21 dicembre 2016

DIZIONARIO DELLA MODA: A




 A' giorno

1. Termine generico per indicare i tessuti traforati per effetti di tessitura o di ricamo. E' usato come motivo di decorazione o orlo a giorno; il ricamo si esegue sfilando dal tessuto alcuni fili dell'ordito (più fili si tolgono, più alto è l' ajour)   e con l'ago e il filo di cucitura si uniscono due o più fili della trama ottenendo tanti mazzetti che creano alla fine una linea traforata, formando piccoli gruppi secondo tecniche diverse (ajour semplice, a gigliuccio, ecc.) Nell'abbigliamento diventa motivo decorativo per abiti, gonne, camicette. Viene anche usato per alleggerire l'orlo ripiegato.

2. Nel linguaggio sartoriale questo tipo di orlo si può indicare usando il termine francese: à jour, che significa a giorno” perché lascia passare la luce.

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Abacà (Canapa di Manila)
 
Fibra tessile tratta dalle foglie di piante dette "musaceae" (Musa Textilis, Musa Paradisiaca, ecc.) delle Filippine, dove è tuttora coltivata. Le fibre sono estratte dal fusto formato dai piccioli delle foglie, larghe ed oblunghe, avvolte l'una sull'altra e lunghe dai 3 ai 7 mt.; hanno notevoli caratteristiche di resistenza e leggerezza e si ritirano poco all'umidità.

IMPIEGHI: Le parti più grossolane vengono utilizzate, greggia, per fabbricare spaghi, cordami da marina, cesti, stuoie, cappelli; quelli più fini per la produzione di tele industriali molto resistenti, reti da pesca, e anche tessuti speciali.

CODICE TESSILE: AB (EURATEX)

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Abbigliamento - dal francese habillement.

Indica l'insieme di indumenti, degli accessori e degli artifici (acconciature, tinture) destinato a coprirsi ed abbellire il corpo umano. Ma può essere anche l'atto di vestirsi, o, in genere, tutto ciò che serve a vestirsi.

Abbigliamento infantile - Si intende il prodotto destinato al consumatore da 0 a 14 anni. A sua volta il settore può essere suddiviso in 3 segmenti: "baby" diretta ai bambini di ambo i sessi da 0 a 2 anni; "bambini" per bambini di ambo i sessi da 3 a 10 anni; "teen-agers" (o giovanissimi) con distinzione dei due sessi e con misure e tipologie differenziate.

Abbigliamento donna - Si intende il prodotto destinato alla donna superiore ai 14 anni; comprende: capispalla lunghi (cappotti, soprabiti, impermeabili, spolverini, mantelli, giacconi, ecc.), coordinati (tailleur gonna, tailleur pantalone, tailleur abito, ecc.), abiti interi (da giorno, da sera e da cerimonia).

Abbigliamento maschile - Si intende il prodotto destinato all'uomo superiore ai 14 anni; comprende: capispalla lunghi (cappotti, soprabiti, impermeabili, spolverini, mantelli, giacconi, ecc.), coordinati (giacca + pantalone), abiti interi (da giorno, da sera e da cerimonia).

Abbigliamento in pelle - E' sia per donne, uomini e bambini, e non conosce stagioni se non per il fatto che i capi sono più leggeri. Rientra in questo segmento anche capi di "finta pelle", dal prezzo contenuto pur mantenendo l'aspetto esteriore della vera pelle.

Abbigliamento sportivo - Comprende sia il prodotto finalizzato ad accompagnare in modo più o meno tecnico le discipline sportive, sia quello per il tempo libero o "casual" (jeans, maglieria, ecc.).

Abbigliamento intimo - Comprende la biancheria intima o personale da donna, uomo e bambini (camicie da notte e i pigiami, vestaglie, maglieria intima, le mutande o gli slip, ecc.) e la corsetteria femminile (reggiseni, body, sottovesti, ecc.).

Abbigliamento unisex -
Indumenti indossati indifferentemente da uomini o donne, come i jeans e T-shirt.

Abbigliamento etnico - Abbigliamento tradizionale di gruppi etnici adottato dalla moda occidentale, quali il poncho, il caffettano o i pantaloni orientali.

Abbigliamento vintage - Indumenti ed accessori di epoche precedenti in riferimento al XX secolo, indossati o collezionati.


Altri segmenti specializzati dell'abbigliamento sono: la camiceria "classica" (sia maschile che femminile), abiti da lavoro, divise ed uniformi, abiti da sposa, abiti ecclesiastici, pellicceria, ecc.

Gli accessori dell'abbigliamento comprendono: calzetteria, modisteria, borse e borsette, cinture, cravatte, sciarpe e foulard, guanti, ombrelli, bottoni e cerniere, ecc.

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Abbinato - participio passato di abbinare.

Due o più fili semplici che vengono uniti e impiegati in tessitura, ritorto o meno fra loro (→binato).

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Abbinatura (di due tessuti) - dal latino bini, "a due a due".

Operazione per abbinare due tessuti ed ottenere un articolo con le due facce esteticamente contrastanti. Il tessuto più pesante viene fatto passare per la abbicatura su una macchina a stampare che porta un cilindro stampatore inciso a punti. Come pasta da stampa si usa una emulsione di resina che sia capace di costituire un incollante perfetto. Immediatamente dopo la stampa il primo tessuto viene fatto aderire al tessuto cui si vuole abbinare e pressato con esso tra due cilindri. Segue l'asciugamento. Questo incollaggio per punti ha lo scopo di conservare all'abbinato una mano morbida, sufficientemente cascante, che non potrebbe realizzarsi se non molto difficilmente con un incollaggio realizzato per spalmatura.

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Abbinare


Mettere insieme:
  1. tessuti e guarnizioni di colori diversi;
  2. righe, quadri e stampe in uno stesso capo;
  3. le tacche di confezione per montare il capo.
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Abbindolare - da bindolo.

1. Mettere la matassa sul bindolo (aspo) per dipanarla, per fare il gomitolo.

2. Avvolgersi (detto di un filo).

francese: tromper
inglese: to deceive
tedesco: überlisten
spagnolo: enganar

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Abbottonatura - da abbottonare.

1. Atto dell'abbottonare, abbottonarsi.

2. Il complesso degli elementi che servono ad abbottonare un abito, un cappotto o un altro elemento: bottoni, asole ed eventualmente anche guarnizioni, come gli alamari in alcune giubbe militari da parata. Esiste una differenza tra l'abbottonatura degli abiti maschili e di quelli femminili; i primi hanno i bottoni sulla destra e le asole sulla sinistra, i secondi, al contrario, i bottoni a sinistra e le asole a destra.

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Abbottonatura inglese (Abbottonatura nascosta)

Chiusura di un capo d'abbigliamento o di una sua parte tramite bottoni e asole che vengono nascosti sotto una striscia di tessuto sovrapposta. Si usa per camicie, specialmente quelle da sera, per camicette, giacche e cappotti.

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Abrasimetro - da abradere + metro.

Apparecchio usato in laboratorio per controllare la resistenza all'usura (sfregamento). Può avvenire tessuto su tessuto o carta abrasiva su tessuto.

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Abrasione (processo di) - dal latino tardo abrasio-onis, derivante da abradĕre "raschiar via".

Processo di lavaggio che da a un capo un aspetto usato e vissuto. E' un processo industriale o artigianale fatto con tecniche ben precise, generalmente con il lavaggio in particolari macchime. L'abrasione può essere fatta sia con pietra pomice o con altri strumenti.

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Abrasione (resistenza alla) - dal latino tardo abrasio-onis, derivante da abradĕre "raschiar via".

Significa resistenza all'usura superficiale, provocata dallo sfregamento e dal logorio, che vengono misurati in laboratorio, con gli appositi abrasimetri. Fino ad oggi le prove di resistenza all'abrasione si limitavano a testare l'azione meccanica di abrasione e, di conseguenza, non avevano un riscontro diretto con la reale usura nel tempo di un prodotto. La difficoltà è sempre stata infatti la complessa riproducibilità del processo di abrasione provocato dal contatto tattile. Le caratteristiche superficiali della mano possono essere riassunte nell'azione elastica, nella forma curva delle dita, nel comportamento proprio della pelle, nel movimento effettuato durante il contatto con una superficie e per finire nell'azione chimica (come ad esempio: sudore, grasso, olio, detergenti, creme e tutti gli agenti chimici che possono venire a contatto con le mani).

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Accappatoio - il nome deriva da cappa.

1. Capo unisex in tessuto di spugna, in ciniglia o in cotone a nido d'ape, tutti materiali che hanno la proprietà di avere un facile assorbimento dell'acqua e di asciugare perfettamente la pelle. Dal taglio semplice e confortevole, può essere lungo alla caviglia o corto al ginocchio o alla coscia; è aperto sul davanti, con le due parti che si sovrappongono e sono chiuse da una cintura a fiocco legata in vita. Ha tasche applicate, con o senza cappuccio. Si indossa generalmente dopo il bagno.

francese: peignoir - sortie de bain 
inglese: bath-robe; Bath-Wrap
tedesco: Bademantel
spagnolo: salida de baño

STORIA - Se ne ha notizia per la prima volta nell'elenco della raccolta dotale di Bianca Maria di Savoia, sposa nel 1512 di Massimiliano Sforza: i suoi accappatoi erano ricamati in oro.

2. Mantello di mussola bianca, che una volta, le donne indossavano per acconciarsi i cappelli.

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Accecare (un punto)

Far passare l'ago nello stesso buco per disfare il punto già eseguito in precedenza.

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Accessori - dal latino medioevale accessorius, a sua volta dal verbo accedere, "entrare a far parte".

Articoli indossati a completamento del look, che assolvono ad una funzione utile e decorativa. Si intendono i guanti, borse e cinture, cravatte e foulard, cappelli (modisteria), calze e collant, scarpe, ecc. Ogni accessorio deve essere accostato in modo armonico all'abito che si indossa, rispettando l'abbinamento dei colori e lo stile dell'insieme.

inglese: ouitfit

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Accessorio (tessile)

Elemento complementare che serve per ornamento o altro quali nastro, passamaneria, pizzo, applicazione (applicazioni).

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Accoppiato (Doppiato)

Dicesi di due differenti tessuti che vengono usati uniti (mediante cucitura o incollatura) per formare il diritto e rovescio di un capo rovesciabile o meno. "' un falso "double-face".

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Accoppiatura (di fili)

Sinonimo del più appropriato termine binatura.

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Accorciamento - da accorciare.

Capacità di un filato, di un tessuto di modificare la sua lunghezza in senso negativo per effetto di fattori fisico-meccanici o chimici. Quello dovuto alla torsione è tanto maggiore quanto più numerosi sono i capi che compongono un ritorto. Nei tessuti si riferisce all'accorciamento che si verifica nell'ordito a causa dell'intreccio con le trame.

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Accorciato 


Termine usato per un indumento che è stato accorciato o tagliato per ridurne la lunghezza.  

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Acetato (Aceticellulosa)

Fibra tessile artificiale ottenuta dalla cellulosa trattata con acido acetico e anidride acetica, che prende il nome di raion all'acetato. E' presente in commercio come filamento continuo; di aspetto serico (filato brillante, opaco o tinto in pasta). La fibra rammollisce a 200°C ca. con punte di fusione a 250°C. Brucia lentamente, fondendo, con formazione di palline nere. Si tinge con coloranti dispersi o plastosolubili. Nell'abbigliamento è impiegato soprattutto in mista con viscosa e con altre fibre naturali e sintetiche.

CARATTERISTICHE: morbida e delicata, aspetto serico, colori vivi e brillanti, buone doti di traspirabilità, igroscopicità e comfort. La fibra non è attaccata dalle tarme; è resistente alle muffe; ha una eccellente resistenza ai batteri. Ha una limitata resistenza all'abrasione e perde di resistenza per effetto della luce solare.

IMPIEGHI: abbigliamento femminile (abiti, camicette, lingerie), velluti, fodere, maglieria esterna estiva, costumi da bagno, cravatte, nastri, rasi, passamanerie e broccati per l'arredamento.

CODICE TESSILE: AC (EURATEX) - CA (BISFA)

francese: acétate
inglese: acetate
tedesco: Azetat

STORIA - La fabbricazione dell'acetato di cellulosa si può far risalire agli studi del chimico tedesco Schutzenberger del 1869. Per molti anni la conoscenza dell'acetato rimase allo studio delle ricerche di laboratorio, sino a che gli inglesi Cross e Bevan brevettarono nel 1894 un procedimento che fu alla base di tutti gli studi e brevetti successivi. Bisogna tuttavia attendere intorno al 1920 perché appaiono sul mercato le prime produzioni industriali del filato tessile, simile a quello oggi noto sotto il nome di rayon acetato.

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Acrilico - da acrile.

Fibra tessile sintetica  costituita per l'85% da acrilonitrile, monomeri derivati dall'acido acrilico. E' disponibile in fiocco, tow, top per filatura. Viene prodotta in numerosi tipi speciali con caratteristiche innovative: microfibre più sottili del cashmere, per una maglieria morbida e calda; fiocchi "flame retardant", destinate ad utilizzi tecnici nell'ambito della sicurezza; fibre che nascono già tinte dal produttore, per risparmiare sui processi di tintura, assicurando nel contempo un maggior rispetto dell'ambiente ed una solidità a prova dei più severi utilizzi "outdoor", ecc. Può essere impiegata in puro o con fibre naturali o "man made". Tra i marchi commerciali più diffusi: l'Orlon, l'Acrilan, il Leacril, il Dralon.

Il processo produttivo prevede una fase di polimerizzazione, seguita dalla filatura chimica che, data la particolare natura dell'acrilonitrile, non può essere effettuata per fusione ma solo per soluzione. La filatura può avvenire a secco, come nella prima produzione di DuPont e di Bayer, oppure a umido, sistema, quest'ultimo, che nel tempo si è affermato come il più diffuso, rappresentando oggi circa l'85% della capacità installata nel mondo. Alla filatura fa seguito una serie di trattamenti il cui scopo è quello di impartire alla fibra le necessarie caratteristiche fisico-meccaniche, quali tenacità, modulo, fissaggio (nel caso della fibra stabilizzata), retraibilità (nel caso della fibra high-bulk), cretto, mano: proprietà che sono progettate in funzione della tecnologia di trasformazione, e degli usi finali cui la fibra è destinata. Notevole importanza nel processo di filatura chimica della fibra acrilica ha assunto la tintura, che può vantaggiosamente essere effettuata direttamente nella fase di produzione. Si possono impiegare due tecnologie: in filatura, inserendo coloranti o pigmenti nella soluzione del polimero, prima di alimentarlo alle filiere; oppure in linea, aggiungendo speciali coloranti prima dell'essicamento, quando la fibra è ancora allo stato di gel, per cui la penetrazione del colore è possibile in modo efficace. La fibra acrilica "producer dyed" si è affermata per una serie di vantaggi non indifferenti, quali l'ottima riproducibilità dei colori tra i diversi bagni di tintura, l'elevatissima solidità e durata delle tinte, l'assoluta costanza di caratteristiche, i vantaggi di costo in rapporto alla tintura in filo, e infine il rispetto dell'ambiente, perché i coloranti inesausti non sono scaricati con l'acqua di tintura ma recuperati e smaltiti nell'ambito del ciclo produttivo 8rese di processo vicine al 99%). È indubbio, comunque, che la tintura "normale" (quella eseguita invece sul materiale greggio allo stato di fiocco, top, filato, tessuto, maglia) è il procedimento di più vasta applicazione in mercato, e ciò per varie ragioni. Intanto la facilità di tingere la fibra acrilica con coloranti cationici porta a risultati eccellenti in fatto di solidità, intensità e vivacità dei colori: il processo tintoriale è inoltre da tempo divenuto rapido e sicuro, con ottimo grado di esaurimento e facilità di riproduzione, nonché mezzo congruo di "quick-response". Nessun problema anche nell'ampio ventaglio di applicazioni in mischia con fibre diverse (naturali o chimiche), e questo pure per quanto attiene alle fasi di lavorazione lungo la filiera tessile, segnatamente in filatura e tessitura.

CARATTERISTICHE: Si producono manufatti con mano particolarmente lanosa e calda. Ha un'ottima resistenza alla luce solare ed agli agenti atmosferici; inattaccabilità da muffe, microorganismi, tarme, insetti di qualsiasi genere. Ha un ottimo comfort, coibenza, traspirabilità; facilità di lavaggio, senza infeltrimento, con rapidità di asciugatura. E' irrestringibile ed ha buona resistenza allo stropicciamento.

IMPIEGHI: Tessuti per abbigliamento per drapperia e laneria leggera e pesante, maglieria esterna ed intima, calzetteria, ecc.; normalmente in mista, e quella più utilizzata è con lana nel rapporto 55/45. Pellicce per interno o per esterno, impiegando fibra acrilica pura o in mista al 100% nei titoli 3,3 - 5,6 - 8,9 dtex. Tappeti, per la resilienza e la facilità di manutenzione; tessuti e velluti per arredamento (aspetto brillante, lunga durata, resistenza allo sporco, facile pulitura), dove l'effetto è realizzato con filati lanieri o cotonieri prodotti con fibra acrilica lucida al 100% nei titoli 3,3 - 5,6 dtex; tende per esterno (ottima resistenza alla luce solare, alle muffe ed agli agenti atmosferici).

CODICE TESSILE: PC (EURATEX) - PAN (BISFA)

francese: acrylique
inglese: acrylic
tedesco: Acryl-

STORIA - I primi studi sulle fibre acriliche risalgono alla fine degli anni '30, e furono portati avanti, su due filoni separati di ricerca, sia in Germania sia negli Stati Uniti. I ricercatori si erano posti come obiettivo la messa a punto di solventi idonei a sciogliere il poliacrilonitrile, una sostanza di cui già si conosceva l'idoneità a produrre fibre. Nell'immediato dopoguerra queste ricerche, sotto l'impulso della sperimentazione posta in essere in America dalla Du-Pont, approdarono alla messa a punto della prima fibra acrilica (1947), prodotta con il processo di filatura a secco e lanciata in mercato con il marchio Orlon. Analoghi risultati furono ottenuti, verso la metà degli anni 50, nei laboratori tedeschi e, successivamente, in quelli di altri produttori di fibre europei. La prima fibra acrilica italiana venne prodotta e commercializzata nel 1959 dall'ACSA del gruppo Edison.

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Activewear - termine inglese, di uso internazionale. 

Abbigliamento tecnico usato per svolgere attività sportive, oggi con sempre più connotazioni fashion.

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Aderente - participio presente di aderire.

Detto di abito stretto, fasciante.

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Aerografato

Decoro ottenuto a spruzzo di colore proveniente da macchina ad aria compressa, mediante mascherinatura.

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Aertex

Tessuto di cotone con struttura a nido d'ape. Nato per la biancheria femminile oggi è utilizzato per lo sportswear estivo.

STORIA - Introdotto in Inghilterra alla fine del XIX secolo da Lewis Haslam e da sir Benjamin W. Richardson e Richard Greene. Nel 1888 i tre formano la Aertex Company. L'Aertex è stato precursore del cotone termico in maglieria.

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Aesthetic dress

Stile ispirato da capi di vestiario del passato (Abbigliamento artistico) o orientale, come i kimono; comporta l'uso di tinture naturali per i tessuti o di disegni tradizionali o ispirati alla natura (Stampe liberty, Disegno cachemire). 

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Affaldatore

Macchina per srotolare il tessuto e disporlo in falde. Questo processo viene effettuato per preparare il tessuto a quelle lavorazioni che in alimentazione necessitano del tessuto affaldato.
Gli elementi principali di un affaldatore sono rappresentati dalla vasca di accumulo del tessuto (scivolo), da un cilindro di passaggio, da un freno (per regolare la tensione del tessuto), dai cilindri centratori e di trascinamento e dall'affaldatore. Questa macchina può essere utilizzata per tutti i tipi di tessuto.    

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Affaldatura

L'operazione che si compie su un tessuto con l'→affaldatore per piegarlo in modo regolare, all'uscita di un processo, di solito su un bancale, con una falda sopra l'altra.

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Affinità tintoria

Capacità di un tessuto di trattenere il colore.

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Agave (Sisal) - il nome Sisal è dato dal porto messicano dello Yucatan.

Fibra tessile molto resistente che si ricava dalle foglie dell'agave sisalana (pianta grassa).

IMPIEGHI: cordami, stuoie.

CODICE TESSILE: SI (EURATEX)

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Agnellina

Nome generico di tessuti (oggi soprattutto in fibre sintetiche) imitanti il pelo di agnellino, usati per foderare interni di capi, baveri, guarnizioni.

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Ago - dal latino acus (plurale: aghi).
 
1. Sottile asticciola di acciaio temperato usata per lavori di cucito; ha una punta acuta a un capo e l'altra smussata e forata detta
cruna in cui si inserisce il filato. Gli aghi vengono misurati con il sistema metrico decimale (70-110) e con il sistema Singer (11-18). Esistono diverse punte a seconda del materiale da cucire: a punta aguzza o arrotondata (a palla), a punta tagliente per la pelle; da cucito, da ricamo, da rammendo, ecc.

2. Ago da maglia o da calza - Sottile cilindro di metallo o di materia plastica o talvolta di legno, usato per lavori a maglia; ferro da calza. 

Ind. maglia - E' l'elemento essenziale per la formazione della maglia. Le sue parti essenziali sono:
  • un uncino per prendere e trattenere il filo da immagliare;
  • un sistema per chiudere e aprire l'uncino, in modo che questo possa alternativamente prendere un nuovo filo e abbandonare quello vecchio;
  • un sistema per consentire all'ago di ricevere i movimenti necessari per la formazione della maglia.
3. Gioco d'aghi - fornitura completa di aghi da maglia (di solito cinque) per eseguire lavori tubolari.

4. Ago torto - Piccolo ferro uncinato ad una estremità, usato per lavori femminili in filato di lana o cotone, affini a quelli eseguiti con gli aghi da maglia.
 
Gli aghi per cucire a mano hanno la cruna dalla parte opposta della punta mentre in quelli per macchine da cucire punta e cruna sono entrambe dalla stessa parte. In questi esistono anche due incavi laterali in corrispondenza della cruna, che terminano dove lo stelo è più grosso.

Ind. tess. - Si usano aghi a becco, aghi rotondi, senza cruna, con la punta ripiegata sul gambo, munito di apposita scanalatura, in cui entra la punta dell'ago quando è chiuso (caratterizza i telai per maglieria); ago a linguetta, ago a una o due teste, schiacciato ai lati, applicato alle macchine per maglieria. La fabbricazione degli aghi (trafilati o stampati) inizia con la tempra e il rivestimento dell'acciaio (dapprima tenero per poter essere lavorato) per conferirgli l'indispensabile elasticità. All'uscita dei forni di tempra, prima di essere nichelati o cromati, ghi aghi vengono messi in tamburi rotanti, i buratti che contengono sabbia finissima, in cui gli aghi vengono tenuti anche ventiquattro ore consecutive e perdono così tutte le rugorosità e squame. In Italia esistono importanti fabbriche specializzate in aghi per cucire a mano, mentre la produzione di quelli per uso industriale è più limitata.

Parti di un ago per macchina:
  • calcio - E' la parte superiore del codolo ed è di norma arrotondata o smussata per facilitare l'introduzione nel morsetto.
  • codolo - E' la parte che viene bloccata dal morsetto porta ago o da una vite della barra d'ago. E' la parte di maggior diametro, ed è di norma cilindrica, ad eccezione di alcuni aghi ove si hanno uno o due piani per dare automaticamente la posizione dell'ago o per permettere il montaggio di due o più aghi molto vicini fra loro.
  • spalla - E' la parte tronco-conica che sta tra il codolo e lo stelo. La spalla, oltre a raccordare due parti di diametro diverso, serve a dare maggiore robustezza all'ago.
  • stelo - E' la parte compresa tra la spalla e la cruna. E' soggetta più di ogni altra parte allo sfregamento contro il tessuto e quindi subisce i maggiori effetti di riscaldamento.
  • scanalatura - E' un canale ricavato lungo lo stelo e prolungantesi oltre la cruna. Ha la funzione di alloggiare il filo dell'ago ed evitare lo sfregamento contro il tessuto durante la fase di penetrazione. La parte dell'ago ove si trova la scanalatura lunga è detta parte frontale ed è quella in cui si effettua l'infilatura.
  • cruna - E' il foro attraverso cui scorre il filato e che congiunge le due scanalature. La grandezza della cruna è proporzionale al diametro dello stelo: il filato deve passare facilmente attraverso la cruna senza però essere troppo libero per non influenzare la buona formazione del cappio.
  • scalfo - E' uno scarico praticato dalla parte opposta della scanalatura lunga immediatamente sopra la cruna. La funzione dello scalfo è permettere il passaggio della punta del crochet molto vicino all'ago, in modo da poter garantire con maggiore sicurezza la presa del cappio, senza provocare spuntature del crochet o rotture degli aghi.
  • punta - E' la parte di ago compresa tra la cruna e l'estremità inferiore dell'ago o punta in senso stretto. La punta ha, nella maggioranza dei casi, una forma conica con il vertice appuntito o più o meno arrotondato in modo da spostare i fili delle maglie o trame del tessuto e permettere la penetrazione dell'ago senza danneggiare il tessuto stesso.


francese: auguille
inglese: needle
tedesco: nadel
spagnolo: aguja

STORIA - L'ago è usato fin dai tempi remoti, fabbricato prima in osso o con spine di pesce, poi in bronzo e successivamente in ferro (ne è fatta menzione nel "Nuovo Testamento"). Nella sua forma attuale fu introdotto dagli Arabi in Europa verso il 1300. La fabbricazione industriale degli aghi di acciaio ebbe inizio in Spagna nel 1500 per poi estendersi in tutta Europa, in particolare in Germania (famosi quelli di Norimberga), Inghilterra, Francia, che con l'America detengono il primato sia come produzione sia come qualità e varietà.

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Agoraio - da agora, antico plurale di ago.

1. Minuscolo astuccio, cilindrico o ovoidale, per custodire gli aghi.
 
francese: porte-aiguilles
spagnolo: alfiletero

CURIOSITA' - Nel medioevo era un oggetto d'arte, che le donne portavano attaccato alla cintura con una catenella.

2. Chi fabbrica o vende aghi (in disuso).
        
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Agrafé - voce francese.

In italiano sta per agganciato.

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Agugliati - da aghi.

Su un supporto non tessile (non tessuti) di schiuma poliuretanica è possibile mediante particolari macchine inserire delle fibre tessili, generalmente di viscosa. L'inserimento si ottiene mediante aghi e può essere effettuato su uno o su ambedue i lati della schiuma. Questi supporti così preparati possono essere impiegati in forma non termoadesiva come copri plastron, rinforzo spalline, rinforzo rollino, ed in forma adesiva sempre come copri plastron o anche per rinforzare piccole e grandi superfici di tessuti medio, medio pesanti dove daranno una mano gonfia ma morbida. Sono comunque poco usati per infustamento di grande superficie, e solo in confezioni di non alta qualità.

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Agugliatura

Processo di rifinizione dei tessuti non tessuti con cui, mediante movimento verticale degli aghi, si conferisce compattezza al materasso di fibre ottenuto all'uscita della carda, per sovrapposizione di più strati di velo. Si ottiene quindi un tessuto non tessuto dotato di una certa consistenza dovuta alla penetrazione di una parte delle fibre trascinate verticalmente dal moto degli aghi. Successivamente per aumentare la resistenza del prodotto possono essere eseguite le lavorazioni di resinatura o di termofissaggio.

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Air-Flow

Apparecchio per misurare il titolo (finezza) di una fibra (metodo flussometrico), che si basa sulla diversa permeabilità all'aria di un campione di fibre di fiocco di peso e volume costante, attraversato da una corrente di aria costante. Caratteristica comune a tutti i tipi di air-flow è la rapidità di esecuzione: si riescono infatti ad avere i risultati nel giro di pochi minuti.

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Ai-Zome

Tecnica di stampa giapponese, solo in tinte degradanti dal blu scuro al chiaro.

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À-la-page 


Si dice quando si è "all'ultima moda".



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Alamaro

1. Tipica allacciatura realizzata in cordoni o con passamaneria che formano un'asola volante in cui entra il suo riscontro, in genere un nodo o ingrossamento che funge da bottone, o dove viene fatto passare una olivetta di corno per lo più di forma allungata, o di canna di bambù. Si usano soprattutto per giacconi e cappotti, specialmente il noto Montgomery. Utilizzati anche per sottolineare una tendenza militaresca, oppure in sartoria per non tagliare con gli occhielli, tessuti o pellicce.

Sono chiamati anche brandeburghi.

2. Sono chiamate così anche le mostrine d'argento dei Carabinieri e dei Granatieri di Sardegna. 

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Alba - dal latino, "la bianca".

Veste bianca, lunga sino alle caviglie e che copre completamente l'abito comune del sacerdote  usata per la messa dal sacerdote cattolico, adottata anche dai religiosi anglicani (e raramente da quelli luterani). Pare che sia di origine egiziana.

E' anche chiamato camice.

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Albagio - dall'arabo al-bazz.

1. Panno di lana a trama rozza, generalmente bianco, usato soprattutto in marina per indumenti, tende e rivestimenti di imbarcazioni. E' simile all' orbace.

2. Per estensione tessuto grossolano.

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Albatro

Panno di lana soffice rigenerata o garzata. La superfice villosa assomiglia nella contestura al piumaggio di un albatro (grande uccello oceanico). Solitamente viene tinto in colori chiari in quanto è usato essenzialmente per camice da notte femminili e pigiamini da bambini.

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Alcantara® - nome spagnolo derivato dall'arabo. Marchio di Alcantara S.p.A.

1. Tessuto, molto fine e costoso, ad armatura tela in poliestere. Viene trattato con procedimenti di finisaggio, che lo rendono simile al camoscio (scamosciato) per consistenza e leggerezza. Resistentissimo, non si stropiccia, si può stampare e ricamare. Può essere cucito una sola volta, in quanto se si tolgono i punti rimangono i buchi dell'ago. Impermeabile, è' impiegato per la confezione di capi d'abbigliamento, per i rivestimenti delle automobili e per l'arredamento.

STORIA - 1970 Miyoshi Okamoto, scienziata della multinazionale chimica nipponica Toray, deposita in Giappone il brevetto per realizzare il nuovo materiale innovativo. 1972 dalla joint-venture tra il gruppo chimico italiano ENI e la Toray Industries Inc. nasce a Milano Alcantara S.p.A., la società italiana che produce e distribuisce il materiale omonimo, contraddistinto dal marchio Alcantara.

PER SAPERNE DI PIU': http://alcantara.com/
(il sito internet, in italiano, del produttore del tessuto: bisogna cliccare su Europe e poi su Italian).

2. Varietà di ovini che prende il nome dalla città omonima, della provincia di Càceras (Spagna)

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Alfa - dall'araba halfa.

Fibra tessile ricavata da una pianta erbacea perenne, sempre verde, formante grossi cespugli tondeggianti, che cresce spontanea in alcune regioni che si affacciano sulla parte occidentale del mar Mediterraneo: Africa del nord (dal Marocco alla Libia), ed Europa meridionale (Spagna, Portogallo, Italia). In particolare, l'alfa ricopre ampie zone degli altopiani dell'Algeria.

Appartiene alla famiglia delle Graminacee ed il suo nome scientifico è "Stipa tenacissima". Ha lunghi culmi portanti in cima le inflorescenze. Le foglie parallelinervie sono coriaceee constano di una parte inferiore che avvolge il fusto, sul quale è articolata una lamina lineare, lunga fino ad un metro, dritta durante la vegetazione, arrotolata longitudinalmente (in modo da prendere l'aspetto di giunco) nella stagione secca.


IMPIEGHI: Dopo macerazione e maciullatura le fibre che si ricavano servono a far corde, ceste, reti da tonnare e stuoie. Per intrecciarla, e renderla più resistente, si usa bagnare la fibra; ciò viene ripetuto periodicamente per conservare il manufatto. Viene anche usata, normalmente associata ad un 5-10% di pasta in legno, per produrre cellulosa e pasta da carta.

CODICE TESSILE: AL (EURATEX)

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Alginato

Fibra tessile prodotta con l'acido alginico delle alghe marine.

CODICE TESSILE: AG (EURATEX)

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Alice band


Fascia per tenere indietro i capelli, in nastro o velluto.


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Allianta - da "alianto".

Tipo di seta prodotta in Cina, ottenuta dal bozzolo di un insetto che vive sopra gli alberi di alianto.

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Allacciatura - da "allacciare".
 

Chiusura di un qualsiasi capo di abbigliamento tramite lacci, alamari, con cerniere, fibbie, ecc. Quando è fatta con bottoni si chiama →abbottonatura.  

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Allicciatura - da "allacciare".

In tessitura operazione per cui si fanno passare i fili dell'ordito attraverso i licci. 

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Allis


Il filato che ha iniziato l'era della viscosa in maglieria. Lanciato da Lineapiù nel 1980.

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Allucciolato - da a+lucciola.

Tessuto con fili laminati o lustrini che danno un effetto brillante, tipo lucciola.

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Allungamento

Modifica in lunghezza di un materiale messo sotto carico.
Si distingue tra:
  • Allungamento alla rottura;
  • Allungamento elastico;
  • Allungamento residuo.
Allungamento alla rottura esprime l'allungamento % subito dalla fibra o del filato fino al momento della rottura stessa. Ogni volta che un filo viene messo sotto carico  al disotto del carico di rottura il materiale subisce un allungamento che al cessare del carico in parte viene recuperato (Allungamento elastico) e per il resto rimane (Allungamento residuo). Si sottopone il filato a trazione, e si misura con una apposita macchina l'allungamento massimo, dall'inizio all'istante della rottura, prima che si rompa. Si imposta poi la seguente proporzione: la lunghezza iniziale sta a 100 come l'allungamento a rottura sta a X. Si ottiene così l'allungamento percentuale.

Si definisce Allungamento permanente o Deformazione la differenza  fra allungamento totale ed allungamento elastico.

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Alone - dal latino halos, ed a sua volta dal greco "cerchio attorno al sole".

Traccia sfumata che resta su un tessuto, o altro materiale, intorno ad un punto trattato con uno smacchiatore.

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Alpaca (Alpaga)

Fibra prodotta dall'omonimo Camelide (gli serve per mangiare ca. un kg. di erba al giorno) che all'aspetto ricorda molto una pecora, anche se ha dimensioni maggiori e un collo molto lungo. Appartenente alla famiglia degli Auchenedi (Vicugna pacos). Quando i nomi scientifici furono assegnati ai camelidi sud americani, fra il XVII e il XIX sec., si ritenne l'alpaca un discendente del lama (forse perché ambedue hanno l'abitudine a sputare), ignorando però la forte somiglianza di stazza ed altezza dell'animale e di qualità della lana prodotta con la vigogna. Molte difficoltà di classificazione furono dovute anche al fatto che le quattro specie di camelidi sud americani (lama, alpaca, guanaco e vigogna) si possono incrociare e creare prole fertile. Una classificazione corretta fu possibile solo dopo l'avvento delle nuove tecnologie che grazie alle analisi del dna scoprirono nel 2001 che l'alpaca derivava dalla vigogna.

Esistono due razze di alpaca: l'Huacayo e il Suri. Dal pelo simile al Mohair; è allevato essenzialmente per il pelo: vive in greggi sugli altopiani delle Ande peruviane (tra i 3.500 e 5.000 metri), dove è l'auchenide che vive alle maggiori altitudini (80% della fibra viene ottenuto in Perù nei distretti di Puno, Cuzco, Arequipa, Apurimae, Huancavelica, Bolivia settentrionale e Cile del nord). La popolazione di alpaca in Sud America è di circa 5 milioni, con oltre 4 milioni di capi allevati in Perù. Gli alpaca sono allevati anche in Nuova Zelanda ed Australia (anzi questa lana, grazie ad una serie di programmi genetici, sta diventando migliore di quella prodotta in Perù). Negli ultimi anni l'allevamento degli alpaca si è diffuso anche in Europa, un po' in tutti i paesi, perché è un animale che si adatta bene a climi diversi; in Italia è stata creata l'associazione Italpaca. Gli alpaca vengono tosati una volta all'anno, in primavera. Una alpaca femmina produce ca. 2,5 kg. di lana, mentre un alpaca maschio può arrivare a produrre anche 4 kg. di lana all'anno.

CARATTERISTICHE: E' una fibra cheratinica, quindi molto affine chimicamente alla lana nel suo comportamento fisico-chimico. Fornisce lana di sette colori naturali (bianco, grigio, marrone chiaro, marrone scuro, rossiccio, nero e pezzato). Due sono le qualità: una ordinaria (il pelo esterno) e una morbida il sottopelo più prezioso). La lana di alpaca non contiene lanolina, non infeltrisce e non dà allergie. Il filato che si ricava è piuttosto rustico. La fibra può essere rifinita con finissaggio tradizionale o "a panno", che conservano integralmente ricchezza, brillantezza e morbidezza della fibra, per arrivare a stupende soluzioni "a pelo", in "drop", "velour" o addirittura "tagliate", pensate per caldissimi spolverini e cappotti.

IMPIEGHI: Usata nell'abbigliamento per abiti, scialli, cappotti, e tessuti per abbigliamento pregiato; tappeti.

CODICE TESSILE: WP (EURATEX)

francese: alpaca, alpaga
inglese: alpaca
tedesco: Alpaka

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Alpacca (lega) - voce dotta internazionale del popolare alpaca.

Nome generico delle leghe rame-nichelio-zinco, che sono di origine antichissima (conosciute in Cina con il nome di "rame bianco") che nell'abbigliamento sono usate per fare bottoni.

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Alpagatex

Tessuto tropical pettinato leggerissimo.

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Alta moda

Sinonimo italiano del termine francese haute couture; sta ad indicare un prodotto di alta sartoria fatto a personam.

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Altezza (di un tessuto) - da alto.

La distanza, espressa in cm., tra una cimosa e l'altra, ovvero la larghezza del tessuto che, nei tessuto tradizionali, è data dai fili di trama. Vale la norma UNI 5113. E' importante non tanto l'altezza del tessuto quanto la sua costanza e regolarità. Un tessuto irregolare in altezza comporta vari problemi di consumi maggiori e scarto in sala taglio.

francese: largeur du tissue, laize
inglese: fabric width
tedesco: Gewebebreite, Warenbreite
spagnolo: ancho de tejido

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Amarezzato

Effetto d'ondeggiamento nelle tinte di un tessuto.

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Amido - dal greco àmylon (aleuron), (farina di grano) non macinato.

Composto chimico macromolecolare, carboidrato polisaccaride del glucosio, contenuto nelle cellule vegetali; costituisce la principale materia di riserva delle piante. Nell'industria tessile trova impiego come sostanza apprettante per le sue proprietà collanti (appretto).

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Ampleur - voce francese; propriamente "ampiezza".

Dicasi di misure ampie (generalmente riferito per gonne ed abiti), di vestibilità comoda, specie nei soggetti di taglia forte.

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Andrienne

Abito con pieghe a cannoncino che vanno dalle spalle all'orlo, ricucite lungo la schiena (Robe à la française).


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Angolo mitrato
 
Angolo realizzato con cucitura diagonale, molto nitido.

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Angora (Pelo d'Angora) - da Angora (Ankara) in Turchia.

Pelo di coniglio d'Angora, che viene raccolto mediante pettinatura sull'animale. Questa fibra contribuisce per lo 0,10% circa al totale degli impieghi di materiali tessili per abbigliamento, ma essendo applicata esclusivamente in mischia (in genere con basse percentuali) con lana o poliammide, concorre alla creazione di manufatti di maglieria esterna da donna. Il pelo d'angora, oltre che in Europa ed in America Latina, viene prodotto anche in Cina, in percentuale significativa sulla disponibilità mondiale complessiva. A motivare, peraltro, l'attenzione recentemente dedicata a tale materia prima da parte degli specialisti italiani, sta il fatto che la sua lavorazione è di natura particolarmente impegnativa, a partire dalle operazioni di mischia e filatura, per arrivare ai processi di tintura e rifinizione (follatura).
Il pelo d'angora si riconosce agevolmente per la sua presenza in tessuti e filati dopo la tintura in quanto (per la particolare composizione chimica) assume una tonalità di intensità inferiore alla fibra di "accompagnamento", con il risultato di conferire all'articolo tessile un caratteristico effetto "ton-sur-ton" che lo contraddistingue in modo inequivocabile. Un'altra proprietà esclusiva è la tendenza (in questo caso per motivi di differente e minore peso specifico) ad accumularsi sulla superficie esterna del filo, lasciando sporgere l'inconfondibile peluria con l'apice più chiaro del colore di fondo del supporto: con un aspetto organolettico tutto proprio, e ricercato per applicazioni speciali (articoli fantasia). Il pelo d'angora trova gradimento per il fatto di conferire ai materiali in questione una mano morbida e dolce veramente inimitabile, e facilmente riconoscibile, mentre concorre alla realizzazione di capi dalla leggerezza insuperabile.

CARATTERISTICHE: Per l'angora di prima qualità si esige un minimo di lunghezza di 6 cm., ed una finezza della fibra compresa tra i 12 ed i 15 micron. Il debole coefficiente di attrito fa si che le fibre tendono a scarsa coesione nel filato, ciò non di meno dato che la fibra è molto fine si riescono ad ottenere filati di titolo alto. Il pelo è costituito da cheratina, con un contenuto nell'amminoacido cistina del 16,2% (contro 11,4-14,1 nella lana); la resistenza alla rottura è di 18 kg/mm2 in acqua, e di 20 a secco (contro 15-20 della lana). L'allungamento alla rottura è del 46% in acqua, e del 33% a secco. La cheratina resiste bene agli acidi e male agli alcali ed agli ossidanti; grazie ai numerosi gruppi reattivi presenta un'affinità particolare per i coloranti. Nel pelo di coniglio d'angora selezionato l'assenza assoluta di pigmentazione (si alleva solo il ceppo albino) e la bianchezza del pelo offrono ogni possibilità di tintura. Il coefficiente di frizione direzionale, maggiore nel verso della punta e minore nel senso della radice, è la causa della feltratura, accentuata dal secretaggio (trattamento della pelle per estrarre il pelo con nitrato di mercurio ed ammoniaca). Con questa operazione la parte superiore dei peli di deforma ed arriccia, mentre la radice resta dura e rettilinea, così che (una volta tagliati) i peli si arruffano e serrano, fornendo feltri apprezzati in cappelleria. Il mantello del coniglio d'angora è composto da tre principali categorie di peli: le giarre, le barbe ed i peli fini (duvet).

CODICE TESSILE: WA (EURATEX)

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Angoretta

Stoffa di tipo corrente, mista angora.

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Animal prints


Tendenza stilistica che usa tessuti e maglieria stampati con disegni e colori che riproducono la macchia dei felini o la pelle dei rettili. La moda la utilizza per abiti, pantaloni, bluse, sciarpe e accessori.


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Animaler

Dicesi di tessuto stampato o pelliccia sintetica "ecologica" con motivo che riproduca il disegno di alcuni animali. Da non confondersi nel significato con la tendenza stilistica denominata "animal prints" che usa questi tessuti.   



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Trattamento chimico di rifinizione a cui possono venire sottoposti i tessuti per renderli impermeabili ai prodotti a base di acqua e di sostanze grasse. Ne deriva anche una certa impermeabilizzazione generale. Si ottiene questo risultato applicando sui tessuti particolari resine sintetiche filmanti che isolano la fibra dall'esterno facendo si che lo sporco si depositi sulla superficie della pellicola. Con il lavaggio ad acqua fredda si ha un'infinitesima asportazione della pellicola protettiva che viene via insieme allo sporco: di solito la resina è finalizzata a resistere a circa venti lavaggi.  

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Anorak - gli esquimesi chiamano così il vento.

Giacca a vento con cappuccio e lungo fino al bacino, originariamente in pelle di foca, portata dagli Eschimesi, abitanti in Groenlandia, Canada e nord dell'Alaska. Nel corso del tempo è diventato un popolare capo di abbigliamento sportivo antivento, realizzato in tessuti impermeabili ultratecnologici, di solito in fibra sintetica, con imbottitura di piuma o sintetica. Ha una chiusura a cerniera oppure un'abbottonatura che dai fianchi giunge fino al collo. La sua caratteristica è un'ampia tasca posta sul davanti.

Vedi anche
→giacca a vento, →parka.


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Antipiega - greco anti (contro, azione opposta) + piega.

1. Trattamento chimico di rifinizione a cui possono venire sottoposti i tessuti in cotone, fibre artificiali e sintetiche o misti-lana, e che ha lo scopo di rendere il tessuto meno facile a sgualcirsi durante l'uso. Si tratta di un complesso di operazioni che modifica la struttura interna della fibra, depositando, prevalentemente nelle zone amorfe, una sostanza che può anche reagire con le macromolecole costituenti la fibra e che ne modifica notevolmente le proprietà fisiche, diminuendone la gualcibilità e la facilità di alterarsi nelle dimensioni sotto l'azione di forze esterne. Si impiegano speciali resine ottenute dalla condensazione di aldeide formica con urea e fenoli: i tessuti assorbono la resina durante un trattamento di 5-10 minuti ad una temperatura di 110-120°C. Dopo un semplice lavaggio, che elimina solo la resina aderente alla superficie, si passano alla calandra i tessuti a una temperatura di 120°C per fissare stabilmente la resina assorbita.

2. Nome della sostanza usata per tale operazione.

francese: infroissable
inglese: crease resistan
tedesco: knitterfrei
spagnolo: antiarrga

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Antropometria

E' la scienza che si occupa di misurare il corpo umano nella sua totalità o nelle sue componenti, a fini statistici e a supporto dell'antropologia, ad esempio nella ricostruzione della storia delle popolazioni. essa ha applicazioni cliniche, nell'ergonomia, nel disegno industriale e nella moda.

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Aplomb (À plomb) - voce francese che significa, letteralmente, "a piombo" nel senso di "cadere a piombo".

Nel campo dell'abbigliamento si dice di un abito che cade in modo perfetto e, in più, è armonioso in tutti i dettagli e i colori.

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Apparel

Abbigliamento. Termine usato negli Stati Uniti per definire il settore.

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Appiattire


Tecnica sartoriale per eliminare le cuciture delle riprese mediante stiratura o tagli.


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Appiombo (mettere in)

Impostazione del modello (capo) in perfetto dritto filo o in perfetto traverso, o in perfetto sbieco, per ottenere abiti senza difetti, che corrisponde a una linea perpendicolare a quella della terra.

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Applicazioni

1. Decorazioni ricamate o applicate su un tessuto. Il ricamo ad applicazione si ottiene ritagliando pezzetti  di stoffe, anche di diverse tipologie tecniche e decorative, cucite secondo un progetto grafico su un supporto tessile qualunque. Solitamente per collegare le varie "toppe" e impedire sfilacciature si preferisce il punto cordonetto.

2. Per estensione, guarnizioni e/o ornamenti su un capo di vestiario e di biancheria.


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Appliqué


Tecnica ornamentale in cui forme di tessuto ritagliate sono applicate tramite cucitura su un pezzo più grande di tessuto o su un capo di vestiario per formare un disegno.

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Apprettato

Si dice il tessuto sottoposto ad appretto.

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Apprettatura - da apprettare.

Ind. tess. - Operazione di finissaggio tessile, detta anche semplicemente appretto, consistente nell'applicazione di una sostanza chimica sui tessuti, allo scopo di conferire loro consistenza, lucidità, a volte impermeabilità ed anche per renderli antisettici. Si esegue facendo passare il tessuto in una vaschetta di impregnazione contenente la soluzione dell'appretto ed utilizzando una macchina detta apprettatrice costituita da più organi (detti foulard) munita all'uscita di una coppia di cilindri spremitoi, a pressione variabile e collegati a una rameuse.

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Appretto - dal francese apprêt, da apprêtēr, "preparare".

1. Genericamente si indica, con questo nome, l'emulsione o preparato che si applica ai filati, tessuti, cuoio e pelle per conferire o esaltare le caratteristiche richieste dal mercato.

2. Ind. tess. - Rientra nelle operazioni di finissaggio e si intende la sostanza chimica che viene applicata al tessuto, appena scaricato dal telaio, per conferirgli proprietà quali la consistenza, la resistenza, lucentezza, impermeabilità, ecc. Lo si applica anche alla tela di qualità non fine (tessuta a poche battute o con fibra poco pregiata) per renderla omogenea al tatto e sostenuta.

3. Ind. cuoio - Si usa una soluzione contenente albumina, gomme e coloranti, che si applica mediante spazzola o mediante polverizzazione sui pellami prima di lustrarli con la macchina levigatrice.

4. Econ domestica - E' una operazione meccanica o chimica che si esegue su alcuni tessuti, prima dell'uso, per facilitarne la stiratura e conferire lucentezza e rigidità, oltre che un aspetto di nuovo; si spruzza sui tessuti l'→amido, o l'acqua di riso o appretti sintetici. L'appretto si usa anche per fissare i punti sul rovescio di un tessuto ricamato o di dare al ricamo un aspetto migliore, rendendolo più consistente e più netto: si distingue l'appretto ad amido per i ricami bianchi; a vapore per i ricami leggeri; alla gomma per i ricami di lana, di seta, di lustrino (paillette) o di perle; alla colla di varie specie per le tappezzerie e gli ornamenti da chiesa.
Le sostanze per gli appretti possono essere naturali (amidi, fecole, arginati e mucillagini, colle di pesce o di ossa, albumina e caseina, ecc., opportunamente addizionate di antisettici), artificiali (eteri della cellulosa, ecc.), sintetici (alcol polivinilico, resine acriliche, ecc.). Spesso tali sostanze scompaiono con l'uso e la lavatura.

In italiano è più corretto il termine
apparecchiatùra.

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Apricuciture


Pratico utensile per disfare velocemente le cuciture e aprire le asole.

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Appuntata - da appuntare.

Cucitura eseguita alla svelta, provvisoria.

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À ramage - locuzione francese.

Stoffa arabescata con motivi che imitano i rami.

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À rayures - locuzione francese.

Tessuti rigati o a strisce.

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Arammide

Fibra artificiale di sintesi, di natura poliammidica, a catena lunga, nella quale almeno 85% dei legami ammidici sono attaccati direttamente a due anelli aromatici. Questo comporta significative differenze nella proprietà di questa fibra rispetto al nylon: la diversità sta nella diversa percentuale dei legami fra gli elementi costitutivi, carbonio, ossigeno, azoto e idrogeno e dei gruppi ammidici direttamente attaccati a due anelli aromatici. le fibre arammidiche sono realizzate in forme diverse, che si differenziano per la percentuale dei legami e la modalità di sintesi chimica.

CARATTERISTICHE: Sono molto robuste e hanno una notevole resistenza alla fiamma.

IMPIEGHI: Vengono usate per taluni prodotti di consumo e sopratutto per scopi industriali. Sono prodotte con due marchi di fabbrica Nomex e Kevlar. 

CODICE TESSILE: AR (BISFA)

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Aran - il nome deriva dalle omonime isole irlandesi, situate all'imbocco della baia di Galway. 


Classico maglione dei pescatori d'Irlanda. In lana grezza, color écru, con trecce, punti in rilievo e losanghe, usato anche per cardigan e giacche.

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Arazzo - dal nome della città di Arras, situata nel nord della Francia, che fu uno dei principali centri di produzione.

Tessuto con ornamenti e figure, la cui trama ricopre interamente l'ordito (viene completamente dissimulato dalla trama che crea una superficie priva di rovescio, se si escludono i fili allentati), realizzato su telaio a mano, solitamente impiegato per decorare pareti, realizzare tendaggi, o rivestimenti mobili ed elementi di arredo. In genere, però, con la denominazione di arazzo si intende una tessitura semplice, ad armatura tela o diagonale, realizzata su telai a licci, in cui gli effetti decorativi sono ottenuti con alternanza di trame di diversi materiali e colori. Tale tecnica è nota anche come "tessitura scandinava". 
Nella tradizione europea l'arazzo può essere eseguito sia su telaio verticale (ad alto liccio) o su telaio orizzontale (a basso liccio). Il telaio verticale è provvisto di due cilindri orizzontali che trattengono i fili dell'ordito, chiusi dalle maglie (licci) fissate alle due travi del telaio. A una di queste si attaccano i fili pari e all'altra i fili dispari. L'arazziere spinge in avanti le barre con moto alterno facendo passare i fili della trama tra i fili dell'ordito; l'arazziere sta dietro il telaio, avendo davanti quello che sarà il rovescio dell'arazzo e dietro a sé il cartone con il disegno, in modo che per controllare il lavoro deve spostarsi sul davanti, oppure servirsi di uno specchio. Nel telaio orizzontale i cilindri tendono i fili dell'ordito in senso orizzontale. I fili pari e dispari si agganciano ad aste le quali sono a loro volta collegate a pedali che, azionati, consentono di separare uno dall'altro i fili dell'ordito. Il cartone è posto sotto l'ordito e l'arazziere deve spostare i fili per controllare il disegno: il cartone è riprodotto in senso inverso, l'esecuzione avviene quindi in controparte. La lavorazione a basso liccio è più spedita (ma non diversa nei risultati) perché i licci vengono spostati con un pedale e non a mano come nell'alto liccio. Qualunque telaio usi, l'arazziere dovrà sempre lavorare sul rovescio del tessuto. Il tessuto d'arazzo acquista una consistenza diversa in ordine al materiale scelto per l'ordito, al numero di fili di ordito per centimetro (da 4 a 12 e più), alla tensione degli stessi.
Molti arazzi presentono caratteristici difetti di lavorazione, come l'ondulazione del tessuto, l'eccessiva rigidezza o un'esecuzione troppo rada, che lascia in vista i fili dell'ordito. Una singolarità tipica dell'arazzo è lo stacco, l'apertura che rimane quando nel tessuto sono accostate direttamente e verticalmente due zone di colore diverso. Gli stacchi, frequenti negli arazzi antichi, sono limitati per non indebolire il tessuto. Per tale ragione di solito le figure vengono disposte perpendicolarmente alla catena, e si ricorre al tratteggio d'arazzo o hachure, già noto nel medioevo e, più recentemente (arazzi francesi contemporanei), ai fili commisti che danno una tipica punteggiatura. Una tecnica particolare, introdotta nell'arte arazziera fin dal medioevo, è il battage, con l'intento di evitare il fondo monocromo ravvivandolo con striature colorate. Si ottiene con una serie di tratteggi a lunghe strisce, avvicinate o sovrapposte di colori multipli.
Oggi gli arazzi vengono lavorati su telai jacquard e presentano un rovescio.

STORIA - I primi pezzi che possono essere considerati tali risalgono al sec. XI col "Panno di San Gereone" (già nell'omonima Chiesa di Colonia, ora smembrato in varie collezioni europee) e nel sec. XII al "Panno di Baldishol" delle Manifatture di Lille (esposto al Kunstidustrimuseet di Oslo). In senso proprio si può parlare di arazzi solo dal sec. XIII, dove questa tecnica di lavorazione era già in uso nella città di Arras, e l'attività arazziera è testimoniata dagli statuti delle corporazioni. In quel periodo l'arazzo ha grande diffusione in Francia e nelle Fiandre, dove tra i più sfarzosi sono i cosiddetti tapis d'or, prodotti a Bruxelles. Accanto alle manifatture fiamminghe, sono famose, nel Rinascimento, quelle italiane, in particolare quelle di Mantova e Ferrara, e quella francese di Fontainebleau. Nel sec. XVII si distinguono quelle medicee di Firenze e nel sec. XVIII quelle di Gobelins, fondate per volontà di Luigi XIV, di Aubusson e di Beauvais in Francia. Nel secolo XX sono particolarmente notevoli gli arazzi prodotti, con tecnica antica, nei laboratori del Bauhaus.


Arazzo, panno di San Gerone
Lione, Musée Historique des Tissus


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Ardiglione - dal francese antico hardillon, che ha dato luogo al moderno ardillon.

Piccolo puntale acuminato metallico per la chiusura della fibbia, che va inserito nei fori della cintura.

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Argenté - voce francese. 

In italiano sta per "argentato".

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Argentina

Maglione accollato a girocollo, diritto e quasi rettangolare, con maniche lunghe dall'attaccatura ampia, realizzato in vari filati sia in lana che cotone.  

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1. Effetto di disegni a rombi multicolore sovrapposta realizzabile in maglieria su macchine circolari a ruote disegnatrici che si sviluppa su una grande area di disegno, superiore a quella di base. Il disegno è una rielaborazione (riveduta ma non aggiornata) di quel tartan che identificava gli Argyle.

2. Per estensione il termine indica nella moda qualsiasi disegno a rombi ottenuto con intarsio o jacquard su qualunque tipo di macchina o telaio. Si trova spesso in calze, maglioni, sciarpe.

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Arisaid


Tradizionale mantello femminile di tessuto scozzese a quadri, indossato dalle donne delle Highlands e delle isole scozzesi; è fermato da una spilla e da una cintura.  


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Armatura

Unità minima d'intreccio dei fili d'ordito e di trama, o anche il modo nel quale si alterna il movimento dei licci che dà l'effetto d'intreccio e di disegno nel tessuto.

Le armature si distinguono in semplici: →tela (per tessuti ad effetto piano), saia (per tessuti ad effetto diagonale), raso (per tessuti ad effetto generalmente disseminato) e complesse (lampasso, broccatello, velluto). Mentre l'armatura tela è unica nel suo genere, la saia ed il raso possono avere vario rapporto  (esempio: spina da 3 - raso da 5, ecc.). La rappresentazione dell'armatura è chiamata messincarta (Norma UNI 9274).

francese: armure
inglese: fabric weave
tedesco: bindung eines gewebes
spagnolo: ligamento de un tejido

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Arricciatura

Tessuto arricciato su una doppia linea di cucitura per creare un effetto di maggior ricchezza. Si ottiene ciò cucendo file parallele di piccole pieghe, spesso usando un elastico per poter allargare la cucitura.

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Arrotolatura

Operazione di confezionamento del tessuto finito in pezza sia in tutta altezza (aperto) che in barchetta (doppio). Vi sono macchine apposite che possono eseguire entrambe le operazioni e sono appunto le "doppiatrici", "misuratrici", "arrotolatrici" e "stampatrici" su cimose (tipo monforts). Il gruppo misuratore è composto da un cilindro di metallo ricoperto da uno strato granuloso di gomma, adatto per fare aderenza con il tessuto ed evitare lo slittamento sul cilindro porta tessuto.

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Art Déco - deve il suo nome all'Exposition Internationale des Arts Décoratifs.

Stile artistico nato a Parigi attorno al 1920 che durò fino ai tardi anni '40, che influenzò molti settori dell'arte e del disegno, compresa la moda; era caratterizzato da forme affusolate, ispirate dal modellato aerodinamico e da disegni geometrici quali i "raggi di sole".


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Ascot - nome della cittadina inglese che dal 1771 è sede delle famose corse di cavalli, e in particolare del Gran premio reale.

Cravatta larga che nell'Ottocento era parte integrante di abiti formali. E' la cravatta più elegante da accoppiare al tight. Viene annodata attorno al collo con un doppio nodo, fermato con una spilla.


 


Per ottenere un nodo Ascot occorre passare la gamba 1 sopra la gamba B, poi passarla nel doppino e quindi piegarla verso il basso. A questo punto la gamba 1 viene ripiegata e nell'anello così formato viene infilata l'estremità della gamba 2. Il nodo poi viene stretto, e le gambe vengono incrociate una sopra l'altra e fermate da una spilla.

Un modello simile, ma ancora più largo, è il
plastron.

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Asimmetrico

Quando un capo è asimmetrico le due metà che lo compongono sono diseguali.

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Asola - dal latino ansula, "manico a forma di anello".

Orlatura di filo praticata attorno ad una apertura (piccolo taglio) su un tessuto per renderla finita e resistente, al fine di far passare il bottone. L'asola è fatta con la macchina da cucire e solo raramente nei capi di alta sartoria può essere rifinita a mano, profilata, ecc. Le asole usate per la chiusura di camicie, camicette, pantaloni, gonne, ecc. possono essere diritte o arrotondate. L'asola diritta viene fatta quando i margini della chiusura si sovrappongono, mentre quella rotonda quando i due margini combaciano.

Da non confondersi  con l'occhiello che è più grosso e che è usato nelle maniche, revers (in genere quello sinistro) di giacche.

francese: boutonniére
inglese: button hole
tedesco: knopfloch
spagnolo: ojal

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Asola bordata

È un asola rifinita con una strisciolina di tessuto.



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Asola volante



Piccolo cappio in tessuto, in filo o cordoncino che sporge dall'allacciatura in cui inserire un bottone tondo per allacciare un indumento.   


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Asolatrice

Macchina che esegue, come la macchina occhiellatrice, un punto a zig-zag. Questo punto è però un punto annodato ed è anch'esso speciale, in quanto lo zig-zag, sia superiore che inferiore, è formato dal filo della spolina, mentre il filo dell'ago viene teso e rimane all'interno del filo della spolina, svolgendo le funzioni del cordoncino dell'occhiello.


Asolatrice elettronica Brother HE 800

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Aspatoio - da aspo.

Ind. tess. - Macchina tessile, detta anche aspa o aspatrice, necessaria per l'operazione di aspatura, cioè per la confezione del filato in matasse. E' costituita da un'incastellatura che porta i supporti degli alberi che danno il movimento a due aspi esagonali. Il filato passa dalle spole agli aspi attraverso i guidafili disposti su una barra che è animata da movimento rettilineo alternato impressole dall'albero motore, per mezzo di due ruote coniche e di un eccentrico.

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Aspatùra - da aspo.

Ind. tess. - Operazione mediante il quale il filato viene avvolto sugli aspi per farne delle matasse che poi saranno mercerizzate oppure tinte.

L'aspatura è necessaria per la tintura del filato oppure per facilitare la spedizione alle ditte trasformatrici (maglifici o tessiture). Viene compiuta sull'aspatoio secondo due metodi, a filzuoli e incrociata, definiti dal tipo di movimento orizzontale della barra dei guidafili dell'aspatoio. Nell'aspatura a filzuoli il filato è avvolto sull'aspo parallelamente, suddividendo la matassa in diversi filzuoli; tale suddivisione è ottenuta con lo spostamento repentino della barra dei guidafili in modo da lasciare tra un filzuolo e il successivo un certo intervallo. Nell'aspatura incrociata la barra ha un movimento alternato di ampiezza uguale allo spazio occupato dalla matassa in modo che il filato è avvolto attorno all'aspo con i fili incrociati gli uni sugli altri.

francese: devidage
inglese: reeling
tedesco: haspeln
spagnolo: aspeado

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Aspi - dal germanico haspa, "arcolaio".

Ind. tess. - Organi rotanti formati da un asta imperniata alla base da cui si dipartano a raggiera dei supporti sul quale si avvolgono i filati che debbono poi subire il processo di tintura o che, già tinti in tops, debbono essere venduti in matasse.

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Aspo 

Lav. domestico - Bastoncello di legno o di canna comune di circa tre palmi di lunghezza, attraversato, presso ciascuna estremità da un piolo retti uno con l'altro: su questi pioli s'innaspa il filo riducendolo in matasse dette "ligature", cioè insieme di fili legati fra di loro da un laccetto con nodo scorsoio. Con l'arcolaio si disfa la matassa.




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Astrakan (pelliccia) - l'appellativo francese gli deriva da Astrakan, antica capitale del Turkestan, nella regione di Bukhara.

Pelliccia fornita da agnellini di razza Karakul (Agnellino di Persia).

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Astrakàn (tessuto) - prende il nome dalla città russa di Astrachan, dove originariamente tale tessuto veniva prodotto.

Tessuto grossolano col diritto a ricci molto fitti che imitano dette pellicce; il tessuto può essere battuto a telaio o immagliato su filati di fondo in cotone, ed essere costituito da filato di lana di pecora o di capra d'angora, oppure da fibre acriliche o modacriliche.

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Attaccatura

Cucitura che unisce le maniche al corpetto.

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Atelier - voce francese che significa "laboratorio".

Nel campo dell'abbigliamento il termine è usato per indicare un laboratorio di sartoria o lo studio di uno stilista.  Gli atelier parigini sono detti flou (per gli abiti) o tailleur (per completi e cappotti). Può essere anche uno studio fotografico.

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Attifer - voce francese.

Ornarsi, abbigliarsi con ricercatezza.

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Attilato

Altro sinonimo in italiano di aderente.

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Autoreggente

Calza molto sexy che evita l'uso della giarrettiera. Si ferma a metà coscia e vi aderisce grazie al silicone applicato all'interno di un bordo piuttosto alto, molto spesso decorato con pizzo o ricamo.

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Avant-garde

Moda o concetto in anticipo sui tempi.


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Azzurigno - da azzurro.

Colore che tende all'azzurro; azzurro sfumato che tende al grigio.

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Azzurro - dal latino coeruleus, cyaneus.

Color cilestro, che si dice anche turchino.

Rames Gaiba
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ULTIMA AGGIUNTA / MODIFICA: 13 aprile 2017

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