20 settembre 2011

BOLOGNA, città dal passato tessile


Il mercato di Porta Ravegnana a Bologna
Miniatura dalle Matricole della Società dei Drappieri, 1411
Bologna - Museo Civico Medioevale

 
Su entrambi i lati della strada sono installate le bancarelle dove si vendono drappi e tessuti. Al centro della scena un popolano, dai calzoni laceri si sta provando una specie di giacca, aiutato dal venditore. Sullo sfondo una cappella immancabile riferimento alla vita religiosa.

 
BOLOGNA - vie "dedicate" al mondo del tessile-moda.
via Altaseta  - A Bologna, nei tempi andati, la lavorazione della seta era molto fiorente. Una legislazione severissima imponeva, per ragioni di concorrenza il segreto professionale ai setaioli. Il setaiolo sorpreso in trattative col nemico - specie se lionese - veniva condannato a morte. Ma alla fine la corruzione prevalse e il commercio della seta passò all'estero. Chiamata nei tempi passati Belvedere di Saragozza. Si racconta che la collocazione della targa in questa via sia stata sbagliata. Il muratore incaricato di apporre le nuove targhe stradali scambiò la lapidetta. Solo più tardi ci si accorse dello sbaglio, ma nessuno provvide a porvi rimedio. Questo dovette accadere tra il 1800-1801 quando il Municipio fece murare per la prima volta targhette in macigno a capo di ciascuna strada.



via della Canapa (fuori porta san Donato).

via Calzolerie - Affollata anticamente dai numerosi negozi di calzolai.

via Chiudare - Erano chiamati così gli stenditoi muniti di ganci sui quali si mettevano ad asciugare i panni passati alla tintura.

via Drapperie - In un locale chiamato cappello aveva sede la potente corporazione dei drappieri, a partire dagli anni 1208-1210. Gli associati venivano sorvegliati e guidati nell'esercizio del loro mestiere, qualora venissero riscontrate anomalie a dispensione allo statuto erano condannati al pagamento di molte penali.

via della Filanda (zona Barca, Quartiere Reno) - Il riferimento è alla lavorazione della canapa.

via dei Fusari - Dedicata ai Fusari, una famiglia che abitava nella vicina Via Santa Margherita, interessata alla tessitura.

vicolo Gangiolo - Gangaiolo è un nome che trova radice nel dialetto Bolognese, nel significato di ultima parte del filo del gomitolo e, traslato, di uno “scampolo” di strada.

via de' Gargiolari (centro storico) - I Gargiolai erano gli adetti alla trasformazione della canapa (in bolognese gargiòl) da fibra greggia in pettinati. La compagnia de' Gargiolari o Garzolari, già dal sec. XIV fu unita all'Arte dei Salaroli [1] o Lardaroli come "arte dei Gargiolari o Capestrani" in quanto connessi nella lavorazione della canapa. Nel 1566 avviene la separazione definitiva dei Salaroli. A Bologna c'erano anche una Piazzola e una via della Canepa, contigui a Palazzo Re Enzo, cancellati dagli sventramenti del 1910-15, in cui si faceva "mercato di Lino, Gargiolo e Canape greggie". I Veneziani erano i migliori acquirenti della canapa bolognese, che impiegavano a far vele e cordami per le loro navi.

via dei Tessitori (parallela a via Altaseta - zona Saragozza) - La via prende il nome da una famiglia bolognese, i Mussolini, che in origine facevano il mestiere dei sarti salaroli.La famiglia era molto importante,e ricoprì cariche di magistrature comunali e cariche di militari. Nei secoli 14° e 15° si presero le tracce dei Mussolini.



Portico del Pavaglione -  "A tale scopo intorno al 1430 si iniziò la costruzione di un lungo edificio compreso tra le odierne vie de' Foscherari e Farini, sotto il cui porticato - poi detto «del Pavaglione» perché pochi anni dopo con quel nome vi sarebbe sorto di fronte il capannone in cui si sarebbe tenuto il mercato dei follicelli o dei bozzoli da seta - si affacciavano numerose botteghe, sormontate al piano superiore da aule scolastiche, ovvero dalle «scuole di S. Petronio», che nei decenni seguenti si cedettero in affitto per le lezioni dello Studio". [Rolando Dondarini, Bologna mediovale, Ed. Pàtron (2000) a p. 188].  "Si diede così una sede stabile alla fiera del Pavaglione (= padiglione, tenda), che si sarebbe tenuta in quel luogo fino a metà del XIX secolo". [op. cit. p. 332]. Per tale ragione il portico allora veniva chiamato "portico della farfalla".

Le misure bolognesi - Nella scarpa del Palazzo Comunale (Palazzo del Legato), di fronte alla fontana del Nettuno, su lastre di marmo bianco sono segnate le misure bolognesi in uso nel medioevo: due braccia, un braccio, mezzo braccio, pertica ed embrici (larghi coppi). Le misure servivono ai commercenti che convenivano al mercato di piazza Maggiore [2].  La pertica era composta di 12 piedi (il piede bolognese era equivalente a cm. 38,0098). Era ammessa anche la pertica di 10 piedi (mt. 3,80) che era anzi più usata. Quest'ultima, insieme alla misura del piede, del braccio (mt. 0,64), del doppio braccio (mt. 1,28). Oggi il palazzo è sede del Municipio della città.

Che i luoghi dove si teneva mercato fossero ritenuti importanti ne è prova il fatto che la via che congiungeva i due più frequentati mercati della città assunse il nome di via Mercato di Mezzo, cioè l'odierna via Rizzoli, che univa il mercato di porta Ravegnana con quella di piazza Maggiore. In questi mercati si vendeva di tutto, fra cui anche stoffe, filo, cotone, lana, ecc. Erano banchetti che occupavano meno di un metro quadrato e che si potevano montare e smontare in pochi minuti: qualche stanga di sostegno, stuoie, tele cerate per proteggere da acqua e sole. Questo colorito e chiassoso mercato chiuse i battenti l'8 maggio 1877: le quasi 450 bancarelle furono ricollocate in parte nel nuovo mercato coperto di via Clavature-Pescherie, in parte intorno a San Francesco (via De Marchi) ed infine, nel 1910, nel grande Mercato delle Erbe di via Ugo Bassi. (Marco Poli - Il primo ipermercato fu in piazza Maggiore, Il Resto del Carlino Bologna, 17/06/2010).              

    

[1] Erano i salumieri.
[2] I primi campioni di cui si ha notizia in Bologna, furono trasferiti dalla primitiva collocazione all'esterno della Chiesa di S. Maria dei Rustignani nel 1286. Furono quindi sistemati sul muro di una cappella che venne però abbattuta nel 1404. Riapparvero verso il 1574 sulla scarpa della fronte di levante del palazzo comunale, luogo nel quale si trovano tutt'ora. 

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LINK CORRELATI:

IL MULINO DA SETA BOLOGNESE (o rotondo)


Grande modello (scala 1:2, di metri 3,40 di altezza e metri 2,30 di diametro)
di mulino da seta completo di ruota idraulica, torcitoio e incannatoio laterale,
introdotto a Bologna tra i secoli XVI e XVIII.

MUSEO STORICO DIDATTICO DELLA TAPPEZZERIA - BOLOGNA
Sono esposti (il museo dispone di oltre 600 pezzi) tessuti italiani: damaschi, lampassi, broccati, velluti, tele bandiera, broccatelli, taffetas, liseré, ecc. Tessuti orientali: turchi, egiziani, copti, caucasici, persiani, indiani. Tessuti asiatici. Tessuti europei ed extraeuropei. Trine e ricami. Passamanerie: frange e fiocchi. Paramenti sacri. Abiti e costumi. Bandiere e stendardi. Pelli e stampi. Telai per tessuti e passamanerie. Messe in carta e campionari di tessuti.

 
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