► S
► SABBIATURA
► SABBIATURA (del Denim)
► SABLÉ
► SABOT
🇫🇷 Termine francese; propriamente "zoccolo". Zoccolo di legno con tomaia molto accollata, generalmente in cuoio, che lascia completamente scoperto il tallone. Simile agli zoccoli usati in Olanda (klompen), ma senza la punta rialzata.
► SACQUE
1. Profonde pieghe che, negli abiti del Settecento, cadevano sulla schiena dalla scollatura alle caviglie (la si trova negli abiti stile watteau); questo tipo di piega fu di nuovo popolare per breve tempo nel secolo successivo. 2. Giacca corta, ampia e senza maniche, che all'inizio dell'Ottocento veniva indossata con una sottoveste o uno slip e fungeva da négligé.
► SACCU
Voce sarda, dal latino saccus, sacco. Mantello fatto in tessuto orbace fatto con due lunghi teli cuciti insieme, usato dai pastori della Sardegna anche come coperta.
► SAFARI (stile)
È uno stile d'abbigliamento sia femminile che maschile di tipo sportivo, formato da capi caratterizzato da giacche con tasche applicate (sahariana) e cintura in vita, camicie, pantaloni lunghi o bermuda, di colore sabbia o kaki, confezionato con stoffe di fibre naturali, soprattutto cotone o lino. ♦ Anche definito stile coloniale.
► SAGGING
🇬🇧 Termine inglese, letteralmente "tirar giù, abbassare". Indica il modo di portare i pantaloni (baggy, bermuda, pantaloni a vita bassa, jeans) sotto la linea della cintura ma generalmente senza cintura o in maniera allentata, di conseguenza mostrando la biancheria intima che si sta indossando. È una moda maschile, tipica dello stile skater o hip hop. Il sagging è per gli uomini quello che il → bumster (pantaloni portati sulla linea delle natiche) è per le donne.
► SAGLIA
Nome generico dei tessuti di drapperia ad armatura saia, pettinati di peso medio e leggero; nel linguaggio commerciale si chiamano spesso le saglie con il nome del disegno (grisaglia, principe di Galles, millerighe, ecc.).
♦ Altre denominazioni sono: Salia, Spina, Spiga.
► SAGLIA FRANCESE
Tessuto di qualità fine a 3 licci, con mano elastica e scattante: l'ordito può essere unico o ritorto, mentre la trama è in filato unico pettinato di lana. È usato per abbigliamento femminile.
► SAGOMA
Il modello base da cui si ricavano tutti gli altri. È detta anche base.
► SAHARIANA
► SAIA (armatura)
Dal francese antico saie, risalente al latino saga, plurale di sagum, "sago". Armatura fondamentale, molto impiegata nei tessuti di lana, specialmente in drapperia. E' caratterizzata da i punti di legatura disposti in diagonale del quadrato formante il rapporto, da un diritto e da un rovescio; il tessuto si presenta in tal modo costituito da sottili coste inclinate di 45°. Altre denominazioni sono: levantina, saglia, diagonale, sargia, spiga, batavia. Meno usata Sergia. Le saie possono essere con rapporto da tre o più (cioè con tre fili e tre trame o più), prende un nome determinato in relazione al tipo di rapporto utilizzato: ad esempio, la saia da tre è detta spina (o Raso di Lione), quella da quattro levantina, quella a più di quattro fili è detta Virginia; la batavia è una armatura saia senza rovescio. Se le diagonali sono formate da gruppi di fili anziché da un solo filo, la saia viene denominata Spinone, ma in questo caso è necessario che il numero dei fili che formano l'effetto sia inferiore alla metà del numero dei fili di rapporto. Se si dispongono due armature saia in direzione opposta, a brevi intervalli, si ottengono effetti denominati spinati, spigati, spina di pesce, scaglie, ecc. Di solito le armature saia a un solo filo d'effetto sono utilizzate per tessuti leggeri in seta, raion, cotone, lino e fibre artificiali e sintetiche (foderami, abbigliamento); quelle a più fili d'effetto per tessuti di un certo peso, destinati alla confezione di giacche sportive, soprabiti, tailleur, ecc. Dall'armatura saia derivano infiniti disegni e intrecci fra cui tutti i classici dell'abbigliamento maschile.
🇫🇷 Francese: Serge 🇬🇧 Inglese: Twill
► SAIO
► SALE E PEPE (disegno)
► SALOPETTE
🇫🇷 Voce francese da salopèt, di provenienza norvegese, che significa "tuta". Pantaloni lunghi che continuano in una pettorina sostenuta da bretelle, che s'incrociano sulla schiena per agganciarsi sul dietro dei calzoni. Indumento unisex, originariamente da lavoro, utilizzato (anche nell'abbigliamento per l'infanzia e pre-maman) dalle versioni sportive in denim o altri tessuti o imbottite per lo sci, a quelle decisamente più eleganti.
► SAMPOT
In khmer សំពត់, sɑmpʊət. La parola deriva dal termine khmer moderno saṃba't, che significa letteralmente "stoffa" o "gonna da donna". Tradizionale abbigliamento della Cambogia e del Laos, costituito da un rettangolo di tessuto che viene che viene drappeggiato e annodato per formare una lunga gonna o dei pantaloni a sbuffo. È in cotone, seta o un loro misto.
- Sampot Chang Kben - Simile a dei pantaloni, si drappeggia avvolgendo la vita, facendo passare il tessuto tra le gambe e annodandolo sul davanti.
- Sampot Phamuong - Una gonna lunga tessuta in seta, spesso decorata con motivi floreali tradizionali, riservata per eventi formali.
- Sampot Tep Apsara - Gonna a pieghe molto stretta, legata in vita e tenuta su da una cintura decorata, ispirata alle figure delle danzatrici Apsara.
► SANDALO
Dal latino sandalum, a sua volta dal greco σάνδαλον (sàndalon). Calzatura sia femminile che maschile, di solito a tacco basso e aperta, è composta in genere da una suola di legno, di sughero o di cuoio e di una parte superiore legata al piede o alla caviglia da strisce di cuoio, chiamate guigge, o di stoffa disposti in vario modo.
► SANFORIZZAZIONE | SANFORISAGGIO
Prende il nome dall'inventore del procedimento l'americano Sanford Lockwood Cluett. Procedimento di finissaggio, chiamato anche Trattamento Sanfor, praticato quasi esclusivamente sui tessuti di cotone di pregio per fissarli nelle sue dimensioni ed evitarne il restringimento durante l'uso. I tessuti dopo la sanforizzazione non dovrebbero dare ritiri superiori al + 1%. Il procedimento consiste di una serie di operazioni, quali il lavaggio, la pressatura, l'asciugatura, il trattamento con sostanze chimiche adeguate. È applicato soprattutto nei tessuti camiceria uomo.
♦ Il tessuto dopo il trattamento di sanforizzazione è detto sanforizzato.
► SANGALLO
► SARI
Dall'indiano sāri, importato nelle lingue europee attraverso l'inglese. Costume nazionale dell'India drappeggiato intorno al corpo. Telo di tessuto alto circa un metro e lungo dai quattro metri e mezzo ai sei, in seta o cotone molto colorati, che costituisce il principale abbigliamento della donna indiana. Indossato con una corta blusa e una sottogonna nella quale è inserito all'altezza della vita, forma una sorta di gonna drappeggiata in vita, mentre il lembo rimanente è drappeggiato su una spalla.
► SARONG
Dal latino tardo sartor, "rammendatore", e questo da sartur, participio passato del verbo sarcīre, "rammendare". La parola «sarto» acquista già nell'Età dei Comuni il significato ancor oggi attuale di «quegli che taglia i vestimenti e gli cuce». In epoca augustea, invece, «sartus» era soltanto il participio passato di sarcire» che voleva dire: rappezzare, riassettare, riparare, restaurare e sartor era appunto il rammendatore. Anche il fatto che il termine sutor (cucitore) sia attribuito esclusivamente a calzolaio e ciabattino, fa capire quanto fosse inusuale cucire professionalmente gli abiti. Chi taglia e confeziona abiti, dall'esecuzione artigianale. Il settore di attività dei sarti è denominato sartoria.
🇫🇷 Francese: Tailleur 🇬🇧 Inglese: Tailor 🇩🇪 Tedesco: Schneider 🇪🇸 Spagnolo: Sastre | Modisto
► SARTORIA
Da sartore. 1a. Laboratorio, bottega in cui si confezionano abiti: sartoria da uomo, da donna. 1b. Per estensione il settore di attività dei sarti. In taluni casi è sinonimo di atelier.
🇫🇷 Francese: Atelier de tailleur 🇬🇧 Inglese: Tailorshop 🇩🇪 Tedesco: Schneiderwerkstatt 🇪🇸 Spagnolo: Sastrería
Sartoria ecclesiastica - Laboratorio dove si fanno abiti e paramenti (casule, dalmatiche, stole, ecc.) ecclesiastici, che riguarda la chiesa e il clero.
Sartoria teatrale - Laboratorio in cui si confezionano costumi di scena per la produzione teatrale, cinematografica o televisiva.
► SARTORIALE
► SATIN
► SASHIKO (imbottitura)
Tradizionale imbottitura giapponese per abiti pesanti. Rigido e costoso, utilizzato per uniformi e capi per arti marziali.
► SASHIKO (ricamo)
Termine giapponese; il nome significa "piccoli punti". 1. Antica tecnica di ricamo giapponese utilizzata originariamente nel periodo Edo (1603-1868) per rinforzare, rammendare e decorare abiti contadini poveri. Caratterizzato da motivi geometrici bianchi su tessuti indaco (cotone o lino), oggi è praticato per il suo valore estetico, funzionale e meditativo. Si basa su una cucitura a mano (punto filza) veloce e ritmica, spesso unendo più strati di tessuto. I punti hanno una lunghezza specifica e creano motivi geometrici ripetuti (come il naminui). Si utilizzano aghi specifici lunghi con cruna larga e un filo di cotone spesso e opaco, solitamente bianco o écru, per risaltare sul tessuto solitamente scuro. 2. Oggi, oltre a rammendare jeans o capi (tecnica affine al → Boro), il sashiko è usato per decorare cuscini, tovaglie e abbigliamento, creando trame raffinate e minimaliste.
► SATINATO
Tessuto che ha subito la satinatura, ovvero la calandratura, e che risulta perciò lucido. ♦ Si dice impropriamente anche rasato.
► SATINELLA
Tessuto, armatura raso da otto, con ordito in cotone mercerizzato e trama in lana (misto lana) o, per qualità inferiori, con fili d'ordito in cotone ritorto e con fili di trama in cotone semplice. È impiegato per foderare costumi, mantelli, soprabiti, ecc.
► SAXONY
🇬🇧 Termine inglese. Il tessuto Saxony deve il suo nome alla Sassonia, una regione (land) della Germania (al confine con la Polonia e la Repubblica Ceca), dove fu selezionata e originariamente allevata (nel XVIII secolo) la pecora Merino da cui si ricava la lana. Tessuto invernale in pura lana cardata o pettinata, originariamente realizzato con la lana delle pecore della Sassonia. La lavorazione tipica è "a batavia" (o saia), che crea un effetto diagonale sulla stoffa rendendola quasi identica sia sul dritto che sul rovescio. Sebbene possa presentarsi in tinta unita, il saxony è la base ideale per motivi classici della moda maschile come il → Principe di Galles, → pied-de-poule, gessati e finestrati, caratterizzato da riquadri e geometrie incrociate. Ha un peso che varia solitamente tra i 270 e i 350 g/m. È un tessuto strutturato, voluminoso ma allo stesso tempo morbido al tatto. Impieghi - È utilizzato nell'abbigliamento maschile per realizzare abiti formali (completi) o spezzati (giacche e pantaloni).
Oggi, però, le cose sono cambiate: per tessere questo materiale i grandi lanifici italiani utilizzano la pregiatissima lana Saxon Merino proveniente dagli allevamenti di pecore di Australia e Tasmania.
► SBAVATURA
► SBIANCA
► SBIECO
Taglio o posizionamento obliquo (diagonale), che può essere a vari gradi (generalmente 45°, ottenendo il massimo della cedibilità), di stoffa. È usato per impostare il taglio di un modello, ottenendo in tal modo una cedibilità maggiore del tessuto, permettendo agli indumenti il cui tessuto è tagliato in sbieco di cadere in modo morbido e sciolto. Con strisce di stoffa tagliata in sbieco si possono rifinire margini arrotondati, come le scollature e gli scalfi delle maniche. I quadri e le righe tagliate in sbieco creano effetti molto interessanti. È il contrario di drittofilo.
Preparazione del tessuto alla tintura, avente lo scopo di togliere completamente i prodotti collanti, normalmente utilizzati in fase di orditura.
► SBUFFO
Tipico rigonfiamento di varia ampiezza in maniche, vestiti e pantaloni femminili.
► SCALARE
Ridurre al minimo i margini delle cuciture, procedendo a scalare.
► SCALDAMUSCOLI
Lunghe calze in lana che si estendono dalle caviglie fino al polpaccio e sono prive della sezione del piede. Sono indossati tradizionalmente dai ballerini di danza nei primi decenni del Novecento. Divenuti di moda negli anni '70 sono diventati un fenomeno di massa nei primi anni '80. La loro esplosione globale come accessorio di moda è legata al film cult Flashdance, uscito nelle sale nel 1983. Venivano portati sopra i pantaloni e infilati dentro gli stivali o sotto gonne lunghe. Ciclicamente riproposti dalla moda contemporanea come accessorio urban.
► SCALFO
Termine sartoriale usato per indicare la parte ascellare del giro manica di un corpino, di una camicia, di un abito o di un soprabito. La linea di taglio predisposta per l'inserimento della manica viene sinuosamente incavata dal lato che rimarrà interno e arrotondata dall'altra parte.
► SCALZAFILI
Grosso ago appuntito, leggermente ricurvo in punta, utilizzato per estrarre le trame o i fili da un campione di tessuto.
► SCAMICIATO
Abito femminile senza maniche, di linea dritta o appena svasata, dalla scollatura profonda, arrotondata o quadrata o a punta. S'indossa su una camicia, su una maglietta in inverno, senza niente in estate.
► SCAMOSCIATO
1. Tipo di pellame di origine bovina o ovina, conciato al cromo, che solitamente è ottenuto utilizzando lo strato inferiore della pelle, ovvero la crosta, la quale viene levigata e smerigliata al fine di ottenere una superficie morbida, simile al tatto alla pelle di camoscio. La pelle scamosciata può essere ottenuta anche da un pellame fiore, ma in ogni caso il lato principale sarà sempre quello della "carne". Questa tipologia di pelle è considerata meno pregiata, ed è generalmente più economica, rispetto ad altre tipologie di pellame (Nabuk), in quanto utilizza lo strato di minor valore della pelle. Molto usato nella confezione di guanti e abbigliamento in generale. In inglese si dice "suede". 2. Per estensione, impropriamente, si usa il termine scamosciato per definire quei tessuti anche e soprattutto sintetici, che al tatto ne richiamano la mano.
► SCAMPIONATURA
Ind. tess. - Complesso delle analisi cui viene sottoposto un campione di tessuto al fine di conoscerne tutte le caratteristiche necessarie per riprodurlo. Queste sono, in genere: natura, titoli, riduzioni e torsioni (torsione) dei filati di catena e di trama; armatura, imborsi (imborso), disposizioni di colore, apparecchiatura e peso per metro lineare del tessuto finito. Nota l'apparecchiatura, si potranno stabilire titoli e riduzioni dei filati prima della finitura e - fissate le dimensioni della pezza finita - anche quelli della catena e della trama al telaio; quindi verrà stabilita la rimettitura ed infine il divisore. La rilevazione delle trame si esegue sfilando, per mezzo dello scalzafili, trama per trama, o filo per filo, e ripetendo l'operazione fino a che si è esaurito il rapporto d'armatura (ciò consente anche la messincarta dell'armatura).
► SCAMPOLO
► SCAPIN
Pantofola tipica della Valsesia (valle alpina della provincia di Vercelli, Italia), confezionata interamente a mano con ritagli di tessuto riciclato e corde di canapa. Ha la tomaia con la punta quadrata, affinata da un fiocco piatto, eredità di un modello più antico che presentava due lembi laterali per meglio adattarla al piede. Un tempo nero o marrone, oggi viene prodotta in vari colori, spesso con ricami e nastri, al passo con la moda.
► SCAPOLARE
1. In origine, sopravveste indossata dai monaci benedettini durante il lavoro per proteggere le vesti ordinarie. 2. Attualmente, lunga striscia di stoffa rettangolare, pendente sul petto e sulle spalle propria degli ordini monastici e di alcune nuove congregazioni. Lo scapolare, ridotto a due piccoli rettangoli di stoffa di lana riuniti da nastri, è usato pure dai terziari francescani e dai membri di alcune confraternite.
► SCAPPE
Voce tedesca; dal francese chape, "cappa". 1. Filato prodotto con i cascami di migliori qualità ottenuti dalla trattura della seta. 2. Filato cucirino 100% poliestere a fibra lunga, ottenuto con il sistema di filatura ad anello, con una brillantezza simile a quella della seta.
► SCARDASSARE
► SCARDASSO
► SCARPA
Dal germanico skarpa, "sacca di pelle". Calzatura che copre e protegge il piede, formata da una parte superiore (tomaia) e da una inferiore, a contatto con il terreno (suola e tacco). La tomaia, a sua volta, si suddivide in punta, mascherina, gambetti e calcagno. La mascherina, in particolare, è la parte centrale della tomaia e si trova tra la punta e i gambetti, ossia le sedi di lacci ed occhielli. Fra la tomaia e la suola si trovano, nelle lavorazioni migliori, il sottopiede e il guardolo: il primo è una soletta di cuoio, morbida ma robusta, collocata nel bordo e unita con due cuciture sia alla parte superiore sia a quella inferiore della scarpa.
► SCARPA ANTINFORTUNISTICA
Scarpa per riparare il piede in determinate situazioni di lavoro. È regolamentata da una normativa europea. Generalmente ha una protezione sul puntale, contro urti o cadute di oggetti.
► SCARPA DA BASKET
Scarpa sportiva che in passato era sempre alta fino alla caviglia (ora vi è chi ritiene che la caviglia deve essere libera di muoversi e non deve essere chiusa in quanto la scarpa alta funziona solo a livello recettoriale), per proteggere il piede e prevenire distorsioni, molto frequenti nella pallacanestro. Quello che conta di più sono le caratteristiche della scarpa (la suola, la tomaia, l'intersuola, l'appoggio). A livello professionistico la scelta deve ricadere in base a che tipo di giocatore sono (robusto o snello e flessuoso, oppure molto magro, leggero, di poca forza fisica). È logico che su un campetto di cemento avrò comunque bisogno di una scarpa robusta mentre se gioco su un parquet la scarpa deve essere più dinamica. Come tutte le altre calzature, anche le scarpe da basket hanno una propria calzata: non è detto che il numero più adatto sia lo stesso delle scarpe che si usano per la vita di tutti i giorni. La suola delle scarpe che si scelgono per giocare a pallacanestro deve essere flessibile ma non troppo: una certa rigidità, infatti, è richiesta per assicurare una migliore spinta al momento del salto, e al tempo stesso offre una ammortizzazione ottimale durante la ricaduta; in più, garantisce benefici concreti nella corsa.
► SCARPA DA CALCIO
Scarpa sportiva caratterizzata dalla caviglia scoperta e dai tacchetti sotto la suola (possono essere in alluminio o in gomma o combinati fra loro) per una migliore aderenza. La parte esterna, detta tomaia, può essere in vari materiali: quelle elaborate in tessuto hanno proprietà che in molti casi sono migliori di quelle elaborate in pelle. La struttura (chassis) della scarpa ultimamente sta cambiando molto velocemente e in modo continuo. Prima la struttura della scarpa era sempre la stessa, tomaia in pelle, talloniera interna, suola abbastanza rigida e ovviamente i lacci sulla parte del collo del piede. Ora sta cambiando tutto, talloniere esterne scarpe in tessuto e molto leggere, suole leggere e più morbide e infine scarpe senza lacci e infine scarpe alte con una specie di “calzino” che arriva quasi fino al tallone.
► SCARPA DA TREKKING
Ha lo scopo di proteggere il piede dalle sollecitazioni del camminare su terreni differenti ed accidentati. La varietà dei percorsi mette a dura prova i piedi, le caviglie e le dita del piede sia nella zona anteriore-superiore, in coincidenza con le unghie, che nella posizione inferiore di appoggio dove si concentra l'attrito durante la discesa. Oltre a ciò, la suola delle scarpe per ragioni di sicurezza deve essere ben scolpita e provvista di scanalature nella sua struttura gommosa, deve cioè ancorare il piede al terreno evitando di scivolare. La tomaia deve essere imbottita a livello caviglia e della linguetta, rigida senza comprimere eccessivamente il piede, costruita in materiali traspiranti e possibilmente idrorepellenti in modo da disperdere l'eccessivo calore del piede ed il sudore, lasciandolo però asciutto in condizioni estreme, come la pioggia.
► SCARPETTA
Diminutivo di scarpa. 1a. Scarpa da bambino. 1b. Scarpa femminile piccola ed elegante (scarpette da sera; scarpette di vernice, di raso, di strass). 2. Scarpa bassa, fatta con materiale leggero e flessibile, generalmente tela o gomma, in modo da rendere agile il passo o la corsa (scarpette da ballo, scarpetta da ginnastica o tennis).
► SCARPETTA DA BALLO
Calzatura piatta, rinforzata per supportare il piede nella danza sulle punte, in alcune versioni è dotata di un laccio che può essere tirato per creare pieghe intorno all'area delle dita. Spesso vi sono cuciti dei nastri da incrociare intorno alla caviglia. Dette anche "ballerine", senza nastri e punta rinforzata queste calzature sono usate come pantofole da camera.
► SCARPONCINO
Piccolo scarpone da bambino o, anche, scarpa alta da passeggio di pelle fine e morbida.
► SCARPONE
Accrescitivo di scarpa. Grossa scarpa con tomaia alta e suola spessa e robusta di cuoio, o gomma o materiale plastico, con rilievi per una buona presa su qualsiasi tipo di terreno: scarponi da caccia; scarponi da montagna o trekking, derivati dalle robuste scarpe usate dai cacciatori, di tessuto impermeabile, cuoio o (per l’alpinismo d’alta quota) di materiale plastico, forniti in questo caso ciascuno di una scarpetta interna estraibile, di pelle morbida e imbottita internamente, sia per calzarli più rapidamente sia per riparo dal freddo; scarponi da soldato, detti anche anfibi, adatti per la marcia; scarponi da sci, costruiti generalmente in materiale plastico, con o senza scarpetta interna, suola piatta nel caso dello sci da pista o di gomma scolpita (per eventuali tratti a piedi) per lo sci-alpinismo, chiusura mediante ganci e conformati in modo da adattarsi agli attacchi degli sci mediante apposite sporgenze.
► SCARSELLA
Probabilmente derivazione scherzosa di scarso, quasi a dire «quella che è sempre scarsa di denaro». 1a. Nell'abbigliamento medioevale (1300-1400), la scarsella era una piccola borsa, allacciata alla cintura e talvolta al collo, solitamente di cuoio, ma anche di stoffa, dove veniva riposto il denaro. Per questa ragione è chiamata anche elemosiniera o elemosiniere (aumônière in Francia). Era un accessorio indispensabile, sia per uomo che per donna, poiché le vesti medioevali non avevano tasche (introdotte solo nel XVI secolo). 1b. Il termine fu usato anche in seguito (1800), ma con valore scherzoso, per indicare borsa o borsetta (raramente la tasca di piccole dimensioni). 1c. La parola è ancora in uso in Veneto (Italia) per indicare tasca, saccoccia, o portafoglio, con riferimento al denaro. In Trentino (Italia) è chiamata scarsela la tasca più grande mentre la tasca più piccola dove si mettono le monetine è detta scarselin.
► SCHEDA PRODOTTO
Una volta ricevuti gli schizzi dall'ufficio stile, l'uomo prodotto ne fa una copia da allegare alla scheda prodotto da distribuire ai modellisti per la realizzazione dei cartamodelli. La scheda prodotto è una scheda anagrafica del capo che dovrà essere successivamente realizzato. Contiene il codice definitivo che accompagnerà il capo fino a un punto vendita e al quale saranno collegate nel sistema informatico aziendale tutte le parti costitutive che serviranno alla sua realizzazione. La scheda prodotto contiene quindi non solo i riferimenti e la quantità del tessuto utilizzato ma anche tutti gli accessori: dal bottone alla cerniera, dalla fodera ai colori delle cuciture, fino ad elencare con i rispettivi consumi tutti i componenti del capo. Per molte aziende i codici possono essere alfa-numerici e parlanti (esempio: i numeri che iniziano con 100 sono pantaloni, 200 camicie, 300 magliette, e così via) e possono contenere la stagione e la linea di riferimento. Ad ogni codice è legata la composizione del tessuto e l'etichetta di manutenzione che verrà ripresa dai dati immessi al momento dell'acquisto del tessuto. Etichette taglia, cartellini, gruccia, busta e tutto ciò che fa parte del capo compresi gli imballaggi per la sua spedizione. La scheda viene compilata dall'ufficio prodotto e consegnata ai modellisti per la realizzazione dei cartamodelli. Sul retro della scheda viene pinzata una copia dello schizzo originale dello stilista. Nei riquadri in alto viene spillato un pezzo del tessuto con cui deve essere realizzato il prototipo, eventuale fodera e così via. Il codice modello è un codice, generalmente, alfanumerico. Viene indicato il codice tessuto, colore, altezza, composizione, la taglia da realizzare che generalmente è quella di campionario, il numero dei capi, il prezzo unitario del tessuto. Il consumo verrà indicato dai modellisti, così come le altri componenti che entreranno in quel campo. Gli uffici prodotto, oltre all'utilizzo del computer di cui oggigiorno non si può fare a meno, realizzano dei grandi tabelloni cartacei in cui compaiono tutti gli schizzi della collezione ridotti di formato (15 x 10 cm). Per avere un totale controllo delle diverse fasi di realizzazione di una collezione, l'occhio umano e una speciale codifica a bollini colorati fa sì che nulla venga dimenticato: schizzo in fase di sviluppo del cartamodello, capo in fase di realizzazione, prima prova da effettuare, prova effettuata, lancio, e così via.
► SCHEDA TESSUTO
Dopo la scelta dei materiali che coinvolge soprattutto lo stilista ma anche l'uomo prodotto e l'ufficio acquisti dell'azienda si preparano le schede tessuto per gli ordini dei materiali che serviranno per la realizzazione della collezione, per la vendita e per i capi sfilata. Quando si parla di ordinare i tessuti bisogna considerare i tempi di realizzazione, ecco perché i tessuti vengono scelti prima di tutto all'inizio di una collezione. Per la consegna di filati, tessuti a navetta, tessuti a maglia, stampe esclusive occorrono circa da un minimo di 15 giorni lavorati a 30 giorni lavorati, a seconda delle difficoltà di realizzazione. I tessuti di solito vengono prodotti in varie versioni di colore, chiamate "varianti colore". Generalmente gli stilisti richiedono colori in esclusiva, realizzati appositamente per loro su colori detti "a campione", viene generalmente utilizzata la codifica del Pantone tessile per la sfumatura di colore da realizzare o campioni di stoffe da archivi. Distinzione fondamentale quando si devono scegliere dei tessuti è quella fra tinti in filo e tinti in pezza. I tinti in pezza possono essere facilmente tinti "a campione" utilizzando i riferimenti colore del cliente, Pantone o altro. I colori dei tinti in filo devono essere selezionati e composti dalla cartella colori del fornitore. Lo stesso vale per i tessuti jacquard.
I campioni di tessuto sono le "pezze campione". Il rapporto di collaborazione fra un ufficio acquisti e il referente commerciale all'interno dell'azienda fornitrice è molto stretto.
Una buona scheda tessuto deve contenere questi dati:
- Linea - Viene indicata la linea di abbigliamento a cui il tessuto si riferisce
- Stagione - È la stagione di riferimento in cui la merce sarà nei negozi
- Articolo - È un codice di riferimento per quel tessuto che fornisce l'azienda
- Tipo - Viene spillato un pezzo di tessuto
- Fornitore - È il fornitore del tessuto
- Art. Fornitore - È il riferimento del fornitore per quel determinato tessuto
- P.zze - Sta per "pezze", viene indicato il numero minimo di metri o pezze (che può variare a seconda del tessuto) che il fornitore richiede in produzione per non pagare supplementi al prezzo di listino
- Prezzo - Si intende il prezzo al metro lineare
- H - Si indica l'altezza del tessuto, espressa in centimetri
- Peso - Viene espresso in grammi al metro lineare (ml) oppure al metro quadro (m²)
- Composizione - La composizione merceologica viene sempre indicata dal fornitore di tessuto in una scheda tecnica che comprende anche i simboli di manutenzione. Tali informazioni saranno quelle riportate sui capi realizzati che andranno in vendita nei negozi
- Rappresentante - Si indica l'agente che vende nella propria zona di produzione, se c'è.
- Colore Fornitore - Vengono indicati e pinzati le diverse varianti colore di quel tessuto con il numero del fornitore
- Colore Ns. - numero di riferimento dell'azienda
► SCIALLATO
► SCIALLE
🇫🇷 Francese: Châle 🇬🇧 Inglese: Shawl 🇩🇪 Tedesco: Schal
► SCIANCRATO
Capo d'abbigliamento stretto in vita. L'operazione si chiama sciancratura.
► SCIANCRATURA
► SCIARPA
► SCIFFLLI
Tipo di ricamo caratterizzato da un motivo floreale su un supporto a rete, così chiamato dal nome della macchina con cui viene realizzato.
► SCIVOLATO
Definisce abiti o capospalla dalla linea aderente, cascante, senza particolari guarnizioni o interruzioni.
► SCOCCAMENTO
► SCOLLATO
Participio passato di scollare. 1. Dicesi di abito o camicia, specialmente femminile, che lascia scoperto in modo vistoso il collo, le spalle o il petto. Detta anche scollatura o scollo, può avere forme molto diverse.
- Scollatura a barchetta - Scollo poco profondo, di forma simile a quella dello scafo di una barca, che va da una spalla all'altra per vestiti e camicie.
- Scollatura a cuore - Impiegata su abiti e bluse, è una foggia ottenuta attraverso l'accostamento di due curve semicircolari, che ricordano la forma di un cuore.
- Scollatura all'americana - Ottenuta allacciando dietro al collo il o i pannelli anteriori di un abito o di una blusa, in moda da lasciare scoperte le spalle e la schiena; questo tipo di scollo è usato particolarmente negli abita da sera o nei capi per la spiaggia.
- Scollatura alla gretchen - Profonda e di forma rotonda, sul cui bordo si arriccia il tessuto, questa foggia è basata sul modello delle bluse in stile contadino, ed è un elemento ricorrente tanto per bluse quanto per gli abiti.
- Scollatura rotonda - Profondo scollo a forma di U.
► SCORRIMENTO
Modifica nel tessuto sottoposto a sforzo prolungato.
► SCOUBIDOU
Termine volgare per definire intrecci, di varie tipologie di filati.
🇫🇷 Francese: Ecossais 🇬🇧 Inglese: Plaid.
► SCUCITO
► SEAMLESS
► SEERSUCKER
Forse dal persiano shar o shakkar che secondo le radici Hindi, Urdu e Persiano si può tradurre con il significato di "latte e zucchero, probabilmente con riferimento al contesto o al colore della stoffa che generalmente è bianca con tonalità diverse. Il termine inglese è una parola composta da seer (misura indiana) e sucker (ventosa). Tessuto, ad armatura tela, leggero in cotone, lino, seta o raion realizzato da un misto, in ordito, di fili tesi e di fili più allentati in moda da formare rigature e arricciamenti. Il peso di questa stoffa varia tra i 150 e 250 g/mq. Il vero Seersucher si forma con tensioni differenziate nell’ordito (tessitura), ma gli stessi effetti si possono ottenere con il finissaggio chimico, o per termo-compressione. Attualmente negli Stati Uniti è fabbricata con il 75% di filato poliestere per ottenere meglio l'effetto dell'ondulazione. Il tessuto seersucker ha il vantaggio di non rimanere appiccicato alla pelle, facilitando la traspirazione, la dissipazione del calore e il passaggio dell'aria; inoltre non necessita di stiratura. Stoffa adatta per capi estivi; camicie, giacche, abiti da uomo e donna, bermuda e costumi da bagno, abbigliamento sportivo in genere. 🇮🇹 Italiano: gaffrato.
Oggetto a forma di sezione di tubo di plastica (in genere di mm 3) che viene attaccato alla gruccia degli abiti per indicarne la taglia (con prevalenza dei numeri pari). I colori più usati sono il rosa, il giallo, il verde, l'arancione, l'azzurro.
► SERICO
► SETA
🇫🇷 Francese: Soie 🇬🇧 Inglese: Silk 🇩🇪 Tedesco: Seide 🇪🇸 Spagnolo: Seda 🇵🇹 Portoghese: Seda
► SETTE-OTTAVI
► SFILACCIATO
1. Di tessuto, di un indumento o parte di esso visibilmente logorato e dal quale sporgono tratti di filo, specialmente ai margini. ♦ Differenza tra sfilacciato e sfilacciature - Sfilacciato è lo stato o la condizione dell'oggetto (esempio: un tessuto logoro), mentre le → sfilacciature sono il difetto fisico o i fili singoli che pendono. 2. Fibra tessile ricavata dalla sfilacciatura degli stracci (in senso figurato).
► SFILACCIATURA
Indica l'azione (processo) del disfacimento dei fili o la parte logora di un tessuto, cioè la separazione dei fili sul bordo di un taglio di stoffa.
► SFILACCIATURE
I bordi tagliati dei tessuti a telaio tendono a sfilacciarsi; si deve perciò cucirli o fermarli per evitare che il capo si rovini. ♦ Differenza con → sfilacciatura - Qui con sfilacciature (plurale) si indica i singoli fili rotti o sporgenti che compongono il danno, quindi con una distinzione d'uso.
► SFILATA
Da sfilare, da fila. Nella terminologia della moda è la sfilata attraverso cui avviene la presentazione dei modelli di una Casa di moda o sartoria; essa è al tempo stesso uno strumento di comunicazione in quanto, suo tramite, mercato ed addetti ai lavori (licenziatari, buyers e i media) vengono informati su una collezione, ma anche di promozione visto che viene data la possibilità ai compratori di convincersi per i loro acquisti. L'ambiente, la coreografia, la scenografia, la musica, il casting, la regia, la presentazione, l'organizzazione, le modelle e i modelli, i capi presentati sono tutti aspetti che supportano in maniera determinante questo veicolo comunicazionale-promozionale; è appunto sfilata dopo sfilata che stilisti ed imprese costruiscono la loro immagine presso il pubblico e si conquistano spazi nel mercato della moda. Tradizionalmente le sfilate di moda avvengono due volte all'anno, in quanto la loro funzione principale è aprire, con circa sei mesi di anticipo, il nuovo ciclo stagionale: le collezioni per l'autunno/inverno si presentano a gennaio/febbraio, le collezioni per la primavera/estate si presentano a settembre/ottobre prima l'uomo e poi l donna; con questi tempi di presentazione delle collezioni i clienti avranno la possibilità di ordinarle, le imprese di produrle e consegnarle ai punti vendita, i consumatori d' acquistare. Le sfilate normalmente vengono fatte in punti vendita, in alberghi, in appositi spazi durante le fiere o in occasione di riprese televisive, negli stessi showroom. Si usa anche il corrispondente francese defilé.
► SFODERATO
► SFONDO PIEGA
Parte interna della piega di una gonna, di una camicetta, di un abito, ecc. Lo sfondo piega può essere tagliato insieme alla parte principale del capo o tagliato in un pannello separato e "rimesso". Nel secondo caso la gonna o l'abito, risultano meno voluminosi ed è possibile combinare tessuti diversi con la stessa pesantezza, o colori contrastanti per lo sfondo della piega. Lo sfondo piega può essere eseguito in più parti dello stesso capo e con diverse misure. La parte dove termina la punta della piega va rifinita con una cucitura rinforzata o con una "mosca".
► SFRANGIATURA
► SFUMATI PER ARMATURA
Sono tessuti con armature in genere molto grandi, non eseguibili con telai normali, ma solo con i telai jacquard. Sfumare le armature significa degradare i punti di alzata in modo che il chiaro e lo scuro vengono a confondersi insieme armoniosamente. I punti di alzata si possono aggiungere sia in catena che in trama, per ottenere sfumature in senso verticale od orizzontale. Queste ombreggiature vengono usate specialmente negli operati ove con precisione e gradualità di tinte si ottengono figure come fiori, ritratti, paesaggi, ecc. Si possono sfumare sia le diagonali che i rasi, aumentando gradatamente i punti in ogni gruppo di coste prefissato.
► SFUMATO
► SGAMBATO
Participio passato di sgambare. Slip o costume femminile ritagliato profondamente sulle gambe in modo da lasciare le cosce scoperte, che rimane leggermente più alto dell'inguine.
► SGOMITOLARE
► SGUALCITURA
1. Trattamento di finissaggio dei tessuti che conferisce alla stoffa un aspetto grinzoso. 2. Cambiamento temporaneo o deformazione nella struttura tessile di un indumento, che si realizza tramite pressione durante l'uso. La capacità di riprendere il suo stato originale dipende dalla misura della deformazione e dall'elasticità della struttura e dalla composizione dei materiali della stoffa. Può essere rimosso con la stiratura.
🇬🇧 Voce inglese; plurale sostantivo dell'aggettivo short, "corto". Termine generico per indicare calzoncini corti e attilati per donna o uomo. Sinonimo di hot pants.
🇬🇧 Locuzione inglese; da "to show", mostrare, esporre e "room", stanza, sala. 1. Nell'accezione femminile il termine indica il locale in cui si presentano le collezioni ai compratori e dove si raccolgono gli ordini. 2. Nell'accezione maschile il termine indica la sfilata tecnica, in cui vengono mostrate le "vere" collezioni, cioè i modelli che saranno effettivamente prodotti. È in questo momento che avvengono le decisioni di acquisto dei buyers. Lo show tecnico, o professionale, ha luogo all'interno delle case di rappresentanza (chiamate anche, al femminile, "le show-room") o direttamente sul punto vendita. Quest'ultima soluzione, oltre ad essere organizzata con lo stesso fine basilare dell'altra, cioè la registrazione degli ordini dei clienti-venditori, può servire da presentazione diretta ai clienti finali e raccolta immediata degli acquisti dei consumatori. È praticata soprattutto nel settore della moda pronta e in Paesi, come gli Stati Uniti, dove la distribuzione ha raggiunto un notevole sviluppo in termini di bontà della gestione.
⛔ La legge italiana del 2020 (D. Lgs. 68/2020) ha stabilito che non si può usare la parola “pelle” o “cuoio” per materiali che non derivano da animali. Perciò l'uso del termine “ecopelle”, “ecocuoio”, “ecoleather”, “similpelle” e similari nelle sue varie accezioni su materiali sintetici è (o è stato) ingannevole o quantomeno ambiguo. La portata del divieto è particolarmente ampia e riguarda l’uso dei termini “pelle” e “cuoio”, sia come aggettivo sia come sostantivo, “anche se inseriti quali prefissi o suffissi in altre parole, ovvero sotto i nomi generici di “cuoiame”, “pellame”, “pelletteria” o “pellicceria”, ovvero derivati. ✅ Si raccomanda, pertanto, di sostituire nell'uso il termine “similpelle” con “tessuto sintetico di origine non animale”.
Generalmente
composto con microfibre di poliestere impregnato di poliuretano (PU) o
di cloruro di polivinile (PVC) su un supporto di cotone o di fibra sintetica, che presenta
l'aspetto e la mano della pelle,
Vantaggi e svantaggi - ✅ La “similpelle” è un materiale più leggero e lavorabile, di
facile manutenzione (si pulisce con un panno umido) a differenza della
pelle che richiede cure particolari e una manutenzione più impegnativa.
Discreta la resistenza all'usura, anche se non può competere con la
durevolezza della pelle di alta qualità. ❌ La “similpelle” presenta, tuttavia, anche degli svantaggi: in primo luogo, è un tessuto non traspirante, in quanto uno degli strati – quello superiore – è, di fatto, una resina plastica; in secondo luogo, manca di morbidezza al tatto; terzo, ma non per importanza, è il fatto che con l’usura il film di rivestimento tende a sfaldarsi e a lasciare intravedere il tessuto sottostante.
Similpelle in poliuretano (PU)
La similpelle poliuretanica è nota per la sua morbidezza e flessibilità. Questo tipo di similpelle viene prodotto applicando uno strato di poliuretano su una base tessile. È altamente traspirante e offre una finitura simile alla pelle naturale. Viene spesso utilizzato nell'arredamento e nell'abbigliamento per le sue caratteristiche di comfort ed estetica.
Similpelle in cloruro di polivinile (PVC)
Il PVC è un altro tipo di similpelle caratterizzato da elevata resistenza e durevolezza. Questo materiale è meno permeabile all'aria rispetto al PU, ma offre un'eccellente resistenza all'acqua, rendendolo ideale per gli ambienti in cui è richiesta una facile manutenzione. Viene spesso utilizzato per rivestimenti e imbottiture di mobili.
Confronto tra diversi tipi di similpelle
Entrambi i tipi di similpelle presentano vantaggi e svantaggi. Ecco alcune differenze chiave:
- Scorrevolezza: La pelle PU tende a essere più morbida e flessibile rispetto al PVC.
- Resistenza all'acqua: Il PVC offre una maggiore resistenza all'umidità, rendendolo la scelta preferita per le aree esterne o gli ambienti umidi.
- Manutenzione: Entrambi sono facili da pulire, anche se il PVC potrebbe richiedere meno cure in termini di esposizione ai liquidi.
- Traspirabilità: La pelle PU consente una migliore circolazione dell'aria rispetto a quella trattata in PVC (ma rimane il fatto che rispetto alla vera pelle è meno traspirante), il che è da tenere conto per indumenti e mobili che entrano in contatto diretto con la pelle.
Impieghi - Nella moda l'utilizzo di questo materiale è come borse ed accessori (cinture) e calzature, mentre è da sconsigliare nei capi d'abbigliamento. È usata, frequentemente, per valigie, cartelle, e per rivestire poltrone, divani e sedie.
♦ Negli ultimi anni si sono sviluppate molte espressioni con cui viene chiamata la “similpelle” quali: ● finta pelle ● pelle sintetica ● pelle artificiale ● pelle vegan ● pelle cruelty free.
In alcune provincie della Cina, la similpelle è conosciuta come pelle PU in quanto nella maggiore parte dei casi questa ha un rivestimento in poliuretano. I portoghesi la chiamano "napa".
♦ Non è da confondersi con → ecopelle che è un materiale di origine animale.
► SKATER
🇬🇧 Termine inglese. Abbigliamento giovanile che ha origine nello sport urbano detto skateobording. Scarpe da ginnastica molto alte con tomaia rinforzata nella punta, colorate e larghe, pantaloni di grandi taglie, portati a cavallo basso (sagging), maglietta extra large e vari accessori.
► SKINNY
🇬🇧 Termine inglese. Tipo di pantaloni stretto sulle gambe.
🇬🇧 Termine inglese; da to skive, "tagliare a strisce". Pelle ottenuta dalla spaccatura (in senso orizzontale) delle pelli ovine nel corso della lavorazione per scamosciato all'olio. È costituito dal lato fiore e quindi ha spessore ridotto; conciato con tannini, serve per foderame da portafogli e borsette o per marocchino da cappelli.
► SLEGATURA (tessitura)
🇬🇧 Termine inglese, che vuol dire fionda. Scarpa chiusa davanti e aperta dietro, contraddistinta dal cinturino che fascia la caviglia nella parte posteriore. Chiamata anche Chanel perché nasce da un'idea di Coco Chanel: un mix tra sandalo e décolleté, con un tacco quadrato di 5 centimetri, adatta sia alla sera sia di giorno, creata in gros grain beige con la punta in capretto nera.
🇬🇧 Voce inglese, dal verbo to slip, "scivolare, scorrere". Indumento intimo, sia femminile che maschile, che parte da sotto l'ombelico ed è poco scosciato, formato da un doppio triangolo di stoffa riunito lateralmente sui fianchi, che copre bene il posteriore. Per la versione maschile può avere un tassello con un apertura sul davanti a forma di Y rovesciato. In Italia indica un tipo aderente e sgambato di mutande o di costume da bagno. ♦ Il corrispondente francese è cache-sex, che significa, letteralmente, "copri-sesso".
Il mini-slip è più ridotto (anche per la versione maschile non ha apertura sul davanti) ed arriva appena ai fianchi. Sono varianti dello slip il jockstrap (maschile) e il jill (femminile).
🇬🇧 Termine inglese; slip vuol dire scivolare. Scarpa bassa senza lacci con inserti elastici per infilarla o rimuoverla facilmente, facendo scivolare il piede.
Pantofola chiusa in punta. Se aperta dietro diventa ciabatta. Se ha la suola sportiva diventa → slip-on.
► SLOW FASHION
🇬🇧 Locuzione inglese; letteralmente "moda lenta". È un movimento, in inglese "Slow Movement", che promuove un modello di produzione sostenibile: riduzione del numero di collezioni annuali, per lo più di produzione artigianale, promuove il riciclo di materiali, la riduzione del consumo di risorse e l’acquisto di seconda mano, ed è un concetto opposto al → fast fashion.
Il coinvolgimento nella slow fashion non riguarda l'acquisto, ma piuttosto la mentalità. Indossare i propri abiti più a lungo, ridurre la frenesia dello shopping, preferire la qualità alla quantità, attribuire importanza all’origine dei prodotti acquistati e al modo in cui sono stati realizzati. Pensate a una cosa che vi piacerebbe aggiungere al vostro guardaroba e a come la utilizzereste con le cose che avete. Scegliere pezzi che non passeranno di moda. Acquistate capi di qualità migliore che non devono essere sostituiti così spesso. Fare scelte più responsabili, più etiche, più rispettose dell’ambiente è possibile. Lo slow fashion rientra in un approccio globale di (ri)valorizzazione duratura delle risorse e delle persone. Da qualche tempo, il mondo della moda ha rivalutato l’eleganza del vintage e la filosofia delle "3 R" per ottimizzare il consumo: ridurre, riutilizzare e riciclare. Lo slow fashion cambia il punto di vista dei consumatori e li rende protagonisti di questa evoluzione, attribuendo un senso alle loro scelte e arricchendole di una visione più globale, oltre che circolare.
🇫🇷 Francese: Depolissage 🇬🇧 Inglese: Grinding 🇩🇪 Tedesco: Schmirgeln 🇪🇸 Spagnolo: Esmerilado
♦ Chiamata dinner-jacket in Inghilterra, tuxedo negli Stati Uniti.
Voce gergale americana dal verbo to sneak, che significa "muoversi in silenzio, scivolando quasi di nascosto", cioè la capacità di camminare senza fare rumore. Il termine è per lo più usato al plurale. Scarpa sportiva e flessibile, generalmente stringata, con tomaia bassa o alta alla caviglia con suola in gomma, in camoscio e cotone (per i modelli estivi) e camoscio e pelle o velluto (per i modelli invernali). Un tempo venivano considerate scarpe tecniche per lo sport, dagli spogliatoi e campi da gioco, è scesa in strada per conquistare tutte le generazioni e tutti i gruppi sociali; chic, street o decisamente hype, le sneakers sono diventate un elemento base del guardaroba, oggi calzatura globale come lo sono i jeans, un simbolo di uno stile di vita e vero e proprio costume di moda.
♦ È chiamato anche: Punto di flesso.
🇫🇷 Francese: Foulage 🇬🇧 Inglese: Padder mercerizing 🇩🇪 Tedesco: Foulard-Mercerisierung
► SOPPUNTO
Da sopra-+filo. Cucitura a punti lunghi e distanziati, spesso diagonali, effettuata ai bordi del tessuto privo di cimosa per non farlo sfilacciare. ♦ Alla stesso scopo della sopraffilatura (operazione) viene usato anche lo zig-zag.
► SOPRATTACCCO
È la parte del tacco a contatto diretto col suolo, costituita da uno strato rigido applicato al tacco, di solito in poliuretano, che dona maggiore comfort attutendo il rumore della camminata.
Nel contesto della moda, è stato utilizzato per la prima volta nel 1987 dalla WCED (Word Commission on Environment and Development) nel suo rapporto Our common Future. «Sostenibile è ciò che si può mantenere nel tempo senza danneggiare l'ambiente e senza compromettere il futuro delle prossime generazioni».
🇬🇧 Inglese: Sustainable fashion
Punto invisibile
🇫🇷 Francese: Combinaison 🇬🇧 Inglese: Clothers 🇩🇪 Tedesco: Unterkleid 🇪🇸 Spagnolo: Enaugua
🇫🇷 Francese: Coup 🇬🇧 Inglese: Shot 🇩🇪 Tedesco: Hemdenbrust 🇪🇸 Spagnolo: Disparado
♦ È anche in gergo chiamato, in maniera pittoresca ma efficace, "tribunale", anche se comunemente si chiamano "visitapezze". A Prato è chiamato anche "specchio" o "spera".
♦ È anche chiamato mess jacket.
► SPESSIMETRO
Nel campo della moda questo strumento è indicato per una misurazione precisa e veloce di ogni tipo di pelle o cuoio, in quanto ogni parte di questi materiali devono avere uno spessore adatto insieme agli altri materiali di rinforzo (esempio: le fodere hanno spessore da 4-5 mm mentre la pelle usa generalmente spessori dai 6 ai 10 mm). Si usano quelli con un campo di misura da 0-10 mm (raramente questi strumenti eseguono letture di spessori superiori a 10 mm) con un quadrante con graduazioni di precisione di graduazioni di misurazione di 0,1 mm. È utilizzato anche per altri materiali simili.
► SPIGATO
► SPILLI
♦ Il termine ha molti sinonimi in italiano: Spigato, Rescato, Spinapesce, ecc.
► SPORRAN
Termine gaelico; con il significato di sacchetto, borsa. Sacchetto di cuoio o di pelliccia che sono portati su una catena intorno alla vita sulla parte anteriore di un kilt (costume maschile tradizionale della Scozia), con la funzione di proteggere le parti intime (in quanto il kilt è portato tradizionalmente senza biancheria intima) e perché il kilt non ha tasche questo accessorio serve per trasportare il denaro, le chiavi, ecc. È quasi sempre di colore marrone o nero. I sporran possono essere semplici o decorati con una parte superiore d’argento od altro metallo o nappe; l’inarcamento della cinghia può essere molto ornato.
🇬🇧 Termine inglese. Usato per definire una moda casual e sportiva, adatta per le attività all'aria aperta.
- Stampa in applicazione | Stampa diretta - È il procedimento più comune per applicare un motivo colorato: essa può essere realizzata su un tessuto candido oppure su uno precedentemente tinto su fondo unito, nel qual caso l'operazione assumerà il nome di sovrastampa. Il colorante viene stampato sul tessuto allo stato pastoso, il che gli consente di riprodurre qualsiasi motivo colorato; esso viene sciolto in una limitata quantità d'acqua, cui è stato previamente aggiunto un addensante per conferire la necessaria viscosità alla pasta.
- Stampa a corrosione - Il tessuto viene dapprima tinto in pezza e poi stampato con un reattivo chimico che distrugga il colore nelle zone designate dal motivo ornamentale. Talvolta viene rimosso il colorante del fondo per sostituirgli un altro colore, anch'esso stampato, ma più spesso si preferisce lasciare la zona allo stato bianco per schiarire il disegno complessivo. Il procedimento consueto per realizzare stampe a corrosione consiste nello stampare il disegno con una pasta contenente l'agente riducente; segue il vaporizzo ed un buon lavaggio per eliminare i sottoprodotti della reazione. Fa parte della tecnologia applicativa di questo gruppo la stampa devoré (letteralmente dal francese "divorato"), che si ottiene per corrosione: vengono usati speciali agenti chimici (paste da stampa) che, per azione combinata della temperatura, sciolgono le fibre che costituiscono il ricamo (il fondo di sostegno del ricamo è costituito da fibre diverse) lasciando in evidenza il fondo di sostegno che segue il disegno predisposto.
- Stampa per riserva - Le aree del tessuto destinato alla comparsa dei disegni sono riservate stampandole con sostanze chimiche in grado di impedire il fissaggio o lo sviluppo del colore nel corso della successiva tintura.
- Stampa transfer - Si intende il trasferimento di motivi di disegni da un substrato di carta al tessuto, mediante varie tecniche (stampa thermachrome, stampa Sublistatic, ecc.).
Tessuto i cui disegni, anziché essere realizzati con la tessitura sono stati impressi con stampa a colori. Si dividono in piazzati ossia un disegno ogni tanto, come ad esempio i tessuti a pannello, e "al lover" ossia dove la stampa riempie tutta la superficie del tessuto. Sono disegni stampati il batik, chiné, cloqué, devoré, floccato. 🇫🇷 Francese: Imprimé
► STANDING OUT
► STARCK NAKED
🇬🇧 Locuzione inglese. Abito calzamaglia in un pezzo unico che si presenta come un tubolare di microfibra, leggero e dal minimo ingombro, modellabile a sei combinazioni e flessibile che può essere indossato in vari modi. È stato ideato nel 1997 dal designer francese Philippe Stark ed è stato realizzato dall'azienda austriaca Wolford, produttore tessile di collant, body e biancheria intima, nonché di abbigliamento e accessori da donna.
► STECCHE
Strutture di rinforzo per la corsetteria, una volta fatte di ossi di balena, oggi di metallo rivestito di plastica.
► STENDER
Attrezzi usati in confezione per appendere gli abiti. Ne esistono di diverso tipo; tra i più usati il circolare e quello a barra diritta regolabile.
► STESURA
La quantità di tessuto "stesa" o "piazzata" per il taglio di un capo/i.
► STILE
Il complesso dei caratteri stilistici e del gusto di un'epoca riscontrabili nelle arti figurative, nelle arti minori e nella moda. Nel campo dell'abbigliamento, abbinato ad un aggettivo o ad una locuzione indica la foggia di un capo o di un accessorio ed è sinonimo di look.
► STILE GIPSY
D'ispirazione gitana, a partire dagli anni '70, l'abbigliamento era caratterizzato da gonne molto ampie ornate di balze, abiti con scollature pronunciate, fasce in vita e scarpe colorate.
► STILE IMPERO (abbigliamento)
Linea di abiti femminili caratterizzata dal corpino molto corto, con un punto vita molto alto arricciato, definito da una cucitura o, eventualmente, da un nastro sotto il petto. Il vestito impero scende dritta poi lungo i fianchi in maniera morbida e lunga, con una adattabilità generosa. Questa particolare vestibilità risulta eccellente per gli abiti eleganti e i mini dress, da sfoggiare con grazia nella stagione estiva.
Gli abiti stile Impero nel 1800 si caratterizzavano per la vita alta appena sotto il seno, ispirata alle tuniche greco-romane, con gonne lunghe e dritte in tessuti leggeri, scollature ampie e maniche a palloncino o corte, creando un look lineare e "svestito" che evolveva poi verso maniche più elaborate e tessuti più ricchi verso la fine del decennio. Accessori chiave includevano scialli, reticoli (piccole borse), cappelli e cuffie, mentre le scarpe erano spesso piatte e senza distinzione destra/sinistra.
► STILEMA
Derivato di stile, dal latino stilus ‘stilo’, ma anche ‘scrittura’ e ‘modo personale di scrivere’ - col suffisso -ema di fonema. Elemento minimo di stile e unità minima e distintiva riconoscibile in uno stile - cioè in un modo di scrivere o di declinare in maniera personale qualunque cosa - caratteristica stilistica.
Scarpa col tacco sottile, alto o altissimo che, a differenza del tacco a spillo, ha sempre lo stesso diametro.
► STIRATURA
Operazione che serve per eliminare le pieghe che può presentare un capo di abbigliamento o un tessuto per la biancheria della casa o dell'arredamento di un ambiente (tende). L'alternativa alla stiratura è utilizzare l' → asciugatrice, un elettrodomestico che ha la funzione di asciugare i panni bagnati dopo il lavaggio (fatto in lavatrice ma anche a mano)
L'operazione di stiratura può essere distinta in:
■ Stiratura manuale - È il tipo di stiratura che si esegue con ferri da stiro a secco o a vapore, su tavoli aspiranti e riscaldati o su semplici assi o tavoli da stiro.
■ Stiratura a macchina - Si avvale di macchine pressatrici a vapore o di manichini autostiranti con inserimenti di aria calda. Il congegno si adatta a tutti i tipi di capi (giacche, pantaloni, gonne e camicie), a tutte le taglie e alle diverse modellature. Uno scaricatore automatico consente all'operatore di alimentare un secondo manichino e quindi di avere una stiratura rapida e continua.
► STIRO
Derivato di stirare (verbo, prima persona singolare dell'indicativo presente), che trae origine dal latino ex- (con valore intensivo) e tirare (tirare, tendere), con il significato fondamentale di tendere con forza per distendere. 1a. Nel linguaggio comune è l'operazione di stirare la biancheria (ferro da stiro, asse da stiro, pressa da stiro) privando delle pieghe panni e biancheria (che dipende prima di tutto dalla composizione dei tessuti) passandovi sopra il ferro da stiro caldo. 1b. Nel linguaggio dell'industria dell'abbigliamento e sartoria è il trattamento termico nella lavorazione e manutenzione e nella finitura dei tessuti (abbigliamento), in cui il trattamento termico (termofissaggio di una interfodera) o lo stiro (che avviene generalmente con presse da stiro industriali, usate anche nelle stirerie e nelle lavanderie) deve sempre essere adattato alla natura del tessuto, bilanciando temperatura, umidità e pressione.
► STIRO (filato)
Nella filatura, significa tendere i nastri per regolarizzare e rendere parallele le fibre. Operazione eseguita prima della filatura delle fibre in fiocco, con la quale si conferisce ai nastri un assottigliamento del fascio fibroso, mantenendone costante la regolarità della sezione. Mediante lo stiro si può: sfioccare il materiale fibroso compresso, favorire l'eliminazione delle impurità e delle fibre corte e aggrovigliate e parallelizzare le fibre tra loro. Avviene tramite macchinari detti stiratoi, che sono formati da due o più coppie di cilindri rotanti a velocità progressivamente crescente: il nastro pettinato subisce più passaggi anche sui cosiddetti banchi a fusi per un assottigliamento graduale.
► STIVALE
Calzatura che copre piede, caviglia e polpaccio, che in alcuni modelli arriva anche a rivestire il ginocchio e una parte della coscia. In cuoio, gomma o altro materiale. Può avere un tacco più o meno alto, aderire alla gamba o rimanere largo. «Gli stivali hanno permesso agli esseri umani di sopravvivere in ambienti ostili e di sconfiggere i nemici; sono stati a lungo indossati per esprimere autorità, e mantengono un'aura eroica e intimidatoria. Sono stati le calzature degli eserciti in marcia, dei cow-boy solitari, dei dandy egocentrici, degli skinhead xenofobi e dei supereroi dei fumetti, ma sono stati anche adottati dalla moda femminile per accentuare le gambe diventando a loro volta un oggetto del desiderio. Nell'abbigliamento occidentale sono stati per secoli una prerogativa maschile».
♦ Quando è basso è definito stivaletto.
- le stoffe a fili curvilinei: maglia rasata, maglia gettata;
- le stoffe a fili rettilinei: tessitura, tappezzeria, tappeti, tessuti spugnosi, garze;
- le stoffe a fili mistilinei: tulle, merletti, trine, pizzi;
- le stoffe a strutture triassiali: treccia, incroci a "paniere";
- le stoffe non tessute: feltro, tessuti sintetici, tessuti rivestiti, tessuti inseriti;
- i geotessili o tessuti tecnici: sono quelli utilizzati per la filtrazione, impermeabilità, drenaggio, stabilizzazione e rinforzo del suolo (solo di questi in questo dizionario non mi occuperò).
► STOLA
► STONDARE
🇬🇧 Termine inglese, composto dalle parole stone, "pietra" e bleached, "decolorato". Trattamento per rendere un effetto di sbiancatura del capo (si usa soprattutto per il tessuto denim). Si introducono nella procedura del primo lavaggio alcuni agenti chimici, quali ipoclorito di sodio, che riducono il colore del tessuto. Con un ulteriore trattamento di rifinitura, prima dell'asciugatura, ogni residuo delle sostanze chimiche adoperate viene eliminato per evitare la degradazione delle fibre.
- Bleached normale - è quello "base", sopra descritto.
- Super bleached - i jeans vengono ulteriormente schiariti quasi a renderli bianchi aggiungendo cloro al lavaggio.
- Tie bleached - i jeans vengono schiariti a chiazze irregolari. Il risultato viene ottenuto aggiungendo cloro e legando i jeans durante il lavaggio.
► STONE CHIMICO
► STRASCICO
Subbio 🇫🇷 Francese: Rouleau d'ourdissage 🇬🇧 Inglese: Warpers bea | Back beam 🇩🇪 Tedesco: Scherbaum 🇪🇸 Spagnolo: Plegador de urdimbre
Subbio (davanti) 🇫🇷 Francese: Ensouple de l'étoffe 🇬🇧 Inglese: Breast beam 🇩🇪 Tedesco: Brustbaum 🇪🇸 Spagnolo: Antepecho; Plegador
Subbio del tessuto 🇫🇷 Francese: Ensouple de l'étoffe; Rouleau de toile 🇬🇧 Inglese: Cloth beam 🇩🇪 Tedesco: Warenbaum; Tuchbaum 🇪🇸 Spagnolo: Plegador de tejido
Subbio per ordito 🇫🇷 Francese: Ensouple; Ensouple de chaîne 🇬🇧 Inglese: Warp beam 🇩🇪 Tedesco: Kettbaum 🇪🇸 Spagnolo: Plegador de urdimbre
► SUEDE
🇬🇧 Termine inglese. Pelle scamosciata. Cuoio scamosciato, ottenuto dalla divisione di pelli grosse, oppure dalla sfioritura di pelli di spessore normale. Utilizzato per calzature, borse, giacche sportive, ecc.
🇬🇧 Voce inglese proveniente dal francese Suède, Svezia. Finissaggio molto soffice, scivoloso, che dà una mano simile allo scamosciato. Si usa in pelletteria ma anche in campo tessile. Il procedimento di concia e di rifinitura è originario della Svezia.
🇫🇷 Francese: Semelle 🇬🇧 Inglese: Sole 🇩🇪 Tedesco: Sohle 🇪🇸 Spagnolo: Suela
La finezza identifica il diametro medio della fibra con un'unità di misura detta micron (µ), cioè un millesimo di millimetro (tanto per farsi un'idea, un capello umano misura dai 50 ai 60 micron). L'origine di questo sistema di misurazione deriva dalla tabella inglese Bradford (Bradford System) messo a punto dai lavoratori della lana di questa città (Bradford è vicino a Leeds, Inghilterra) che consiste nel determinare quante matasse di 560 yard di filo ciascuna si possono ottenere con una libbra (453 grammi) di pettinato greggio di quella data finezza.
L'odierno "S" è l'abbreviazione di hanks (matasse). Il "numero S", spesso utilizzato in combinazione con la parola “Super”, non può essere utilizzato per i tessuti misto mohair, cashmere (per la finezza di questi tessuti infatti occorre indicare più dati, uno relativo al diametro di ogni fibra utilizzata). I tessuti dai 100's ai 140's sono eccellenti per la confezione di abiti in fresco lana per tailleur e abiti sia maschili che femminili. Lane ultrafini (sopra i 160's) vengono usate per creare tessuti leggeri (250 g/m, 220 g/m o anche meno), che però richiederanno trattamenti specifici a causa della delicatezza, che esigono cure più attente.
La finezza è una caratteristica del tessuto che ne determina il pregio e l'utilizzo, ma non può essere considerata come indicatore primario ed esclusivo della qualità. Il fatto che una fibra sia più fine può essere una qualità o un difetto, tutto dipende dall'uso che si intende farne (se andate in montagna è meglio utilizzare un tessuto tweed, che è una lana cardata; i Super '200s si stropicciano più del lino). Si assiste negli ultimi anni ad un marketing da parte dei produttori di tessuti e commercianti di abiti che si è impadronito dell'argomentazione dei “Super S” ma la “migliore qualità” si basa su altri criteri rispetto alla sola finezza delle fibre. Per ottenere un risultato in termini di “tatto”, la finezza delle fibre non è uno di molti fattori che concorrono al risultato.
Ampiezza extra sull'orlo inferiore di un capo.
► SVILUPPO TAGLIE
Metodo per sviluppare le taglie (aumentando o diminuendo le dimensioni del capo) a partire dalla sagoma di base (taglia campione). Nel settore industriale questa operazione è prevalentemente svolta a computer.
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Rames GAIBA