiste vissuto nel XVIII sec.

Tessuto di tela di cotone o lino, leggera, morbida e trasparente fatta con filati sottili pettinati e mercerizzati e quindi più resistenti e lucidi. Viene usato per camicie, fazzoletti e biancheria.

In inglese: Cambric o Cambrai.

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Battitacco
Fettuccia di tessuto morbida utilizzata per la finitura degli orli dei pantaloni maschili classici, che deve sporgere dall'orlo di un millimetro. Serve per evitare che il pantalone si consumi strofinando contro la scarpa, ed a dare più peso all'orlo per far cadere meglio il tessuto. Nel caso di un pantalone estivo molto leggero, il battitacco può essere limitato alla metà posteriore dell'orlo perché in tal modo il tessuto risulta già abbastanza appesantito.

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Bava - dal latino volgare baba, voce onomatopeica.
1. Filamento continuo di seta composto da due filamenti (detti bavelle) prodotte dalle ghiandole serigine dei bachi da seta e che si solidifica (incollati fra loro dalla sericina) a contatto dell'aria. inglese: silk filament 2. Per estensione filamenti continui artificiali o sintetici ottenuti dalle filiere. 3. Per estensione lieve striscia di colore.

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Bavellina
Filo ricavato dalla parte esterna del bozzolo del baco da seta e il tessuto che se ne ricava, detto comunemente bavellina.

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Bavero - di origine incerta, probabilmente viene dal termine popolare bavarolo, "bavaglio per bambini".
In italiano sinonimo del francese revers.

inglese: collar

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Beachwear - termine inglese; composto da beach "spiaggia" e wear "abbigliamento".
L'insieme di capi ed accessori da indossare al mare in spiaggia: costumi da bagno, camicette, T-shirt, copricostumi, pantaloncini.

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Beaver - termine inglese che vuol dire "castorino".
Stoffa di lana pesante, cardata a pelo orientato, follata, garzata e cimata, dall'aspetto morbido e vellutato col diritto lucido e ben rasato, come il pelo del castoro da cui trae il nome. E' chiamato anche Castorino.

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Bedford cord - espressione americana usata a partire dal 1845, e derivata dalla cittadina  di New Bedford, Massachusetts (USA).
Tessuto molto resistente dapprima in lana, oggi anche in cotone, a coste verticali che si usa principalmente per confezionare pantaloni da equitazione. Originario degli Stati Uniti. E' analogo al cannetè.

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Beige - aggettivo francese, la cui etimologia resta incerta.
Indica un colore nocciola molto chiaro.

STORIA - Il termine è attestato fin dal XIII secolo, per indicare la lana naturale, né tinta né sbiancata.

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Bengalina (Bengalines) - originaria del Bengala (India), dove venne fabbricato per la prima volta.
Tessuto ad effetto reps, di lana o seta, la cui trama è cordonata (a piccole coste orizzontali), simile al faille ma più pesante. La stoffa pur essendo compatta si presenta con una mano morbida e gonfia. Le bengalines più leggere vengono chiamate Eoliennes. Usato nell'abbigliamento femminile ed arredamento.

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Bermuda - derivato dall'inglese bermuda short, dal nome delle isole Bermuda 
Calzoncini unisex dalla caratteristica lunghezza fino al ginocchio; la linea può cambiare secondo le esigenze della moda, e, quindi, possono essere larghi o stretti, con tasche o senza, con pieghe o lisci, in alcune versioni sono provviste di risvolto. Capo prevalentemente estivo (raramente sulle passerelle della moda femminile lo si vede come capo invernale).

STORIA - Durante gli anni Cinquanta le isole Bermuda, situate sull'Atlantico, divennero un luogo di villeggiatura alla moda. Poiché la legge locale non permetteva alle donne di scoprire le gambe, nacque la moda di questi pantaloncini. Da allora i bermuda sono stati in voga per i due sessi.

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Berthe - termine francese.
Ampio collo a mantellina da donna, che copre il décolleté, introdotto nel XIX secolo.

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Biadesivo - composto da bi- e adesivo.
Di nastro adesivo su entrambi i lati (detto anche a doppio adesivo). Si usano, sopratutto nelle confezioni economiche, per costruire degli orli senza impiegare la macchina a punti invisibili.

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Biancheria intima
L'insieme degli indumenti che si portano a contatto con la pelle (quindi anche costume da bagno).

Rientrano in questa categoria: bikini, body, boxer, costume da bagno, culottes, mutande, canottiera, giarrettiera, reggiseno, slip, sottoveste, tanga, t-shirt, calze e calzini, ecc.

STORIA - Presso i popoli antichi alcuni capi di abbigliamento, come le vesti a foggia di camicia, anche se portati direttamente sul corpo, avevano funzione di abbigliamento esterno. Gli antichi egiziani portavano un pezzo di stoffa di lino tenuto in vita da una cintura o un laccio che copriva le intimità e il sedere. I greci portavano il chitone, un capo di lino simile ad una camicia; i Romani indossavano la tunica. Dal medioevo ci giunge notizia dell'uso dei cosiddetti panni da gamba, un pezzo di stoffa con lacci o una cintura in vita al quale venivano agganciate le calze. Si può iniziare a parlare di biancheria intima a partire dal 1600. Per il popolino, per centinaia d'anni, una camicia lunga, in genere di lino, è stato l'unico capo d'abbigliamento e fungeva sia da camicia portata di giorno e notta e mutande. E questo valeva sia per gli uomini che per le donne: la camicia lunga sino alle ginocchia veniva ripiegata tra le gambe ed ecco che si tramutava in mutande. Per le donne c'erano inoltre le sottogonne. Nel corso del XIX secolo l'industrializzazione portò ad un radicale cambiamento che coinvolse anche il vestiario e influenzò il nostro rapporto con gli indumenti intimi fino ad oggi. Indossare le mutande non diventò improvvisamente un fenomeno di costume alla portata di tutti. All'inizio le portavano solo i nobili e i borghesi; i poveri, invece, spesso sotto i pantaloni e gonne non indossavano niente. Incredibile ma vero, in alcune zone si dovette arrivare al XX secolo prima che le mutande diventassero una cosa scontata per tutti gli strati della popolazione e per entrambi i sessi.


Per secoli la biancheria intima e i tessuti che venivano a contatto con il corpo dovevano essere rigorosamente bianchi e non tinti. Questo per ragioni sia igieniche e materiali (li si faceva bollire, cosa che li scoloriva inevitabilmente) che, soprattutto, morali (i colori vivaci erano considerati impuri e disonesti). Poi, tra la metà del XIX e la metà del XX secolo, il bianco della biancheria intima [...] si è progressivamente colorato, tramite l'introduzione delle tinte pastello [...]. Nel corso dei decenni, al bianco e non tinto (grezzo), al fianco delle tinte pastello, sono apparsi colori nitidi e saturi: blu marino, rosso vivo, nero, ecc. Questa nuova tavolozza si è rapidamente caricata di connotazioni sociali e morali. Alcuni colori sono stati considerati più femminili (o più virili), altri più sobri o al contrario più erotici, altri ancora decisamente provocanti. [1]

[1] Michel Pastoureau, I colori del nostro tempo, Ed. Ponte alle Grazie, 2010, pp. 61-62

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Bianco
Il bianco è un vero colore (addirittura uno dei tre colori basilari del sistema antico, allo stesso titolo del rosso e del nero), altro che incolore. Una volta si faceva distinzione fra bianco opaco (in latino, albus, che ha dato «alabastro» e «albumina») e il bianco brillante (in latino, candidus, il brillante, che ha dato «candido»). Per molto tempo il bianco è stato associato per ragioni igieniche al pulito, e quindi ai tessuti a contatto con il corpo e quello che oggi si chiama biancheria intima. 

Bianco neve, bianco alabastro, bianco latte, bianco argento, bianco magnolia, bianco magnesio, bianco gesso, bianco calce, bianco avorio, ecc. Dal bianco puro, si va verso tutti i colori, e fra questi principalmente il giallo, l'azzurro e il grigio, si trovano le sfumature del bianco.

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Bianco sporco
Solo il bianco può essere sporco [1] benché anche nel caso degli altri colori la tinta possa essere «sporcata» dall'aggiunta di un po' di grigio o di un altro colore (di solito il colore complementare) per attenuarla o per modificarne i riflessi.

[1] In francese si usa l'espressione blan cassé per indicare il bianco sporco, ovvero, un bianco non puro, «sporcato» dall'aggiunta di un altro colore. La stessa situazione nel caso di tutti gli altri colori non è resa con il termine cassé, ma con il termine rompu. In italiano si usa frequentemente l'espressione bianco sporco mentre non è diffuso l'uso corrente di rosso sporco o verde sporco.

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Biavo (Blavo)

In antico, per turchino chiaro, quasi celeste, e, quindi, come aggiunto di colore sbiadito, smorto.

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Bicolore - dal latino bicolor-oris.

1. Per definizione generica, che presenta due colori.

2. Tessuto con l'ordito a due fasce di colore; i numeri di fili di ordito è sempre molto ricco perché deve coprire la trama di colore diverso che entra nel tessuto. La trama di solito è bianca se uno dei due colori è bianco, e intermedia fra i due colori se i due colori sono diversi dal bianco.

francese: bicolore
inglese: bi-coloured
tedesco: zweifarbig
spagnolo: bicolor

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Bicorne - termine francese.
Cappello maschile a forma di mezzaluna, portato durante il periodo napoleonico. Fu indossato dagli Incroyables (esponenti di una moda della Francia del periodo del Direttorio, nell'ultima parte della Rivoluzione francese) al posto del tricorno, ed era il preferito di Napoleone I.

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Bijoux - termine francese.
Gioielli fatti con metalli e pietre non preziose. Vennero di moda grazie a Gabrielle Chanel, che esibì i finti gioielli negli anni '20. In seguito divennero un autentico accessorio, considerato molto più di una semplice imitazione.

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Bigello
Tessuto fantasia di seta del XVIII secolo, con piccoli disegni complessi.

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Costume da bagno femminile formato da due pezzi: una scavatissima culotte e da un esiguo reggiseno. Il termine due pezzi è talvolta considerato più appropriato. Declinato in ogni possibile variante è palestra di incessante ricerca: tankini, pubikini, trikini, bandini, camikini, chainkini, burkini. Dagli anni '70 il bikini ha versioni molto scosciate quali lo sting bikini e il tanga.

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Binato
Prodotto formato dall'unione, senza torsione, di due o più fili o monofili o filati.

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Binatoio (Binatrice)
Macchina sulla quale viene eseguita l'operazione di accoppiamento che riunisce assieme, su una rocca, due o più fili (binatura.   

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Binatura - da binare.

Operazione tessile complementare alla filatura, consistente nell'accoppiare due o più fili, eseguita sul binatoio, per la preparazione della ritorcitura nella produzione di filati ritorti.

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Bindello - diminutivo di binda (termine longobardo), striscia di tela.
Fettuccia, nastro.

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Bisso - dal greco byssos.

1. Il termine oggi denomina alcuni tipi di tessuto di qualità finissima realizzati in seta o lino o cotone, quasi trasparente, con una mano crespa e vivace, che imitano, nella lavorazione rada e sottile, questo particolare tipo di stoffa.

2. Filamenti setosi e lucenti, secreto da alcuni molluschi bivalve (come il mitilo e la pinna), con i quali s'abbarbica alle rocce del fondo marino. La fibra può arrivare ad una lunghezza massima di 20 cm., ha un colore bruno o verdognolo ed appare liscia e appiattita. La fibra si fila e si tesse come la seta, ottenendo filati e tessuti finissimi. Il prodotto, per quanto raro, è ancora prodotto, in particolare in Sardegna. Il filo di Bisso è utilizzato per il ricamo soprattutto in ambito cerimoniale.

STORIA - Anticamente fu utilizzata, per i mantelli dei Re per la qualità molto rara e costosissima.

inglese: byssus

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Blazer - termine inglese, diventato internazionale.
1. Tipica giacca maschile originariamente usata  nei college inglesi, foderata, doppio petto, bottoni di metallo e con stemma del club ricamato sul taschino del petto sinistro, in tinta unita (generalmente in blu o nera) o in tessuto gessato, con tasche applicate o a fessura, da portare con pantaloni dal colore diverso. La lunghezza adottata nei college è più corta, rispetto alla lunghezza standard che è appena sotto i fianchi. 2. Giacca classica maschile, di linea ampia e peso leggero e foderata, di solito in panno o saglia, in tinta unita (generalmente blu scuro), doppio petto, da portare spezzata d'inverno con pantaloni di flanella grigio-scura e d'estate su pantaloni di lino bianco o di lana leggerissima grigi o di tela beige. 3. Giacca classica di carattere sportivo, con revers, di taglio maschile, chiusa da bottoni, mono o doppio petto. La lunghezza classica di questa giacca è quella appena sotto i fianchi. Dagli anni Sessanta fa parte dell'abbigliamento sia da uomo che da donna (in quest'ultimo caso abbinato a gonna o pantaloni di taglio sartoriale, bluse o camicie da uomo, è diventato un elemento importante dell'abbigliamento manageriale), confezionata con tessuto e in tinta che variano secondo la moda.

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Blazer  di maglia 
Specie di cardigan,  sia femminile che maschile, doppio petto, con tasche e revers, a maglia molto fitta, sportivo ma elegante.  

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Bleached denim - termine inglese.
Tessuto denim (jeans) stinto fino a diventare azzurro chiaro, ottenuto con uno speciale trattamento al cloro.

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Bloomers  - termine che prende il nome da Amelia Bloomer che li disegnò.
Pantaloni larghi, chiusi alla caviglia con una arricciatura.

STORIA - Nel 1851 Amelia Bloomer li disegnò per promuovere una riforma degli abiti femminili, ma vennero accettati assai poco. Divennero invece popolari come abbigliamento per il ciclismo agonistico nel 1880. Più tardi vennero indossati come tute da ginnastica per le ragazze.  

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Blouse - termine francese.
Sinonimo in italiano di camicetta, è stato adattato in blusa.

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Blouson - termine francese, accrescitivo di blouse.
Giubbotto di taglio nettamente sportivo, con ampia vestibilità, abbastanza caldo, foderato di tessuto, pelle o materiale sintetico, lungo appena sotto la vita, con maniche lunghe, di solito con colletto e tasche, aperto sul davanti e chiuso da bottoni o lampo, trattenuto sull'orlo da una cintura o un bordo rinforzato e con coulisse in vita che, tirata, crea morbide arricciature. Dalla seconda metà del XX secolo è generalmente associato all'abbigliamento casual da uomo e da donna.

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Blouson camicia - termine francese, accrescitivo di blouse.
Giubbotto dal tipico taglio di un blouson, ma di tessuto leggero, sfoderato, da portare anche su corpo nudo come una camicia.

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Blu - dal francese bleu (popolare blé).
Pigmento di colore azzurro cupo, turchino scuro nelle diverse gradazioni. Molto usato scritto al francese bleu, da cui proviene l'aggettivo bluastro.

francese: bleu
inglese: blue
tedesco: blau
spagnolo: azul

STORIA - Il blu riconquista un posto di primo piano nella moda (con il blu denim) ma i realtà è un colore che esiste da sempre con maggiori o minori fortune e significati diversi. Questo colore che percorre la moda degli ultimo vent'anni ha in realtà una sua storia molto più antica, lunga e complessa. Sicuramente ha avuto un significato politico. Questo colore fu riscattato nientemeno che da Carlo Magno che con la fondazione del Sacro Romano Impero lo liberò da quella brutta reputazione che gli avevano attribuito i Latini fin dai tempi di Giulio Cesare quando i Britanni avevano affrontato le armate romane dipingendosi il corpo di un terrifico blu. Esso fu elevato invece a colore regale sotto il re franco e diffuso in tutto il regno con l'ordine di coltivare il guado per rifornire la fiorente industria laniera. Conquistò in breve le corti d'Europa e fu anche introdotto contemporaneamente nell'araldica con il significato di "fede, giustizia e lealtà"; da qui andò poi a colorare con lapislazzuli il manto delle Madonne sulle pale d'altare. Poi, per i rovesciamenti di senso a cui la storia ci ha abituati, (dopo aver appunto connotato il potere monarchico) andò a rappresentare la vittoria degli ideali repubblicani della rivoluzione francese, finendo così sulla bandiera come il primo colore e il più importante. In Cina venne adottato come uniforme da Mao-Tse-Tung e diventò il simbolo del comunismo di base.
Il blu è un colore psichico, nel senso che le sue sfumature sono associabili a stati psicologici differenziati. E' correlato da una parte con la capacità riflessiva e la sua concentrazione profonda, dall'altra con la simbologia materna e affettiva. Nei suoi toni più spenti e scuri è il colore della tristezza, del distacco e della malinconia (in alcuni paesi è infatti associato ai lamenti funebri). Nelle sfumature intermedie è invece immagine di serietà, affidabilità e sicurezza (per questo adottato dalle aziende in diversi modi). Sotto un aspetto molto più futuristico c'è il blu cyber, lo sguardo blu del futuro con le luminescenze azzurrine che si riflettono sui volti di chi guarda schermi digitali. In questo senso comunica un'idea di perfezione e diventa il nuovo simbolo dello spazio virtuale e cibernetico. L'orizzonte lontano del blu cede il posto alla superficie, a un'illusione di profondità e all'intensità sensoriale di uno spazio artificiale ed evanescente. Le tonalità mentali del digitale si pongono all'avanguardia dell'innovazione e possiedono, rispetto alla tradizione, un'enorme carica propulsiva. Nello spazio cibernetico l'azzurro si concretizza nella sua luminescenza e si declina in milioni di sfumature.

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Bluastro 
Indica un colore turchiniccio.

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Blu cielo 
Indica un colore cilestro, celestino.

francese: bleu ciel

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Blu elettrico
Colore blu brillante con riflessi verdi, simile a quello della scintilla elettrica. Anche azzurro cangiante.



francese: bleu-électrique



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Bluet - voce francese bleu (popolare blé).

Indica  il colore del fiordaliso, specie di centaurea (Centaurea cyanus) che fiorisce tra il grano, ed è così nominata dalla specie più comune, di colore azzurro.

Sinonimo in italiano di ciano.


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Blue-jeans - termine angloamericano che può essere tradotto in "blu (di) Genova"; la città ligure, infatti, in francese è Gênes che nella pronuncia americana diventa jeans.
Più usato nell'abbreviazione jeans.

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Blu marino - dal francese bleu (popolare blé).
Indica il colore turchino cupo. Sinonimo di azzurro oltremarino o d'oltremare.

francese: bleu-marin

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Blusa - dal francese blouse.

1. Camicia non aderente e, in alcuni casi, lunga e portata fuori dai pantaloni (come la tradizionale blusa da pittore). Diventa di moda dagli anni '50 in poi, sia per camicie e casacche eleganti sia per giacche sportive. L'ampiezza è spesso trattenuta da un cinturino o da una fascia inserita all'altezza dei fianchi.

2. Camiciotto da lavoro in tela pesante, usato specialmente dagli operai o dai pittori.

francese: chemisier
inglese: blouse (camicetta da donna) - smock (camiciotto da lavoro)
tedesco: bluse
spagnolo: blusa; camisola

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Blusante - da blusa.
Nel linguaggio della moda femminile, di indumento (camicetta, corpetto, ecc.) che, per la sua ampiezza, si gonfia e ricade morbidamente sulla cintura.

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Blusotto - accrescitivo di blusa.
Camiciotto estivo, spesso di stoffa colorata, corto e con mezze maniche.

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Bobina
1. Filo, nastro o similari attorno ad un piccolo supporto solitamente cilindrico o a tronco di cono. 2. Per estensione, il supporto stesso. E' sinonimo di spola.

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Bobinatura
Sinonimo di incannatura, che è termine più corretto.

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Bobbinet
Rete esagonale di piccolo-medio peso, il cui uso caratteristico consiste nell'allestire abiti da sposa.

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Boccaccino - dal turco bogasi.
Tessuto simile al fustagno, usato per foderare giacche e cappotti.

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Boccola (di maglia)
In genere si indica il tratto di filo ripiegato su se stesso che, allacciato ad altre boccole, forma la maglia. Più specificatamente si indica con il termine boccola o boccola trattenuta o punto trattenuto il tratto di filo che, dopo essere stato alimentato sull'ago, non viene immediatamente allacciato con un'altra boccola ma rimane trattenuto, per almeno un rango, dall'ago insieme ad un altra o ad altre boccole. La presenza di boccole trattenute in una struttura a maglia può conferire particolari caratteristiche di voluminosità ed elasticità (maglia inglese); può provocare dei punti di rilievo (→piqué); può servire per trattenere nel fondo fili di tramatura (→felpa).

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Body - termine inglese diventato d'uso internazionale, propriamente «corpo».

Indumento femminile, molto aderente, in tessuto elasticizzato, a forma di costume, con o senza spalline, che copre di solito tutto il corpo. Può avere anche spalle larghe e maniche corte o lunghe; sgambatura più o meno alta, scollatura più o meno profonda. Ne esistono diversi modelli:
  • Body per ginnastica o danza - Modello di tipo costume olimpico, con scollatura arrotondata, poco profonda davanti e più accentuata dietro, con o senza maniche.
  • Body stile country - Modello con allacciatura a stringhe nel centro davanti, rifinito sul décolleté e sulle sgambature con elastico inserito all'interno della piegatura; oppure con sbieco applicato con il bordatore, a volte arricchito di pizzi, passamanerie e volant.  
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Bolero - voce spagnola di origine incerta, diventata d'uso internazionale.
1. Giacchettina femminile corta (la lunghezza varia da sotto il seno fino alla vita), a forma di corpetto attillata e ben modellata sul corpo, aperta sul davanti, senza collo, priva di allacciature, con o senza maniche (che possono essere lunghe o corte), foderata o meno, leggera o in stoffa pesante. 2. Giacchetta del costume dei toreri spagnoli, con maniche lunghe, aperta sul davanti, senza collo né risvolti, lunga appena fino alla vita, foderata, riccamente ornata e ricamata. 3. Cappello caratteristico spagnolo di feltro nero a tesa larga e tirata all'insù.

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Boliviano
Propriamente il termine si applica ad un tessuto di lana pura soffice, simile alla felpa, fittamente battuto, di qualità fine, ma che spesso contiene fibre pregiate quali l'alpaca o la lana d'Angora. Sul diritto del tessuto è possibile notare delle linee diagonali. Viene usato per abiti e cappotti.

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Bomber
Giubbotto di taglio sportivo, stretto alla vita; tipica casacca dei soldati e dei marinai. Di linea abbondante, con maniche ampie che si restringono al polso serrate da una banda di tessuto a volte elasticizzato, il giubbotto si chiude con una zip che va dalla vita al collo. A partire dalla seconda guerra mondiale è indossato da entrambi i sessi come abbigliamento casual ed è realizzato in un'ampia varietà di tessuti.

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Borchia
Scudetto di metallo o d'altro materiale, che orni una cintura o una borsa.

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Bordare
Applicare un bordo (esempio: un pizzo), orlare (esempio: un tessuto).

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Bordatino - diminutivo di bordato.
Sinonimo di rigatino.

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Bordeaux - nome di una città e regione della Francia.
Indica il colore rosso scuro o rosso-bruno, termine basato sul noto vino francese. In Italiano si dice bordò.

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Bordura
Rifinitura fatta con fettucce o nastri, applicazione ricamata per bordi.

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Borra - dal latino burra, "lana grezza" (SottopeloTiflit)
1. Peluria corta, morbida e fine sottostante a quello di superficie (lungo e ordinario) che ripara l'epidermide delle capre cashmere, dei camelidi in generale e degli animali che vivono nei climi freddi. Le sue fibre sono, la parte nobile, usate per realizzare manufatti di cashmere e cammello. 2. Cascame derivante dalle carde e dalla pettinatura della lana; sottoprodotto di lavorazione della filatura. 3. "Tessuto di borra", in senso spregiativo, tessuto grossolano di qualità infima. Per estensione qualsiasi materiale usato come riempitivo.

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Borretta
1. Cascame di cotone per imbottitura. 2. Tessuto con effetto fortemente peloso in superficie, ottenuto dall'impiego di filati bottonati.

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Bottonato - da bottone.

Tipo di filato fantasia, pettinato o cardato, che porta dei nodi che si ottengono su torcitoi adattati in modo tale che torcendo fra loro due fili, un filo avanza sempre con la stessa velocità mentre il secondo avanza ora alla velocità del primo, ora molto più lentamente pur svolgendo lo stesso metraggio, ragion per cui, rallentando, finisce con l'avvolgersi sul primo fino a formare dei piccoli noduli (ingrossamenti) a distanze ineguali, dopo di che riprende a scorrere, presentando un aspetto di tante piccole prominenze di filo peloso dette appunto bottonature.

Il tessuto bottonato è dovuto all'impiego di questo filato, che quasi sempre è a più colori allo scopo di ottenere un effetto fantasia. Questi filati sono usati sia in maglieria sia in tessuti laneria e drapperia come il tweed donegal, knickerbocher.

In francese: Boutonné.

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Piccolo dischetto o pomolo di materiale vario che cucito a un lembo di un capo di vestiario viene infilato nell'asola per tenere unita l'allacciatura (rare volte è usato solo come elemento decorativo, sopratutto negli abiti femminili). Ha subito nei tempi tutti i mutamenti della moda assumendo diverse fogge, a volte di forma importante e materiale prezioso, altre di piccole dimensioni e di materia povera. Bisogna fare molta attenzione nella scelta: se sono troppo pesanti rispetto al tessuto possono tirarlo. Per stoffe di peso leggero o medio è meglio usare modelli leggeri e piatti.

I bottoni possono essere di materiali diversi, e sono lavorati con una tecnica speciale per ognuno di essi (tornitura, stampatura, foratura, ecc.). Molto importanti risultano le finiture che possono essere differenti anche sullo stesso articolo (esempio: centro opaco e bordo lucido). Le incisioni laser in superficie concorrono alla personalizzazione dell'articolo che, con questa tecnica, s'impreziosisce del logo o di un motivo a richiesta del cliente. Il laser rappresenta proprio una delle tecnologie più recenti che ha una resa di altissimo livello specialmente su materiali naturali (corozo, madreperla, ecc.), galalite, metallo.

Si dividono in:

Bottoni naturali - Animali: avorio, osso, corno, unghia, madreperla, tartaruga, corallo, ambra, cuoio, ecc.; Vegetali: ebano, mogano, tek, corozo, palma dum, tessuti, cartoni pressati, gavazzo o legno fossile, ecc.;   Minerali: oro, argento, rame, bronzo, peltro, platino, alluminio, ottone, alpacca, zama, tombacco, similoro, vermelle, latta, acciaio inossidabile, pietre dure, semipreziose, vetro, cristallo, porcellana, ecc.

Bottoni sintetici (resine) - Il bottone sintetico è quello con la maggiore diffusione sul mercato, e permette di imitare qualsiasi tipo di superficie da quelli naturali fino a quelle fantasia con giochi di colore ed effetti grafici. I materiali di base vengono preparati in lastre o barre, che sono le basi del ciclo di lavorazione. In seguito dalle lastre e dalle barre vengono tagliate le rondelle o dischetti di vario diametro (semilavorato) e infine si arriva al bottone finito. Il principale materiale è il poliestere, la galalite, resine uriche, ABS nylon, acrilico, ecc.

I bottoni piatti sono spesso forati per permettere il passaggio del filo con cui vengono cuciti all'indumento. Quelli di metallo sono provvisti di un gambo in cui passa il filo.

Altri tipi di bottone sono:
  • Bottone da passamaneria - Hanno un fondello interno (in  metallo stampato o in legno ritagliato e tornito) ricoperto di stoffa.
  • ottone a pressione - Consiste in due sezioni: la parte esterna del bottone (ovvero la testa dello stesso, che è quello sulla calotta e che si presta alla personalizzazione) si fissa con l'occhiello; la parte interna penetra nel tessuto dall'interno del vestito e viene fissato nel gambo del bottone per mezzo di una macchina speciale. Non ci sono fili che si disfano o vengono abrasi e la larga base di tenuta distribuisce il carico che viene posto al bottone quando viene usato. Le due parti possono essere di ottone o acciaio e il bottone può avere un disegno decorativo o logotipo, ma deve resistere alla ruggine. Una volta attaccati al capo, non possono essere spostati e così è importante che il posizionamento sia molto accurato. Il tessuto del vestito deve essere sufficientemente forte per sostenere lo stress al quale un simile bottone sarà soggetto, con l'aggiunta di un rinforzo se necessario. E' realizzato con i materiali più diversi, dal classico ottone, alla zama, dalla plastica all'alluminio; l'acciaio inox si utilizza invece sui capi da lavoro (esempio: personale ospedaliero, addetti all'industria chimica).
  • Bottone automatico - Gli automatici o borchie sono disponibili in una varietà di forme, ma tutte sono composte da quattro elementi: un cappuccio e uno zoccolo che si adattano l'un l'altro e formano la parte esterna della chiusura, denominata femmina, poi un bottoncino e un sostegno che formano la parte interna della chiusura, denominata maschio, che normalmente non si vede quando il vestito è chiuso. Il cappuccio e il sostegno possono consistere anche di anelli dentati, quando questa chiusura viene usata in abiti di peso leggero, per applicazioni non decorative. Le chiusure ad anello sono le uniche adatte per essere usate sui tessuti a maglia. Questi tipi sono indicati per tutine da gioco per bambini e pigiami e sono progettati per evitare di forare il tessuto con grandi fori. Le rotture di solito si verificano per il metodo di applicazione piuttosto che per i difetti del bottone automatico. Essi non dovrebbero mai essere attaccati attraverso un solo strato di materiale, ma bisognerebbe usare un tessuto di rinforzo sul rovescio, specialmente con i tessuti a maglia. La misura usata deve essere adatta allo spessore e al peso del tessuto.
L'unità di misura di questi accessori è il lineato (deriva dalla parola francese ligne, che indica il diametro interno d'uno stoppino rotondo appiattito), che si riferisce al diametro del bottone, ed è espresso in mm. I bottonifici tedeschi la usavano come misura di riferimento agli inizi del XVIII secolo e oggi è diventata lo standard internazionale. I bottoni possono essere di tutte le dimensioni, da un minimo di 4 mm. a veri propri  maxi ricordando nelle misure quelli dei "piatti da tavola". I modelli a due o quattro fori e le misure standard permisero la meccanizzazione del processo di applicazione dei bottoni e della cucitura delle asole, abbassando i costi e velocizzando la produzione.
L'unità di misura dei bottoni (confezione) è la grossa equivalente a 144 bottoni.
I bottoni al fondo manica delle giacche sono a volte cuciti leggermente sovrapposti, secondo i dettami della sartoria più raffinata.

Sono equiparabili ai bottoni i gemelli,  costituiti da due parti, piatte o tondeggianti, che si infilano nell'asola dei polsini della camicia per tenerli ravvicinati.

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Bottoniera - dal francese boutonniére.
1. Occhiello sul risvolto sinistro delle giacche o mantelli in cui gli elegantoni e i dandy s'infilano un fiore. 2. Fila di bottoni su indumenti o accessori.
   
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Bouclé [buclè] - termine francese dal verbo boucler che, fra gli altri significati, ha quello di "arricciato".

Il nome al tessuto viene dall'impiego dell'omonimo filato fantasia arricciato irregolare che forma piccoli anellini, nodini arricciati, usato in laneria e maglieria, in genere con filo cardato, per donna a struttura piuttosto larga, che da luogo ad una superficie molto mossa e arricciata, con anellini, ecc. Le giacche e i maglioni in questo tessuto di peso medio o invernale sono assai morbide.

Si chiama frisé quando l'anellatura è molto piccola.

Termine di uso internazionale.

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Bourette [buret] - termine francese, diminutivo di bourre, "borra", a sua volta dal basso latino burra = pelo.

1. Cascame di seta.

2. Filato fantasia pesante, prodotto con fibra cardata di cascame di seta, detta roccadino, e con immissione di fiocchi di lana.

3. Nome di un tessuto fantasia, generalmente in seta bourette (ottenuto dai fili dello strato esterno del bozzolo che sono o più irregolari e grossolani) o misto, prodotto con fibra cardata, con superficie irregolare caratteristica per i nodini o fiocchettini di cascami incorporati nel filato. Solitamente è in tinta greggia.

francese: bourette, déchets de soie
inglese: bourette silk
tedesco: Bourette
spagnolo: borrilla de seda

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Bow tee
Gli angloamericani distinguono esplicitamente il bow tie a forma di farfalla (the butterfly) da quello a forma più allungata e non arrotondata (the bat wing o batwing). Corrisponde all’italiano cravattino. Sinonimi sono: farfallino e papillon.

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Boxer - voce inglese che significa «pugile».
1. Pantaloncini unisex  corti, con piccoli spacchetti laterali, , inizialmente indossati dai pugili durante gli incontri di pugilato, sono diventati di uso comune per la ginnastica o come indumento estivo, soprattutto per il mare. 2. Tipo di mutande maschile simile ai pantaloncini omonimi, usati anche come pigiama. Pantaloncini tagliati  pari all'attaccatura della coscia, con elastico in vita; con bottoni, apertura a vista o completamente chiusi. In tinta unita o stampati in varie fantasie.

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Bozzima - dal greco apózema, "decotto".
Soluzione più o meno densa di sostanze collose di varia natura (amido, colla, resina, olio, ecc.) della quale vengono imbevuti i filati per renderli più resistenti, flessibili, lisci.

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1. Strisce in tessuto elastico o cuoio che vengono agganciate con delle clips con dentelli (in gomma o plastica) ai pantaloni lunghi maschili per sorreggerli. Si incrociano a "Y" sulla schiena e si agganciano sul davanti con asole se si usano i bottoni o in assenza di bottoni con morsetti metallici (clips). Hanno un triangolo in cuoio, metallo, ecc. Generalmente in un'unica misura di cm. 120 regolabile. Per avere bretelle sempre funzionanti, bisogna regolare i due pendenti allo stesso modo (non ce ne deve essere uno più lungo dell'altro) altrimenti tutta la forza si scarica sul pendente più corto e le clips tendono a staccarsi. I terminali delle bretelle possono avere un asola per unire i bottoni che saranno posizionati all'interno della cintura dei pantaloni, sul davanti e sul dietro, in modo da renderle più ferme che non con le clips, dando la massima garanzia di appiombo ai pantaloni.
Sono state soppiantate dall'uso della cinghia tra gli anni '20 e '50, ma ritornano periodicamente in auge come accessorio dell'abbigliamento casual. Indispensabili sono invece con il frac e lo smoking. Negli anni '70 le bretelle conobbero un'inattesa fortuna nella moda unisex, adottate anche dalle donne, tanto in esemplari del tutto mascolini che in forme e materiali volutamente femminilizzati, per colori e dimensioni, con passamaneria e ricami.  Sono ancora molto portate nei costumi folcloristici. 
2. Negli indumenti femminili, striscia di stoffa o lista o catenella di altro materiale che, passando sopra le spalle, regge un capo essendoci attaccata sia sul davanti che sul dietro. E' anche chiamata spallina.

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Brillantine
Tessuto, solitamente realizzato in cotone, simile al popeline, ma con piccoli disegni lucidi, ottenuti con effetto di intreccio. Viene usato soprattutto in camiceria.   

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Brillantino - da "brillare".
Tessuto dall'aspetto lucente in armatura saglia o tela, con ordito in cotone e trama in lana pettinata o pelo di capra d'Angora. Usato per abiti da uomo e foderami caldi invernali.

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Broadcloth - voce inglese che significa, letteralmente, "tessuto ampio, esteso".
Termine tecnico generico. Nella camiceria da uomo indica il classico tessuto di cotone a lavorazione fitta e con minuscole coste che seguono l'andamento della trama. 

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Broccatello - da broccato, per somiglianza.
Tessuto a grandi disegni operati della famiglia dei lampassi (ha due orditi); il disegno lucido in raso su fondo opaco o viceversa si caratterizza per il forte rilievo, battuti su meccanica jacquard con 2, 3, 4 o più trame. Ottenuto usando una trama piuttosto spessa, in lino, canapa, juta o lana, sottoposta a forte tensione. Il fondo del motivo viene affidato alla lavorazione di una trama lanciata, legata da un ordito supplementare. I filati d'ordito sono a torsione catena, ma quelli di trama sono a torsione assai inferiore; dispone di fili extra per il fondo. I fili d'ordito, sormontanti quelli di fondo, creano il disegno a rilievo. E' un tessuto piuttosto robusto, ormai in disuso, che viene impiegato soprattutto per l'arredamento e per la confezione di paramenti liturgici.

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Broccato - di origine orientale; dal latino broccus = "dai denti sporgenti", da cui il verbo italiano broccare, che nel campo tessile significa ornare una stoffa con tessitura a rilievo. In passato "broccato" significava l'aggiunta d'oro o d'argento.
Tessuto con motivo o figure a rilievo sul diritto, solitamente su uno sfondo rasato ma anche su un fondo saglia o cannellato; elaborati mediante una meccanica jacquard, prodotti con spolini (per questo detto spolinato) da trame supplementari aggiunte (sovrapposte) ad un armatura di fondo semplice (generalmente tela o raso) o complessa. Queste trame intervengono solo su una parte del tessuto. Tra le varie parti del motivo le trame broccate restano slegate sul rovescio del tessuto. Il disegno, sul diritto è fatto con filati  a colori contrastanti, eventualmente con fili metallici. Possono essere in qualsiasi fibra (seta, cotone, lana, ecc.) e/o con filo metallico (oro, argento, ecc.). Di solito prezioso, è usato per abiti da sera fin da metà Ottocento.

francese: brocart
inglese: brocade
tedesco: Brokat
spagnolo: brocado

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Brodeire - voce francese; derivata dal verbo broder, "ricamare", dal franco brozdôn, e questo derivato dal longobardo brustan.
Termine generico per indicare qualsiasi tipo di ricamo applicato come guarnizione, decorazione a un indumento o accessorio.

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Brodeire anglaise - voce francese.
Particolare ricamo inglese usato per la biancheria intima femminile. Si realizza usando un filo bianco su un tessuto in cotone di colore identico sul quale si disegna un motivo di forma tonda o ovale e, dopo averne ricamato i contorni, si intaglia.

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Bruciapelo - imperfetto di bruciare + pelo.

Ind. tess. - Nella rifinizione delle lanerie è necessario talvolta eliminare completamente la peluria del tessuto in modo da evidenziare l'armatura rendendola perfettamente pulita e nitida, e per eliminare una delle cause prima della feltratura durante i processi ad umido come il lavaggio e la tintura; pertanto, di norma, si passa al bruciapelo il tessuto greggio. Generalmente vengono passati al bruciapelo tutti i tessuti ad armatura unita, specialmente i pettinati per uomo e le stoffe per abiti da donna. Essendo difficile cimare un tessuto molto sottile od anche un tessuto che abbia una peluria molto corta ed essendo, comunque e in ogni caso, l'operazione di cimatura non sufficiente a raggiungere l'effetto voluto, si distrugge la peluria bruciandola.

Durante l'operazione di bruciapelo il tessuto viene posto in contatto con corpi metallici incandescenti oppure passa attraverso una fiamma non luminosa (è ovvio che la miscela aria-gas, che alimenta i bruciatori, deve essere regolata in modo di assicurare la combustione completa del gas, evitando così la formazione di particelle incombuste che si depositerebbero sul tessuto danneggiandolo seriamente). Il bruciapelo, dal punto di vista meccanico, si differenzia in macchine a piastre ed in macchine per bruciapelo a fiamma di gas. Le macchine a piastre sono oggi pressoché abbandonate ed il bruciapelo più usato rimane il tipo a fiamma con il quale si ottiene, in profondità, un effetto migliore. Il tessuto passa sulla fiamma ad una velocità di 50-180 mt./min., e deve essere a circa 1,5 mm. dalla punta visibile della fiamma. A minore distanza non si ha azione efficace. La fiamma perpendicolare al tessuto dà l'effetto migliore: se la fiamma è tangente darà un effetto simile a quello di una cimatrice. Se il tessuto deve subire l'operazione sulle due superfici può essere fatta con due o quattro (due agenti sul diritto e due sul rovescio) dispositivi bruciapelo.

francese: grilloir
inglese: singeing
tedesco: sengen

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Burberry 
Per Burberry, oggi, viene comunemente inteso, l'impermeabile-soprabito in cotone mercerizzato e impermeabilizzato (di solito gabardine), leggero, quasi sempre di colore beige con la fodera in tartan nera e rossa con o senza cintura in vita. Come per il giaccone Barbour, anche Burberry rappresenta uno di quei casi di identificazione assoluta di un marchio con un prodotto.
Il disegno è utilizzato oltre che per il tessuto da mettere all'interno di impermeabili anche soprattutto per accessori moda (borse e valigie, ombrelli, sciarpe, cappelli, ecc.). 
Alla fine degli anni ’90 la casa vara una linea estremamente innovativa rispetto alla consolidata tradizione.

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Busto 
Indumento intimo femminile, disegnato per modellare la parte inferiore del busto e in alcuni casi le gambe.

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Butan
Lana e fibra poliammidica per un filato dall'aspetto velour, mosso da un minutissimo ricciolino, posto in tutte le tinte chiare in mélange.

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Butto
Motivo floreale, di derivazione persiana, ricorrente nel disegno tessile indiano. Di solito rappresenta una pianta in fiore, tracciata dentro una forma compatta che assomiglia a un cono o ad un mango.  




Rames Gaiba
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